giovedì 16 luglio 2026

Il "brand" Rai del giorno dopo

By Bloggorai ©

Sempre più spesso giungono a Bloggorai messaggi del genere “Ma chi te lo fa fare?” oppure “Ma sei proprio sicuro che il tema Rai e Servizio Pubblico interessa ancora a qualcuno” oppure, infine “Io guardo solo il Tg de La7”.

Alla prima domanda è facile rispondere: ci sostiene una forse malsana passione per tutto ciò che è bene pubblico, un legame forte, sentimentale, per un’Azienda che ha un ruolo importante nella vita sociale e culturale del Paese e, infine, un legame forte con le lettrici e i lettori che da oltre otto anni ci seguono costantemente e sono tanti, e crescono continuamente.

Alle altre domande, francamente, non sappiamo bene cosa rispondere. Forse è vero, il tema Rai e Servizio Pubblico non è al primo posto dell’agenda politica nazionale come lo è sempre meno tra i telespettatori che, infatti, calano progressivamente e ineluttabilmente

Il suo pubblico è adulto e anziano e a nulla valgono i goffi tentativi di rincorrere i “giovani” che ormai sono emigrati verso altri mondi. Come possono interessare i temi, le beghe e le tristi vicende di questa Rai, di questo Cda tutto intero. L’AD Rossi ha proposto di sospendere le repliche di Report per “tutelare il Brand” aziendale ma non gli è mai venuto in mente di sospendere le innumerevoli repliche di Montalbano, Don Matteo, Sissi e Piedone lo sbirro. Ma quando mai ha tutelato prima il "brand" Rai? Lo ha fatto con “Newsroom” della Maggioni che non solo si è appropriata del “brand” ma è riuscita pure a scorporare il “brand” dalla necessità editoriale aziendale di dotarsi di una “newsroom” forte, autorevole ed efficiente? Lo ha fatto quando si è trattato di difendere il “brand” aziendale del Servizio Pubblico che non dovrebbe sostenere in alcun modo la ludopatia come invece è diffusa a piene mani ogni sera su RaiUno con il gioco dei Pacchi? Lo ha fatto quando ha condiviso la scelta editoriale di spacciare a piene mani la sostanza nociva della cronaca nera in tutte le salse, ad ogni ora del giorno con Garlasco &C?  Del resto, è lo stesso Rossi che ha dichiarato lillo lillo, che “pazienza” se molti telespettatori si spostano verso La 7. Altri consiglieri, altra opposizione, non avrebbero perso un attimo: con una dichiarazione del genere tutto occorre mettere tutto in mano agli avvocati per ricorrere al TAR, alla Corte dei Conti, a Bruxelles, alla Guardia di Finanza e financo alla Santa Inquisizione per valutare gli estremi del danno erariale.

E non parliamo, infine, della vicenda Lavitola /Ranucci. Da quanto tempo era che il “brand” Report era sotto tiro di questo Governo e di questo Cda? All’indomani dell’attentato a Ranucci è stato chiesto a gran voce il ripristino delle 4 puntate tagliate ben prima della bomba, come pure la revisione del budget e come pure lo spostamento alla domenica per fare posto prima alla Maggioni (con la metà del risultato) e poi a Monteleone (con la stessa metà del risultato di ascolti). I “consiglieri del giorno dopo” hanno chiesto chiarimenti all’AD e sono rimasti in attesa: “faranno sapere”.

No, Rossi e questo Cda, tutto intero, non hanno in mente la “difesa del brand” ma solo sopravvivere a se stessi, tutti insieme, fino alla naturale scadenza del loro mandato. Del resto, hanno buon gioco, la politica sembra aver abdicato: dopo le formali dimissioni della Vigilanza siamo al punto di partenza ovvero fermi eravamo e fermi restiamo. Non parliamo della riforma: ferma era e ferma rimane e, semmai potesse fare un passo avanti, questo avverrà solo perché la maggioranza potrebbe avere grande interesse a modellare subito il prossimo Cda che rimarrebbe in carica 5 anni. Scusate se è poco.

