martedì 13 ottobre 2026

Il Mostro e la Riforma RAI

By Bloggorai ©

“Quando nel tempo antico il mondo era descritto dal mito, nel Medioevo dalla religione, nell’età moderna dalla scienza, e oggi dalla televisione, in tutti questi passaggi gli uomini non hanno mai abitato il mondo, ma sempre e solo la sua descrizione che di volta in volta la religione, la filosofia, la scienza e oggi la televisione hanno dato del mondo. Forse l’uomo non ha mai avuto a che fare con le cose, ma sempre e solo con le descrizioni che confezionano le cose. Se così non fosse stato, non potremmo parlare di storia e di successive epoche”. Umberto Galimberti, “La Tv che ruba l’anima”,

Il “clamore mediatico” è un elemento sostanziale del dibattito giuridico e spesso entra di prepotenza nelle aule dei tribunali a tal punto, talvolta, di poter scardinare le certezze del diritto. La “pressione dell’opinione pubblica” non è mai un fenomeno endogeno ma si produce allor quando si innesca dall’esterno una scintilla in grado di accendere le pulsioni emotive finalizzate a sostenere un determinato obiettivo che il Giudice poi è chiamato a ratificare in giudizio. E, nel caso di cui trattiamo, di obiettivi segnatamente politici ce ne sono a sufficienza per alimentare il “caso mediatico”.    

Ha scritto Leonardo Sciascia “Quando l'opinione pubblica appare divisa su un qualche clamoroso caso giudiziario - divisa in "innocentisti" e "colpevolisti" - in effetti la divisione non avviene sulla conoscenza degli elementi processuali a carico dell'imputato o a suo favore, ma per impressioni di simpatia o antipatia. Come quando uno scommette su una partita di calcio o su una corsa di cavalli. Il caso Tortora è in questo senso esemplare: coloro che detestavano i programmi televisivi condotti da lui, desideravano fosse condannato; coloro che invece a quei programmi erano affezionati, lo volevano assolto.» Negli annali di giurisprudenza il primo caso italiano che viene ricordato è quello di Gino Girolimoni, inizialmente indicato come responsabile dell’omicidio di 7 bambine a Roma e poi completamente scagionato. Erano i primi anni del fascismo, 1924-27, e il nascente regime aveva bisogno di un colpevole per dimostrare la sua capacità di garantire ordine e sicurezza. La stampa complice di Mussolini venne scatenata contro il presunto colpevole, salvo poi dimenticarlo quando venne comprovata la sua innocenza.

Arriviamo a casi più recenti e torniamo appunto al “caso Tortora” del 1983.  Erano gli anni dei primi pentiti di mafia e di camorra e i personaggi di allora avevano il calibro di Raffaele Cutolo e veniva comodo e utile (si diceva alla procura di Napoli) avere un “mostro da sbattere in prima pagina”. Venne imbastito un processo indiziario basato sul nulla sul quale buona parte della stampa italiana ha vissuto di rendita e solo dopo molti anni venne dichiarato completamente innocente dalla Cassazione.

Negli anni passati ancora ricordiamo i casi clamorosi di Cogne, di Erba, di Perugia e tutt’ora di gran voga il caso Garlasco che alimenta il “clamore mediatico” ogni giorno pagine di giornali e ore di trasmissioni tv.

