Care lettrici e cari lettori...
Bloggorai è costretto a sospendere temporaneamente le pubblicazioni: incidente in moto... serio ma non grave.
Chi può...mandi notizie.
Grazie
A presto
Care lettrici e cari lettori...
Bloggorai è costretto a sospendere temporaneamente le pubblicazioni: incidente in moto... serio ma non grave.
Chi può...mandi notizie.
Grazie
A presto
Nei giorni scorsi ci siamo cimentati nella raccolta delle figurine
sulla Civiltà delle Immagini 2026 (per febbraio ne abbiamo poche). Ora ci viene
l’idea di collezionare pure le “parole” che segnano questo nostro tempo. Oggi ne
abbiamo due: “noia” e “tristezza”.
È un Paese del “vorrei ma non posso” oppure del “potrei ma
non voglio”. È un Paese sempre in bilico nella terra di mezzo che ancora non ha
sanato l’eterno dilemma: monarchia o repubblica (non Repubbica). È un Paese che
è saldamente progressista e democratico e invece si ritrova con un governo conservatore
e di destra. Un Paese che non ha ancora deciso se essere “moderno” oppure con
un “occhio sempre attento al suo passato”. È un Paese spaccato in due dove la
stragrande maggioranza dei telespettatori ovvero gli “adulti” over 55 guardano
ancora la Tv generalista e universale e i “giovani” non la guardano proprio
(esattamente l’età media di questo Sanremo è 51,7). È un Paese che celebra e vuole ancora le “canzonette”
di Fausto Leali (82 anni) a tarda notte e poi si ritrova in prima serata con
Achille Lauro come co-conduttore insieme alla co-conduttrice Pausini e due
aiutanti conduttori “comici” neutri come Lillo e la Fogliati che vorrebbero far
il loro mestiere, far ridere, e invece non possono o non vogliono. La stessa Pausini
che sembrava destinata a “spaccare” il ritmo soporifero di Conti si è
comodamente adagiata sul morbido nulla vestita di niente e infarcita di poco.
Eppure, c’è ancora qualcosa di incompiuto e di non detto, qualcosa
non ancora completamente svelato in questo Sanremo dell’epoca Meloni. Doveva e
poteva essere un ennesimo volano alla propaganda di questo Governo dell’Italia
ordinata e ben accolta (si fa per dire) nei grandi palcoscenici internazionali.
Doveva e poteva essere una vetrina del “fior da fiore” del Made in Italy
canoro. E invece no, stenta ad essere compreso e metabolizzato. Doveva e poteva essere la ciliegina sulla torta del "filosofo diColle Oppio" ovvero Rossi&C. E invece la Rai ne
viene travolta, il suo AD ne viene travolto, la sua dirigenza ne viene travolta.
Un nostro affezionato e qualificato lettore ci ha suggerito un battuta “La
dirigenza Rai si è trasferita a Sanremo e il pubblico di Sanremo si è trasferito
altrove”. A tal punto che non viene
nemmeno mai inquadrata tra il pubblico dell’Ariston come invece si era soliti
fare negli anni passati, come se non volessero “metterci la faccia” (solo uno
viene spesso ripreso, un certo Maurizio Imbriale, chissà perché?)
Come abbiamo scritto e come siamo sempre profondamente
convinti, il buongiorno si vede dal mattino e le prime luci dell’alba sul festival
di Sanremo erano grigie e nuvolose. Lo abbiamo visto subito dal Prima Festival,
in onda alle 20.30 dopo il Tg1, che solo ieri sera abbiamo scoperto di cosa si
tratta: uno sciatto, volgare, banale e fastidioso contenitore di brand pubblicitari senza capo ne
coda, senza logia e senza senso che non sia solo raccogliere pubblicità. Pecunia
non olet e tutti sanno quanto la Rai ne ha bisogno ma un pizzico di decenza e
intelligenza si poteva pure applicare. No, l’intelligenza è un optional a
pagamento. Se non che, inizia la serata e un altro segno della “serata” è il palco
dell’Ariston: una povertà e una tristezza disarmante che neanche alla Sagra del
carciofo di ColdisottoValMaggiore hanno mai saputo fare di peggio. Vedi sopra:
non ci sono pecunie e pure il palco ne risente.
Gli ascolti della seconda
serata confermano la tendenza: le solite tre milioni di persone sono "emigrate" da altre parti" e manca il 5% di share. Rimanete sintonizzati, ne riparleremo.
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Tutte le vicende umane hanno un prologo, uno svolgimento e
un epilogo. Per tutte le cose c’è sempre un prima, un durante e un dopo. Le vicende
umane e le “cose” poi hanno un loro naturale contesto, un ambito dove si
collocano ed è questo stesso che permette la lettura, la decifrazione dei
codici, dei segni e dei significati.
Il “contesto” sociale, politico e culturale del Festival è
il “fatto” stesso, è la “cosa” in sé prima ancora del concorso canoro di Sanremo e delle
stesse “canzonette” che si diluiscono e si confondono nel rumore di fondo del Paese.
Ieri sera è partito l’evento musicale dell’anno ed è partito
subito con tanti piedi sbagliati. Dimentichiamo “l’unico comico di destra” e il
presidente del Senato che se ne occupa e limitiamoci ad annotare i piedini
sbagliati. Sono appena usciti i “numeri” Auditel che fanno tanto clamore: la
prima serata del festival cala di oltre 3 milioni di telespettatori e quasi il
7% in meno rispetto allo scorso anno. Tre milioni di persone che hanno visto
altro, che non hanno voluto partecipare a questo rito stanco e financo peggiore
del precedente. Ci vuole molta fantasia a proporre come “personaggio” per
la prima serata il Sandokan di antica memoria rimpannucciato sotto sembianze
turche che avrebbe fatto perdere i freni inibitori alle signore in sala come ha
scritto Repubblica. Attenzione: abbiamo scritto “Repubblica” e non “Repupplica”
come invece è apparso sul palco del Festival. Una curiosità: tra gli autori di Sanremo
compare nei titoli di testa, un certo Giancarlo Leone. Chissà se è lo stesso che
conosciamo bene noi tutti e che tanta parte ha avuto nella storia recente della
Rai. Magari è un omonimo.
Già, torniamo anzitutto al “prima” nel senso del Prima Festival alle 20.30 su RAi Uno: una parentesi di vuoto assoluto, il nulla strillacchiato nel niente, senza capo né coda, forse il senso intimo e profondo di questo Sanremo che si intravvede già dal suo incipit: non c’è nulla prima, non si vede nulla durante e non si vedrà nulla alla fine (tarda notte, quando a Villa Arzilla hanno spento le luci da un pezzo).
L’anno scorso ci siamo consolati con i “cuoricini
… cuoricini” che almeno hanno fatto gongolare gli esegeti del “brillante successo”
(Natale dixit). Quest’anno non sembra di avere ascoltato nulla del genere, nulla
che si possa fischiettare allegramente. Il termine che abbiamo letto questa
mattina e che forse segnerà questo Festival è semplice quanto rilevante: noia. Ovvero
quel senso disperato di abbandono, di mestizia, di pigrizia e di svogliatezza
che ti prende quando non sai più a che Santo votarsi. Con in più un tantinello
di qualcosa di “strano”: dal palco dell’Ariston si inizia subito con una
celebrazione semi liturgica di chi, ahimè RIP, non c’è più: da Pippo Baudo al
Maestro Pisicchio e ad officiare la cerimonia si presenta la co-conduttrice con
un abitino nero che la fa tanto somigliare ad un noto personaggio del cinema
(provate ad indovinare di chi si tratta). Da ricordare che proprio Baudo fu
artefice dell’edizione del Festival con il tonfo negativo mai registrato prima
e dopo: nel 2008 ha raggiunto una media del 35% con circa 7,2 mlm di
telespettatori.
Ma, si sa, e Bloggorai ne è quanto mai convinto, i numeri
dicono tanto ma non dicono tutto. Semmai, semmai fosse, questo Sanremo questo Festival
figlio di questo Cda Rai non passerà nei libri di storia per il suo successo non
sarà difficile comprendere il perché e il per come. E non sarà solo per colpa o
responsabilità di chi ha messo in piedi la baracca, questa baracca. C’è, come abbiamo
scritto prima, un suo contesto, un suo luogo sociale, politico e culturale di riferimento.
C’è il Paese reale, c’è un’altra televisione, ci sono altri giovani e ci sono
altri anziani e magari ci sono pure altre “canzonette” che questo Festival ci vuole
negare oppure proporre diluire e annebbiare nella noia, banale e quotidiana.
Abbiate pazienza, è solo l’inizio o già un “durante”. Se, come
si dice il “buongiorno viene dal mattino”, la giornata sarà lunga e faticosa. Vedremo.
Ps: per gli appassionati del genere, suggeriamo di leggere il
post di ieri.
