domenica 25 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 12. I "nuovi" Mostri dell'era moderna

By Bloggorai ©

Immagini sbiadite, immagini perdute e poi ritrovate, immagini di “poteri forti” e di “poteri farlocchi”, immagini di silenzio e di rumore, immagini di sensazioni e di emozioni. La Civiltà delle Immagini sembra “vivere” di ciò che si osserva, di ciò che si sintetizza in un uno scatto, in un frame o in una sequenza video.  

Sono poi poche le “immagini” che sopravvivono a se stesse e che sono destinate ad entrare nel libro dei ricordi indelebili (vedi https://www.wired.it/gallery/21-immagini-dal-2025-anno-trasformazione/ oppure vedi pure https://www.lastampa.it/esteri/2025/12/31/video/un_anno_nel_mondo_il_racconto_del_2025_in_immagini-15451392/ ).

Gennaio sta per finire e il nostro personale Album di “figurine” di immagini 2026 si arricchisce costantemente.

I nuovi mostri. Quale immagine contemporanea può rappresentare e sintetizzare al meglio una figura protoumanoide in grado di racchiudere il peggio di quella parte di cittadini americani fedeli al trumpismo? Abbiamo nella nostra memoria cinematografica prima il film “i Mostri” di Dino Risi del 1963 e poi “I nuovo Mostri” a firma tripla: Monicelli, Risi e Scola del 1977 (da rivedere e incorniciare per quanto ancora possono essere attuali). Erano “mostri” fatti in casa, alla buona, tanto simpatici quanto patetici eppure “mostruosi” moderni. Poi ci siamo abituati ai “mostri” della cronaca nera di vario genere, dagli stragisti ai femminicidi, dal “mostro” di famiglia, in casa, ai vari “mostri” seriali.

Se non che ora dobbiamo fare i conti con una nuova figura di mostro moderno, solo in parte umanoide. Parliamo di quei personaggi non bene identificabili bardati come marziani con indosso una pettorina carica di non si sa che cosa (bombe a mano, coltelli, gas urticanti etc) e una scritta chiara e tonda: ICE.

In questi giorni quei mercenari spopolano: dall’assassinio brutale di Renee Nicole Good a Alex Jeffrey Pretti avvenuto proprio ieri, dopo che nei giorni scorsi i pretoriani del Male trumpiano hanno arrestato pure un bambino di 5 anni. La loro immagine potrà concorrere a rappresentare la peggiore di questo mese.

La battaglia persa. Scegliete voi: quella forse più famosa è Waterloo ma anche Caporetto non è da meno. La storia è costellata di battaglie che, solitamente e banalmente, una parte vince e una perde. Qualche volta succede che si “va alla pari” e quindi si avvia una sospensione dei combattimenti e poi si vedrà.

In questi giorni (o meglio da mesi) è comparsa una nuova “figurina” nell’Album della Civiltà delle immagini che non sappiamo bene a chi intestare e dove collocare. Si tratta dell’opposizione al Governo Meloni e, segnatamente, al governo della destra destra dentro e intorno alla Rai. La “figurina” si andava componendo da tempo: da quando è stato sottoscritto il nuovo Contratto di Servizio con il famigerato Allegato 1 e i non meno famigerati KPI e per non dire della fantomatica Digital Media Company. Facciamola breve e dimentichiamo la riforma e l'EMFA. La Rai sembra crollare dentro se stessa e nessuno batte ciglio: gli ascolti ogni mattina segnano un colpo (ieri nell’intera giornata, come da tempo avviene, Rai sta al 35% con 3,3 mln e Mediaset sta al 39% con 3,5 mln). Dicono che non ci sono soldi per trasmissioni da Servizio Pubblico (vedi approfondimento giornalistico con risorse interne, vedi Petrolio) e poi invece li trovano per i vari collaboratori esterni alla Claudio Brachino. I consiglieri (non si sa bene dove collocarli) “chiedono” all’AD e pongono in discussione la “credibilità” ma non si capisce bene di chi. Dall’ex Viale Mazzini (ora Via Severo, di fronte al Centro Anziani) avranno, forse, detto che “faranno sapere”. Nel frattempo, il presidente del Senato La Russa eserciterebbe “moral suasion” e non si capisce bene verso chi. Si legge che qualcuno per sbloccare l’empasse in Vigilanza vedrebbe bene il ritorno di Mario Orfeo come Presidente Rai. Dicono.

Il Made in Italy. Eravamo tutti (o quasi) convinti che a rappresentare l’eccellenza italiana, la culla della dieta mediterranea e della “bella musica” ci fossero solo elementi granitici e insostituibili: la pizza e il mandolino. Se non che, nei giorni scorsi, abbiamo scoperto grazie al Tg1 (vedi https://www.rainews.it/video/2026/01/occhiali-di-macron-lazienda-italiana-che-li-produce-corre-in-borsa-0907518c-0a54-4f41-83c6-651c7ee5defa.htmlche nel panorama geopolitico internazionale in profondo subbuglio hanno fatto la loro comparsa irruenta gli occhiali a goccia di Macron. Attenzione, sono “made in France” ma il marchio di fabbrica originale è tutto “made in Italy”. Per la cronaca, il Tg1 ci informa che il titolo in Borsa è salito assai. Ma non è “pubblicità occulta” … è solo “informazione” pubblica.

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giovedì 22 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 11. Le "figurine" mancanti

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Nel nostro immaginario Album della Civiltà delle immagini succede spesso che sono più le “figurine” mancanti che quelle già “acquisite”. Per certi aspetti succede quello che è successo nel lontano 1963-64 quando nella mitica collezione delle figurine dei calciatori Panini mancava l’introvabile Pizzaballa, mitico portiere prima dell’Atalanta e poi della Roma.

Allora succede che in questo nostro immaginifico Album si avverte con un certo fastidio e malumore il vuoto lasciato da figurine che pure dovrebbero esserci per forza, per loro collocazione ed esistenza in vita naturale. Ne elenchiamo qualcuna.

La notizia. Succede, spesso, che l’immagine ovvero la “notizia” del giorno svanisce ed evapora annegata tra un funerale di uno stilista, la cronaca nera e una manciata di sano gossip. Allora, ieri è uscita fuori la notizia secondo cui un giudice, Aldo Tirone di Alessandria, ha rivelato che nel suo Pc sarebbe installato un software, esattamente denominato ECM (Microsoft Endpoint Configuration Manager), ovvero un software in grado di “spiare” i magistrati a loro insaputa. Insomma, una vicenda che basterebbe la metà per fare intervenire il Presidente della Repubblica (che presiede il CSM) e richiedere l’intervento dei Carabinieri. Insomma, uno notizia che meriterebbe almeno qualche occhiello in prima pagina. E invece? Succede che solo Repubblica gli dedica uno spazio di poco inferiore a quello dedicato a Trump? Perché questa “immagine” scompare dalle prime pagine di tutti gli altri giornali?

I manifestanti. Che fine hanno fatto le immagini di milioni di persone che neimesi scorsi manifestavano contro il genocidio dei palestinesi a Gaza? In quel momento, sembrava che il Paese, l’Europa intera, fosse scossa da un fremito di “opposizione” e forte indignazione per le immagini di donne, anziani e bambini brutalmente trucidati dall’esercito di Israele. Dopo di che, è arrivata la “pace” di Trump e dei suoi sodali che ora per “ricostruire” le loro macerie da loro stesse create vogliono pure essere pagati. E tutto tace. La nuova “figurina” di questa opposizione è svanita nel nulla. Sembra essere tutto evaporato. Dall’Europa dei “volenterosi” ai “dialoganti” alla Von Den Lyden. Dai progressisti ai pacifisti sembrano essere tutti vittima del trumpismo dilagante.

Gli “oppositori”. Vedi sopra. A Roma, in Italia, in Europa e nel resto del mondo nessuno sembra più “scomporsi” di fronte all’arroganza e alla prepotenza del trumpismo dilagante. Ieri ha fatto colpo a Davos il discorso del leader canadese Mark Karney: “ … i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale dei vari Stati. Il potere di chi ha meno potere comincia dall’onestà. Sembra che ogni giorno ci venga ricordato che viviamo in un’epoca di rivalità tra grandi potenze, che l’ordine internazionale basato sulle regole sta svanendo, che i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono…E di fronte a questa logica, c’è una forte tendenza da parte dei Paesi ad adeguarsi per andare avanti, ad accomodarsi, a evitare problemi, a sperare che la conformità garantisca sicurezza. Ebbene, non sarà così ... se non siamo al tavolo, siamo nel menu” (qui il testo integrale

https://www.corriere.it/esteri/26_gennaio_21/mark-carney-discorso-davos-2d7f7050-c66c-4fdb-892a-a64346ce1xlk.shtml

Ha detto più lui in pochi minuti che tutti i leader progressisti europei in tanti giorni, settimane e mesi.

