sabato 24 ottobre 2026

Un Tranquillo Week End di Paura in diretta Tv

By Bloggorai ©

Nel mentre e nel quando sui colli della Bassa Val Tiberina tra i "braccianti" amici, parenti e conoscenti si raccolgono le olive con il metodo tradizionale e al Circolo Trattoristi si prende il caffè e si scambiano quattro chiacchere, c'è tanto da dire, da dibattere e da riflettere. 

La prima immagine che ci viene in mente è di ieri mattina sul Corriere in apertura abbiamo letto: intervista a Beppe Sala “Da sinistra dico sì ai militari. Ma serve un piano adolescenti”. La "sinistra  dice "si ai militari in piazza"??? Boh !!! chi è di destra e chi di sinistra? Poi, ieri sera, in apertura del Tg3 delle 19, un lunghissimo piano sequenza di due militari armati come fossero in guerra che camminano guardinghi in Piazza Dumo a Milano e, sullo sfondo i carri armati Lince mentre i parà del Battaglione Folgore fanno un “sopraluogo” in Galleria per capire se e come potranno intervenire. Parà della Folgore? Si, avete letto bene.

Oggi, come titolano alcuni quotidiani, potrebbe essere un “pomeriggio di un giorno da cani” in Francia e in Italia e sarà interessante vedere il racconto televisivo.

Tra gli argomenti da segnalare e tenere a mente ci sono:

A: si avvicina la grande battaglia delle frequenze tv: a maggio 2027 scadono quelle a 2 Gb indispensabili per le connessioni con i satelliti. non è robetta da poco conto

B: l’AgCom ha stimato che il valore complessivo del SIC (sistema Integrato della Comunicazioni, ex Legge Gasparri) è stimato in 21,8 miliardi ovvero quasi un punto di PIL ed è aumentato del 7% circa sull’anno precedente (2024) ovvero cresce più il SIC che l’economia nazionale nel suo complesso. In questo processo, per la prima volta, la quota di mercato più rilevante è occupata da Google che ha scalzato Rai al secondo posto.

C: a proposito di mercato audiovisivo: confermiamo il totale disinteresse del media nazionali per il MipCom di Cannes da poco concluso, forse il più importante in Europa: abbiamo raccolto la testimonianza di un nostro lettore che vi ha partecipato e ve la proporremo: ci sono spunti di grande interesse.

D: l’Espresso ha pubblicato un dossier importante sui Data Center e l’IA con il titolo “Chi terrà in mano i fili dell’IA”. Ce ne siamo già occupati e ce ne occuperemo ancora. In particolare ci interessa il tema Rai Way e i suoi Edge center e il progettato Hyperscale di Pomezia.

E: l’arroganza del potere: non può passare inosservato o sottovalutato quanto avvenuto nello studio di Porta a Porta con Vespa nella sua forma più arrogante e vigliacca mentre inveisce contro una giovane studente. Il problema, come al solito, non è solo Vespa ma di chi lo consente, chi non fa nulla per fermarlo.

F: a proposito di chi non fa nulla, nei giorni scorsi abbiamo letto l’ennesimo comunicato stampa del giorno dopo a firma dei tre consiglieri Natale, di Maio e Di Pietro che, constatati gli ascolti rovinosi di Rai Due e Rai Tre, chiedono al  “vertice” ovvero a loro stessi di dare “… un segno concreto di consapevolezza della gravità della crisi…”. Ribadiamo ancora una volta (insieme da altri): dimettetevi per non essere complici e partecipi di questa crisi. Quale altro “segno concreto” immaginate che possa darvi Rossi&C ???

Bloggorai@gmail.com

venerdì 23 ottobre 2026

OliveRAI

 Oggi Bloggorai raccoglie le olive. Fitta nebbia in Val Tiberina. 

Ci sono tante cosa da commentare. rimanete sintonizzati, il Post arriverà a fine giornata


mercoledì 21 ottobre 2026

RAI reale o artificiale: l'IA e i Data Center. Gli ascolti: sprofondo rosso

By Bloggorai ©

Se ora chiude gli occhi e pensa all'intelligenza artificiale che cosa vede?