Nessuno stupore, dunque, nel leggere nella sentenza del Tribunale di Roma sul ricorso Ranucci contro la Rai che il “clamore mediatico” sia stato il fondamento ovvero il presupposto sostanziale degli accadimenti. Come vi abbiamo già scritto ieri, non solo in Aula si è evidenziato il “clamore mediatico” successivo all’emergere dell’amicizia tra Lavitola e Ranucci ma è poi proseguito esattamente durante il procedimento con la pubblicazione di articoli che non sono passati inosservati (vedi il famigerato articolo del Corriere dello scorso 26 settembre con il titolo “Report, la redazione contro Ranucci: «Se ritorna lui ce ne andiamo noi…”. L’articolo poi è stato smentito e sbeffeggiato ma nessuno ne ha tenuto conto. Come pure la citazione di una votazione (47 su 52) citata nella sentenza e avvenuta a luglio scorso dove è stato mescolato e  artatamente confuso il senso e l’oggetto del voto in redazione di Report dove non si votava la fiducia a Ranucci ma un progetto di riorganizzazione interna. Il Giudice ha invertito l’ordine degli addendi mutando il risultato: è stata esattamente la forsennata campagna mediatica scatenata dai più importanti gruppi editoriali nazionali (il Corriere della Sera in prima fila con una mole impressionante di articoli (con dosi massicce di “fonti Rai”) e, a seguire, tutti giornali del Gruppo Angelucci in buona compagnia di Dagospia che ha costantemente rilanciato tutto e per finire la stessa Rai con il Tg1 e trasmissioni (Giletti e Monteleone) che fino a poche ore addietro ancora hanno inzuppato il biscotto nel “caso Ranucci” ha messo la redazione di Report “sotto pressione” turbando alfine i loro fragili equilibri di serenità.  Che dire, infine del “clamore mediatico” sollevato dal senatore Gasparri e del suo partito che hanno scatenato la campagna contro la Giudice incaricata del procedimento, accusata di essere “politicizzata” poiché si era occupata in precedenza del caso Almastri, dimenticando o volutamente ignorando che la giudice era stata sorteggiata per quella occasione. Quanto può aver pesato il “clamore mediatico” sull’esito del procedimento contro Ranucci?

Nota a margine. Di tutto questo e in questo specifico contesto politico si avverte un silenzio imbarazzato e assordante: il “campo largo” sembra in tutt’altre faccende affaccendato per occuparsi anche di diritti fondamentali, di informazione e di Servizio Pubblico. Alla vigilia di una possibile riforma Rai che, di fatto, consegnerà alla destra, a questa destra, il futuro dell’Azienda e del Servizio Pubblico. I conti tornano. Attenzione: su questo tema invece “il clamore mediatico” al contrario non viene sostenuto, anzi, è calato uno spesso strato di cemento armato. Nessuno ne parla.

bloggorai@gmail.com

lunedì 12 ottobre 2026

RAI: il "clamore mediatico" come nuovo attante giuridico

By Bloggorai ©

La Televisione è tossica, avvelena anche te, tenete lontano i bambini. La televisione è tossica per chi la subisce (i telespettatori) e per chi la “agisce” ovvero chi la produce. La televisione è tossica anche per chi la legge e per chi la scrive. 

La televisione produce tossine sia quando una persona si trova di fronte ad una telecamera ed entra in uno stato inebriante di potenza e dipendenza e sia quando le persone si trovano in stato catatonico, inebetite e paralizzate di fronte ad un monitor con una sola scelta in mano: il telecomando. La televisione produce tossine quando partecipa attivamente alla costruzione, quando entra nel “mainstream”, ovvero nella produzione della cosiddetta “narrazione” politica, sociale e culturale e financo “giudiziaria” del Paese.

Il titolo di questo post è uscito fuori ieri da una conversazione con un nostro lettore sul tema “dispositivo della sentenza avversa a Ranucci ex art. 700”: “Invidie, gelosie, tradimenti, ripicche, trame, inganni e complotti”. È un tema universale e non riguarda solo la televisione. In ogni famiglia, in ogni condominio, in ogni gruppo di persone organizzato all’interno delle loro relazioni si producono e si diffondono sostanze tossiche. Chi vi scrive, al pari di tutti voi, ha vissuto e vive tutt’ora in ambienti “sociali” dove quegli elementi di cui sopra sono pane quotidiano e si può facilmente intuire il senso di quanto stiamo scrivendo e dove andremo a parare. Chi nella vita non si è mai trovato di fronte, partecipe o testimone, di momenti “torbidi” dove appunto un parente, un collega, un amico, un compagno di partito o di gioco che pensavi ti fosse vicino e solidale per poi scoprire che invece ti era avversario.  Qualche volta succede invece che lo sai già prima che l’ambiente in cui andrai ad operare è inquinato. Per esempio, al sottoscritto, quando molti anni addietro è stato assunto in Rai venne detto subito “Attenzione, il settimo piano è diviso in due ali. Quella della presidenza è socialista e quella del DG è democristiana e guarda dove metti i piedi” e dove, appunto, “Invidie, gelosie, tradimenti, ripicche, trame, inganni e complotti” erano pane quotidiano. Ed era pane quotidiano dovunque poi ho lavorato e avuto modo di constatare: direzioni di rete, redazioni giornalistiche e società consociate. Mi consolava pensare che un clima simile mi era già noto in precedenza.

