E' in arrivo un nuovo post di aggiornamento molto interessante !!! rimanete sintonizzati e non vi perdete comunque il Post di stamattina e quello di ieri !!!
La Rai prossima ventura - ultime notizie
martedì 24 marzo 2026
RAI: e ora riforma o referendum???
"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche
inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il
Signore i tuoi giuramenti” (Lv 19,12; Nm 30,3; Dt 23,22). Ma io vi dico: non
giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra,
perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del
grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di
rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”,
“No, no”; il di più viene dal Maligno". (Matteo, 5,33-37).
Il Popolo Italiano è stato chiarissimo e ha detto NO!!! E,
tra il popolo, i più convinti e forti sostenitori sono stati esattamente quei “giovani”
tagliati fuori del futuro del Paese. Sono quegli stessi “giovani” che hanno riempito
le piazze dei mesi scorsi contro il genocidio di Gaza. Sono quegli stessi giovani
che non guardano la Rai e che sono, giustamente preoccupati per il loro lavoro,
la loro scuola, la loro futura casa e famiglia.
Dobbiamo pur ammettere che i referendum hanno un pregio incommensurabile:
pongono quesiti complessi ai quali bisogna rispondere con una sola risposta: o
SI o No! Non esiste una terza via, una terra di mezzo dove non c’è il “forse”,
il quasi, il circa, il probabile dibattito, il confronto pacato e sereno o la
terzietà che dir si voglia. O stai a destra o stai a sinistra, o stai da una
parte o dall’altra, o stai sotto o stai sopra. Invece la politica italiana ci ha
ormai abituati e anchilosati alle correnti, ai rivoletti, ai cespugli, alle
frivole aggregazioni molecolari che pur contando quanto il due di coppe quando
regna denari, vengono spacciate per rilevanti. Vedi i “sinistri per il Si” o i
vari “centristi” o “moderati” della cosiddetta “area Dem” dove forse si annida
quel 10% degli elettori PD che hanno votato Si. Per intenderci parliamo di quel
che resta del “campo largo” che ora si ritrovano senza patria e senza bandiera.
Un velo pietoso per i vari altri partitini aggregati che hanno votato
decisamente con la Meloni o erano “liberi di scegliere”… sic!
Bene, ora andiamo avanti e, segnatamente, “avanti con la
riforma Rai”!!! parliamo di quella riforma che avrebbe dovuto precedere le
nomine dell’attuale Cda, quella di cui si parlava alla vigilia del 26 settembre
2024 quando i principi ispiratori dell’EMFA erano già noti ed applicabili. Già
che ci siamo, vedi vedi che dopo non aver portato a casa nulla di
significativo, il Governo Meloni ora volesse provare a chiudere la partita sulla
riforma Rai prima del 2027 con il goffo tentativo di evitare il procedimento di
inadempienza Europeo per la mancata applicazione dell’EMFA?
Già. E ora cosa potrà succedere dentro e intorno alla Rai
dopo la sberla del referendum subita dai Telemeloniani di turno? Per la
cronaca, pure da non dimenticare l’intervista al gelato di Mentana tale da far
impallidire pure il solito genuflesso Vespa. Nota a margine, ieri il Post di Bloggorai
è stato profetico sui giovani che non guardano la Rai e poi votano NO!!!
Vediamo con ordine: La Riforma Rai è ferma al palo, anzitutto
quello della V Commissione Senato da dove deve provenire il parere obbligatorio
sulla congruità economica. Il ministro Giorgetti lo ha detto chiaro e tondo,
forte e chiaro: NO, quel testo oggi in discussione in VIII Commissione Senato è
inaccettabile. Punto. Ricominciamo da capo. L’empasse è evidente e non ci sono segnali
di fumo che possano indicare che qualcosa si possa muovere in tempi rapidi. Siamo
ad aprile e, per quanto sappiamo e abbiamo potuto verificare, non ci sono
audizioni e tento meno calendarizzazioni di dibattito. Non c’è nulla. E non sembra
che si ci sia nessuno che voglia bussare alle porte o battere i pugni sul tavolo. Nonparliamo poi della Vigilanza: perché la Floridia non si dimette dopo che pure il suo appello a Mattarella che pure lo ha ricevuto e condiviso è poi rimasto inascoltato?
