domenica 12 aprile 2026

La Civiltà delle Immagini 2026: Vespa gioca con i dadi della RAI

By Bloggorai ©

“Io non ce l'ho con te, ma con quello che ti sta accanto perché ancora non ti ha buttato di sotto” E. Petrolini

Notizia recente: grosso modo, circa 12 mila anni addietro i cacciatori raccoglitori del Nord America inventarono una sorta di dadi, con due sole facce ovvero una specie di “pari o dispari”. Fino a poco tempo prima si riteneva che fossero stati “inventati” intorno al V millennio a.C. in diverse aree del mondo: dalla Scozia all’Egitto.

Da allora, il genere umano in diverse latitudini e continenti ha iniziato a fare i conti non tanto e non solo con il “gioco” (merita la citazione “Homo Ludens” di Huizinga) ma con il senso della casualità, con la sorte, con la necessità della scelta e con quel sottilissimo e impercettibile spazio che divide il certo con l’incerto, un destino fausto da uno infausto. I dadi sono una metafora pressoché perfetta delle combinazioni infinite che possono determinare le nostre sorti. La faccia visibile del dado è una sola e mostra un numero pari o dispari esattamente come le scelte che costantemente dobbiamo compiere che spesso e volentieri non lasciano molto margine all’incerto, al “forse”, al “dipende” o al “quasi”. Tutto si mostra per la sua duplice natura e lettura: bianco o nero, sotto o sopra, davanti o dietro, destra o sinistra e così via. Prima Parmenide e poi Aristotele lo avevano intuito in modo chiaro con il principio di “non contraddizione”: una cosa è o non è. Qualche secolo dopo Matteo nel suo Vangelo scrive “ … Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”. Per arrivare, infine, al noto pensiero di Einstein “Dio non gioca a dadi con l’Universo” a cui David Bohr rispose con “… smettila di dire a Dio cosa deve fare con i suoi dadi”.

Tutto ciò premesso per arrivare alla “figurina” che entrerà giocoforza nel nostro Album sulla Civiltà delle immagini 2026: Bruno Vespa con il ditino puntato in faccia all’autorevole esponente del PD, Giuseppe Provenzano, nel mentre che gli intima “stia zitto!!!”.  Per tornare alla metafora di cui sopra: o si sta con Vespa o contro di lui, non c’è o non ci dovrebbe essere margine di trattativa o lo vedi o cambi canale ovvero o frequenti il suo studio oppure no. Oggi su Repubblica Filippo Ceccarelli gli ha modellato un bel taglia e cuci dove ha colto elementi significativi dell’immagine televisiva: la foto della Meloni sullo sfondo con il suo claim (“…il Governo va avanti fino alla fine ...”) e una mano in tasca di Vespa. In questa immagine, nella sequenza televisiva, a nostro avviso, manca qualcosa e non è cosa da poco conto: la mancata reazione di Provenzano.

Un parlamentare, a nostro avviso, non dovrebbe accettare in alcun modo che qualcuno gli possa intimare di “stare zitto” ancor più se questo avviene in uno studio del Servizio Pubblico. E qui arriviamo al contesto della vicenda. Vespa “è” in ragione del fatto che gli si consente di “essere” ovvero di rappresentare il monopolio della comunicazione politica della Rai in modo pressoché totale e assoluto. Vespa “è” il suo contratto il suo ricco contratto da autore e conduttore con il Servizio Pubblico, Vespa “è” la naturale prosecuzione del “potere” politico in forma televisiva, da tempo immemore blandito, vezzeggiato e “rinnovato” ormai ad ogni cambio di stagione politica. 

Ma, domanda banale, è mai possibile che con oltre 2000 giornalisti a busta paga Rai non ce ne sia uno/a, o anche mezzo/a, in grado di condurre un “Porta a porta” qualsiasi?

Non c’è molto altro da aggiungere. Qualcuno, un consigliere a caso, ha scritto di “… toni scomposti …” usati da Vespa per i quali dovrebbe financo “chiedere scusa”. Non c’è un problema di toni ma, semplicemente di Vespa e di chi gli rinnova il contratto.

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ps: Bloggorai possiede un discreta collezione di dadi, di diverse forme a materiali, provenienti da diverse parti del mondo, alcuni antichi e particolari.

venerdì 10 aprile 2026

RAI & C: il grande gioco di primavera

By Bloggorai ©

Ogni stagione è una buona stagione per te se la tua anima è serena

Primavera, è tempo di cambiare o, meglio ancora, di mantenere e rinforzare. Siamo arrivati ad un punto cruciale: Meloni e il suo governo dovranno pur decidere, e in fretta, se far saltare il tavolo e andare ad elezioni anticipate oppure stringere i denti e andare avanti. Per la presidente del Consiglio, chiudere la legislatura è un obiettivo ambizioso (sarebbe la prima volta che succede) ma altrettanto ambizioso è l’obiettivo di poterne aprire una nuova dopo le elezioni del 2027.