Tutta questa permessa è necessaria per arrivare al post di oggi: la lettura attenta e dettagliata della sentenza del Tribunale di Roma sul ricorso di Ranucci. Ci siamo presi la briga prima di stamparla e poi di leggerla attentamente con l’aiuto di una matitona rossa e blu (le cosiddette “ministeriali”). Perché ne è valsa la pena, ora che la “missione del Governo, di Rossi&C” è stata compiuta e difficilmente si potrà tornare indietro??? Ne è valsa la pena per tanti buoni motivi e il principale tra questi è un fatto relativamente inedito: forse, per la prima volta, il “clamore mediatico” entra di forza in un’Aula di Tribunale e diviene “attante”, ovvero un soggetto attivo e partecipe del procedimento giudiziario.

Il giudice, infatti, scorrendo le corpose 31 pagine della sentenza, ricorre spesso a questa “figura” giuridica utilizzata a piene mani dalla difesa della Rai per argomentare e sostenere la “richiamata prolungata esposizione mediatica di eccezionale risonanza” come presupposto logico, dal suo punto di vista, dell’allontanamento di Ranucci dalla conduzione di Report. E, si legge “… proprio in ragione di tale clamore sempre più intensificandosi …” il direttore Corsini ha esposto la “decisione aziendale di riorganizzare il programma. Ovvero, la “riorganizzazione” non è avvenuta perché dal punto di vista strettamente editoriale la si riteneva necessaria (analisi degli ascolti, messa in onda, etc) ma perché, appunto, il “clamore mediatico" avrebbe turbato la serenità della redazione di Report. E come sarebbe avvenuta questa variazione di “umore” nella redazione di Report? Evidentemente, si tratta di giornalisti ferrati con il ferro e con il fuoco che al primo stormir di fronda di un articolo del Corriere (tra i più ferventi alimentatori di "clamore mediatico" e ricco di solide “fonti interne RAI”) o di un soffietto di Dagospia, si turbano facilmente. 

La difesa Rai insiste a pag.5 : “ .. non potendosi negare il clamoroso e persistente strepitus ambientale e mediatico …” che pure, ad un certo punto, a pag. 10, si ritiene “bipartisan” poiché intervenute “esternazioni” sia della parte avversa a Ranucci (poi citati Salvini, la Russa  etc) e sia da parte “generalmente vicina all’opposizione (segnatamente citati Santoro, Formigli e Saviano) come a dire: se pure anche loro si sono “schierati” contro Ranucci ci sarà pure qualche motivo.

Ma la parte forse più interessante arriva a pag. 12 che è utile riportare per intero: riferisce Felice Ventura, direttore Risorse Umane “In relazione alla grave compromissione dell’attività della redazione per continue pressioni, espressioni utilizzate nella lettera del 28.8.2026, è stato il dott. Corsini a riferire di interlocuzioni con membri della redazione che lamentavano mancanza di serenità nella loro attività. Non sono a conoscenza dei nominativi dei membri della redazione che di ciò si sono lamentati ma per pressioni ci si riferisce al clamore mediatico della vicenda. Non so delle interlocuzioni tra il dott. Ranucci e Corsini, ragione per la quale non so che anche il primo abbia lamentato di sentirsi pressato. Parimenti è evidente che la trasmissione non poteva non aver subito degli effetti in termini di indipendenza editoriale e imparzialità rigorosa in relazione al clamore mediatico di cui sopra. Non si trattava di fatti specifici ma di un’ombra calata sulla trasmissione che la RAI intendeva tutelare” . Questo passaggio, questa dichiarazione di Ventura che sostiene di vedere le "ombre" quanto però di “non sapere nulla” ma avverte chiaramente il “clamore mediatico” è la pura espressione degli intendimenti del vertice Rai, ed è assolutamente fondamentale, senza la quale non si comprende tutto il resto, il pretesto e il contesto della sentenza che verrà poi emessa.

Segue.

bloggorai@gmail.com

domenica 11 ottobre 2026

Bloggorai: lavori in corso

by Bloggorai

Riflessioni, studio, dibattito ...
le "cose" cambiano.

Comunque, rimanete sintonizzati !

bloggorai@gmail.com 

 

sabato 10 ottobre 2026

RAI: Missione compiuta, tutto sotto controllo

By Bloggorai ©

MISSIONE COMPIUTA: 

Ranucci fuori dalle scatole e Report ricondotto a più miti “servizi giornalistici d’inchiesta” come “Grosso scandalo sul balcone di Giulietta: Romeo è complice?” oppure “Il grande mistero delle bottigliette di plastica che galleggiano nel Mediterraneo” come preannunciato per la ripresa del prossimo 8 novembre.

