martedì 22 settembre 2026

Il Gioco: Tv corrotta, nazione infetta

By Bloggorai ©

Italiani: un Popolo di Santi, di eroi, di navigatori ... ma anche di sprovveduti allo sbaraglio, di furbetti del quartierino, tossicodipendenti ludopatici compulsivi.

Questo il quadro che emerge dalla recente ricerca ISTAT sugli italiani e il gioco: “Giochi, un’attività abituale per la maggioranza dei cittadini - Anno 2024”. Un quadro desolante e devastante: “Nel 2024, il 52,9% della popolazione di 14 anni e più (27 milioni 510mila persone) ha praticato almeno un’attività di gioco, con quote più elevate tra i giovani (sette su 10 tra i 14 e i 24 anni).

Il 12,3% delle persone di 14 anni e più gioca con frequenza settimanale, il 15,7% una o più volta al mese e il 24,9% più raramente. Giocano con una frequenza settimanale specialmente gli ultra 65enni (19,3%) e i giovani di 14-24 anni (13,5%).

Nel 2024, il 31,9% della popolazione di 14 anni e più (16 milioni 609mila persone) ha partecipato ad almeno un gioco con vincite in denaro. Il fenomeno è più diffuso tra gli uomini (37,8% contro 26,4% delle donne).

Il 4,9% delle persone di 14 anni e più gioca una o più volte a settimana a giochi con scommesse, il 6,9% una o più volta al mese e il 20,2% più raramente. La frequenza è più elevata tra gli uomini: il 7% gioca settimanalmente e il 9% mensilmente, contro il 2,9% e il 4,9% delle donne”.

Il contrappeso di questi dati sono i valori economici che sono in “gioco”: “L'azzardo batte così ogni crisi e raggiunge nel 2025 il record storico di 165,34 miliardi di euro: una raccolta in crescita del 5% rispetto all'anno precedente. Una cifra monstre che equivale al 7,3% del Pil nazionale, trainata dal boom del canale online. Ma a farsi largo sono anche le perdite nette dei cittadini, che ammontano a 21,88 miliardi di euro, più o meno il valore di una manovra finanziaria” (fonte "Libro nero sull'azzardo", il rapporto annuale realizzato da Cgil, Federconsumatori e Fondazione Isscon).

Tutto questo per tornare su un tasto dolente del Servizio Pubblico: ogni sera il gioco dei “pacchi” su RAI Uno è visto da circa 4 mln di persone. Un grande successo, una grande fonte di incassi pubblicitari, ma anche una grande tragedia sul fronte dell’aperto sostegno alla ludopatia. De Martino propone infatti un “gioco” che non richiede alcuna abilità o conoscenza ma solo una relativa quantità di fortuna, esattamente come un “gratta e vinci” o come una leva di una slot -machine.

E allora, riproponiamo la domanda: vale la pena pagare il canone per questa Rai, per questa offerta editoriale, per questo modello di servizio Pubblico?

Il tema “canone” è caldo e potrebbe esserlo ancora di più nei prossimi giorni o settimane. Passo indietro: in VII commissione Senato si stanno per chiudere i giochi sulla proposta di riforma RAI. Oggi Il Messaggero titola “Rai, al Mef la scelta di due nomi. L’apertura sul taglio del canone”. In mattinata i soliti consiglieri “del giorno dopo” hanno comunicato che “… si prospetta un meccanismo nel quale l'ammontare del canone può essere ridotto di anno in anno, affidando la relativa compensazione a successive decisioni pubbliche: si rischia così di rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica”. Peccato dover ricordare che questa posizione del Governo è nota da tempo (giugno scorso) e che l’opposizione su questo argomento ha balbettato con propri emendamenti emersi da un fantomatico “tavolo di lavoro” che non hanno scalfitto di una virgola la posizione della maggioranza. 

