sabato 14 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 20. Leonardo da Vinci avvolto nelle nebbie RAI

By Bloggorai ©

Prosegue la ricerca di “figurine” interessanti per il nostro Album sulla Civiltà dele immagini 2026. Ne abbiamo trovata una che merita attenzione. Nei giorni scorsi il Corriere ha fatto un piccolo scoop: qualcuno si è accorto che nell’apertura della sigla televisiva delle Olimpiadi invernali la celeberrima immagine dell’Uomo Vitruviano è stata “manipolata” nel senso che gli sono stati tolti gli attributi genitali. Il breve video è stato realizzato da una società che ha curato tutte le parti grafiche della manifestazione e le emittenti sono obbligate a utilizzarle e quindi la Rai deve necessariamente mandare in onda. Fin qui … ma la domanda è come sia stato possibile che nessuno dentro la Rai, prima ancora della messa in onda, se ne sia accorto e non abbia sollevato il problema. Leonardo da Vinci si è rigirato nella tomba ed ha lanciato anatemi. La “figurina” la teniamo da parte.

da Corriere.it

Un’altra grande “figurona” di questi giorni è quella del nostro amatissimo presidente della Repubblica nella duplice veste: nella giacca a vento bianca a Cortina e nel doppiopetto istituzionale al Quirinale dove ha ricevuto la Rai di Sanremo &C. Ci sta: il Presidente rappresenta tutti gli italiani ed è giusto che pure nelle loro manifestazioni più simboliche e spettacolari sia presente. Qualcosa non torna ma tant’è.

Torniamo alle faccende Rai. In fase di esaurimento le beghe Pucci e Petrecca. Sullo sfondo rimane un’Azienda in gravi difficoltà e più la situazione peggiora e più si diffondono le responsabilità da affrontare per cercare di arginare la situazione. Come abbiamo scritto spesso, a nostro modesto avviso, non sono da attribuire solo a Telemeloni. I tre fronti aperti sono A mancanza del presidente B paralisi della Vigilanza C riforma. Per quanto i tre elementi possano essere legati tra loro ognuno però presenta dinamiche proprie.

A la maggioranza vuole la Agnes e l’opposizione no. Una delle due parti deve cedere altrimenti rimane tutto così com’è fino a fine mandato dell'attuale Cda. Tra mantenere questo Cda anomalo, con forti e legittimi sospetti di illegittimità (che nessuno vuole nemmeno prendere in considerazione) e provare a far saltare il banco, magari con le dimissioni dei consiglieri di “opposizione” quale è il male minore? Occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare.

B la Vigilanza Rai è bloccata per il problema di cui sopra. Non è stato sufficiente l’appello del Capo dello Stato, non è stata sufficiente la lettera ai presidenti di Camera e Senato. Non ci sono altre strade percorribili se non quella di un gesto forte e significativo, quello che l’opposizione aveva minacciato a meta dicembre scorso che poi si è trasformato in una lettera. Quanto può durare ancora questa paralisi che non si riflette solo sul tema “presidente Rai” ???  ribadiamo l’osservazione di cui sopra: occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare.

C la riforma è in alto mare, è scomparsa dai radar. Nei giorni scorsi è comparsa invece la notizia secondo cui il testo di riforma in discussione in VIII Commissione Senato potrebbe andare in Aula ai primi di marzo. Attenzione: la Commissione non ha completato i lavori (audizioni) e non ha votato un testo. Gli emendamenti presentati dall’opposizione al testo di maggioranza sono partiti dal nulla e sono annegati nel nulla. Ribadiamo l’osservazione di cui sopra: occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare. Lontani, forse dimenticati, i tempi di "prima la riforma e poi le nomine".

Morale della favola: la destra governa e imperversa e l’opposizione vaga nel buio, nella nebbia e nella mancanza di visione, di strategia e di progetto. Quando va bene, diffonde comunicati. Oppure, come è successo nei giorni scorsi in casa PD, prova ad incontrarsi e cercare di dibattere. La “politica” ha preso atto dei problemi, se ne fa carico e farà sapere. Cordiali saluti.

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giovedì 12 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 19. RAI e il Gioco delle Tre carte

By Bloggorai ©

Il mezzo vuoto che diventa più grande del mezzo pieno. I tordi scambiati per grilli. I fischi confusi con i fiaschi. Le lucciole intraviste per lanterne e infine il passaggio cruciale dal “mondo del pressappoco all’Universo della precisione”. 

Ci stavamo preoccupando perché in questi primi giorni di febbraio il nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 si presentava scarno. Non ci sono (o magari a Bloggorai sono sfuggite) “figurine” di rilievo, significative o tali da meritare un posticino nello spazio del mese.

Per dovere di cronaca, siamo andati a rivedere titoli, pagine di giornali, chat e qualche “social” e quello che ne è venuto fuori è un po’ pochino. Tanto per capirci: ieri il Presidente della Repubblica si è recato a Cortina per felicitarsi con gli atleti che hanno vinto medaglie. Oggi i principali quotidiani nazionali parlano di “vittoria epica” o di “impresa storica” e le immagini che corredano gli articoli sono quelle di uno “sport” chiamato “bob” nelle diverse accezioni. Ieri, sempre per dovere di cronaca, abbiamo visto le immagini televisive della gara: una noia mortale, una boiata pazzesca dove pure uno scontro tra campioni di pari e dispari avrebbe più spettatori. Poi, sempre per dovere di cronaca, siamo andati a cercare i “numeri” rilevanti di questo “sport”. Gli atleti che complessivamente in queste Olimpiadi scivoleranno lungo la nuova pista (ultramilionaria) di Cortina sono circa 170 e gli italiani in gara sono 10 (8 + due riserve) mentre i praticanti dovrebbero essere poco più di 50. Nel 2022 vennero stimati in “Tra uomini e donne, sono 17 i praticanti di bob in tutta Italia, 13 di skeleton e 23 di slittino. In tutto poco più di 50 persone”. Vogliamo supporre che magari in questi ultimi tre anni siano raddoppiati? Parliamo di un centinaio di persone. Da rivedere un Crozza monumentale  https://www.facebook.com/watch/?v=1276740364318714 .

Le italiche virtù sportive sono salve e pure Mattarella applaude ma l'Album langue.

PS 1: non diciamo nulla sulle immagini del "curling" e di come vengono utilizzate (e da chi)  ... per carità di Patria: stanno dando più spunti ai video meme loro che non i "gattini".

PS 2: quanto sono costate alle casse pubbliche queste Olimpiadi? a chi porteranno beneficio? vedi "Nel 2019, quando le olimpiadi furono assegnate all’Italia, la stima dei costi era di € 1,4 miliardi e non dovevano costare un euro allo Stato perché Veneto, Lombardia e gli sponsor dovevano pagare tutto. L’ultima stima dei costi invece è € 5,7 miliardi. Naturalmente sarà lo Stato che dovrà coprire la differenza. Le Olimpiadi di Torino 2006 hanno ancora dei debiti dello Stato/Comune ripianati negli anni successivi, chissà quanti anni serviranno per saldare i costi delle olimpiadi invernali 2026". 

Proseguiamo nella ricerca di “figurine” degli scorsi 10 giorni. Una tra le possibili potrebbe essere interessante: la Meloni accanto al leader tedesco Merz, ovvero una sorta di “nuovo asse Roma Berlino” che, detta così qualche pensierino preoccupante lo fa venire per forza. Bah, forse è meglio osservare con attenzione e non dargli molta visibilità. Passiamo a “figurine” di più bassa lega (in tutti i sensi): nei giorni scorsi hanno tenuto “banco” tre temi: la figura di tolla nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi, la “scissione” dei “vannacciani” e l’unico comico di destra (stanno messi male!) prima candidato e poi autoritiratosi dalla co-conduzione di Sanremo. La somma delle tre vicende non riesce a comporre una “figurina” buona e meritevole di essere incollata nell’Album. Fuffa allo stato puro, acqua fresca in pan bagnato, palloncini di sapone al vento di tramontana.

