Oggi Bloggorai raccoglie le olive. Fitta nebbia in Val Tiberina.
Ci sono tante cosa da commentare. rimanete sintonizzati, il Post arriverà a fine giornata
Oggi Bloggorai raccoglie le olive. Fitta nebbia in Val Tiberina.
Ci sono tante cosa da commentare. rimanete sintonizzati, il Post arriverà a fine giornata
Se ora chiude gli occhi e pensa all'intelligenza artificiale
che cosa vede?
«Un mondo sull'orlo del baratro. È un momento esistenziale
su molti fronti — e non perché i costruttori dell'intelligenza artificiale che
ci hanno portato fin qui dicono di avere paura per il futuro. Francamente, non
avrebbero dovuto avere il permesso di sperimentare sul pubblico come hanno
fatto. È come se avessero trattato il mondo intero — noi, i cittadini — come i
cani di Pavlov” … “Chi rilascia modelli di AI di frontiera deve essere
sottoposto a monitoraggi indipendenti come per il nucleare. Rischiamo di capire
troppo tardi quello che sta accadendo” Maria Ressa, premio Nobel per la Pace,
oggi sul Corriere della Sera.
Dove, come, quando e perché la Rai, il Servizio Pubblico usa
l’Intelligenza artificiale? Quali sono i limiti, gli ambiti, i contesti e le
prospettive in cui si deve/vuole/può usare l’intelligenza artificiale per creare,
alimentare contenuti giornalistici o intrattenimento televisivo ovvero “educare,
informare e divertire”? Chi, appunto, "monitora" in modo indipendente la Rai su questo fronte?
Domenica scorsa su RaiUno è andato in onda un programma
condotto da Alberto Angela dove, per buona parte, i “protagonisti” del racconto
erano personaggi virtuali e per accorgersi che si trattava di IA erano necessarie
lenti molto robuste per leggere in calce allo schermo e sapere di Giulio Cesare
e Cleopatra che agivano sulla scena erano solo una “fiction” tecnologica. In questo
caso non si è trattato “semplicemente” di applicare una IA generativa a
supporto della produzione (vedi Netflix che recentemente ha dichiarato di averla
utilizzata nel 2026 in circa 300 tra film, serie televisive e documentari e nello
specifico intervento di post produzione come il miglioramento di immagini,
ricostruzioni di ambienti complessi etc) ma di “sostituzione” di un ruolo, gli
attori umani, con una funzione logaritmica. La trasmissione di RaiUno, per come
è stata impostata, non ha utilizzato l’IA generativa a supporto del prodotto ma
ne ha fatto il perno narrativo laddove il solo testo proposto dal conduttore
era insufficiente a reggere la trasmissione.
Questa Rai allora come si interroga, chi dirige verso quale
direzione e chi controlla questo specifico “ambito” di attività del Servizio Pubblico
sempre più invasivo? Ne abbiamo già parlato tempo addietro: nel 2024 l’Ufficio Studi
Rai ha pubblicato un poderoso volume con il titolo “Trasformazione digitale e
intelligenza artificiale. Una mappa delle sfide per i media di Servizio Pubblico”.
Si è trattato di un lavoro vasto e impegnativo laddove, però, spiccava l’assenza
della “convitata di pietra” ovvero la Rai che solo di sfuggita viene menzionata
nelle 450 pagine del volume. Quali sfide specifiche si pongono per “questa” Rai,
in questo specifico contesto sociale, politico e culturale non è dato sapere. In
che termini, in che misura, la Rai subisce o gestisce i vantaggi o le minacce
che l’IA pone? Eppure, già da anni e in diversi ambiti, l’Azienda utilizza
funzioni e strumenti di IA. Per quanto abbiamo potuto sapere, per ora, non
abbiamo trovato risposta adeguate e sufficienti all’interrogativo che abbiamo posto:
ogni direzione, ogni programma e ogni testata giornalistica ha un suo “modello”
di utilizzo di IA. Cercheremo di sapere e di capire di più.