Ora, oggi, ci troviamo alla viglia di un possibile colpo di mano del Governo sulla riforma Rai che, se mai riuscisse ed i numeri in Parlamento li hanno, consegnerebbe l’Azienda nelle loro mani per altri 4 anni. Il tema “canone” è un corollario elettorale di grande presa e, come al solito, saranno loro i primi ad intestarsi la paternità e non sarà sufficiente difenderlo così com’è. Sarà necessario dire o proporre qualcosa di più e di diverso. Sarà necessario affrontare ora, subito, il tema del futuro del Servizio Pubblico e non solo in termini di governance come vuole l’EMFA. Bloggorai lo scrive da tempo: se TeleMeloni vincerà la battaglia è solo perché l’opposizione si è dimenticato di combatterla, o meglio hanno proprio smarrito il “manuale di combattimento” e quando magari lo ritrovano i giochi sono fatti. Purtroppo, come abbiamo sentito dire, “In questo momento la RAI non è una priorità … c’è ben altro e di più grave a cui pensare”. È vero.

bloggorai@gmail.com

ps. Oggi il “tema” Lavitola è pressoché scomparso (solo il Corriere si ostina a scrivere “il caso Ranucci”). Ieri sera abbiamo assistito ad una pagina memorabile del giornalismo televisivo tipico del Servizio Pubblico con Massimo Giletti che intervistava Maria Rosaria Boccia e le ha posto la domanda fondamentale di tutta questa storia. “Vi siete baciati?” e lei, candida e sorridente, ha risposto “No!”. A seguire, ovviamente, non poteva mancare uno pseudo scoop su Garlasco. 

 

lunedì 21 settembre 2026

La Radio giovani contro la Tv anziana: 2 a 0

By Bloggorai ©

Amo la radio perché arriva dalla gente
Entra nelle case e ci parla direttamente
E se una radio è libera, ma libera veramente
Mi piace ancor di più perché libera la mente

Con la radio si può scrivere, leggere o cucinare
Non c'è da stare immobili, seduti lì a guardare
E forse proprio quello che me la fa preferire
È che con la radio non si smette di pensare

(E. Finardi, 1976)

RAI- Radio Televisione Italiana. Non c’è dubbio: nasce prima la radio e poi, a seguire, è più rilevante la radio e a seguire c’è la televisione. Eppure, nella “narrazione” audiovisiva (anzitutto “audio” e poi “visiva”) la Radio compare sempre come la sorella povera, dimenticata e maltrattata dalla ricca e brillante TV. Se ne parla meno, se ne scrive meno, e si "studia" meno. In chiave politica di dice sovente “Tele Meloni” ma raramente si legge “Radio Meloni”. Nella Rassegna Stampa RAI, storicamente, lo spazio (gli articoli) dedicati alla radio sono in genere meno della metà rispetto a quelli dedicati alla Tv.

Eppure, i numeri invece raccontano una storia diversa: in Italia le persone che nel giorno medio si sintonizzano su una stazione radiofonica (maggiormente privata rispetto ad una pubblica) sono circa 35 mln e oltre 7 mln nel quarto d’ora medio. Tanto per avere un confronto: la platea televisiva nel giorno medio (totale emittenti Total Audience Auditel) è di circa 8,7 mln mentre in prima serata è di circa 20 milioni (con variazioni significative rispetto alle stagioni). Le differenze sono enormi in termini quantitativi e in termini qualitativi rispetto alle modalità di fruizione del mezzo, rispetto alla tipologia del pubblico e alla composizione del mercato.

La Radio ha un flusso costante ed immediato e rapidamente accessibile in ogni luogo e circostanza. La Radio crea e rafforza un forte legame di “vicinanza” con i conduttori e i temi proposti. La Radio propone una varietà di contenuti pressoché imparagonabili con quelli della Tv tradizionale, digitale e generalista. Infine, la Radio è allo stesso tempo locale e universale.

Il pubblico della radio è maggiormente “effervescente” rispetto a quello televisivo. Le fasce di età sono meglio distribuite laddove anche i “giovani” trovano spazi che in Tv invece non trovano (la maggior parte del suo pubblico è over 50). Il pubblico della radio è “mobile”: “…  Su un totale di circa 34 milioni di ascoltatori nel giorno medio, 19,65 milioni (57,7%) ascoltano la radio esclusivamente fuori casa, a cui si aggiungono altri 9,53 milioni (28%) che la ascoltano sia in casa sia fuori casa. Solo il 14,2% degli utenti fruisce del mezzo esclusivamente tra le mura domestiche” (https://fm-world.it/total-search/ ). Il pubblico della radio poi estende i suoi confini con la “visual Radio”, con la “web Radio” e con i derivati “podcast” oggi di grandissimo successo.