Parliamo di Rai. Lo andiamo scrivendo da anni: il Servizio Pubblico, questo Servizio Pubblico, è destinato ad un lento, progressivo e inesorabile declino e questo Cda in odore di illegittimità gli sta dando una mano. Nei giorni scorsi lo abbiamo ribadito e abbiamo scritto chiaro e tondo che dietro “la notizia … niente” ovvero dietro il fumo di Pucci e Petrecca si cela il vuoto, ovvero il pieno di problemi insoluti e forse irrisolvibili: abbiamo scritto nei giorni scorsi che le grandi battaglie che si conducono oggi dentro e fuori questa Rai sono intorno al “malloppo” e, segnatamente, su chi mette le mani sul  futuro di Rai Cinema, Rai Fiction e Rai Way (ieri qualcuno forse ci ha letto ed ha ripreso il tema). Tutto il resto è fuffa. È fuffa pure la “storiella” della Lega che vorrebbe la direzione del Tg1: “La Meloni non mollerà mai, proprio ora che ci avviciniamo a scadenze politiche tanto rilevanti. Poi, per dare il Tg1 proprio alla Lega? Naaaaaaaaa”.

Ci ha pensato ieri Andrea Biondi sul Sole a mettere qualche punto in ordine sui nodi cruciali della Rai: il piano industriale e il Piano immobiliare con un focus sulle dismissioni del patrimonio storico dell’Azienda a partire dal trasferimento della sede di Milano (con il faraonico affitto) da Palazzo Labia a Venezia al Teatro delle Vittorie (ora Frizzi), la sede di Firenze e il teatro Olimpico. Intorno a questi piani si gioca il futuro dell’Azienda, come è stato ricordato in un recente incontro tra l’AD e i sindacati: il famigerato Piano Industriale poggia inesorabilmente sulle risorse che possono derivare dalla vendita dei “gioielli di famiglia” e non ci potrà essere nessuna Digital Media Company (che si ostinano a non declinare di “servizio pubblico) se non si trovano i fondi per sostenerla. In soldoni, si tappano i buchi e si aprono voragini. A proposito di voragini: il terrore corre sul filo di Sanremo.

Invece, ieri ci è giunta una “voce da dentro” la Rai con la proposta di una “figurina” forse di poco conto per i grandi titoli ma certo molto significativa per raccontare una pagina oscura di questa Rai: ci scrive un lettore “ … non si legge mai della fasce più basse, in particolare dei lavoratori assunti con contratto di somministrazione e nella fattispecie di una consociata Rai, in cui le regole già difficili da rispettare in rai sembrano valere ancora di meno, perché si intende l'utilizzazione di questa tipologia di lavoro, in cui il lavoratore spolpato e ridotto all' osso viene sostituito dal successivo senza tanti complimenti perché la macchina rai necessita di personale, sì ma solo a tempo e possibilmente anche grato dell' occasione offerta, ancora oggi dopo anni da quel Jobs act che tanta precarietà ha prodotto e in un'azienda come la rai dove contratti di collaborazione milionari a persone e appaltatrici si sprecano. Esigenze permanenti di organico che vengono coperte da lavoratori in somministrazione a rotazione in un ingranaggio infinito, mandati a casa e sostituiti da altri lavoratori in somministrazione per fare lo stesso tipo di lavoro ...molto spesso il datore di lavoro approfitta del fatto che una persona singola non possa denunciare, non possa ricorrere e sostenere i costi di un avvocato e di una causa che la rai porta in cassazione pur di non riconoscere i legittimi diritti dei lavoratori”. Quanto è rilevante questo fenomeno del ricorso a contratti di “somministrazione” in un’Azienda con oltre 12 mila dipendenti? Di quale “consociata Rai” si parla?

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martedì 10 febbraio 2026

Trame, complotti e congiure

By Bloggorai ©
"Non scriviamo tutto quello che sappiamo ma conosciamo tutto quello che scriviamo" 

È assolutamente probabile, verosimile e credibile sostenere che alla stragrande maggioranza degli italiani dell’unico comico di destra chiamato co-condurre il festival di Sanremo non interessa quasi nulla. È assolutamente probabile, verosimile e credibile sostenere che alla stragrande maggioranza degli italiani possa interessare poco o quasi nulla se a commentare la chiusura delle Olimpiadi invernali ci potrà essere il prode Petrecca o meno. Eppure, eppure, se financo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si è scomodata ad intervenire per difendere la partecipazione del comico di destra, qualcosa a qualcuno forse interessa. Se tutta la stampa nazionale ha dedicato pagine intere a questi due argomenti è verosimile supporre che qualcosa a qualcuno possa interessare. Bloggorai è notoriamente “complottista della prima ora” e ieri ci ha incuriosito un titolo del Corriere: “I timori dentro la Rai. Vogliono farci fallire”. Chi vorrebbe “far fallire la Rai”, come e perché? il PD, il M5S o AVS? Bah!!! Non è credibile. Chi altri allora?

Interessante, vuoi vedere che ‘ste storie di Pucci e di Petrecca sono solo un piccolo tassello di un grande disegno ovvero il solito fumo negli occhi e allora come al solito ci siamo messi al telefono e abbiamo fatto il consueto giro delle sette Chiese tra colleghi, parenti, amici e conoscenti dentro e fuori la Rai e ne è venuta fuori una storiella interessante, magari di scarso interesse ma certamente suggestiva.

Torniamo alla domanda: chi e perché vorrebbe far fallire “questa” Rai? Per parte nostra, lo abbiamo scritto tante volte: fallisce da sola, non ha bisogno di aiutini, sono sufficienti le cialtronerie diffuse che la circondano. E però qualcuno con un relativo interesse a dare una spintarella ci sarebbe ma, attenzione, non a far fallire la Rai ma a “spartire” il suo consistente malloppo.

Andiamo con ordine. Tra pochi mesi, fine anno, si apre un grande scenario di mutazione genetica del Servizio Pubblico: rinnovo delle Concessione, scadenza del Contratto di Servizio e rinnovo dell’attuale Cda. Saremo presto nel 2027, ovvero l’anno cruciale delle prossime elezioni politiche. Banalmente: mantenere il “controllo” politico sulla Rai potrebbe essere un fattore decisivo per spostare gli attuali equilibri parlamentari. Il “fallimento” di questa Rai ovvero del delicatissimo equilibrio che la sostiene potrebbe essere comodo a molti ma, in verità, non lo vuole nessuno, anzi, sono tutti bene interessati a che sia florida e benestante (relativamente). Scartiamo allora a priori l’opposizione: non ha la forza, la capacità e la lucidità per intervenire: vedi la recente esperienza sulla riforma o sull’applicazione dell’EMFA. Oltre a qualche scarno e inutile comunicato di “protesta” non riesce ad andare. Non rimane che cercare il nemico in casa (loro). Ci viene autorevolmente “suggerita” una pista importante: “chercher l'argent”.

Premessa: il “comico di destra” è nato, cresciuto ed appartiene alla “scuderia” Mediaset e la sua partecipazione a Sanremo potrebbe rientrare nel consueto scambio di cortesie tra le due emittenti (gli anni passati con la De Filippi, Gerry Scotti etc). Proprio recentemente si è pure schierato a favore di quel Corona oggi tanto nemico di P.S. Berlusconi che, appunto, per far pagare a Rai le tante ospitate sulle sue reti avrebbe minacciato una forte controprogrammazione a Sanremo. Ovvero, si vuole toccare proprio il nervo scoperto delle prossime settimane dove aleggia il forte timore che il Festival possa andare male con gli ascolti. Allora perché Conti ha proposto proprio questo Pucci la cui trattativa non è iniziata certo nei giorni scorsi ben sapendo i suoi “trascorsi” politici e culturali? Qualcuno poteva immaginare che proporre l’unico comico di destra sul palco dell’Ariston fosse in grado di “aiutare” gli ascolti? E perché poi tal Pucci dopo un primo stormir di fronde ha prontamente rinunciato?

