giovedì 17 luglio 2025

i Fantasmi sul palcoscenico RAI: Sanremo e Riforma

by Bloggorai ©

"Dove non son cani .. la volpe è Re" 
(Barbanera, proverbio del giorno)

“Sanremo 2026 ??? Si certo, lo faremo noi … quello è robbbba Rai … però, oddio ... ad essere sincero non ne sarei proprio così sicuro, forse, dipende, vedremo”. Il tono della voce del nostro autorevolissimo interlocutore tradisce un sottilissimo filo di preoccupazione: mancano pochissimi giorni all’inizio delle “procedure operative” per avviare la complessa macchina del Festival di Sanremo e già entro il prossimo 31 luglio si dovrà fare la prima scelta strategica e di elevato impegno logistico e amministrativo: la scenografia e le conseguenti gare per la fornitura dei materiali, il montaggio etc. 

Sul fondo c’è la difficilissima trattativa con il Comune di Sanremo sulla quale pende una spada di Damocle formidabile. Riassumiamo: il Comune ha formulato un bando con richieste molto specifiche cha vanno dal costo, 6,5 mln, alle manifestazioni televisive collaterali e all’1% degli introiti pubblicitari. Per Rai si tratta di “bocconi” difficili da digerire sia perché richieste ritenute “troppo esose” sia perché sostengono un concetto inaccettabile: il Festival è Rai e senza le telecamere della Rai sarebbe una sagra di paese colorata di fiorellini fiorellini. Fatto sta che la sola Rai ha presentato una busta che ora è in trattativa con il Comune. Ora è evidente che le parti vogliano mantenere la posizione: il Comune con le sue richieste e la Rai con le sue proposte (che ad esempio, non vorrebbero prevedere le manifestazioni collaterali e, tanto per far capire l’antifona, da Via Asiago giunge voce che Sanremo Giovani sarebbe in procinto di essere cancellata.

Ma il bello ora è tutto nelle mani di un qualche solerte avvocato che si volesse divertire a far saltare il banco. Poniamo il caso che un cittadino qualsiasi, un Bloggorai a caso, facesse un semplice ragionamento: io sottoscritto Pinco Pallino quando avete proposto il bando e indicatole condizioni non ho presentato la busta con la proposta perché, si fa per dire, non avevo disponibili proprio i 6,5 milioni ma un pò meno … tipo in cassa ne avevo solo 5,5. Se ora tu Comune e tu Rai vi accordate per un importo inferiore, quale che esso sia, mi fate girare le scatole: se l’importo era oggetto di trattativa al ribasso magari un pensierino lo avrei pure fatto a presentare la busta. Magari, va sa sapere, ci sarà pure un TAR disponibile ad accogliere un ricorso di urgenza per dire: “fermi tutti, sta roba non s’ha da fare”. Allora sono dolori, molti dolori. Comunque, il nostro amico “interlocutore autorevole” ostenta fiducia e sicurezza: “Almeno per il 2026 Sanremo lo farà la Rai … poi … si vedrà”. Già, vedremo.

A Via Asiago, ne siamo pressoché certi, ne sono avveduti di questo rischio e sono al lavoro per cercare un “piano B” per il Festival, comunque si possa chiamare, quale che esso sia e dovunque si possa svolgere. Sembra siano in corso sopralluoghi in incognito, verifiche tecniche di fattibilità, analisi dei costi e, non ultimi, “sondaggi” politici perché assolutamente evidente che si tratterebbe di un “grosso guaio” per alcuni e un enorme vantaggio per altri. Ci dicono che anche la Meloni sia interessata alla vicenda: il suo uomo, l’AD Rossi, si gioca una carta pesante dagli esiti molto incerti.

Come pure si sta profilando molto incerta la partita sulla riforma Rai. Con la presentazione della proposta Lega il quadro ora è completo e la partita si apre in VIII Commissione Senato. L’obiettivo che tutti vorrebbero cogliere è trovare la quadra con un testo comune: mission impossible!!! L’8 agosto è dietro l’angolo e non c’è alcuna possibilità che si possa concordare una proposta quale che essa sia. Bloggorai ha aperto un banchetto scommesse (non è azzardo come il gioco dei pacchi su RaiUno. Le quote partono da 5 euro): non ci sarà alcuna riforma Rai almeno prima dell’8 agosto 2026!!! Attenzione all’anno: potrebbe essere anche aprile 2027, alla vigilia del rinnovo della Concessione, il vero fantasma sul palcoscenico.