Il “mercato” della radio è oggi in buona salute: la pubblicità radiofonica sembra essere l'unico comparto che mostra una crescita strutturale costante, superando i 629 milioni di euro di ricavi complessivi (circa il 7% dell'intero mercato pubblicitario nazionale) a fronte degli altri media che invece soffrono di cali e perdite considerevoli.

Dunque, cosa non funziona nel “racconto mediatico” sulla radio? Perché nonostante i numeri evidenziano una dimensione costantemente positiva la Radio continua a rimanere la sorella povera della Tv? E, se vogliamo meglio approfondire, perché Radio Rai nella famiglia mediatica delle altre emittenti radiofonica è costantemente relegata in posizioni lontane dalla cima della classifica degli ascolti? Per intenderci: Audiradio 2025 pone Rai Radio Uno al 7° posto con quasi la metà degli ascoltatori della prima in classifica (RTL 102,5 con oltre 6 mln e Rai Radio Uno con poco più di 3 mln). Cosa non funziona nel “Servizio Pubblico Radiofonico nazionale”???

Cercheremo di capire, di sapere, di approfondire. Intanto, se avete voglia, potete rileggere quanto abbiamo già scritto non molto tempo addietro: https://bloggorai.blogspot.com/2025/09/rai-una-radio-con-dentro-una-tv.html e se intanto avete voglia di conoscere “un’altra Radio” di Servizio Pubblico provate a vedere qui: https://www.radiofrance.fr/ .

bloggorai@gmail.com

 

Ps. Bloggorai ha iniziato la sua “attività” nel lontanissimo 1977 proprio nella più importante radio libera romana: Radio Città Futura

sabato 19 settembre 2026

Notizia del Giorno: abolito il Canone RAI ???

By bloggorai ©

No, non è vero ma un finto “scoop” non si nega a nessuno e pure Bloggorai ne approfitta.

L’interrogativo è urticante ma non meno interessante: il canone RAI, per questa RAI e nelle determinate condizioni ha ancora un senso politico, sociale e culturale e financo tecnologico? La tutela dello Stato sulle frequenze radiotelevisive ha ancora un senso? La possibile riforma imposta da Bruxelles con l’EMFA garantisce pienamente autonomia e indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza dell’Esecutivo? È adeguato e funzionale il rapporto tra risorse disponibili (canone più pubblicità) e impieghi in termini di offerta editoriale pure in relazione alla propria struttura organizzativa? In altri termini: la RAI è in grado di supportare la sua offerta editoriale con le risorse di cui dispone? Tre reti generaliste e oltre 12 mila dipendenti (dei quali circa 2. 000 giornalisti, dei quali circa 200 solo a Rai News24) sono necessari? Questa mattina l’interrogativo lo ripropone Giovanni Valentini sul Fatto e titola: “RAI, azione popolare per avere il rimborso del canone 2025” e si legge “Siete stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni?” e propone di “ …introdurre un canone sociale progressivo, rapportato ai consumi elettrici o alle fasce di reddito”. C’è materia di dibattito e il rischio che questo tema sia prevalentemente in appalto esclusivo e nelle corde della destra è forte.  

Attenzione. Il tema canone si o canone no non appartiene solo al bagaglio della Lega di Salvini ma si aggira da tempo, da anni, anche nei meandri nemmeno tanto nascosti dell’area progressista. Ogni tanto ci capita di ricordare il referendum del ’95 sull’abolizione della Concessione, come pure giova ricordare in tempi moderni il vice segretario del PD Francesco Boccia quando affermò all’ANSA nel lontano 2029 “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Come pure vale la pena ricordare, nei recenti emendamenti sulla bozza di riforma RAI oggi in discussione al Senato proposti dall’opposizione, gli svarioni sul “Contratto Attività e Risorse” o peggio ancora del “Contratto Obiettivi e mezzi” laddove si lege che la “ … Rai riceve il gettito dell’imposta di scopo denominata canone a base quinquennale e scorrevole anno per anno…” ovvero esattamente il contrario di quanto dispone l’EMFA che invece prevede l’impiego di risorse certe e prevedibili. Oppure vedi ex emendamento art. 61 si prevede che il finanziamento Rai “… sia assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti l’anno solare precedente…”.

