lunedì 3 novembre 2025

Lavori in corso...attendere prego

RAI e Autorità: chi garantisce cosa?

By Bloggorai ©

“Così fan tutte …” ... così fan tutti !!!

Il “caso” sollevato da Report a proposito del Garante della Privacy ci ripropone e induce ad una brevissima riflessione.

Le Autorità di Garanzia, come altri istituti di controllo di interesse pubblico, hanno il loro attuale fondamento nella espressione degli equilibri politici del momento in cui vengono nominati. Non ci sono criteri professionali da seguire obbligatoriamente per comparare e selezionare i candidati commissari (o consiglieri). Vedi pure il Cda Rai: come e perché sono stati “nominati” i quattro consiglieri Antonio Marano, Federica Frangi, Alessandro di Majo e Roberto Natale? Quali criteri sono stati utilizzati per essere preferiti i loro nomi piuttosto che uno qualsiasi degli altri candidati? Nessuno, se non essere “espressione” diretta di un partito o di un’area politica (segnatamente Lega, Fratelli d’Italia, M5S e AVS). Perché, ad esempio, si sceglie un “avvocato” figlio di noto avvocato e amico di potente avvocato e non un “avvocato” qualsiasi? Perché si preferisce un ex portavoce politico piuttosto che una persona che non ha mai portato “voce” di alcuno?

Leggiamo uno stralcio dell’intervista al costituzionalista Ugo De Siervo oggi su Il Fatto: “Assistiamo a una degenerazione delle autorità indipendenti. Si chiamano così perché dovrebbero essere indipendenti dal sistema politico e dai partiti. E nel momento in cui progressivamente i componenti vengono sempre più palesemente scelti per i loro rapporti politici, non va bene. Non servono più a nulla. E non perché non sono indipendenti, ma perché sono dipendenti da maggioranze o minoranze politiche”.

Misteri della “fede” politica.  E proprio seguendola pista della “fede” politica, sia di fonte partitica che di fonte Governo, abbiamo fatto una piccola ricerca con l’aiuto dell’IA sulle principali Autorità di Garanzia.

AgCom. Giacomo Lasorella (Presidente): La sua nomina nel 2020 è stata proposta dal Presidente del Consiglio di allora (Giuseppe Conte, sostenuto da M5S e PD).

Massimiliano Capitanio: Eletto nel 2022, proviene da una carriera politica ed è stato deputato della Lega prima di assumere l'incarico di commissario.

Antonello Giacomelli: Eletto dalla Camera dei Deputati, ha un background politico di lunga data, essendo stato sottosegretario e deputato del Partito Democratico (PD).

Elisa Giomi: Eletta dal Senato della Repubblica, la sua nomina è stata sostenuta dalla coalizione di centrosinistra al momento della sua elezione nel 2020.

Laura Aria: Eletta dal Senato, la sua nomina è stata sostenuta dalla coalizione di centrodestra al momento della sua elezione nel 2020.

AGCM. Roberto Rustichelli (Presidente): Magistrato ordinario di carriera, è in carica dal 6 maggio 2019. La sua nomina è stata congiunta da parte dei Presidenti di Senato e Camera, al tempo Maria Elisabetta Alberti Casellati (Forza Italia) e Roberto Fico (M5S), riflettendo un accordo trasversale.

Elisabetta Iossa: La sua nomina è stata sostenuta dalla maggioranza di Governo di allora (Governo Draghi, con ampio sostegno parlamentare).

Saverio Valentino: Nominato il 13 giugno 2023, ha un background di avvocato e giurista con esperienza in diritto amministrativo e appalti pubblici. La sua nomina è stata oggetto di accordi politici tra i partiti della maggioranza di Governo del momento.

Privacy. Pasquale Stanzione (Presidente): La sua nomina nel 2020 è stata frutto di un accordo politico tra le forze che sostenevano il Governo Conte II (principalmente Movimento 5 Stelle e Partito Democratico).

Ginevra Cerrina Feroni: Costituzionalista ed esperta di diritto pubblico comparato, la sua nomina nel 2020 è stata sostenuta dalla coalizione di centrosinistra.

Agostino Ghiglia: Avvocato e già esponente politico, ha ricoperto incarichi istituzionali ed è stato deputato. La sua nomina è stata sostenuta dalla coalizione di centrodestra, in particolare da Fratelli d'Italia.

