mercoledì 19 gennaio 2022

Le fragili certezze del canone Rai

Bloggorai ©

Recentemente vi abbiamo raccontato brevi note di uno dei soliti viaggi che ognmi tanto facciamo a Napoli per infrescarci le idee. Un luogo importante quanto interessante è il MADRE (Museo d'arte contemporanea Donnaregina) non lontano dalla Stazione Centrale, in Via Settembrini. Tra i tanti buoni motivi per visitarlo c’è la terrazza dalla quale si vede uno dei panorami più belli di tutto il golfo. Ma è all’ingresso che si trova una piccola cosa che merita di essere raccontata in due parole e con la fotografia che abbiamo messo in copertina. Due grandi “barattoli” con sopra scritto “All donation will go to something” e “All donation will go to nothing”. Il bello è che molte persone lasciano un obolo anche per il barattolo “niente”. Se volete, si può interpretare come una gloriosa tradizione del “caffè sospeso” laddove qualcuno ne potrà beneficiare.

È una perfetta metafora per trattare sommariamente una coda degli interventi al Senato della Soldi e di Fuortes. Il tema è il canone, definito “incongruo, incerto, instabile e imprevedibile”. Già, è vero, hanno ragione i due amministratori. Si tratta di capire solo se è ben chiara la natura della “tassa più odiata dagli italiani” e perché è percepita come tale e in quale contesto politico si forma e si caratterizza questa sua essenza. Ieri lo abbiamo appena accennato: se avesse voluto, Fuortes aveva sul piattino d’argento la possibilità di ribaltare il tavolo e inchiodare i partiti alle loro responsabilità per almeno due validissimi aspetti. 

Il primo si riferisce alla famosa questione del ritorno alla riscossione del canone nel vecchio modo (pagamento diretto all’Ufficio Postale), argomento del quale siamo stati i secondi ad occuparcene, dopo il Messaggero del 5 maggio. Necessario ricordare che al momento del suo insediamento, quasi a parlare per nome e per conto di Palazzo Chigi, l’AD ebbe a dire che “non è intenzione di questo Governo discutere di questo argomento” salvo poi riprendere l’argomento e porlo in termini preoccupati. Ne era stato avvisato già da subito della minaccia che, peraltro, colse impreparati molti dirigenti di Viale Mazzini,  e che è stata quantificata in circa 100 mln di possibile ritorno all’evasione. In soldoni, per come si stanno le cose (vedi pure il dibattito di questi giorni sull’aumento delle bollette energetiche) niente di più probabile che l’indicazione di Bruxelles venga raccolta, forse non per quest’anno ma per il successivo e dunque si prospetta un assioma ineludibile: il canone ben che vada rimarrà lo stesso mentre la sua evasione aumenterà. Inoltre: cosa si sta facendo per affrontare il tema del “canone speciale” che portava nelle casse RAI oltre 80 mln e di cui nessuno parla della sua possibile riduzione visto che molte aziende (bar, ristoranti, hotel etc) potrebbero non essere più in grado di sostenere questo impegno a causa della crisi Covid? Dunque, perché Fuortes non ha chiesto un preciso impegno alla politica, al Governo in questa direzione? Ora, oggi, domani, non si tratta di chiedere soldi in più agli italiani ma almeno di difendere quelli attuali, seppure saccheggiati impropriamente da oneri illegittimi. Fuortes ha chiesto l’unica cosa sulla quale avrebbe trovato un muro di cemento armato: aumentare il canone, ben sapendo che lo avrebbero preso a sportellate che, puntualmente sono arrivate e seppure non sono state esplicitate, sono ben presenti nei pensieri di molti (PD compreso).

Secondo argomento: il famigerato DDl 208 approvato a novembre. Se ne discuteva da anni e da tempo era noto che un baricentro minaccioso per la RAI riguardava la raccolta pubblicitaria in revisione del SIC. Le bozze di emendamenti giravano da tempo e, al momento del suo insediamento a Viale Mazzini, era tutto già noto e scritto nero su bianco. Eppure, una coltre di silenzio granitica di calcestruzzo è calata e il provvedimento è stato varato dal Governo nell’indifferenza generale (ovvero della complicità). Fuortes era stato informato che per il 2022 si prevedevano perdite per circa 50 mln e 130 per l’anno successivo (vedi audizione in Vigilanza del 12 ottobre) e dunque la domanda è sempre la stessa: cosa ha fatto per fronteggiare/gestire questa emergenza? Anche qui avrebbe avuto gioco facile nel ribaltare il tavolo verso la politica: “Cari Signori … cosa volete fare di questa Azienda visto che, giustamente, rivendicate il ruolo di “editore”… che intenzioni avete, quale futuro state disegnando per il Servizio Pubblico? Ed io cosa sono venuto a fare? A tappare i buchi?” Non devono essere i Senatori Margiotta o Di Nicola a chiedere all’AD come immaginano la Rai senza canone ma lui a chiedere loro quale Servizio Pubblico hanno in mente e come si dovrà finanziarlo.