Lo “stato dell’arte” sul testo di riforma è alquanto
complesso. Per quanto riguarda il metodo e i tempi tra i partiti maggioranza
alcuni vorrebbero spingere per chiudere in fretta (Gasparri a suo tempo aveva
ipotizzato di andare in Aula lo scorso dicembre…) mentre altri invece non sembrano
avere alcuna fretta, anzi (vedi Lega). Tutto sommato, con gli occhi puntati al
2027 e a maggior ragione dopo la sberla del referendum, conviene al Governo Meloni
cambiare questo “cavallo” seppure disastrato in vista delle prossime e decisive
consultazioni politiche ancora più, se mai fosse, anticipate? Semmai, qualora
fosse, la riforma dovesse andare in porto in tempi rapidi, la prima ed
immediata conseguenza sarebbe l’azzeramento di questo Cda. Gli conviene a
Meloni &C di rischiare di perdere i vari Rossi, Corsini, Alibrandi, Mellone,
Vespa, Giorgino per non dire di un presidente Marano f.f. o pro tempore che dir si
voglia? E se mai fosse, chissà, se l’onda lunga del referendum si proiettasse
pure sulle politiche? Questo è altro ragionamento, e in questa ipotesi al
Governo Meloni potrebbe convenire di accelerare i tempi di riforma della governance
perché uno dei suoi capisaldi sarebbe la durata del nuovo Cda in 5 anni invece
dei 3 attuali. Mantenere una zampa di controllo sul Servizio Pubblico per altri
5 anni sarebbe un bel colpo, con tutti gli “affari” che si dovranno chiudere
prossimamente (vedi RaiWay).
Ma anche tra i partiti della maggioranza “grande è la
confusione sotto il cielo”: se avessero voluto creare difficoltà a questo
Governo e a questo Cda avevano ad hanno ancora una strada possibile e praticabile:
dimissioni di di Majo e Natale! Magari battendo i pugni sul tavolo per tutto ciò che si poteva e
doveva fare e non è stato fatto, ovvero quasi nulla. Poi sulla riforma c’è
tutto il capitolo di merito, ovvero cosa prevede e cosa esclude dove sarà necessario riassumere
la sciagurata strada percorsa dall’opposizione con i suoi “professori pensionati
senza concorso” ed “esperti europei in servizio permanente effettivo” riuniti in
gran segreto per partorire obbrobri e sciatterie. Ma di questo ne parleremo ancora.
Infine per singolare combinazione, proprio mentre si scatenava
la bufera del referendum, si apriva una tempesta perfetta sul tema “telecomunicazioni”
con l’OPA di Poste su Tim. Si apre uno scenario formidabile di prospettive che
potrebbero anche interessare direttamente e indirettamente Rai e Rai Way, ci stiamo
lavorando.
Per oggi chiudiamo con una bella notizia. Abbiamo trovato la
figurina per l’album sulla Civiltà delle Immagini 2026 di marzo: Giorgia Meloni
e il suo videomessaggio addolorato dopo la sua personale sconfitta al referendum.
Quella faccetta nera, rabbuiata, triste e un po’ così, con il suo maglioncino girocollo colore crema Chantilly rimarrà indelebile.
Bloggorai@gmail.com
lunedì 23 marzo 2026
RAI: Residenza Anziani Italiani
Buongiorno e buona settimana, care lettrici e cari lettori di Bloggorai. Mala tempora currunt. Cerchiamo di tenerci su, diamoci forza e coraggio. Per iniziare bene la prendiamo alla larga, ci giriamo intorno e riprendiamo dalla coda televisiva degli ultimi giorni.