Guido Scorza: Avvocato e giurista esperto di diritto delle nuove tecnologie e blogger, la sua nomina è stata sostenuta dal Movimento 5 Stelle.

Consob. Paolo Savona: Economista di fama, con una lunga carriera accademica e incarichi istituzionali pregressi, tra cui Ministro per gli Affari Europei. La sua nomina nel 2019 è avvenuta su proposta del Governo Conte I (sostenuto da M5S e Lega).

Gabriella Alemanno: Dottoressa con esperienza in ambito fiscale e delle agenzie fiscali (Agenzia del Territorio, Agenzia delle Entrate). È stata nominata nel 2023 dal Governo Meloni (centrodestra).

Federico Cornelli: Dottore commercialista, con una solida esperienza in analisi finanziaria e revisione contabile, avendo già lavorato in CONSOB in ruoli dirigenziali. È stato nominato nel 2023 dal Governo Meloni (centrodestra).

Chiara Mosca: Professoressa associata di Diritto commerciale all'Università Bocconi, con competenze in diritto e regolamentazione finanziaria. È stata nominata nel 2021 su proposta del Governo Draghi (larga coalizione).

Carlo Comporti: Ha una lunga esperienza interna alla CONSOB, dove ha ricoperto diversi ruoli direttivi prima della nomina a commissario nel 2022, avvenuta durante il Governo Draghi.

Così fan tutti … così fan tutte. De Siervo conclude la sua intervista con una proposta: “Secondo lei come se ne esce? Con un atto di autonomia dei componenti rispetto alle fonti di designazione: che si dimettessero dai rispettivi partiti o dall’incarico per salvaguardare la loro credibilità personale”.

Cominciassero dal dare il buon esempio in Rai: dimettevi!!! Nei giorni scorsi il M5S a proposito di Report e l’impegno a tradurre in fatti concreti la tutela della trasmissione e del giornalismo d’inchiesta (vedi pure Petrolio) ha sostenuto che “… se questo non avverrà sarebbe opportuno che i consiglieri facessero un passo indietro”. Lo aveva già sostenuto anche l’Usigrai a febbraio scorso. Volendo, è tutto molto semplice: potrebbe essere sufficiente una telefonata.

bloggorai@gmail.com

sabato 1 novembre 2025

RAI e Giustizia: avanti con le riforme ... indietro con la Democrazia

By Bloggorai ©

“Io credo che le sole cose sicure in questo mondo siano le coincidenze” 

Leonardo Sciascia

Sembra utile riprendere questa citazione che già nei giorni scorsi abbiamo utilizzato in occasione dell’attentato politico a Ranucci. È solo per una particolare coincidenza che mentre si conclude l’iter parlamentare in attesa del referendum per la riforma della giustizia ora si aprirà il nuovo capitolo sulla riforma della Rai.

È tutto già scritto, è tutto già noto, è tutto già dibattuto ed “approvato”. Da tanto tempo si avverte nell’aria qualcosa di “sinistro” ovvero di “destro” ovvero di “ultra destro”. Questo “qualcosa” talvolta si palesa in forme nuove ma è sostanzialmente un “qualcosa” da tempo presente nella storia di questo Paese.

Questo “qualcosa” l’altro ieri ha preso forma tangibile, sostanziale, nell’esultanza che i partiti di Governo hanno manifestato con il voto Senato sulla Riforma sulla giustizia culminata l’immagine di Silvio Berlusconi in un flash mob a Piazza Navona.

Intendiamoci bene: è un argomento molto complesso che richiede attenzione e studio e non è facile cavarsela semplicemente. Fatto sta che questo tema proprio in questi giorni, più che nel recente passato, ci ha riportato alla memoria una storia lontana, che spesso e volentieri viene dimenticata con leggerezza: il “Piano di Rinascita Democratica” della P2 ormai datato luglio 1981 e rinvenuto nella casa della figlia del Venerabile Licio Gelli e successivamente reso pubblico dalla Commissione Parlamentare appositamente costituita.

