venerdì 9 agosto 2024

La RAI del prima, del durante e del poi

Foto di Pete Linforth da Pixabay

Domani sarà un anno da quando Riccardo Laganà ci ha lasciato. È stata una presenza umana importante. Un amico, un collega, un compagno di tanto impegno. Mi manca, ci manca. Una volta, per un ennesimo momento di sconforto volevo chiudere Bloggorai mi disse “Non mollare…vai avanti!”. Si, vado avanti.

A che punto è la notte RAI? Buia e alquanto tempestosa. Mettiamo qualche puntino sulle “i”.

Nei giorni scorsi, a nostro modesto avviso, nel nuovo “campo largo” è stato commesso un autogol di dimensioni rilevanti. Ne abbiamo scritto nel post precedente ma ci era sfuggito un dettaglio fondamentale che le nostre lettrici e i nostri lettori ci hanno fatto subito rilevare. E non è un dettaglio da poco. Quando è stato scritto che le opposizioni unite chiedevano di rinviare le nomine a dopo la riforma della governance RAI di fatto è stato fornito su un piatto d’argento il miglior regalo che il Governo Meloni poteva ricevere: spostare a tempi indefiniti, alle calende greche, la possibilità di avere un nuovo Cda SUBITO con i criteri espressi anche dal recente MFA. 

È infatti del tutto evidente che una qualsivoglia “riforma” richiede tempi e un contesto politico che oggi non è dato conoscere. Significa, concretamente, evidenziare che qualora, ipotesi alquanto improbabile e improponibile, la maggioranza potesse addivenire a questa proposta, che l’attuale Cda resterebbe in carica a tempo indeterminato fintanto che la riforma possa essere approvata. Un capolavoro di ingegneria politica di rara qualità. Significa, semplicemente: A lasciare l’Azienda allo sbando, con i conti in bilico, gli ascolti in calo e la minaccia del canone incombente; B lasciare che il Governo mantenga la sua presa diretta su Viale Mazzini a tempo indeterminato, giusto quello necessario per arrivare alle soglie del 2027, e durante questo periodo commettere la qualunque (es RAI Way).

Per andare ancora avanti è però necessario fare qualche passo indietro. Torniamo all’ottobre 2020, ovvero la lunga stagione dei governi Conte Uno e Due, preceduta da Gentiloni e prima ancora da Renzi. Parliamo di un lungo periodo, circa 5 anni, durane i quali la “riforma della governance RAI” era ben presente nella mente di chi prima l’ha fatta (Renzi) e di altri che l’hanno solo immaginata. In quel mese, di ottobre vengono presentate ben due proposte targate PD: una a firma Fedeli e l’altra a firma Orlando. Allora, anzitutto è stato solo immaginato un modello di governance (la Fondazione, sulla quale sia permesso stendere un velo di cemento armato di dubbio e perplessità) mentre è stato sottaciuto il più grande tema della riforma di tutto il Servizio Pubblico per non dire dell’intero sistema audiovisivo nazionale. Ma l’aspetto più rilevante da osservare è che pur avendo i numeri in Parlamento, questa proposta non è riuscita nemmeno a fare capolino nel dibattito pubblico ed è rimasta ad ammuffire nei cassetti. Ci sarà pure un perchè? Sin quando, curiosamente, proprio il 2 agosto dello scorso anno, un articolo di Repubblica a firma Giovanna Vitale, la resuscita e scrive “La riforma RAI targata PD. Serve il modello Bbc per fermare la lottizzazione”. A suo tempo abbiamo commentato subito, cogliendo peraltro una singolare coincidenza: lo stesso giorno in cui veniva pubblicato l’articolo, a Montecitorio si teneva una conferenza stampa di AVS dove si ripresentava la vecchia proposta Fratoianni. A memoria: era l’ultima occasione pubblica alla quale partecipava Riccardo. 

Merita rileggere il post del 5 agosto 2023: 

https://bloggorai.blogspot.com/2023/08/lestate-che-speravamo.html

Tutto questo per dire che è difficile recuperare credibilità propositiva quando nell’armadio ci sono tanti scheletri e ancora di più quando manca del tutto una visione, un progetto un’idea di cosa possa e debba essere il Servizio pubblico radiotelevisivo nei prossimi anni.  

In questa vicenda, nel dibattito dei giorni scorsi, c’è un piccolo termine che qualifica il tutto: “prima”. Leggiamo il comunicato unitario “ … prima del rinnovo della governance si proceda a una riforma della governance…”.