Grande confusione sotto il cielo dell’opposizione e la situazione non è affatto eccellente, anzi, forse è pure pessima!

In soldoni: se domattina la Meloni & C  proponessero e approvassero il testo oggi in discussione in VIII Commissione del Senato questo sarebbe il nuovo profilo del canone RAI: “Per garantire l'adeguatezza, la sostenibilità e la prevedibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la fornitura del servizio, l'ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente»;. Chi sarebbe il soggetto in grado di “determinare” la fondatezza delle possibili riduzioni del canone e su quali criteri? Lo stesso Governo …of course, con buona pace dell’EMFA.

Chiudiamo con una noterella a margine. Ieri in Cda si è parlato dell’uscita anticipata di Roberto Sergio dalla RAI dove ricopre l’incarico di DG Corporate ovvero un ruolo fittizio e pressoché irrilevante in quanto la funzione è stata definitivamente abolita con la Legge Renzi che invece ha introdotto la figura dell’AD nonché alla guida di San Marino Tv (solitamente controllata da un dipendente RAI). Ora il tema che sembra interessare tutti (tutti) i vertici attuali sembra essere rimanere in sella al Cda anche per il prossimo giro di giostra e, meglio ancora, se per cinque anni piuttosto che tre. Pecunia non olet: i consiglieri RAI oggi percepiscono 66 mila euro lordi. Per fare cosa?

Bloggorai@gmail.com


 

BOOOM !!! Abolito il canone RAI?

By bloggorai ©

No, non è vero ma un finto “scoop” non si nega a nessuno e pure Bloggorai ne approfitta.

L’interrogativo è urticante ma non meno interessante: il canone RAI, per questa RAI e nelle determinate condizioni ha ancora un senso politico, sociale e culturale e financo tecnologico? La tutela dello Stato sulle frequenze radiotelevisive ha ancora un senso? La possibile riforma imposta da Bruxelles con l’EMFA garantisce pienamente autonomia e indipendenza del Servizio Pubblico dall’ingerenza dell’Esecutivo? È adeguato e funzionale il rapporto tra risorse disponibili (canone più pubblicità) e impieghi in termini di offerta editoriale pure in relazione alla propria struttura organizzativa? In altri termini: la RAI è in grado di supportare la sua offerta editoriale con le risorse di cui dispone? Tre reti generaliste e oltre 12 mila dipendenti (dei quali circa 2. 000 giornalisti, dei quali circa 200 solo a Rai News24) sono necessari? Questa mattina l’interrogativo lo ripropone Giovanni Valentini sul Fatto e titola: “RAI, azione popolare per avere il rimborso del canone 2025” e si legge “Siete stufi di finanziare TeleMeloni e RadioMeloni?” e propone di “ …introdurre un canone sociale progressivo, rapportato ai consumi elettrici o alle fasce di reddito”. C’è materia di dibattito e il rischio che questo tema sia prevalentemente in appalto esclusivo e nelle corde della destra è forte.  

Attenzione. Il tema canone si o canone no non appartiene solo al bagaglio della Lega di Salvini ma si aggira da tempo, da anni, anche nei meandri nemmeno tanto nascosti dell’area progressista. Ogni tanto ci capita di ricordare il referendum del ’95 sull’abolizione della Concessione, come pure giova ricordare in tempi moderni il vice segretario del PD Francesco Boccia quando affermò all’ANSA nel lontano 2029 “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”. Come pure vale la pena ricordare, nei recenti emendamenti sulla bozza di riforma RAI oggi in discussione al Senato proposti dall’opposizione, gli svarioni sul “Contratto Attività e Risorse” o peggio ancora del “Contratto Obiettivi e mezzi” laddove si lege che la “ … Rai riceve il gettito dell’imposta di scopo denominata canone a base quinquennale e scorrevole anno per anno…” ovvero esattamente il contrario di quanto dispone l’EMFA che invece prevede l’impiego di risorse certe e prevedibili. Oppure vedi ex emendamento art. 61 si prevede che il finanziamento Rai “… sia assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti l’anno solare precedente…”.