Ritorniamo ai barattoli napoletani: investire per qualcosa o investire per nulla? Il tema risorse canone nella sua complessità è pure molto semplice. Se l’Azienda è solida ed è capace di investire ed essere competitiva nel mercato potrà sopravvivere, se invece è destinata a galleggiare nella mediocrità del pareggio di bilancio è destinata a soccombere, pubblica o privata che sia (come forse ad alcuni tintilla nelle orecchie). Chissà chi ha suggerito il dogma al quale Fuortes si ispira. Le aziende nomali, pubbliche o private che siano, se non hanno fondi propri (e la Rai non ne ha) per crescere devono investire e per investire debbono poter indebitarsi. La RAI ha un solo e inderogabile dogma: obbedire alla Legge (Convenzione e Contratto di Servizio) e non è previsto in alcuna disposizione che debba fare utili o perseguire il pareggio di bilancio mentre, come ogni Spa, si possono tollerare esercizi in perdita in funzione degli investimenti per innovazioni organizzative, di prodotto e tecnologiche laddove si preveda il ritorno entro un determinato periodo.

Ora, chiudiamo con una notazione di un nostro autorevole lettore che ieri ci era sfuggita: in Gran Bretagna, sui iniziativa del Governo, si sta discutendo l’eliminazione del canone alla BBC. Corre il legittimo sospetto che sia in corso un grande disegno che vede i Servizi Pubblici europei destinati a ridimensionarsi e, in questo senso, la RAI sembra essere nel suo pieno corso. Altro che aumento del canone.

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Un sottile e intenso profumo di privato intorno alla Rai

Foto di LeoNeoBoy da Pixabay

“…ha lavorato in tutti i rami dell’Azienda, dal commerciale alle operation, da Roma a … misurandosi con tutti i livelli manageriali: si dice che tratti tutti allo stesso modo, dal dirigente alla centralista, che coinvolga tutti nei suoi gruppi di studio, che sia uno che sa fare squadra” letto lunedì mattina sul Repubblica A&F. Chi sarà mai costui? Provate ad indovinare. Per un attimo ho avuto le traveggole … poi sono tornato a quella calda mattina dello scorso agosto, il 9, le vacanze erano in pieno corso e con ritardo mi arriva tra le mani l’articolo di Giovanna Vitale di Repubblica con il titolo “Il futuro della tv pubblica: nella Rai di Fuortes molti tagli, via i partiti e obbligo del “lei”. Tutto è tornato chiaro. Ecco allora che i fili, lentamente e inesorabilmente, si legano tra loro e inizia la narrazione che, ancora una volta, l’AD ha definito “negativa” sulla reputazione della Rai.

Dopo aver letto i giornali di questa mattina su quanto avvenuto ieri durante l’audizione al Senato della Presidente Soldi e dell’AD Fuortes (curiosamente Repubblica e Corriere “bucano” la notizia mentre sono molto attenti alla partecipazione della Pausini a Sanremo), e aver fatto il solito giro delle Sette chiese per chiedere e confrontare commenti, proviamo ad azzardare qualche temeraria interpretazione. Non prima però di dover ammettere di essere leggermente stordito e confuso da quanto ascoltato al Senato. Come al solito: confidiamo nella pazienza e benevolenza dei lettori se ci sfugge qualche passaggio o se sbagliamo qualcosa: parola di ex Boy Scout, faremo ammenda e saremo sempre pronti ad integrare/correggere eventuali errori e omissioni.