Correlato al tema IA si pongono quelli della gestione dei dati,
della profilazione dei dati personali degli utenti, dei “data center” dove sono
collocati. Su questo specifico tema poi torneremo in modo specifico: c’è di mezzo
RaiWay con i suoi 5 “edge center” attivi su Torino, Milano, Venezia, Genova e
Firenze per un totale di circa 260 racks (armadi) ed un “Hyperscale” in cantiere
a Pomezia del valore stimato di 420 mln.
Ps: ieri sera, “RaiDue e Raitre, sommate, hanno conseguito
uno share che è inferiore alla metà di quello de La 7” hanno scritto i tre
consiglieri di opposizione Rai ed hanno poi chiesto al “…vertice di dare un
segno concreto di consapevolezza della gravità della crisi e indichi le misure
necessarie per uscirne”. Ci permettiamo di riproporre un suggerimento non richiesto
ma forse condiviso da molti: non siate complici e partecipi di questa crisi. Dimettetevi
voi per primi e chiedete poi le dimissioni dell’AD Rossi (che non citate) come il
solo “segno” che potrebbe dare in quanto colui che ha rivendicato pubblicamente
il “mio” successo ovvero il trasferimento di tanto pubblico verso La7 (vedi e
incornicia questo video https://www.youtube.com/watch?v=8AaQvIRrh7I&t=676s
). Un altro suggerimento, seppure non richiesto, è fare un esposto o rivolgersi
alla Corte dei Conti per denunciare il mancato accesso agli atti che pure gli
spetta per legge.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
“Buongiorno come vostro assiduo lettore voglio comunicarvi
quanto segue:
il sottoscritto 79 enne ed invalido al 100% anche per
sordità per seguire il telegiornale di RaiNews 24 la mattina con i sottotitoli
in quanto non posso sentire quanto dicono ma purtroppo questi benedetti
sottotitoli non sono visualizzati bene o con parole incomprensibili
completamente sbagliati al contesto in discussione. Ho provato molte volte a
segnalare il problema ma nessuna risposta ma solo un rimballo da una
piattaforma ad un’altra non so più come fare. Mentre devo lodare SkyTg24 che
hanno messo si pur sporadicamente sottotitoli perfetti creati dall'intelligenza
artificiale ma perché la rai non lo adopera???? Sta perdendo molti ascoltatori proprio per
questo motivo e sono costretto ad emigrare su Sky per poter apprendere
qualcosa.
Mi scuso per lo sfogo ed il tempo vostro per leggerlo e vi
invio Distinti Saluti” (lettera firmata).
Grazie!!! Sappiamo che Bloggorai viene molto letta all’interno
della Rai e speriamo che qualcuno raccolga questo messaggio e possa risolvere
il problema.
La lettera però, oltre al merito specifico, permette di sollevare
alcune osservazioni: A il rapporto della Rai con il suo pubblico B l’uso “sociale”
dell’intelligenza artificiale (domenica sera Piero Angela ci ha costruito il programma
su Giulio Cesare) C la perdita di telespettatori generale della Rai e la crisi
sistemica di Rai News24 che rimane alla periferia degli ascolti con medie da
prefisso telefonico dello 0,6% pur impiegando oltre 200 giornalisti e con un budget
milionario.
A: sarà interessante sapere e capire come la Rai interagisce
con il suo pubblico. Chiederemo e verificheremo.
B: l’IA è un territorio in piena espansione ancora
inesplorato e non codificato. La Rai in che modo se ne occupa, come la impiega?
C: su questo argomento, sono anni che lo scriviamo: Rai
News24 è il paradigma dello stato confusionale dell’informazione del Servizio Pubblico
che tutt’ora è privo di un Piano editoriale su questo argomento. È un tema tanto
importante quanto ostinatamente e volutamente ignorato: nessuno se ne vuole
occupare, compreso il consigliere Natale che pure, per il suo passato, ne
dovrebbe sapere qualcosa.
bloggorai@gmail.com
ps: Ranucci ha accettato l’incarico di vicedirettore di RAiNews24 e si occuperà di inchieste.