Ecco allora profilarsi un possibile interessato a “far fallire la Rai”: Mediaset. Mah!!! Ci dicono “Le cose, ovvero gli ascolti, vanno bene da sole. Anzi, Mediaset ha bisogno di una Rai così com’è tant’è che l’unico soggetto “politico” che ha difeso il canone Rai è stato proprio Berlusconi”. È vero: la Lega invece ha attaccato e continuerà a farlo su questo fronte. Il Corriere di oggi suggerisce la pista della Lega interessata ad occupare il posto di Chiocci al Tg1. Interessante.

Ma torniamo alla pista di cui sopra: non si tratta di “fallimento” ma di “spostamento” di rapporti di forza, di possesso del territorio, di presa del malloppo trai partici di governo. Quest’anno si apriranno tre formidabili fronti di battaglia interna alla maggioranza e riguarderanno segnatamente il rinnovo della governance di Rai Cinema, il cambio della guardia a RaiFiction e il nuovo nome del prossimo AD di RAi Way con la relativa probabile chiusura detta trattativa sulla cessione/fusione della quotata. Si tratta delle casseforti di famiglia, quelle con le quali si gestisce il “potere” reale. In soldoni e in buona sostanza, ci confermano molte nostre fonti, mettere in difficoltà oggi Rossi & C dovunque e comunque potrebbe rendere più agevole le prossime trattative sui grandi portafogli Rai prima che con il 2027 i margini si possano ridurre. Il rinnovo della Concessione è il passaggio cruciale del Servizio Pubblico per il prossimo decennio. Tutto il resto è fuffa.

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lunedì 9 febbraio 2026

Sanremo: non ci resta che ridere. Non ci togliete questo piacere

By Bloggorai ©

L’opposizione ha perso un’occasione unica, formidabile forse irripetibile per esaltare e svelare compiutamente lo spirito, la natura e la cultura, la quintessenza e la sintesi perfetta, iconica e granitica, dello spirito italico di questo Governo Meloni. Se Bloggorai potesse rappresentare l’opposizione proporrebbe una raccolta di firme con un testo del genere: “Caro, carissimo, Andrea Pucci, per favore, resta con noi! La Rai, il Servizio Pubblico è casa anche tua. Oggi a Via Severo (non più a Viale Mazzini, noto covo di “proPal” o ex estremisti marxisti leninisti, i “riformisti” alla Gentiloni per intenderci) ci siamo noi e non le “zecche comuniste” e tu sei, forse, il solo ed unico “comico di destra”.

Ti preghiamo, caro e carissimo Andrea Pucci, accetta il caloroso invito a rimanere sul palco dell’Ariston al prossimo Festival della Musica Italiana di Sanremo! Non ci far mancare i tuoi monologhi e, in particolare, ripetici il tuo ultimo recente ed effervescente “Le donne nascono stitiche ma quando devono cagare il cazzo sono bravissime”. Anzi, ti preghiamo fervidamente, aggiungi qualcosa di nuovo e aggiornato sui “froci” o le “froce” o su qualcun* a cas* nel panorama LGBTQIA+. E già che ci sei, per favore, non ci privare di qualche sana e divertente battuta sui “neri che ci rubano il lavoro” o sui “musulmani che ci imporranno il Corano nelle scuole”. Poi ancora, non ci privare della possibile scenetta che potrebbe avvenire nella platea dell’Ariston quando alcuni consiglieri di amministrazione Rai (scegli tu) ascoltando i tuoi pensieri entusiasti invece che felicitarsi per il successo di Sanremo magari si scandalizzano, si alzano e se ne vanno indignati. Pensa che titoli sui giornali!!! Che goduria!!! Infine, così come sei stato geniale a pubblicare la tua foto con le chiappette al vento per annunciare il tuo prossimo sbarco a Sanremo, ti preghiamo ora di farti venire in mente qualcosa di aggiornato e punzecchiante. Vedi https://www.dagospia.com/media-tv/in-rai-messi-malissimo-se-non-riusciti-trovare-niente-andrea-pucci-da-463222

Ti preghiamo, in buona sostanza, di non privare gli italiani e il suo Governo di un sano divertimento che ci potrai dare con le tue attente e acute riflessioni sui nostri “vizietti” pubblici e privati. Sappi, infine, che Giorgia è con te, noi tutti, con le più alte cariche dello Stato, siamo con te. PS. Con l'occasione, non dimenticare di ricordare agli italiani che a noi Governo farebbe piacere se votassero Si al referendum. Grazie”.

E invece no. Che ti hanno combinato i soliti oppositori? Hanno svelato l’altarino, hanno rotto il giocattolo di Rossi&C, di Conti e Coletta e del resto della banda. Oggi leggiamo un titolo sul Corriere “I timori dentro la Rai, vogliono farci fallire” avrebbe dichiarato un anonimo alto dirigente. Magari ha ragione. Forze oscure, potenti e misteriose, tramano contro Rossi, Marano e i consiglieri di amministrazione. Non è sufficiente la crisi istituzionale (mancata nomina del presidente, non applicazione dell’EMFA), non è sufficiente il calo di ascolti del Tg1, non è sufficiente la figura megagalatica globale del prode Petrecca sulla conduzione della cerimonia delle Olimpiadi. Occorre qualcosa di più per giustificare questo timore. Forse, dice un altro alto dirigente da noi interpellato, è il timore che questo Sanremo possa essere un buco clamoroso. Occorre, forse, un “cambio di rotta” come ha dichiarato recentemente il Consigliere Natale che però non ci ha indicato quale potrebbe essere la “nuova rotta”. Chissà, magari lui conosce cose che noi non conosciamo. Chissà, magari lui sa qualcosa su chi vorrebbe “far fallire la Rai”. Se lo dice anche a noi, anche in forma anonima e riservata, promettiamo di dare una mano a svelare e far fallire il complotto.

Dobbiamo fare un aggiornamento al nostro immaginifico Album sulla Civiltà delle Immagini 2026, dobbiamo essere più “moderni” e proporre una versione 2.0. ci siamo resi conto che le immagini da sole non sono sufficienti e non sempre ci sono immagini in grado di rappresentare compiutamente un evento, un fatto, una vicenda sociale, politica o culturale.

Esempio: le Olimpiadi invernali. Molti hanno negli occhi le immagini delle tanto apprezzata cerimonia di apertura (e della tanto declamata telecronaca del direttore Petrecca). Ma ancora non siamo riusciti a trovare una “figurina” in grado di entrare con autorevolezza e dignità nel nostro Album. Tra le immagini televisive di quella serata ci vengono in mente a malapena i fuochi artificiali e poi la sfilata infinita delle delegazioni di atleti che partecipano ai giochi. Una noia pazzesca che comunque sembra essere stata apprezzata dai telespettatori. Allora, può essere la foto di una campionessa italica con la medaglia al petto (e lo sponsor in bella vista a tal punto che non si capisce più se il focus è la medaglia o il logo dello sponsor)? Un pò pochino per entrare nella storia. Altra foto che è stata spesso proposta è la solita del “curling” con i suoi circa 70 praticanti in tutta Italia. Anche qui, un po' pochino. Attendiamo fiduciosi, qualcosa prima o poi verrà fuori.

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sabato 7 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 18. Foto "tarocche" e Sanremo con le chiappe al vento

By Bloggorai ©

Ci eravamo promessi di trascorrere un sabato lieto, sereno, pacato e garbato come piace e si usa fare nelle buone famiglie. Ci eravamo promessi di accantonare, di chiudere per un giorno o forse più l’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026. Ci eravamo promessi di non indignarci più di tanto sulla telecronaca Rai per l’apertura delle Olimpiadi e di sorvolare sull'immagine della Meloni appennicata mentre si ode il "Nessun dorma". Ma, si sa, le strade per la felicità sono lastricate di buone intenzioni che, puntualmente, si fatica a mantenere.  