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Torniamo sempre alla casella di partenza. Un gioco dell’Oca
senza fine e senza inizio ovvero un divenire solo apparentemente senza capo ne coda. Se tutto intorno a te si muove e tu rimani fermo è come , di fatto, andare indietro, nel tempo e nello spazio. “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per
una selva oscura, ché la diritta via era smarrita” per arrivare infine a “salimmo
sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ’l ciel,
per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Queste stelle
però stentano a farsi vedere.
Oggi è il tempo di Sanremo, giunto alla sua 76a edizione,
ovvero gli anni equivalenti di un/a nonno/a in buona salute che magari non è ancora
ricoverato in una RSA. Il Festival gode ancora di un suo “successo” di numeri
che fanno gongolare gli amministratori Rai: oggi il Sole ci dice che sono
attesi circa 70 mln di raccolta pubblicitaria a fronte dei 65 della scorsa
edizione. Buttali via! L’Azienda ci sopravvive per qualche mese e vagli a dire
che “pecunia olet”. No, pecunia non olet, anzi … profumat! Poi ci saranno i numeri
degli ascolti, quelli che faranno gongolare gli esegeti del “Servizio Pubblico”
trasversale, universale e generale. Sono quei numeri che hanno fatto definire il
Sanremo dello scorso anno “un successo scintillante”.
Come abbiamo scritto e come molti temono, i numeri del
Sanremo di quest’anno potrebbero non essere di grande consolazione. Molti fattori
remano contro. Le Olimpiadi potrebbero avere prosciugato un bacino di
attenzione che non è sempre indeterminato. Poi l’edizione di cui si parla (poco)
non sembra ricca di particolare “appeal”: tra cantanti, conduttori e ospiti non
emerge nulla che possa far immaginare un’edizione scintillante, peraltro,
dedicata alla memoria di Pippo Baudo che ha fatto registrare nel 2008 i numeri
più bassi degli ultimi 20 e dove si annuncerà il ritorno della prossima di Canzonissima
(andata in onda la prima volta alla radio nel 1956). Manca una rievocazione di Garibaldi e
della breccia di Porta Pia e siamo a posto. Aggiungi le serate di calcio nella
Champions League e aggiungi la minaccia di una controprogrammazione di Mediaset
più robusta del solito (P.S. Berlusconi si vorrebbe “vendicare” delle ospitate
Rai a F. Corona) e tanto può bastare per nutrire qualche legittimo timore. Dicono
che alla conferenza stampa di ieri a Sanremo la noia correva come acqua fresca.
Ma così come negli anni passati abbiamo dedicato poca attenzione ai “numeri” anche quest’anno Bloggorai cercherà di leggere tra le righe segni e significati dell’evento Sanremo. Tanto per iniziare, vi suggeriamo di rileggere quello che abbiamo scritto negli anni passati: il 19 febbraio 2025 abbiamo titolato “Sanremo: Apologia di un "successo" https://bloggorai.blogspot.com/2025/02/sanremo-apologia-di-un-successo.html dove abbiamo scritto “il presunto “successo” di questo Sanremo lo si vorrebbe ascrivere esattamente nella sua distanza dalla “politica” genericamente intesa e financo dalla pretesa “coesione sociale”, ma anche dalla cultura, dalla società etc … ovvero “sono solo canzonette” di “cuoricini cuoricini”.
Su questo
terreno lo scorso anno ha gongolato la Meloni e, verosimile, gongolerà quest’anno
ancor di più per dire, ribadire e sottolineare che la nostra è proprio una “bella
Italia” come pure le Olimpiadi hanno evidenziato. L’anno precedente, l’11
febbraio 2024 abbiamo titolato “Sanremo: lo specchio infedele della normalità?”
dove abbiamo scritto che “Sanremo, parafrasando il Censis, è uno specchio
infedele di un Paese sonnambulo. È uno specchio che racconta un Paese dove
confonde il comico con il drammatico, fa ridacchiare e commuovere nel breve
giro di pochi istanti, l’uno vale l’altro purché riesca a sollevare qualche
punto di share. È uno specchio doppiamente infedele perché pronto a tradire se
stesso alla prima occasione: oggi esalta “questi” giovani solo se cantano e
domani se li scorda per il resto dell’anno. Vanno benissimo se fanno aumentare
gli ascolti ma chissenefrega se sono e saranno disoccupati per gli anni a
venire. Infine, è uno specchio multistrato e multicolore. Riflette solo ciò che
gli è più comodo, senza scomodare tanti più di tanto. Infine: è ancora uno
specchio infedele dove mescola RAI e Mediaset come fossero la stessa cosa:
ha vinto Angelina Mango, uno splendido prodotto della scuderia De Filippi, il
fior da fiore di Mediaset, come ampiamente annunciato, da tempo”. vedi
Sembrava che la Meloni potesse essere a Sanremo ed invece a
smentito: peccato. Come pure peccato che “l’unico comico di destra” ha rinunciato.
Abbiamo speranza che dopo l’intervento odierno del presidente del Senato La Russa il comico di questa destra possa ripensarci: abbiamo tanto bisogno di una sana dose di qualunquismo di destra, di questa destra. Non ce lo fate
mancare.
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Questa settimana di fine febbraio si presenta carica di
interesse. Sono appena terminate le Olimpiadi e domani inizia Sanremo: due
eventi mediatici di assoluto rilievo. Sono grandi manifestazioni che ci hanno
detto e ci diranno molto sulla politica, la società, la cultura, i linguaggi e
i fenomeni mediatici.
Intanto però, scorrendo i giornali di oggi, ancora non siamo
riusciti a trovare una “figurina” sulle Olimpiadi meritevole di essere
collocata con il dovuto rispetto nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini
2026: solo foto di archivio e di agenzia, solo ordinaria amministrazione di
buoni reporter sul campo. Chi ha suggerimenti è gradita la segnalazione.
Rimanete sintonizzati: ci potrebbe essere un secondo Post in
giornata.
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Dio non gioca a dadi con l'Universo (A.E.)
Forza, coraggio, ancora poche ore e pure queste Olimpiadi invernali
le mettiamo in soffitta. Complimenti agli atleti, belli/e e bravi/e tutti e
chissenefrega se i costi sono triplicati rispetto alle previsioni passando da
circa 1,7/2 mld a 5,6/6 (vedi bene https://www.wired.it/article/prezzo-fiaccola-olimpiadi-economia-tecnologia-sostenibilita/
) e chissenefrega se poi ci rimarranno sul groppone impianti che verranno frequentati
da un gruppetto di aficionados come ad esempio la pista di Bob. Chissenefrega
se la noia è scorsa a fiumi con le immagini del Curling o delle Skeleton:
gli ascolti sono stati eccellenti. Stasera con la cerimonia di chiusura ascolteremo
se il sostituto di Petrecca saprà fare di meglio e, se mani fosse, l’interrogativo
si porrà: perché non è stato scelto prima? Ma, come noto, nulla avviene mai per
caso.
A proposito di ascolti e di conti da chiudere vale la pena
leggere quanto ha scritto Andrea Biondi sul Sole: “Nell’era dello streaming e
della distrazione permanente, i Giochi invernali si stanno rivelando una
macchina capace di catalizzare attenzione collettiva. Stando ai dati Auditel
elaborati dallo Studio Frasi – e riferibili solo ai canali Rai perché dall’altra
parte l’universo streaming di Wbd non si fa misurare al momento da Auditel,
come non sono misurabili i canali Eurosport ora che sono usciti da Sky – il
dato più evidente arriva dalla Cerimonia d’apertura: 9,4 milioni di spettatori
su Rai 1. Un risultato importante, ma che racconta anche un cambiamento del
contesto: vent’anni fa, con Torino 2006, si arrivò a 10,7 milioni … Bisogna
fare attenzione nel leggere questo dato – puntualizza però Francesco Siliato,
media analyst dello Studio Frasi – perché il totale del pubblico televisivo
è calato. Durante la Cerimonia di Milano davanti a un televisore acceso c’erano
oltre sei milioni di persone in meno rispetto a venti anni fa». È il segno di
un ecosistema che si è disperso tra piattaforme digitali, social e
intrattenimento diffuso”. A noi rimane il dubbio: quale “figurina” potrà essere
scelta per sintetizzare queste Olimpiadi nel nostro Album sulla Civiltà delle
Immagini 2026?