​«Un mondo sull'orlo del baratro. È un momento esistenziale su molti fronti — e non perché i costruttori dell'intelligenza artificiale che ci hanno portato fin qui dicono di avere paura per il futuro. Francamente, non avrebbero dovuto avere il permesso di sperimentare sul pubblico co​me hanno fatto. È come se avessero trattato il mondo intero — noi, i cittadini — come i cani di Pavlov” … “Chi rilascia modelli di AI di frontiera deve essere sottoposto a monitoraggi indipendenti come per il nucleare. Rischiamo di capire troppo tardi quello che sta accadendo” Maria Ressa, premio Nobel per la Pace, oggi sul Corriere della Sera.

Dove, come, quando e perché la Rai, il Servizio Pubblico usa l’Intelligenza artificiale? Quali sono i limiti, gli ambiti, i contesti e le prospettive in cui si deve/vuole/può usare l’intelligenza artificiale per creare, alimentare contenuti giornalistici o intrattenimento televisivo ovvero “educare, informare e divertire”? Chi, appunto, "monitora" in modo indipendente la Rai su questo fronte? 

Domenica scorsa su RaiUno è andato in onda un programma condotto da Alberto Angela dove, per buona parte, i “protagonisti” del racconto erano personaggi virtuali e per accorgersi che si trattava di IA erano necessarie lenti molto robuste per leggere in calce allo schermo e sapere di Giulio Cesare e Cleopatra che agivano sulla scena erano solo una “fiction” tecnologica. In questo caso non si è trattato “semplicemente” di applicare una IA generativa a supporto della produzione (vedi Netflix che recentemente ha dichiarato di averla utilizzata nel 2026 in circa 300 tra film, serie televisive e documentari e nello specifico intervento di post produzione come il miglioramento di immagini, ricostruzioni di ambienti complessi etc) ma di “sostituzione” di un ruolo, gli attori umani, con una funzione logaritmica. La trasmissione di RaiUno, per come è stata impostata, non ha utilizzato l’IA generativa a supporto del prodotto ma ne ha fatto il perno narrativo laddove il solo testo proposto dal conduttore era insufficiente a reggere la trasmissione.

Questa Rai allora come si interroga, chi dirige verso quale direzione e chi controlla questo specifico “ambito” di attività del Servizio Pubblico sempre più invasivo? Ne abbiamo già parlato tempo addietro: nel 2024 l’Ufficio Studi Rai ha pubblicato un poderoso volume con il titolo “Trasformazione digitale e intelligenza artificiale. Una mappa delle sfide per i media di Servizio Pubblico”. Si è trattato di un lavoro vasto e impegnativo laddove, però, spiccava l’assenza della “convitata di pietra” ovvero la Rai che solo di sfuggita viene menzionata nelle 450 pagine del volume. Quali sfide specifiche si pongono per “questa” Rai, in questo specifico contesto sociale, politico e culturale non è dato sapere. In che termini, in che misura, la Rai subisce o gestisce i vantaggi o le minacce che l’IA pone? Eppure, già da anni e in diversi ambiti, l’Azienda utilizza funzioni e strumenti di IA. Per quanto abbiamo potuto sapere, per ora, non abbiamo trovato risposta adeguate e sufficienti all’interrogativo che abbiamo posto: ogni direzione, ogni programma e ogni testata giornalistica ha un suo “modello” di utilizzo di IA. Cercheremo di sapere e di capire di più.   

Correlato al tema IA si pongono quelli della gestione dei dati, della profilazione dei dati personali degli utenti, dei “data center” dove sono collocati. Su questo specifico tema poi torneremo in modo specifico: c’è di mezzo RaiWay con i suoi 5 “edge center” attivi su Torino, Milano, Venezia, Genova e Firenze per un totale di circa 260 racks (armadi) ed un “Hyperscale” in cantiere a Pomezia del valore stimato di 420 mln.