Ecco allora che non ce la facciamo a trattenerci ad incollare altre “figurine” interessanti sul nostro Album.

La prima la troviamo sul tema “scontri di Torino” ovvero l’apriscatole sul decreto sicurezza tanto caro al Governo Meloni e che tanto spazio ha occupato la cronaca politica dei giorni scorsi. Per un momento abbiamo ritenuto che l’immagine di quel momento fosse quella dell’agente a terra mentre viene colpito. Poi, invece, abbiamo scoperto che l’immagine più diffusa è un’altra. L’immagine è quella, molto suggestiva, di un agente di Polizia mentre aiuta il collega appena colpito dai manifestanti violenti. Se non che, l’immagine è “taroccata” dall’IA come ha scritto per primo l’Huffington Post (vedi  https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/02/05/news/una_foto_alterata_dallai_sui_social_della_polizia_fa_scatenare_i_complottisti_sui_fatti_di_torino_la_replica_non_generat-21139236/  e meglio ancora https://tg24.sky.it/cronaca/2026/02/06/scontri-askatasuna-torino-polizia-foto-ai ).  

Il capitolo “immagini false” è ormai centrale e fondamentale per comprendere appieno il senso del nostro Album. Chiunque oggi è in grado di modificare una immagine a suo uso e consumo. Quando però ci sono di mezzo le istituzioni che attraverso le immagini cercano consenso politico il problema diventa molto grave: il “maestro” Trump insegna (vedi ultimissime immagini taroccate su Obama ritratto come una scimmia) e molti lo seguono, pure in Italia. 

La seconda immagine ha iniziato a circolare ieri pomeriggio quando compare in rete la fotografia del prossimo co-conduttore di Sanremo, un certo Andrea Pucci, che per annunciare il suo “sbarco” all’Ariston ha pubblicato una sua foto con le chiappe al vento e il titolo “Sanremo … sto arrivando”. Oggi il Corriere gli dedica un pezzo in prima pagina dove leggiamo: “Palco e moschetto, Pucci perfetto. «Io sono l’unico comico di destra». E lo ribadisce quando scrive sui social «spiace zecche» inneggiando alla vittoria di Fratelli d’Italia come fosse un bullo di Roma nord — o Ponte Lambro, zona di Milano meno ricca ma ugualmente «fascia», direbbero le zecche. Che poi il problema non è essere di destra, ma come esserlo. Basta vedere le battute rivolte qualche tempo fa a Elly Schlein di cui prendeva le foto venute così così e poi aggiungeva: «Già che ci sei dentista e orecchie no? Ridicola»”. Sarà l’immagine perfetta per questo prossimo Sanremo con buona pace dei consiglieri che, verosimile, siederanno in prima fila all’Ariston per poi commentare il “successo” del Festival.

La terza figurina è ancora leggermente sfuocata e si riferisce alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi diffusa e commentata dalla Rai. Notoriamente Bloggorai ha attacchi di orticaria quando si avvertono “fenomeni mediatici del terzo tipo” in grado di interessare “miliardi di telespettatori” e ancora di più quando si diffonde il brodo di giuggiole sul “made in Italy”. Ma va beh, un antistaminico e passa pure l’orticaria. Ma quando c’è di mezzo la Rai e i suoi conduttori difficile trattenersi. Il prode conduttore olimpico Paolo Petrecca, non ne sbaglia una e inanella una gaffe dietro l'altra. Già direttore meloniano sfiduciato dalla sua redazione (vedi https://www.repubblica.it/politica/2025/06/21/news/petrecca_direttore_raisport_tre_sfiducie-424683928/ ) è noto da tempo: si legge di lui “E’ l’homo melonianus per eccellenza” proseguiva Caruso, ricordando come “la fortuna” di Petrecca risale al 2021 quando “FdI viene esclusa dal Cda Rai” e “a Meloni viene offerta la direzione di Rai news. Il nome della Meloni è quello di Nicola Rao, un giornalista di destra silenzioso. Sa di essere di destra ma non mette gli striscioni sul tram. Ha scritto dei libri che hanno nel titolo la parola “celtica”. Gli costeranno la direzione di Rai news. A Fuortes, tutto un blocco di Pd romano, e non era certo Elly Schlein, viene consigliato di non nominarlo. Il nome di Petrecca viene suggerito da Antonio Di Bella, ex direttore di Rai news, e da Stefano Marroni, portavoce di Fuortes, allora nella comunicazione dell’ad. Petrecca è il direttore “compensazione” di Meloni. E lo è in tutti i sensi. Meloni voleva Rao ma ha ottenuto Petrecca (…) Lui è rimasto uguale, un giornalista di destra che vuole dare calci al mondo di sinistra, a cui deve dire grazie indirettamente”.

Che mondo fenomenale con “lui nella parte di lei e lei nella parte di lui” con Di Bella che propone Petrecca … per fortuna che ci sono le “figurine” a ricordarcelo.  

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venerdì 6 febbraio 2026

Gli "italiani" tra Olimpiadi, farlocchi e baiocchi

By Bloggorai ©

Ci sono alcuni termini che presentano bizzarre assonanze non solo fonetiche: farlocchi... allocchi... baiocchi...balocchi... marmocchi. Tutti richiamano qualcosa di piccolo (marmocchi e balocchi), di “falsetto” (farlocchi e allocchi) e infine la chiave di lettura di tanti temi e problemi ovvero i “baiocchi”.

Come, appunto, ci ha scritto recentemente un nostro affezionato lettore: “Quando si tratta di porre attenzione sui grandi temi politici e sociali, gli italiani si trastullano tra l’essere farlocchi, interessati ai balocchi e comunque con i baiocchi sempre in mente”.

Allora, proprio oggi che iniziano le Olimpiadi invernali, quello che alcuni definiscono “il grande evento dell’anno” proponiamo un gioco. Proviamo a indicare i 13 grandi temi che interessano maggiormente gli italiani e vediamo come questi vengono rappresentati nel panorama mediatico, con quale rilevanza, spazio e ordine di collocazione.

Grosso modo, ci vengono in mente questi 13 temi “caldi”:

· Benessere sociale: anzitutto il lavoro (in particolare giovanile) e sicurezza economica delle famiglie.

·  Benessere sanitario: funzionamento del SSN, diritto alle cure, liste di attesa per accertamenti, posti negli ospedali.

·  Economia: inflazione, tasse, prezzi al consumo, bollette energetiche.

· Demografia: anziani e pensioni, previdenza sanitaria e posti nelle RSA.

S Società: povertà diffusa, diseguaglianze economiche.

· Ambiente: alimentazione e territorio, sviluppo sostenibile e nuove risorse energetiche.

·  Migrazioni: accoglienza, inserimento e gestione flussi migratori.

·  Istruzione: riforme, risorse e progettazione

· Giustizia: organizzazione dei tribunali, tempi di svolgimento dei processi, carceri affollate, diritti civili.

· Istituzioni: riforma della Pubblica amministrazione, efficienza e gestione dei costi.

· Politica estera: guerre in corso, Europa e alleanze politiche ed economiche

·   Cultura: anzitutto informazione poi arte e letteratura.

·   Sport e tempo libero.

Non abbiamo collocato questi temi secondo un nostro ordine di rilevanza. Provate a metterli in un vostro ordine e poi confortateli con il “menù mediatico” che ogni giorno vi viene proposto.

Qualcosa non torna: ad esempio oggi il Corriere dedica in apertura 13 pagine alle Olimpiadi Invernali. Certo, si tratta di un evento di grande rilevanza internazionale, ma è adeguato e proporzionato agli altri grandi temi che vi abbiamo accennato lo spazio che gli viene dedicato? Come pure: come si può definire e “pesare” la quantità di spazio mediatico occupato dal “caso Vannacci” piuttosto che dal “caso Corona” o ancora dal caso Garlasco?