Se fossa stata colta “prima” la gravità della situazione RAI non ci saremmo trovati a questo punto. Se fosse stato posto “prima” il problema del rinnovo del Cda non ci saremmo trovati a questo punto. Se “prima” della governance si fosse anche parlato di missione, di canone, di privatizzazione (vedi dichiarazioni di Giorgetti dei giorni scorsi), di Piano industriale e Contratto di Servizio ora, forse il quadro poteva essere diverso. Non abbiamo letto nei giorni e nei mesi scorsi, nessuna obiezione, nessuna opposizione al proposito di rinominare il vertice Rai con i vecchi criteri, con i nomi di AD e Presidente già designati. Non abbiamo mai letto una riga di adesione e aperto sostegno alle ragioni del ricorso al TAR (udienza del 23 ottobre). 

Le opposizioni unite avrebbero potuto usare quel “prima” almeno in attesa di questa data certa ed immediata. Lanciare la palla in tribuna e accontentarsi di una sola formalità, un involucro vuoto e indeterminato di una riforma lontana, sta solo a significare una lodevole dichiarazione di intenti. Un po’ poco, troppo poco. Magari potevano aggiungere una frase dirimente: cosa faranno il 12 settembre alla Camera e al Senato se il Governo intendesse andare avanti con le nomine? Si astengono, votano contro, escono dall’Aula o esprimono i loro candidati?

Bloggorai@gmail.com

martedì 6 agosto 2024

RAI: la riforma sotto l'ombrellone

Foto di Louise Dav da Pixabay
 

Buscar el Levante por el Ponente.

Care Lettrici, cari lettori, leggerete questo post quando il vostro Sole si leverà ad Oriente e qui sarà già alto nel cielo, implacabile. Da noi le notizie che giungono da Occidente arrivano tardi e quindi non sappiamo cosa scriveranno e commenteranno penne ben più autorevoli di Bloggorai.

Noi abbiamo poco tempo e la facciamo corta. Ieri, ad un certo punto della nostra sera, è arrivata una notizia ANSA : “Opposizioni unite, nomine Rai solo dopo la riforma della governance”. Apriti cielo! Subito si levano i peana di felicità: finalmente!!! Molto bene!!! E così via.

No, per come la vede Bloggorai è una proposta vuota e inconcludente e lo diciamo con grande rammarico. Ci spieghiamo ripetendo pure argomenti già esposti.

Una proposta organica e condivisa di “riforma della Governance RAI” al momento non esiste. Quelle esistenti (ben sette) sono molto diverse tra loro e si limitano prevalentemente, appunto alla sola “governance” dimenticando o mettendo in secondo piano la missione, le risorse e le tecnologie. Non ci sono tracce di Contratto di Servizio, di Piano Industriale e di rinnovo della Concessione previso per il 2027 nonché del MFA che, di fatto, azzera tutto (a quel tempo non era “previsto”). Non ci sono tracce di Digital Media Company, non ci sono tracce del futuro di RAI Way, non ci sono tracce di piattaforme. Non ci sono tracce di nulla.

Di quale “riforma della governance” parliamo?  Della proposta Fico M5S del 2015? Oppure di quella Orlando PD del 2020? Parliamo di “fondazione”? Parliamo di “consiglio degli Utenti” o di cosa altro? Al momento, per quanto ne sappiamo, solo una persona si è presa la briga di confrontare le sette (7) proposte esistenti (a gentile richiesta la forniamo) e non ci sono tracce di convergenze.

Una proposta di “riforma della Governance RAI” generica e senza contenuti è come una vettura cui mancano il volante e il serbatoio: cosa ci fanno i nuovi “governanti” seppure autonomi dalla politica se non sanno da che parte dirigersi e non hanno un pieno di benzina?

Una proposta di “riforma della Governance RAI” deve essere giocoforza approvata dal Parlamento. Quale? Quello dove la maggioranza è di “destra destra”? o di quale altro Parlamento parliamo o immaginiamo? Poniamo pure il caso che si voglia raccogliere la “buona intenzione” e che pure la Meloni dica si, facciamo la riforma. Qualcuno, ragionevolmente, è in grado di immaginare quanto tempo è necessario per mettere d’accordo tutti, maggioranza e opposizione?