Vedi pure il post di ieri sera
https://bloggorai.blogspot.com/2026/10/rai-una-storia-infinita-di-intrighi.html?m=1
La regolamentazione giuridica e quindi politica avviene solo
dopo che l’innovazione tecnologica si è sviluppata. La norma arranca lentamente
mentre lo sviluppo viaggia velocemente e il divario tra i due tempi appare
spesso incolmabile: sono come due locomotive dove quella della Legge non potrà mai superare quella dell'innovazione. Quando la Legge arriva in
ritardo la tecnologia è giunta già ad una fase successiva e si deve ricominciare
da capo in una corsa infinita.
Le grandi riforme economiche o sociali arrivano sempre “dopo”
i fenomeni ai quali si intende porre rimedio. “Ri-formare” intende esattamente
dare una nuova forma, adeguarla, rivederla e renderla più sincronica ad un tempo
e un contesto successivo. Il mondo del riformatore è sempre quello di colui che
ha per le mani una materia già formata e scomposta per cercare di rimodellarla in
una nuova veste. Il mondo del riformatore non è chiamato ad inventare quanto piuttosto
ad “aggiustare” e rivedere in forma corretta un quadro normativo superato e non
più adeguato alle specifiche necessità.
Ecco quindi emergere la distinzione tra “riforma di fatto” e
“riforma di diritto”. La riforma di fatto si configura, prende forma
sostanziale quotidianamente, nelle dinamiche intrinseche ai fenomeni e solo successivamente
si predispone ad essere mutata in “riforma di diritto”. Il “caso” della Riforma
Rai è il perfetto paradigma di questo concetto: sono decenni, tanti, che se ne parla
ed ogniqualvolta che ne arriva una è già troppo tardi, è superata dalla “nuova”
Rai che si intende riformare che, nel frattempo, si è autoriformata da sola, al
suo interno con forti sostegni esterni.
È successo che la scorsa settimana si è svolto un importante incontro proprio sul tema “Per una riforma del Servizio Pubblico Radiotelevisivo” dove sono intervenuti gli autorevoli proponenti di un corposo dossier di 41 pagine: Enzo Cheli, Giuliano Amato e Franco Bassanini. Apprezzabile ed encomiabile lo sforzo compiuto e prima e più ancora che valutare i suoi contenuti sembra utile e necessaria una premessa: appare tutto fuori contesto e fuori tempo. Il contesto: fino alla fine di luglio scorso era in piedi una sorta di “tavolo di lavoro” formalmente aperto a tutti ma sostanzialmente riservato a pochi intimi con il compito di elaborare o un testo base o emendamenti da sottoporre al dibattito in VIII Commissione Senato dove, appunto, si stava configurando il nuovo testo di Legge sulla Rai (il T.U.S. 162). Quel “tavolo di lavoro” in verità era già iniziato da molti mesi prima, all’indomani della formazione dell’attuale Cda Rai. Perché queste ipotesi/proposte non sono emerse prima?