C’è da immaginare e supporre che a Palazzo Chigi abbiano passato la notte festeggiando a Barbera e Champagne, ostriche di Gaeta con tarallucci e olivette. La Russa potrebbe aver ballato con Salvini e Gasparri con Bignami, mentre il direttore Corsini (sempre amico di FdI) avrebbe saltellato una taranta in compagnia di Cerno e Capezzone. In un angolo della Sala Grande, illuminata per le grandi occasioni, in disparte per non farsi troppo notare, assistevano gongolando l’AD Rai Rossi e il direttore del Tg1 Chiocci. Direttamente o indirettamente, alla festa hanno partecipato il Corriere (stamattina ha aperto il pezzo con un entusiasta “game over”) in prima fila con accanto i colleghi dei vari giornali che lo hanno seguito e accompagnato con fervente entusiasmo. Dagospia ha promesso un’edizione speciale. Non potevano mancare, seppure da lontano in Via Teulada, i redattori del “nuovo Report” oramai sereni, pacati, entusiasti dell’accordo raggiunto con la RAI (ora i ricatti hanno cambiato nome) e operosi ai quali si sono affiancati le punte di diamante del “nuovo giornalismo d’inchiesta” del Servizio Pubblico Rai: Giletti e Monteleone che, purtroppo, ora non gli è rimasto che Garlasco.

Facciamola corta: la destra e questo Cda Rai hanno vinto loro su tutti i fronti e oggi è Caporetto più che mai. Si sono votati la nuova legge elettorale, si voteranno la loro riforma della Rai e si stanno apparecchiando il Servizio Pubblico a loro immagine e somiglianza per i prossimi quattro anni. Che poi “pubblico” fino ad un certo punto: la Rai è ormai privatizzata di fatto ovvero nelle solide mani di soggetti esterni che imperano su tutti i fronti dall’informazione (da Maggioni e Vespa, da Lopez a Damilano in poi) allo spettacolo (De Martino) dalla Fiction con le diverse case di produzione che ormai si creano i loro palinsesti agli agenti artistici che impongono i loro personaggi. Cosa è rimasto di “pubblico”?

Molti diranno: “Ranucci ci ha messo tanto di suo” oppure “doveva capire che l’aria stava cambiando e fare un passo indietro” oppure ancora, semplicemente “Ranucci e il suo “metodo” Report mi stavano sulle palle” (scusate il francesismo). Si capiscono: è vero anzitutto che Ranucci ci ha messo tanto di suo e questo certamente ha fornito e alimentato la forsennata campagna non solo contro di lui ma contro ciò che Ranucci proponeva. Li vogliamo vedere i cuori di leone del Nuovo Report alle prese con la “politica” alla vigilia delle prossime elezioni. Ci toccherà tifare Vannacci per avere speranza che la Meloni non diventi Presidente della Repubblica e Salvini Ministro dell’interno?  

Finalmente ora che Ranucci è tagliato fuori una volta per tutte, possiamo dormire sonni tranquilli. Il futuro, come scriviamo spesso, è ancora tutto da scrivere. Ci verrebbe voglia di sperare di non doverlo leggere.

bloggorai@gmail.com

Ps: abbiamo citato spesso il passo del Giulio Cesare di Shakespeare “Cesare, guardati da Bruto; sta' attento a Cassio; non avvicinarti a Casca; tieni d'occhio Cinna; non fidarti di Trebonio; fa' attenzione a Metello” e, ripensando alla redazione di Report ci viene da pensare che tra i tanti errori e misfatti “affettuosi” di Ranucci con Lavitola ci sia anche quello di aver coltivato un allevamento di perfidia e tradimenti.

venerdì 9 ottobre 2026

RAI: ultima spiaggia tra pubblico e privato

By Bloggorai ©

I lettori e le lettrici di Bloggorai che hanno buona memoria sanno bene che da oltre 8 anni di pubblicazioni ci siamo pre-occupati del futuro della Rai e del Servizio Pubblico. Abbiamo, da sempre, sostenuto riflessioni semplici: questa Rai (anche quella precedente a questo Cda di destra) non può essere più essere la stessa degli anni passati. Tutto è cambiato ed è necessario ripensare completamente la sua missione, i suoi vincoli e il rapporto tra risorse e capacità di offerta editoriale.