Infine, invocare “una proposta di “riforma della Governance RAI” oggi, 6 agosto, e dimenticare o sottovalutare o almeno porre in secondo piano due punti fondamentali fa apparire, ad essere indulgenti, che si confonde qualcosa.  Primo punto: la maggioranza ha deciso che il 12 settembre si vota. Gli entusiasti di oggi tardo pomeriggio non ci hanno saputo dire cosa farà l’opposizione. È del tutto chiaro che se verrà insediato un nuovo Cda con i criteri della Legge 220 non risulta nessun meccanismo giuridico in grado di revocarlo. Torniamo al punto di prima: se questa maggioranza ha fretta di chiudere subito questa partita perché mai dovrebbe riaprila tra sei mesi, un anno o due. E arriviamo, peraltro, a marzo 2027 ovvero alla scadenza della Concessione.   

Ancora un’altra amenità estiva: gli “stati generali”. Di cosa parliamo? Ad essere generosi possiamo ricordare un programma Tv di Serena Dandini del 2019. Ad essere più aggiornati ricordiamo la proposta illustrata al Foglio dall’attuale DG RAI, Giampaolo Rossi, appena insediato a Viale Mazzini di settembre 2022. Provate solo ad immaginare: chi li promuove? Il Governo? La Presidente della Vigilanza Floridia (come ha recentemente dichiarato)? Chi altri? E quale sarebbe l’obiettivo? Fare uscire una proposta unanime di riforma sola RAI, condivisa? e come verrebbe approvata, all’unanimità, a maggioranza semplice? Provate solo ad immaginare i relatori, i gruppi di lavoro, gli esperti, i consulenti etc ettc eettc …Provate ad immaginare dove, quando, come e con chi. Provate ad immaginare, solo immaginare.

Chiudiamo con il secondo punto: la proposta di “riforma della Governance RAI” per come è stata enunciata ieri ancora una volta dimentica, vanifica o sottovaluta il solo fatto politico rilevante e significativo oggi tangibile: l’udienza del TAR del 23 ottobre. Se solo ieri avessero aggiunto questa postilla “… chiediamo di non procedere alle nomine Rai almeno in attesa del 23 ottobre…” il ragionamento poteva essere diverso. Invece no. Il temine “ricorso” è proprio indigesto: tutti lo conoscono ma nessuno ne vuole parlare. Chissà perchè?

Bloggorrai@gmail.com

lunedì 5 agosto 2024

Nomine RAI: prosecco per tutti


Dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, di quel securo il fulmine tenea dietro al baleno…”

Il dubbio corre sul filo. Da Lignano Sabbiadoro a Capalbio, da Rimini a Fregene, da Sabaudia a Policoro, da Tropea a Mondello. Nei mercati d’Oriente, tra spezie profumate e abili artigiani, tra dotti e sapienti, tra maestri senza discepoli e discepoli senza maestri l’interrogativo si insinua perfido e lascivo mentre pervade la mente: “Ste nomine RAI se fanno o no?” oppure “Che fanno, aspettano il ricorso al TAR del 23 ottobre???” del quale tutti sanno (o fanno finta di sapere) ma nessuno ne vuole parlare.

Bloggorai ha rischiato e rischia tutt’ora la bancarotta: ha scommesso per il NO ... passeremo agosto sereno e poi, con il fresco settembrino, si vedrà. Non ha tirato ad indovinare ma solo connesso i punti, raccolto commenti e ragionamenti. Se poi invece fanno il colpo di mano e ci saranno le nomine tra pochi giorni… per paradossale che possa apparire … prosecco per tutti.

Nelle Chiacchere sotto l’ombrellone di ieri, ci siamo fermati proprio mentre giungevano notizie da Occidente. Lontani messaggeri ci dicevano che “gli accordi” per il nuovo Cda RAI sono lontani nel tempo (entro il 9 agosto) e nello spazio in ordine ai nomi e alla ripartizione, sia del governo e sia dell’opposizione. Ovvero: confermato tutto già noto e scritto da tempo da Bloggorai. 

Compreso un piccolo dettaglio: ci dicono che ieri il Corriere ha titolato con il nome di Di Bella come “presidente di garanzia” espresso dal PD. Lo sapevamo e lo abbiamo scritto che era pure in ticket con Roberto Natale sostenuto da AVS. Non sono nomi scesi dall’albero del pero: qualcuno li ha fatti e proposti. Chi, quando e perché? Ci hanno detto pure che ieri il PD avrebbe smentito e sostenuto invece che è “necessaria la riforma della governance”.