La Meloni e il suo governo continuano a rimanere stabili nei consensi. E, già che ci siamo, che fine ha fatto l’immagine degli “oppositori” dentro e fuori la Rai? Dentro l’ex Viale Mazzini, da tempo, avevamo perso le tracce. Il Cda, o quello che rimane, monco o acefalo pro tempore che dir si voglia, sopravvive a se stesso in attesa di una riforma dimenticata o di un EMFA ormai disatteso e abbandonato nei cassetti polverosi. Il taglio di 10 milioni della recente Legge di bilancio non si poteva fare. Qualcuno si è opposto o sollevato obiezioni? La famigerata “iniziativa parlamentare FORTE” di dicembre si è poi rivelata in un palloncino bucato: oggi i partiti di opposizione sono stati ricevuti al Senato da La Russa che, supponiamo, potrà esercitare una lieve “moral suasion” e non si capisce bene verso chi: verso i “suoi” partiti che ancora intendono sostenere la Agnes come presidente oppure verso i partiti di opposizione che non sanno come uscire dalla trappola in cui sono caduti?

La Rai. Appunto. La “figurona” del Servizio Pubblico è ormai rara e preziosa. Non passa giorno che il bollettino dello sfascio (con o senza “s”) non riporta notizie devastanti. Ieri sera è andato inonda su Rai Uno lo speciale di Porta a Porta con grande dovizia di mezzi e risorse economiche. È successo che per oltre 180 minuti di messa in onda ha realizzato il 7,07% con un netto di 951 mila telespettatori. Nella storia della rete ammiraglia da tempo non si registrava una catastrofe del genere. Chissà se nel Cda di stamattina qualcuno ha posto il problemino o richiesto “chiarimenti” almeno sui costi (in genere dicono che “faranno sapere”).

Un’altra gustosa “figurona” che interessa la Rai e che verosimilmente sarà molto richiesta nei prossimi giorni è quella che la vede direttamente e indirettamente coinvolta e interessata alla nota vicenda Corona/Signorini. Si tratta di una brutale e volgare guerra per bande, tra ricattati e ricattatori, tra faccende intime di “virtù nascoste”. E cosa c’entra la Rai e il Servizio Pubblico nel dare sponda e offrire visibilità a tali “figurine”? C’entra … c’entra ... sostengono i bene informati: tra ricattati e ricattatori c’è guazza per molti.  

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Ps. nella posta dei lettori merita una citazione per quanto sostenuto da uno di loro (molto attento e qualificato) sul post di ieri : “ … il miracolo è mantenere 9 milioni di spettatori nel giorno medio sul broadcasting lineare a fronte di un'offerta complessiva molto ampia dove gli operatori streaming hanno un potere economico notevolmente superiore a tutto il mondo broadcasting che lo stanno usando per acquisire tutto il di scibile sul mercato. Perdere il 3% nell'ultimo anno ed il 15% in 5 anni è un successo non una sconfitta, anzi, visto che gli operatori streaming sono sul mercato da tempo, mi aspetto a breve un azzeramento delle perdite… Cosa diversa è il confronto Rai - Mediaset, tutto interno ai broadcasters nazionali. Si assiste ad un riposizionamento legato alle capacità innovative delle due aziende. Mediaset ha una visione mentre Rai no”. Già. Mediaset ha una visione. Mediaset è un’Azienda, Rai no.

mercoledì 21 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 10. TV: una figurina in via di estinzione

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Oggi abbiamo una “figurona” importante da incollare sull’Album della Civiltà delle immagini: la Televisione.

È stato appena pubblicato il Report trimestrale di Agcom dove si fotografa lo stato di salute delle televisioni italiane, pubblica e private, e non è per niente buono.

Anzitutto prosegue incessante e inarrestabile il declino del numero dei telespettatori DVB e SAT: negli ultimi 5 anni è calato del 16,3% nella prima serata e del 15% nell’intero giorno. Solo nell’ultimo anno il calo ha riguardato nelle stesse fasce orarie rispettivamente – 2,9% e – 3%. In questo periodo sono “emigrati” circa 3 milioni di persone che ora guardano la Tv su altri mezzi, in altro modo e interessati ad altri prodotti diversi dalla tv generalista. 

“E’ la cavalcata dello streaming … bellezza…”. Nei giorni scorsi il Corriere ha titolato “Così lo streaming ha cambiato il modo di vedere la televisione” dove si legge che “le vendite di televisori sono aumentate del 30% … i prezzi sono crollati … le dimensioni sono aumentate (70 pollici) … all’inizio del 2025 in Italia si contavano circa 20,7 milioni di televisori connessi … il tempo speso sulle piattaforme (Netflix, Youtube, Discovery, Disney etc) ha superato quello della tv broadcast e via cavo sommate”.

In secondo luogo, il Report di Agcom ci dice che il confronto tra Rai e Mediaset vede quest’ultima consolidare la sua posizione: sempre negli ultimi 5 anni Rai nel giorno medio in prima serata è calata del 24% (e del 6,8% solo nell’ultimo anno) mentre Mediaset è calata del 10,1% (mentre è cresciuta nell’ultimo anno dello 0,1%). I dati non sono migliori per l’intero giorno: Rai tra il 2021 e il 2025 diminuisce del 23,2% (e del 6,4% nell’ultimo anno) mentre Mediaset cala “solo” del 6,9% (e del 1,1% nell’ultimo anno).

Dati ancora più rilevanti sull’informazione. L’andamento del tempo speso dagli spettatori (gen. – set. Tempo in milioni di ore) sui Tg Nazionali mostra che nella fascia oraria 18.30- 21.00 siamo passati da circa 306 milioni di ore a 250 con un calo del 18%. Il confronto tra i tg Rai e quelli Mediaset vede tutti con il segno negativo e solo La7 crescere in modo costante. Comunque il Tg1 perde più del Tg5. Infine, prosegue senza sosta la corsa verso il baratro di RaiNews24 che negli ultimi 5 anni perde poco meno della metà dei suoi telespettatori che solo in parte vengono intercettati dagli altri Tg all news (TgCom e Sky Tg).

Può essere utile collegare questi dati con il Report settimanale di Auditel sullo Standard Digitale (dall’11 al 17 gennaio 2026) dove si legge che gli LS (Legitimate Streams) per editore vedono Mediaset con 199.000 K e Rai con 5.000 K mentre il TTS (Tempo speso per editore) vede Mediaset sempre in testa con 21.000 K e Rai con 15.000 K.

C’è bisogno di commentare? Qualcuno si pone il problema? Il Cda … questo Cda ne sa qualcosa?

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ps. Come al solito, ci arrivano molte “lettere dai lettori e dalle lettrici”. Riceviamo e pubblichiamo: “… non solo album di figurine ma un nuovo mazzo di Mercante in Fiera” … “Il volto dell’assassino? Si riservano di intervistarlo dopo e magari ci fanno una serie Tv”… “La Coppa d’Africa? Tra woodoo e talismani è meglio che stia su SportItalia”… “la RAI si conforma, perché "educare" non rientra più da tempo nel suo DNA. Coppa d'Africa, grande calcio e grande spettacolo, regalata a Sportitalia” e infine “ La cronaca nera non mi interessa”.         

martedì 20 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 10. La Metafisica aristotelica e la RAI

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L’immagine metafisica è una rappresentazione di un fatto o di una persona che trascende il reale. Aristotele ha dedicato alla Metafisica un lavoro specifico e così l’ha definita: “scienza dell'essere in quanto essere". Senza andare troppo lontano e rimanendo nel campo delle immagini, citiamo la Treccani che riprende un grande artista italiano: “Per Morandi è una fase importante di depurazione del soggetto da tutti gli episodî accidentali e di scoperta di significati insiti nelle cose”.  

Interessante osservare che le immagini, seppure metafisiche, si prestano bene ad un uso “politico”.

Nel nostro immaginario Album di figurine della Civiltà delle immagini 2026 oggi ne abbiamo raccolte 4.

Il Maranza. s. m. e f. inv. Giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccar briga, riconoscibili anche dal modo di vestire appariscente. Il termine deriva da una incerta sintesi di “mar...." che alcuni ritengono risalire a "marocchino” e “zanza” (in Romagna). A seconda delle regioni può assumere anche un termine diverso, come coatto, tamarro, belenga, cuozzo etc.   Chi è e come si rappresenta un "maranza"? sapevate ad esempio che “i maranza flexano?” … per saperne di più vedi pure https://blog.dante.global/i-maranza-flexano#:~:text=In%20breve%2C%20maranza%20vuol%20dire,anche%20grazie%20ai%20social%20network

Ormai il tema è da tempo oggetto di letteratura scientifica e torna puntualmente all’attenzione quando un “maranza” si rende autore di un drammatico fatto di cronaca come è successo in questi giorni. Succede allora che il termine, il fenomeno sociale, diventa un fatto “politico” e assume le sembianze di iniziativa parlamentare finalizzata a sostenere un “progetto” ovvero alimentare il terreno della paura, del timore e della conseguente necessità di “avere più sicurezza” nelle strade, nelle scuole, negli ospedali. Ne abbiamo scritto diverse volte: il “paurismo” sembra essere il grimaldello del consenso politico ovvero paura del diverso, dell’immigrato, del “giovane disadattato.