Grande confusione sotto il cielo dell’opposizione e la situazione non è affatto eccellente, anzi, forse è pure pessima!

In soldoni: se domattina la Meloni & C  proponessero e approvassero il testo oggi in discussione in VIII Commissione del Senato questo sarebbe il nuovo profilo del canone RAI: “Per garantire l'adeguatezza, la sostenibilità e la prevedibilità delle risorse finanziarie necessarie a garantire la fornitura del servizio, l'ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente»;. Chi sarebbe il soggetto in grado di “determinare” la fondatezza delle possibili riduzioni del canone e su quali criteri? Lo stesso Governo …of course, con buona pace dell’EMFA.

Chiudiamo con una noterella a margine. Ieri in Cda si è parlato dell’uscita anticipata di Roberto Sergio dalla RAI dove ricopre l’incarico di DG Corporate ovvero un ruolo fittizio e pressoché irrilevante in quanto la funzione è stata definitivamente abolita con la Legge Renzi che invece ha introdotto la figura dell’AD nonché alla guida di San Marino Tv (solitamente controllata da un dipendente RAI). Ora il tema che sembra interessare tutti (tutti) i vertici attuali sembra essere rimanere in sella al Cda anche per il prossimo giro di giostra e, meglio ancora, se per cinque anni piuttosto che tre. Pecunia non olet: i consiglieri RAI oggi percepiscono 66 mila euro lordi. Per fare cosa?

Bloggorai@gmail.com

venerdì 18 settembre 2026

RAI: la serenità dell'anima

by Bloggorai ©

“Ciao, come stai, come state in redazione?”

“Bene, grazie, sono alquanto sereno e pure i colleghi ora sono felici e contenti”

“Allora … auguri … magari ci aggiorniamo tra una decina di giorni”

Ci sarebbe tanto altro da scrivere sulla RAI, sul Servizio Pubblico, sull’inizio del suo processo di estinzione. Siamo alla vigilia di un terremoto istituzionale con le elezioni politiche alle porte e prosegue il momento di grande confusione e incertezza sui grandi problemi che gli interessano. Gli ascolti hanno preso una china forse ormai irrecuperabile con una offerta editoriale ai limiti del miserabile (ieri sera Rai sotto Mediaset di quasi 5 punti), i conti sono fermi al “carta vince e carta perde” con le poste di bilancio che si muovono da una parte all’altra come conviene. La Digital Media Company se la sono dimenticata (non ci sono soldi e Rai Way ormai un sogno lontano. Non parliamo di Piani quali che siano: industriale, informazione (inesistente) o immobiliare (vedi Torino dove pure l’Arcidiocesi corre in soccorso della dismissione della storica sede). 

Per chiudere in bellezza: siamo alla vigilia della possibile chiusura della partita “riforma Rai” dove il Governo potrebbe portare a casa un risultato notevole: ovvero mantenere le mani sulla Rai per i prossimi 4 anni mentre l’opposizione si gingilla con “primarie si o primarie no, programma prima o programma dopo”.

Dopo mesi  di paginate, di titoli a sei colonne, di “fonti ufficiose” e di Comitati Etici Rai a corrente alternata o con la memoria corta (si è “dimenticato” dell’amico di Diabolik e quando ricorda “qualcosa” risale al 2019 e al 2021) di prime firme del Corriere (Paolo Mieli) o del direttore di Repubblica, Stefano Cappellini che, direttamente o indirettamente, tra una vongola sgusciata ed un’altra, partecipano al “progetto Lavitola” per una possibile candidatura di Ranucci, ora siamo alle suggestioni, alle emozioni e ai sentimenti.

La “narrazione” ha cambiato segno: la fuffa allo stato puro, il niente allo stato solido, il nulla allo stato primordiale che pure però ha consentito una “narrazione” da paginate intere dove il Corriere ha fatto a gara con i giornali di governo ad inzuppare il biscotto nel “caso” Ranucci piuttosto che nel “caso” Lavitola.