Allora, se qualcuno vuole tirare la palla in tribuna questo è un ottimo metodo per non affrontare il problema. Con chi, con quale maggioranza in Parlamento, con quali tempi e quali contenuti immaginare una cosa del genere? Pura fantascienza.  E ancora, giusto per rimanere in una zona di conforto più vicina e parlando di numeri: da dove dovrebbero provenire i 4/5 voti in Vigilanza necessari al Governo per sostenere il/la nuova Presidente? Chi si esporrebbe alla “complicità con il nemico” seppure nelle urne anonime? Questo un passaggio, ci dicono, assai periglioso. Un punto fermissimo, ci ribadiscono dal vicino ombrellone, è che il Governo non vuole correre rischi: il prossimo Cda dovrà essere “blindato” nella sua maggioranza. La formula che si vuole perseguire è: 4,2,1.

Ad Oriente arriva un venticello lontano, talvolta fresco e teso. Il mare leggermente si increspa leggermente, solo leggermente.

bloggorai@gmail.com

domenica 4 agosto 2024

La Rai e le chiacchere da Oriente

Giungono notizie...echi lontani...fatti e misfatti già noti sui quali Bloggorai ha scritto da tempo.

Chiacchiere sotto l'ombrellone 1: Rai Way.

I board delle due società stanno studiando come andare avanti verso la fusione, ovvero verso il "polo unico delle torri". 

Abbiamo già dettagliato i tre "razionali" che dovrebbero guidare l'operazione. Giova ripeterli.

Razionale A: finanziario. Ogni volta che il titolo compare sui giornali in Borsa c'è un balzo. Le alchimie dell'operazione al momento sono incagliate su due fronti: la ripartizione delle quote e la governance. Entrambe in alto mare. Rai Way vale tanto quanto Rai paga con un lauto Contratto di servizio per oltre 200 mln l'anno.

Razionale B: industriale. Per Rai, al momento, il solo Razionale industriale è acquisire una quota capitale con la quale sostenere il nuovo Piano industriale. Nel progetto di cui abbiamo fornito prova si leggeva 190 mln. Ora invece si parla di 110. Siamo in alto mare.

Razionale C: politico. La s/vendita della quota Rai Way è fortemente voluta dal Governo e decisamente gradita da Mediaset. Il "razionale" dell'opposizione non sembra del tutto chiaro perché privo di un "Razionale" strategico sul ruolo del Servizio Pubblico. Se la politica non decide cosa debba o possa essere la Rai nel prossimo futuro e magari oltre il 2027, oltre il problematico rinnovo della Concessione... siamo sempre in alto mare. Ca va sans dire...questo è "Il Razionale" prevalente...o almeno ...dovrebbe. 

Le chiacchere su questo tema sotto l'ombrellone proseguono amenamente.

Poi sappiamo di notizie già note. C'è il capitolo:

Chiacchere sotto l'ombrellone 2: le nomine.

Abbiamo qualcosa da aggiungere ma ora fa caldo...molto caldo. 

Rimanete sintonizzati 


Bloggorai@gmail.com 


venerdì 2 agosto 2024

La RAI da Oriente

Non giungono notizie da Occidente. Abbiamo solo saputo che sono in corso le solite fibrillazioni estive su RAI Way e l'ipotesi di fusione con Ei Towers.  Le due società stanno studiando tempi e modi: una vera novità. Sono anni che se ne parla.


Per il resto ci dicono sempre più improbabile che il Parlamento possa votare prima del 9 agosto quando chiuderà per la pausa estiva. 

Care lettrici... cari lettori che pure in questi giorni ci seguite molto numerosi...anzitutto buon agosto e poi... vogliamoci bene... frequentiamoci....scambiamoci il numero di telefono.

Rimanete sintonizzati 

Bloggorai@gmail.com 

martedì 30 luglio 2024

RAI. La Congiura del Silenzio ovvero Tanto rumore per nulla

                                        

Foto di Felipe da Pixabay

Nei prossimi giorni Bloggorai potrebbe avere difficoltà di collegamento e allora ci portiamo avanti un pezzetto di lavoro.

Vedremo, faremo, ci incontreremo,  ce ne occuperemo nelle prossime settimane, si …va beh ma non è una priorità, vertice di Governo a tre (forse a quattro, cinque…), privatizzeremo, un gruppo di lavoro, gli stati generali, la riforma della RAI, intanto attacchiamo i giornali e i giornalisti (razza canaglia), il Report della UE e le sue fake news, Telemeloni etc etc etc…

Oggi sui giornali c’è la fuffa allo stato puro. Il nulla sotto forma di niente. Il vuoto cosmico. Non c’è un pensiero costruito, un ragionamento plausibile e fattibile, non se ne trae una pallida idea di come e quando uscirne. A confronto i “quattro amici al Bar di Bloggorai” sono l’Accademia delle scienze.
Eppure una ipotesi, un percorso per ostacola le mire del Governo sulla RAI c’è, subito ed immediata.