L’assassino. In questi giorni l’ennesimo femminicidio (Federica Turzolo) ha riproposto un consueto tema di immagine. Come si rappresenta il volto di un assassino? Quale è la sua immagine? Come noto, spesso e malvolentieri, si tratta di un parente stretto, un marito, un genitore o un fratello /sorella, di un “caro amico” magari pure “di famiglia” o un personaggio che “ … non avrei mai pensato che potesse giungere a tanto”. Eppure tanto il volto, l’immagine delle vittime è pubblico tanto invece quello dell’assassino rimane spesso “privato” o posto in secondo piano. La presunzione di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio, pilastro della nostra giurisprudenza, garantisce la riservatezza dell’immagine di chi ha compiuto un omicidio, seppure colto in flagranza di reato o financo reo confesso, magari con il coltello ancora tra le mani. Succede spesso che l’Immagine della vittima viene più diffusa e rimane più impressa di quella dell’assassino e succede che quella dell’assassino viene trattata e mostrata con una certa titubanza. In tutti i grandi casi di cronaca nera (Orlandi, Cesaroni, Gambirasio etc) sono i loro volti ad essere entrati nella storia più di quanto non lo siano i loro carnefici (peraltro alcuni ancora ignoti).

Il gossipparo. Parliamo di un certo Fabrizio Corona e della sua immagine ci interessa un aspetto marginale. Anzitutto ci chiediamo spesso perché riscuote tanta attenzione mediatica e perché la sua “figurina” è tra le più pubblicate e diffuse nell’album della Civiltà delle immagini? È bravo lui a maneggiare il suo “brand”, ad occupare uno spazio sempre disponibile nel mercato dei media, oppure sono gli “altri” genericamente intesi (giornali, radio e tv) a mettergli a disposizione uno spazio ben sapendo che il “prodotto” gossip tira molto?

L’aspetto marginale che ci interessa della sua immagine è capire/sapere perché la Rai, il Servizio Pubblico, rivolge un’attenzione particolare sia al personaggio e, ancor più, ai “temi caldi” si cui si occupa (vedi il caso Signorini che è tutto dire): l’ultimo ad ospitarlo è stato Giletti ma prima ancora è stato dalla Venier, a Ciao Maschio, con Fiorello etc. ? A tal punto che, a quanto si legge, Mediaset si è “risentita” tanto di questa attenzione ingombrante e fastidiosa da lavorare ad una “vendetta” contro la Rai da compiere durante il prossimo Festival di Sanremo predisponendo una forte controprogrammazione. Rimane aperto il quesito: perché la Rai si presta a questi giochetti?

Il calciatore. Nel nostro paese giocano tanti calciatori che provengono dai paesi africani e sono pure molto bravi. Nel nostro Paese tra residenti, nati in Italia e in attesa di regolarizzazione, vivono circa 1,6 mln di persone. Allora, è successo che nelle scorse settimane si è svolta la Coppa d’Africa le cui immagini sono state diffuse in chiaro da SportItalia. Allora è successo che domenica scorsa la partita finale tra Marocco e Senegal è stata vista da oltre 800 mila persone, superando di gran lunga Rai Due. La domanda semplice che poniamo è “perché la Rai non ha comprato i diritti di ripresa”?  

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lunedì 19 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 9. Le "figurine" dell'onesto e dell'indignato

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“Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati”. Paolo Borsellino

Aggiungiamo noi: non solo essere ed apparire ma anche essere percepiti come onesti. L’immagine, la “figurina” del politico “prestato” alla Pubblica Amministrazione senza alcun criterio di scelta non è più accettabile e sopportabile.

Ci sono “immagini” che difficilmente possono ritrarre sensazioni, emozioni, convincimenti o stati dell’anima. Come si può rappresentare, ad esempio, la vergogna, oppure il sospetto, oppure il dissenso, oppure l’irritazione, oppure la tristezza o la solitudine? Poi ci sono “immagini” che pure difficilmente possono rappresentare un neologismo, una figura umana archetipa, un “modo di dire”. Ci sono poi immagini che non si prestano a facile lettura. Vedi il cavallo dell’ex Viale Mazzini morente o insorgente? Vedi il pugile romano di Palazzo Massimo: ha il volto tumefatto di chi le ha “prese” o di chi le ha “date”?

Ieri sera abbiamo visto Report e ci sono venute in mente “figurine” metafisiche non facili da reperire e la stessa IA incontra qualche difficoltà a realizzarle.   

Vediamo qualche esempio. 

Il sospetto indagato. Come si può rappresentare con una immagine un “sospetto” sia esso una persona fisica o uno "stato di dubbio o diffidenza"? Erano diversi mesi che sul Garante della Privacy gravavano sospetti che solo la Magistratura potrà chiarire definitivamente: tutti innocenti fino a sentenza definitiva. Però, noi tutti sappiamo che il solo “sospetto” costituisce già un “problema” ed hai voglia a dire che “c’è fiducia nell’operato della Magistratura”. Si tratta di un pensiero sottile e occulto, un tarlo che scava nella coscienza di chi ne è vittima e di chi scava per conoscere e sapere la verità. Parliamo di sospetto e non gli indizi: vedi sentenza C.C “In tema di prova, gli “indizi”, suscettibili di valutazione ai sensi dell’art. 192 c.p.p., comma 2, sono elementi di fatto noti dai quali desumere, in via inferenziale, il fatto ignoto da provare sulla base di regole scientifiche ovvero di massime di esperienza, mentre il “sospetto” si identifica con la congettura, un fenomeno soggettivo di ipotesi con prove da ricercare, ovvero con l’indizio debole o equivoco, tale da assecondare distinte, alternative – ed anche contrapposte ipotesi nella spiegazione dei fatti oggetto di prova”. Il “sospetto” non è una colpa ma quando grava su un amministratore pubblico assume un valore esteso e più incisivo rispetto ad un comune cittadino.

Sul tema delle autorità di Garanzia (e di controllo) e dei criteri con i quali vengono “scelti” abbiamo scritto un lungo post: vedi “RAI e Autorità: chi garantisce cosa?” dello scorso 3 novembre https://bloggorai.blogspot.com/2025/11/rai-e-autorita-chi-garantisce-cosa.html . Il problema è sempre e solo lo stesso: come vengono scelti gli amministratori pubblici? Non ci può, non ci deve essere il “sospetto” che il solo criterio sia la “parentela” sia pure politica, oppure l’essere “amico di amici”, essere “parenti di …”. Non si può e non si deve più ascoltare che, ad esempio, il presidente della Privacy sia stato indicato “in quota PD” o come altri, vedi Cda Rai, “in quota” AVS o M5S. Non è sufficiente chiedere le dimissioni dell’intero collegio (dichiarazione di Ruotolo) ma è necessario affermare che “noi non indicheremo più nomi in nostra quota e, per quanto ci riguarda visto che Stanzione viene considerato indicato da noi, ne chiediamo esplicitamente le dimissioni e poi la Magistratura farà il suo corso.” Punto, a capo.

Ricordate sempre l’EMFA: erano anni che aveva enunciato chiaramente che gli amministratori del Servizio Pubblico radiotelevisivo dovevano essere scelti con “criteri aperti, trasparenti e non discriminatori”. Tutti lo sapevano anche da ben prima del 26 settembre. Non c’è stato verso: nessuna “figurina” potrà mai rappresentare il tradimento del “prima la riforma e poi le nomine”.

Il cittadino indignato. Come mai si potrà rappresentare con una immagine significativa quel vago e diffuso senso di irritazione che molti provano quando avvertono di essere impotenti e fors’anche “rassegnati” (giust’appunto) di fronte a protervia e arroganza dell’avversario? Tanto per intenderci: il 26 marzo 2025 la presidente della Vigilanza Rai, Barbara Floridia, ha dichiarato “I presidenti di Camera e Senato, pur sollecitati, non hanno assunto alcuna iniziativa concreta per sbloccare questa situazione. A loro ribadisco l’urgenza di un intervento. Se lo stallo non dovesse risolversi a breve, non mi resta altra possibilità se non quella di rivolgere un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, garante della nostra Costituzione”. Detto fatto: lo scorso 7 luglio il Presidente Mattarella ebbe a dire “Il quadro offerto nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sul tema della designazione del Presidente della Rai è sconfortante”. da allora nulla, silenzio assordante. Succede allora che la tanto famigerata “iniziativa parlamentare FORTE” che l’opposizione avrebbe voluto prendere prima di Natale e poi rinviata a gennaio si è trasformata in un “appello” rivolto a chi? Proprio ai due presidenti di Camera e Senato, ovvero indirettamente a quegli partiti di maggioranza che bloccano la Vigilanza: “La richiesta è di un incontro immediato con i Presidenti delle Camere”. C’è da essere “irritati” ovvero indignati o no?