Ieri si è svolto il Cda Rai e sul tema “rotazione/rimozione” di Ranucci il dirigente Rai che ha firmato il provvedimento ha detto che “… il piglio di Ranucci negli ultimi anni di conduzione abbia prodotto difficoltà alla redazione che ora invece sarebbe tornata a lavorare con serenità” (Corriere di oggi). Delle due l’una o non sanno cosa dicono o se lo sanno c’è da chiamare qualcuno bravo che li possa aiutare. Da non credere: il “piglio” quale sarebbe? Di cosa si tratta? Come si misura? Chi lo avverte come molesto? E poi le “difficoltà” quali sarebbero? Come, quando e in che modo si sono evidenziate? Per non dire poi della “serenità” ovvero una nota condizione dello spirito che ufficialmente si misura con il “serenometro” e magari “negli ultimi anni” ovvero lo strumento indicato lavorava sottotraccia, la redazione non era serena ma nessuno lo sapeva. Difficile immaginare uno sceneggiatore in grado di scrive una “narrazione” del genere.

Ribadiamo, Bloggorai potrebbe chiedere al Comune una richiesta di occupazione di suolo pubblico per mettere un chioschetto di Prosecco e tarallucci per il prossimo 25 settembre, data in cui si dovrebbe svolgere l’udienza al Tribunale del lavoro ex art.700 CpC. Con queste argomentazioni sarà interessante leggere l’espressione del giudice chiamato a giudicare se la “serenità della redazione di Report” è condizione necessaria e sufficiente per la “rotazione” di Ranucci dalla conduzione di Report. Chissà, se mai dovesse avvenire che il giudice possa dare ragione a Ranucci, come si turberebbe la “serenità” della redazione? “State sereni …” diceva qualcuno e il "futuro è ancora tutto da scrivere".

bloggorai@gmail.com

giovedì 17 settembre 2026

Carta vince ... carta perde. RAI vince sempre ???

By Bloggorai ©

Bene. Iniziamo dalla fine dell’inizio ovvero dall’inizio della fine del Servizio Pubblico. Sono appena stati diffusi i dati Auditel giornalieri e, ancora una volta come avviene ormai da tempo, Rai sta sotto Mediaset di tanti punti: ieri nell’intera giornata RAI al 33% e Mediaset al 40%. Con questa progressione, nel giro di qualche anno a salvare la RAI sarà necessario un intervento del WWF. Con la speranza poi che dopo il bollo auto il Governo Meloni non voglia togliere pure il canone RAI.

Bene, andiamo avanti. Carta vince … carta perde…!!! La “paranza” di Porta Portese è solitamente composta da 4 o 5 persone: il capo è quello che manipola le carte (e vince sempre) ovvero quello che maneggia i soldi. Due/tre gregari fanno finta di essere giocatori occasionali (spesso c’è anche una donna) e uno/due fanno i “pali” per vedere se arriva la polizia (che solitamente non arriva) e se la squagliano subito.

Gli sprovveduti allo sbaraglio sono i polli che credono di poter vincere facile 100 euro: impossibile. Vincono sempre loro.

Oggi si svolgerà il Cda Rai e il “gioco delle tre carte” sarà, forse, in tavola e, forse, si potrà capire e sapere chi sono i furbetti e chi i polli: Hic Sunt Leones!!! Chi sono gli “amici” e chi i “nemici. Amici di Lavitola si e amici di Diabolik no. Presunti amici mafiosi e massoni in Rai (da anni) si e Ranucci no. Paolo Mieli, prima firma del Corriere e Stefano Capellini, direttore di Repubblica, che partecipano alla stesura del sondaggio di Lavitola no e Ranucci si. Mezzo governo che chiede la testa di Ranucci e il ridimensionamento di Report si e l’autonomia del Servizio Pubblico no. La “paranza” vince sempre.  

Ecco allora che la faccenda Lavitola assume un altro punto di lettura. La Rai e la sua “offensiva” giudiziaria iniziata ieri. L’obiettivo dichiarato implicito, senza dubbio, è evitare che Ranucci possa vedere riconosciute le sue ragioni e il Giudice del lavoro richiedere il suo reintegro a Report prima dell’8 ottobre: “Non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo correre alcun rischio. Semmai fosse, sarebbe una Caporetto per tutti.  Quindi, intanto cerchiamo di licenziarlo e poi si vedrà” sostiene una nostra “fonte non ufficiosa” e semmai un giorno gli venisse riconosciuta ragione passeranno mesi e anni e qualora fosse a pagare il risarcimento saranno altri e non questo Cda.