Premessa d’obbligo: non è vero che si parla troppo o toppo poco di RAI. E’ vero invece che c’è molto fumo e sabbia negli occhi.  Alcuni mesi addietro venne deciso di cercare di opporsi alla congiura degli accordi sottobanco per il rinnovo del nuovo Cda RAI prima con un ricorso al TAR e poi al Consiglio di Stato. Proseguire con la Legge 220 del 2015 significa mantenere il ferreo controllo del Governo sul Servizio Pubblico, contravvenendo alla Costituzione, alla Legge ordinaria e alla disposizioni comunitarie. Non c’è scampo: o si concorda sulle ragioni del ricorso e si sostiene o si è complici. Era ben chiaro sin dall’inizio che sarebbe stata una partita lunga, difficile e dagli esiti per nulla scontati: la possibile “soccombenza” era ed è dietro l’angolo. Come pure era ben chiaro che ci sarebbero stati molti avversari, palesi ed occulti. Abbiamo scritto già da subito che temevamo più il silenzio degli amici che il fragore dei nemici. Questi ultimi era in conto che opponessero resistenza. Era ben chiaro che si trattava di una iniziativa politica che utilizzava strumenti giuridici.  

Non era del tutto chiaro e scontato invece il silenzio assordante, l’imbarazzo e la confusione in cui vediamo molti tra coloro che invece avrebbero dovuto sostenere e condividere, almeno formalmente, le ragioni del ricorso. In questi mesi non abbiamo mai, mai, letto o ascoltato questo termine nelle dichiarazioni di Conte, della Schlein, di Fratoianni e di Bonelli.  Al contrario, ancora oggi abbiamo letto il ritornello vuoto e logoro “bisogna fare la riforma della RAI” mentre ancora oggi il termine “ricorso” fa proprio fatica ad essere scritto e citato (ieri solo Il Tempo lo ha ricordato). Non dimentichiamo quando, nei mesi scorsi, ad una iniziativa dell’Usigrai di fronte al Cavallo, tutti hanno esposto le proprie ragioni ma anche allora il termine “ricorso” gli si è strozzato in gola. Eppure, eppure, formalmente ci sarebbero dovute essere le armate dei tanti democratici di fronte al TAR e al Consiglio di Stato in solidarietà ai ricorrenti. Niente, pochi amici, silenzio. “Vedremo”. Già, vedremo.  

La riforma RAI? Chi la farà, quando e come non è rilevante oggi. Oggi è rilevante sollevare e sostenere l’obiezione alla nomina di un nuovo Cda RAI che, di fatto, resterà in carica per i prossimi tre anni poiché non è prevedibile un meccanismo di revoca e, semmai fosse, sarebbe lungo e complicato.  
Finora il ricorso ha avuto un esito in buona parte soddisfacente: l’udienza di merito al TAR è fissata al 23 ottobre. È stato un gran risultato aver ottenuto che ci sia un approfondimento di merito e non era affatto scontato: il TAR avrebbe potuto anche rigettare il ricorso. Cosa è mancato? E’ mancato il sostegno, forte e chiaro, determinato e netto di chi avrebbe potuto e dovuto farlo. 

Si trattava, si tratta, di dire semplicemente “No, noi non proporremo nomi usciti dal cilindro di accordi sottobanco. Chiediamo che la scelta dei nuovi amministratori RAI da parte del Parlamento avvenga con criteri chiari, trasparenti e non discriminatori come prevede pure il recente MFA”. Non è difficile.

E invece continuiamo a leggere nomi e cognomi di persone scelte a caso, da una parte e dall’altra, da parte del Governo ma anche dell’opposizione. Sappiamo che FdI sta una parte e la Lega dall’altra e, a sua volta, Forza Italia è nel mezzo. Sappiamo che, ad esempio, nel PD albergano due anime. Una tratta e briga e l’altra vorrebbe fare l’Aventino (oggi leggiamo che si vorrebbe creare una specie di Comitato per selezionare i candidati). Sappiamo che il M5S non ha aperto bocca sul tema mentre la Floridia invoca gli “stati generali”. Sappiamo che AVS avrebbe un “suo” candidato: come e perché sia stato scelto è un mistero. Questo è.