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PS. c'è molto altro da aggiungere ... probabile un nuovo post in giornata.

venerdì 16 gennaio 2026

la Civiltà delle Immagini 8. Le "figurine" impietose

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Nell’Album della Civiltà delle Immagini 2026, ogni mattina, intorno alle 10.15 arriva una “nuova” figurina da incollare. È il “bollettino Auditel” che certifica nero su bianco lo stato delle cose sugli ascolti Rai. È una “figurina” tanto impietosa quanto ormai ormai consueta: Mediaset sta ormai pressoché fissa sopra Rai nel Day time e, salvo particolarissime eccezioni, è veramente difficile supporre che la tendenza possa cambiare di segno.

Piccolo esempio (da Studio Frasi su dati Auditel): lo scorso 14 gennaio, tra le 21 e le 23.59, Canale 5 aveva quasi il doppio di Rai Uno (4,5 mln con il 26,6% contro i 2,6 mln e il 15%). Nota a margine: quella stessa sera andava in onda una partita importante della Coppa d’Africa, in diretta su Sportitalia, dove ha raccolto oltre 500 mila telespettatori mentre Rai Due nella stessa fascia oraria ne aveva circa 400 mila. 

La costante e inesorabile tendenza alla diminuzione dei telespettatori Rai, del Servizio Pubblico a cosa è dovuto? Ad un fattore “anagrafico” ovvero l’età sempre più “over” che giocoforza si dirige verso la “riduzione”? Ad un fattore di mercato ovvero i prodotti Made in Rai non reggono più la concorrenza? Ad un fattore “editoriale” ovvero incapacità o impossibilità a ideare e realizzare (magari in casa) contenuti in grado di attrarre “altro” pubblico, ad esempio i cosiddetti “giovani” che tutti vogliono e nessuno li piglia.  Ad un fattore “tecnologico” ovvero la difficoltà a reggere il passo con lo streaming che, comunque, costa ed ha ormai superato il punto di non ritorno rispetto al broadcast tradizionale e generalista. Ad un fattore “umano” ovvero dovuto ad una dirigenza dell’Azienda ormai collocata stabilmente tra il decotto politico ed un rassegnato quanto volgare “tirare a Campari”? Ad un fattore “politico” ovvero i partiti non la considerano più una priorità, un perno della vita sociale e culturale del Paese? 

Come vi avevamo accennato, a metà dicembre si era ventilata la possibilità di una “iniziativa parlamentare FORTE” da parte dei partiti di opposizione poi rinviata a gennaio. Siamo ad oltre la metà del mese e nessuno sa nulla e la sola risposta che abbiamo ottenuto è stata vaga e confusa: “Ci sono altri problemi…”. Amen!

Ci sono tanti fattori ed è verosimile supporre che possano essere tutti legati tra loro. Ed è pure verosimile supporre che il grumo di questi fattori sia difficilmente risolvibile in tempi ragionevolmente brevi. Mancano ormai pochi mesi, poco più di un anno, e si dovrà affrontate la grande battaglia del rinnovo della Concessione, forse la più importante tra tutte. Collegata ad essa c’è il rinnovo del Contratto di Servizio, altra spina nel fianco con le sue chimere dei KPI e il famigerato “allegato 1” e, infine, c’è il rinnovo del Cda che, a quanto sembra, pochi sembrano aver voglia di cambiare ovvero “stanno bene così”.

Nel frattempo però sappiamo che una funzione vitale, essenziale, del Servizio Pubblico è ormai ridotta ai minimi termini: l’approfondimento giornalistico che non sia la cronaca nera. Togliamo Vespa su Rai Uno a Porta a porta con Garlasco o con la tragedia di Crans, togliamo Ore 14 su Rai Due con Garlasco o con la tragedia di Crans, togliamo su Rai Tre con Giletti che intervista Corona (si…Corona) e, of course Garlasco e Crans, in questi giorni non resta che Report. E dello stesso Report non ci sono tracce del ripristino delle quattro puntate tagliate come pure del ritorno in onda al lunedì. Non ci sono più tracce di Presa Diretta di Iacona, non ci sono più tracce di Petrolio di Giammaria, non ci sono più tracce “Che ci faccio qui” di Iannaccone.

Come se ne esce? Lasciamo perdere tutto e ci occupiamo d’altro considerando la battaglia ormai perduta su tutti i fronti? 

Riportiamo una lettera (forse leggermente brutale ma significativa) arrivata a Bloggorai da un suo attento lettore: “Caro Bloggo, primo commento la Rai degli over 60ies. Questa Rai la guarda solo mia moglie per inerzia. A proposito dei conduttori/conduttrici di cui hai scritto, non hai citato la "giovane" Caterina Balivo (45 anni) con un programma per abituali frequentatori di RSA, con inquietanti presenze di “giovani” come i Vianella, Magalli, Mal dei Primitives, il sempiterno Fausto Leali, la mamma di Valeria Marini, il babbo di Giorgia e Rosanna Lambertucci (80 anni). Mia moglie non guarda le serie su Netflix solo perché le fanno paura e sono truculente però guarda quel … di Matano che fa a gara con Eleonora Daniele a parlare di truculenze sanguinolente e mortammazzati. È chiaro che il budget permette solo quello, gli dai du' spicci e riempi lo studio. Ma è la fine. Ti segnalo una ridicola rincorsa ai giovani: il tiggì 1 alla fine presenta sempre un servizio (così incassa i famosi du' spicci dalle case discografiche) su nuove hit di sconosciuti singer stranieri e qualche cariatide italiana. È patetico perché nessun giovane guarda il tiggì (qualunque esso sia) e i poveri over 65 si chiedono ma chi diamine sono questi tipo Kpop coreani d'accatto?”.

Caro attento lettore … la situazione politica è complicata … e non ci sentiamo nemmeno poi tanto bene.

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giovedì 15 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 7. Una "certa" età

By Bloggorai ©

Le immagini non sono figlie della realtà, ma sono figlie dell’uomo. Casomai sono nipoti della realtà. E sono parenti di Dio. (L.d.V)

Tempo addietro è stata proposta una importante mostra di fotografie di Sebastião Ribeiro Salgado al MAXXI di Roma con il titolo “Il sale della Terra” (successivamente diventerà un film realizzato da Wim Wenders e andato poi  in onda su Rai5. Forse, Salgado è stato il più grande “creatore di immagini” del secolo scorso. Ha iniziato, e poi lavorato molto, con una semplice macchina da 35 mm e solo in tarda età si è dovuto convertire al digitale, per causa di forza maggiore (peso e ingombro delle pellicole etc). Nella storia della “civiltà delle immagini” Salgado occupa un posto di assoluto rilievo.

Ci è tornato in mente lui e le sue foto dell’Amazonia quando abbiamo pensato a quali immagini possono descrivere o sintetizzare questo quarto di secolo. Tra tutte quelle che ci vengono in mente, non ne troviamo nessuna in grado di riassumere tutto e, forse, non è proprio possibile. Magari se ne possono trovare alcune che messe insieme possono raccontare i fatti salienti degli ultimi 25 anni. Ci torna sempre in mente il fenomenale “potere delle immagini” che, specificamente in questa era dell’audiovisivo, si vede rafforzare sempre più.

Ecco allora che ci si pone il problema di quale immagine possa rappresentare e sintetizzare visivamente la Rai e il Servizio Pubblico in questo quarto di secolo e quale potrà rappresentare quella dei prossimi anni, quello della Digital Media Company mai realizzata, della prossima Convenzione e dell’EMFA non applicato.  Fino a poco tempo fa il cavallo “morente” di Francesco Messina bastava ed avanzava. Seppure nella sua mai realizzata lettura di cavallo “insorgente” (perché non è mai avvenuta questa “insorgenza”, anzi) oggi il cavallo è l’icona perfetta di immagine “decaduta” e prossima ad essere pure occultata in vista dell’apertura del cantiere di restauro del Palazzo di Viale Mazzini. Se tutto andrà bene, forse, lo rivedremo nel 2029.

E allora, come si rappresenta con una immagine la Rai contemporanea, quella della “destra destra” che la governa con la sottintesa complicità di chi lo consente? Ieri due lettori, distinti e distanti tra loro, per una singolarissima coincidenza, ci hanno inviato appunto due “immagini” assai suggestive ritratte nei pressi della nuova sede Rai di Via Severo che, a nostro giudizio, raccolgono benissimo l’essenza, la postura, la missione e la cultura di questa Rai destinata e programmata ad una lenta dissoluzione verso la subalternità a tutto il resto del suo mondo e del suo mercato.


Il vero "potere" delle immagini che quasi mai sono semplici "accadimenti". È una Rai anziana, adulta, diversamente giovane. Auditel ci specifica si tratta di oltre il 75% over 55 (esattamente il 56% over 65). È anziana la Rai e quindi il suo prodotto, la sua offerta editoriale che giocoforza si deve adattare e conformare, pena la riduzione progressiva del suo bacino di ascolto. Riduzione, peraltro, in continua progressione: vedi articoli di oggi su Il Sole e Italia Oggi: “Mediaset batte la Rai nella gara del periodo natalizio”.

Beninteso, hanno una "certa" età pure le lettrici e i lettori di Bloggorai e, ne siamo certi quando pure, prima o poi, si occuperanno d'altro non ci sarà quasi più nessuno che seguirà questi temi. I vari "professori" (quasi nessuno tra loro ha vinto un concorso) o "esperti europei" non hanno nemmeno lasciato eredi.  