Perché il capo Azienda si è lamentato anche ieri del fatto che la Rai viene raccontata male? Posto che invece la Presidente ha detto invece che la Rai “… gli italiani sono, in Europa, tra i più convinti sostenitori del Servizio Pubblico”. Cosa c’è dunque che non funziona in quello che Fuortes denuncia? Posto poi che lui stesso ha formato la squadra dei “comunicatori” composta da Colantoni e Marroni ai quali sono stati “affiancati” i consulenti Caprara e Giannotti. Ovviamente, tutti agiscono in coordinamento con il Capo Staff Pasciucco che, a sua volta, si avvale delle consultazioni con i Direttori interessati alle diverse questioni. Ma tutto questo dice ancora poco. Dice molto invece sapere/capire cosa e come l’AD intende comunicare sul ruolo, sulla credibilità e autorevolezza della Rai: come al solito, anche la comunicazione necessita di un “progetto” esplicito o implicito. Lasciamo da parte per un momento il solito tema del “progetto editoriale” del quale comunque non ci sono tracce. Dunque, cosa ha inteso comunicare l’AD già dal suo arrivo? Quale nuova “mission” ha inteso proporre? Quale rappresentazione di se e dell’Azienda ha voluto/vuole fornire? Già dal titolo della Vitale il senso era chiarissimo, dopo appena pochi giorni dal suo insediamento la linea era tracciata: tagli dovunque possibile e pareggio di bilancio sopra ogni cosa. Se andate a rileggere i primi ritagli di giornale al suo arrivo ricorderete i nomignoli e le caricature che giravano: “…subito ribattezzato Napoleone, e la presidente Marinella Soldi detta la British” (Giovanna Predoni dixit) e non sembravano certo alludere ad un tono dialogante e empatico. Quel “diamoci del Lei” poi ha segnato uno spartiacque ancora non superato. Da allora in poi siamo arrivati ad annunciare tagli senza preventivi accordi con nessuno, come il taglio dell’edizione notturna della Tgr e allo scontro finale con l’Usigrai (ieri l’audizione in Vigilanza è stata rinviata) e alla rivendicazione di 800 mln di tagli finora avvenuti (dove, quando e come sono avvenuti?). Allora, riproponiamo la domanda formulata in altro modo: cosa è venuto a “comunicare” Fuortes sulla “sua” gestione dell’Azienda? Può essere utile ricordare i suoi precedenti al Teatro dell’Opera di Roma e al Petruzzelli di Bari: vedi La Repubblica del 3 marzo 2012 e Il fatto Quotidiano del 4 aprile 2017. Affiniamo ancora la domanda: quale è il suo mandato affidatogli dal Governo Draghi? Lunedì sera La7 ha mandato in onda il film di Stone sull’assassinio di Kennedy, ancora irrisolto dopo 60 anni, e ad un certo punto un misterioso Signor X dice a Garrison (che indagava sul caso) “...non chiederti solo chi è stato ma anche perché è avvenuto”. Già, allora la domanda corretta da porre in relazione alla “narrazione negativa” che Fuortes denuncia è perché avviene tutto questo e dove va a parare. Ecco allora che i fili si intrecciano e la “narrazione negativa” prende consistenza e chiarezza.

E ieri due tra questi sono emersi con particolare evidenza. Prima di Fuortes ha parlato la Presidente ed ha espresso una riflessione importante: “Per rendere Rai davvero in grado di essere al passo con i tempi e confrontarsi con competitor agili e veloci va anche risolto il nodo della sua personalità giuridica mista – come ho avuto modo di illustrare in Commissione di Vigilanza RAI il 23 novembre scorso. Società di diritto privato, la Rai riveste al contempo natura di organismo di diritto pubblico ai fini dell'applicazione del codice dei contratti pubblici. Un unicum giuridico che: ostacola il processo di cambiamento perché deve tener conto di un codice d'appalti riferito ad un contesto stabile, senza mutamenti, tutto il contrario del contesto in cui oggi operano i player multimediali; e allo stesso tempo, allo stato, impedisce – per citare un tema attualissimo – l’accesso diretto ai fondi del PNRR, aperto invece ai soggetti pubblici. E’ essenziale che la futura riforma metta la Rai in condizioni di agire con vera logica di impresa. Consentendo a chi è chiamata a governarla libertà di scelta – e conseguenti responsabilità”. In un certo senso la Soldi ha ragione: la natura ibrida dell’Azienda non la favorisce ma non si capisce perché, tra le due nature, debba avvertirsi prevalente quella privata a scapito di quella pubblica. In un non lontano passato abbiamo già ascoltato pensieri simili che somigliano tanto alla famosa teoria dei “lacci e laccioli” ovvero a quella libertà d’impresa che piace tanto a tanti imprenditori che vedono sempre con grande fastidio l’ingerenza dell’interesse pubblico su quello privato.