Merita essere riportata una frase di Gelli in una intervista rilasciata Concita de Gregorio di Repubblica nel settembre 2003: “Guardo il Paese, leggo i giornali e penso: ecco qua che tutto si realizza poco a poco, pezzo a pezzo. Forse si, dovrei avere i diritti d'autore. La giustizia, la tv, l'ordine pubblico. Ho scritto tutto trent'anni fa. Tutto nel piano di Rinascita, che preveggenza” e aggiunge “Ha visto il progetto di riordino del sistema televisivo? "Si è, buono". E la riforma della giustizia? "Ho sentito che quel Cordova ha detto: ma questo è il piano di Gelli. E dunque?”. Cosa proponeva, in sintesi il Piano P2? Tante cose e, tra queste, proprio esattamente “… separare le carriere requirente e giudicante …” ovvero esattamente il cuore della riforma approvata ieri al Senato e che ora dovrà essere sottoposta al vaglio referendario e, contestualmente, un altro punto centrale “La Rai-Tv va dimenticata” (pag. 1 del testo originale sequestrato alla figlia di Gelli https://www.archivioantimafia.org/p2/piano_rinascita_democratica.pdf ). 

Poco tempo dopo quell’intervista si palesa dentro la Rai la famigerata Struttura Delta: da rileggere “Struttura Delta? No, loggia P2” a firma Beppe Giulietti di luglio 2011 (https://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/04/struttura-delta-no-loggia-p2/139651/ ). Ci eravamo già chiesti, pochi mesi addietro, cosa è rimasto o quali nuove forme ha assunto quella “Stuttura Delta”, in quali meandri si è camuffata dentro la Rai e come sta attivamente contribuendo a “picconarla” pezzo a pezzo, giorno dopo giorno. L’uso del verbo “picconare” non è casuale.   

Già, Gelli non solo preveggente ma anche lungimirante: difficile immaginare allora che uno dei punti cardine del Piano, appunto la riforma della giustizia, venisse realizzata a sua immagine e somiglianza. Per chi fosse interessato a fare una spunta e segnare con un “fatto!!!” e verificare tutto ciò che era previsto, quanto è stato realizzato e quanto si potrà ancora realizzare nel Piano può rileggere il dettagliato articolo di Marco Travaglio pubblicato sul Fatto nel luglio 2010: https://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/08/il-piano-di-rinascita-democratica-della-p2-con-i-commenti-di-marco-travaglio/38133/ .

Non a caso abbiamo riportato la frase di Gelli sul riordino del sistema televisivo. Come ben sapete, per singolare combinazione, proprio in questi giorni è in corso il dibattito (ristretto solo in Commissione VIII del Senato e prossimo ad andare in Aula) sulla riforma della governance Rai tutto incentrato sulla bozza/sintesi avanzata dai partii di Governo (di quelli dell’opposizione ne abbiamo parlato a lungo e non meritano altra attenzione per quanto li riteniamo immeritevoli di alcuna nota). Come abbiamo già scritto, sarà un passaggio fondamentale per il futuro del Servizio Pubblico in grado di incidere non poco sugli equilibri democratici del Paese. Eppure, ciononostante, si avverte la stessa sensazione che abbiamo scritto all’inizio del post: si avverte nell’aria non solo qualcosa di “destro” ma anche di una “sinistra” che sul fronte Rai sembra aver abdicato, rinunciato, abbandonato sostanzialmente il terreno di battaglia. La riforma della Rai ne è una controprova: emendamenti improponibili e insostenibili.   

“Riforma della Giustizia, riforma della Rai, presidenzialismo … dai che ci siamo” qualcuno potrebbe iniziare a stappare bottiglie di prosecco.

bloggorai@gmai.com

giovedì 30 ottobre 2025

RAI: segnali di fumo

By Bloggorai ©

Puffete! svanita, sfumata, eclissata, è volata via come piuma al vento, come una piccola bollicina di sapone la notizia dell’AD Giampaolo Rossi ieri alla Camera che oggi non c’è più. Tanto clamore per nulla? Ordinaria amministrazione (… così han fatto tutti prima di lui…) che non merita nemmeno un titoletto su un giornale del giorno dopo?  La valanga di nuove notizie l’ha già travolta e sommersa? Poesse… poesse!!!

A Bloggorai invece non sembra così. Ricordiamo sempre un pensiero fondamentale: sono le persone che “fanno” le cose e non viceversa. È Rossi in quanto tale che si reca alla Camera per “incontri istituzionali” per trattare, da solo, la riforma, l’EMFA e la prossima legge di bilancio è una notizia che ha un valore specifico, un focus che merita ancora attenzione oltre il ruolo di AD che ricopre. Quando si cerca costantemente di unire i punti, di collegare le tessere di un vasto, complesso e dinamico mosaico alcuni “passaggi” sono centrali e assumono una prevalenza rispetto agli altri, si crea una certa gerarchia che dovrebbe essere rigorosamente perseguita, pena perdere di vista il quadro complessivo.