Il tempo: come noto, il nuovo
testo citato andrà in Aula il prossimo 26 novembre già chiuso e blindato dove non ci sono ragionevoli
margini di trattativa con la maggioranza per una sua possibile revisione: allo stesso
modo con cui il Governo ha chiuso la partita sulla Legge elettorale è verosimile
ritenere che possa chiudere anche questa sulla Rai: un altro scalpo da esporre
in vista della prossima campagna elettorale. Che senso ha riproporre vecchi e
logori schemi del genere “fondazione” quando ancora il perno essenziale, il punto
focale, di tutto il dibattito non riesce ad emergere: non tanto e non solo come
dovrà essere governato e con quali risorse si dovrà sostenere ma cosa dovrà
essere e cosa dovrà fare il Servizio Pubblico Radiotelevisivo nei prossimi dieci
anni. Nel “paper” presentato al dibattito, a pag. 28 al paragrafo 5.1, si legge
“La missione del Servizio Pubblico radiotelevisivo trova fondamento nei principi
costituzionali e negli indirizzi fondativi dell’Unione Europea”. Punto. E poi prosegue
con un elenco di “azioni-obiettivo il cui conseguimento appare inevitabile: …”
ovvero “riservare … recidere … rafforzare … salvaguardare … promuovere … essere e
assicurare”. Leggendo il paper non abbiamo avvertito un solo passaggio in cui si
trova un concetto fondamentale, una visione, un progetto, un’idea di come segnatamente
questo Servizio Pubblico dovrà necessariamente essere diverso entro i prossimi
10/15 anni (data entro la quale potrà avvenire il superamento della diffusione Digitale
terrestre). La sua logica primigenia era, infatti, la tutela dello Stato per la
risorsa preziosa delle frequenze radiofoniche che invece oggi hanno una nuova e
diversa collocazione.
Ecco allora arrivati ai giorni nostri, ecco allora arrivati a
dover dibattere di Data Center e di IA con la quale si “fanno” programmi (ieri sera
il Giulio Cesare in onda su RaiUno ne era infarcita), di mercato e di nuovi prodotti
audiovisivi, di modelli narrativi e di format, di “social” e di piattaforme
emergenti, di reti Rai in via di estinzione e di pubblico del Servizio Pubblico
che diventa sempre più over e sempre meno under.
Da tutto questo la “riforma Rai” presente e futura sembra
essere molto lontana. Ieri sera è andato in onda su Rai Tre un servizio molto interessante
sul tema “Processo ai Social”. Molto interessante e, pure in questo caso, il contesto
è lo stesso: i danni dei social sono già avvenuti e sono tutt’ora in corso e
regolamentarli ora sarà molto, molto difficile.
bloggorai@gmail.com
“Rai. Sia benedetta la lottizzazione! Intrighi, leggende
metropolitane, verità. La Rai che pochissimi conoscono vista dal Gr2, dal Tg3,
dal Tg1 e dal covo dell’Usigrai, storico sindacato dei giornalisti” è il titolo
del libro di Giorgio Balzoni in distribuzione in questi giorni. Per chi non lo conosce:
è una firma apprezzata e storica del giornalismo Rai. Il volume lo abbiamo
appena ordinato e ne parleremo meglio e di più dopo averlo letto. Per ora ci
limitiamo ad osservare che Balzoni è stato testimone di un passaggio cruciale
della storia moderna del giornalismo del Servizio Pubblico: la bocciatura
del primo Piano editoriale sull’informazione con il quale si intendeva mettere
mano e riordinare tutto il perimetro dell’informazione Rai ovvero il famigerato
Piano Verdelli. Questa vicenda ci ricorda uno dei grandi misteri politici
italiani al pari dei famigerati 101 “grandi elettori” del PD che il 19 aprile
del 2013 impallinarono Romano Prodi alla presidenza della Repubblica. Mai uno di
loro, a nostra memoria, è mai uscito allo scoperto con un “si, sono stato io a
votare contro”.
Di informazione Rai ce ne siamo già occupati spesso e volentieri
e merita tornarci sopra. È una pietra miliare indispensabile per comprendere l’attuale
situazione in cui versa l’informazione pubblica. Da allora, 2017, la Rai si è
dotata di Piani industriali, Piani editoriali e Piani immobiliari ma di piano sull’informazione
non se ne è più parlato. Il tema scotta e chi ci mette mano si brucia: si tratta
di capire se oltre 2.000 giornalisti e 8 testate sono adeguate, razionali ed
efficienti per questo Servizio Pubblico. Di Piano sull’informazione di “newsroom”
e di “… un piano di riorganizzazione che può prevedere anche la ridefinizione
del numero delle testate giornalistiche nonché la riprogettazione e il
rafforzamento dell’offerta informativa sul web” come previsto dal Contratto di Servizio
precedente (art.23) non se ne è più parlato perché qualcuno, dentro la Rai, ostacola
e tutt’ora ignora in ogni modo ogni tentativo di riforma.