Chiudiamo: anche Bloggorai è “emigrato” dalla Rai e guarda solo il Tg de La 7 e cominceremo ad occuparci sempre più di altri temi, altre storie, altre vicende.

bloggorai@gmail.com

 

mercoledì 15 luglio 2026

Drammi antichi e potenti e piccole storie moderne

By Bloggorai ©

Bloggorai crede di non essere il solo ad averne le scatole piene della vicenda Lavitola/Ranucci prima ancora di sapere se e come potrà andare a finire, chi è il vero mandante, chi l’esecutore e quale il movente. Ne abbiamo le scatole piene di leggere e sentire storie di servizi segreti, di massoni, di fonti più o meno occulte, di amicizie più o meno compromettenti, di cenette e di faccendieri, di ministri che indagano e amministratori che tutelano il “brand” e di storie “piccanti” variamente intese. Ci appare persino lezioso porre interrogativi sulla bomba: chi l'ha messa e soprattutto perché è stata fatta esplodere.

Avvertiamo un senso di disagio profondo e diffuso che non lascia presagire nulla di buono.

Per ora, lasciamo perdere. Non abbiamo voglia di inzuppare anche noi il biscotto in questo calderone ne abbiamo strumenti o “fonti” qualificate da interpellare. Poi, vedremo.

Ci viene in mente un tema marginale ma non meno interessante: nei prossimi giorni uscirà nelle sale cinematografiche (quelle poche rimaste e, inoltre, in pieno periodo di bassa affluenza) una nuova versione de L’Odissea di Christopher Nolan. Senza dubbio, uno dei drammi universali di maggior rilievo che ancora oggi, dopo millenni, conserva ancora immutato tutto il suo fascino. Ci interessa una notazione a margine: il racconto omerico e la televisione e sarà interessante fare il confronto tra le due letture.

La prima edizione de L’Odissea in Rai risale al 24 marzo 1968 e venne realizzata, per la prima volta, a colori nonostante che la messa in onda era ancora in bianco e nero: si pensava al mercato internazionale. 8 puntate che ebbero un successo clamoroso con punte di ascolto intorno ai 15 milioni di telespettatori a puntata. Un cast importante, da Irene Papas a Bekim Fehmiu, con la scrittura di Rosa Calzecchi Onesti, la regia di Franco Rosi ed effetti speciali di Carlo Rampaldi. Ogni puntata era introdotta da una lettura del poeta Giuseppe Ungaretti.

Era il decennio delle grandi produzioni della Rai che sono entrate a viva forza nella storia della televisione. Era il decennio della Rai che stava completando il processo di alfabetizzazione del Paese. Era la Rai dell’educare, informare e divertire. Era la Rai che in quel decennio proponeva titoli del genere:

La cittadella (1964) con la regia di Anton Giulio Majano e Alberto Lupo

Il giornalino di Gian Burrasca (1964). Regia: Lina Wertmüller con la giovane Rita Pavone

Le inchieste del commissario Maigret (dal 1964) di Mario Landi con Gino Cervi

I promessi sposi (1967) Regia d Sandro Bolchi con Nino Castelnuovo (Renzo) e Paola Pitagora (Lucia)

La freccia nera (1968) di Anton Giulio Majano con Aldo Reggiani, Loretta Goggi, Arnoldo Foà

I fratelli Karamazov (1969) di Sandro Bolchi con Corrado Pani, Umberto Orsini, Salvo Randone

Il conte di Montecristo (1966) Regia: Edmo Fenoglio con Andrea Giordana

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965) di Claude Barma (co produzione francese)

Nero Wolfe (dal 1969) con la regia: Giuliana Berlinguer e Tino Buazzelli

David Copperfield (1965) di Anton Giulio Majano con Giancarlo Giannini.

Troppo facile e financo banale fare confronti con la Rai di oggi e la sua offerta editoriale. Troppo facile fare confronti persino con le repliche: Rai Tre manda in onda le repliche di Piedone lo sbirro. Amen.