Abbiamo pure scritto, in epoca non sospetta, che non è sufficiente immaginare una riforma della sola Rai se tutto il sistema audiovisivo che le è intorno vive una sua “selvaggeria” dove ogni soggetto che vi opera galoppa indisturbato. Abbiamo poi pure scritto che il solo EMFA non è sufficiente e seppure potrebbe garantire criteri equi e trasparenti nonché una relativa indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza della politica, forse è necessario provare ad immaginare qualcosa di altro, di diverso.

Questo “altro” o diverso ci porta nel cuore di un tema spinoso, faticoso da affrontare e pure alquanto scorbutico: a quali compiti, quale missione deve perseguire la Rai, ovvero come dovrà essere il Servizio Pubblico prossimo venturo? Domanda semplice e banale ma risposte complesse.

A dare una possibile risposta oggi ci prova il senatore Luigi Zanda (PD) che sulle pagine de Il Foglio ritiene che “Ho cambiato idea sulla proprietà pubblica della Rai” e scrive: “Una parte ampia della sua programmazione ha ormai un carattere commerciale identico a quello delle emittenti private. L’informazione è spesso battuta dalla concorrenza per completezza e talvolta, ahimé, per obiettività. Su gran parte degli sport più popolari, a cominciare dal calcio, dal tennis e dall’automobilismo, la Rai ha abdicato a favore di canali privati cui gli sportivi italiani accedono pagando un non lieve corrispettivo” etc etc etc. Notare poi che ormai da quasi tre anni la Rai ha un cda anomalo con “due” presidenti e una Vigilanza evaporata (e forse non solo per responsabilità della maggioranza) e, a quanto sembra, funziona. Se non che, anche Zanda ripropone una soluzione che, come pure abbiamo già scritto, appare come una toppa più piccola del buco che vorrebbe coprire: la proprietà Rai affidata ad una Fondazione la cui composizione sarebbe variamente assortita.

Se non che, giusto ieri, pure il potente Giovanbattista Fazzolari, dall’alto del suo ruolo a Palazzo Chigi al fianco della Meloni, ha scritto sempre sul Il Foglio (NB: che ‘tocca fa per leggere qualcosa di interessante che non sia il “caso Lavitola” o le Cronache di Garlasco) ha esposto il suo pensiero sul futuro della Rai: “Partirei da un ragionamento serio sull’ipotesi di ridurne il perimetro, magari privatizzandone una parte per ottimizzare la sua funzione di servizio Pubblico”. Non la consideriamo un’eresia. Del resto, già nel lontano 1995 al referendum per la privatizzazione della Rai (promosso dalla Lega ma sostenuto anche dal PDS) i SI vinsero con oltre 13 mln di voti e il 54%. Poi non è successo nulla, ma questa è un’altra storia.

Il mese prossimo andrà in Aula la riforma promossa e sostenuta dal Governo Meloni e pure questa, purtroppo, sarà una un’altra storia.

Bloggorai@gmail.com

Ps. Sempre Fazzolari ieri ha detto “E’ vero che lo volete licenziare? No, se avessimo potuto scegliere in base al nostro interesse, a noi sarebbe convenuto che Ranucci fosse rimasto alla conduzione”. Chiarissimo e chi vuole intendere ha già inteso. Chi legge solitamente Bloggorai sa tutto (o quasi) in buon anticipo e non perché consulta gli astri o frequenta chiromanti 

giovedì 8 ottobre 2026

Tv e RAI: la Grande Fuga ...senza ritorno

By Bloggorai ©

Quando succede, e succede spesso, di dover mettere mano al ricco archivio (cartaceo) di Bloggorai prende un vago senso di scoramento. È disperante rileggere al quantità industriale di pensieri, interviste, dichiarazioni, proposte, riflessioni, documenti ufficiali e ufficiosi, ricerche e documentazione di ogni genere sulla Rai, sul Servizio Pubblico. Ci si perde.

Ieri è successo che una nostra attenta lettrice ci ha ri-proposto un tema che da tempo seguiamo con attenzione. La mutazione, la scomposizione e le migrazioni del pubblico della Tv, dalla generalista verso lo streaming.