Sul tema Olimpiadi Invernali ci proponiamo di approfondire: riprendiamo pari pari alcune osservazioni di un nostro qualificato lettore: “La Rai dovrebbe essere l'host broadcaster della manifestazione o sbaglio? Visto che le gare sono trasmesse in Italia tra i network free to access dalla Rai come mai le trasmissioni sono quantitativamente e qualitativamente inferiori a Discovery, Eurosport, HBO pur avendo risorse tecnologiche idonee ad una copertura completa di tutte le venue e di tutti gli eventi? È un problema di diritti? È un problema di mancanza di personale giornalistico qualificato? È un problema territoriale visto che sono lontane da Roma? È un problema di share?”.

Quest’ultima domanda si ricollega a quanto scritto prima: il timore che lo share non sia “soddisfacente” è forte. Come ci ha detto un nostro esperto: “Dipende dalle performance degli italiani”.

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giovedì 5 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 17. Le "figurine" vuote e inutili


By Bloggorai ©

Quanto nel lontano luglio 2028 Bloggorai ha iniziato a pubblicare aveva già ben chiaro che il solo testo non era sufficiente a “rendere” il senso del post. Era necessaria una immagine. All’inizio ci siamo avvalsi di immagini free disponibili in rete. Cercavamo di trovarne una che rispondesse sommariamente all’oggetto di quanto scritto. Poi è arrivata l’IA che ci consente di “tradurre” in immagine un concetto astratto, un modo di dire/pensare e gli esiti sono spesso tanto efficaci quanto sorprendenti. 

Bene. Ora suggeriamo un semplice e comodo esercizio per addentrarci nel mondo delle immagini. Cercate ogni mattina sul Web (è facile) la visione delle prime pagine dei quotidiani nazionali e osservate le fotografie. Grosso modo, messe in ordine di rilevanza dovrebbero proporre una sorta di scaletta di “temi” importanti, una specie di graduatoria degli argomenti “caldi”. Oggi, per esempio, Corriere e La Stampa pubblicano in grande evidenza una foto di Bill Gates e la moglie. Con questo strumento di “lettura” tra le mani, poi provate a riscontrare quanto queste immagini siano o meno “utili” a raccontare quanto avviene in questo momento storico, in questo Paese e non solo. Come tradurre in immagine il concetto di “utilità”? Quanto sarà “utile” ovvero “rilevante” dedicare grande spazio mediatico alle prossime Olimpiadi invernali?

Sul concetto di “utile” ne parliamo più avanti, nella parte dedicata ai “raiotici”.

Sicchè, ora che ci siamo addentrati a collezionare figurine per l’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 ci siamo fatti persuasi che spesso le immagini “reali” siano più suggestive e superano quelle “artificiali” create dall’IA. Nei giorni scorsi vi abbiamo appena accennato ad un mese che potrebbe arricchire l’Album di figurine interessanti grazie a due eventi: le Olimpiadi invernali che iniziano domani e il prossimo Festival di Sanremo. Come spesso è accaduto, oltre che essere un “popolo di naviganti, esploratori etc” siamo spesso un popolo espertissimi di vela (quando c’era Azzurra) poi di tennis (da sempre) nonché ora di “curling” e ieri, giust’appunto, in prima pagina del Corriere è comparsa una fotografia di una atleta di questo popolarissimo sport invernale. Abbiamo cercato di sapere e capire: in Italia il curling è praticato da circa 500 persone, ovvero quante abitano in un condominio di case popolari. Poi abbiamo cercato di sapere e capire quante persone in Italia praticano lo “skeleton” ed abbiamo scoperto che sono circa 50/60 persone. Poi ancora abbiamo cercato di sapere e capire quante persone in Italia praticano il “bob a 2” e abbiamo scoperto che risultano circa 20 persone praticanti (se si aggiungono quelli del bob a quattro”.  Precisiamo sempre che stiamo parlando di “…  Italiani che praticano la disciplina sportiva in maniera attiva, con una periodicità costante negli anni e durante l’inverno” (per i dati completi vedi pure https://www.sciaremag.it/notiziesci/le-discipline-invernali-piu-amate-dagli-italiani/ ). Prepariamo la colla per le prossimi figurine: saranno immagini di grande suggestione.

Invece, per quanto riguarda Sanremo, la notizia (e l’immagine) del giorno è Mattarella che il prossimo 13 febbraio riceverà al Quirinale Carlo Conti e i cantanti in gara al Festival. Prenotiamo l’immagine.

Ecco addentrarci nel magnifico mondo delle “immagini” come potente strumento di distrazione di massa.

Bene, ora trattiamo una parte dedicata rigorosamente ai “raiotici”. Da alcuni giorni ci ronza per la testa un piccolo quesito: a cosa serve un Cda e, in particolare, a cosa serve questo Cda Rai dove siedono rappresentanti di quella che era “l’opposizione”? Allora, è successo che nei giorni scorsi si è svolto un incontro dibattito proposto dalla presidente della Vigilanza, Barbara Floridia, dove alcuni giornalisti intervistavano altri giornalisti sul tema del giornalismo. Un momento storico indimenticabile. Va beh … lasciamo perdere. Però è emerso un pensiero interessante: “l’Azienda funziona e il Cda va avanti lo stesso anche senza presidente”. Abbiamo chiesto allora all’IA “come si può rappresentare in una immagine suggestiva un Cda inutile”. Questa la risposta:

Tanto per intenderci sul criterio di “utile”: è “utile” che l’attuale Cda nominato senza applicare i criteri dell’EMFA attualmente in vigore resti in carica? E' “utile” che ancora NON ci sia un Presidente del CdA formalmente in carica? È “utile” una riforma della Rai? Forse anche si. Ebbene, sia l’uno che l’altra sono del tutto irrilevanti: abbiamo chiesto a che punto si trova la riforma in VIII Commissione Senato? Non si trova, nel senso che non è in calendario, nessuno sa nulla e nessuno si preoccupa di sapere nulla. Svanita.

Collezioniamo immagini, forse è più divertente.

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martedì 3 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 16. Il Signore degli Anelli sugli sci

By Bloggorai ©

Nei giorni scorsi, a gennaio, abbiamo sottovalutato una “figurina” che avrebbe meritato una buona posizione nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026. Si tratta di un “maiale” di plastica esposto nella vetrina di una macelleria a Padova. A quanto sembra, quella immagine avrebbe turbato la sensibilità religiosa di esponenti della comunità islamica locale. Apriti cielo, i “pauristi” nostrani ci hanno subito inzuppato il biscotto: in una chat abbiamo letto un post (scritto da una persona di nota e dichiarata appartenenza all’area progressista) dove si chiede “Quando i musulmani saranno di più imporranno il velo alle donne?”.

Le figurine del “paurismo” sono i vettori di come un virus mutante che si diffonde perfido e violento: cambia forme e dimensioni, colore e caratteristiche ma colpisce sempre al cuore delle sensibilità collettive. Se non è la paura del migrante è quella dei “giovani violenti”, se non è la paura dei “diversi” LGBTQIA+ è quella dei “terroristi” incappucciati di Torino e se, infine, tutte queste parure non fossero sufficienti ci si aggiungono le paure del parente assassino, del vicino pedofilo o di un conoscente truffatore. E se non bastassero le paure “nostrane” ci si mettono pure quelle internazionali: dalle guerre vicine a quelle lontane, da quelle in corso a quelle probabili (Groenlandia, Cuba e Iran). Sempre e comunque paura. Sempre e comunque minaccia, sempre e comunque timore e incertezza. E cosa si richiede per tranquillizzare le anime (e garantire voti e consenso politico? Ordine e sicurezza. Tutto il resto svanisce, si annebbia e si pone in secondo piano. 