Bloggorai@gmail.com

martedì 14 luglio 2026

E' giunto il tempo dei "veleni forti"

By Bloggorai ©

Riassunto e sintesi delle puntate precedenti:

A: Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci si conoscono da almeno 6 anni

B: una fotografia del 2023 li immortala attovagliati insieme ad un prelato

B: la bomba sotto casa di Ranucci esplode il 16 ottobre 2025: per i magistrati sarebbe noto il mandante e gli esecutori ma oscuro (ancora) il movente.

Prima, nel mezzo, durante e dopo queste date succede, si sente dire e si legge di tutto, il contrario di tutto e di più: indagini più o meno riservate, confidenze intime, illazioni, ricostruzioni più o meno dettagliate, supposizioni suggestive quanto assai velenose, pareri più o meno autorevoli che esprimono opinioni più o meno opinabili e, per non farci mancare nulla, si aggiungono le querele. In altre parole, un calderone fumante di tanta roba maleodorante dove tanti inzuppano volentieri un biscottino e dove però nessuno ne cava un pensiero strutturato e sensato.  

Morale della favola: Meloni & C gongolano. Rossi & C non fanno festa, sono apparentemente “prudenti” ma intanto portano a casa “un” o forse “il” risultato principale: Rai Tre è sull’orlo del tracollo geneticamente modificato e “pazienza” se i telespettatori emigrano verso La7 ipse dixit Rossi. 

L’obiettivo del missile a testata multipla, il giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico, sembra essere stato raggiunto in pieno.

Osserviamo inoltre che molta parte della stampa italiana, non solo di destra, sembra aver assunto un atteggiamento che non lascia intravvedere molta “simpatia” o solidarietà per Ranucci o, come sostengono alcuni, per il “metodo Report”. Il Corriere e Repubblica grondano stille di veleno sufficienti ad uccidere un crotalo del Texas. Aggiungiamo inoltre che non ci sembra di cogliere soverchia energia solidale da parte del “campo più o meno largo”: fiducia della magistratura, prudenza e “staremo a vedere”.

Nel frattempo:

a: come abbiamo scritto e ribadiamo: la riforma Rai è in alto mare e ci rimarrà per chissà quanto tempo ancora. Abbiamo seri dubbi che possa andare in Aula entro la fine di questa legislatura.

b: questo Cda con questo presidente anomalo proseguono allegramente a fare e disfare a loro piacimento fino al probabile fine mandato (il compenso scorre tranquillo)

c: la Vigilanza Rai è svanita mentre tutti ne parlano, molti la invocano ma nessuno riesce a fare un passo avanti.

d: il resto del mondo (tecnologie, piattaforme, palinsesti, programmi e contenuti) va avanti velocemente e Rai langue mentre si appresta ad una nuova e triste stagione di “pacchi”, di repliche dei vari Montalbano o di “serate speciali” con un noto cantante neomelodico.  

Le vacanze sono vicine, occorre resistere, resistere, resistere. Finché ce la facciamo.

bloggorai@gmail.cm

lunedì 13 luglio 2026

Sulle barricate !!!

By Bloggorai ©

Fa caldo. La settimana che sta per iniziare sarà ancora impegnativa. La faccenda Lavitola/Ranucci occuperà giocoforza ancora molta attenzione. Da parte nostra, attrezziamo le barricate, scendiamo in trincea e prepariamo i sacchetti di sabbia.

Il campo di battaglia n. 1. Se si perde di vista il panorama, il contesto e le prospettive di quanto potrà succedere da oggi ai prossimi mesi, non si capisce nulla e il nemico si avvantaggia. La Meloni, questo governo, ha un obiettivo strategico inderogabile e assoluto: vincere le prossime elezioni e mettere un’ipoteca sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica. Allo stesso tempo, l’opposizione ha l’obiettivo analogo e contrario: impedire che la destra possa vincere ancora e impedire ogni deriva autoritaria o presidenzialista. Tutte le battaglie tattiche si si svolgono oggi sono in funzione della grande battaglia del 2027.