Sicché, siamo andati in archivio a cercare il faldone “ascolti” e sono riemersi “ruderi” di un passato che sembra ormai lontano ma invece è appena successo e sta ancora succedendo. I titoli non lasciano adito a dubbi: da anni stiamo assistendo a importanti fenomeni in corso. Nei giorni scorsi ci siamo soffermati sulla fuga di milioni di telespettatori da Rai Uno in particolare (ma anche da Rai Tre) con gli esempi di DOC e di Benigni e la nostra lettrice scrive “Con la diversificazione delle fruizioni/device, per esempio, molti telespettatori potrebbero continuare a fruire degli stessi contenuti “televisivi” (p.e. Fiction Rai) attraverso altri device (tablet o smartphone) e on demand, in “prime time” personalizzati”. È vero, ha colto un punto centrale: la mutazione genetica del pubblico, la sua diversa composizione e attitudine ad un “consumo” di televisione articolato nello spazio e nel tempo sta cambiando, ormai da anni, le carte in tavola. Anzitutto la platea televisiva negli ultimi 10 anni di fronte alla Tv generalista e digitale terrestre è mutata in questi termini:

2016, intera giornata 10,3 mln di telespettatori

2026, intera giornata 8,7 mln di telespettatori (inclusa Total Audience)   

Nel 2016 le Smart Tv erano circa 7 mln

Nel 2026 le Smart tv sono circa 23 mln

Nel 2016 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) era di circa 4,1 ore

Nel 2026 il TTS (tempo medio di fronte alla tv) è di circa 3,2 ore

Nel 2016 i “giovani” (fascia 15-24 anni) erano circa 1,8 mln

Nel 2026 i “giovani” (fascia 15-24 anni) sono circa 0,9 mln

In questo quadro, appare del tutto evidente che sia tutta la Tv generalista e digitale terrestre a “soffrire” le mutazioni in corso. Bloggorai però, con la limitatezza dei mezzi di cui dispone e in considerazione del suo specifico ambito di riferimento, pone particolare attenzione alla Rai, al Servizio Pubblico che sembra soffrire nella media più del mercato in cui opera, sia rispetto al suo diretto concorrente Mediaset, sia rispetto al rispetto agli altri operatori o piattaforme. Per intenderci, la stessa Rai Play negli ultimi tre anni nel Legitimate Streaming e nel TTS è rimasta pressoché stabile mentre gli altri operatori digitali sono cresciuti. Ha scritto ieri Siliato (Studio Frasi) su La Stampa “Netflix è passata da 230,75 milioni a fine 2022 a oltre 325 milioni a fine 2025, Warner Bros. Discovery da 96,1 a 131,6 milioni nel 2025”.

Ora la domanda è se la Rai è in grado con le risorse economiche e manageriali (nonché ideative) di fronteggiare questa “nuova” dimensione del mercato in cui opera.  

Siamo alla vigilai di una possibile “riforma” della Rai targata Meloni. Stamattina Il Foglio pubblica un lungo ed interessante articolo/intervista al sottosegretario di Governo Giovanbattista Fazzolari che, ad un certo punto sostiene “E con la RAI che si deve fare? Partirei da un ragionamento serio sull'ipotesi di ridurre il perimetro magari privatizzando una parte per ottimizzare la sua funzione di servizio pubblico. Ma è un ragionamento complesso da fare con calma”. Si, prima o poi anche ‘sto “campo largo” o quel che sarà si dovrà occupare di questo aspetto.

bloggorai@gmail.com

 

ps. Ieri sera è andato in onda su Rai Due un “nuovo” format informativo: Patù. Non lo abbiamo visto ma sappiamo che ha gatto l’1,5% di ascolti con circa 155 mila telespettatori. 

Un trionfo: se Bloggorai ci si mette d’impegno potrebbe fare di più e di meglio (a gratissssss).


 

mercoledì 7 ottobre 2026

ESCLUSIVA del Nuovo Report: Giulietta ... dove sei ???

By Bloggorai ©

Stamattina eravamo i soliti “quattro amici al bar” del quartiere. La stessa liturgia: “caffè macchiato lungo” … “cappuccino senza schiuma” … “normale” … “cornetto alla crema, per favore, tagliato in due” e bicchieri d’acqua. Ne manca uno: prende una cosa più tardi: ha preso la medicina.

