Nel mentre e nel quando il Venezuela è ora sotto attacco da parte USA ... iniziamo il nuovo anno ...
Lo scorso 31 dicembre, alle 20.30, è andato in onda il consueto discorso del Presidente della Repubblica a reti unificate. Ad un certo punto, Mattarella ha detto “Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato – e rimane -il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica”.
Non è la
prima volta che il Presidente si occupa di Rai. Lo scorso 30 luglio ha
dichiarato “Il Regolamento europeo sulla libertà dei media entrerà in vigore
l’8 agosto - tra pochi giorni - e, da quel momento, le sue norme saranno
applicabili: riguarderanno - fra l’altro - le questioni della indipendenza
editoriale, i contenuti delle grandi piattaforme digitali, il funzionamento
indipendente dei media del servizio pubblico. Quest’ultimo, è tema ancora più
delicato, e richiama la assoluta necessità che le garanzie predisposte dalla
legislazione siano attuate e non eluse. Il quadro offerto nella Commissione
parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi
radiotelevisivi sul tema della designazione del Presidente della Rai è
sconfortante. La libertà vive del funzionamento delle istituzioni, non della
loro paralisi”.
30 luglio, 31 dicembre: 5 mesi uguali a circa 150 giorni e quel quadro “sconfortante” è ancora tale, e il monito del Presidente della Repubblica sulla mancata ratifica in Vigilanza del Presidente Rai è rimasto completamente disatteso e, anzi, si ulteriormente aggravato dall’ostinazione politica comune ad entrambe gli schieramenti, maggioranza e opposizione, a non voler risolvere il problema.
La maggioranza ha la sua prevalente responsabilità nell’ostinazione
a sostenere un nome che non gode della fiducia dell’opposizione, ma anche l’opposizione
ha la sua parte di responsabilità per non trovare una possibile soluzione al
problema, quale che essa sia, compresa una iniziativa politica “forte” come quella
che si stava per decidere pochi giorni prima di Natale e poi, misteriosamente, rinviata. Lo stesso Cda dove siedono i consiglieri, quelli espressi dai partiti
AVS e M5S, quelli del dal “prima la riforma e poi le nomine” del famigerato 26
settembre 2024 (già … da oltre un anno) non battono ciglio e attendono
serenamente, tranquillamente la scadenza del mandato al 2026, pronti a
trasferirsi al prossimo Sanremo “a rappresentare l’Azienda” e farsi riprendere in
prima fila accanto all’AD.
Torniamo all’appello per il “ … ruolo del servizio pubblico
affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo...” espresso da Mattarella. Precisiamo
bene: non è un monito e tantomeno una esortazione: sembra quasi una constatazione
“la Rai svolge il suo ruolo fondamentale”. Punto, a capo. Come lo svolge è
altro tema. Ci sono due importanti documenti di riferimento: il “Media Freedom
Report 2025 (Liberties)” e il “Media Pluralism Monitor (MPM)”. Entrambi sottolineano
che il “pluralismo” è minacciato fortemente e concretamente dalla ingerenza del
Governo sulla scelta degli amministratori del Servizio Pubblico. Da ricordare
che lo scorso 8 agosto è entrato pienamente in vigore l’EMFA che prevede
espressamente l’adozione di criteri di scelta “trasparenti, aperti e non discriminatori”.
E proprio in questo senso, centrale e fondamentale, che l’attuale assetto della
Rai NON è pluralista e non rispetta le disposizioni comunitarie.
Dove altro allora ci dovremmo concentrare?
La Rai lo svolge garantendo i tempi “video” di pari livello tra tutti gli schieramenti
politici, tra tutti i leader di partito? Minuto più, minuto meno, forse si. Infatti
pochi se ne lagnano. Lo svolge garantendo il flusso di informazioni delle
istituzioni? Minuto più, minuto meno forse anche si. Vedi pure i dati forniti
dall’Osservatorio di Pavia (ultimo report disponibile giugno 2025). No, questo appare
un falso bersaglio. Il bilancino dei minuti di “tempo/presenza video” dice
qualcosa ma non dice tutto. Il “tutto” lo dice il complesso della programmazione
editoriale, il “racconto” sociale, cultuale ed economica del Paese. Il “tutto” viene
espresso dalle fiction, dalle trasmissioni di intrattenimento, dall’approfondimento
giornalistico (che fine hanno fatto le quattro puntate tagliate a Report? Che fine
farà Petrolio?). Il “tutto” viene espresso nei “contenuti” dei programmi, delle
trasmissioni (ricordate i “cuoricini cuoricini” dello scorso Sanremo che hanno fatto
tanto felice la Meloni e riscosso i complimenti “scintillanti dei consiglieri Rai?).
Il “tutto” viene, infine espresso dalla perdurante crescente attenzione al “genere” crimine in tv,
al racconto del male, a Garlasco in tutte le salse e ad ogni ora.
Torniamo per un momento al
discorso di Mattarella di fine d’anno. Erano passati solo pochi minuti dalla
sua conclusione e il Tg2, in chiusura dell’edizione delle 20.30, dedicava un lungo
e compiacente servizio all’all’ultima puntata di Stranger Things inonda poco
dopo su Netflix, sottolineando il suo interesse e quasi invitandolo alla
visione. Chissà, forse per “pluralismo” in Rai qualcuno ha inteso questo termine
come “pluralità” di mezzi diversi, di “altre televisioni”, o forse si
riferiscono allo streaming crescente che ha superato il broadcast generalista. Domandina a margine: quanto ha pagato Netflix per quello "spottone" dentro il Tg2???
In effetti, forse hanno ragione
quanti sostengono il “valore” delle piattaforme: il racconto del “mondo sottosopra”
e il Wormhole di Stranger Things è imparagonabile ad ogni altro prodotto Rai. Lo
stesso “racconto del male” o del crimine che dir si voglia non ha paragoni con quello
proposto dalle fiction Rai: vedi la serie “Fargo” di Netflix. Se proprio si deve o si vuole
assistere o prendere atto della “banalità e della quotidianità” dell’orrore e
del dolore, che almeno avvenga con “qualità”, con creatività, con capacità.
Chiudiamo: con buona pace di chi
non fa circolare notizie e informazioni dopo la “rapina” della Rassegna Stampa,
segnaliamo un articolo comparso ieri su Domani con il titolo “Molti pacchi,
zero notizie. L’eterna sfida Rai - Mediaset” a firma Lisa di Giuseppe. Per
fortuna che c’è Dagospia che lo riporta per intero: vedi https://www.dagospia.com/media-tv/giochi-premi-ed-effetto-nostalgia-guerra-rai-mediaset-e-tutta-459083
.
L’anno è appena iniziato … dai
che, forse, ci "divertiremo" ancora!!! Auguri!!!
bloggorai@gmail.com
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