Bene … torniamo in casa Rai dove non solo tutto torna e si
ripropone come un gioco dell’Oca, giusto per ribadire che nulla, o quasi, avviene
mai per caso. Lo spunto questa mattina ce lo propone Giovanna Vitale su
Repubblica (di dice di lei che sia “solitamente bene informata” si dice … ) e
titola il suo pezzo con “Slalom di FI e Lega a caccia di poltrone tra gaffe
e imboscate”. L’articolo di racconta sullo “stato delle cose” in Cda Rai e,
di riflesso o di pari passo, sui rapporti tra i partiti di maggioranza. Ribadiamo,
a scanso equivoci e per prenderci la nostra parte, Bloggorai lo ha scritto in epoca
non sospetta, quando Marano ha assunto la presidenza da “anziano”. L’autorevolissimo
ed espertissimo esponente della Lega in Rai certa gente, i parvenus, se li
mangia a colazione o ci fa merendina alle 5 del pomeriggio. Scrive la Vitale
che durante l’ultimo Cda Rossi si è risentito assai quando Marano ha alzato il ditino
accusatorio: “Quando il leghista Antonio Marano parte lancia in resta contro i
responsabili dei piani di produzione — Coletta, Imbriale e Russo — accusati di
non seguire le linee guida varate in consiglio e di non sperimentare nuovi
prodotti, l’AD non ci vede più. «Non ti devi permettere di mettere in
discussione persone che lavorano giorno e notte per l’azienda», sibila Rossi.
«Loro discutono con me ogni scelta. Stiamo cercando di mettere le toppe ai
casini fatti molti anni fa». Una quindicina almeno: allora Marano era
vicedirettore generale e si occupava proprio di palinsesti”. Era tutto già
scritto, era tutto già noto, era solo questione di quando sarebbero scoppiate
le ostilità. Ma, attenzione, non è detto che debbano scoppiare: c’è posto per
tutti. Dobbiamo ripeterci: il “malloppo” è grosso e ce ne sarebbe per tutti:
Rai Cinema, Rai Fiction e Ray Way solo per citare i soldoni veri, ma poi ci sarebbero
anche altre direzioni importanti in reti e testate. Pecunia non olet.
La controprova le vedremo nei prossimi giorni con due
appuntamenti: il primo è la convocazione di Rossi In Vigilanza e non è affatto
detto che ci vada. Il secondo è al Senato dove potrebbe far capolino la
proposta di riforma Rai.
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Carissime lettrici, carissimi lettori di Bloggorai … siamo costretti
ad ammettere che “c’è grossa crisi” dentro e intorno a noi (e non ci sentiamo nemmeno tanto bene). Anche questo Blog,
come fa la Rai, ha un grande futuro dietro le spalle e per trovare parole di conforto
si rivolge al lontano passato che non si allontana mai a sufficienza, è sempre
incombente con il fiato sul collo. Per favore, rivedete questo indimenticabile,
profetico e irripetibile Corrado Guzzanti https://www.youtube.com/watch?v=lpYSFPO7pqw
.
Premessa per affezionate/i: questo post sarà per gran parte dedicato
alla Rai. Per chi ha abbandonato l’interesse per questo argomento (e sono tanti)
… portate pazienza… nel bene e nel male la Rai sarà ancora centrale nella storia
di questo Paese per tanto tempo ancora.
Si tratta di una crisi che langue e si trascina stancamente
e le “figurine” per l’Album della Civiltà delle Immagini 2026 di febbraio lo
stanno a significare: non si trovano. Uno degli eventi più significativi previsti
dell’anno, le Olimpiadi invernali, finora non hanno proposto immagini
meritevoli da essere conservate: Mattarella con la giacca a vento bianca? Boh! Qualche
atleta con la medaglia d’oro? Doppio boh! i generici cinque cerchi olimpici? Triplo
boh. Abbiamo la sensazione che nonostante le decine di paginate sui giornali e
i grandi ascolti in Tv, di immagini memorabili non ne resteranno gran che. In questi
giorni tiene banco la vicenda dell’ex principe Andrea di Inghilterra e tutto il
caravanserraglio Epstein. Anche oggi decine di pagine sui giornali (il solo Corriere
ne ha occupate 9). Certo, non capita tutti i giorni di assistere ad uno
spettacolo del genere ma però … ma però (no si dice però rende l’idea) forse un
tantinello esagerato e però manca un’immagine “storica” che non sia una di quelle
di repertorio o di agenzia. Veniamo poi al terzo grande avvenimento: il Board
of Peace di Trump. Quale immagine conserveremo di questa grande truffa ai danni
del diritto internazionale, delle ragioni dei palestinesi, della logica e del
buonsenso geopolitico? La foto di gruppo degli aderenti, ovvero il fior da
fiore delle “democrazie” che vi hanno aderito e del ministro Tajani che ha "assistito" può meritare il rango di “figurina”
di febbraio nel nostro Album? Forse. Infine,
in questi giorni, ovviamente, il tema di grande rilievo è il prossimo referendum
sulla Giustizia. Quale immagine può rappresentarlo degnamente? Mattarella al
CSM o il ministro Nordio con le sue intemerate accuse contro i giudici politicizzati?
Vedremo a fine mese.
Bene, veniamo alla Rai dove “c’è grossa crisi”. Una crisi
che viene da lontano e lo abbiamo scritto innumerevoli volte: non è colpa solo di
Telemeloni. È una crisi che va lontano, si diffonde come un virus influenzale e
che già nei prossimi giorni con l’inizio di Sanremo potrebbe dare segni
tangibili (dicono, si legge che nell’ex Viale Mazzini si avverte un certo senso
di timore … vedi quanto scrive oggi Lisa di Giuseppe (solitamente bene informata)
su Domani “Ansia per Sanremo .. Gerry Scotti agita il festival”. Ma la crisi
andrà ancora più lontano subito dopo. Nei giorni scorsi si è letto di una
calendarizzazione in aula Senato della proposta di riforma sulla Rai, presunta
anticamera di grandi mutamenti politici. Abbiamo fatto le nostre verifiche e
non lo riteniamo possibile per vari motivi (anche se il regolamento Senato lo prevede).
Il primo tra tutti è che tra i partiti di governo non c’è accordo e non è irrilevante
la corrente che spinge a lasciare tutto fermo in attesa delle prossime
elezioni. Idem sulla questione di cui si legge: Chiocci, direttore Tg1, che molla e
va a Palazzo Chigi. Lo abbiamo già scritto e per essere sicuri abbiamo
rinnovato l’interrogativo ad un nostro “molto autorevole interlocutore”: non se
ne parla proprio, almeno per ora.
E in questo quadretto di crisi, l’opposizione che ti
combina? Nulla. In ordine: la Floridia ha convocato Rossi per l’11 marzo e non
è detto che ci sia riuscita a portare l’AD a farsi impallinare dalla Vigilanza
che giace in letargo da oltre un anno. Ieri sul Corriere Antonella Baccaro gli ha
posto una domanda sibillina ma significativa: “Ha mai pensato a dimettersi?”
risposta “ … non lo escludo …”.
Poi, una menzione particolare meritano i consiglieri di opposizione Alessandro di Majo e Roberto Natale che da un po’ a questa parte non ci fanno mancare qualche comunicato stampa (che nessuno riprende, nemmeno Bloggorai). È tutto un fiorire di “ … ci vorrebbe più coraggio” e non si capisce a chi è diretto l’invito, forse a loro stessi? Oppure “ … non è certo questa la via…” e non si capisce quale dovrebbe essere o chi dovrebbe dare indicazioni in merito. Oppure ancora (Natale Dixit) “…cambiare subito rotta … “ e non si capisce il “subito” da quando dovrebbe decorrere, in che modo e chi dovrebbe essere il nostromo che traccia la nuova rotta.
Se occorre possiamo dare tre suggerimenti anche se
non richiesti: A rivolgersi ad un affermato studio legale per verificare la legittimità
dell’operato di questo Cda. Ci sono tanti e ragionevoli motivi per ritenere che
il dubbio sia lecito e che la verifica debba essere fatta: ci dice un nostro autorevole
“consulente” che “il presidente nominato c’è e non può darsi luogo a
presidente anziano che sarebbe in contrasto anche con la regola del regolamento
del Cda che prevede il presidente anziano solo allorquando manchi il presidente”.
Comunque, nel dubbio si verifica. B nei giorni scorsi abbiamo letto che negli
ultimi tre anni la Rai ha perso circa tre punti percentuali di share con
indubbie perdite di risorse pubblicitarie. C’è stata colpa? Si può profilare il
dubbio di “danno erariale”? Quando, come è avvenuto ieri, si è avuta certezza
della prossima trasmissione affidata ad un giornalista esterno (e che
esterno!!!) al modico compenso di oltre 800 mila euro, non viene il dubbio di rivolgersi
alla Corte dei Conti per verificare se viene applicato quanto la Corte stessa
dispone ogni anno nel suo report sulla Rai a proposito delle collaborazioni
esterne?
Il terzo suggerimento è noto ma vale la pena ribadirlo: la
vostra presenza in questo Cda è il segno di una sconfitta politica ancora prima
della vittoria di Telemeloni. Non gli concedete pure la soddisfazione di fargli
dire che “hanno rispettato il pluralismo”. Arrendetevi e cambiate postura: non potete
scardinare questo rapporto di forza che la vostra stessa nomina ha reso possibile.