Torniamo alle “figurine” della Civiltà delle immagini. Queste le “immagini” ovvero qualcuno tra i “volti” che maggiormente la rappresentano la Rai: la “zia” Mara (75 anni), la Clerici (62 anni), Carlo Conti (64 anni) e così via trotterellando. Ed ecco che la sua prossima “immagine” del suo prodotto di maggior successo si adegua ed ecco che ad accompagnare il prossimo Sanremo ci sarà nientepopodimenoche l’immagine della pur bravissima Laura Pausini (51 anni) ovvero la perfetta via di mezzo tra il pubblico che non c’è (i “giovani”) e quello che ci deve essere per forza. Rai Pubblicità, ci dicono, ha dovuto alzare i listini pubblicitari per sostenere lo sforzo economico successivo alla nuova Convenzione con il Comune ma, soprattutto, perché si teme un forte calo di ascolti (vedi lo slittamento dovuto alle Olimpiadi Invernali, sulle quali poi si dovrà fare un ragionamento a parte).

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martedì 13 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 6. Le "beghe" Rai come quelle del Paese

By Bloggorai ©

ATTENZIONE: il blog di oggi è dedicato a “beghe Rai” e pertanto chi intende proseguire la lettura lo fa a suo rischio e pericolo. Sospendiamo, relativamente e per poco, la pubblicazione delle “figurine” dell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026. Beninteso: anche il Servizio Pubblico partecipa a definire l’immagine del Paese ed è difficile non tenerne conto.

Ieri vi abbiamo anticipato qualche “chicca” su quanto avviene dentro e fuori Via Severo (Viale Mazzini è ormai un lontano ricordo). La prima "chicca" ha iniziato a circolare da tempo ma solo domenica scorsa ha preso una relativa consistenza. La “notizia” sarebbe che la Agnes, presidente indicata dal Governo ma non ratificata in Vigilanza, potrebbe “dirigersi” verso altre destinazioni ovvero, alcuni sostengono, verso la Presidenza di Terna. Semplice Gossip? Forse che si ma forse che no. Abbiamo cercato di sapere e di capire e abbiamo chiesto. Una nostra fonte molto autorevole e molto bene informata in ambito governativo per poco ci toglie il saluto. “Non se ne parla proprio! Balle!!!”. In altri “ambienti", invece la notizia viene ritenuta attendibile e fondata ma da considerarsi “ … molto riservata, lavoro sottotraccia” ci dicono. Come stanno le cose? I punti fermi sono A manca poco più di un anno alla fine del mandato di questo Cda B poche, compresa l’opposizione, sembrano avere grande entusiasmo all’idea di cambiare le carte in tavola. C la partita eventuale della “successione” della candidata Agnes non è per nulla facile: il nuovo nome che dovrebbe uscire fuori dal cilindro deve avere un placet anzitutto dalla Maggioranza che poi lo dovrebbe necessariamente concordare con l’opposizione. E non è per niente facile, specie in questo momento di forte fibrillazione esattamente tra la coalizione di Governo e, segnatamente, con la Lega di Salvini che vedrebbe il “suo” uomo Marano ricondotto al suo ruolo di “consigliere semplice”. 

Tutto molto complicato: ad esempio, qualora avvenisse una manovra del genere, lo stesso Marano, forse, si dovrebbe dimettere da Presidente di Confindustria RadioTv, carica che, forse, non avrebbe potuto ricoprire (ma nessuno ha sollevato il problema) come pure lo stesso la Agnes dall'EBU. E poi infine, questo un vero big problem, ci troviamo proprio di fronte a due scadenze rilevanti sul percorso Rai: le prossime Olimpiadi invernali e il Festival di Sanremo. Chi si mette a mescolare le carte proprio ora? Naaaaaa ... la notizia della Agnes che esce da Rai sembra una bufala utile … a chi?  

Già, Marano, dedichiamo un attimo di attenzione. Il personaggio, notoriamente, è considerato un “vecchio volpone” dei corridoi Rai e dintorni (vedi Rai Pubblicità, vedi Rai Way, vedi Piano Immobiliare). Gode di tante simpatie ma anche foriero di qualche malmostio. Abbiamo letto tante volte del presunto e smentito “fastidio” dell’AD Rossi. Tanto per dire: di Marano si legge che “Nomine e conflitto d’interessi, Marano mette nei guai la Rai - Per il consigliere vicino alla Lega incarico dirigenziale in Milano-Cortina: tratta spot con l’azienda di cui è presidente ad interim” a firma Giovanna Vitale dello scorso giugno 2025. Sono compatibili i due incarichi? Chi lo ha verificato? “Oste, com’è il vino?”… “E’ booonooo … è booonooo”. Le strutture, gli organi incaricati di controllare e verificare sono molti: lo stesso Cda, la Corte dei Conti, e financo l’Organismo Anticorruzione Rai. Piccola “chicca” a margine: lo scorso dicembre 2025 il Cda ha ridefinito il vertice di questo Organismo e chi ti hanno nominato alla presidenza? Un certo avvocato Ruben Esposito. Viene citato in questo articolo: leggete per credere: https://www.dirittiglobali.it/2013/01/massoneria-quegli-uomini-in-nero-nascosti-tra-politica-e-affari/

A chi riporta questa struttura? Al Presidente Rai e chi è l’attuale presidente Rai? A chi indovina offriamo un caffè dalla signora napoletana al solito posto.

Morale della favola: i consiglieri Rai, compresi quelli del “prima la riforma e poi le nomine” possono stare tranquilli, sereni. Il 2027 è dietro l’angolo.

A proposito di consiglieri e, in particolare, ai 2+1. Ieri è “esploso” il caso di Barbareschi su Rai Tre che se l’è presa con Ranucci di Report e del consulente Bellavia. Nota a margine: la trasmissione è un format in coproduzione con Ballandi: ma l’Azienda non è proprio in grado di realizzare in casa un prodotto così banale e semplice senza dover pagare un coproduttore? No. Banalmente, uso privato di mezzo pubblico: basterebbe la metà per cacciarlo in buona compagnia di un certo Cerno che, con i soldi Rai, fa lo stesso. E che ti scrivono i consiglieri Rai 2+1? Leggiamo: “Crediamo che stavolta sia necessario che il vertice ricordi ai collaboratori la fondamentale regola che 'non si sputa nel piatto in cui si mangia'". Così in una nota tre consiglieri di amministrazione della Rai, Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale”. Che brivido di paura devono avere avuto a Via Severo. Un severo monito per “ricordare” la fondamentale regola del “non sputare nel piatto in cui si mangia”. Almeno un po' di buna educazione Santa Pace!!! Non c’è più la Rai di una volta!!! Quella di Viale Mazzini.

E veniamo infine all’immagine del Paese per come ce la racconta la Rai. Ieri sera è andata in onda su RaiUno “la Preside” la “dramedy” ovvero la fiction di attualità drammatica basato su una storia vera del liceo di Caivano alla periferia di Napoli. Repubblica oggi la definisce “un atto dovuto inattaccabile”. Forse, invece, qualche osservazione si dovrà pur fare. Non sappiamo ancora quanto avrà riscosso successo dei telespettatori ma possiamo anticiparvi che, a nostro modesto giudizio, molti aspetti “narrativi” non reggono gran che. Didascalico, prevedibile, scopiazzato nello stile da “Un posto al sole” al “Maresciallo Rocca”, personaggi stereotipi e dialoghi inconsistenti. Moraleggiante e “governativo” al punto giusto condito nientepopodimenoche da “Nessun dorma”. “Deve tornare la legalità … e qui comando io” disse imperiosa la Preside di Caivano. Con i capelli biondi, of course, proprio come la vera Preside di Caivano. Fiction si, ma basata su una storia vera.

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lunedì 12 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 5. Le "figurine" mancanti

By Bloggorai ©

Nell’immaginario Album di figurine sulla Civiltà delle Immagini 2026 che vi stiamo proponendo le prime pagine sono già densamente occupate. Nel breve giro di pochi giorni, appena 12, è successo di tutto e molto altro è stato preannunciato. Il nostro “esperto” di carta stampata, Maurizio formidabile edicolante vicino casa, questa mattina però è apparso sconsolato: “Sono un paio di giorni che non si vedono nuove figurine”.

Già, questo Album si sta popolando più di “immagini” assenti che non di rappresentazioni presenti. E, c’è da dire, che tra immagini presenti ed assenti, reali o immaginarie, c’è un sottile filo rosso che le unisce. E, forse, non è nemmeno poi tanto sottile. Tutto sembra legarsi, connettersi, congiungersi in una trama comune dove, lentamente, emerge un disegno che non è affatto buono.

Vediamo le “figurine” mancanti.