Ieri è stata presentata la Relazione annuale dell'Autorità per le comunicazioni (Agcom) sull’attività 2024 del Garante e illustrata dal suo presidente Giacomo Lasorella. Sommariamente, un quadro positivo, almeno sul fronte economico. Sono aumentate le entrate complessive rispetto allo scorso anno per oltre il 3% arrivando ad oltre 12 miliardi, per buona parte derivate dall’on line. Continua la riduzione delle copie vendute dai quotidiani e si afferma sempre più la divergenza tra la televisione lineare, tradizionale, digitale terrestre, e quella in streaming. Leggiamo quanto scritto sul Corriere a firma Antonella Baccaro “«La tv — ha spiegato Lasorella — non è più lo strumento con il quale i cittadini si informano in via prioritaria: un italiano su due (il 52,4%), utilizza la rete», anche se i media tradizionali vengono ritenuti più affidabili”. Come dire: mi informo on line ma ci credo poco. La stessa AgCom nel suo Osservatorio 1/2025 ci dice che “… emerge come, sia in termini di tempo speso, sia di ascoltatori medi, i livelli delle principali edizioni del giorno e della sera dei telegiornali risultino nettamente inferiori ai livelli registrati nel 2020”. La Televisione sarà ancora più affidabile ma sembra che la vedono sempre meno. Tempi moderni.

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mercoledì 16 luglio 2025

Il "sassolino" Lega nello stagno RAI

by Bloggorai ©

Per quanto possibile, caldo permettendo, è necessario stare laddove le “notizie” si formano, prendono sostanza e iniziano a diffondersi. Occorre vedere gli sguardi, percepire le battute sottintese, fare domande e avvertire analogie e differenze con le “notizie” simili per avere anche solo una vaga idea della loro consistenza e del peso che le “notizie” assumono ne loro contesto. Come piace fare Bloggorai: connettere i punti.

Ieri è stata presentata la proposta di riforma della Lega, buon’ultima rispetto a quelle degli altri partiti di Governo e in seconda battuta, ad adiuvandum, dopo la precedente proposta del 2023 con la quale si proponeva l’abolizione progressiva del canone del 20% annuo fino alla sua completa estinzione. Cosa c’è di nuovo in questa proposta? Poco e quasi niente eppure quel poco è assai interessante e, come spesso succede, l’interesse vale più per quello che non si dice, che non prevede, piuttosto che per quello che si propone. In questo caso vale più il silenzio, ovvero una sorta di ammiccamento, che non le dichiarazioni ufficiali.

Di nuovo c’è l’abolizione della figura dell’AD come voluto dalla Legge Renzi e il ritorno al DG con maggiori poteri. Di nuovo c’è l’abolizione del tetto dei compensi ai dirigenti che ora potrebbero essere più attratti dalla Rai. Di nuovo c’è un Cda di 9 membri di cui 6 eletti dal Parlamento, due dalla Conferenza Stato regioni e ANCI e uno dai dipendenti. Di nuovo c’è il “malloppo” grosso: la “valorizzazione delle società controllate” con “l’obiettivo di attrarre i privati mantenendo fermo il controllo pubblico”. Di “nuovo” c’è sempre “chercher l’argent”.

Come noto, nel mirino della Lega c’è anzitutto Rai Way (con il loro uomo di riferimento Roberto Cecatto, prossimo alla pensione e, ci riferiscono, con forti ambizioni di rimanere in sella alla quotata in vista di una possibile fusione con Ei Towers). Ma, ci dicono, ora il perimetro di interesse leghista si potrebbe estendere ad un’altra gallinella dalle uova d’ora delle consociate: Rai Cinema. Un bel bocconcino.

Dunque, c’è roba ma non tanta quanta se ne poteva attendere. Sullo sfondo di questa iniziativa della Lega c’è anzitutto il confronto con i loro alleati su temi non da poco conto. Il primo e forse il più rilevante riguarda il canone. Come noto e come detto prima, il tema canone è un “problema identitario e primigenio” della Lega e sul punto è stato ribadito chiaro e tondo: vogliamo abolirlo, seppure progressivamente come previsto dalla loro precedente proposta di Legge. Viceversa Forza Italia (Berlusconi Jr dixit) da questo orecchio non ci sente e non se ne parla proprio: creerebbe molti problemi su tutto il fronte editoriale (a loro per primi, of course). Poi c’è il “problemino” Agnes che Fi e FdI vorrebbero subito insediata alla presidenza e invece alla Lega questa “faccenda” non sembra interessare gran che: Marano, è stato detto più o meno esplicitamente, sta bene dov’è e l’Azienda funziona benissimo così. Punto, ovvero “hic manibimus optime” ovvero che fretta c’è? La sottigliezza emersa ieri è che la Lega propone che il voto in Vigilanza Rai per la ratifica della presidenza sia con “maggioranza qualificata” come ora è previsto mentre FI propone la “maggioranza semplice” cioè quella che già hanno e che gli consentirebbe di votare la Agnes subito.