Stancamene, pigramente, alquanto silenziosi, ci scambiamo i giornali: Corriere, Repubblica, Stampa e, a turno un giorno l'uno e un giorno l'altro, Messaggero o Fatto. La carta stampata costa e si capisce perché si comprano sempre meno giornali. Commenti striminziti, al minimo sindacale: legge elettorale, la benzina, ‘anvedi in Francia che te stanno a combinà sti giovani .. e i nostri??? Boh!

Se non che, ad un certo punto, mi arriva il giro di mano del Corriere e, giocoforza, vado a cercare qualche spunto che interessa la RAI e il Servizio Pubblico. Per poco non mi casca la tazza del caffè dalla mano.  A pag. 17 (numero sfortunato) si parla del Nuovo Report in onda il prossimo 8 novembre e si legge: “Di certo le inchieste che vengono anticipate sui social mostrano un approccio diverso: c’è quella sull’energia in Cina, quella sulla procreazione assistita, quella sull’inquinamento del Mediterraneo, e quella sul business del balcone di Giulietta e Romeo a Verona. L’impressione è che si voglia riconnettere Report al modello precedente a quello di Ranucci, insomma a quello di Milena Gabanelli”.

Bloggorai lo giura sulla testa dei miei amici: questa mattina non voleva scrivere nulla. Ma dopo aver letto una frase del genere, non poteva e non doveva risparmiarsi. In queste poche righe, in un pensiero dei "social" (??? da quando i "social" hanno notizie sulle prossime inchieste del "nuovo" Report?) di tale densità, in uno spazio mentale e politico di tanta grandezza non ci si può tirare indietro: la Patria chiama.  

Tutta la “vicenda” Lavitola e il connesso Ranucci si racchiude tutto qui: non c’è alcun bisogno di scomodare trame e complotti, amicizie pericolose o vongole senza guscio alla Paolo Mieli, oppure i soliti servizi segreti, poteri forti e affari in Africa. È sufficiente occuparsi del “business del balcone di Giulietta e Romeo a Verona” e la redazione del Nuovo Report potrà stare "serena" come auspicato dal suo direttore Corsini che già firma le trasferte.

Immaginiamo. Se a Bloggorai è venuto uno stranguglione a leggere un tale temerario programma di “nuovo giornalismo d’inchiesta” made by Meloni con il valido supporto di Rossi&C, possiamo immaginare cosa sia successo questa mattina a Palazzo Chigi leggendo il fidato Corriere. Avranno pensato “Il terrore corre sul filo” è stato sventato oppure dobbiamo temere di peggio? Ordiniamo o no ‘ste casse di prosecco con le olivette taggiasche e i tarallucci pugliesi o no? E dobbiamo ancora aspettare qualche giudice? Attenzione. le elezioni incombono.

Ahhh … commentavamo con i soliti “quatto amici al bar”: non ci sarà più il Report di una volta, quello che si occupava dell’”amico mafioso” e del clan Senese e gli amici di Diabolik, oppure dell’inchiesta sulla compravendita di armi con gli israeliani, oppure dei vari personaggi della serie La Russa o Santanchè, oppure del Garante della Privacy e delle bistecche del noto macellaio del centro di Roma. Ahhhh ... bei tempi, altra Rai. 

Ha colto correttamente il Corriere di oggi: Report di Ranucci non era proprio il Report della Gabanelli, lo sappiamo bene.

I tempi moderni della Rai invece sono fatti di Giletti che lunedì sera cercava di parlare con il socio di Lavitola in Africa. “Clesioooo ... Clesio ...  si sei? Non si sente nulla, però vedo che mi manda i “cuoricini”: una pagina epica di televisione e di giornalismo di Servizio Pubblico che fa il paio con Filorosso di ieri sera con oltre 30 minuti di Salvini che comizia indisturbato sulla sicurezza nelle città. Per la cronaca: Filorosso su Rai Tre condotto dal prode Monteleone che ha aperto con "clamorose novità sul caso Garlasco” poi mai svelate ha portata a casa il risultato clamoroso del 2,6% con circa 380 mila telespettatori. Ribadiamo il concetto: se Bloggorai mette su un’antenna su un terrazzo di un condomino in zona popolosa o su una collina della Bassa Val Tiberina e trasmettesse solo filmati delle vacanze coni pupi e il gatto potrebbe fare molto di più e di meglio.

Ci siamo lasciati e salutati con i quattro amici al bar con un leggero senso di mestizia e tristezza. “ci vediamo domattina?”… “boh… forse, vedremo …”

bloggorai@gmail.com