Questo quadro complessivo, lo scenario che appare alla vista sul futuro del Servizio Pubblico appare cupo, minaccioso e povero. Il disegno del puzzle fatica a comporsi. Si aggiunga pure che non si intravvedono forze, soggetti politici o della “società civile” pronti a venire in soccorso e prospettare una alternativa o visione diversa. Diciamo, semplicemente, che non c’è nulla, almeno per ora.  

Allora, partiamo proprio da quanto Rossi è in grado di “rappresentare” per il suo governo dell’Azienda al Governo che lo ha insediato. Anzitutto Rossi deve “rappresentare” giocoforza un’Azienda traballante, incerta e sula strada di un costante declino. Lo abbiamo scritto innumerevoli volte e non ci ripetiamo. Nonostante si voglia fare tanti sforzi per sostenere il contrario, i numeri non mentono. I suoi interlocutori, forse, ne sono consapevoli più di quanto lui stesso vorrebbe affermare e gli chiedono conto: “Sei capace di tenere la Rai sotto controllo?”. Hai voglia a leggere che “Lui parla direttamente con la Meloni” mentre, filosoficamente parlando, se ne frega dei suoi colonnelli.  

Allora, per quanto ci è dato sapere e leggere, Rossi è andato alla Camera seguendo due binari: il primo è ricevere indicazioni su come tenere in equilibrio la “guerra per bande” in corso a Via Asiago con Sergio solo “apparentemente” al suo fianco e con Marano solo “sostanzialmente” a lui avverso. Su questo capitolo, alleanze trasversali, trame e complotti si potrebbero scrivere capitoli enciclopedici. 

Piccola nota a margine. Nei giorni scorsi si è svolto un incontro “molto riservato” con tutti i i direttori e il tema era lo stato di avanzamento del Piano Industriale e di quello immobiliare. Perché “molto riservato”? semplice: perché è stata illustrata, ci hanno riferito, una situazione sostanzialmente disastrosa: “I due piani, in combinato disposto tra loro, non avanzano. Quello industriale perché non ha risorse e quello immobiliare perché non ha prospettive e soluzioni imminenti: vedi Milano e vedi la vendita della sede di Venezia”. Meglio tenerlo “molto riservato”. I due Piani hanno un rumore di “sottofondo” politico non irrilevante: le tensioni con la Lega. Il Piano industriale è legato al dossier RaiWay (vendita/cessione quote ovvero operazione fusione con Ei Towers) e quello immobiliare è legato ai tanti “dossier” di specifico interesse di quel partito nelle sue aree geografiche di riferimento, Lombardia e Veneto. In entrambi i piani c’è una figura prevalente sullo sfondo, Roberto Cecatto, ed una subordinata, Roberto Sergio. Entrambi possono avere molto interesse personale.  È verosimile, ci riferiscono, che Rossi possa aver trattato anzitutto questi temi con i “suoi” interlocutori.

Il secondo filone, del quale abbiamo riportato già da tempo notizie, si riferisce alla sua permanenza. Rimane o no? A questa domanda, per quanto abbiamo cercato di capire e sapere, al momento, non c’è risposta. Forse “faranno sapere”, come si usa dire.

Tutto questo si svolge in una scena che vede una quinta di assoluto rilievo: la prossima riforma che, secondo quanto auspicato dalla maggioranza di Governo (Gasparri dixit), potrebbe andare in Aula già entro al fine dell’anno. A quel punto, andate in pace, la partita sarà chiusa e verrà riaperta ai primi del prossimo 2027 con il rinnovo del Cda e della Concessione. Ecco, forse, chiarito perché Rossi è andato alla Camera (ed ha tenuto a farlo sapere) e potrebbe aver posto un drammatico interrogativo “Se devo rimanere cosa devo fare?”.

Alfine, oggi sappiamo che la prossima settimana è stata convocata la Vigilanza per audire Ranucci. Fatto certamente importante. Difficile però non osservare che la Vigilanza non riesce a risolvere il problema presidente, ormai sospeso da oltre un anno, e invece riesce a convocarsi subito per questa occasione. Abbiamo letto che questo fatto “potrebbe essere interpretato come un segnale di disponibilità da parte della maggioranza”. Così come per le “visioni” è necessario andare da un buon ottico, per i “segnali” è necessario rivolgersi ad un Capo Indiano Cheyenne o Navajos.