Bloggorai@gmail.com

Ps: ieri sera, “RaiDue e Raitre, sommate, hanno conseguito uno share che è inferiore alla metà di quello de La 7” hanno scritto i tre consiglieri di opposizione Rai ed hanno poi chiesto al “…vertice di dare un segno concreto di consapevolezza della gravità della crisi e indichi le misure necessarie per uscirne”. Ci permettiamo di riproporre un suggerimento non richiesto ma forse condiviso da molti: non siate complici e partecipi di questa crisi. Dimettetevi voi per primi e chiedete poi le dimissioni dell’AD Rossi (che non citate) come il solo “segno” che potrebbe dare in quanto colui che ha rivendicato pubblicamente il “mio” successo ovvero il trasferimento di tanto pubblico verso La7 (vedi e incornicia questo video  https://www.youtube.com/watch?v=8AaQvIRrh7I&t=676s ). Un altro suggerimento, seppure non richiesto, è fare un esposto o rivolgersi alla Corte dei Conti per denunciare il mancato accesso agli atti che pure gli spetta per legge. 


 

lunedì 19 ottobre 2026

Lettera a Bloggorai

By Bloggorai ©

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

“Buongiorno come vostro assiduo lettore voglio comunicarvi quanto segue:

il sottoscritto 79 enne ed invalido al 100% anche per sordità per seguire il telegiornale di RaiNews 24 la mattina con i sottotitoli in quanto non posso sentire quanto dicono ma purtroppo questi benedetti sottotitoli non sono visualizzati bene o con parole incomprensibili completamente sbagliati al contesto in discussione. Ho provato molte volte a segnalare il problema ma nessuna risposta ma solo un rimballo da una piattaforma ad un’altra non so più come fare. Mentre devo lodare SkyTg24 che hanno messo si pur sporadicamente sottotitoli perfetti creati dall'intelligenza artificiale ma perché la rai non lo adopera????  Sta perdendo molti ascoltatori proprio per questo motivo e sono costretto ad emigrare su Sky per poter apprendere qualcosa.

Mi scuso per lo sfogo ed il tempo vostro per leggerlo e vi invio Distinti Saluti” (lettera firmata).

Grazie!!! Sappiamo che Bloggorai viene molto letta all’interno della Rai e speriamo che qualcuno raccolga questo messaggio e possa risolvere il problema.

La lettera però, oltre al merito specifico, permette di sollevare alcune osservazioni: A il rapporto della Rai con il suo pubblico B l’uso “sociale” dell’intelligenza artificiale (domenica sera Piero Angela ci ha costruito il programma su Giulio Cesare) C la perdita di telespettatori generale della Rai e la crisi sistemica di Rai News24 che rimane alla periferia degli ascolti con medie da prefisso telefonico dello 0,6% pur impiegando oltre 200 giornalisti e con un budget milionario.

A: sarà interessante sapere e capire come la Rai interagisce con il suo pubblico. Chiederemo e verificheremo.

B: l’IA è un territorio in piena espansione ancora inesplorato e non codificato. La Rai in che modo se ne occupa, come la impiega?

C: su questo argomento, sono anni che lo scriviamo: Rai News24 è il paradigma dello stato confusionale dell’informazione del Servizio Pubblico che tutt’ora è privo di un Piano editoriale su questo argomento. È un tema tanto importante quanto ostinatamente e volutamente ignorato: nessuno se ne vuole occupare, compreso il consigliere Natale che pure, per il suo passato, ne dovrebbe sapere qualcosa.

bloggorai@gmail.com   

ps: Ranucci ha accettato l’incarico di vicedirettore di RAiNews24 e si occuperà di inchieste.