Gli italiani … ahhh “les italiens”… brava gente. “Itagliani
… mamma mia … spaghetti buoooni ... mandolino
… o sole mioooo … capppuccccinoooo”. Agli italiani si può dire di tutto:
ex monarchici e berlusconiani, democristi e leghisti, leggermente
progressisti quanto basta ma mai quanto necessario. Certamente gli si può
dire che sono tra i popoli più longevi al mondo, con un’età compresa tra gli 83
e gli 84 anni, con una prevalenza delle donne (85,5) sui maschi (81,1) dove, al
1° gennaio 2025, gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione. Gli
si può dire di tutto, compreso di essere tra i popoli con l’età media più
alta in Europa: circa 48 anni con un trend in crescita costante che vuol
dire, in soldoni, diventiamo sempre più “adulti”. Da tenere conto che nel 2002 l'età media era di circa 42 anni.
Questi i parametri sulla struttura demografica essenziali (al
1° gennaio, dati post censimento, fonte ISTAT):
2002 pop. res. 57 mln, 0-14 anni 8,1 mln, 15-64 anni 38,2
mln, 65+ anni 10,5 mln
2025 pop. res. 59 mln, 0-14 anni 7 mln, 15-64 anni 37
mln, 65+ anni 14,5 mln
Questo il panorama sociale che si presenta ai nostri occhi
in questi giorni. In altri termini, l’Italia “non è un Paese per giovani”
nemmeno in televisione.
In questi giorni, come sempre ed oggi più che prima, la Rai,
ovvero il Servizio Pubblico, deve fare i conti con questi numeri.
Anzitutto come è composto il “suo” pubblico? Auditel ci fornisce
i dati essenziali: su una popolazione media di circa 3,3 mln di telespettatori
(AMR Total Audience) il 13% circa è compreso tra i 15 e i 44 anni, l’11% tra i
45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e infine il 55% over 65. Per
Mediaset invece i numeri sono: il 21% compreso trai 15 e i 44 anni, il 16% tra
i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e il 41% over 65.
Sabato scorso è tornata in onda
su Rai Uno Canzonissima. Vediamo qualche numero: ha raccolto il 22,5% di share
con circa 2,6 mln di telespettatori contro i 3,3 della concorrenza Mediaset (ma
la trasmissione Rai dura mezz’ora in più). La prima puntata della popolare
trasmissione, tradizionalmente abbinata alla Lotteria Italia, è andata in onda
nel lontano 1958 (nei due anni precedenti era solo alla radio) quando è
probabile che molti lettori e lettrici di Bloggorai non erano ancora nati ed è
durata fino al 1975. Nel corso di quegli anni la trasmissione ha cambiano nome
e format diverse volte pur mantenendo la sua struttura. È rimasta nella storia
della televisione l’edizione del 1970 condotta da Corrado e con Rafaela Carrà
con la nota sigla del Tuca tuca ballato con Alberto Sordi. L’edizione 2026
riprende esattamente da quel punto, con il Tuca tuca. Presentata da Milly
Carlucci (71 anni) la trasmissione inizia con Malika Aiane (42 anni) che
propone la canzone Città vuota (del 1965) di Mina (oggi 85 anni). La giuria della
gara ha una età media di 59 anni.
Dalle prime battute, dalle prime
immagini, si capiva subito l’antifona della “nuova” Canzonissima: povera di tutto
dalla scenografia alla regia, dedicata interamente agli ospiti VIP di Villa
Arzilla, quelli ancora svegli e in grado di resistere fino a tarda notte. Per
la Rai l’obiettivo andava colto senza esitazioni o incertezze: attaccare lo zoccolo
duro della nostalgia, del “bel canto” di una volta e serrare le fila dei suoi “arzilli”
aficionados”, mentre Canale 5 gli opponeva l’evergreen “giovanile” di Amici con
Maria De Filippi.
Della trasmissione oggi si legge
sui quotidiani: “… si punta sulla nostalgia ... tra Carramba e Portobello”
(Repubblica); “Varietà mortalmente prevedibile … una gita organizzata nella
memoria collettiva…” (Corriere); “Passato Sanremo è andata in onda l’eterna
sfida tra la vecchia cara tv tradizionale del primo canale e quella più
scoppiettante di Canale 5…” (Il Giornale) e, infine, “La riesumazione di Canzonissima
potrebbe anche essere derubricata a ennesimo caso di televisione nostalgia a
uso del pubblico prevalentemente geriatrico di Rai Uno” (La Stampa).