Se non che, dopo di lei interviene Fuortes ed esprime la teoria del “dateci più soldi di canone e vi faremo vedere le stelle” e, insieme alla Soldi chiedono di estendere il loro mandato a 5 anni. Ma l'AD dice solo “dateci più soldi di canone” perché le stelle poi le vediamo da soli. Ora si apre lo scenario più interessante che si riferisce non solo al canone ma anche alla pubblicità allorquando ieri Fuortes ha detto: “La pubblicità è la seconda fonte di finanziamento per la nostra azienda. Nel periodo 2008-2020, il mercato pubblicitario tradizionale complessivo ha subito, principalmente a causa della grande crisi post 2008, un sostanziale dimezzamento, da 9,8 miliardi a 5 miliardi; parallelamente, a partire dal 2013, è più che raddoppiata la componente social e motori di ricerca, passata da 1,3 miliardi a 2,8 miliardi. Per Rai, questo si è tradotto in una contrazione dei ricavi pubblicitari per oltre 600 milioni. Da poco meno di 1,2 miliardi a quasi 600 milioni. Queste sono le dinamiche del recente passato, senza dimenticare che dal 1° gennaio 2022 sono entrate in vigore le nuove disposizioni in tema di limiti di affollamento pubblicitario, le quali, per la sola concessionaria pubblica, segnano una importante penalizzazione, con un successivo inasprimento a partire dal 1° gennaio 2023” ed ha aggiunto, rispondendo a domande dei senatori “La pubblicità non sarà mai un driver del prodotto Rai”. Allora, anzitutto ha avuto buon gioco nel rovesciare il tavolo sul tema del DDl 208 e non lo ha fatto: perché? Chi è stato responsabile di questo mutamento a tutto danno dell’Azienda se non questo Governo e i partiti che lo sorreggono? Poi, come si può affermare che la pubblicità “non è un driver” quando si riscuotono circa 600 mln che incidono non poco sul bilancio dell’Azienda. Cosa pensa Fuortes che a Sanremo si vendono solo canzonette, mostaccioli o poppi corni? Che lo Share, gli ascolti netti oppure che Auditel servono solo a fare contenti gli autori dei programmi, che Rai Pubblicità serve solo a fare beneficenza ai bambini orfanelli? 

Dai che ci siamo, la battaglia sta per iniziare.

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martedì 18 gennaio 2022

Politica e Rai: i gatti con i topi


L’audizione di questa mattina in Commissione Senato di Soldi e Fuortes merita particolare attenzione. L’incontro si è svolto nel quadro dei lavori finalizzati a definire un nuovo modello di governance del Servizio Pubblico in ordine al superamento della legge Renzi del 2015 (presentate 8 proposte di legge). I vertici Rai dovevano esprimere il loro punto di vista (che riteniamo forse condiviso con il Cda) su come ritengono possibile immaginare la nuova Rai con nuove regole di governo societario in relazione alla fonte di nomina degli amministratori e in relazione al rapporto con il suo editore, il Parlamento.  

L’Audizione è stata importante perché, a differenza delle precedenti avvenute in Vigilanza, sono stati messi in connessione diretta punti centrali riferiti al futuro della Rai: il modello di governance, le risorse, le tecnologie e i prodotti editoriali. Sono esattamente le quattro colonne portanti sulle quali si regge l’architrave che lega tutta la costruzione: la missione, il ruolo, del Servizio Pubblico.