RAI: riforma di fatto e riforma di diritto

By Bloggorai ©

Vedi pure il post di ieri sera 

https://bloggorai.blogspot.com/2026/10/rai-una-storia-infinita-di-intrighi.html?m=1

La regolamentazione giuridica e quindi politica avviene solo dopo che l’innovazione tecnologica si è sviluppata. La norma arranca lentamente mentre lo sviluppo viaggia velocemente e il divario tra i due tempi appare spesso incolmabile: sono come due locomotive dove quella della Legge non potrà mai superare quella dell'innovazione. Quando la Legge arriva in ritardo la tecnologia è giunta già ad una fase successiva e si deve ricominciare da capo in una corsa infinita.

Le grandi riforme economiche o sociali arrivano sempre “dopo” i fenomeni ai quali si intende porre rimedio. “Ri-formare” intende esattamente dare una nuova forma, adeguarla, rivederla e renderla più sincronica ad un tempo e un contesto successivo. Il mondo del riformatore è sempre quello di colui che ha per le mani una materia già formata e scomposta per cercare di rimodellarla in una nuova veste. Il mondo del riformatore non è chiamato ad inventare quanto piuttosto ad “aggiustare” e rivedere in forma corretta un quadro normativo superato e non più adeguato alle specifiche necessità.

Ecco quindi emergere la distinzione tra “riforma di fatto” e “riforma di diritto”. La riforma di fatto si configura, prende forma sostanziale quotidianamente, nelle dinamiche intrinseche ai fenomeni e solo successivamente si predispone ad essere mutata in “riforma di diritto”. Il “caso” della Riforma Rai è il perfetto paradigma di questo concetto: sono decenni, tanti, che se ne parla ed ogniqualvolta che ne arriva una è già troppo tardi, è superata dalla “nuova” Rai che si intende riformare che, nel frattempo, si è autoriformata da sola, al suo interno con forti sostegni esterni.  

È successo che la scorsa settimana si è svolto un importante incontro proprio sul tema “Per una riforma del Servizio Pubblico Radiotelevisivo” dove sono intervenuti gli autorevoli proponenti di un corposo dossier di 41 pagine: Enzo Cheli, Giuliano Amato e Franco Bassanini. Apprezzabile ed encomiabile lo sforzo compiuto e prima e più ancora che valutare i suoi contenuti sembra utile e necessaria una premessa: appare tutto fuori contesto e fuori tempo. Il contesto: fino alla fine di luglio scorso era in piedi una sorta di “tavolo di lavoro” formalmente aperto a tutti ma sostanzialmente riservato a pochi intimi con il compito di elaborare o un testo base o emendamenti da sottoporre al dibattito in VIII Commissione Senato dove, appunto, si stava configurando il nuovo testo di Legge sulla Rai (il T.U.S. 162). Quel “tavolo di lavoro” in verità era già iniziato da molti mesi prima, all’indomani della formazione dell’attuale Cda Rai. Perché queste ipotesi/proposte non sono emerse prima? 

Il tempo: come noto, il nuovo testo citato andrà in Aula il prossimo 26 novembre già chiuso e blindato dove non ci sono ragionevoli margini di trattativa con la maggioranza per una sua possibile revisione: allo stesso modo con cui il Governo ha chiuso la partita sulla Legge elettorale è verosimile ritenere che possa chiudere anche questa sulla Rai: un altro scalpo da esporre in vista della prossima campagna elettorale. Che senso ha riproporre vecchi e logori schemi del genere “fondazione” quando ancora il perno essenziale, il punto focale, di tutto il dibattito non riesce ad emergere: non tanto e non solo come dovrà essere governato e con quali risorse si dovrà sostenere ma cosa dovrà essere e cosa dovrà fare il Servizio Pubblico Radiotelevisivo nei prossimi dieci anni. Nel “paper” presentato al dibattito, a pag. 28 al paragrafo 5.1, si legge “La missione del Servizio Pubblico radiotelevisivo trova fondamento nei principi costituzionali e negli indirizzi fondativi dell’Unione Europea”. Punto. E poi prosegue con un elenco di “azioni-obiettivo il cui conseguimento appare inevitabile: …” ovvero “riservare … recidere … rafforzare …  salvaguardare … promuovere … essere e assicurare”. Leggendo il paper non abbiamo avvertito un solo passaggio in cui si trova un concetto fondamentale, una visione, un progetto, un’idea di come segnatamente questo Servizio Pubblico dovrà necessariamente essere diverso entro i prossimi 10/15 anni (data entro la quale potrà avvenire il superamento della diffusione Digitale terrestre). La sua logica primigenia era, infatti, la tutela dello Stato per la risorsa preziosa delle frequenze radiofoniche che invece oggi hanno una nuova e diversa collocazione.