Balzoni ha scritto nel titolo del suo libro “… covo dell’Usigrai…”
e sarà interessante leggere e capire perché lo ha scritto. Ricordiamo che a quel
tempo era Presidente della Rai una certa Monica Maggioni e il Direttore
generale Antonio Campo Dall’Orto (dopo le sue dimissioni arriverà Mario Orfeo) mentre
i consiglieri erano persone del calibro di Carlo Freccero (ne parleremo più
avanti), Arturo Diaconale e Franco Siddi. Il segretario Usigrai era Vittorio Di
Trapani. Merita riprendere quanto scritto dallo stesso Verdelli nel suo monumentale
“Roma non perdona” a pag. 57: “Dall’altra parte del tavolo, uno squadrone di almeno
quindici persone, con al centro il leader dell’Unione Sindacale dei Giornalisti
Rai (da qui, USIGRAI), Vittorio Di Trapani, un Gesù attorniato dai discepoli,
abituato a fare la voce grossa senza alzare la voce. Nei suoi confronti, era
palpabile una devozione che non ho mai visto concentrarsi su nessuno dei vari
referenti dei comitati di redazione frequentati in carriera, nemmeno su
Raffaele Fiengo, trascinatore a cavallo di due secoli del Cdr del “Corriere
della Sera”.
Napoletano precocemente romanizzato, vicino a tutte le
associazioni di stampa “libera”, Di Trapani è un quarantenne di potere,
svezzato da Vasco Rossi e cresciuto alla sapiente scuola Rai di Beppe
Giulietti (ulivista, dipietrista,
presidente della Fnsi, il sindacato dei sindacati giornalisti, stesso ruolo
ricoperto in passato anche da Franco Siddi, poi diventato consigliere di Viale
Mazzini). In azienda da quando era ragazzino (1999), il giornalista Di Trapani
guida il sindacato dal 2012, secondo mandato in scadenza nell’estate del 2018,
dopo di che sarebbe dovuto tornare a fare il suo mestiere a Rai News24, dove è
redattore, visto che per statuto non esiste un terzo mandato. E invece, proprio a giugno 2018, verrà
modificato quel certo articolo dello statuto e lui si ritroverà confermato con
una maggioranza da plebiscito: Vittorio il vittorioso, influente notabile della
Bolla, parole d’ordine “non passi lo straniero” e “prima gli interni”, con un
involontario retrogusto salviniano”.
Merita poi ricordare un passaggio di un articolo de Il Post
del 4 gennaio 2017 (https://www.ilpost.it/2017/01/04/rai-verdelli/
): “ … Secondo il giornalista di Repubblica Sebastiano Messina, il piano è
stato bocciato a causa delle resistenze interne alla RAI, che non vedono di
buon occhio le riforme e i cambiamenti imposti da figure esterne: «Ha vinto,
alla fine, il muro di gomma tenuto in piedi proprio dai giornalisti che fanno
parte del Cda, a cominciare dalla presidente Monica Maggioni che non ha mai
speso una parola per difendere Verdelli e la sua squadra, per finire con
Francesco Siddi e Arturo Diaconale che sono stati i protagonisti di un vero e
proprio tiro al bersaglio”. Pochi mesi prima il quotidiano il Foglio aveva
scritto “…In molti ormai in Rai sospettano per esempio che sia stata lei a
passare al settimanale l’Espresso la bozza del piano per l'informazione con
l’obiettivo di mettere in difficoltà il suo estensore Carlo Verdelli e forse
anche il direttore generale Campo Dall’Orto”. La Maggioni poi ha smentito: “volgari
calunnie”.
