Quando gli strumenti della “politica” non sono sufficienti a
decifrare i sui reconditi meccanismi occorre fare uso di altro genere di
strumentazione. Si può, ad esempio, adoperare la matematica, la logica e financo
la psicologia degli individui e dei gruppi complessi.
Allora, ieri è successo che un noto e autorevole esponente
dell’area progressista (AVS), Vincenzo Vita, sulle colone del Manifesto ha scritto
chiaro e tondo che “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni
sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal
Consiglio di amministrazione. Nella cinica routine di certa politica odierna,
il gesto potrebbe non fare neanche un plissé”. Linguaggio forbito e
sofisticato nonché gentile ma che tradisce un “sentiment” molto evidente. Come del
tutto evidente che non si tratta di una banale e semplice “opinione” personale. Ieri vi
abbiamo riportato le precedenti richieste in tal senso di Usigrai e M5S ma mancava
un terzo soggetto: il PD. Abbiamo posto le domanda secca ad un molto autorevole
esponente del partito che ci ha risposto in modo parimenti secco e alquanto
irritato “Questo Cda non lo abbiamo votato noi!”. Chiarissimo e combacia con quanto da tempo
avevamo intuito.
Ecco allora che ci viene in aiuto la matematica con il solito,
semplice, teorema della proprietà transitiva: se A sta a B come B sta a C se ne
deduce che A sta a C. In altri termini: difficile supporre che Vita si è svegliato
una mattina ed ha pensato “quasi quasi chiedo le dimissioni, seppure
simboliche, dei componenti l’opposizione” senza avere avuto il placet dei due suoi
segretari, Bonelli e Fratoianni. A loro volta, difficile supporre che i due non
abbiano fatto un colpo di telefono a Conte e alla Schlein: “Che facciamo con la
Rai, come sblocchiamo la situazione?". A quel punto, supponiamo, tutti in coro
hanno pensato: “proponiamo un gesto simbolico e poi vediamo cosa succede,
certamente non farà un plissé”. Ovvero, forse, rimarrà un semplice e gentile pensiero
in libertà.
Dopo aver pubblicato il post di ieri, un attento e
interessato lettore ci ha scritto allarmato. “Ma allora qui viene giù tutto?”.
Naaaaaa, tranquilli, sereni, e sobri: i giochi sono tutti aperti e dagli esiti
molto ma molto incerti. “E’ la “politica” beellezza!!!” che ha in mano il
pallino delle prossime scelte e, segnatamente, l’evoluzione del contesto
istituzionale con un solo tema centrale: le prossime elezioni politiche del
2027. Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo: la Rai è “un” campo di battaglia, non è
il solo e non è nemmeno il più rilevante ma non è nemmeno poi tanto
subordinato. Se qualche fine stratega dell’opposizione, in modo palese o occulto,
ha deciso di proporre un “gesto simbolico” con la richiesta di dimissioni dalla
Floridia fino a Natale è solo perché ci potrebbe essere un buon conto. Il buon conto
è semplicemente mettere le mani avanti per non cadere indietro in vista di un
possibile colpo di mano della maggioranza con la riforma Rai che, secondo le
loro buone intenzioni, potrebbe andare in Aula in autunno, sempre che non succeda
qualcosa prima. Semmai fosse, i prossimi consiglieri potrebbero rimanere incarica per 5 lunghi anni. Tanti! Nei prossimi giorni ci saranno segnali significativi.
Dopo di che, come noto, dobbiamo tornare ad un vecchio
principio: sono le persone che fanno le “cose” e non viceversa. Nel nostro
caso, ci sono le persone con i loro ruoli in Vigilanza e nel Cda Rai. È nella
natura delle persone assumere una “postura”, un tono o un carattere che viene
poi comunicato e percepito al loro esterno. Fare o NON fare è il tratto, la riga
finale, con la quale si misurano le “cose” fatte dalle persone. La domanda
lecita allora è: cosa hanno fatto le “persone” da quel lontano pomeriggio del
26 ottobre 2024 che possa entrare nella storia della Rai e del Servizio
Pubblico? Cosa è rimasto di quell’accordo, di quel patto che oggi suona pure
stantio e polveroso “prima la riforma e poi le nomine”???
C’è molto ancora da dire oggi.
bloggorai@gmail.com


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