Ecco allora la “stagione dele nomine” del Governo che, giocoforza, guarda avanti, molto avanti con fondamentali chiavi di lettura: prudenza, controllo e continuità. La Stampa del 3 aprile, appunto, titolava a proposito di una poltrona di assoluto rilevo strategico “Poste, resta Del Fante. Nella Aziende di Stato, il MEF sceglie la continuità”. E così è stato. La partita che si appresta a giocare Poste con TIM è, forse, la più importante di questo momento ed avere il suo controllo totale per il Governo è inderogabile.  Fatte le debite proporzioni e, in un certo senso, per contiguità, anche su Rai Way il Governo ha scelto la continuità proponendo il rinnovo di Cecatto come AD per mantenere aperto il MoU fino alla sua prossima (e forse ultima) scadenza di fine giugno per chiudere o meno l’accordo con Ei Towers.

E ora la Meloni cosa vuole fare con la Rai? Oggi abbiamo letto una frase su Domani, a firma Lisa di Giuseppe "...la narrazione che serpeggia per Via della Scrofa e disegna la Rai più come una rogna che un'opportunità ...". Nei giorni scorsi abbiamo citato il titolo del Fatto "Meloni delusa, vertici in bilico".

In questo contesto si pone l’annosa partita della “riforma Rai”: conviene chiuderla entro breve tempo oppure conviene lasciare le carte ferme in tavola in attesa di “non si sa bene cosa”? Già, perché il punto fermo è molto semplice: l’EMFA è in vigore e l’Italia deve applicarlo, pena l’apertura di una procedura di infrazione (lenta e lunga). La disposizione comunitaria prevede che il nostro Paese si debba confrontare a principi chiari e netti: autonomia e criteri di nomina trasparenti del Servizio Pubblico. Se non che, il progetto di riforma (si far per dire) attualmente in discussione (e arenato, annebbiato, disperso) in VIII Commissione Senato non sembra avere una corsia privilegiata di conclusione entro breve, ovvero prima della fine della Legislatura. Dunque, in mancanza di una nuova Legge entro il prossimo aprile 2027 (anno di elezioni), si rinnova la Concessione e il conseguente Contratto di Servizio? Nota a margine: nella maggioranza c’era un “paladino” della volontà di chiudere subito (“entro dicembre” dixit a ottobre scorso): ovvero Maurizio Gasparri che ora è in tutt’altre faccende affaccendato. Fratelli d’Italia e, ancora di più Forza Italia e Lega quanto interesse hanno a chiudere la partita? Per quanto ci è dato sapere, poco quasi nulla. Poniamo la stessa domanda all’opposizione: che intenzione hanno? Si può forzare la mano in qualche modo, a partire dalla Vigilanza e finire con le dimissioni dei consiglieri? Oppure si rimane in attesa di “non si sa bene cosa”?

Morale della favola. all’orizzonte nulla di nuovo e gli attuali consiglieri Rai possono continuare a dormire sonni tranquilli: anche loro, come la Meloni, hanno ragionevoli probabilità di chiudere il mandato. Possiamo parafrasare la frase della Schein rivolta al Governo ieri in Parlamento verso questo Cda di destra destra: “Avevate i numeri per fare tutto e non avete fatto niente”.

Come già vi abbiamo riferito, la bozza di riforma è ferma in V Commissione Senato (bilancio) ovvero Giorgetti che ha detto chiaro e tondo che, così com’è, non si può fare. Per quanto abbiamo potuto sapere e verificare, il gioco è fermo. Dunque, torniamo alla domanda precedente: si chiude la partita riforma entro breve o no? Di conseguenza, si chiude la partita (ormai decennale) di Rai Way entro giugno? No, non ci sarà nessun “rush finale”. Bloggorai ritiene di no per il semplice motivo che i presupposti dell’accordo non ci sono e non ci potranno essere in tempi ragionevolmente brevi: A non è chiaro il quadro, il contesto normativo B non è stata definita la governance della futura società C si deve ancor sviluppare e  comprendere la portata e le conseguenze dell’iniziativa di Poste verso TIM che potrebbe impattare anche sull’operazione “polo dele torri” tra Rai Way e Ei Towers.