Non dimenticate mai il “prima la riforma e poi le nomine” che ha dato vita a questo
Cda: un frutto avvelenato di un albero malato nelle radici profonde. La riforma
non c’è e la Rai è in loro balia. Non siete e non potete essere i cani da guardia
delle loro malefatte e non saranno i vostri comunicati stampa ad arginarli. A chi
obietta che “è meglio avere un nostro testimone al loro interno” rispondiamo che
è assolutamente inutile: il divenire delle “cose” si misura dai risultati e
questi, salvo prova contraria, non si avvertono.
Ha ragione Guzzanti: la risposta alla crisi è dentro di te …
ma è sbagliata.
A guardare nei ricordi sembra ancora ieri
Che salivo su una sedia per guardare i treni
Da dietro alla finestra su un cortile grande
Un bambino, un bambino
… e tutto mi sembrava andasse bene …
Giusto 60 anni addietro a Roma in questi giorni c’è stata la grande nevicata destinata ad entrare nella storia della città. Ce lo hanno ricordato prima De Gregori nel ’78 (da riascoltare https://www.youtube.com/watch?v=_70M9pyzh_4 ) e poi Mia Martini nel Sanremo del ’90. Già ... tutto sembrava andasse bene.
Anche Bloggorai e molti altri, dentro e fuori l’Azienda, tanto
tempo fa, si erano fatti persuasi che le cose potessero andare meglio per il
futuro del Servizio Pubblico. E invece, un tassello alla volta, lentamente e
inesorabilmente, come scriviamo da tempo, siamo costretti ad ammettere ed assistere
al suo declino.
Oggi, grazie a qualche “amico che consiglia” siamo riusciti
a leggere tre articoli interessanti che meritano di essere citati.
Il primo lo ha pubblicato La Stampa con il titolo “Pantano
Rai” e riporta i dati elaborati dallo Studio Frasi dove emerge quanto noto
da tempo: la Rai negli ultimi tre anni ha perso tre punti share passando dal
38% al 35% che, tradotto in soldoni, significa “… la Tv pubblica con meno spot
e meno risorse crolla e Mediaset si rinforza… Le reti pubbliche finiscono nel
pantano mentre, più o meno, tutte le concorrenti crescono in fatturato e
ascolti…azienda rimasta orfana di dirigenti e uomini prodotto, si lottizzati
ma capaci”. Punto. A capo. In poche righe la sintesi perfetta della
situazione attuale. Si legge pure che grazie alle Olimpiadi e Sanremo a
febbraio/marzo qualcosa potrà migliorare ma la baracca può reggere solo con due
grandi eventi e il reso dell’anno arrancare?
Il secondo articolo lo ha pubblicato La Notizia con il titolo
“Immobiliare Rai, vende e affitta, un giochino da 159 milioni” dove si descrive
dettagliatamente la nefasta storia dell’operazione immobiliare, parte
integrante del famigerato Piano, senza capo ne coda: si legge “Vendere un bene
per fare cassa riprenderlo in affitto e quindi andare in affitto presso terzi
spendendo 159 milioni di euro”. Siamo nella fase “svendita gioielli di famiglia”:
dallo storico Palazzo Labia a Venezia alla sede di Firenze, dallo Studio ex Delle
Vittorie al Teatro Olimpico.
Il terzo articolo compare su La Repubblica con il titolo “La
nuova Rai? Vecchia, anzi antica” dove si legge “E così nel meraviglioso
mondo di TeleMeloni si sfornano grandi idee e titoli che arrivano direttamente
da un glorioso passato… La nuova Rai nel 2026 non è vecchia è vecchissima ferma
da quel dì”
Con questo articolo arriviamo al dunque: per la gioia dei nostri
cari vecchietti di Villa Arzilla, nientepopodimenoche, il Corriere di oggi titola
a piena pagina “Torna Canzonissima. Dopo mezzo secolo, annuncio di Milly
Carlucci, progetto top secret in primavera”. Che gli vuoi dire a questi
geniacci dell’ex Viale Mazzini? Dopo aver ripescato Sandokan, mandato in onda
oltre 26 volte il Commissario Montalbano in buona compagnia di Don Matteo hanno
capito che hanno un grande futuro dietro le loro spalle.
Ogni tanto qualche amico lettore ci scrive sfiduciato e ci
chiede: “Caro Bloggorai, ma perché ti ostini ancora a parlare di Rai?” Forse, perché
siamo inguaribili ottimisti… perché quel “… tutto mi sembrava andasse bene …” è
un ritornello difficile da togliere dalla mente.
bloggorai@gmail.com
Se avete preso per buone
Le “verità” della televisione
Anche se allora vi siete assolti
Siete lo stesso coinvolti
Questa Rai e questo Cda ce la stanno mettendo tutta per passare alla storia del Servizio Pubblico come gli anni peggiori di questo secolo. Non passa giorno ormai senza che si legga o si sappiano notizie che segnano e descrivono il declino inesorabile su cui la Rai è posta.
Anche questa mattina ne abbiamo prova provata.
Ve ne parleremo in altro Post. Rimanete aggiornati.
bloggorai@gmail.com
Mettetevi comodi, siamo solo all’inizio della settimana. Nota
in premessa: questo Post oggi è dedicato per buona parte alla Rai e non
parleremo di Pucci o di Petrecca o di Garlasco.
L’Europa è in “declino”? L’Italia è in “declino”? Fatte le
debite proporzioni, la Rai è in “declino”? Intendiamoci bene: “declino: dal
latino declīnāre, composto da de- ("giù", "verso il basso")
+ clīnāre ("piegare", "inclinare"). Treccani: in senso
fig., decadenza, perdita di potere: il rapido d. di una personalità
politica, della potenza di una nazione (e uomo di governo, paese in declino); o
anche, riduzione progressiva della produttività, dell’efficienza”.
Europa: secondo il Segretario di Stato USA Mark Rubio “In
America non abbiamo alcun interesse a essere custodi educati e ordinati del declino
gestito dall’Occidente…” e gli risponde la Rappresentante per la Politica
estera UE Kallas (una vera pacifista!) “No, non è vero, l’Europa non è in declino”.
Italia: secondo la Meloni il Paese non è poi messo tanto maluccio,
magari non è proprio “declino” e comunque “non è colpa mia”. Per il resto del mondo
sociale italiano il “declino” è palese ed evidente: l’economia stenta, il
lavoro manca, la sanità stenta, l’istruzione traballa, le famiglie arrancano. Ci
vogliono giusto le Olimpiadi oggi a riempire 9 pagine del Corriere per magnificare
le doti italiche (2 di politica nazionale con Nordio &C, 6 pagine di esteri
e 4 di cronaca)
Rai: qui c’è poco da dibattere: il “declino” è palese ed
evidente. La lista è lunga e dettagliata: non ci sono soldi (tagliato pure
il canone), non ci sono Piani credibili e sostenibili (Piano Industriale, di
quello editoriale /informazione non ne parliamo proprio per quanto la sua assenza
è clamorosa e immobiliare), gli ascolti traballano e i co-conduttori/direttori
alla Pucci/Petrecca si smarriscono tra una autodimissione da Sanremo e una figuraccia
megagalattica globale. Ieri Aldo Grasso ha scritto sul Corriere: “In un
baratro così profondo la Rai non era mai caduta: siamo al punto che persino le
mura di Viale Mazzini espellono gli inquilini per l’amianto. Dallo sport alla lobby gay, Viale Mazzini è in
un baratro profondo. Politica e Rai hanno stretto un patto scellerato che
permette loro di accedere a notorietà e responsabilità prescindendo da un
percorso professionale in cui si sia consolidata una preparazione. Come si esce
dal baratro quando l’incompetente non si accorge della propria incompetenza?”.
Già, la domanda, il tema centrale è come se ne esce? Abbiamo
speranze di uscire dal tunnel dei vari “declini”? Difficile essere ottimisti
fintanto che ci si limita ad elencare i problemi: quando si tratta di fare la lista
delle magagne siamo tutti professori (ovviamente, senza concorso), tutti capaci
ad elencare dettagliatamente buchi, inefficienze e contradizioni. In Europa
(ma quale Europa?) stiamo messi maluccio assai nonostante la Kallas. In Italia
stiamo messi maluccio assai nonostante la Meloni che, comunque, piaccia o meno,
mantiene salda la sua soglia di consenso politico. Dentro e intorno la Rai stiamo
messi peggio.