Ci sarebbero tante altre osservazioni su quanto invece è stato/non è stato detto: ad esempio non c’è una parola su come si debbano scegliere i consiglieri, con quali criteri, se obbedendo o meno a quanto stabilito dall’EMFA. Si tratta, come si può bene immaginare, dell’anello più debole di tutte le proposte di riforma che mirano a rompere il perverso cordone ombelicale con la “politica” che in questo caso non solo si riferisce ai 6 consiglieri di fonte Parlamentare ma si estende pure ala Conferenza Stato regioni e all’ANCI. Come si selezionano i candidati? Chi e come si valutano i criteri “aperti, trasparenti e non discriminatori” previsti dall’EMFA nonché “autonomia, indipendenza e professionalità”?

Morale della favola: mancano pochi giorni all’8 agosto e la Lega, per quanto abbiamo saputo e interpretato, ha “semplicemente” gettato un sasso nello stagno con due obiettivi: anzitutto per rafforzare il “concetto” da spedire a Bruxelles ovvero “abbiate pazienza, stiamo lavorando alla riforma e, per favore, attendete un attimo prima di metterci sotto infrazione”. Il secondo obiettivo è rivolto agli alleati: non vi immaginate di fare “inciuci” con l’opposizione e fare i conti senza di noi, ci siamo (e stiamo bene così) e ci saremo, poi … in futuro ... si vedrà.

Comunque, care lettrici e cari lettori, lo abbiamo detto e lo ribadiamo: con questi chiari di luna si prospettano solo due ipotesi: o la maggioranza è in grado di “inventarsi” un percorso di riforma parlamentare rapido a sua immagine e somiglianza oppure di riforma Rai se ne parlerà “a babbo morto”. Non foss’altro perché non solo la maggioranza sta messa maluccio ma pure l’opposizione non sta messa gran che bene. Anzi.

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ps: qualcuno ha notizie dei "consiglieri di opposizione"? Chi li ha visti?

martedì 15 luglio 2025

Riforma RAI: una pericolosa mano di Poker

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Anzitutto un sincero ringraziamento alle lettrici e ai lettori che sembrano aver molto apprezzato l’idea del “Meglio di Bloggorai”: abbiamo riscontrato un notevole successo.

Chi ha giocato o conosce il Poker (tradizionale, nulla a che vedere con il moderno “Hold’em”) sa bene come la mano “al buio” può cambiare le sorti della partita. È un giro di carte pesante, dove già solo per “entrare” devi pagare un chip alto, prima ancora di vedere le carte. Una volta ricevute e lette, puoi decidere se partecipare o meno alla mano, fermo restando che se sei il primo di mano sai pure di essere sottoposto ad un possibile “contro buio” dove per partecipare devi pagare un ingresso spesso salato. Prima ancora di giocare, hai già investito un tot che si fatica a rinunciare e rimani quindi impelagato ad andare avanti. Si tratta di una mano dove il “bluff” è fondamentale e chi è più bravo si porta a casa una vittoria con la quale ci vivi di rendita per tutta la partita o, viceversa, ci lasci le penne della serata.

Tutto questo per dirvi che siamo per entrare in una fase del dibattito sulla riforma Rai dove per l’opposizione, alla vigilia del prossimo 8 agosto, si gioca una mano al “buio” dagli esiti molto confusi e incerti.

Ieri abbiamo avuto modo di leggere un documento interno al PD dove “… sono emersi alcuni principi cardine, che il nostro gruppo di lavoro considera non negoziabili nella definizione della nuova regolamentazione del servizio pubblico”. Si individuano 6 punti: 1. Autonomia e indipendenza 2. Rilevanza e autorevolezza 3. Meccanismi di gestione 4. Missione 5. Finanziamento 6. Meccanismi di controllo. Ci sono molte osservazioni da fare ma un punto in particolare merita maggiore e prevalente attenzione perché in grado di svelare tutta l’architettura del pensiero politico del PD sul tema “Servizio Pubblico”. Il tema viene da lontano, molto lontano e si riferisce all’annoso scontro Stato/mercato o pubblico/privato che dir si voglia. Sono anni, decenni, che serpeggia una certa fascinazione per quella certa voglia, quel “modello” di gestione della cosa pubblica che il mercato/privato sembra possedere meglio e di più del pubblico, ovvero dell’interesse collettivo. È sempre necessario ricordare Prodi e le sue privatizzazioni, è sempre necessario ricordare il referendum del 1995, è sempre necessario ricordare quella certa “pigrizia” ad affrontare decisamente il tema conflitto di interessi e così via.