Per paradossale che possa apparire, si avverte spesso tanta attenzione sulle colonne quanta poca invece sull’architrave e questa mattina c’è stata ennesima prova provata. Quando si tratta di esprimersi su questo argomento fuggono tutti a gambe levate. Non abbiamo intenzione di fare le pulci a quanto dichiarato dalla Soldi e da Fuortes e ce ne sarebbero in abbondanza ( … Rispetto al 2011 la Tv pubblica ha perso oltre 10 milioni di contatti in media al giorno con un calo del 23 per cento..." senza però sapere perché questo è avvenuto e, in parte avviene tutt’ora, che ha poi proseguito: “Inoltre, è necessario allineare il mandato dei vertici - attualmente di 3 anni - con i 5 previsti nel contratto di servizio … Per rendere la Rai la passo con i tempi occorre risolvere il nodo rappresentato dalla personalità giuridica mista: società di diritto privato, la Rai e' al contempo un organismo di diritto pubblico” ipse dixit Soldi mentre “Per compensare le minori risorse, registrate anche sul versante della pubblicita' si e' intervenuti con un'importante riduzione dei costi esterni, pari a 800 milioni di euro e nonostante misure adottate" si registra un "preoccupante peggioramento della posizione finanziaria netta"ipse dixit AD come pure “la pubblicità non sarà mai un driver … oppure ancora “il pareggio di bilancio è un obbligo”). Avvertiamo un sottilissimo profumo del Governo in queste dichiarazioni: accontentatevi di quello che avete, fate quello che potete e …più non dimandare … Già, tant’è che, peccato, che tutti, anche questa mattina, si sono dimenticati di citare il famigerato DdL 208 che ha previsto sostanziosi tagli su tetti pubblicitari .

Insomma, stamattina abbiamo ascoltato perle di rara saggezza e argomentare su tutto questo sarebbe come sparare sui volontari dalla Croce Rossa. Lo voglio vedere quando l’Ad dovrà fare i conti con quanta pubblicità incasserà con Sanremo.

La domanda centrale che si pone, fondamentale, si riferisce ad un solo punto (posto correttamente da Marcucci e Di Nicola): che tipo di Rai avete in mente per il prossimo futuro? Quale missione? Ci potrebbe essere una Rai senza pubblicità e finanziata da solo canone? Fuortes ha risposto: “Si certo, ma il canone dovrebbe aumentare” of course … per compensare gli oltre 500 mln di pubblicità. Stupendo: vai a dire agli italiani che già oltre alle bollette in aumento dovrebbero pagare pure di più per il canone. Tutto il resto (la stessa governance, le risorse, le tecnologie e i contenuti) ruota intorno a questo argomento sul quale però nessuno si espone. La Politica pone domande ma dovrebbe pure fornire risposte: sono loro gli editori del Servizio Pubblico e a loro compete l’obbligo di proporre visioni e missioni. D’altro canto, agli amministratori pure compete se non l’obbligo (vedi il Piano Industriale) ma certamente il vincolo di modellare il futuro dell’azienda non tanto e non solo rispetto alle risorse disponibili ma anche per come intendono impegnare quelle di cui dispongono in relazione a ciò che intendono perseguire. Somigliano ai miei giovani gatti che giocano con la loro coda: si rincorrono senza sosta a mordere l’uno quella dell’altro. 

Infine, Fuortes, come al solito, si è lagnato della “narrazione” negativa che viene svolta sulle vicende Rai: ma non si è dotato di un suo validissimo collaboratore appositamente contrattualizzato dall’esterno per intervenire su questo tema?

Stasera altro incontro interessante in Vigilanza con l’Usigrai: rimanete sintonizzati.

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Work in progress



Blog …blog ... blogghino ... blogghino…. Poco ma qualcosa bolle in pentola. Questa mattina audizione della Presidente Soldi e AD Fuortes in Commissione Lavori pubblici (in corso) e questa sera Usigrai in Vigilanza.

 

Il Post verrà aggiornato più tardi



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lunedì 17 gennaio 2022

La granitica fragilità delle certezze


L'eterno conflitto tra ragione e sentimento, tra natura e cultura, tra opportunità e necessità, tra volere e potere. Un dilemma apparentemente irrisolvibile. Forse.

Abbiamo bisogno di certezze. Piccole o grandi che siano ma dobbiamo essere certi che il caffè del mattino deve avere quella giusta temperatura oppure che il gatto sia esattamente allo stesso posto sul lettone o che la moto abbia le ruote gonfie al momento di essere usata. Se qualcosa cambia senza esserne avvisati, è possibile rimanere turbati. Succede pure il contrario: talvolta ci farebbe piacere rimanere sorpresi da una visita improvvisa, da un regalo inatteso, da una notizia sorprendente, dall’apparire di un luogo sconosciuto che si mostra in tutta la sua bellezza.