Ieri sera il Tg de La7 ha dedicato 10 minuti e 45 secondi ai fatti di Torino che poi però, in coda al Tg per tranquillizzarci, ha proposto il report settimanale della Gabanelli sulle “liste di attesa” della sanità per svelarci che “non conviene a nessuno ridurle o eliminarle”. Già, non conviene a nessuno e le liste di attesa per un esame clinico importante non fanno alcuna paura e quindi non hanno bisogno di immagini per rappresentarle.

A proposito de La7 da non dimenticare una inedita “figurina”: nei giorni scorsi la Gruber ha intervistato il giovane erede Del Vecchio (con i suoi 7 miliardi di eredità). Dalle prime immagini si percepiva subito l’imbarazzo di tutta la trasmissione: della conduttrice indotta ad un “marchettone” giornalistico di proporzioni apocalittiche, dell’intervistato che ha dato una “immagine” del capitalismo nostrano indimenticabile per la sua pochezza e infine dell’editore che con questa ospitata ha voluto mescolare nel torbido dalle grandi manovre editoriali in corso nel Paese.    

Un’altra “figurina” metafisica interessante di questi giorni l’ha proposta la Schlein quando nei giorni scorsi ha proposto di “riappropriaci di Tolkien”. Una figurina della serie “non sappiamo più a che Santo votarci”. Ogni settimana che compare sul calendario vedi che la Meloni e il suo governo rimangono stabili nei consensi e la Segretaria del PD si inventa una battaglia culturale di altissimo livello: “Il Signore degli Anelli” è nostro, roba di sinistra, riprendiamocelo!!!

Ora invece per i giorni a venire ci dobbiamo attrezzare per le prossime figurine che certamente avranno un posto di rilievo nel nostro Album: le prossime Olimpiadi invernali e Sanremo. Presto fioccheranno le immagini avvincenti del curling, del bob a due e dello “skeleton”. Come già avvenuto per la vela o per il tennis, diventeremo tutti un “popolo invernale” pronti ad appassionarci per uno 0,01 secondi di differenza nello slalom gigante. Per Sanremo invece si mormora che ci potrebbe essere una clamorosa sorpresa (ci stanno lavorando sottotraccia): insieme a Laura Pausini e Sandokan potrebbe fare una comparsa nientepopodimenoche il molleggiato Celentano (80 anni). Se mai fosse, sarà certamente una “figurina” di primo piano.

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lunedì 2 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 15. L'ombra lunga della marmotta e il merlo nero

By Bloggorai ©

“Se le foto non sono abbastanza buone, è perché che non sei vicino abbastanza.” Robert Capa

Questi sono i giorni cosiddetti  “della merla”: la leggenda racconta che i merli erano bianchi e divennero neri solo quando, per ripararsi da un inverno particolarmente freddo si ripararono dentro un camino ed uscirono “anneriti” solo quando la temperatura tornò mite e quindi se sono giorni freddi l’inverno sta per finire e viceversa. Oppure oggi, specie negli USA, si ricorda il “giorno della marmotta” per ricordare che se l’animaletto esce dalla tana e vede la sua ombra e quindi il tempo è bello l’inverno sarà ancora lungo, altrimenti se non la vede la primavera è imminente.

Si tratta di immagini suggestive che “traducono” e sintetizzano con un solo tratto l’incertezza del “tempo che passa”. Sono poi immagini che si prestano facilmente ad una semplice metafora interrogativa: quanto durerà questo freddo inverno politico?

Le immagini hanno un grande potere di suggestione, di emozione e financo di stimolo sensoriale. Questo potere si avverte ancora più forte ed evidente quanto più le immagini sono nitide e ravvicinate nonché quanto sono ripetute e diffuse. Nel nostro immaginario Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 abbiamo iniziato a collezionare, ad incollare, quelle “figurine” che maggiormente sono destinate ad entrare non solo e non tanto nel grande Libro della memoria, quanto più quelle in grado di “incidere” nella dura scorza collettiva politica e culturale.  

Il mese appena iniziato ci propone una figurina interessante: quella dell’Angelo nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma con le “fattezze” di Giorgia Meloni. Il sacerdote restauratore dell’affresco smentisce l’intenzione di aver voluto proporre il volto del Capo del Governo ma intanto fatto sta che la somiglianza è notevole. Fatto sta che tra tante e infinite somiglianze possibili, guarda caso che emerge proprio quella della Meloni. La teniamo da conto.

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ps. Comunicazione di servizio per i "raiotici": non c'è nulla da segnalare, vuoto cosmico, il nulla allo stato puro.

sabato 31 gennaio 2026

La Civiltà delle immagini 14. Le migliori "figurine" di gennaio

By Bloggorai ©

Si conclude il primo mese del nostro immaginario Album sulla Civiltà delle Immagini 2026. Quali sono quelle più rilevanti, quelle più significative, quelle che entreranno con forza nella classifica di fine anno? A nostro giudizio le prime posizioni sono occupate da:

Crans Montana. Questa è una mega “figurina” perché ne contiene molte altre al suo interno. La strage degli innocenti del primo gennaio è rappresentata da diverse immagini. La prima è quella delle vittime: gli oltre 40 ragazzini rimasti uccisi nel rogo della discoteca. La seconda è di altri ragazzi all’interno del locale mentre riprendono con i cellulari  le prime fiamme sul soffitto mentre ballano con in mano le bottiglie di spumante e le candele che avrebbero innescato l’incendio. Poi ci sono le immagini dei proprietari della discoteca che si proclamano “innocenti” mentre scaricano la colpa su altri. Infine ci sono le immagini degli inquirenti svizzeri, prima tra tutte la Procuratrice Pilloud. Infine c’è una meta immagine ed è quella della Svizzera che nell’immaginario collettivo è la terra dell’orologio a cucù, delle banche e dei giardinetti curati a lucido. Tra le prime quattro non ci sembra che una emerga sulle altre mentre quella del paese della cioccolata dove la giustizia sembra un’opinione assume una posizione di rilievo.

Venezuela. Il 3 gennaio Donald Trump dichiara che “Gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il presidente, Nicolás Maduro, è stato catturato insieme alla moglie e trasferito fuori dal Paese”. L’immagine più significativa di questa vicenda compare poco dopo: Maduro in manette e incappucciato mentre viene condotto in prigione a NY. Ma l’immagine che colpisce non è tanto quella “reale” quanto quella fake realizzata con l’IA con la ricostruzione caricaturale della cattura di Maduro e la moglie in manette. Altra immagine collegata a questo evento per certi aspetti è già nota: fiamme nella notte nei cieli di Caracas con gli elicotteri USA mentre bombardano.  

ICE. Il 7 gennaio gli scherani dell’ICE a Minneapolis uccidono Renne Good e il 24 uccidono Alex Pretty. Le immagini di questi assassini sono indelebili. Entrambe vedono gli uomini incappucciati mentre fanno fuoco a distanza ravvicinata. L’immagine più forte, forse quella più significativa, la pubblica in prima pagina il Resto del Carlino del 24 gennaio dove si vede chiaramente l’assassino dell’ICE mentre punta la pistola e spara alle spalle di Pretty. Ma dietro questa immagine una è ancora più forte e significativa ed è quella di Greg Bovino, ex capo dell’ICE, ritratto nel suo “costume” da nazista moderno. Un volto del genere, uno sguardo simile è già noto: lo abbiamo visto tante volte con la divisa delle SS.

Groenlandia. Compare sulla scena l’immagine di un Paese che molti forse ignoravano l’esistenza. Trump la vuole invadere o almeno comprare. La figurina di questa vicenda è la sua bandiera.

L’assassino. L’omicidio di Federica Torzullo ad Anguillara ci viene rappresentato con la sua immagine. Sarà questa la drammatica figurina che forse rimarrà impressa più ancora di quella del suo carnefice.