Il campo di battaglia n. 2. Nel corso dei combattimenti verranno usate ogni tipo di armi, convenzionali e non convenzionali. Sarà una guerra politica ibrida dove le “armi” principali saranno i contenuti, i programmi elettorali, insieme però a nuovi strumenti subdoli, infidi e ingannevoli. Guai a sottovalutare questo aspetto. In questo campo di battaglia sarà anche importante decidere o influenzare il luogo e il tempo in cui si svolgeranno i combattimenti: questo Governo della Meloni tenterà in ogni modo di dettare l’agenda e quindi alzare polvere per distogliere lo sguardo e attirare le forze nemiche nel trabocchetto della distrazione.

Il campo di battaglia n. 3. Per quanto detto sopra nei primi campi di battaglia, è conseguente e subordinato che la Rai, il Servizio pubblico, Rai Tre e le trasmissioni di giornalismo di inchiesta sia tutto reso innocuo o almeno poco offensivo. Questa Rai, questo Servizio Pubblico e questa Rai Tre deve restare negli orticelli dell’intrattenimento leggero, delle repliche di Sissi o di Piedone lo sbirro, della cronaca nera diffusa di Garlasco, nelle varie confort zone di Sanremo e del gioco ludopatico dei pacchi. Rossi &C lo ha detto chiaro e tondo: Rai Tre deve cambiare i connotati e “pazienza” (ipse dixit) se si perdono telespettatori che emigrano verso La 7, ovvero la nuova Rai Tre. Ne consegue che dentro Rai Tre non ci devono essere “rotture narrative”. Report non è stato attaccato solo con la bomba a Ranucci, ma molto tempo prima con il taglio delle quattro puntate, con lo spostamento della messa in onda alla domenica e con i tagli di budget.

Su questo campo di battaglia, abbiamo perso: le “richieste di chiarimenti” del giorno dopo non hanno prodotto alcun risultato. La vicenda Lavitola/Ranucci è il colpo di grazia.

Arriviamo al punto: Bloggorai, insieme a tutti coloro che intendono queste vicende, ha intuito che qualcosa stava andando storto. Il mandante, il movente, il ristorante e i suoi commensali, il sondaggio e i retroscena più o meno velenosi (vedi il Corriere) alimentano il fumo negli occhi. Ora ci si chiede: è necessario e prioritario esprimere solidarietà a Ranucci. Si certo, lo facciamo proprio come lo abbiamo fatto in quel lontano pomeriggio in Piazza Santi Apostoli, quando però non sapevamo che Ranucci fosse grande amico di Lavitola. Il taglio delle quatto repliche estive di Report grida vendetta e opposizione, non foss’altro perché presuppone anche un danno economico aziendale.

Epperò, epperò, i conti non tornano ancora. Ci manca un elemento fondamentale e inderogabile per farceli tornare: spiegare compiutamente, dettagliatamente e francamente tutti i termini di questa amicizia con Lavitola. Vedi e rileggi bene quanto abbiamo scritto subito su Bloggorai lo scorso martedì 7 luglio, appena iniziata la vicenda   https://bloggorai.blogspot.com/2026/07/le-amicizie-pericolose-molto-pericolose.html?m=1 .

Se non si comprende, se non si “comunica” e si rende trasparente l’esatta natura, cultura e postura di questa “amicizia particolare” tra Lavitola e Ranucci, questa destra, questa Rai di Rossi&C avranno buon gioco a vincere questa ed altre battaglie. 