Limitiamoci al nostro ambito: come uscirne dalla palude dove sta sprofondando il Servizio Pubblico? È del tutto evidente che per il Governo e per i diretti concorrenti della Rai, le cose stanno benissimo così. Non hanno alcun bisogno di una riforma (impantanata al Senato) come non hanno alcun bisogno di un Presidente di Garanzia (Marano sta benissimo dov’è e Rossi assiste neutro), come pure Mediaset non ha alcun bisogno di vedere la Rai indebolita, anzi.
Di cosa
c’è bisogno allora? Semplice: di una opposizione che faccia l’opposizione e
non si limita a scrivere lettere a cui nessuno risponde, a fare appelli a cui
nessuno aderisce e diffondere Comunicati stampa di scarso rilievo. L’opposizione
perde credibilità quando convoca una manifestazione a sostegno di Ranucci e
chiede a gran voce di ripristinare le 4 puntate sottratte di Report e il ritorno
in video al lunedì sera e poi non succede nulla. Hai voglia poi a lamentarti di
Petrecca, di Pucci, dell’eccessivo spazio alla cronaca nera di Garlasco o del
Tg1 che perde telespettatori.
Ma non si tratta solo di battere i pugni sui vari tavoli
o prendere iniziative “forti” come è stato vanamente minacciato a dicembre
scorso, si tratta più semplicemente di avere, elaborare e proporre un progetto,
una visione, una strategia forte, credibile e anzitutto “spendibile” pubblicamente
e politicamente. Oggi, con buona pace di tanti volenterosi, non c'è nulla di tutto questo. Avete mai sentito battere un ciglio ad esempio sul tema Rai Way e futuro tecnologico del Servizio Pubblico? avete mai sentito battere ciglio sul tema "informazione" ovvero sul numero delle testate e dei giornalisti Rai? e così' via.
Già, ma chi la dovrebbe elaborare questa strategia, chi dovrebbe
avere una “visione” se non quella che ti suggerisce l’ottico? Come ripetiamo spesso
e volentieri: sono le persone che “fanno” le cose e non viceversa. E allora
vediamo dentro l’opposizione chi dovrebbe essere il soggetto, dove si trova e
chi dovrebbe far parte della “cabina di regia” sulla Rai, sull’informazione e sul Servizio
Pubblico?
Cominciamo dal PD. Nei giorni scorsi l’huffingtonpost.it
ha pubblicato un articolo interessante (vedi https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/02/12/news/social_pd-21191065/
) dove si legge che “A supervisionare la macchina social del partito sono
Flavio Alivernini, portavoce di Schlein e riferimento per la comunicazione del
partito …” vedi . Chi è Alivernini e in che relazione è con gli altri “storici”
esperti di Rai e Servizio Pubblico? Parliamo di Boccia, vicesegretario del Partito
(quello della riduzione del canone), parliamo di Nicita (già commissario Agcom
e parlamentare in Vigilanza, lo stesso che si è dimesso da relatore di
minoranze nel dibattuto sull’attuale Contratto di Servizio), parliamo di Verducci
(già capo dipartimento comunicazione PD, parlamentare in Vigilanza e noto “esperto”)
parliamo di Ruotolo, (parlamentare europeo e già responsabile all’informazione
con l’attuale segretaria Schlein), parliamo di Braga, capogruppo PD alla Camera
o, infine, parliamo di Graziano (capogruppo Pd in Vigilanza Rai) negli ultimi
tempi particolarmente “visibile”. Ancora, chi è Alivernini e in che relazione è
con i “professori” e gli “esperti” europei che hanno elaborato prima una bozza
fantasma e poi emendamenti sconclusionati sulla riforma ora impantanata e in ostaggio
della Maggioranza? Si legge di Alivernini che sarebbe “Lui è il marziano
della comunicazione dem… un altro di sinistra, ma extra Pd…” già parte dello
staff di Laura Boldrini, nel quale era presente attivamente l’attuale
consigliere Rai Roberto Natale.
Tutto torna. Meno che sapere cosa si intende fare, quale
progetto e quali proposte tattiche e strategiche sostenere.
M5S. Una volta c’era Casalino e tutto partiva e tornava
a lui. Ora le geometrie interne del partito/movimento sono cambiate ed è
difficile leggere i nuovi equilibri per capire quanto e come ilM5S è
interessato alla Rai e in che termini. In prima battuta, come fiduciaria
pressoché assoluta di Conte, c’è Barbara Floridia, presidente della Vigilanza. Molto
attiva e presente ma “zero risultati”. Ai primi di ottobre 2024 aveva
festeggiato la nomina dell’attuale Cda (con il loro uomo di Majo) sperando che
fosse l’anticamera della riforma. Risultato: di Majo è ancora al suo posto e
della riforma non c’è traccia mentre la Commissione è bloccata dalla maggioranza.
Accanto alla Floridia spiccano due nomi che si occupano di Rai e Servizio
Pubblico: Dolores Bevilacqua, già firmataria di una corposa proposta di riforma
Rai, e Dario Carotenuto capogruppo in Vigilanza, già componente del “gruppo di
lavoro” del “campo largo” sulla riforma fantasma (vedi sopra). Ci sarebbe pure
l’ex ministro Stefano Patuanelli che è “interessato” al dossier ma compare poco
ma, ci dicono, sia molto presente dietro le quinte.
AVS. Sappiamo poco, vicino al nulla. E non perché non
siamo attenti o non chiediamo. Solo perché, per quanto noto, una certa “sinistra”
sul fronte Rai e Servizio Pubblico ha discretamente annaspato nel buio. Notoriamente,
questi temi sono considerati alquanto “marginali” rispetto a quelli delle
grandi competizioni politiche. Fatto sta che se chiedete in giro “chi si
occupa dei dossier Rai dentro AVS?” le risposte che abbiamo ricevuto sono alquanto
confuse: formalmente è Nico Bavaro (leggi pure https://www.progressista.io/intervista-nico-bavaro-comunicazione-politica-sinistra-italiana-avs/
) anche se molti ritengono che la “mente” sia ancora l’ex sottosegretario alle
Comunicazioni Vincenzo Vita (governi Prodi, D’Alema e Amato) nonché senatore PD
e ora “emigrato “in AVS.
Morale della favola: se la Rai è in declino è anche perché nessuno
sembra in grado di proporre e sostenere una strategia nel breve e nel lungo
periodo adeguata e proporzionata alla gravità della situazione. Come abbiamo
scritto, a scrivere la lista dei problemi siamo tutti maestri, a trovare
soluzioni e proposte credibili e sostenibili un po’ meno.
bloggorai@gmail.com
Prosegue la ricerca di “figurine” interessanti per il nostro
Album sulla Civiltà dele immagini 2026. Ne abbiamo trovata una che merita
attenzione. Nei giorni scorsi il Corriere ha fatto un piccolo scoop: qualcuno si
è accorto che nell’apertura della sigla televisiva delle Olimpiadi invernali la
celeberrima immagine dell’Uomo Vitruviano è stata “manipolata” nel senso che
gli sono stati tolti gli attributi genitali. Il breve video è stato realizzato da
una società che ha curato tutte le parti grafiche della manifestazione e le
emittenti sono obbligate a utilizzarle e quindi la Rai deve necessariamente mandare
in onda. Fin qui … ma la domanda è come sia stato possibile che nessuno dentro
la Rai, prima ancora della messa in onda, se ne sia accorto e non abbia
sollevato il problema. Leonardo da Vinci si è rigirato nella tomba ed ha
lanciato anatemi. La “figurina” la teniamo da parte.
Un’altra grande “figurona” di questi giorni è quella del nostro
amatissimo presidente della Repubblica nella duplice veste: nella giacca a vento
bianca a Cortina e nel doppiopetto istituzionale al Quirinale dove ha ricevuto la
Rai di Sanremo &C. Ci sta: il Presidente rappresenta tutti gli italiani ed
è giusto che pure nelle loro manifestazioni più simboliche e spettacolari sia
presente. Qualcosa non torna ma tant’è.
Torniamo alle faccende Rai. In fase di esaurimento le beghe
Pucci e Petrecca. Sullo sfondo rimane un’Azienda in gravi difficoltà e più la
situazione peggiora e più si diffondono le responsabilità da affrontare per
cercare di arginare la situazione. Come abbiamo scritto spesso, a nostro modesto
avviso, non sono da attribuire solo a Telemeloni. I tre fronti aperti sono A
mancanza del presidente B paralisi della Vigilanza C riforma. Per quanto i tre
elementi possano essere legati tra loro ognuno però presenta dinamiche proprie.
A la maggioranza vuole la Agnes e l’opposizione no. Una delle
due parti deve cedere altrimenti rimane tutto così com’è fino a fine mandato dell'attuale Cda. Tra
mantenere questo Cda anomalo, con forti e legittimi sospetti di illegittimità
(che nessuno vuole nemmeno prendere in considerazione) e provare a far saltare
il banco, magari con le dimissioni dei consiglieri di “opposizione” quale è il male
minore? Occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo
elaborare.