Bloggorai@gmail.com      

mercoledì 29 ottobre 2025

La RAI a Palazzo Chigi: gente che va ... gente che viene

By Bloggorai ©

È cosa buona e giusta che l’AD Rai, Giampaolo Rossi, ieri sia andato alla Camera per “una serie di incontri istituzionali”? è cosa buona e giusta che, “secondo fonti bene informate”, gli argomenti trattati (con chi?) siano stati la riforma Rai, l’EMFA e la manovra? È cosa buona e giusta che questi incontri siano avvenuti, sembra, da solo ovvero almeno senza il presidente pro tempore Marano o financo del DG Sergio? È cosa buona e giusta che Rossi voglia affrontare questi temi che, si suppone, possono certo appartenere alla sua sfera di interesse forse strettamente personale ma che non appartengono alla sua sfera di intervento istituzionale? Se non andiamo errati, finora non è stato mai audito in Vigilanza Rai. È vero o no che è la “politica” a decidere quale possa essere il futuro della prossima Rai che verrà disegnata con la riforma? È vero o no che l’EMFA (European Media Freedom Act) è attualmente in vigore e deve (doveva) essere solo applicato? Per quanto riguarda invece la “manovra” francamente si fatica a capire quale possa essere il suo interesse. Forse il canone, del quale peraltro finora non si è parlato? Teme qualcosa?  

In buona sostanza: perché Rossi è andato a fare questi “incontri istituzionali”? Nota bene, la direttrice delle Relazioni Istituzionali Rai, Angela Mariella (ritenuta in “quota” Lega) ha lasciato da poco l’incarico per andare a sostituire quello di Monica Maggioni. Una “manovra” interna che, ci dicono, molto sospetta e chiaccherata del genere “grande inciucio” e con “grande” intendiamo proprio “grande”. 

Abbiamo chiesto in giro e la risposta è stata pressoché unanime: la lotta interna tra i tre personaggi in cerca di autore, Rossi, Sergio e Marano, è destinata a farsi sempre più aspra ognuno per se e Dio per tutti. Dunque, in buona sostanza, Rossi, secondo autorevoli interpretazioni, sarebbe andato a “capire” l’aria che tira per se stesso (in vista di qualcosa di nuovo) e/o per l’Azienda che dirige. Ma, come è già avvenuto in passato, ci sarebbero stati mille altri modi per farlo e non è necessario “farsi vedere” alla Camera e dintorni quando basta telefonare oppure incontrarsi in luoghi meno trafficati da occhi indiscreti. Evidentemente, era necessario proprio “farsi vedere” e farlo sapere.

Del resto, appunto, la tradizione di DG e AD che vanno e vengono da Palazzo Chigi è lunga e consolidata. A gennaio 2017 Antonio Campo Dall’Orto si reca a Palazzo Chigi dove era stato da poco nominato il fedelissimo renziano e gentiloniano Nino Rizzo Nervo (Messaggero https://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/gentiloni_sceglie_rizzo_nervo_controllare_la_rai-2227849.html ). Ad agosto dello stesso anno verrà nominato DG in successione a Luigi Gubitosi (con la Maggioni nominata presidente). Poi arriva Fabrizio Salini, il primo AD nominato con la Legge Renzi. A giugno 2020 su Repubblica.it si legge di “ …un incontro che si sarebbe tenuto ieri tra il premier Giuseppe Conte e l'amministratore delegato della Rai Fabrizio Salini scatenano le critiche di Pd e Italia Viva. Il colloquio infatti sarebbe stato anche l'occasione per avviare un confronto sulla riforma della governance nell'ambito del quale si è discussa l'ipotesi di ampliare la durata del mandato dei vertici della tv pubblica” vedi  https://www.repubblica.it/politica/2020/06/27/news/rai_pd_italia_viva_contro_conte-salini-260342746/ . arriva poi il turno di Carlo Fuortes che, per non essere da meno, a marzo 2023 incontra la Meloni (vedi https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2023/03/07/fuortes-a-rapporto-a-palazzo-chigi-rai-commissariata/7087834/ ). Dopo di lui arriva Roberto Sergio e il 19 settembre 2024 sul Fatto si legge “Sergio a Chigi: punta a essere il nuovo dg” (vedi  https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/09/19/sergio-a-chigi-punta-a-essere-il-nuovo-dg/7699161/ ).