Non c’è che dire: la Rai ha un grande
futuro dietro le sue spalle.
Bloggorai@gmail.com
ps: grosso modo, anche le lettrici e i lettori di Bloggorai "hanno una certa ...".
sabato 21 marzo 2026
la Rai contro iI Resto del Mondo
“Perché le nuvole piangono e fanno scendere l’acqua?” oppure
“perché il fuoco brucia?” oppure ancora “perché l’erba cresce sempre?”. Domande innocenti, semplici, che potremmo aver
posto noi stessi o che abbiamo sentito porre dai nostri bambini.
Per cercare di spiegare, per aiutare a comprendere siamo spesso
indotti ad usare semplificazioni, sintesi estreme o metafore facilmente
riconducibili agli interrogativi che si pongono.
Poniamo allora il caso, verosimile, che un tifoso o un semplice
appassionato di giuochi collettivi (calcio, basket, pallavolo etc) voglia capire
e analizzare dettagliatamente le cause, le radici profonde dei problemi che
aggravano la sua squadra del cuore quando le cose vanno male ovvero non vince
quasi mai nulla.
Le aree problematiche sono:
La “società” ovvero la proprietà (non vuole spendere, mira
solo al profitto etc)
L’allenatore: è più o meno capace
I giocatori: alcuni bravi altri palesemente inadeguati
L’arbitro: sugli spalti viene volgarmente insultato come “cornuto”
Fattori imponderabili: il filo d’erba, il vento, il palo o
la porta troppo stretta
Il Fattore C: ovvero Fortuna o, detto in altri temini, semplicemente
“culo”.
Ecco allora riproporsi un interrogativo periodico che riguarda
la Rai, il Servizio Pubblico per come molti se lo pongono (Circolo Trattoristi Bassa Val Tiberina): perché le “cose” vanno male? Le “cose “che vanno
male sono tante e cerchiamo si spiegarle con la metafora del gioco di cui sopra.
La prima “cosa” che va male è la “società” ovvero la “proprietà”. Oggi la
Rai più mai è di “proprietà” del Governo che la esercita attraverso il ministro
dell’economia, Giorgetti. La Rai poi è di proprietà del Governo che la esercita
attraverso i suoi “uomini” (donne di destra in Rai sembra che ce ne siano poche
e semmai ce ne sono, sono imboscate o sotto mentite spoglie ... ne conosciamo alcune ... ambiziose)
che occupano i posti di “potere”: AD, presidente F.F. , direttore Tg1 e altri
direttori vari. Un direttore viene dato “in quota” Pd ma, dicono che invece sia
molto “vicino all’AD”…dicono. In soldoni:
questa “società”, questa “proprietà” della Rai è sbatacchiata da suo stesso interno:
il primo nemico ce l’ha in casa ed è il suo ministro e il suo partito, la Lega,
che non vede l’ora di tagliare il canone. Hanno tagliato 10 milioni e dopo tre
mesi trascorsi in attesa “ … di conoscere l’esito degli approfondimenti avviati
delle competenti strutture aziendali” come hanno scritto nei giorni scorsi i
tre consiglieri siamo ancora in attesa: faranno sapere, c’è tempo.
Nota a margine: la riforma Rai è in alto mare e in alto mare
rimarrà per molto tempo ancora. La possibile procedura di infrazione per l’EMFA
inapplicato nessuno la invoca e nessuno si dimette per protesta. Manca quasi un
anno al termine del mandato di questo Cda e chi ha voglia seriamente di rimetterlo
in discussione proprio in vista dell’anno elettorale del 2027?????????