Questo aspetto lo approfondiremo più avanti quando tratteremo la questione del modello di governance e, in particolare, il tema “fondazione”. 

Ma il tema del documento del PD sul quale ci soffermiamo lo riteniamo centrale e derimente: il canone. Il PD lo vuole abolire e sostituire con la fiscalità generale si o no? In subordine: che modello di finanziamento del Servizio pubblico propone in relazione a quale “missione” dovrà adempiere con la nuova Concessione che si dovrà negoziare nel 2027?

Nel documento, al punto 5, leggiamo: “La nuova legge deve assicurare alla Rai risorse certe, sia in quantità che nei tempi di stanziamento. Mediante canone o in carico alla fiscalità generale purché saldamente ancorata al principio di utilità pubblica”. Abbiamo poi ascoltato questo ragionamento pure nei giorni scorsi e poi abbiamo ritrovato questo post su FB del 2018, molto dopo il Governo Renzi che pure sull’argomento ha dato il suo “contributo”, dove si dice chiaro e tondo che il PD vuole “Sostenere la Rai attraverso il contributo della fiscalità generale …”:


Allora, in primo luogo: canone e fiscalità generale sono due “concetti” profondamente diversi tra loro seppure riconducibili alla stessa matrice: il canone è pagato dai cittadini e la fiscalità generale attinge ai fondi pubblici composti dalle tasse pagate sempre dai cittadini. Quale è la differenza sostanziale: mentre il canone è una “imposta di scopo” come esattamente stabilito dalla sentenza della Corte Costituzionale 284/2002 e quindi non modificabile e destinata quasi per intero (a parte la modesta quota ancora assegnata all’Accademia nazionale di Santa Cecilia) alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo mentre la gestione e la titolarità della “fiscalità generale” è sottoposta alla competenza del Governo che, appunto, ogni anno dispone le “poste” di bilancio nell’apposita Legge laddove. “Canone … o …fiscalità generale” non sono la stessa cosa ed è un grave errore confondere i due termini anche perché vanno ad impattare a due “letture” del Servizio pubblico forse anche contrastanti tra loro. 

Una prima si riferisce al racconto della Lega che vede il canone come “la tassa più odiata dagli italiani” che ha trovato una bizzarra sintonia con le dichiarazioni storiche dell'attuale vicesegretario del PD Boccia quando ha dichiarato all’ANSA che “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. L’altra lettura del canone è quella che vede questo strumento di finanziamento del Servizio Pubblico una funzione di tutela di indipendenza e autonomia dal Potere Esecutivo: si tratta solo di renderlo certo come lo stesso EMFA ora dispone. Non ultimo, liberare la Rai dal canone apre pure il fronte delle risorse pubblicitarie: non è un caso che il giovane Berlusconi lo difende a spada tratta perché toglierlo può significare “ … indebolire la Rai che vuol dire distruggere il mercato dell’editoria italiana”.

Ultima notazione: la proposta della fiscalità generale e bene contenuta nella proposta del M5S firmata Bevilacqua depositata in VIII Commissione Senato lo scorso anno laddove si legge all’art. 2 che “Il finanziamento del servizio pubblico generale radiotelevisivo è assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate, unitamente all’affidamento della concessione e per tutta la sua durata, sulla scorta degli oneri sostenuti nell’anno solare precedente l’affidamento per la fornitura del suddetto servizio” e ne vien financo stabilito l’importo che “In ogni caso, le risorse statali minime da assegnare annualmente non possono risultare inferiori ai 3 miliardi di euro”.

Ci stiamo avvicinando ad un accordo PD e M5S sul tema canone??? Parliamone.

bloggorai@gmail.com

ps: attenzione. Oggi importante novità in arrivo, rimanete molto sintonizzati… è possibile un secondo post

lunedì 14 luglio 2025

Il meglio di Bloggorai. 1

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Proponiamo un esperimento: abbiamo raccolto una buona idea suggerita da un autorevole lettore: una sintesi dei post della settimana appena trascorsa. Crediamo sia utile a mantenere ordinata la memoria degli argomenti e delle notizie di cui ci siamo occupati, fedelissimi al principio secondo cui nulla avviene mai per caso e tutto si colloca in suo contesto dinamico. Da oltre sette anni Bloggorai non fa altro che cercare di “connettere i punti” spesso distinti e distanti tra loro per definire un quadro leggibile, un filo conduttore verso la comprensione, appunto, di quel “futuro” del Servizio Pubblico, forse ancora possibile seppure talvolta improbabile.