È cosa buona e giusta che l’AD Rai possa avere “incontri istituzionali” sul futuro del Servizio Pubblico? Forse anche si, visto poi che da un po’ di tempo a questa parte nessuno sembra occuparsene più e pure quando alcuni, l'opposizione, se ne sono occupati era quasi meglio che non lo avessero fatto visto quello che sono stati capaci di proporre con gli emendamenti.

bloggorai@gmail.com

martedì 28 ottobre 2025

RAI "Bancomat"

By Bloggorai ©

Se la memoria non ci inganna, il primo a definire il ruolo preminente della Rai come “sportello Bancomat” fu il compianto Riccardo Laganà. Fa sempre comodo a tanti. Grande intuizione, della serie "follow the money" e si capiscono tante cose!!!

Prima di tornare sul tema “pagine nere” necessario soffermarci un “momentino” su due notizie di oggi che brillano di luce propria. La prima la leggiamo su MF dove veniamo a sapere che Monica Maggioni, ex direttrice Rai, dimessa “ad insaputa del Cda” ed ora titolare di un “contrattino” da collaboratrice esterna è entrata a far parte dell’Advisory Board di Iliad in sostituzione della sua collega collaboratrice esterna Maria Latella, la stessa che percepisce oggi un modesto compenso di 730 mila euro per una trasmissione dal 2% circa. Si suppone che sia tutto come “volontariato” a titolo gratuito e che ci sia stato uno “scambio di cortesie” tra giornaliste colleghe esterne Rai. Giova sempre ricordare che la Maggioni è stata fino alla fine di agosto scorso la Direttrice del Coordinamento Editoriale per l'Offerta Informativa. Ovvero il luogo dove sarebbero dovuti avvenire quei mutamenti, quegli adeguamenti, quei coordinamenti ed efficientamenti dell’intera offerta giornalistica del Servizio Pubblico. Della Maggioni, oggi, ricordiamo solo il nome della trasmissione che conduce su Rai Tre e che prende il nome di “NewsRoom” cioè, ironia della sorte, proprio ciò che da tempo si sarebbe dovuto realizzare in Rai e che invece è stato osteggiata e disattesa da tutti, sottolineato tutti. Della Maggioni, preferiamo non ricordare la sua esperienza a Rai News24, dove oggi lavorano oltre 200 giornalisti per realizzare un ascolto medio da prefisso telefonico. Ecco, tanto per rimanere in tema, un’altra “pagina nera” della Rai che non è stata scritta in epoca recente. 

La seconda notizia la leggiamo su quella specie di “ufficio stampa” che è diventato Dagospia quando pubblicizza la nota trasmissione stasera in onda su Rai Due. Leggiamo: “Ho avuto esperienze con le donne, mi sono trovata bene, ma mi piace il manzo" - Belen si confessa da Francesca Fagnani a “Belve” e accende le fantasie dei pipparoli: "trasgressioni? ne ho una, ma non te la posso dire. Ho un bel lato oscuro. sono single, l’ultima volta che ho fatto sesso era agosto. Ho avuto una dipendenza da benzodiazepine. la droga l’ho provata, ma non ho mai esagerato”. Notevole, fior da fiore, da non perdere.  

Questa notizia ci porta dritti dritti nel cuore di altre “pagine nere”: l’offerta editoriale nell’intrattenimento e nell’informazione sia dal punto di vista della capacità di produrre/creare autonomamente prodotti originali (con i relativi costi) sia dal punto di vista dei contenuti e organizzazione degli stessi. Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo forte e chiaro: la Rai non sembra più in grado di produrre e realizzare in casa neanche il format più banale, ad esempi quello che prevede un giornalista che intervista un personaggio (o magari un altro giornalista) e si “deve” affidare a coproduzioni con società esterne.

Nel frattempo, rispetto alle “pagine nere” di cui abbiamo parlato ieri e sulle quali stiamo lavorando, ci stanno arrivando notizie molto interessanti. “Faremo sapere” come amano ripetere quando si pone qualche domanda, comprese quelle rivolte ai consiglieri.   