Niscemi. Il ciclone Harry si abbatte furioso sulla Sicilia e Calabria. Nel primo pomeriggio dello scorso 25 gennaio la parte di Niscemi esposta sul ciglio della collina frana verso la pianura sottostante. L’immagine del paese “sospeso” nel vuoto con le sue abitazioni ormai destinate a rovinare colpiscono duro. Come è possibile che quelle abitazioni siano state costruite proprio su quel terreno? come è possibile che dal 1997, quando è avvenuto il precedente episodio franoso, non stato fatto nulla? L’immagini di Niscemi “sospesa” può rappresentare una sintesi di questo Paese sempre in bilico tra incuria dell’ambiente e malaffare, tra politica complice e incapace e sperperi di Ponti immaginari? Forse si.    

In questo mese abbiamo collezionato anche altre “figurine” forse minori ma non meno significative: dai “maranza” che uccidono e rapinano a Fabrizio Corona che imperversa sugli schermi Rai, da Checco Zalone che vince al botteghino dei cinema all’ultima, recentissima, del bambino a Belluno fatto scendere dal bus perché non aveva il biglietto “giusto”.

Riassumiamo: nella nostra classifica delle immagini di gennaio 2026 ci sono:

1.      1. ICE a Minneapolis

2.      2. Crans Montana

3.      3. Niscemi

Infine, c’è una figurina che interessa la “nuova” Rai e la rappresenta in modo assai significativo: due nostri lettori ci hanno inviato fotografie del “Centro Anziani” che si trova proprio di fronte alla nuova sede di Via Severo. Sono la metafora perfetta del senso percepito di questa Rai: sempre più “adulta” e “over” che cerca disperatamente di rincorrere i “giovani” con le repliche di Montalbano, con Domenica In e le riedizioni di Sandokan e di Don Matteo. Abbiamo sintetizzato tutto sul recente post dello scorso 28 gennaio con il titolo “Il declino dell’impero televisivo” (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2026/01/rai-il-declino-dellimpero-televisivo.htm ).

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mercoledì 28 gennaio 2026

RAI: il declino dell'Impero televisivo

By Bloggorai ©

Nei giorni scorsi ci ha scritto una nostra attenta lettrice che non appartiene al mondo dei “raiotici” e ci ha posto una semplice domanda: “Caro Bloggorai, come vedi il futuro della Rai?”

Premesse: Bloggorai da oltre 40 anni è dentro il “mondo Rai”. Ha iniziato con i primi contratti a TD nella sede di Napoli nei primi anni ‘80, per poi proseguire nei decenni successivi dentro i meandri palesi ed oscuri del VII piano di Viale Mazzini. Ha visto da vicino ed ha collaborato direttamente con diversi Direttori generali e AD, Presidenti, direttori di rete e testate, di strutture come il CFO, il CTO, l’Ufficio Legale e le Risorse umane, Rai Pubblicità e Rai Way. Con alcuni di loro è stato anche “amico”. Ha visto da vicino la gestione di Sanremo, dei vari festival di Venezia e di tanti “eventi speciali”. Ha seguito da vicino le direzioni Comunicazione e Relazioni istituzionali nonché i vari direttori dell’Ufficio Stampa e gli “addetti stampa” esterni collaboratori dei programmi. In buona sostanza: grosso modo conosciamo alquanto bene la “baracca” e questo ci consente di scrivere non tutto quello che sappiamo ma quanto basta per avere buoni argomenti utili a capire.

Seconda premessa: la situazione della Rai e il suo futuro non sono nel segno dei tempi: NON è solo colpa di “telemeloni”, non è solo responsabilità di questa “destradestra” e di questo Cda acefalo e ai confini della legittimità. Ci sono colpe e responsabilità che vengono da lontano, molto lontano, e sono bene distribuite in tante “parrocchie” interne ed esterne all’Azienda. Lo abbiamo scritto innumerevoli volte: il male profondo e oscuro che la colpisce è tutto nel grumo perverso e velenoso occupato dalla “politica” nel suo senso più nefasto, quello dell’occupazione di posti riservati agli amici degli amici, ai parenti e ai conoscenti. Una malattia, un virus che non ha risparmiato nessuno. Se non si trova un antibiotico in grado di ucciderlo, non c’è speranza di guarigione. L’ultimo tentativo è stato con l’EMFA (European Media Freedom Act) e pure quello sembra andato a vuoto: nessuno se lo è filato, compresi quelli che lo hanno acclamato con il famigerato “prima la riforma e poi le nomine”. Sappiamo come è andata a finire.

Allora, cerchiamo di dare una risposta alla lettrice e riassumiamo in poche righe quello che scriviamo da quasi 8 anni sul perché la Rai è fatalmente destinata al declino.

Il suo pubblico. Quella che finanche pochi giorni fa l’AD Rossi definiva la “sfida” dei giovani è una scommessa persa in partenza. Il pubblico della Rai nella sua prevalenza è cambiato profondamente, è “over”, anziano e lo sarà sempre più. Il retroterra culturale ovvero l’orizzonte della sua offerta editoriale nelle reti generaliste gravita intorno a prodotti e personaggi del passato remoto e lontano. Dalle repliche di Montalbano alle molteplici riedizioni di Don Matteo, allo scintillante mondo antico di Domenica In con la Zia Mara non se ne esce.

Le tecnologie. Come ci ha scritto un autorevole lettore “E’ un miracolose ancora Rai riesce a tenere il passo contro lo strapotere delle piattaforme”. Le tecnologie costano, l’innovazione richiede energie e risorse e mancano tutt’e due. Ci hanno raccontato recentemente una storiella: “ad un certo punto qualcuno ha ritenuto che fosse ora di “aggiornare” il parco microfoni negli studi TV. Si avvia una ricerca per trovare il modello idoneo. Si avvia una gara per l’acquisto. Passano quasi due anni e arrivano i microfoni. Qualcuno allora ritiene che non vanno più bene, sono obsoleti.” Rai Way poi meriterebbe un capitolo a parte: vuoto a perdere ovvero una macchina “mangiasoldi” a totale beneficio degli azionisti privati e dei lauti compensi ai suoi dirigenti strategici (l’AD Cecatto percepisce oltre 500 mila euro, il doppio del suo “proprietario” AD Rai).

Le risorse. Non ci sono e quelle che ci sono o ci dovrebbero essere sono o malgestite o sono incerte. La Corte dei Conti sono anni che scrive nella sua relazione annuale che andrebbero contenuti e razionalizzati i costi, specie quelli esterni. Nulla. Il citato EMFA dispone che le risorse del Servizio Pubblico debbano essere certe e garantite. Nulla, come nulla fosse gli tagliano 10 milioni dal budget e gli minacciano la riduzione progressiva del 20% annuo e nessuno si oppone.

La “riforma”. Una Chimera. Ormai non ne parla più nessuno e forse è bene così. Un pasticciaccio brutto al quale hanno concorso tutti, compresi i tanti “amici” esperti europei e “professori” a vario titolo associati ai partiti. Morale della favola: presto, forse, riprenderà il dibattito in VIII Commissione Senato e nessuno è in grado di immaginare se e quando un testo potrà andare in Aula.

Nel frattempo, la Vigilanza è paralizzata e il Cda non ha un Presidente e nonostante gli appelli e l’intervento di Mattarella siamo alla “moral suasion” con il nome di Mario che rispinta dal cilindro, proposto peraltro dell’ex ministro Sangiuliano. Manca poco più di anno al rinnovo della Convenzione, al nuovo Contratto di Servizio e alla scadenza dell’attuale Cda e siamo a “Caro amico ti scrivo…”

I “piani”. Piano Industriale, piano editoriale e piano immobiliare ovvero la somma di tanti “vorrei ma non posso” oppure “potrei ma non voglio”. Un Piano si lega all’altro come quelli delle palazzine di periferia di cui si vedono solo gli scheletri in calcestruzzo in un vortice di perenne incompiuto. Ne abbiamo scritto innumerevoli volte: il piano sull’informazione che quando pure c’era è stato affossato (il famigerato Piano Verdelli) dall’interno (e i killer sono ancora in attiva circolazione) e quando non c’era nessuno ha fatto nulla per scriverne uno nuovo. Morale della favola: i Tg Rai perdono telespettatori e Rai News24 galleggia con numeri da prefisso telefonico mentre in tutta la “baracca” informazione Rai lavorano oltre 2.000 giornalisti e quando si tratta di avviare una nuova trasmissione di informazione si prendono esterni ben pagati. Stendiamo un velo pietoso sul Piano industriale e della Digital Media Company e un velo di cemento armato sul Piano Immobiliare: tra affitti a perdere (Milano) ristrutturazioni costose (Mazzini) e vendite improbabili (Venezia).     