Comunque, questo è solo un capitolo e certamente non secondario
della storia Rai. Certo è che, volendo, si potrebbe scrivere un’enciclopedia
con tutte le storie faste e nefaste di cui siamo a conoscenza diretta e di
tutte quelle che nel corso di tanti anni ci hanno raccontato e che pochi hanno la voglia (o il coraggio) di ricordarle. Non sono belle storie,
sono scheletri negli armadi di cui avere un certo imbarazzo. Sono storie anzitutto
umane, personali, e poi anche politiche. Come ha scritto Balzoni “Intrighi,
leggende metropolitane, verità” che non vediamo l’ora di leggere e conoscere. Sono
storie che hanno fatto e fanno tutt’ora la “storia” di questa Rai. Alcuni dei personaggi
di allora sono ancora presenti sulla scena e ancora in grado di determinare
o influenzare scelte strategiche dell’Azienda.
Stiamo preparando un post ricco e interessante.
Rimanete aggiornati
Bloggorai@gmail.com
Buongiorno … oggi un Post fresco di giornata e magari più tardi
ci aggiorniamo (ci sono notizie interessanti).
Allora, è successo che nei giorni scorsi si è svolto a Cannes
il MIPCOM 2026 e corriamo il rischio di affermare che si tratta del più
importante appuntamento del mercato audiovisivo internazionale. Eravamo in attesa
di leggere resoconti, interviste e commenti su questo imperdibile appuntamento:
pressoché NULLA e, per avere ulteriore conferma abbiamo chiesto a qualche amico
di Bloggorai di fare una verifica sulla Rassegna Stampa Rai (diffusa a pochi
intimi) da lunedì scorso fino a questa mattina ovvero NULLA, i termini MIPCOM e
Cannes non compaiono mai. Nessun quotidiano nazionale ha scritto una riga e Rai
era presente con il solito stand gestito da Rai Com con un suo dirigente. Punto.
Eppure, durante questi tre giorni a Cannes si disegnavano i “destini
del mondo audiovisivo”, si vedevano i grandi soggetti, le prospettive, le
novità, e le tendenze. In altre e più semplici parole: è il mercato dei prodotti,
dei contenuti, delle idee e delle proposte prossime venture.
Si potrà forse obiettare che il mondo audiovisivo non gira
tutto intorno a Cannes. Forse è vero. Forse è vero che il MIPCOM è solo una vetrina
dove si compra e si vende ma proprio per questo non può essere ignorato: la Tv è
ciò che si vede, tutto il resto è un corollario. Senza scomodare un pensiero
ormai nella storia “Contet is the King” (1996). 30 anni.
Ad esempio, avete mai sentito parlare di “duanju”??? Forse no e c’è da dubitare
che qualcuno in giro ne sappia qualcosa. Eppure si tratta di un nuovo fenomeno
in grado di realizzare numeri impressionanti di utenti, di tempo di visione (negli USA circa 36 minuti/giorno mentre la concorrenza di Netflix si ferma a circa 25) e fatturato: è un format
“verticale” di circa 3 minuti destinato al “fast food” cellulare, brevi storie
di fiction a bassissimo costo (attori sconosciuti e location improvvisate). In Italia
si è accorta del fenomeno Maria de Filippi con la sua società partecipata al 50%
da Mediaset che ad aprile scorso ha diffuso la prima versione di questo formato
con “Tutto in una notte” e circolato sulle principali piattaforme social come
Instagram, Tik Tok, YouTube e WittyTV.
Vogliamo poi parlare delle FAST Tv e dei contenuti che vengono
diffusi? Ne abbiamo già scritto qualcosa: ci torneremo.
Hai voglia dire, come alcuni nostri amici sostengono, che la “tv
generalista resiste e lotta insieme a noi”. Hai voglia di riproporre residui
del passato con repliche di repliche per poi ipotizzare fantomatiche “Fondazioni” di gestione del prossimo Servizio
Pubblico.
Segue …
Bloggorai@gmail.com