Comunque, proseguendo sul tema “Pagine nere” è bene sempre ricordare un punto centrale. Ce ne sono ancora? Si, e sono tante tante. Tante “pagine nere” che vengono pure da tempi addietro, non sono tutte scritte in epoca recente, per intenderci in epoca Telemeloni, anzi. Alcune sono state scritte, hanno avuto origine in tempi e con persone del recente e lontano passato che hanno avuto importanti e rilevanti ruoli di grande responsabilità dentro e fuori la Rai. Già, dentro e fuori la Rai, esattamente come sta per avvenire con la scrittura di una prossima “pagina nera” della riforma Rai che quando verrà messa nero su bianco nessuno potrà dire semplicemente “piove, governo ladro”. A reggere quella penna ci hanno pensato in molti, amici ... proprio come quella citazione che riportiamo spesso:

“Come hai fatto a fare bancarotta? chiese Bill.

In due modi - Mike disse – gradualmente prima e improvvisamente poi.

Chi ti ci ha portato?

Amici – disse Mike. Io avevo un sacco di amici. Falsi amici.

(E. Hemingway, Fiesta)

Bloggorai@gmail.com

lunedì 27 ottobre 2025

RAI: le pagine "nere"

By Bloggorai ©

La storia recente della Rai, in perfetta sintonia con quella del Paese, è costellata di pagine “nere” o, meglio che vada, opache. Si dice spesso che "la Rai è lo specchio del Paese" e forse, oggi più che mai, è vero. Ci sono tante "pagine nere" di ogni genere e riguardano la gestione economica ovvero le risorse di cui dispone, lo sviluppo tecnologico, l’offerta editoriale e, infine, gli assetti istituzionali.

La prima “pagina nera” o meglio, lo schermo nero, è tornata in evidenza proprio ieri sera con la proiezione su La7 del docu-film Magma- Il delitto perfetto relativo all’omicidio di Piersanti Mattarella avvenuto il 6 gennaio 1980. È bene ricordare il tema e perché si tratta di una “pagina nera” della storia Rai. Perché Mattarella è stato ucciso e da chi? Rispondere al perché porta dritto ai colpevoli, ai mandanti e agli esecutori materiali. Da allora le “piste” si sono contrapposte: da un lato una forte spinta a sostenere il solo “delitto di mafia” e dall’altro una forte spinta al “delitto politico” e segnatamente di destra in collaborazione con apparati dello Stato deviati e/o collusi. Ad un certo punto delle indagini, 1988, in Commissione Antimafia, il Giudice Giovanni Falcone collega l’assassinio di Mattarella con l’eversione nera. Anche recentemente, abbiamo letto sul Fatto.it che la presidente dell’attuale Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, si è espressa in termini di “ …alleanza del male” ha condizionato tutte le stragi italiane, che ha avuto un epicentro fondamentale in Sicilia, che la vedova Mattarella nel riconoscere Fioravanti come esecutore materiale del delitto deve essere presa sul serio”. A farla breve: la Rai che pure avrebbe potuto/dovuto trasmettere Magma, come peraltro era previsto, non lo ha fatto. Perché? Semplicemente perché “rinfrescare” la pista dell’eversione nera, dei neofascisti collusi con la mafia e apparati deviati, è fastidioso e sgradito a tanta “destra” attuale.

Allo stesso modo, sembra essere molto fastidioso e sgradito mandare in onda il film Premio Oscar No other Land sulla tragedia del popolo palestinese. Era previsto prima il 7 ottobre, lo stesso giorno in cui la Meloni è andata in onda due volte da Vespa. Poi sembrava che dovesse essere trasmesso il 21 e non è avvenuto. Abbiamo letto di una “telefonata politica” arrivata in Via Asiago. Fatto sta che, al momento, non è ancora possibile sapere con certezza se e quando potrà essere trasmesso: “faranno sapere” come usano ripetere quando qualche anima gentile gli pone la domanda.