Domenica 6 luglio - RAI: la "riforma" in riva al mare

Intervista al senatore Gasparri comparsa sul Messaggero con il titolo “Riforma della Rai entro fine anno. Stop alle nomine fatte dal governo”. Letto così suscita benevola attenzione e ci metteremmo la firma subito. Leggiamo qualcosa a proposito del prossimo 8 agosto: “I tempi di una procedura di infrazione europea sono biblici, pari a quelli di un processo civile. Semmai l'Ue l'avvierà, arriverà a conclusione quando noi ci saremo già dotati di una legge da un pezzo” e forse Gasparri su questo punto ha pure ragione. Poi in merito ai tempi della riforma sostiene “Considererei un grande successo se prima della pausa estiva la Commissione del Senato raggiungesse una qualche sintesi.

Leggiamo oggi su Il Tempo un titolo interessante “Il futuro della tv pubblica. Quella «pazza idea» di Renzi «Privatizziamo un canale Rai. La proposta durante l'assemblea lV per risolvere lo stallo in Vigilanza.

Lunedì 7 luglio - RAI: la palude oltre la riforma

Articolo di Lisa Di Giuseppe su Domani con il titolo “Effetto Marano sulla Rai. La Lega rafforza il suo potere”. una fotografia attendibile e veritiera di una palude antica, fumosa e fangosa, dove vivono e pascolano indisturbati partiti e combriccole di potere e dove ormai si è calcificata una “cultura” aziendale dove bene che vada prevale “ognuno per se e Dio (o una riforma) per tutti”. Non è solo una giungla, è una palude.

Una povertà di pensiero, di idee, di progetti e di visioni raramente si è vista in tanti anni di Rai. E non riguarda solo “tele Meloni”.

Martedì 8 luglio – Lo sprofondo Nero

Oggi riprendiamo pari pari il commento di Aldo Grasso sul Corriere dove si parla di “«Facci ridere», uno dei programmi più brutti della storia Rai”. Lo abbiamo visto anche noi e l’imbarazzo era notevole.  Leggiamo ancora Grasso: “ … è più interessante porsi altre domande: perché la Rai è così allo sbando? Perché i nuovi palinsesti, appena presentati, non hanno nulla di nuovo e, per ironia della storia (della tv), il volto più esposto è stato quello di Roberto Benigni?”.

Intervista comparsa sul Messaggero a Stefano Graziano, deputato PD in Vigilanza Rai con il titolo “Legge sulla Rai, serve una fondazione e il controllo di qualità sui programmi”. Sulla Fondazione abbiamo detto e scritto chiaro e tondo che si tratta di una porta, un portone, spalancato vero la privatizzazione e nonostante che pure nei giorni scorsi la valutazione negativa su questo concetto sia stata ribadita in occasioni pubbliche, Graziano insiste a riproporlo.

Mercoledì 9 luglio – La “questione” PD

Ieri si è svolto un incontro, un “tavolo di lavoro” finalizzato a cercare una sintesi delle proposte di riforma sulla Rai. Lo scriviamo con le dita pesanti e con grande rammarico: con questa “opposizione”, con questi contenuti, con questo modello di azione, la destra in Rai (e forse pure nel Paese) resterà saldamente al governo per i prossimi 40 anni. Altro che “tavolo di lavoro” con i soliti tre gatti e mezzo… qui è necessario un refettorio, una mensa popolare. Per non dire che poi sarà necessario una volta affrontare il tema della “società civile” che si occupa di Rai: le precedenti esperienze dovrebbero averci detto qualcosa.

Ora la situazione, in sintesi è la seguente. La maggioranza di Governo marcia divisa e colpisce unita: è fermamente intenzionata a portare a casa un risultato sulla Rai, subito, in forma di una nuova legge e in collegato disposto, con la ratifica della Agnes come presidente … incorso uno “sporco lavoretto sottobanco” in corso per trovare i due voti in Vigilanza Rai e far votare la Agnes. Viceversa, l’opposizione non marcia proprio, forse è divisa e vorrebbe colpire unita. Non marcia perché, semplicemente, finora le sue proposte che si vorrebbero unificare (2 PD, una AVS e una 5S) nessuno ha il coraggio, la voglia e la forza di dire “buttiamo via tutto e ricominciamo da capo”.

Giovedì 10 luglio – Mediaset e Rai, il Colosseo prossimo venturo

La sensazione, la lettura verticale per quanto sommaria che ne ricaviamo dai due palinsesti è tutta nel tema identitario. Mentre Mediaset è alla ricerca di una sua nuova dimensione, di un “aggiornamento”, di un riposizionamento e rafforzamento della sua offerta editoriale (compresa l’informazione dove PSB ha dichiarato “Vogliamo dare all'informazione un respiro più ampio e raccontare l'attualità con più profondità”). Rai invece a Napoli ha mostrato tutti i segni della sua debolezza strutturale riproponendo un modello di offerta logoro, stantio e privo di nuove idee e contenuti attestandosi alla difesa ad oltranza del “suo” pubblico stabilmente “over” oltre il quale c’è il baratro. Ed è proprio in questo campo, spaziale, temporale e di contenuti che la contesa si fa sanguigna e dove non si fanno prigionieri.

