martedì 16 aprile 2019

Il gioco delle parti

Si è appena conclusa l'audizione di Foa e Salini in Vigilanza Rai. Sarebbe utile, forse necessario, rivedere e diffondere anche nelle scuole elementari (poveri figli) lo spettacolo della politica e della dirigenza Rai per capire se è più dannosa la prima o la seconda per il destino del Servizio Pubblico.
La politica è apparsa povera di conoscenze e proposizione: verrebbe da chiede quanti di loro si sono presi la briga di leggere la Concessione e il Contratto di servizio.
Sulla dirigenza Rai, o almeno una parte di questa, di cui si legge e si parla per essere costantemente iscritta al registro delle "quote" di appartenenza ad un partito o dell'altro,  basta citare la lite nella redazione del Tg1 (a quanto sembra fondata sulla ripartizione di alcune nomine interne) per stendere un velo pietoso.

Inizio dei lavori ore 9.24, fine seduta 12.23 con replica del Presidente e dell'AD. Anzitutto una nota di colore: qualcuno suggerisca a Salini di mettere un punto metallico ai tanti foglietti che gli si perdono tra le mani, si sovrappongono, scompaiono e riappaiono come i conigli dei maghi. Tutto buono per Crozza.

Al centro degli interventi tre filoni: i dati sul pluralismo politico, il Piano industriale e la sorte dei canali Rai Movie e in lingua inglese. Sul primo punto, attacco frontale sui numeri forniti dal Presidente Rai, accusato anche di fornire numeri falsi. Replica sulla stessa falsariga. Punto e a capo. Sul Piano industriale, sensazione diffusa che le oltre 300 pagine più altrettante di allegati non siano state lette bene dai parlamentari, spesso confusi tra piano editoriale e piano industriale. Sul cinema, e sul canale "femminile o maschile" abbiamo già scritto. Sul canale in inglese e sul doppio incarico di Foa, risposte fumose e, seppure supportate da pareri di legittimità di Anac e Mise, rimane il senso di una operazione dai contorni ancora  poco chiari.
Non è stata quasi mai citata la parola canone e il tema risorse è stato pressochè dimenticato per non dire che nessuno, nessuno, ha posto il tema della coesione sociale che pure è centrale, fondamentale nel contratto di servizio. Le due ruote fondamentali del Piano industriale, semplicemente, sono in secondo piano ... piccole cose ...

La seduta si è chiusa un pò a correre via: non c'è stato il voto sul Piano Industriale e, forse, nemmeno ci sarà o almeno non è previsto.

Vediamo il gioco delle parti: il PD (Margiotta, Giacomelli, Verducci) ha sollevato il problema del ruolo dell'AD (un uomo solo al comando) e la Legge del 2015 voluta dal Governo Renzi. Lo spirito della legge è stato deformato: "la legge non ammette diarchie (tra presidente e AD)". Il Piano Industriale "vorrei ma non posso". Il M5S (Airola e Di Nicola) difendono il piano ma sollevano il caso Foa e (Airola) il tema indipendenza dalla politica (sic) e trasparenza sulle nomine (???). Per il resto, poco o nulla più. Il teatrino oggi più povero del solito.

Sensazione generale: la Santa Pasqua è vicina e le elezioni europee pure e che, chi più chi meno, vogliano prendere tempo. Inoltre, una interessante convergenza tra M5S e PD sulla necessità di rivedere, aggiornare la Legge sulla governance Rai per individuare una fonte diversa di legittimazione e autonomia (una fondazione). Come abbiamo già scritto: riportare la chiesa al centro della piazza (la chiesa è il parlamento) che esprime un Concilio (una Fondazione)  autonoma, autorevole e indipendente, anzitutto dal Governo. Questa Rai, questa governance, è frutto di una Legge sbagliata che ha consegnato, sigillato, l'Azienda nelle mani del Governo dove i due personaggi (Presidente e AD) rispecchiamo le componenti fondamentali. PUNTO. Difficile immaginare che ne possa discendere un progetto di Servizio Pubblico valido per il prossimo futuro.

Ora si rimane in attesa di una possibile nuova convocazione in Vigilanza e del parere del Mise che (curiosamente) tace.

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