L’immagine dell’opposizione. Non si trova una “figurina” forte, autorevole e determinata su qualcuno che possa rappresentare compiutamente tutta l’opposizione a tanta brutalità, selvaggeria e violenta violazione dei diritti fondamentali. Non sembra essere la “figurina” giusta l’immagine dei “democratici” USA che non riescono a fronteggiare l’arroganza e la protervia di Trump&C. Forse, sono ancora traumatizzati dalla sconfitta da loro stessi causata. Come dimenticare, infatti, l’enorme responsabilità che si sono assunti mantenendo la candidatura Biden ancor quando erano tutti perfettamente consapevoli che era del tutto inadeguato ad una nuova presidenza. Con l’aggravante della candidatura Harris, presentata last minute. Se la stanno cavando i sindaci, singole entità, come quello di New York o quello di Minneapolis. Per fortuna che le persone scendono in piazza contro gli sceriffi pistoleri dell’ICE ma poi però, il grande sceriffo della Casa Bianca, continua a minacciare il resto del mondo.

Fatte le debite proporzioni e riportando il tema a casa nostra, “l’opposizione” Made in Italy sembra essere la parvenza di se stessa ovvero un “campo largo” a dimensioni alternate che un giorno si restringe e un giorno si allarga. Morale della favola: la Meloni, ogni settimana che Mentana al Tg de La7 ne parla, cresce nei sondaggi e gli altri ristagnano. Per una banale legge della fisica, o della politica che dir si voglia, il vuoto non esiste e se si apre uno spazio qualcun altro lo occupa. Vedi pure la Conferenza stampa del Governo dell’altro giorno: una somma di generiche domande alla “volemose bene” e, se qualcosa non ci è sfuggita, nemmeno una l’ha posta in seria difficoltà o messa con le spalle al muro almeno per manifesta incoerenza.  

Torna sempre in mente quel Moretti del 22 febbraio 2013: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Parole profetiche. Non parliamo di Rai e di Servizio Pubblico, per carità di Patria.  

Le immagini “future”. Non si trovano le “figurine” prossime venture che pure saranno importanti. Non si trovano immagini in grado di rendere pienamente quanto sta succedendo in Iran più di quanto possono le immagini dei “sacchi neri” con le migliaia di vittime della brutale repressione e ancor più non si trovano quelle che potranno descrivere quanto potrà succedere in tutto il Medio Oriente qualora la situazione precipitasse e Trump decidesse di intervenire con le bombe su Teheran.

Già che siamo nell’area: sono ormai rarissime le immagini di Gaza. Non si vedono più donne o anziani affamati e bambini dilaniati dai cecchini dell’esercito di Israele. Non si vedono più le immagini di devastazione totale e di rovine infinite. Purtroppo, non si vedono più le immagini di milioni di persone che hanno partecipato alle grandi manifestazioni “pro Pal” illuse dalla “pace” made Trump/Nethanyahu che ora si permette di fare ciò che vuole nei territori occupati.

Non si trovano le prossime figurine sulla Groenlandia: gli USA se la comprano un tanto al chilo (di ghiaccio) oppure, molto più semplicemente e senza tanto clamore, espandono le basi che già hanno sul posto?

Non si trova più una figurina immagine di Europa credibile, efficace e risolutiva. Ormai l’immagine europea più “efficiente” è quella dei “volenterosi” inglesi, francesi e tedeschi che pure sull’accordo Mercosur se la canta e se la suonano a piacimento.

Ora i tipografi, i fotografi e i telecineoperatori si dovranno attrezzare con le prossime crisi internazionali: risolta la “faccenda” Venezuela ci potrà essere qualche paese confinante nel mirino dei benpensanti della Casa Bianca. Il Messico, Cuba e forse anche il Canada in fin dei conti sono a portata di missile.

Allegri, coraggio, finché c’è guerra c’è speranza.

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PS: tutto ciò prima scritto potrebbe, forse, interessare i lettori di Bloogorai che non seguono la Rai e il Servizio Pubblico (e forse fanno bene). Se però ci fosse in giro qualche lettore ancora “raiotico” può sapere che abbiamo molte chicche da raccontare, tra farsa e tragedia.  

sabato 10 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 4 - Una figura da incorniciare

By Bloggorai ©

Ci sono nuove immagini significative da incollare nell’album di questa “civiltà”.

Avvertenza: ogni somiglianza con persone realmente esistenti è puramente causale. Tutta "colpa" dell'IA. 

Meloni: l’immagine permanente. Tranquilli, sereni, sobri ma anzitutto “rassegnati”: l’immagine della Meloni ci accompagnerà per i prossimi mesi ed anni, forse tanti anni. Ieri in Conferenza stampa ha mostrato il meglio di se: niente faccette e niente barzellette ma solo acute riflessioni e dotte esposizioni. Ovviamente non poteva esimersi da qualche “sguardo laterale” ostile verso qui maramaldi di giudici e giornalisti, vil razza dannata. Che però, detto tra noi, quelli ieri presenti in Conferenza Stampa non sembrano aver brillato di luce propria.  Dal suo punto di vista, è stato un successone: tra un “s” e una “c” alla “garbatellese” e qualche “disciamo” di troppo ha mostrato un volto pacato e rassicurante, financo interlocutorio con un “Cosa dobbiamo fare? Assaltare i Mc Donalds???” Noooo, ci mancherebbe e poi chi lo ha chiesto? Del resto, con quella batteria di domande assillanti, provocatorie e assillanti, ai limiti della mala educazione (“buongiorno Signor/a presidente … come va? A casa, tutti bene? Tanti cari Auguri di Buon Anno) non era difficile fare bella figura. Le domande erano parte della risposta: il modello sempre lo stesso ovvero “abbiamo fatto e faremo, vedremo e ci confronteremo” e tutto il resto è noia, non gioia perché qualche maldestro collega gli ha ricordato che le cose in economia non vanno gran che bene, anzi. Tutto sommato, proprio quello che sembrano volere quella parte di italiani che ancora le garantiscono il consenso e la maggioranza parlamentare: si, è vero, è dura ma ce la faremo. L’immagine che ha fornito è di stabilità e continuità e ci sono buone possibilità che la Meloni possa passare alla storia della Repubblica come il Governo più longevo. Se poi mai, chissà, dovesse candidarsi al Quirinale … beh ... si vedrà, per ora sta bene dov’è, benissimo. Quindi, non è improbabile supporre l’immagine della Meloni ce la potremo trovare dietro i banchi dei professori nelle scuole pubbliche o alle spalle della foto ufficiale dei sindaci. Amen.

A proposito di “rassegnazione”: ci aspettavamo di leggere oggi sui giornali almeno qualche domanda che nessuno ha fatto come, ad esempio “gentile Presidente Meloni, come le è noto, il suo Governo è inadempiente con l’Europa nella mancata applicazione dell’EMFA e i partiti della sua coalizione bloccano la nomina del presidente RAI nonostante l’appello di Mattarella. Come intende risolvere il problema? Grazie e cordiali saluti”. Prendete nota: il tema informazione, Servizio Pubblico e Rai (come pure quello della sanità) ovvero … non meritevole di nota… irrilevante.  

Minneapolis, l’immagine forte. È violenta e drammatica quella del pistolero trumpiano dell’ICE che assassina a sangue freddo Nicole Good (modo di dire che rappresenta una orribile immagine) ma appare più rilevante e significativa quella del sindaco di Minneapolis che subito dopo in conferenza stampa, più o meno, manda affan… gli sceriffi i con la pistola facile. L’immagine del sindaco democratico che non ci gira intorno e va dritto al cuore del problema è forte e chiara “ICE, get the fuck out of Minneapolis”.  Vedi pure ANSA: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/08/donna-uccisa-a-minneapolis-lira-del-sindaco-dem-contro-gli-agenti_a334900f-577f-4e79-bf35-1509f2000d14.html .

L’immagine in discussione però è proprio quella dei democratici USA (nota a margine: l’ICE è stata creata nel 2002 dal repubblicano G.W. Bush e mantenuta poi dagli altri presidenti democratici Obama e Biden) e l’enorme responsabilità politica che hanno avuto nel lasciare la prateria spianata alla rielezione di  Trump.

Sandokan. Il pirata di Rai Uno. Can Yaman, ovvero la moderna Tigre di Mompracen è stato il protagonista del recente sequel di Sandokan che ha avuto un discreto “successo” sulla prima rete Rai, è stata prima arrestato e poi rilasciato in Turchia per faccende legate al traffico e consumo di stupefacenti. Non ci interessano le sue beghe giudiziarie. Ci interessa osservare l’immagine del “bellone turco”: si dice di lui che ne ha due ovvero quella con il turbante e quella senza turbante.    

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La Civiltà della immagini 4 -

 A breve il post sull'immagine della Meloni ieri in Conferenza Stampa 

venerdì 9 gennaio 2026

La Civiltà delle immagini 3. Il Nuovo Mondo dello Yin e dello Yang

By Bloggorai ©

L’osservatorio sulla “civiltà delle immagini” che vi stiamo proponendo in questi giorni si incrocia, giocoforza, con la geopolitica, seppure “fatta in casa”, sommaria e approssimativa.