In questo contesto, una frase di Berlusconi ci ha colpito assai: “Mi chiedo solo una cosa: è giusto che la tv di Servizio Pubblico mandi in onda un game al limite del gioco d'azzardo?” Bloggorai lo ha scritto forte e chiaro: No, non è giusto!!!

Venerdì 11 luglio – Oltre il nulla

Di cosa dovremmo scrivere questa mattina? Di questa Rai, di questa “destra” televisiva? Della replica di Birignano su Rai Due o di una ennesima replica di una fiction qualunque su Rai Uno? O della seconda puntata di “Facci ridere” una trasmissione a suon di “rutto libero” condotta da Pino Insegno, l’uomo che “Appoggio Meloni perché mi piace quel che fa” considerata a ragione “Una delle trasmissioni più brutte delle Rai” (Grasso dixit)?

Sabato 12 luglio - RAI e Mediaset: anziani e giovani al volante

l titolo che ci colpisce oggi è su Il Tempo: “Quella Tv estiva banale e trash che spegne i cervelli” a firma Vittorio Feltri. Ci va giù di piatto già dalla prima riga: “La Tv mi fa schifo” e segue “…un’esperienza allucinante … la lagna di Techedeche … Don Matteo come la litania del Rosario … Temptation Island un covo di peccatori … mi viene voglia di sparare sulla Tv …” e così via trotterellando.

Veniamo ora ad un altro articolo che ci ha interessato pubblicato sul Fatto a firma Giovanni Valentini. Il titolo è “Dalla Rai dei partiti è ora di passare alla Rai dei cittadini” dove leggiamo che “Il nodo fondamentale da sciogliere, dunque, resta quello della governance”. Peccato che la governance è sempre e solo lo strumento attraverso il quale si esercita lo “scopo sociale” del Servizio Pubblico. Se non è chiara la nuova missione, se non sono definiti compiti, risorse e competenze è come voler progettare una vettura con il volante ma senza motore e senza benzina ma soprattutto un veicolo che non sa dove dirigersi.

Domenica 13 luglio - RAI e La7: un confronto probabile e possibile

Oggi segnaliamo solo un’intervista sul Corriere ad Andrea Salerno, direttore de La7, con il titolo “La7 cresce ancora perché indipendente”. I numeri gli danno ragione, certamente sull’informazione, forse l’offerta più pregiata. L’ultimo Osservatorio sulle comunicazioni di AgCom del mese scorso lo certifica nero su bianco: nella fascia oraria 12-14.30 tuti i Tg Rai dallo scorso anno a questo perdono rispettivamente Tg1 -4,4%, Tg2 -2,7 e Tg3 -4,6 mentre La 7 -cresce del 21,3. Nella fascia serale, dalle 18.30 alle 21, rispettivamente il Tg1 -3,6, il Tg2 -8,4 e il Tg3 -0,7 mentre La 7 cresce a +18,5.

La7 cresce proprio perché occupa lo spazio che il “servizio pubblico” lascia scoperto. In particolare, lascia scoperto proprio quel nervo particolarmente sensibile che è l’informazione e l’indipendenza dal governo di turno, quale che esso sia.

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ps: oggi nulla da segnalare


 

domenica 13 luglio 2025

RAi e La7: un confronto probabile e possibile

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Buongiorno care lettrici e cari lettori di Bloggorai … 

buona domenica!!!

Sulla Bassa Val Tiberina questa mattina il cielo è grigio. Ha piovuto e dal campo appena battuto dal grano si leva quel suo profumo caratteristico di aspro, amarognolo mentre i colori della terra e dei boschi si fanno più marcati, più vividi. La famiglia di fagiani che ha preso dimora intorno alla casa sembra contenta: hanno molto bisogno di acqua.

Oggi segnaliamo solo un’intervista sul Corriere ad Andrea Salerno, direttore de La7, con il titolo “La7 cresce ancora perché indipendente”. I numeri gli danno ragione, certamente sull’informazione, forse l’offerta più pregiata. L’ultimo Osservatorio sulle comunicazioni di AgCom del mese scorso lo certifica nero su bianco: nella fascia oraria 12-14.30 tuti i Tg Rai dallo scorso anno a questo perdono rispettivamente Tg1 -4,4%, Tg2 -2,7 e Tg3 -4,6 mentre La 7 -cresce del 21,3. Nella fascia serale, dalle 18.30 alle 21, rispettivamente il Tg1 -3,6, il Tg2 -8,4 e il Tg3 -0,7 mentre La 7 cresce a +18,5. Da osservare che i dati vanno letti in un contesto dinamico dove i Tg Rai sono in perdita costante negli ultimi anni. 