Un altro bel capitolo ricco di “pagine nere” si riferisce alla gestione economia e finanziaria del Servizio Pubblico. La Rai ha poche risorse, sono incerte e quelle che ci sono vengono gestite male. La Corte dei Conti (relazione luglio 2025) lo scrive ogni anno “… ribadisce la necessità che l’Azienda realizzi ogni misura organizzativa, di processo e gestionale idonea ad eliminare inefficienze e diseconomie”. Notizia fresca di stamattina: il Fatto riporta il compenso di circa 730 mila euro l’anno per Maria Latella per la sua trasmissione che invece incassa ascolti introno al 2% di share. Quali inefficienze e quali diseconomie siano state sanate non dato sapere. Sappiamo invece che i conti non tornano. Come abbiamo scritto nei giorni scorsi riprendendo un articolo del Fatto a firma Gianni Dragoni, il buco della perdita netta del bilancio 2024 è di circa 47 mln. Nella recente semestrale è stato detto che la capogruppo Rai sarebbe in utile ma non si specifica se questo risultato è determinato dalla ripartizione dei profitti riconosciuti a terzi (gli azionisti di Rai Way). Non è una osservazione di poco conto. Sempre in ambito economico sono opache le pagine relative al sostegno finanziario del Piano Industriale. Da rileggere attentamente la Nota illustrativa del Piano (vedi  https://www.primaonline.it/wp-content/uploads/2024/01/RAI_nota.pdf ) e la nota presentata in Vigilanza Rai laddove si fa riferimento alla “… trasformazione in Digital Media Company. Tale trasformazione, che è il punto centrale del Piano industriale, richiederà investimenti per circa 113 milioni di euro in nuove tecnologie per il rinnovo dei modelli produttivi”. Ma il documento più interessante (Piano Industriale 2024-26, inquadramento strategico e Piano di sostenibilità) è quello presentato il 14 febbraio 2024 dove, a pag. 12, dove si legge che gli “interventi di Piano, cumulati 2024-26” prevedono 190 mln di “valorizzazione asset aziendali” e dove si prevede la “cessione di quote di minoranza di Rai Way”  che, come noto, non è avvenuta e nessuno è in grado di sapere se e quanto potrà avvenire (rinviato di altri sei mesi il MoU relativo alla trattativa con Ei Towers).

Quest’ultima nota ci porta dritti al cuore di altre “pagine nere” scritte nel capitolo “tecnologia”.  A che punto è la trasformazione della Rai in Digital Media Company (attenzione: non viene mai specificato “di Servizio Pubblico”)? Non sembra essere in nessun punto: dove era prima, pressoché li è rimasta. Esempio: i Data Center. Bloggorai si avvale di autorevoli consulenti e citiamo la sintesi di quanto ci hanno riferito: “I Data Center, ormai sono una componente strategica essenziale per tutto il sistema di diffusione e Rai, semplicemente, non ne ha abbastanza in termini di qualità e quantità. Senza Data Center non si va da nessuna parte. Grosso modo, in sintesi, ne occorrono di due tipi: un primo “tipo” si rivolge all’interno dell’Azienda, cioè un “luogo” dove girano, si lavorano e si conservano i dati e i contenuti digitali, ovvero la “cassaforte coni beni di famiglia” Rai. Il secondo “tipo” di Data Center è rivolto all’esterno, al mercato, ai telespettatori ovvero la cosiddetta CDN (Content Delivery Network). A suo tempo Bloggorai ha dedicato uno speciale a questo tema. Allora, lo stato dell’arte fotografa che quelli del primo tipo in parte già ci sono, di modeste dimensioni e già “datati”. Il secondo tipo invece è affidato in “noleggio” esterno (Akamay ad un costo stimato di oltre 6 mln l’anno). I Data Center sono voraci di tecnologia e di energia. Quindi il tema del make or buy è ancora irrisolto. Un Big Data Center, come pure per la CDN, per un solo cliente non ha senso. Per intenderci: la BBC ha una CDN propria e poi si appoggia per l'overflow a CDN di terzi. La CDN come commodity ha il vantaggio dell'aggiornamento tecnologico e dei costi a bit decrescenti (la CDN ha 3 elementi di costo: traffico, elaborazione, canone) dove un elemento cala sempre e gli altri due crescono. 10 anni fa Mediaset aveva proposto una CDN comune per i broadcasters nazionali tramite un loro consorzio, ma Rai ha mancato l'occasione”.

Conclusione. Se Rai e se Rai Way proseguono a sostenere la strada delle sole antenne (il ferro vecchio) è destinata all’estinzione. Mancano le risorse? È vero. Ma quelle che ci sono in parte rimangono incerte se non minacciate di riduzione (canone) e in altra parte gestite male. Inefficienze e sprechi, appunto, come scrive la Corte dei Conti.

In sintesi: il “dossier “Rai Way” è una grande pagina nera che nessuno ha voglia di leggere e le sole righe che sembrano interessare sono i lauti dividendi che la società distribuisce agli azionisti grazie anche al vantaggioso canone che Rai paga ogni anno alla quotata per oltre 210 mln.

Andiamo avanti con altre “pagine nere”.

Bloggorai@gmail.com