B la Vigilanza Rai è bloccata per il problema di cui sopra. Non
è stato sufficiente l’appello del Capo dello Stato, non è stata sufficiente la
lettera ai presidenti di Camera e Senato. Non ci sono altre strade percorribili
se non quella di un gesto forte e significativo, quello che l’opposizione aveva
minacciato a meta dicembre scorso che poi si è trasformato in una lettera. Quanto
può durare ancora questa paralisi che non si riflette solo sul tema “presidente
Rai” ??? ribadiamo l’osservazione di cui
sopra: occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare.
C la riforma è in alto mare, è scomparsa dai radar. Nei giorni
scorsi è comparsa invece la notizia secondo cui il testo di riforma in discussione
in VIII Commissione Senato potrebbe andare in Aula ai primi di marzo. Attenzione:
la Commissione non ha completato i lavori (audizioni) e non ha votato un testo. Gli
emendamenti presentati dall’opposizione al testo di maggioranza sono partiti dal
nulla e sono annegati nel nulla. Ribadiamo l’osservazione di cui sopra: occorre
una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare. Lontani, forse dimenticati, i tempi di "prima la riforma e poi le nomine".
Morale della favola: la destra governa e imperversa e l’opposizione
vaga nel buio, nella nebbia e nella mancanza di visione, di strategia e di
progetto. Quando va bene, diffonde comunicati. Oppure, come è successo nei
giorni scorsi in casa PD, prova ad incontrarsi e cercare di dibattere. La “politica”
ha preso atto dei problemi, se ne fa carico e farà sapere. Cordiali saluti.
bloggorai@gmail.com
Il mezzo vuoto che diventa più grande del mezzo pieno. I tordi scambiati per grilli. I fischi confusi con i fiaschi. Le lucciole intraviste per lanterne e infine il passaggio cruciale dal “mondo del pressappoco all’Universo della precisione”.
Ci stavamo preoccupando perché in questi primi giorni di febbraio
il nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 si presentava scarno. Non ci sono
(o magari a Bloggorai sono sfuggite) “figurine” di rilievo, significative o tali
da meritare un posticino nello spazio del mese.
Per dovere di cronaca, siamo andati
a rivedere titoli, pagine di giornali, chat e qualche “social” e quello che ne
è venuto fuori è un po’ pochino. Tanto per capirci: ieri il Presidente della Repubblica
si è recato a Cortina per felicitarsi con gli atleti che hanno vinto medaglie. Oggi
i principali quotidiani nazionali parlano di “vittoria epica” o di “impresa
storica” e le immagini che corredano gli articoli sono quelle di uno “sport”
chiamato “bob” nelle diverse accezioni. Ieri, sempre per dovere di cronaca,
abbiamo visto le immagini televisive della gara: una noia mortale, una boiata pazzesca
dove pure uno scontro tra campioni di pari e dispari avrebbe più spettatori.
Poi, sempre per dovere di cronaca, siamo andati a cercare i “numeri” rilevanti di
questo “sport”. Gli atleti che complessivamente in queste Olimpiadi scivoleranno
lungo la nuova pista (ultramilionaria) di Cortina sono circa 170 e gli italiani
in gara sono 10 (8 + due riserve) mentre i praticanti dovrebbero essere poco più
di 50. Nel 2022 vennero stimati in “Tra uomini e donne, sono 17 i praticanti di
bob in tutta Italia, 13 di skeleton e 23 di slittino. In tutto poco più di 50
persone”. Vogliamo supporre che magari in questi ultimi tre anni siano raddoppiati?
Parliamo di un centinaio di persone. Da rivedere un Crozza monumentale https://www.facebook.com/watch/?v=1276740364318714
.
Le italiche virtù sportive sono salve
e pure Mattarella applaude ma l'Album langue.
PS 1: non diciamo nulla sulle immagini del "curling" e di come vengono utilizzate (e da chi) ... per carità di Patria: stanno dando più spunti ai video meme loro che non i "gattini".
PS 2: quanto sono costate alle casse pubbliche queste Olimpiadi? a chi porteranno beneficio? vedi "Nel 2019, quando le olimpiadi furono assegnate all’Italia, la stima dei costi era di € 1,4 miliardi e non dovevano costare un euro allo Stato perché Veneto, Lombardia e gli sponsor dovevano pagare tutto. L’ultima stima dei costi invece è € 5,7 miliardi. Naturalmente sarà lo Stato che dovrà coprire la differenza. Le Olimpiadi di Torino 2006 hanno ancora dei debiti dello Stato/Comune ripianati negli anni successivi, chissà quanti anni serviranno per saldare i costi delle olimpiadi invernali 2026".
Proseguiamo nella ricerca di “figurine”
degli scorsi 10 giorni. Una tra le possibili potrebbe essere interessante:
la Meloni accanto al leader tedesco Merz, ovvero una sorta di “nuovo asse Roma
Berlino” che, detta così qualche pensierino preoccupante lo fa venire per
forza. Bah, forse è meglio osservare con attenzione e non dargli molta
visibilità. Passiamo a “figurine” di più bassa lega (in tutti i sensi): nei
giorni scorsi hanno tenuto “banco” tre temi: la figura di tolla nella cerimonia
di apertura delle Olimpiadi, la “scissione” dei “vannacciani” e l’unico comico di
destra (stanno messi male!) prima candidato e poi autoritiratosi dalla
co-conduzione di Sanremo. La somma delle tre vicende non riesce a comporre una “figurina”
buona e meritevole di essere incollata nell’Album. Fuffa allo stato puro, acqua
fresca in pan bagnato, palloncini di sapone al vento di tramontana.
Parliamo di Rai. Lo andiamo
scrivendo da anni: il Servizio Pubblico, questo Servizio Pubblico, è destinato
ad un lento, progressivo e inesorabile declino e questo Cda in odore di illegittimità
gli sta dando una mano. Nei giorni scorsi lo abbiamo ribadito e abbiamo scritto
chiaro e tondo che dietro “la notizia … niente” ovvero dietro il fumo di Pucci
e Petrecca si cela il vuoto, ovvero il pieno di problemi insoluti e forse irrisolvibili:
abbiamo scritto nei giorni scorsi che le grandi battaglie che si conducono oggi
dentro e fuori questa Rai sono intorno al “malloppo” e, segnatamente, su chi mette
le mani sul futuro di Rai Cinema, Rai Fiction
e Rai Way (ieri qualcuno forse ci ha letto ed ha ripreso il tema). Tutto il
resto è fuffa. È fuffa pure la “storiella” della Lega che vorrebbe la direzione
del Tg1: “La Meloni non mollerà mai, proprio ora che ci avviciniamo a scadenze
politiche tanto rilevanti. Poi, per dare il Tg1 proprio alla Lega? Naaaaaaaaa”.
Ci ha pensato ieri Andrea Biondi
sul Sole a mettere qualche punto in ordine sui nodi cruciali della Rai: il piano
industriale e il Piano immobiliare con un focus sulle dismissioni del
patrimonio storico dell’Azienda a partire dal trasferimento della sede di
Milano (con il faraonico affitto) da Palazzo Labia a Venezia al Teatro delle Vittorie
(ora Frizzi), la sede di Firenze e il teatro Olimpico. Intorno a questi piani si
gioca il futuro dell’Azienda, come è stato ricordato in un recente incontro tra
l’AD e i sindacati: il famigerato Piano Industriale poggia inesorabilmente sulle
risorse che possono derivare dalla vendita dei “gioielli di famiglia” e non ci
potrà essere nessuna Digital Media Company (che si ostinano a non declinare di “servizio
pubblico) se non si trovano i fondi per sostenerla. In soldoni, si tappano i
buchi e si aprono voragini. A proposito di voragini: il terrore corre sul filo
di Sanremo.
Invece, ieri ci è giunta una “voce
da dentro” la Rai con la proposta di una “figurina” forse di poco conto per i
grandi titoli ma certo molto significativa per raccontare una pagina oscura di
questa Rai: ci scrive un lettore “ … non si legge mai della fasce più basse, in
particolare dei lavoratori assunti con contratto di somministrazione e nella
fattispecie di una consociata Rai, in cui le regole già difficili da
rispettare in rai sembrano valere ancora di meno, perché si intende
l'utilizzazione di questa tipologia di lavoro, in cui il lavoratore spolpato e
ridotto all' osso viene sostituito dal successivo senza tanti complimenti
perché la macchina rai necessita di personale, sì ma solo a tempo e
possibilmente anche grato dell' occasione offerta, ancora oggi dopo anni da
quel Jobs act che tanta precarietà ha prodotto e in un'azienda come la rai dove
contratti di collaborazione milionari a persone e appaltatrici si sprecano. Esigenze
permanenti di organico che vengono coperte da lavoratori in somministrazione a
rotazione in un ingranaggio infinito, mandati a casa e sostituiti da altri
lavoratori in somministrazione per fare lo stesso tipo di lavoro ...molto
spesso il datore di lavoro approfitta del fatto che una persona singola non
possa denunciare, non possa ricorrere e sostenere i costi di un avvocato e di una
causa che la rai porta in cassazione pur di non riconoscere i legittimi diritti
dei lavoratori”. Quanto è rilevante questo fenomeno del ricorso a contratti di “somministrazione”
in un’Azienda con oltre 12 mila dipendenti? Di quale “consociata Rai” si parla?