Da osservare poi a margine un piccolo “problema” che sembra interessare solo Bloggorai: Rai News24. Nello stesso Osservatorio di AgCom si legge che il canale all news Rai da un anno all’altro ha perso il 10,1% e oltre il 50% negli ultimi anni a fronte dello 3,3% di TgCom24 e del 5,7% di SkyTg24 che, peraltro, registra una perdita negli ultimi anni del 56%.

Sostiene Salerno: “La Televisione, alla fine, è una cosa semplice: è quello che vedono i telespettatori, i programmi che vanno in onda. Questa è la televisione. In Rai, non solo in questi ultimi anni, si è guardato meno a questo. E forse non solo in Rai. Noi invece non so se siamo Servizio Pubblico come molti dicono, ma certamente facciamo un servizio al pubblico”. Condividiamo e sottoscriviamo. È proprio ciò che sosteniamo da tempo: la tv, la Rai è anzitutto e soprattutto il prodotto, l’offerta editoriale, i contenuti che propone e diffonde ed è certamente vero che Rai da tempo ha abdicato al suo ruolo di riferimento nella sua offerta editoriale, nella qualità del prodotto fornito.  Confusa e smarrita financo nel suo tentativo di “riformarsi” con i cosiddetti “generi”, ormai naufragati pure a se stessi come sostenuto dal DG Sergio e come abbiamo letto nel famigerato “documento riservato” sul palinsesto 2025-27.

Non è un caso che su questo fronte, la qualità del prodotto e dell’offerta editoriale, il dibattito è asfittico, stitico e quasi assente. Tutti presi dalla sfera istituzionale, dall’EMFA, dalla riforma della governance, dalla mancanza della presidenza, e nessuno che si sofferma anche solo per un momento, anche solo per un programma, a valutare il suo “peso” sociale, politico e culturale. Salerno sostiene di fare un “servizio al pubblico” ed ha buone ragioni per sostenerlo e La7 cresce proprio perché occupa lo spazio che il “servizio pubblico” lascia scoperto. In particolare, lascia scoperto proprio quel nervo particolarmente sensibile che è l’informazione e l’indipendenza dal governo di turno, quale che esso sia.  Se mai si dovessero applicare criteri per l’assegnazione della nuova Concessione in scadenza nel 2027, questi potrebbero essere rilevanti e qualificanti: autonomia e indipendenza. Magari introducendo qualche meccanismo di verifica che tanto piacciono ad alcuni nostri “amici”: i KPI con i quali misurare quanto Rai si merita il rinnovo della Concessione. Magari, si può cambiare acronimo con i LEP ma la sostanza non cambia: cosa propone, cosa offre la Rai in cambio del canone che percepisce?

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sabato 12 luglio 2025

RAI e Mediaset: anziani e giovani al volante

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L’aria del mattino che scende dai Colli Martani e si diffonde nella bassa Val Tiberina è fresca. Dopo aver preso  il caffè al Circolo Trattoristi e scambiato le solite quatto chiacchere sulla battitura del grano e sulla “legatura delle olive” (non va per niente bene!!!) la lettura dei giornali è amena.

Il titolo che ci colpisce oggi è su Il Tempo: “Quella Tv estiva banale e trash che spegne i cervelli” a firma Vittorio Feltri. Ci va giù di piatto già dalla prima riga: “La Tv mi fa schifo” e segue “…un’esperienza allucinante … la lagna di Techedeche … Don Matteo come la litania del Rosario … Temptation Island un covo di peccatori … mi viene voglia di sparare sulal Tv …” e così via trotterellando.

Quella sera di giovedì scorso anche Bloggorai si è accasciato di fronte alla Tv con il telecomando in mano. Il giorno successivo abbiamo letto i numeri Auditel:

Don Matteo 13                 2.031    14,6%

Temptation Island            3.697    29,6%

DT Rai  2.200   32,7%  PT  5.100    32,9%

DT Mediaset 2.740 40,3% PT 6.379    40,9%                                          

Abbiamo poi letto che Temptation Island registra numeri da record nel pubblico dei giovanissimi con il 53.77% di share nella fascia 15-34 anni e il 61.5% di share in quella 15-19 anni.  Per Don Matteo parliamo del 22% della fascia 4-7 anni, del 30% in quella 8-14 anni, del 24% in quella 15-44, del 30% 45-54 anni, 40% 55-64 e chiudere con il 48% fra gli over 65.  Piccola nota a margine: a rileggere la “cronaca nera” raccontata da Don Matteo (in onda da oltre 21 anni) nell’Umbria tra Spoleto e Gubbio sarebbero avvenuti oltre 400 omicidi: numeri da aver paura ad andare in giro di notte, manco fosse il Bronx dei peggiori anni passati.