Speriamo che la nostra lettrice possa aver trovato una possibile risposta alla sua domanda.

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martedì 27 gennaio 2026

FLASH: la RAI tra l'ICE e gli spacciatori

By Bloggorai ©

Ci sono tanti buoni motivi ed argomenti per sostenere che la Rai, questo Servizio Pubblico, questo Cda a maggioranza destradestra, anomalo, acefalo e ai limiti delle legittimità, siano destinati alla progressiva estinzione.

Tra i tanti buoni motivi ed argomenti (e domani forse ne parleremo in modo più dettagliato e approfondito), uno spicca su tutti: la mancanza di credibilità.

Esempio di questi giorni e di queste ore: ieri tutti hanno saputo che a Minneapolis alcuni giornalisti Rai sono stati aggrediti e minacciati dai sicari dell’ICE (vedi ANSA https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/25/inviati-italiani-della-rai-minacciati-da-agenti-ice-a-minneapolis_1a17edc8-24ff-4200-b9dc-754171551391.html ). Oggi tutti sanno che a Milano alcuni giornalisti Rai sono stati aggrediti da un gruppo di spacciatori.

Oggi la Rai alle 14.26 ha diffuso un comunicato dove si legge “La violenta aggressione alla quale è stata sottoposta la troupe del programma di Milo Infante “Ore 14” che cercava di documentare la situazione di degrado nella difficile zona milanese di Rogoredo è un atto vile e gravissimo che Rai condanna con fermezza. Nell’esprimere la piena e convinta solidarietà ai due inviati coinvolti e a tutta la redazione del programma e nel ringraziare la Polizia per il pronto intervento che ha evitato il peggio…”

Oggi la Rai non ha diffuso nessun comunicato per “condannare con fermezza” la violenta aggressione dell’ICE e dei suoi scherani.

Tra gli spacciatori di Rogoredo e gli assassini dell’ICE che differenza c’è?

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lunedì 26 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 13. Le "figurine" di fine mese

By Bloggorai ©

Ci avviciniamo alla fine del mese e presto dovremmo scegliere le immagini che meglio potranno rappresentare e sintetizzare questi primi 31 giorni dell’anno nel nostro album sulla Civiltà delle immagini. Oggi ve ne proponiamo alcune che certamente occuperanno un posto meritevole di attenzione.

L’ICE. Non è un caso che tra questo termine acronimo (Immigration and Customs Enforcement) e la sua traduzione dall’inglese (ghiaccio …magari quello della Groenlandia) ci sia di mezzo un denominatore comune: Donald Trump. Appartengono entrambi alla stessa follia.

Oggi solo il Resto del Carlino mette in prima pagina e con la dovuta evidenza la sola immagine che racchiude tutto: il killer dell’ICE mentre spara alla testa di Alex Jeffrey Pretti. 

L’immagine, il frame dell’intero video, è “pulita” e non lascia adito a dubbi. Si tratta di una esecuzione sommaria e rabbiosa, brutale e ingiustificabile e inaccettabile al pari di altre drammatiche immagini che conosciamo e ricordiamo bene: possiamo ricordare l’ufficiale sudvietnamita  che spara sangue freddo ad un prigioniero nelle strade di Saigon (vedi https://www.corriere.it/esteri/18_gennaio_30/cinquant-anni-fa-foto-saigon-che-cambio-guerra-vietnam-af81d686-0587-11e8-b2bd-b642cbae90d8.shtml ) considerata forse l’immagine che contribuì a cambiare la percezione della guerra in Vietnam come pure una delle tante immagini di nazisti che sparano alla testa di prigionieri civili (non dimenticare le Fosse Ardeatine…oppure vedi pure questa https://www.tv2000.it/ufficiostampa/2018/04/25/25-aprile-reportage-sulla-strage-nazista-alla-certosa-di-farneta/ ).

La Svizzera. La terra del cioccolato (che non producono) e delle banche, delle mucche al pascolo e delle località dove i negozi chiudono alle 5 del pomeriggio, del Guglielmo Tell e dove rischi l’arresto se getti un mozzicone sul suolo pubblico. Dicono degli svizzeri che mentre da noi “In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di democrazia e pace, e che cos'hanno prodotto? L'orologio a cucù” (Henry Lime ne Il terzo uomo di O. Welles). Nei giorni scorsi è comparso sul Corriere un articolo di Gian Antonio Stella con il titolo “L’aglio, i coltelli e la Caccia all’italiano: perché non ci fidiamo della giustizia svizzera” ed è poi riemerso il volume di Jean Ziegler “La Svizzera. L’oro e i morti. I banchieri di Hitler”. Forse, ne abbiamo buon motivo

Ebbene, oggi qual è l’immagine che oggi ci propone la Svizzera? La prima con la quale abbiamo iniziato il 2026: la strage di Crans Montana. Potrà essere tra le prime in posizione per la foto di gennaio.

Niscemi. La foto di oggi mostra un paese sull’orlo di un baratro. Il maltempo dei giorni scorso ha causato un fronte di frana che rischia di far crollare decine di abitazioni costruite sul ciglio di una collina fragile. Sembra una metafora drammatica perfetta per raccontare questo Paese sempre in bilico: ma nessuno sapeva che forse quelle abitazioni non potevano essere costruite in quella posizione? Oppure possibile che nessuno ha mai indagato sulla natura franosa di quel terreno? Allo stesso modo di tante altre località italiane dove la cura e l’attenzione per il territorio è stata sempre disattesa, salvo poi dover constatare che crolla tutto.

La Paura. Si tratta di una immagine indeterminata eppure ben vivida e presente. Ne abbiamo scritto spesso e volentieri su Bloggorai: il “paurismo” ovvero “Il tema della sicurezza come centrale nella formazione dell’opinione degli elettori” come ha scritto Nando Pagnoncelli sul Corriere di sabato in un articolo titolato “Gli italiani si sentono meno sicuri. Le paure su giovani e immigrati”. Leggiamo: “La situazione diffusa di insicurezza viene attribuita a tre fenomeni principali: in primo luogo al crescere dei comportamenti violenti nelle fasce giovanili (55%)… Al secondo posto troviamo il tema dell’immigrazione irregolare e non controllata che contribuisce al crescere degli episodi di criminalità (44%)… Al terzo posto, assai distanziata, c’è la percezione di una crescita delle sacche di marginalità e povertà che favoriscono fenomeni di devianza (27%)”. L’articolo conclude con “In sostanza il tema della sicurezza è oramai centrale nel dibattito politico e nella percezione degli elettori: nello scenario socioeconomico di fine anno, qualche settimana fa, evidenziavamo come oramai fosse al terzo posto tra le preoccupazioni degli italiani, con la crescita consistente di cui si è detto. Sembra una preoccupazione strutturale, non determinata solamente dai fatti di cronaca, ma anche dal clima di inquietudine diffusa che determina atteggiamenti di ripiegamento difensivo. C’è perciò un’attesa diffusa di interventi. Si tratterà di capire se, alla luce anche di una crescita di sensibilità sul tema tra le opposizioni, si riuscirà ad arrivare a scelte condivise, o se prevarrà, anche in questo caso, la polemica politica. Cosa probabile, con l’avvicinarsi delle elezioni”.

Quale immagine può rappresentare la “paura”?

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