“Fonti ufficiose” e “fonti non ufficiose” riportate oggi dal Corriere (che differenza c’è tra le due fonti? Conosciamo bene il mestiere: con questa formula si può scrivere tutto e il contrario di tutto, ovvero nulla, tanto nessuno potrà mai smentire) sostengono che non ci sarebbe relazione tra il provvedimento di “rotazione editoriale” ed un eventuale provvedimento disciplinare che potrebbe portare al licenziamento di Ranucci per giusta causa. E invece c’è … eccome se c’è e hai voglia a citare "fonti" più o meno ufficiose!!! se sono tanto certi delle loro ragioni potrebbero dirlo chiaro e tondo. 

Bloggorai ha sbagliato lavoro e avrebbe voluto fare l’avvocato o anche il Cancelliere. Ma in questo caso non ci sarebbe bisogno per sgamare le carte truccate: è sufficiente leggere il Corriere &C per farsi buona idea del pressapochismo dilagante da quelle parti. I due filoni (Comitato Etico e apertura procedimento disciplinare) sono evidentemente e palesemente connessi l’uno con l’altro e le “fonti” lo ammettono pure. L’uno è in funzione dell’altro e i capi di accusa contestati sono emersi dalle “attività investigative del Comitato Etico” che avrebbe lavorato in gran segreto (salvo poi leggere quotidiane indiscrezioni sul Corriere). Se non che le “accuse” sarebbero di aver consentito ingressi di Lavitola a Via Teulada (risalenti il primo al 2019 e il secondo al 2021) e di aver diffuso giudizio oltraggiosi rispetto a d altri colleghi. Se le vedranno i difensori di Ranucci ad esporre le loro ragioni.

Come è pure palesemente definibile atto persecutorio e ritorsivo l’iniziativa legale della Rai: è stato recapitato poche ore dopo il deposito del ricorso di Ranucci al Tribunale del Lavoro e finalizzato a supportare indirettamente l’azione “editoriale” della sua rimozione da Report. Un semplice avvocato agli esordi della carriera avrebbe buon gioco ad utilizzare questa carta come rafforzativo del ricorso per sostenere che “… non si chiede al Giudice di valutare le scelte editoriali dell’Azienda ma di verificare se sia legittimo rimuovere l'autore e conduttore del principale programma d'inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione”. E di prove provate di queste pressioni mediatiche e politiche ce ne sono a sufficienza. Ecco dove tutto si lega: con la “rotazione” si toglie Ranucci da Report e con il provvedimento si toglie Ranucci dalle scatole una volta per tutte.

bloggorai@gmail.com

 

mercoledì 16 settembre 2026

Il "faccendiere" tra politica, giornali e poteri forti

By Bloggorai ©

“Il faccendiere” è una figura archetipa. Chi è il “faccendiere”? “Per capire chi sia il faccendiere si deve aver chiaro il particolare colore della parola ‘faccenda’: propriamente sarebbe la cosa da farsi, l’affare - un significato semplice. Ma nasconde un che di esperto e scafato, che si ripercuote sul faccendiere come maneggione, procacciatore d’affari, mediatore di traffici illeciti. In altri termini, il faccendiere è un aggiustatore di faccende, un sensale che fa incontrare interessi diversi - decisamente smaliziato, dalla morale disinvolta, e che agisce in maniera occulta, per nascondere la porzione illecita dei suoi traffici e svolgerli in tranquillità. Insomma, può essere molte cose. Nel gergo giornalistico, questo termine si è imposto in particolare per indicare quei personaggi che fanno da frizione fra la pubblica amministrazione e l’impresa privata, specie non limpida, facendo addomesticare gare e appalti”. Rileggi su L’Espresso del 2021 “O che bel mestiere fare il faccendiere” vedi  https://lespresso.it/c/politica/2021/6/21/o-che-bel-mestiere-fare-il-faccendiere/38056 . Oggi ne abbiamo in giro ben due: Bisignani e Lavitola. Tanta roba ed è solo su uno di loro, Lavitola, che interessa concentrare l’attenzione.