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È assolutamente probabile, verosimile
e credibile sostenere che alla stragrande maggioranza degli italiani dell’unico
comico di destra chiamato co-condurre il festival di Sanremo non interessa
quasi nulla. È assolutamente probabile, verosimile e credibile sostenere che
alla stragrande maggioranza degli italiani possa interessare poco o quasi nulla
se a commentare la chiusura delle Olimpiadi invernali ci potrà essere il prode
Petrecca o meno. Eppure, eppure, se financo la presidente del Consiglio Giorgia
Meloni si è scomodata ad intervenire per difendere la partecipazione del comico
di destra, qualcosa a qualcuno forse interessa. Se tutta la stampa nazionale ha
dedicato pagine intere a questi due argomenti è verosimile supporre che qualcosa
a qualcuno possa interessare. Bloggorai è notoriamente “complottista della
prima ora” e ieri ci ha incuriosito un titolo del Corriere: “I timori dentro
la Rai. Vogliono farci fallire”. Chi vorrebbe “far fallire la Rai”, come e
perché? il PD, il M5S o AVS? Bah!!! Non è credibile. Chi altri allora?
Interessante, vuoi vedere che ‘ste storie di Pucci e di Petrecca sono solo un
piccolo tassello di un grande disegno ovvero il solito fumo negli occhi e
allora come al solito ci siamo messi al telefono e abbiamo fatto il consueto giro
delle sette Chiese tra colleghi, parenti, amici e conoscenti dentro e fuori la
Rai e ne è venuta fuori una storiella interessante, magari di scarso interesse
ma certamente suggestiva.
Torniamo alla domanda: chi e perché vorrebbe far fallire “questa”
Rai? Per parte nostra, lo abbiamo scritto tante volte: fallisce da sola, non ha
bisogno di aiutini, sono sufficienti le cialtronerie diffuse che la circondano.
E però qualcuno con un relativo interesse a dare una spintarella ci sarebbe ma,
attenzione, non a far fallire la Rai ma a “spartire” il suo consistente
malloppo.
Andiamo con ordine. Tra pochi mesi, fine anno, si apre un grande
scenario di mutazione genetica del Servizio Pubblico: rinnovo delle
Concessione, scadenza del Contratto di Servizio e rinnovo dell’attuale Cda. Saremo
presto nel 2027, ovvero l’anno cruciale delle prossime elezioni politiche. Banalmente:
mantenere il “controllo” politico sulla Rai potrebbe essere un fattore decisivo
per spostare gli attuali equilibri parlamentari. Il “fallimento” di questa Rai ovvero
del delicatissimo equilibrio che la sostiene potrebbe essere comodo a molti ma,
in verità, non lo vuole nessuno, anzi, sono tutti bene interessati a che sia
florida e benestante (relativamente). Scartiamo allora a priori l’opposizione:
non ha la forza, la capacità e la lucidità per intervenire: vedi la recente
esperienza sulla riforma o sull’applicazione dell’EMFA. Oltre a qualche scarno
e inutile comunicato di “protesta” non riesce ad andare. Non rimane che
cercare il nemico in casa (loro). Ci viene autorevolmente “suggerita” una
pista importante: “chercher l'argent”.
Premessa: il “comico di destra” è
nato, cresciuto ed appartiene alla “scuderia” Mediaset e la sua partecipazione
a Sanremo potrebbe rientrare nel consueto scambio di cortesie tra le due
emittenti (gli anni passati con la De Filippi, Gerry Scotti etc). Proprio
recentemente si è pure schierato a favore di quel Corona oggi tanto nemico di P.S.
Berlusconi che, appunto, per far pagare a Rai le tante ospitate sulle sue reti avrebbe
minacciato una forte controprogrammazione a Sanremo. Ovvero, si vuole toccare
proprio il nervo scoperto delle prossime settimane dove aleggia il forte
timore che il Festival possa andare male con gli ascolti. Allora perché Conti
ha proposto proprio questo Pucci la cui trattativa non è iniziata certo nei giorni
scorsi ben sapendo i suoi “trascorsi” politici e culturali? Qualcuno poteva immaginare
che proporre l’unico comico di destra sul palco dell’Ariston fosse in grado di “aiutare”
gli ascolti? E perché poi tal Pucci dopo un primo stormir di fronde ha prontamente
rinunciato?
Ecco allora profilarsi un possibile
interessato a “far fallire la Rai”: Mediaset. Mah!!! Ci dicono “Le cose, ovvero
gli ascolti, vanno bene da sole. Anzi, Mediaset ha bisogno di una Rai così com’è
tant’è che l’unico soggetto “politico” che ha difeso il canone Rai è stato
proprio Berlusconi”. È vero: la Lega invece ha attaccato e continuerà a farlo su
questo fronte. Il Corriere di oggi suggerisce la pista della Lega
interessata ad occupare il posto di Chiocci al Tg1. Interessante.
Ma torniamo alla pista di cui sopra:
non si tratta di “fallimento” ma di “spostamento” di rapporti di forza, di
possesso del territorio, di presa del malloppo trai partici di governo. Quest’anno
si apriranno tre formidabili fronti di battaglia interna alla maggioranza e
riguarderanno segnatamente il rinnovo della governance di Rai Cinema, il cambio della
guardia a RaiFiction e il nuovo nome del prossimo AD di RAi Way con la relativa
probabile chiusura detta trattativa sulla cessione/fusione della quotata. Si
tratta delle casseforti di famiglia, quelle con le quali si gestisce il “potere”
reale. In soldoni e in buona sostanza, ci confermano molte nostre fonti, mettere
in difficoltà oggi Rossi & C dovunque e comunque potrebbe rendere più
agevole le prossime trattative sui grandi portafogli Rai prima che con il 2027 i
margini si possano ridurre. Il rinnovo della Concessione è il passaggio
cruciale del Servizio Pubblico per il prossimo decennio. Tutto il resto è
fuffa.
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L’opposizione ha perso un’occasione unica, formidabile forse
irripetibile per esaltare e svelare compiutamente lo spirito, la natura e la
cultura, la quintessenza e la sintesi perfetta, iconica e granitica, dello
spirito italico di questo Governo Meloni. Se Bloggorai potesse rappresentare l’opposizione
proporrebbe una raccolta di firme con un testo del genere: “Caro, carissimo, Andrea
Pucci, per favore, resta con noi! La Rai, il Servizio Pubblico è casa anche tua.
Oggi a Via Severo (non più a Viale Mazzini, noto covo di “proPal” o ex estremisti
marxisti leninisti, i “riformisti” alla Gentiloni per intenderci) ci siamo noi
e non le “zecche comuniste” e tu sei, forse, il solo ed unico “comico di destra”.
Ti preghiamo, caro e carissimo Andrea Pucci, accetta il caloroso invito a rimanere sul palco dell’Ariston al prossimo Festival della Musica Italiana di Sanremo! Non ci far mancare i tuoi monologhi e, in particolare, ripetici il tuo ultimo recente ed effervescente “Le donne nascono stitiche ma quando devono cagare il cazzo sono bravissime”. Anzi, ti preghiamo fervidamente, aggiungi qualcosa di nuovo e aggiornato sui “froci” o le “froce” o su qualcun* a cas* nel panorama LGBTQIA+. E già che ci sei, per favore, non ci privare di qualche sana e divertente battuta sui “neri che ci rubano il lavoro” o sui “musulmani che ci imporranno il Corano nelle scuole”. Poi ancora, non ci privare della possibile scenetta che potrebbe avvenire nella platea dell’Ariston quando alcuni consiglieri di amministrazione Rai (scegli tu) ascoltando i tuoi pensieri entusiasti invece che felicitarsi per il successo di Sanremo magari si scandalizzano, si alzano e se ne vanno indignati. Pensa che titoli sui giornali!!! Che goduria!!! Infine, così come sei stato geniale a pubblicare la tua foto con le chiappette al vento per annunciare il tuo prossimo sbarco a Sanremo, ti preghiamo ora di farti venire in mente qualcosa di aggiornato e punzecchiante. Vedi https://www.dagospia.com/media-tv/in-rai-messi-malissimo-se-non-riusciti-trovare-niente-andrea-pucci-da-463222
Ti preghiamo, in buona sostanza, di non privare gli italiani
e il suo Governo di un sano divertimento che ci potrai dare con le tue attente
e acute riflessioni sui nostri “vizietti” pubblici e privati. Sappi, infine,
che Giorgia è con te, noi tutti, con le più alte cariche dello Stato, siamo con
te. PS. Con l'occasione, non dimenticare di ricordare agli italiani che a noi Governo farebbe piacere se votassero Si al referendum. Grazie”.