Oggi siamo ancora in alto mare e la signora del Bar continua ad accettare scommesse su quando si faranno le nomine. Ieri pomeriggio, per chi gli fosse sfuggito, la Meloni ha dichiarato che della RAI si occuperà nelle “prossime settimane”. Salvini non ha perso il colpo “Non è nelle priorità di questo ministero”.  Punto. A capo.

Rimanete comunque sintonizzati: seppure da molto lontano mail, cellulare e WattApp funzionano bene. 


The future in unwritten.

bloggorai@gmail.com

RAI: No News.. good news? forse che si ... forse che no


Perché Bloggorai riscuote la sua “modesta” attenzione? Risposta semplice: perché si è preso, giorno dopo giorno, da sei anni a questa parte, la briga di occupare uno spazio libero. Inoltre, ancora  più semplice:  perché Bloggorai domanda, chiede, si informa, confronta, legge e studia documenti noiosi e pesanti, perché propone incontri e dibattiti, perché cerca di connettere punti apparentemente distanti tra loro. Bloggorai non fa l’indovino e non consulta fattucchiere e aruspici ma chiede opinioni, si rivolge a fonti più o meno qualificate e cerca poi di verificarle. Infine, propone ragionamenti.   

Bene, veniamo ad oggi: la notizia del giorno è che  potrebbe non esserci nessuna notizia. Leggiamo un lancio ANSA: “Sulle nomine RAI bisognerà procedere anche perché si è dimessa la presidente, quindi è sicuramente una cosa della quale dobbiamo occuparci nelle prossime settimane.” Ipse Dixit Giorgia Meloni dalla lontana Cina. Punto, a capo. Le nomine dei quattro consiglieri potrebbero andare a settembre, con il fresco. Salvo che … salvo che … nei prossimi minuti, forse ore, appena la Meloni torna in Italia, ci possa essere un colpo di mano ovvero un “accordo” last minute dove o alla Lega danno tutto, non danno nulla o danno qualcosa a metà strada che consenta di salvare capra e cavoli. Difficile ma non impossibile. Dopo di che, qualora fosse, la battaglia si sposterebbe in Vigilanza dove vanno raccattati una manciata di voti che il Governo, da solo, non ha. O trova una “manina” in supporto dall’opposizione o non se ne fa nulla.

Oggi era (è) attesa la notizia della capigruppo alla Camera (e non del Senato).  I titoli di oggi sono tutti per il possibile rinvio, di trattative ad oltranza, di accordi sottobanco ancora da sottoscrivere (interessante il pezzo di MF dove si leggono ancora nomi come Di Bella per il PD e di Natale per AVS e di Majo per il M5S).

Come abbiamo scritto sopra: Bloggorai non tira ad indovinare. Anche stamattina il solito giro tra i “quattro amici al bar” non ha dato  buone notizie. Non ci risultano, oggi, i termini per nessun accordo, sia per quanto riguarda i nomi, sia per quanto riguarda la spartizione e la composizione interna alla maggioranza sia all’interno dell’opposizione per non parlare poi di “accordi” su contenuti. Già: ad esempio come mettere d’accordo la Lega e Forza Italia su canone e pubblicità? Tra l’altro, ci ha fatto notare una attenta lettrice: e la rappresentanza di genere? Dai nomi che si leggono l’opposizione sembra “portare” solo nomi di maschietti e le sole donne di cui si legge sarebbero espressione del Governo (Agnes e la Falcone).

Infine, un tema ricorrente: la riforma della Rai o, bene che vada, della sola governance. Continuamente molti, se non tutti, vi fanno riferimento. Da chiarire bene, speriamo in modo forte e chiaro:

A. una buona riforma richiede anzitutto molto tempo che, in questo Parlamento, non c'è: mancano solo tre anni al rinnovo della Concessione.

B. una buona riforma dovrebbe avere un consenso molto largo. In questo momento in Parlamento non ci sono i “numeri”. In questo momento non c’è nessuna idea sia all’interno della maggioranza sia all’interno dell’opposizione. In questo momento in Parlamento non si avverte questo tema come prioritario. Anzi: si Vuole occupare il prossimo Cda nel più breve tempo possibile e poi … si vedrà.

C. una buona riforma deve partire anzitutto dal suo oggetto: cosa dovrà/potrà essere il Servizio Pubblico Radiotelevisivo nei prossimi anni ovvero la sua “missione”. Nessuno, finora, è stato in grado di immaginarlo.

Andiamo avanti.

bloggorai@gmail.com