Nei giorni scorsi ci ha scritto una nostra attenta lettrice
che non appartiene al mondo dei “raiotici” e ci ha posto una semplice domanda: “Caro
Bloggorai, come vedi il futuro della Rai?”
Premesse: Bloggorai da oltre 40 anni è dentro il “mondo Rai”.
Ha iniziato con i primi contratti a TD nella sede di Napoli nei primi anni ‘80,
per poi proseguire nei decenni successivi dentro i meandri palesi ed oscuri del
VII piano di Viale Mazzini. Ha visto da vicino ed ha collaborato direttamente
con diversi Direttori generali e AD, Presidenti, direttori di rete e testate, di strutture
come il CFO, il CTO, l’Ufficio Legale e le Risorse umane, Rai Pubblicità e Rai
Way. Con alcuni di loro è stato anche “amico”. Ha visto da vicino la gestione
di Sanremo, dei vari festival di Venezia e di tanti “eventi speciali”. Ha seguito
da vicino le direzioni Comunicazione e Relazioni istituzionali nonché i vari
direttori dell’Ufficio Stampa e gli “addetti stampa” esterni collaboratori dei
programmi. In buona sostanza: grosso modo conosciamo alquanto bene la “baracca”
e questo ci consente di scrivere non tutto quello che sappiamo ma quanto basta
per avere buoni argomenti utili a capire.
Seconda premessa: la situazione della Rai e il suo futuro non
sono nel segno dei tempi: NON è solo colpa di “telemeloni”, non è solo
responsabilità di questa “destradestra” e di questo Cda acefalo e ai confini
della legittimità. Ci sono colpe e responsabilità che vengono da lontano, molto
lontano, e sono bene distribuite in tante “parrocchie” interne ed esterne all’Azienda.
Lo abbiamo scritto innumerevoli volte: il male profondo e oscuro che la
colpisce è tutto nel grumo perverso e velenoso occupato dalla “politica” nel
suo senso più nefasto, quello dell’occupazione di posti riservati agli amici degli amici,
ai parenti e ai conoscenti. Una malattia, un virus che non ha risparmiato
nessuno. Se non si trova un antibiotico in grado di ucciderlo, non c’è speranza
di guarigione. L’ultimo tentativo è stato con l’EMFA (European Media Freedom
Act) e pure quello sembra andato a vuoto: nessuno se lo è filato, compresi quelli
che lo hanno acclamato con il famigerato “prima la riforma e poi le nomine”. Sappiamo
come è andata a finire.
Allora, cerchiamo di dare una risposta alla lettrice e riassumiamo
in poche righe quello che scriviamo da quasi 8 anni sul perché la Rai è fatalmente
destinata al declino.
Il suo pubblico. Quella che finanche pochi giorni fa l’AD
Rossi definiva la “sfida” dei giovani è una scommessa persa in partenza. Il pubblico
della Rai nella sua prevalenza è cambiato profondamente, è “over”, anziano e lo
sarà sempre più. Il retroterra culturale ovvero l’orizzonte della sua offerta
editoriale nelle reti generaliste gravita intorno a prodotti e personaggi del passato
remoto e lontano. Dalle repliche di Montalbano alle molteplici riedizioni di Don
Matteo, allo scintillante mondo antico di Domenica In con la Zia Mara non se ne
esce.
Le tecnologie. Come ci ha scritto un autorevole lettore “E’
un miracolose ancora Rai riesce a tenere il passo contro lo strapotere delle
piattaforme”. Le tecnologie costano, l’innovazione richiede energie e risorse e
mancano tutt’e due. Ci hanno raccontato recentemente una storiella: “ad un certo
punto qualcuno ha ritenuto che fosse ora di “aggiornare” il parco microfoni negli
studi TV. Si avvia una ricerca per trovare il modello idoneo. Si avvia una gara
per l’acquisto. Passano quasi due anni e arrivano i microfoni. Qualcuno allora
ritiene che non vanno più bene, sono obsoleti.” Rai Way poi meriterebbe un capitolo
a parte: vuoto a perdere ovvero una macchina “mangiasoldi” a totale beneficio
degli azionisti privati e dei lauti compensi ai suoi dirigenti strategici (l’AD
Cecatto percepisce oltre 500 mila euro, il doppio del suo “proprietario” AD Rai).
Le risorse. Non ci sono e quelle che ci sono o ci dovrebbero
essere sono o malgestite o sono incerte. La Corte dei Conti sono anni che scrive
nella sua relazione annuale che andrebbero contenuti e razionalizzati i costi, specie
quelli esterni. Nulla. Il citato EMFA dispone che le risorse del Servizio Pubblico
debbano essere certe e garantite. Nulla, come nulla fosse gli tagliano 10 milioni
dal budget e gli minacciano la riduzione progressiva del 20% annuo e nessuno si
oppone.
La “riforma”. Una Chimera. Ormai non ne parla più nessuno e forse è bene
così. Un pasticciaccio brutto al quale hanno concorso tutti, compresi i tanti “amici”
esperti europei e “professori” a vario titolo associati ai partiti. Morale della
favola: presto, forse, riprenderà il dibattito in VIII Commissione Senato e
nessuno è in grado di immaginare se e quando un testo potrà andare in Aula.
Nel frattempo, la Vigilanza è paralizzata e il Cda non ha un
Presidente e nonostante gli appelli e l’intervento di Mattarella siamo alla “moral
suasion” con il nome di Mario che rispinta dal cilindro, proposto peraltro dell’ex
ministro Sangiuliano. Manca poco più di anno al rinnovo della Convenzione, al
nuovo Contratto di Servizio e alla scadenza dell’attuale Cda e siamo a “Caro amico
ti scrivo…”
I “piani”. Piano Industriale, piano editoriale e piano
immobiliare ovvero la somma di tanti “vorrei ma non posso” oppure “potrei ma
non voglio”. Un Piano si lega all’altro come quelli delle palazzine di periferia
di cui si vedono solo gli scheletri in calcestruzzo in un vortice di perenne
incompiuto. Ne abbiamo scritto innumerevoli volte: il piano sull’informazione
che quando pure c’era è stato affossato (il famigerato Piano Verdelli) dall’interno
(e i killer sono ancora in attiva circolazione) e quando non c’era nessuno ha
fatto nulla per scriverne uno nuovo. Morale della favola: i Tg Rai perdono telespettatori
e Rai News24 galleggia con numeri da prefisso telefonico mentre in tutta la “baracca”
informazione Rai lavorano oltre 2.000 giornalisti e quando si tratta di avviare
una nuova trasmissione di informazione si prendono esterni ben pagati. Stendiamo
un velo pietoso sul Piano industriale e della Digital Media Company e un velo di
cemento armato sul Piano Immobiliare: tra affitti a perdere (Milano) ristrutturazioni
costose (Mazzini) e vendite improbabili (Venezia).
Speriamo che la nostra lettrice possa aver trovato una
possibile risposta alla sua domanda.
Bloggorai@gmail.com


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