Così, tanto ieri mattina avevamo un leggero turbamento dovuto al fatto che Amadeus era nervoso e preoccupato per le “voci” da dentro o da fuori incontrollate e di origine misteriosa sul futuro del prossimo Sanremo tanto invece, stamattina all’alba, come spesso avviene, ascoltiamo il Giornale Radio Rai e ci arriva inaspettata la sorpresa del giorno: i Maneskin parteciperanno al Festival come ospiti d’onore già dalla prima serata. Siamo rassicurati. Un sollievo, un piacevole risveglio dopo una notte insonne passata a cercare di capire, sapere, come potrebbe finire la corsa al Colle. Ma si ... però ... ma che ce frega di Berlusconi, Draghi o qualsiasi altro più o meno candidabile al Quirinale … Oddio .. fino ad un certo punto ... si  certo, tema interessante ma poi non è che cambia la vita più di tanto. A proposito di vita, siamo rimasti alla famosa frase di Draghi quando disse: “… non è il momento di prendere i soldi ai cittadini ma di darli…” (ipse dixit maggio 2021) e, come tanti che pure ne avrebbero sacrosanta necessità, sono ancora in febbrile attesa di ricevere qualcosa, qualsiasi essa sia … che so … un pacco di pasta, un paio di scarpe nuove, un caffè al baretto, e invece, toh ... pijate 'sta botta ... stanghete … mazzate su mazzate sulle prossime bollette energetiche e di tutti i prezzi al mercato di frutta e verdura. Già, ma questo passa in cavalleria, il “benaltrismo" dilaga … i problemi sono ben altri … e che problemi. Ognuno si scelga i suoi. Noi ci accontentiamo di un caffè, alla giusta temperatura e senza zucchero.

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ps: beninteso che oggi non c’è nulla segnalare

 


 

domenica 16 gennaio 2022

Appunti domenicali tra il fosco e il losco


Questa mattina siamo stati assai preoccupati: Amadeus è nervoso e ha annullato la conferenza stampa di presentazione di Sanremo. Lo capiamo bene, ne ha ben ragione e ha tutta la nostra solidarietà. Ci sono tanti problemi drammatici all'orizzonte: la nave che dovrebbe ospitare Orietta Berti non è arrivata, ci sono diversi “rumors” (???) di origine e natura non precisata, l’ospite “en travestì” non si sa bene come verrà accolto … non parliamo poi della raccolta pubblicitaria, degli ascolti e del Covid…

Mah … boh … sulla Rai e dintorni non c’è altro da segnalare. Dopo aver compiuto i riti mattutini di passeggiata al sole, giornali, caffè e coccole ai gatti non ci resta che prendere in mano il calepino degli appunti e proporre tre di riflessioni che ci frullano per la testa.

1. Nei giorni scorsi il noto microbiologo Andrea Crisanti, al quale è stata richiesta dalla Procura di Bergamo una superperizia su quanto avvenuto nei primi giorni della pandemia (febbraio 2020) avrebbe sostenuto che sarebbero emerse “… criticità riguardo l'applicazione e la tempistica della zona rossa" nell’area colpita dalle prime infezioni di Covid nella provincia di Bergano e "criticità sull'applicazione del piano pandemico nazionale". In altre parole, se la prima emergenza fosse stata gestita correttamente si sarebbero evitate centinaia di vittime. Ora è vero che la Magistratura sta indagando e, fino al terzo grado di giudizio sono tutti innocenti, ma qualche dubbio di opportunità/credibilità su come è stata ed è tuttora gestita la pandemia a qualcuno è venuto??? Non foss’altro in ordine a due grandi temi: lo stato della sanità pubblica in generale e, in particolare, l’esistenza di un Piano Pandemico Nazionale aggiornato (che invece era vecchio di alcuni anni). Possibile mai che nessuno si senta responsabile di avere messo la sanità pubblica in ginocchio (in particolare nelle regioni più colpite dal Covid) ed ora molti fanno finta di niente come se nulla fosse accaduto? È mai possibile che bisogna attendere la fine dell’inchiesta dei magistrati di Bergamo per sapere che il Piano pandemico era carta straccia e che nessuno se ne assume la responsabilità morale, sanitaria e politica?  