Allora, hai voglia a dire e scrivere che della faccenda Lavitola e in subordine Ranucci non interessa gran che nessuno. Non sembra e non dovrebbe essere vero: dietro, intorno e davanti alle vicende dei “faccendieri” si avverte la “narrazione” politica del Paese, sono loro i punti di congiunzione tra tutte le vicende losche, le trame e i complotti anche drammatiche che hanno attraversato e attraversano la recente storia italica. Sono loro i punti di congiunzione tra “poteri forti” sempre presenti e attivi in ogni momento: servizi più o meno deviati, massoneria e criminalità organizzata. Da non dimenticare un antefatto che proprio Report ha sollevato ad aprile scorso: le presunte ingerenze di META sulle elezioni politiche del 2022 e il ruolo del Garante sula Privacy. Ribadiamo: non è roba di poco conto. Quelle puntate di report (ricordiamo il servizio su “l’amico mafioso”) potrebbero essere una formidabile chiave di lettura di quanto oggi sappiamo.

Dunque, anche Bloggorai mantiene il punto e segue la vicenda. 

Oggi si arricchisce di un passaggio interessante. Fermo restando il punto centrale ovvero l’inchiesta che vede Lavitola come mandante reo confesso e i presunti esecutori in galera, l’asse dell’attenzione mediatica sembra sempre orientata a far vedere Ranucci in qualche modo colpevole o complice. Al momento contro Ranucci non c’è nulla e sul nulla emerso dai lavori del famigerato Comitato Etico (il Corriere ha scritto “Opacità e interferenze” senza mai specificarne una) è stato preso dalla Rai il famigerato provvedimento di “rotazione” ovvero di “rimozione” dall’incarico come conduttore di Report. Ieri Ranucci ha depositato il ricorso ex Art.700 CpC e oggi leggiamo, sempre sul Corriere, che “La Rai ha già riposto avviando l’azione disciplinare nei confronti del giornalista”. Non si dice una parola o una riga di più: non si dice cosa gli viene contestato, quando e come sarebbe avvenuto il “fatto”. Però, si sa, il Corriere è ritenuto “solitamente molto bene informato” delle iniziative Rai. Anche Repubblica ne fa cenno, specificando che la mail di contestazione a Ranucci è stata ricevuta dai suoi legali alle 18.41 dello steso giorno della presentazione del ricorso, con la data “scritta a penna”. Bizzarrie legali.

Come abbiamo più volte scritto, il rischio che Ranucci possa vincere il ricorso è forte e fondato e, sembra, nell’ex Viale Mazzini sono in fibrillazione atriale. Come al solito, come Trump, si sono imbarcati in una avventura e non sanno come uscirne. La mossa della “rotazione” o “rimozione politica” potrebbe naufragare sotti i colpi del Giudice del lavoro e allora ora la buttano in “vendetta” cercando di sviare l’attenzione su altro piano ovvero: intanto cerchiamo di licenziarti e poi si vedrà.

La presunta “azione disciplinare” avviene dopo la proposta di “rotazione” dall’incarico quale conduttore di Report. Allora: delle due l’una: o Ranucci era ritenuto dalla Rai “colpevole” non si sa di cosa ex ante e quindi meritevole di un provvedimento disciplinare immediato (licenziamento) oppure era “innocente” e quindi meritevole di assegnazione ad altro incarico. per la sequenza degli avvenimenti e per quanto, poco, oggi sappiamo, la notizia del Corriere sembra una mezza bufala. L’altra mezza bufala la scopriremo strada facendo, se e quando sapremo esattamente di cosa è imputato Ranucci. Nel nostro ordinamento, l’onere della prova di accusa è a carico del PM in base al principio della presunzione di innocenza ex Art. 27 Costituzione. Vedremo le carte della Rai ... se ne hanno.

Intanto, giusto per tenerci aggiornati sugli ascolti. Ieri sera il prode Monteleone con il suo Filorosso ha realizzato il 2,6% degli ascolti, più o meno quanto un quartierino di media grandezza (nota  bene, nella prima ora ha fatto 1,6%). Nell’intera giornata Rai ha realizzato circa 2,5 mln con il 33% e Mediaset oltre 3 mln e quasi il 40% di share. Come piace ripetere a questi amministratori Rai. Gli ascolti non sono tutto. Già. È vero: c’è di peggio ovvero i contenuti.

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