Allora, ci siamo chiesti: A perché il pubblico di RaiUno rivede la replica di Don Matteo 13 andato in onda solo un paio di anni addietro? Cosa lo attrae, cosa gli propone di nuovo e diverso per doverlo rivedere? B perché il “pubblico giovane” è attratto da “Temptation Island”, cosa contiene di interessante per loro? Non abbiamo una risposta compiuta e la sola, sommaria, che ci viene per ora in mente è che Canale5 ha una maggiore capacità di intercettare quel racconto del “reale” sociale e culturale, composto di sentimenti e tradimenti, emozioni e suggestioni, che invece Rai Uno al contrario sembra aver abbandonato mentre confida sempre più in un “usato sicuro” rassicurante e compiacente delle repliche delle fiction e degli “amarcord” di Techedeche. Aggiungi, inoltre, che da tempo lo stacco generazionale tra Canale 5 e RaiUno è di circa 10anni. I numeri danno ragione a Mediaset.

Veniamo ora ad un altro articolo che ci ha interessato pubblicato sul Fatto a firma Giovanni Valentini. Il titolo è “Dalla Rai dei partiti è ora di passare alla Rai dei cittadini” dove leggiamo che “Il nodo fondamentale da sciogliere, dunque, resta quello della governance”. Peccato che la governance è sempre e solo lo strumento attraverso il quale si esercita lo “scopo sociale” del Servizio Pubblico. Se non è chiara la nuova missione, se non sono definiti compiti, risorse e competenze è come voler progettare una vettura con il volante ma senza motore e senza benzina ma soprattutto un veicolo che non sa dove dirigersi. Per non dire che oggi, a discutere di governance e di EMFA ci sono proprio coloro che pure potendo e dovendo anticiparne i vincoli se ne sono ben guardati lo scorso 26 settembre ed ora non ammettono nemmeno l’errore strategico che hanno compiuto. Ma non basta: si legge ancora di riproporre il modello della “fondazione” come “intercapedine” (Graziano, PD, dixit) “rappresentativa della società civile”. Ancora una volta ribadiamo quanto più volte abbiamo scritto senza mai ricevere obiezioni sostanziali: la "fondazione" è un modello che anticipa, di fatto, una forma indiretta di privatizzazione perché presuppone all’origine una cessione di quota proprietaria dello Stato verso un nuovo soggetto che, peraltro, nessuno dice come e da chi debba essere nominato e composto. Altro argomento sul quale prima o poi sarà necessario intenderci bene e avviare una profonda riflessione è questo pensiero sulla cosiddetta “società civile” che in Rai, a suo tempo, non ha dato la migliore prova di sé stessa. Il tema che poniamo è la sua capacità di rappresentatività, di proposizione, di elaborazione condivisa che, per quanto a noi noto e segnatamente in queste circostanze di dibattito (ristretto e riservato) sul tema “riforma Rai” non sembra aver dato contributi significativi e rilevanti.  

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venerdì 11 luglio 2025

RAI: oltre il nulla

by Bloggorai ©

Di cosa dovremmo scrivere questa mattina? Di questa Rai, di questa “destra” televisiva? Della replica di Birignano su Rai Due o di una ennesima replica di una fiction qualunque su Rai Uno? O della seconda puntata di “Facci ridere” una trasmissione a suon di “rutto libero” condotta da Pino Insegno, l’uomo che “Appoggio Meloni perché mi piace quel che fa” considerata a ragione “Una delle trasmissioni più brutte delle Rai” (Grasso dixit)?

I tanti argomenti seri, importanti, strategici a confronto scompaiono e si avviliscono di fronte a tanta arroganza e supponenza. Ma di che riforma vuoi parlare in questo contesto? Ci torna sempre in mente la scenetta di Petrolini che di fronte ad uno spettatore dal loggione che infastidiva il suo spettacolo lo apostrofò dicendogli “Io non ce l’ho con te ma con quello che ti sta vicino che non ti butta di sotto”.

Già, non ce la prendiamo tanto con TeleMeloni ma con quelli che gli hanno consentito di prendere il potere e con coloro che non battono ciglio per cercare di fermarli, anche almeno facendo finta di protestare.

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