La seconda “cosa” è l’allenatore, in questo caso l’AD. La legge
Renzi gli ha affidato pieno poteri e tutto deve essere ricondotto alle sue
scelte. L’uomo solo al comando, il cosiddetto “filosofo di Colle Oppio” ha un suo
capo staff. E ci fermiamo qui. Si dice che Rossi ha fatto la staffetta con il suo
DG, Roberto Sergio, vecchia volpe DC e che contende spazio e potere con il suo “presidente”
F.F. Antonio Marano, uno che la sa lunghissima e la sa raccontare molto bene, forse meglio di Rossi che, si dice, da tempo ma sembra una
bufala (sembra) che sia pronto a mollare. Tutto porta a dire: ma chi è il vero allenatore
tra i tre indicati?
La terza “cosa” sono i giocatori: vale quanto scritto prima.
Operai, impiegati, quadri, dirigenti e giornalisti (una categoria trasversale a
parte): alcuni molto bravi, altri molto incapaci. Sono troppi o sono troppo pochi per fare cosa? Nessuno vuole affrontare il problema. Si dice (e lo sappiamo con
certezza) che l’Azienda non premia e non punisce: semplicemente ti ignora se
non appartiene ad una categoria “protetta” che notoriamente è la “quota” politica di
appartenenza”. O sei dentro o sei fuori. Succede pure che quelli bravi stanno
in panchina e l’allenatore non li vuol far giocare. Siamo tutti in attesa delle
sorti delle quattro puntate tagliate di Report di Petrolio dimenticato.
La quarta “cosa” ovvero l’arbitro non c’è. La Vigilanza è
offesa, impedita e ritardata nelle sue funzioni. La colpa è della maggioranza
ma non solo. Poi ci sarebbero le Autorità di garanzia: per prima l’AgCom: spesso
non viene nemmeno presa in considerazione e quando poi interviene succede che sia tardi. Poi ci sarebbe la Corte dei Conti:
ogni anno prova a sollevare obiezioni al bilancio (spese inutili e
inefficienze) ma nessuno gli da retta. La
Rai, di fatto, gioca senza regole: vedi l’EMFA ovvero la legge europea c’è ma
nessuno se la fila.
La quinta “cosa” ovvero il “filo d’erba” è per sua natura
sfuggevole al ragionamento eppure incide e non poco. Con chi te la prendi se
questo Sanremo è andato male anche perché c’erano le Olimpiadi invernali?
giovedì 19 marzo 2026
Oggi Rai Way: la madre e il padre di tutte le battaglie per il futuro del Servizio Pubblico
Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto
ciò che scriviamo.
Oggi è previsto il Cda Rai con all’ordine del giorno un pasticciaccio brutto
brutto: Rai Way. È credibile sostenere che il dossier fusione/cessione con Ei Towers
(Mediaset) si possa ritenere la madre e il padre di tutte le battaglie il cui esito
può segnare profondamente il futuro del Servizio Pubblico radiotelevisivo in uno
dei sui pilastri fondamentali: le tecnologie di produzione e diffusione. Non è pensabile
in alcun modo supporre o ipotizzare nulla che possa somigliare ad una Digital Media
Company se almeno non si capisce se e quanto questa debba essere di “Servizio Pubblico”
o meno. Sono più di dieci anni che l’affare del “polo delle torri” si trascina
senza intravvedere una possibile soluzione. Oggi il consiglio dell’ex Viale Mazzini
dovrà decidere se prolungare il MoU (Memorandum of Understantment) già
sottoscritto e rinnovato con Ei Towers. Per quanto abbiamo potuto sapere è
molto possibile che si andrà verso un suo ulteriore rinnovo (scadenza prevista
30 marzo). Non ci sono presupposti concreti per fare altrimenti.
I punti fermi sono:
Non ci potrà essere accordo se prima non viene messa a terra
la riforma Rai (ed è molto lontana). Ma, se mai andasse in porto rapidamente, che ne sarebbe di questo Cda Rai?
Non ci potrà essere accorso se prima non verrà chiarito il futuro
del rinnovo della Concessione del 2027 in relazione alla messa a terra dell’EMFA.
Non ci potrà essere accordo se non si definisce il futuro
strategico della società quotata del Servizio Pubblico: la sua missione, il suo
ruolo e il suo ambito di collocamento nella sfera pubblica o privata.