Groenlandia, l’isola di neve. Ovviamente, intendiamo “neve” quella buona, quella che scende da cielo. Da distinguere bene altrimenti Trump ha una ragione in più per poterla invadere. La bandiera groenlandese si chiama “Erfalasorput” ovvero "la nostra bandiera" e sta a significare il legame con la Danimarca e il suo territorio ricoperto dai ghiacci. Bloggorai ammette: non l’aveva mai vista prima e ci ha colpito. La sua divisione in due colori con il cento rotondo richiama molto il segno dello Yin e dello Yang: equilibrio, contrasto e dialettica degli opposti. Intorno a questa bandiera si giocheranno le sorti dell’Europa o di ciò che rimane di essa. Semmai fosse necessario, l’Italia potrà inviare a presidiare e contrastare gli invasori Yankee l’isola qualche pattuglia di Bersaglieri, di Lagunari e della Brigata Sassari? A questo proposito, esattamente lo scorso anno, la Meloni è stata lungimirante e profetica: “Mi sento di escludere che gli Stati Uniti nei prossimi anni si metteranno a tentare di annettere con la forza territori”. No, la Meloni può stare tranquilla. Noi no.

Gli USA, la più grande Democrazia moderna. Insomma, si fa per dire e pure coloro che lo sostengono cominciano ad avere qualche dubbio. Le immagini di ieri con i pistoleri trumpiani dell’ICE che uccidono a bruciapelo una donna colpevole solo di avere innestato bruscamente una marcia della propria vettura lasciano il segno. Il ritorno al Far West è dietro l’angolo e forse si tornerà a parlare del ritorno al neolitico. Come ha riaffermato ieri il Super Pistolero Trump “dei diritti me ne frego” fascisticamente parlando.

Acque internazionali, spazio comune. Una immagine inesistente dove un frame vale l’altro. Ormai è divenuto uno spazio virtuale dove ognuno fa quello che vuole: gli israeliani attaccano la Flottilla che naviga in soccorso di Gaza e gli USA si prendono petroliere a scelta, se poi sono russe o meno non importa: “occorre dare un segnale”. Pensavamo che i pirati erano estinti come i dinosauri ed invece eccoli comparire a bodo di elicotteri da combattimento sotto forma di Marines che scendono dalle funi e dalle nubi.

Gaza, l’immagine cancellata. Non si vede più nulla: nessuna immagine di carri armati israeliani che colpiscono scuole e ospedali. Scomparse le file di aiuti che non entrano nella striscia e nemmeno più donne e bambini affamati in giro tra le macerie. Nulla. Puffete, scomparsa: Gaza è svanita proprio dalla carta geografica, forse già annessa al territorio di Israele dove contano di costruire fantastiche villette a schiera su un nuovo lungomare. Dobbiamo pure ammettere che sembra svanita pure dai nostri cuori. Dopo le grandi manifestazioni dei mesi scorsi, molti hanno creduto che sia “arrivata la pace” … made in USA.

Checco Zalone, il nuovo italiano medio. L’immagine di Zalone può essere paragonata a quella di Alberto Sordi? Forse che si, ma forse che no. Nulla a che vedere con “Cetto LaQualunque” cioè molto meno. È sempre l’eterna rappresentazione di vizi e virtù, povertà e ricchezza italica. Provate a cercare e chiedere pure all’IA: perché Zalone ha tanto successo? Le risposte comuni sono tutte nella sua costante “modernità” ovvero nel rappresentare compiutamente il nostro Paese in questo tempo: abbastanza di destra ma non del tutto, non sufficientemente “democratico” e nemmeno di “sinistra”, alquanto qualunquista, volgare al punto giusto, spensierato e natalizio e dunque financo emozionante.  

Rimanete sintonizzati…

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ps. oggi non abbiamo mai menzionato un “termine” ovvero un’immagine ormai svanita e sfuocata. Provate ad indovinare quale?  

giovedì 8 gennaio 2026

La Civiltà delle immagini 2. Altri mondi oltre la RAI

By Bloggorai ©

Nella “civiltà delle immagini” contemporanea, di ieri, sono tre quelle che meritano attenzione.

I “volenterosi” (ristretti). La fotografia circolata ieri ritrae il francese Macron, l’inglese Starmer e l’Ucraino Zelensky mentre firmano un accordo di collaborazione. Colpisce più l’assenza che la presenza di altri soggetti: manca il tedesco Merz e, of course, la presidente del Consiglio Meloni (che tanto “volenterosa” magari vorrebbe pure essere ma non può o non vuole essere) e nella foto poi mancano tanti altri protagonisti essenziali: i russi e gli americani. Diciamo che si tratta di una immagine monca, povera e traballante. Oppure, viceversa, dice tanto se non tutto. Dice, ad esempio che la fantomatica Europa non c’è e non ci sarà e ormai sembra una sbiadita fotocopia di se stessa.

Maduro e il suo doppio. Ieri ha suscitato molto interesse la circolazione di un “deep fake” con le immagini della ricostruzione del rapimento del leader venezuelano ad opera degli sceriffi del mondo Made in USA. Alla balla del narcotraffico non ci crede più nessuno, però è importante diffondere il “fatto in se” ovvero mostrare uri et orbi l’efficienza dei rapinatori in tuta da combattimento (by the way… quasi 100 morti, tanto sono cubani che, prima o poi, “bisognerà pensare anche a loro” by Trump). Il video è divenuto virale e si fatica, come ormai ci stiamo abituando, a ritenerlo “finto” tanto appare realistico: vedi https://www.rainews.it/video/2026/01/e-virale-il-video-la-caduta-di-maduro-realizzato-interamente-con-lintelligenza-artificiale-41fa6567-161b-4768-bc9b-ace5b5a32205.html .   

Trump tra “faccette” e barzellette. Se non fosse una tragedia è certamente un dramma. Vedere per credere: https://www.youtube.com/watch?v=rDy09uP8IU8 . Questo il video dell’intervento di Trump ad una Convention MAGA dei giorni scorsi. Un po' lungo ma vale la pena osservarlo con attenzione. Anzitutto la “posturologia” o anche la gestualità, il linguaggio del corpo. Non è e non può essere definito solo un tratto “caratteriale” del personaggio scenico. È parte stessa del “messaggio politico”, è il “contenitore” del progetto e della sua missione. Le “faccette” e le “barzellette” sono l’essenza della sua comunicazione, costituiscono la maschera dietro la quale si cela la sua, la loro, visione del mondo e dei modi con i quali risolvere i problemi: la versione moderna e americana del “me ne frego” di fascistissima memoria. Tanto per rimanere in argomento, nel nostro Paese Trump ha trovato non solo alleati sprovveduti e improvvisati, ma anche degni emuli proprio nello “stile” di comunicazione tra, appunto, faccette e barzellette. Qualcuno (uno a caso, Berlusconi) è stato maestro e precursore.

Veniamo ora ad un capitolo della “civiltà delle immagini” che affronteremo spesso e volentieri nei prossimi giorni. Come abbiamo scritto tante volte, la Rai e il Servizio Pubblico sono destinati ad un ruolo progressivamente marginale e subordinato non tanto e non solo per la sua debolezza e povertà di idee, di visione, di “manager” e consiglieri, di progetto editoriale, quanto più perché ormai è il mercato, ovvero la transizione in corso verso lo streaming che seppellirà ogni velleità di sviluppo. Non è un caso che la famigerata “Digital Media Company” (non di Servizio Pubblico” of course) Rai è tutt’ora e sarà ancora una chimera, una scatola vuota che nessuno sa come riempire se non affidandosi a ciò che propone Rai Play.

La “televisione” ha mutato segno, è in corso la sua rapida e profonda mutazione genetica, la tv generalista sta lasciando il passo ad un palinsesto personalizzato su un device dislocato in un tempo e in uno spazio sempre più articolato e frammentato. Non mancherà molto per poter sostenere che la “tv” e le immagini che si propongono sono altra cosa da quella che abbiamo conosciuto finora. 

È sufficiente fare un sommario confronto con uno dei suoi “generi” più diffusi: tra una “fiction” Rai qualsiasi, replica o meno, e un qualsiasi prodotto analogo di una “piattaforma”: non c’è partita. Si avverte subito la differenza di creatività, di invenzione filmica, di capacità recitativa. Un abisso. E non si può nemmeno osservare che si tratta di differenti capacità finanziarie e di mercato di riferimento. Alcuni prodotti sono chiaramente “low cost” eppure godono di idee e di proposte narrative facilmente accessibili: basta avere un pizzico di fantasia.  

Ne parleremo molto.

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mercoledì 7 gennaio 2026

La Civiltà delle immagini 2026

By Bloggorai ©

"La stessa procedura dell'anno scorso, signorina Sophie?"

"La stessa procedura di ogni anno, James"

Ne abbiamo già parlato. Ogni anno, rigorosamente dal 1972, in Germania la sera di San Silvestro va in onda “Dinner for two” un breve scketc comico di circa 18 minuti in inglese (si, in inglese). Lo abbiamo visto e rivisto ma cosa ci sia di comico è difficile dirlo ma tant’è che il tema rimane: perché in Germania gode di tanto successo una trasmissione solo apparentemente insulsa e di scarso appeal televisivo proprio la sera di San Silvestro? Come pure, per analogia, perché in Italia viene ritrasmesso regolarmene ogni anno “La Principessa Sissi” che giusto lo scorso anno ha compiuto 70 anni dalla sua prima produzione?

