giovedì 5 novembre 2026

Data Center: l'ombra lunga delle Big Tech e del trumpismo in Italia

 

By Bloggorai ©

Il trumpismo ha perso per tanti buoni e condivisibili motivi. Il trumpismo ha perso anche un motivo molto interessante e di grande attualità: la vasta e diffusa opposizione alla costruzione di nuovi Data Center. Il trumpismo ha perso anche perché, su questo tema, ha evidenziato la sua anima più profonda: il disprezzo per l’interesse collettivo e l’interesse assoluto per i suoi affari e per quelli dei suoi amici e sostenitori.  

La costruzione di una vasta rete di Data Center era uno dei fiori all’occhiello della sua campagna elettorale, apertamente e dichiaratamente sostenuta delle Big Tech che su questo fronte intravvedono montagne di lauti profitti. Significativo il caso dell’Ohio dove alla crisi della grande casa automobilistica in crisi che occupava oltre 4.000 persone Trump rispose con la proposta di un nuovo Data Center, nell’ambito del progetto Stargate, in grado di riassorbire gli operai della fabbrica. Una truffa: nel sito di Open.Ai si legge della creazione di circa 25. 000 nuovi posti di lavoro (vedi https://openai.com/it-IT/index/five-new-stargate-sites/ ) ma se ne guardano bene dallo specificare che si tratta di lavoro temporaneo, giusto quello necessario alla costruzione dei siti. Uno studio del Joint Legislative Audit & Review Commission (JLARC) della Virginia ha evidenziato che per costruire un Data Center occorrono mediamente 1.500 persone mentre sono sufficienti 50 per gestirlo. in altre parole: lauti profitti per chi costruisce e gestisce e zero vantaggi per le comunità. 

Nei giorni scorsi, alla vigilia della consultazione di Mid term, ha sollevato attenzione il caso del Texas dove Trump ha preso la sberla più sonora: il cantiere di Cedar Crrek, nello stato dove i repubblicani da decenni hanno tenuto banco, la popolazione ha detto chiaro e tondo no al nuovo Data Center che produce più danni che vantaggi sul piano economico, energetico e ambientale.

È bene ricordare che mentre per un verso si spinge verso i Data Center terrestri per altro verso sono ormai in fase avanzata di sperimentazione e realizzazione di strutture sotterranee, marine o anche satellitari.   

E in Italia, come siamo messi? Un panorama sufficientemente completo si legge nel Report AI for Energy Report 2026 di Energy & Strategy pubblicato dalla School of Management del Politecnico di Milano dove si analizza l'impatto dell'intelligenza artificiale e dei data center sul sistema energetico italiano e globale. Una sintesi interessante si legge sul sito di ANIE      https://anie.it/data-center-e-ai-la-nuova-sfida-energetica-italiana/ .  

A questa dimensiona nazionale si accompagna in parallelo la stessa opposizione ormai largamente diffusa in tutti i paesi occidentali: NO Data Center. Vedila recente manifestazione a Milano ( https://www.ilpost.it/2026/10/18/movimento-stop-data-center-italia/ ) e vedi la proliferazione delle reti e  comitati aderenti a Stop Dirty Data Centres che sono passati da 42 a oltre 82 in dieci diversi Paesi europei nel giro di pochi mesi.

Mentre il Governo Meloni alimenta e sostiene la scelta dei Data Center dichiarandoli di primario interesse strategico nazionale (sette progetti per oltre 25 miliardi) l’opposizione è sul piede di guerra in Lombardia e Piemonte nel mentre che pure nelle grandi manifestazioni dei giorni scorsi si sono visti numerosi cartelli con No data Center.

bloggorai@gmail.com  

Nessun commento:

Posta un commento