Il solo argomento sul quale si cerca di tenere il punto è fragile e facilmente controvertibile: la presunta “obbligatorietà” per un giornalista che fa inchieste di sporcarsi le mani con fonti equivoche, malfamate e impelagate fino al midollo in affari sporchi, sporchissimi. Vero ma solo in debita parte: poi ci si lava le mani e ci si tiene accuratemene a distanza: dall’utilizzare una fonte a diventarne grandi amici ce ne corre e non poco.

bloggorai@gmail.com

ps. Bloggorai, c'è sempre stato, c'è e ci sarà ancora sulle barricate ma oggi ci chiediamo chi sono gli altri che partecipano alla battaglia? 

domenica 12 luglio 2026

Attendiamo fiduciosi

By Bloggorai ©

Oggi ci prendiamo una giornata di riflessione e di approfondimento. Rinfreschiamo la memoria per riavvolgere il nastro dall’inizio, riprendiamogli appunti, sentiamo e scriviamo e chattiamo con amici, parenti e conoscenti e andiamo al Circolo Trattoristi della Bassa Val Tiberina per “sentire” l’aria che tira.

Bloggorai lo ammette: ha le idee alquanto confuse e non tutto ci appare per quanto sembra. Molti conti non tornano.

A: non ci torna il conto della facilità con cui questa destra, questo Governo, questa dirigenza Rai sta vincendo facile sulla vicenda Lavitola/Ranucci.

B: non ci torna il conto di quanto sappiamo e quanto leggiamo.

C: non ci torna il conto delle facili scorciatoie che siamo indotti a prendere.

Nel mentre e nel quando “la magistratura farà il suo corso” e in attesa di sapere e capire che relazione c’è tra mandante e movente, mentre siamo “prudenti” e attenti, siamo pure consapevoli che tutta questa storia ci sta distogliendo da temi di grande interesse che si stanno ponendo in secondo piano: la riforma Rai, la Vigilanza Rai, Rai Way e la prossima stagione televisiva dopo la presentazione di tutti i palinsesti in chiaro e in streaming.

Vedremo … vedremo…

bloggorai@gmail.com 

 

sabato 11 luglio 2026

La Tempesta ... più o meno perfetta

By Bloggorai ©

Del tutto casualmente, in un tardo e caldo pomeriggio di metà luglio, cercando disperatamente di mettere in ordine la libreria, è balzato agli occhi il dorsetto di una vecchia edizione de La Tempesta di Shakespeare. 

E' sembrato subito un titolo quanto mai appropriato per riassumere in sintesi i giorni che stiamo vivendo e una frase mi torna alla memoria: “L'inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui”. Ovviamente, il testo del Bardo è più noto per la citazione “Noi siam fatti della stessa sostanza di cui son fatti i nostri sogni, e la nostra breve vita è coronata da un sonno. Io sono agitato, mio caro …” (atto IV, scena I). La Tempesta è un’opera fantastica: tanto drammatica quanto surreale e, a tratti, comica e complottista ovvero tutti temi di grande attualità.  

Ma oggi non parliamo di sogni quanto invece di diavoli ovvero di diavolerie inimmaginabili. Difficile, infatti, immaginare il complesso e, appunto, diabolico intreccio politico al quale stiamo assistendo su ogni piano di nostro interesse. Sul piano internazionale, difficile immaginare l’avvento e le devastazioni in corso dell’era Trump e di quanto è capace di fare. Sul piano nazionale, difficile immaginare quale potrà essere il quadro politico che ci attende il prossimo anno con le variabili imprevedibili dei Vannacci da una parte e dei vari centristi o “moderati” dall’altra. Sul piano del Servizio Pubblico e della Rai non ne parliamo proprio: si sta realizzando la tempesta perfetta dove potrebbe affondare ogni speranza di salvataggio di una barca che prende acqua da tutte le parti.

Ieri abbiamo scritto che la faccenda Lavitola/Ranucci appare come un missile a testata multipla che “… colpisce tanti obiettivi, anche in modo differenziato nello spazio e nel tempo”. Ieri abbiamo pure scritto, tra i punti fermi di questa vicenda, che “G: Ranucci in Rai era in “sofferenza” da tempo: taglio di budget, riduzione di puntate e spostamento in altra giornata meno favorevole per dare posto ad altri personaggi (esterni alla Rai) prontissimi a prendere il suo posto qualora Ranucci non conducesse più Report” e il giorno prima abbiamo scritto che “Colpisci Report e colpisci una delle parti nobili della Rete e, seppure lo mantieni in onda, avvii un processo di delegittimazione strisciante …”.