E invece no. Che ti hanno combinato i soliti oppositori? Hanno
svelato l’altarino, hanno rotto il giocattolo di Rossi&C, di Conti e
Coletta e del resto della banda. Oggi leggiamo un titolo sul Corriere “I timori
dentro la Rai, vogliono farci fallire” avrebbe dichiarato un anonimo alto
dirigente. Magari ha ragione. Forze oscure, potenti e misteriose, tramano contro
Rossi, Marano e i consiglieri di amministrazione. Non è sufficiente la crisi
istituzionale (mancata nomina del presidente, non applicazione dell’EMFA), non
è sufficiente il calo di ascolti del Tg1, non è sufficiente la figura
megagalatica globale del prode Petrecca sulla conduzione della cerimonia delle
Olimpiadi. Occorre qualcosa di più per giustificare questo timore. Forse, dice
un altro alto dirigente da noi interpellato, è il timore che questo Sanremo
possa essere un buco clamoroso. Occorre, forse, un “cambio di rotta” come ha
dichiarato recentemente il Consigliere Natale che però non ci ha indicato quale
potrebbe essere la “nuova rotta”. Chissà, magari lui conosce cose che noi non conosciamo.
Chissà, magari lui sa qualcosa su chi vorrebbe “far fallire la Rai”. Se lo dice
anche a noi, anche in forma anonima e riservata, promettiamo di dare una mano a
svelare e far fallire il complotto.
Dobbiamo fare un aggiornamento al
nostro immaginifico Album sulla Civiltà delle Immagini 2026, dobbiamo essere
più “moderni” e proporre una versione 2.0. ci siamo resi conto che le immagini
da sole non sono sufficienti e non sempre ci sono immagini in grado di rappresentare
compiutamente un evento, un fatto, una vicenda sociale, politica o culturale.
Esempio: le Olimpiadi invernali. Molti
hanno negli occhi le immagini delle tanto apprezzata cerimonia di apertura (e
della tanto declamata telecronaca del direttore Petrecca). Ma ancora non siamo riusciti
a trovare una “figurina” in grado di entrare con autorevolezza e dignità nel nostro
Album. Tra le immagini televisive di quella serata ci vengono in mente a malapena
i fuochi artificiali e poi la sfilata infinita delle delegazioni di atleti che
partecipano ai giochi. Una noia pazzesca che comunque sembra essere stata
apprezzata dai telespettatori. Allora, può essere la foto di una campionessa
italica con la medaglia al petto (e lo sponsor in bella vista a tal punto che
non si capisce più se il focus è la medaglia o il logo dello sponsor)? Un pò pochino
per entrare nella storia. Altra foto che è stata spesso proposta è la solita
del “curling” con i suoi circa 70 praticanti in tutta Italia. Anche qui, un po'
pochino. Attendiamo fiduciosi, qualcosa prima o poi verrà fuori.
Bloggorai@gmail.com
Ci eravamo promessi di trascorrere un sabato lieto, sereno,
pacato e garbato come piace e si usa fare nelle buone famiglie. Ci eravamo promessi
di accantonare, di chiudere per un giorno o forse più l’Album sulla Civiltà delle
Immagini 2026. Ci eravamo promessi di non indignarci più di tanto sulla
telecronaca Rai per l’apertura delle Olimpiadi e di sorvolare sull'immagine della Meloni appennicata mentre si ode il "Nessun dorma". Ma, si sa, le strade per la
felicità sono lastricate di buone intenzioni che, puntualmente, si fatica a mantenere.
Ecco allora che non ce la facciamo a trattenerci ad
incollare altre “figurine” interessanti sul nostro Album.
La prima la troviamo sul tema “scontri di Torino” ovvero l’apriscatole
sul decreto sicurezza tanto caro al Governo Meloni e che tanto spazio ha
occupato la cronaca politica dei giorni scorsi. Per un momento abbiamo ritenuto
che l’immagine di quel momento fosse quella dell’agente a terra mentre viene colpito.
Poi, invece, abbiamo scoperto che l’immagine più diffusa è un’altra. L’immagine
è quella, molto suggestiva, di un agente di Polizia mentre aiuta il collega
appena colpito dai manifestanti violenti. Se non che, l’immagine è “taroccata”
dall’IA come ha scritto per primo l’Huffington Post (vedi https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/02/05/news/una_foto_alterata_dallai_sui_social_della_polizia_fa_scatenare_i_complottisti_sui_fatti_di_torino_la_replica_non_generat-21139236/ e meglio ancora https://tg24.sky.it/cronaca/2026/02/06/scontri-askatasuna-torino-polizia-foto-ai
).
Il capitolo “immagini false” è ormai centrale e fondamentale
per comprendere appieno il senso del nostro Album. Chiunque oggi è in grado di modificare
una immagine a suo uso e consumo. Quando però ci sono di mezzo le istituzioni che attraverso le immagini cercano consenso politico il problema diventa molto grave: il “maestro” Trump insegna (vedi ultimissime immagini taroccate su Obama ritratto come una scimmia) e molti lo seguono,
pure in Italia.
La seconda immagine ha iniziato a circolare ieri pomeriggio
quando compare in rete la fotografia del prossimo co-conduttore di Sanremo, un certo
Andrea Pucci, che per annunciare il suo “sbarco” all’Ariston ha pubblicato una sua
foto con le chiappe al vento e il titolo “Sanremo … sto arrivando”. Oggi il Corriere
gli dedica un pezzo in prima pagina dove leggiamo: “Palco e moschetto, Pucci
perfetto. «Io sono l’unico comico di destra». E lo ribadisce quando scrive sui
social «spiace zecche» inneggiando alla vittoria di Fratelli d’Italia come
fosse un bullo di Roma nord — o Ponte Lambro, zona di Milano meno ricca ma
ugualmente «fascia», direbbero le zecche. Che poi il problema non è essere di
destra, ma come esserlo. Basta vedere le battute rivolte qualche tempo fa a
Elly Schlein di cui prendeva le foto venute così così e poi aggiungeva: «Già
che ci sei dentista e orecchie no? Ridicola»”. Sarà l’immagine perfetta per
questo prossimo Sanremo con buona pace dei consiglieri che, verosimile,
siederanno in prima fila all’Ariston per poi commentare il “successo” del
Festival.
La terza figurina è ancora leggermente sfuocata e si riferisce alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi diffusa e commentata dalla Rai. Notoriamente Bloggorai ha attacchi di orticaria quando si avvertono “fenomeni mediatici del terzo tipo” in grado di interessare “miliardi di telespettatori” e ancora di più quando si diffonde il brodo di giuggiole sul “made in Italy”. Ma va beh, un antistaminico e passa pure l’orticaria. Ma quando c’è di mezzo la Rai e i suoi conduttori difficile trattenersi. Il prode conduttore olimpico Paolo Petrecca, non ne sbaglia una e inanella una gaffe dietro l'altra. Già direttore meloniano sfiduciato dalla sua redazione (vedi https://www.repubblica.it/politica/2025/06/21/news/petrecca_direttore_raisport_tre_sfiducie-424683928/ ) è noto da tempo: si legge di lui “E’ l’homo melonianus per eccellenza” proseguiva Caruso, ricordando come “la fortuna” di Petrecca risale al 2021 quando “FdI viene esclusa dal Cda Rai” e “a Meloni viene offerta la direzione di Rai news. Il nome della Meloni è quello di Nicola Rao, un giornalista di destra silenzioso. Sa di essere di destra ma non mette gli striscioni sul tram. Ha scritto dei libri che hanno nel titolo la parola “celtica”. Gli costeranno la direzione di Rai news. A Fuortes, tutto un blocco di Pd romano, e non era certo Elly Schlein, viene consigliato di non nominarlo. Il nome di Petrecca viene suggerito da Antonio Di Bella, ex direttore di Rai news, e da Stefano Marroni, portavoce di Fuortes, allora nella comunicazione dell’ad. Petrecca è il direttore “compensazione” di Meloni. E lo è in tutti i sensi. Meloni voleva Rao ma ha ottenuto Petrecca (…) Lui è rimasto uguale, un giornalista di destra che vuole dare calci al mondo di sinistra, a cui deve dire grazie indirettamente”.
Che mondo fenomenale con “lui nella parte di lei e lei nella
parte di lui” con Di Bella che propone Petrecca … per fortuna che ci sono le “figurine”
a ricordarcelo.
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