Oggi il Fatto Quotidiano pubblica un articolo su un'altra “trasmissione” tv che gode di grande successo quasi globale: una telecamera fissa davanti ad un focolare acceso. Bloggorai ne ha già scritto a suo tempo. È un fenomeno talmente rilevante che pure Netflix ne ha fatto tesoro: tra le sue visualizzazioni top ten delle scorse festività il caminetto (due ore e mezzo) è stato tra i più seguiti e nel mondo “Fireplace 10 hours”, dal 1972, è stato visto oltre 157 milioni di volte. Difficile rispondere alla domanda che abbiamo posto. In Germania gli stessi analisti e critici televisivi non hanno fornito valutazioni esaustive sul “successo” di Dinner for Two. In Italia pochi si sono posti il problema sulle innumerevoli  repliche di Sissi. Verrebbe comodo sintetizzare l’analisi: sono trasmissioni rassicuranti, serene, pacate, sobrie, che non richiedono particolari sollecitazioni cerebrali. Ovvero proprio quello che occorre in periodi di forti tensioni e drammi politici e sociali: una pillola di camomilla televisiva tra un Tg e un altro, tra una minaccia e una guerra imminente. Ci torna in mente lo "scintillante successo" dello scorso Sanremo di "cuoricini cuoricini".  

Il tema che abbiamo affrontato tante volte è esattamente “la civiltà delle immagini” che rapidamente sta transitando dall’era Tv all’era cellulare.  In questi giorni le immagini prevalenti che segneranno questo inizio d’anno sono quelle del rogo della discoteca in Svizzera e quella di Maduro ammanettato e “incuffiato” mentre due incappucciati armati lo scortano verso le carceri USA. Sulle immagini della discoteca fa molto discutere un argomento noto: perché molti ragazzi appena viste le fiamme sul soffitto invece di allertare i soccorsi e far scattare l’allarme si sono messi a riprendere con il cellulare? È lo steso interrogativo che si è posto quando è successo (e succede) che ci sono persone che si fanno un selfie accanto ad una vittima di un incidente o, peggio ancora, ad una persona deceduta.

Attenzione: immagine scaccia immagine. Da tempo non vediamo più immagini di Sempio e di Garlasco come pure sono scomparse le immagini dei palestinesi affamati e umiliati a Gaza. Immagini dall’Ucraina non ce ne sono: solo quelle dei “volenterosi” che vogliono inviare le loro truppe sul campo di battaglia.

Come si usa dire: “ne vedremo delle belle”.

bloggorai@gmail.com

Ps. Rai e Servizi o Pubblico? Fuori dai radar. L’unica notizia certa che abbiamo è che Auditel certifica ogni giorno che gli ascolti non vanno bene. Tanto per dare un’idea: nei giorni dal 28/12 al 3/1 gli ascolti di Sky Tg24 sono triplicati mentre quelli di RaiNews24 sono cresciuti di appena poche migliaia.   


 

martedì 6 gennaio 2026

La Geopolitica in TV fatta in casa, de "noantri"

By Bloggoraai ©

Da molto tempo siamo abituati a leggere e ascoltare dotte, argute e sofisticate analisi di fini intenditori di geopolitica internazionale. Le chat, in particolare, aprono grandi spazi a contributi, interventi e citazioni di ogni genere e ovviamente tutte, per una parte o per un’altra, sempre doverosamente schierate a sostenere una tesi piuttosto che quella opposta. È cosa buona e giusta che questo avvenga: il dibattito e il confronto tra diversi punti di vista sono il sale della ragione.  

Allora, anche Bloggorai, nel suo piccolo, vorrebbe dare un modesto contributo proponendo un “bollettino” dei temi e problemi con il loro specifico “andamento” mediatico e segnatamente televisivo che è, in fin dei conti, quello che più ci interessa. In particolare, ci interessa capire il “posizionamento” nei palinsesti e nelle impaginazioni dei giornali, ovvero la mutazione giornaliera della rilevanza delle notizie. Ci verrebbe voglia di iniziare dalla Rai: oggi per esempio abbiamo in prevalenza la notizia del vicedirettore di RaiSport, Riccardo Pescante, che si lascia andare sui “social” ad una “fiammante” rievocazione dell’MSI. Cosa vuoi dire? come commentare? Occorre una “bacchettatina sulle mani”, un “cartellino giallo”? chiedere il licenziamento in tronco per aver violato il codice etico Rai? Da Via Severo rispondono: “faranno sapere”.

Andiamo avanti ed occupiamoci del resto del mondo con i suoi “trending topics” in ordine di rilevanza.

Venezuela. Maduro è cattivo e Trump è buono e giusto e lo porterà di fronte ad un Giudice neutrale. Maduro spaccia coca e il Fentanyl invece si coltiva nelle grandi pianure del Mid West. Ancora per qualche giorno il tema terrà banco finché presto  si passerà ad altro: Messico, Canada, Cuba sono in lista di attesa.

Ucraina. Argomento in leggera discesa: ci sono pochi morti da raccontare, solo droni che viaggiano da una parte e dall’altra. Zelensky batte cassa e missili ma può attendere. Le immagini sono sempre le stesse: pompieri in azione. Il pubblico Tv è stanco e cambia canale. I “volenterosi” hanno altro a cui pensare.

Gaza. Non se ne parla più (alcuni dicono che ora c’è la “pace”). Finito il lavoro sporco (per ora) dell’esercito e dei cecchini di Israele, ora ci pensa la pioggia, il freddo e il fango a proseguire lo sterminio o il genocidio dei palestinesi. Per Nethayahu una “pace” americana benedetta, proprio in questo momento climatico: il suo esercito riprende fiato e si sposta verso la Cisgiordania. C’è da proteggere i coloni assassini e usurpatori e se avanza qualche carro armato lo mandano verso il Libano.

Iran. Il popolo iraniano non ne può più dei pasdaran integralisti e protesta. Israele fomenta e gli USA osservano, pronti ad intervenire … as usual. Argomento interessante ma alquanto marginale, per ora. Poi si vedrà.

Siria. Due “volenterosi” ovvero Inghilterra e Francia, da soli e autonomamente, hanno bombardato due bunker dell’ISIS. Si potrebbe anche dire che hanno fatto bene: i tagliagole ancora girano indisturbati. Perché e per come sia avvenuto non è chiaro ma la notizia non ha goduto di soverchia attenzione.

Yemen. Gli “houty” hanno preso sonore legnate missilistiche da una parte (Israele) e dall’altra (USA) e per ora se ne stanno sotto schiaffo e lasciano indisturbate le petroliere. Vedremo, comunque da tenere in osservazione.

Nigeria. “it’s a big problem” dicono. Gli Usa (sempre loro) sono intervenuti con un bombardamento contro l’ISIS (sempre loro). Dicono che sia un paese dalle grandi potenzialità e ricchezze. “Viaggiare sicuri” del ministero degli esteri sconsiglia i viaggi, non si sa mai. Un Paese molto ricco dove, come  si dice in genere,  “…mi ci ficco” … vedi Venezuela.

Europa. Quale Europa? chi l’ha vista o sentita? Von den Leyden o Kaja Kallas? L’Europa che “vorrei ma non voglio perché non posso”. L’Europa dei vari governi polacchi o ungheresi? Vogliamo rivolgere un affettuoso saluto al Belgio? Intanto l’Europa “osserva con attenzione”. Le notizia da Bruxelles fanno sussultare il telecomando tv: meglio Gerry Scotti. Qualcuno ipotizza un avanposto militare Europa in Groenlandia. Il Governo italiano potrebbe mettere a disposizione gli scarponi da neve.

NATO. Pussa via!!! Ora che Trump minaccia di annettersi la Groenlandia sono cavoletti amari. E se mai gli partisse un embolo, ovvero decidesse di mettere “boots on the ground” su quel suolo ghiacciato che facciamo? In base all’art. 5 della NATO sarà necessario dichiarare guerra agli USA: pop corn per tutti. Il Ministro Crosetto è vivamente preoccupato e spera tanto che i Tg Rai non ne parlino.

ONU. Non sembra essere molto ascoltata e quindi poco “attenzionata” dai media. Anche in Tv Gutierres non gode di molta fama e celebrità. Basta una inquadratura del Palazzo di vetro a New York e tiriamo avanti fino al prossimo inutile Consiglio di sicurezza e alle vane risoluzioni sempre inapplicata (Israele è ormai uno specialista del genere)

Russia. Boh … Putin sembra contento. In fin dei conti, Trump ha giustificato e legittimato la sua “operazione speciale” in Ucraina. Ognuno si occupa del proprio “giardinetto di casa”.

Cina. Doppio boh. Vedi sopra. Taiwan è lì a portata di mano: se lo ha fatto Trump lo potrebbe fare anche Xi Jinping.

Ci siamo dimenticati qualcuno e qualcosa? Forse si. Comunque Abbiamo tempo. L’ “agenda setting” è sempre aperta e pronta ad essere aggiornata.

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