Il trumpismo ha perso per tanti buoni e condivisibili motivi.
Il trumpismo ha perso anche un motivo molto interessante e di grande attualità:
la vasta e diffusa opposizione alla costruzione di nuovi Data Center. Il trumpismo
ha perso anche perché, su questo tema, ha evidenziato la sua anima più
profonda: il disprezzo per l’interesse collettivo e l’interesse assoluto per i suoi
affari e per quelli dei suoi amici e sostenitori.
La costruzione di una vasta rete
di Data Center era uno dei fiori all’occhiello della sua campagna elettorale,
apertamente e dichiaratamente sostenuta delle Big Tech che su questo fronte
intravvedono montagne di lauti profitti. Significativo il caso dell’Ohio dove alla
crisi della grande casa automobilistica in crisi che occupava oltre 4.000
persone Trump rispose con la proposta di un nuovo Data Center, nell’ambito del progetto
Stargate, in grado di riassorbire gli operai della fabbrica. Una truffa: nel sito
di Open.Ai si legge della creazione di circa 25. 000 nuovi posti di lavoro (vedi
https://openai.com/it-IT/index/five-new-stargate-sites/
) ma se ne guardano bene dallo specificare che si tratta di lavoro temporaneo, giusto
quello necessario alla costruzione dei siti. Uno studio del Joint Legislative
Audit & Review Commission (JLARC) della Virginia ha evidenziato che per
costruire un Data Center occorrono mediamente 1.500 persone mentre sono
sufficienti 50 per gestirlo. in altre parole: lauti profitti per chi costruisce e gestisce e zero vantaggi per le comunità.
Nei giorni scorsi, alla vigilia
della consultazione di Mid term, ha sollevato attenzione il caso del Texas dove Trump ha preso la sberla più sonora: il
cantiere di Cedar Crrek, nello stato dove i repubblicani da decenni hanno tenuto banco, la popolazione ha detto chiaro e tondo no al nuovo Data Center che produce più danni che vantaggi sul piano economico, energetico e ambientale.
È bene ricordare che mentre per
un verso si spinge verso i Data Center terrestri per altro verso sono ormai in fase
avanzata di sperimentazione e realizzazione di strutture sotterranee, marine o
anche satellitari.
E in Italia, come siamo messi? Un
panorama sufficientemente completo si legge nel Report AI for Energy Report
2026 di Energy & Strategy pubblicato dalla School of Management del
Politecnico di Milano dove si analizza l'impatto dell'intelligenza artificiale
e dei data center sul sistema energetico italiano e globale. Una sintesi interessante
si legge sul sito di ANIE https://anie.it/data-center-e-ai-la-nuova-sfida-energetica-italiana/
.
A questa dimensiona nazionale si accompagna
in parallelo la stessa opposizione ormai largamente diffusa in tutti i paesi
occidentali: NO Data Center. Vedila recente manifestazione a Milano ( https://www.ilpost.it/2026/10/18/movimento-stop-data-center-italia/
) e vedi la proliferazione delle reti e comitati aderenti a Stop Dirty Data Centres che
sono passati da 42 a oltre 82 in dieci diversi Paesi europei nel giro di pochi
mesi.
Mentre il Governo Meloni alimenta
e sostiene la scelta dei Data Center dichiarandoli di primario interesse strategico
nazionale (sette progetti per oltre 25 miliardi) l’opposizione è sul piede di
guerra in Lombardia e Piemonte nel mentre che pure nelle grandi manifestazioni dei
giorni scorsi si sono visti numerosi cartelli con No data Center.
bloggorai@gmail.com
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