Non ci potrà essere accordo se prima non si chiarisce o
risolve il problema dell’affitto che Rai paga a Rai Way per oltre 210 mln anno,
ovvero il “core business” prevalente della quotata.
Non ci potrà essere accordo se non si definisce compiutamente
la governance della futura società: chi comanderà?
Non ci potrà essere accordo se prima, all’interno di Rai,
non si definiscono le candidature per il prossimo Cda di Rai Way che si dovrà
rinnovare il prossimo 28 aprile. Gli “appetiti” di chi già c’è, di chi sta per
uscire e non vorrebbe mollare, di chi vorrebbe tornare e di chi vorrebbe
entrare sono molto forti (già solo per il compenso per oltre 530 mila euro). Gira voce che si potrà o si dovrà "guardare fuori". Ma
sono ancora più forti le tensioni tra i partiti per le loro “quote” di potere
sempre in contrattazione. La Lega non vorrebbe mollare l’osso (e Giorgetti ha
forte voce in capitolo). E, forse, abbiamo vagamente intuito, in questa partita
potrebbe o vorrebbero farne parte anche altri oltre ai partiti di Governo. Non ultimo: ci sono in gioco altre partite molto ricche: Rai Cinema e Rai Ficion: bocconcini molto appetitosi.
Non ci potrà essere accordo, infine, se si prosegue a propalare
“bufale” come l’apertura di un prossimo Hyperscale a Pomezia del quale lo stesso
AD Rai, Giampaolo Rossi, sostiene che “I tempi e i costi del progetto sono in
evoluzione, strettamente legati alla quantità di investimenti che stiamo
proponendo di fare” (ANSA del 17/3) ovvero, tradotto in soldoni, al momento aria fritta, solo
dichiarazione di intenti senza alcun fondamento concreto peraltro alla vigilia possibile seppure improbabile di una operazione di fusione/cessione: sarebbe
più ragionevole attendere gli sviluppi e poi lasciare alla nuova società l’onere
di imbarcarsi in questo nuovo investimento.
Bloggorai lo sa e lo ha riverificato: Ei Tower non vede l’ora
di chiudere il deal: sono dieci anni che ci prova e, oggi più che nel passato, ne
ha assoluta necessità. Per il “progetto” di Pomezia si parla di un investimento
di 400 milioni: chi li tira fuori? Rai? Quando poi potrebbe essere operativo? Forse,
tra due anni? Chi potrebbero essere gli altri soggetti/operatori interessati
che poi dovranno sostenere i costosi oneri di gestione e manutenzione? La domanda
centrale è: a chi potrebbero essere venduti “i servizi”? Poi si dice: “fondamentale
in termini di sovranità tecnologica”??? ma come è possibile? Nel 2024 gli
Hyperscale operativi in Italia sono 3 (Amazon Web Services (AWS), Microsoft
Azure e Google Cloud Platform) e i Data Center censiti 168 (vedi questo Report
molto dettagliato: https://www.ingenio-web.it/articoli/data-center-in-italia-crescita-consumi-energetici-e-nuove-regole-tra-europa-stato-e-regioni/
). Come è possibile sostenere che questo progetto possa, oggi, essere definito
una pietra miliare della “sovranità nazionale” quando l’operazione è semplicemente
1+ degli altri già esistenti?
Vedremo … vedremo …
bloggorai@gmail.com
mercoledì 18 marzo 2026
La Civiltà delle Immagini 2026 - n.23: la guerra per conto del loro "dio" (minuscolo)
Questa notte il tormento, il primo cruccio esistenziale è stato: quale “figurina” merita di essere incollata nell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 - marzo? I temi prevalenti sono due: la guerra falsa e bugiarda degli USA ispirata da Israele contro l’Iran e il prossimo referendum sulla giustizia ispirato e voluto dalla Meloni e dai suoi alleati. Sul primo cruccio la notizia è "Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana"... Joe Kent dixit.
