La Televisione è tossica, avvelena anche te, tenete lontano i
bambini. La televisione è tossica per chi la subisce (i telespettatori) e per
chi la “agisce” ovvero chi la produce. La televisione è tossica anche per chi
la legge e per chi la scrive.
La televisione produce tossine sia quando una persona si trova
di fronte ad una telecamera ed entra in uno stato inebriante di potenza e
dipendenza e sia quando le persone si trovano in stato catatonico, inebetite e
paralizzate di fronte ad un monitor con una sola scelta in mano: il telecomando.
La televisione produce tossine quando partecipa attivamente alla costruzione, quando entra
nel “mainstream”, ovvero nella produzione della cosiddetta “narrazione”
politica, sociale e culturale e financo “giudiziaria” del Paese.
Il titolo di questo post è uscito fuori ieri da una conversazione
con un nostro lettore sul tema “dispositivo della sentenza avversa a Ranucci ex
art. 700”: “Invidie, gelosie, tradimenti, ripicche, trame, inganni e
complotti”. È un tema universale e non riguarda solo la televisione. In ogni
famiglia, in ogni condominio, in ogni gruppo di persone organizzato all’interno
delle loro relazioni si producono e si diffondono sostanze tossiche. Chi vi scrive,
al pari di tutti voi, ha vissuto e vive tutt’ora in ambienti “sociali” dove quegli
elementi di cui sopra sono pane quotidiano e si può facilmente intuire il senso
di quanto stiamo scrivendo e dove andremo a parare. Chi nella vita non si è
mai trovato di fronte, partecipe o testimone, di momenti “torbidi” dove appunto
un parente, un collega, un amico, un compagno di partito o di gioco che pensavi
ti fosse vicino e solidale per poi scoprire che invece ti era avversario. Qualche volta succede invece che lo sai già
prima che l’ambiente in cui andrai ad operare è inquinato. Per esempio, al sottoscritto,
quando molti anni addietro è stato assunto in Rai venne detto subito “Attenzione,
il settimo piano è diviso in due ali. Quella della presidenza è socialista e quella
del DG è democristiana e guarda dove metti i piedi” e dove, appunto, “Invidie,
gelosie, tradimenti, ripicche, trame, inganni e complotti” erano pane
quotidiano. Ed era pane quotidiano dovunque poi ho lavorato e avuto modo di constatare:
direzioni di rete, redazioni giornalistiche e società consociate. Mi consolava
pensare che un clima simile mi era già noto in precedenza.
Tutta questa permessa è necessaria per arrivare al post di oggi:
la lettura attenta e dettagliata della sentenza del Tribunale di Roma sul ricorso
di Ranucci. Ci siamo presi la briga prima di stamparla e poi di leggerla
attentamente con l’aiuto di una matitona rossa e blu (le cosiddette “ministeriali”).
Perché ne è valsa la pena, ora che la “missione del Governo, di Rossi&C” è stata
compiuta e difficilmente si potrà tornare indietro??? Ne è valsa la pena per
tanti buoni motivi e il principale tra questi è un fatto relativamente inedito:
forse, per la prima volta, il “clamore mediatico” entra di forza in un’Aula di Tribunale
e diviene “attante”, ovvero un soggetto attivo e partecipe del procedimento giudiziario.
Il giudice, infatti, scorrendo le corpose 31 pagine della sentenza, ricorre spesso a questa “figura” giuridica utilizzata a piene mani dalla difesa della Rai per argomentare e sostenere la “richiamata prolungata esposizione mediatica di eccezionale risonanza” come presupposto logico, dal suo punto di vista, dell’allontanamento di Ranucci dalla conduzione di Report. E, si legge “… proprio in ragione di tale clamore sempre più intensificandosi …” il direttore Corsini ha esposto la “decisione aziendale di riorganizzare il programma. Ovvero, la “riorganizzazione” non è avvenuta perché dal punto di vista strettamente editoriale la si riteneva necessaria (analisi degli ascolti, messa in onda, etc) ma perché, appunto, il “clamore mediatico" avrebbe turbato la serenità della redazione di Report. E come sarebbe avvenuta questa variazione di “umore” nella redazione di Report? Evidentemente, si tratta di giornalisti ferrati con il ferro e con il fuoco che al primo stormir di fronda di un articolo del Corriere (tra i più ferventi alimentatori di "clamore mediatico" e ricco di solide “fonti interne RAI”) o di un soffietto di Dagospia, si turbano facilmente.
La difesa Rai insiste a pag.5 : “ .. non potendosi negare
il clamoroso e persistente strepitus ambientale e mediatico …” che pure, ad
un certo punto, a pag. 10, si ritiene “bipartisan” poiché intervenute “esternazioni”
sia della parte avversa a Ranucci (poi citati Salvini, la Russa etc) e sia da parte “generalmente vicina all’opposizione
(segnatamente citati Santoro, Formigli e Saviano) come a dire: se pure anche
loro si sono “schierati” contro Ranucci ci sarà pure qualche motivo.
Ma la parte forse più interessante arriva a pag. 12 che è utile
riportare per intero: riferisce Felice Ventura, direttore Risorse Umane “In
relazione alla grave compromissione dell’attività della redazione per continue
pressioni, espressioni utilizzate nella lettera del 28.8.2026, è stato il dott.
Corsini a riferire di interlocuzioni con membri della redazione che lamentavano
mancanza di serenità nella loro attività. Non sono a conoscenza dei nominativi
dei membri della redazione che di ciò si sono lamentati ma per pressioni ci si
riferisce al clamore mediatico della vicenda. Non so delle interlocuzioni tra
il dott. Ranucci e Corsini, ragione per la quale non so che anche il primo
abbia lamentato di sentirsi pressato. Parimenti è evidente che la trasmissione
non poteva non aver subito degli effetti in termini di indipendenza editoriale
e imparzialità rigorosa in relazione al clamore mediatico di cui sopra. Non si
trattava di fatti specifici ma di un’ombra calata sulla trasmissione che la RAI
intendeva tutelare” . Questo passaggio, questa dichiarazione di Ventura
che sostiene di vedere le "ombre" quanto però di “non sapere nulla” ma avverte chiaramente il “clamore mediatico”
è la pura espressione degli intendimenti del vertice Rai, ed è assolutamente fondamentale,
senza la quale non si comprende tutto il resto, il pretesto e il contesto della
sentenza che verrà poi emessa.
Segue.
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