2. Ieri si è svolta la Direzione del PD. Le indicazioni emerse sembrano acqua fresca ripassata in padella: oltre allo scontato quanto doveroso NO alla candidatura di Berlusconi, per il resto solo generici appelli al buon senso, alla responsabilità, allo spirito di “ … muoverci in direzione costruttiva, positiva …”. Mancano pochi giorni all’inizio delle votazioni e siamo ancora in altro mare. Di fonte alla destra che avanza, più o meno compatta, la sinistra o quel che ne rimane si muove in ordine sparso, ovvero senza ordine, in attesa che da qualche parte giunga una lieto novella su un “nome condiviso” che però è bene non fare perché altrimenti si brucia. Morale della favola: alle ore 12 del 16 febbraio, per il 24 tutti al voto in ordine sparso per il gioco  delle quattro carte: Draghi, Berlusconi, Mattarella bis e una quarta carta scelta a sorpresa. Si può dire che si avverte un certo filino di delusione? Si può dire che sarebbe stato auspicabile un filino di coraggio in più? Si può dire che la sinistra, o quel che resta di essa, non ha un nome forte, autorevole, credibile sul quale puntare? Si può dire che la ferita dei 101 traditori di Prodi non è stata ancora rimarginata e che ancora molti di loro si aggirano tranquillamente davanti e dietro le quinte pronti a colpire ancora?

3. Veniamo alle beghette di Viale Mazzini. Molti si interrogano ancora sulle possibili interpretazioni e conseguenze dopo il voto 4 a 3 incassato da Fuortes sul budget 2022. Non si conoscono ancora le motivazioni dei consiglieri, se mai ci saranno, ma intanto registriamo un curioso atteggiamento. Non sono pochi coloro che hanno interpretato il voto contrario di Bria, Di Majo e Laganà come un “schiaffo” al Governo. E giù a chiedersi perché, come mai, cosa vuol dire, che significato può avere. Qualcuno  si lancia pure in anatemi e contumelie (out of records .. of course). Bizzarro. Succede che due consiglieri espressi dai partiti di maggioranza (PD e M5S) votano in modo “disturbante” e contrario rispetto ai delicati equilibri di Governo in questo momento e il gesto di "autonomia estremista" non venga proprio bene accolto. Boh … in attesa di conoscere le motivazioni se mai verranno fornite, non ci resta che prendere atto che qualcosa è successo e potrà ancora succedere nei tempi a venire e Fuortes potrebbe pure iniziare a preoccuparsi. Come abbiamo scritto ieri citando una nostra autorevole fonte: non è un problema su cosa ma su quando potrebbe avvenire un possibile inciampo.

Intanto, per non sapere leggere e scrivere, il prossimo 18 ci sarà l’audizione dell’Usigrai in Vigilanza. Anche qui succedono cosa bizzarre: avevano scritto che è imminente un’udienza in Tribunale civile dove la Rai sarebbe stata citata in giudizio per comportamento antisindacale (art. 28, vedi articolo  https://www.adginforma.it/usigrai-e-giornalisti-contro-fuortes-pronti-a-citare-in-giudizio-azienda-per-comportamento-antisindacale/ . Abbiamo cercato di saperne di più e quel poco che abbiamo capito non è molto chiaro. Di certo abbiamo intuito che ci sono “valutazioni in corso”.

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Appunti di viaggio domenicale

Foto di Pexels da Pixabay


Questa mattina siamo preoccupati: Amadeus è nervoso e ha annullato la conferenza stampa di presentazione di Sanremo. Lo capiamo bene, ne ha ben ragione e ha tutta la nostra solidarietà. Ci sono tanti problemi drammatici all'orizzonte: la nave che dovrebbe ospitare Orietta Berti non è arrivata, ci sono diversi “rumors” (???) di origine e natura non precisata, l’ospite “en travestì” non si sa bene come verrà accolto … non parliamo poi della raccolta pubblicitaria, degli ascolti e del Covid…

Mah … boh … sulla Rai e dintorni non c’è altro da segnalare. Dopo aver compiuto i riti mattutini di passeggiata al sole, giornali, caffè e coccole ai gatti non ci resta che prendere in mano il calepino degli appunti e proporre tre di riflessioni che ci frullano per la testa.