Il secondo cruccio, forse più drammatico, è stato invece
sapere che ne sarà dell’eredità di Raffaela Carrà ora che è stato “scoperto” il
suo figlio adottivo? Per i biografi di Bloggorai:
anche il sottoscritto, in tenera età ha avuto un tentativo di adozione da parte
di una ricchissima famiglia di armatori genovesi. Chissà perché non è andata in
porto. Un giorno qualcuno lo scoprirà. Per la cronaca: la notizia della Carrà è
sparita dalle prime pagine e gli italiani, il Paese intero è tenuto all’oscuro della
vicenda. È grave: saremo costretti a leggere e sapere solo di Garlasco e di referendum ... che papere!!!
La guerra, come drammaticamente noto, propone le “solite”
immagini di morte, devastazione e distruzione. Nei giorni scorsi ne abbiamo conservata
una con la coda di un missile conficcato nel terreno contornato da pecore al
pascolo, giusto per ricordare che dietro tanta IA, bombe laser e droni, ci sono
sempre e solo persone, esseri umani, come le 175 bambine di Minab, colpite e
uccise da una bomba americana “per errore di puntamento”. Allora ecco che ci si
è posta una domanda: chi “ispira” queste azioni, quale disegno mentale, oltre
che di interesse economico geopolitico, rende queste azioni possibili e
concrete? Forse una “ispirazione divina”? Loro credono in un "dio" particolare? Vediamo:
Queste sono immagini di “pastori” che pregano e benedicono Trump e i suoi deliri, forse una fonte delle sue ispirazioni belliche e, a loro dire per come le citano, bibliche.
Questa invece la vignetta del noto Giannelli sul Corriere
dello scorso 15 marzo. Il riferimento è agli “Yesmen of America”. Ma, a nostro giudizio,
manca qualcosa/qualcuno o qualcosa è posto in modo errato ... cosa? Provate ad indovinare.
Proviamo a supporre che sia buona la prima ipotesi che gli viene supportata dai numeri impietosi che ormai non fanno quasi più notizia: la Rai è sotto Mediaset in modo costante. Ieri lo Studio Frasi ha reso noti i dati (elaborati su Auditel) dello scorso anno e questo il quadretto che ne esce:
Dunque, oramai Rai è “sotto” da
tempo, da alcuni anni a questa parte la tendenza è costante: diminuisce la
platea complessiva ma per Rai diminuisce ancora di più mentre invecchiano progressivamente
i suoi telespettatori ai quali si continua a dare in pasto (notturno) le rimasuglie
della cantina dell’ex Teatro delle Vittorie (vedi il prossimo Canzonissima).
Domani è previso un Cda Rai dove
ci potrebbero essere nomine. Ci sono due
temi sottesi: anzitutto chi si dovrà nominare dove per fare cosa e poi un tema,
ripetiamo, di assoluto e primario rilievo strategico: il prossimo futuro di Rai Way. Oggi alcuni
giornali strombazzano la notizia di un nuovo Data Center che si aprirà (tra due
anni) nei pressi di Roma. Per farne cosa e con quali clienti non è dato sapere.
La notizia più importane però è tenuta accuratamente nascosta. Chi sarà il successore
dell’attuale AD Cecatto quando il prossimo 28 aprile ci sarà il Cda di Rai Way
che dovrà decidere la nuova governance? Saranno le “cose” (ovvero la politica)
che faranno le persone o saranno le persone che poi “faranno le cose” ovvero la
fusione/cessione con Ei Towers? Per quanto ne sappiamo ed abbiamo avuto
conferma da Mediaset scalpitano, sono da tempi prontissimi a dare il via all’operazione.
Non è lo stesso all’ex Viale Mazzini: brancolano nel buio tra nomi e candidature
antagoniste e contrapposte, la guerra per bande infuria, da anni e non si vedono,
per ora, segnali di pace. Si, però … ma …
tra i nomi che girano ci sono due
fanciulle, una delle quali era nota per la sua appartenenza all’area PD, mentre
l’altra godrebbe di un forte “supporto” politico di area FdI che vorrebbe
entrare nella partita dell’operazione RaiWay con una persona di sua fiducia. La ragazza è ambiziosa. La
partita è complicata assai.
bloggorai@gmail.com