Ebbene, una testata del missile è arrivata a destinazione (con le coordinate di puntamento fornite dai vari esponenti dei partiti di governo e dei giornali che li supportano): le repliche di Report previste per questa estate sono state sospese dalla Rai nonostante non ci sia alcun legame tra le due storie e che le indagini siano ancora in corso. È grave ma non ci sorprende più di tanto proprio per quanto abbiamo detto prima e ci riconduce a quanto abbiamo scritto in epoca non sospetta, quando abbiamo partecipato a Piazza Santi Apostoli a Roma per solidarizzare con Ranucci: la sua difesa andava fatta e irrobustita prima e non dopo. Le quatto puntate sottratte, i tagli di budget e lo spostamento di messa in onda andavano ottenute subito. Ora è tardi, forse troppo tardi: i soliti comunicati stampa del giorno dopo dove si chiedono “chiarimenti all’AD”.    

Un’altra testata di questo missile è indirizzata alla nostra sensibilità politica (non ci azzardiamo a definirla coscienza). Più passano le ore e più aumentano i dubbi, le incertezze e la confusione. Aumentano i commenti stupiti o sorpresi di chi “non sapevo …” o di chi “devo capire meglio…” o ancora di chi “non so cosa dire …”. Le dichiarazioni ufficiali, le interviste (ieri di Ranucci al Corriere e poi Lavitola al Tg1) non aiutano a fugare le incertezze. Stamattina il Corriere titola in prima pagina “Le riunioni in Rai con Lavitola in redazione”. Leggiamo attentamente: “Sono i giornalisti di Report a raccontare al Corriere di averlo visto bazzicare tre o quattro volte in redazione o sotto gli studi Rai”.

Vorremmo non crederci. Vorremmo credere che possa essere una “suggestione giornalistica”. Semmai invece fosse vero e verificato: che ci faceva Lavitola a Via Teulada? A che titolo era in redazione? Il Corriere riferisce di aver riscontrato il suo ingresso una sola volta, addirittura nel 2021.

Vorremmo chiudere in fretta, subito, questa brutta pagina e guardare oltre e, segnatamente ai mesi che aspettano prima delle elezioni. Vorremo essere prudenti e porci in “fiduciosa attesa dell’esito delle indagini” ma sappiamo bene, benissimo, che questa fiducia non è sempre ben riposta e che potrebbero essere tempi lunghi, lunghissimi, quanti ne bastano per far arrivare a destinazione tutti le altre testate esplosive del missile e produrre danni irreparabili.   

Abbiamo tanti altri argomenti di sui scrivere e, forse, un altro obiettivo del missile è proprio nel voler distogliere l’attenzione da altri temi che pure non sono meno rilevanti. Una sorta di “effetto Garlasco”.

bloggorai@gmail.com  

venerdì 10 luglio 2026

Trame oscure e torbidi complotti. Un possibile movente: il 2027 è dietro l'angolo

By Bloggorai ©

Il terreno sul quale siamo indotti a tornare sulla faccenda Lavitola/Ranucci è molto fangoso, paludoso e scivoloso.

C’è una sola semplice domanda che in questi giorni si pone con grande evidenza: Ranucci è vittima incolpevole di un grande complotto tipico e caratteristico italiano (calderone di marciume composto da servizi deviati, golpisti, fascisti, loggisti e criminalità organizzata etc ) oppure nel cadere nel trappolone ci ha messo qualcosa di suo, seppure “ingenuamente” o “volutamente” per dovere/volere utilizzare una “fonte” interessante? In altri termini, Ranucci è caduto nel trappolone “a sua insaputa”?

Riposizioniamo alcuni punti fermi.

