Nell’Album della Civiltà delle Immagini 2026, ogni mattina,
intorno alle 10.15 arriva una “nuova” figurina da incollare. È il “bollettino
Auditel” che certifica nero su bianco lo stato delle cose sugli ascolti Rai. È
una “figurina” tanto impietosa quanto ormai ormai consueta: Mediaset sta ormai pressoché fissa sopra Rai nel
Day time e, salvo particolarissime eccezioni, è veramente difficile supporre
che la tendenza possa cambiare di segno.
Piccolo esempio (da Studio Frasi su dati Auditel): lo scorso
14 gennaio, tra le 21 e le 23.59, Canale 5 aveva quasi il doppio di Rai Uno
(4,5 mln con il 26,6% contro i 2,6 mln e il 15%). Nota a margine: quella stessa sera andava in
onda una partita importante della Coppa d’Africa, in diretta su Sportitalia,
dove ha raccolto oltre 500 mila telespettatori mentre Rai Due nella stessa
fascia oraria ne aveva circa 400 mila.
La costante e inesorabile tendenza alla diminuzione dei telespettatori Rai, del Servizio Pubblico a cosa è dovuto? Ad un fattore “anagrafico” ovvero l’età sempre più “over” che giocoforza si dirige verso la “riduzione”? Ad un fattore di mercato ovvero i prodotti Made in Rai non reggono più la concorrenza? Ad un fattore “editoriale” ovvero incapacità o impossibilità a ideare e realizzare (magari in casa) contenuti in grado di attrarre “altro” pubblico, ad esempio i cosiddetti “giovani” che tutti vogliono e nessuno li piglia. Ad un fattore “tecnologico” ovvero la difficoltà a reggere il passo con lo streaming che, comunque, costa ed ha ormai superato il punto di non ritorno rispetto al broadcast tradizionale e generalista. Ad un fattore “umano” ovvero dovuto ad una dirigenza dell’Azienda ormai collocata stabilmente tra il decotto politico ed un rassegnato quanto volgare “tirare a Campari”? Ad un fattore “politico” ovvero i partiti non la considerano più una priorità, un perno della vita sociale e culturale del Paese?
Come vi avevamo accennato, a metà dicembre si era ventilata la
possibilità di una “iniziativa parlamentare FORTE” da parte dei partiti di
opposizione poi rinviata a gennaio. Siamo ad oltre la metà del mese e nessuno
sa nulla e la sola risposta che abbiamo ottenuto è stata vaga e confusa: “Ci
sono altri problemi…”. Amen!
Ci sono tanti fattori ed è verosimile supporre che possano
essere tutti legati tra loro. Ed è pure verosimile supporre che il grumo di questi
fattori sia difficilmente risolvibile in tempi ragionevolmente brevi. Mancano ormai
pochi mesi, poco più di un anno, e si dovrà affrontate la grande battaglia del
rinnovo della Concessione, forse la più importante tra tutte. Collegata ad essa
c’è il rinnovo del Contratto di Servizio, altra spina nel fianco con le sue
chimere dei KPI e il famigerato “allegato 1” e, infine, c’è il rinnovo del Cda
che, a quanto sembra, pochi sembrano aver voglia di cambiare ovvero “stanno bene
così”.
Nel frattempo però sappiamo che una funzione vitale, essenziale,
del Servizio Pubblico è ormai ridotta ai minimi termini: l’approfondimento giornalistico
che non sia la cronaca nera. Togliamo Vespa su Rai Uno a Porta a porta con Garlasco
o con la tragedia di Crans, togliamo Ore 14 su Rai Due con Garlasco o con la
tragedia di Crans, togliamo su Rai Tre con Giletti che intervista Corona (si…Corona)
e, of course Garlasco e Crans, in questi giorni non resta che Report. E dello
stesso Report non ci sono tracce del ripristino delle quattro puntate tagliate
come pure del ritorno in onda al lunedì. Non ci sono più tracce di Presa
Diretta di Iacona, non ci sono più tracce di Petrolio di Giammaria, non ci sono
più tracce “Che ci faccio qui” di Iannaccone.
Come se ne esce? Lasciamo perdere tutto e ci occupiamo d’altro considerando la battaglia ormai perduta su tutti i fronti?
Riportiamo una lettera (forse leggermente brutale ma significativa) arrivata
a Bloggorai da un suo attento lettore: “Caro Bloggo, primo commento la Rai
degli over 60ies. Questa Rai la guarda solo mia moglie per inerzia. A proposito
dei conduttori/conduttrici di cui hai scritto, non hai citato la
"giovane" Caterina Balivo (45 anni) con un programma per abituali frequentatori
di RSA, con inquietanti presenze di “giovani” come i Vianella, Magalli, Mal dei
Primitives, il sempiterno Fausto Leali, la mamma di Valeria Marini, il babbo di
Giorgia e Rosanna Lambertucci (80 anni). Mia moglie non guarda le serie su
Netflix solo perché le fanno paura e sono truculente però guarda quel … di
Matano che fa a gara con Eleonora Daniele a parlare di truculenze sanguinolente
e mortammazzati. È chiaro che il budget permette solo quello, gli dai du'
spicci e riempi lo studio. Ma è la fine. Ti segnalo una ridicola rincorsa ai
giovani: il tiggì 1 alla fine presenta sempre un servizio (così incassa i
famosi du' spicci dalle case discografiche) su nuove hit di sconosciuti singer
stranieri e qualche cariatide italiana. È patetico perché nessun giovane guarda
il tiggì (qualunque esso sia) e i poveri over 65 si chiedono ma chi diamine
sono questi tipo Kpop coreani d'accatto?”.
Caro attento lettore … la situazione
politica è complicata … e non ci sentiamo nemmeno poi tanto bene.
bloggorai@gmail.com
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