1. Nei giorni scorsi il noto microbiologo Andrea Crisanti, al quale è stata richiesta dalla Procura di Bergamo una superperizia su quanto avvenuto nei primi giorni della pandemia (febbraio 2020) avrebbe sostenuto che sarebbero emerse “… criticità riguardo l'applicazione e la tempistica della zona rossa" nell’area colpita dalle prime infezioni di Covid nella provincia di Bergano e "criticità sull'applicazione del piano pandemico nazionale". In altre parole, se la prima emergenza fosse stata gestita correttamente si sarebbero evitate centinaia di vittime. Ora è vero che la Magistratura sta indagando e, fino al terzo grado di giudizio sono tutti innocenti, ma qualche dubbio di opportunità/credibilità su come è stata ed è tuttora gestita la pandemia a qualcuno è venuto??? Non foss’altro in ordine a due grandi temi: lo stato della sanità pubblica in generale e, in particolare, l’esistenza di un Piano Pandemico Nazionale aggiornato (che invece era vecchio di alcuni anni). Possibile mai che nessuno si senta responsabile di avere messo la sanità pubblica in ginocchio (in particolare nelle regioni più colpite dal Covid) ed ora molti fanno finta di niente come se nulla fosse accaduto? È mai possibile che bisogna attendere la fine dell’inchiesta dei magistrati di Bergamo per sapere che il Piano pandemico era carta straccia e che nessuno se ne assume la responsabilità morale, sanitaria e politica?  

2. Ieri si è svolta la Direzione del PD. Le indicazioni emerse sembrano acqua fresca ripassata in padella: oltre allo scontato quanto doveroso NO alla candidatura di Berlusconi, per il resto solo generici appelli al buon senso, alla responsabilità, allo spirito di “ … muoverci in direzione costruttiva, positiva …”. Mancano pochi giorni all’inizio delle votazioni e siamo ancora in altro mare. Di fonte alla destra che avanza, più o meno compatta, la sinistra o quel che ne rimane si muove in ordine sparso, ovvero senza ordine, in attesa che da qualche parte giunga una lieto novella su un “nome condiviso” che però è bene non fare perché altrimenti si brucia. Morale della favola: alle ore 12 del 16 febbraio, per il 24 tutti al voto in ordine sparso per il gioco  delle quattro carte: Draghi, Berlusconi, Mattarella bis e una quarta carta scelta a sorpresa. Si può dire che si avverte un certo filino di delusione? Si può dire che sarebbe stato auspicabile un filino di coraggio in più? Si può dire che la sinistra, o quel che resta di essa, non ha un nome forte, autorevole, credibile sul quale puntare? Si può dire che la ferita dei 101 traditori di Prodi non è stata ancora rimarginata e che ancora molti di loro si aggirano tranquillamente davanti e dietro le quinte pronti a colpire ancora?

3. Veniamo alle beghette di Viale Mazzini. Molti si interrogano ancora sulle possibili interpretazioni e conseguenze dopo il voto 4 a 3 incassato da Fuortes sul budget 2022. Non si conoscono ancora le motivazioni dei consiglieri, se mai ci saranno, ma intanto registriamo un curioso atteggiamento. Non sono pochi coloro che hanno interpretato il voto contrario di Bria, Di Majo e Laganà come un “schiaffo” al Governo. E giù a chiedersi perché, come mai, cosa vuol dire, che significato può avere. Qualcuno  si lancia pure in anatemi e contumelie (out of records .. of course). Bizzarro. Succede che due consiglieri espressi dai partiti di maggioranza (PD e M5S) votano in modo “disturbante” e contrario rispetto ai delicati equilibri di Governo in questo momento e il gesto di "autonomia estremista" non venga proprio bene accolto. Boh … in attesa di conoscere le motivazioni se mai verranno fornite, non ci resta che prendere atto che qualcosa è successo e potrà ancora succedere nei tempi a venire e Fuortes potrebbe pure iniziare a preoccuparsi. Come abbiamo scritto ieri citando una nostra autorevole fonte: non è un problema su cosa ma su quando potrebbe avvenire un possibile inciampo.

Intanto, per non sapere leggere e scrivere, il prossimo 18 ci sarà l’audizione dell’Usigrai in Vigilanza. Anche qui succedono cosa bizzarre: avevano scritto che è imminente un’udienza in Tribunale civile dove la Rai sarebbe stata citata in giudizio per comportamento antisindacale (art. 28, vedi articolo  https://www.adginforma.it/usigrai-e-giornalisti-contro-fuortes-pronti-a-citare-in-giudizio-azienda-per-comportamento-antisindacale/ . Abbiamo cercato di saperne di più e quel poco che abbiamo capito non è molto chiaro. Di certo abbiamo intuito che ci sono “valutazioni in corso”.

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