Ecco allora arrivati ai giorni nostri, ecco allora arrivati a dover dibattere di Data Center e di IA con la quale si “fanno” programmi (ieri sera il Giulio Cesare in onda su RaiUno ne era infarcita), di mercato e di nuovi prodotti audiovisivi, di modelli narrativi e di format, di “social” e di piattaforme emergenti, di reti Rai in via di estinzione e di pubblico del Servizio Pubblico che diventa sempre più over e sempre meno under.   

Da tutto questo la “riforma Rai” presente e futura sembra essere molto lontana. Ieri sera è andato in onda su Rai Tre un servizio molto interessante sul tema “Processo ai Social”. Molto interessante e, pure in questo caso, il contesto è lo stesso: i danni dei social sono già avvenuti e sono tutt’ora in corso e regolamentarli ora sarà molto, molto difficile.  

bloggorai@gmail.com

domenica 18 ottobre 2026

RAI, una Storia infinita di intrighi, trame e complotti

By Bloggorai ©

“Rai. Sia benedetta la lottizzazione! Intrighi, leggende metropolitane, verità. La Rai che pochissimi conoscono vista dal Gr2, dal Tg3, dal Tg1 e dal covo dell’Usigrai, storico sindacato dei giornalisti” è il titolo del libro di Giorgio Balzoni in distribuzione in questi giorni. Per chi non lo conosce: è una firma apprezzata e storica del giornalismo Rai. Il volume lo abbiamo appena ordinato e ne parleremo meglio e di più dopo averlo letto. Per ora ci limitiamo ad osservare che Balzoni è stato testimone di un passaggio cruciale della storia moderna del giornalismo del Servizio Pubblico: la bocciatura del primo Piano editoriale sull’informazione con il quale si intendeva mettere mano e riordinare tutto il perimetro dell’informazione Rai ovvero il famigerato Piano Verdelli. Questa vicenda ci ricorda uno dei grandi misteri politici italiani al pari dei famigerati 101 “grandi elettori” del PD che il 19 aprile del 2013 impallinarono Romano Prodi alla presidenza della Repubblica. Mai uno di loro, a nostra memoria, è mai uscito allo scoperto con un “si, sono stato io a votare contro”.

Di informazione Rai ce ne siamo già occupati spesso e volentieri e merita tornarci sopra. È una pietra miliare indispensabile per comprendere l’attuale situazione in cui versa l’informazione pubblica. Da allora, 2017, la Rai si è dotata di Piani industriali, Piani editoriali e Piani immobiliari ma di piano sull’informazione non se ne è più parlato. Il tema scotta e chi ci mette mano si brucia: si tratta di capire se oltre 2.000 giornalisti e 8 testate sono adeguate, razionali ed efficienti per questo Servizio Pubblico. Di Piano sull’informazione di “newsroom” e di “… un piano di riorganizzazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche nonché la riprogettazione e il rafforzamento dell’offerta informativa sul web” come previsto dal Contratto di Servizio precedente (art.23) non se ne è più parlato perché qualcuno, dentro la Rai, ostacola e tutt’ora ignora in ogni modo ogni tentativo di riforma.