A: Lavitola è un personaggio noto alle cronache politiche e giudiziarie da decenni.

B: Lavitola ha coltivato da sempre ambizioni e relazioni politiche importanti (da Craxi a Berlusconi).

C: Lavitola è considerato una “fonte” primaria: il suo ristorante è stato un crocevia di spioni, grembiulini, servizi deviati e giornalisti affamati di “notizie” più o meno riservate.

D: coltivare e seguire con attenzione “fonti” equivoche, pregiudicati, e implicate in sporche vicende può far parte del dovere giornalistico d’inchiesta. Non è obbligatorio "essere molto amici"

E: Lavitola e Ranucci sono "molto amici"

F: indebolire Ranucci o screditare lui e la sua trasmissione e il giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico è un obiettivo della destra.  

G: Ranucci in Rai era in “sofferenza” da tempo: taglio di budget, riduzione di puntate e spostamento in altra giornata meno favorevole per dare posto ad altri personaggi (esterni alla Rai) prontissimi a prendere il suo posto qualora Ranucci non conducesse più Report.

H: le indagini finora hanno enfatizzato il mandante ma brancolano nel buio per il movente.

Punto.

Ora si apre un capitolo interessante. A quanto sembra, Lavitola (e forse non solo lui, oggi leggiamo dell’interesse di un “leader straniero”) era intenzionato a sostenere una “discesa in campo” di Ranucci per le prossime elezioni e stava commissionando sondaggi (Domani ora in edicola pubblica il testo) per sondare il gradimento di un “giornalista Rai”. Il Corriere oggi titola: "Il sondaggio di Lavitola su Ranucci. Cosi' ha tentato di creare un partito". 

Allora, passo indietro: correva l’anno 1983 e Jas Gawronski si candidò per il partito repubblicano in Europa dove venne eletto. Lo segui presto Alberto Michelini, direttore del Tg1, eletto nelle fila della DC. Dopo di loro seguirono tanti nomi illustri: Antonio Tajani, Augusto Minzolini, David Sassoli, Piero Badaloni, Lilli Gruber, Lucia Annunziata, Piero Marrazzo, Michele Santoro, Sandro Ruotolo tanti altri ancora e buon ultimo Gennaro Sangiuliano. Dunque, una nobile tradizione di volti televisivi Rai passati alla politica e non ci sarebbe nulla di strano o anomalo se pure Ranucci volesse seguire questo importante percorso. Anzi !!!

E seppure Ranucci ha detto e ribadito più volte e chiaramente che non era e non è interessato il tema rimane e delle intenzioni politiche di Lavitola e di quel sondaggio Ranucci ne era perfettamente a conoscenza. Alla specifica domanda che oggi il Corriere gli ha posto, la risposta non è stata molto persuasiva “Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato”. E aggiunge, rispondendo ad altra domanda se avesse subito un personaggio come Lavitola: “Non penso di averlo subito ma di averlo governato”. Se così fosse la faccenda del sondaggio non sarebbe partita e Ranucci avrebbe potuto “governare” Lavitola renderla una iniziativa impraticabile che invece è stata parzialmente praticata con autorevoli pareri di colleghi giornalisti.   

Ora la linea prevalente, l’atteggiamento diffuso è “prudenza”, “occorre fare chiarezza” oppure “vediamo le carte e attendiamo fiduciosi l’esito del lavoro degli inquirenti” oppure ancora “i fatti devono essere accertati dalla magistratura, non dai processi mediatici”. Tutto giusto, tutto vero, tutto condivisibile. 

Attenzione però: potrebbe non essere un semplice “processo mediatico” alla Garlasco (come l’ha definito ieri Mentana su La7) ma qualcosa di più che richiede uno sforzo di comprensione politica superiore ed immediato rispetto alla semplice “prudenza e attesa”.

Le elezioni 2027 sono dietro l’angolo e ribadiamo, forse, questa la vera matrice del movente ancora misterioso. Non c’è molto tempo da perdere.

bloggorai@gmail.com