Balzoni ha scritto nel titolo del suo libro “… covo dell’Usigrai…” e sarà interessante leggere e capire perché lo ha scritto. Ricordiamo che a quel tempo era Presidente della Rai una certa Monica Maggioni e il Direttore generale Antonio Campo Dall’Orto (dopo le sue dimissioni arriverà Mario Orfeo) mentre i consiglieri erano persone del calibro di Carlo Freccero (ne parleremo più avanti), Arturo Diaconale e Franco Siddi. Il segretario Usigrai era Vittorio Di Trapani. Merita riprendere quanto scritto dallo stesso Verdelli nel suo monumentale “Roma non perdona” a pag. 57: “Dall’altra parte del tavolo, uno squadrone di almeno quindici persone, con al centro il leader dell’Unione Sindacale dei Giornalisti Rai (da qui, USIGRAI), Vittorio Di Trapani, un Gesù attorniato dai discepoli, abituato a fare la voce grossa senza alzare la voce. Nei suoi confronti, era palpabile una devozione che non ho mai visto concentrarsi su nessuno dei vari referenti dei comitati di redazione frequentati in carriera, nemmeno su Raffaele Fiengo, trascinatore a cavallo di due secoli del Cdr del “Corriere della Sera”.

Napoletano precocemente romanizzato, vicino a tutte le associazioni di stampa “libera”, Di Trapani è un quarantenne di potere, svezzato da Vasco Rossi e cresciuto alla sapiente scuola Rai di Beppe Giulietti  (ulivista, dipietrista, presidente della Fnsi, il sindacato dei sindacati giornalisti, stesso ruolo ricoperto in passato anche da Franco Siddi, poi diventato consigliere di Viale Mazzini). In azienda da quando era ragazzino (1999), il giornalista Di Trapani guida il sindacato dal 2012, secondo mandato in scadenza nell’estate del 2018, dopo di che sarebbe dovuto tornare a fare il suo mestiere a Rai News24, dove è redattore, visto che per statuto non esiste un terzo mandato.  E invece, proprio a giugno 2018, verrà modificato quel certo articolo dello statuto e lui si ritroverà confermato con una maggioranza da plebiscito: Vittorio il vittorioso, influente notabile della Bolla, parole d’ordine “non passi lo straniero” e “prima gli interni”, con un involontario retrogusto salviniano”.

Merita poi ricordare un passaggio di un articolo de Il Post del 4 gennaio 2017 (https://www.ilpost.it/2017/01/04/rai-verdelli/ ): “ … Secondo il giornalista di Repubblica Sebastiano Messina, il piano è stato bocciato a causa delle resistenze interne alla RAI, che non vedono di buon occhio le riforme e i cambiamenti imposti da figure esterne: «Ha vinto, alla fine, il muro di gomma tenuto in piedi proprio dai giornalisti che fanno parte del Cda, a cominciare dalla presidente Monica Maggioni che non ha mai speso una parola per difendere Verdelli e la sua squadra, per finire con Francesco Siddi e Arturo Diaconale che sono stati i protagonisti di un vero e proprio tiro al bersaglio”. Pochi mesi prima il quotidiano il Foglio aveva scritto “…In molti ormai in Rai sospettano per esempio che sia stata lei a passare al settimanale l’Espresso la bozza del piano per l'informazione con l’obiettivo di mettere in difficoltà il suo estensore Carlo Verdelli e forse anche il direttore generale Campo Dall’Orto”. La Maggioni poi ha smentito: “volgari calunnie”.   

Comunque, questo è solo un capitolo e certamente non secondario della storia Rai. Certo è che, volendo, si potrebbe scrivere un’enciclopedia con tutte le storie faste e nefaste di cui siamo a conoscenza diretta e di tutte quelle che nel corso di tanti anni ci hanno raccontato e che pochi hanno la voglia (o il coraggio) di ricordarle. Non sono belle storie, sono scheletri negli armadi di cui avere un certo imbarazzo. Sono storie anzitutto umane, personali, e poi anche politiche. Come ha scritto Balzoni “Intrighi, leggende metropolitane, verità” che non vediamo l’ora di leggere e conoscere. Sono storie che hanno fatto e fanno tutt’ora la “storia” di questa Rai. Alcuni dei personaggi di allora sono ancora presenti sulla scena e ancora in grado di determinare o influenzare scelte strategiche dell’Azienda.

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Lavori in corso

 Stiamo preparando un post ricco e interessante. 

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