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giovedì 9 aprile 2026

RAI: geni e folletti, vizi e virtù, miseria o nobiltà

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Ai comuni mortali, ai cittadini “diversamente giovani” felici ospiti di Villa Arzilla come pure ai “giovani” veri non appartiene la possibilità di comprendere le caratteristiche della genialità. Forse, qualche possibilità la possono avere coloro che appartengono alla “medietà”, i quarantenni o giù di lì. Il genio, o la “genia”, infatti, si annida nei meandri delle forme e delle apparenze, si confonde nei dettagli e si mescola nella magnificenza della grande opera d’arte. Il genio trasforma e manipola la banalità in eccezionalità, l’ordinario con l’inconsueto, la balla con la bolla, il dettaglio con il generale.

Ebbene ne siamo pienamente convinti, alla Rai si aggirano uno o più geni, folletti eterei di sesso indefinito, in grado di proporre e produrre livelli di creatività televisiva da Servizio Pubblico di rara e raffinata bellezza. Oppure, al contrario, si aggirano spettri malevoli, congiurati affamati di trame e complotti, gentaglia che “rema contro”???

Ieri sera è andato in onda su Rai Uno il film Pretty Woman, uscito nelle sale nel 1992 e diffuso sula prima rete per ben 33 (dicasi trentatre) volte e l’ultima è stata lo scorso maggio quando ha raccolto 2,6 mln con il 15,8 di share. Pochino che però talvolta a qualcuno fa venire un sorrisetto del genere “abbiamo battuto la concorrenza”.

Domande: A, non hanno di meglio o di diverso da proporre? B, Stanno raschiando il fondo del barile? C, Sono pienamente consapevoli della pochezza dell'offerta e si accontentano di quello che riescono ad ottenere? D, è una scelta editoriale pianificata (la sera precedente replica di Montalbano) per una settimana di magra? E, è una scelta editoriale pianificata con la speranza che i “giovani” di Villa Arzilla sono andati a dormire oppure non ricordano bene di che film si tratta?

Fatto sta che Auditel stamattina ci ha detto che Pretty Woman ieri sera ha rinfrescato la memoria a circa 2,6 milioni di persone pari al 13,6% di share. Non sono poche, non sono tante per una tarda serata di Rai Uno, mentre il suo “rampollo” dei pacchi De Martino su Rai Due richiamava l’attenzione di altrettante 2 mln di persone con il 9,7 di share e su Rai Tre l’inossidabile Chi l’ha visto chiamava a raccolta i fedelissimi telespettatori con 1,3 mln e l’8,1% di share. Vale sempre la pena ricordare un dato importante: l’ascolto totale sulle 24 ore che vede Rai con un ascolto medio di circa 3 mln e lo share al 37,5% mentre Mediaset vede poco più con circa 3,1 mln e il 38%.

In altro Post ragioneremo sulla “fine della prima serata” ovvero sulle diverse fasce orarie di inizio delle programmazioni: nei giorni scorsi è stato lanciato un appello dal produttore, appunto, di Montalbano, Carlo degli Esposti: “Le fiction iniziano troppo tardi e allontanano gli spettatori dalla tv generalista”. Interessante.  

Comunque, per  completare il quadro degli ascolti, può essere interessante riepilogare il Report Auditel Standard Digitale per la settimana 29 marzo – 4 aprile dove leggiamo:

LS (Legitimate Streams): Mediaset 213.000 K, Rai 81.679 K

TTS (Totale Tempo Speso per ore): Mediaset 20.782 K, Rai 18.886

ASD (Average Stream Duration): Rai 22'43” e Mediaset 11’, 38”  

Per quanto siamo in grado di intendere, i parametri più interessanti sono: il TTS è il più rilevante dal punto di vista della remuneratività pubblicitaria: più tempo l’utente è esposto alla visione e più è permeabile alla ricezione del messaggio pubblicitario. Poi c’è il LS ovvero il numero di stream, ovvero le visualizzazioni di un contenuto per un tempo minimo di 0,5 secondi.

Come ci siamo detti tante volte, i numeri dicono tanto ma non dicono tutto e però quello che ci dicono non è irrilevante.

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mercoledì 8 aprile 2026

RAI: il Medio Evo prossimo venturo in prima serata

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Lo ammettiamo, ne siamo consapevoli e ci cospargiamo il capo di cenere: non sappiamo da che parte iniziare, da quale filo dipanare la matassa. Eppure, abbiamo tanto da dire e scrivere (non ci dimentichiamo di Rai Way).  

E già, perché la matassa è assai complessa ed è difficile trovare il bandolo se non si guarda indietro, a fianco e davanti.

Proviamo ad iniziare da stamattina, da quando Auditel ha pubblicato i dati di ascolti di ieri sera dove, ricordiamo, mentre il mondo intero era (e forse è ancora) con il fiato sospeso per colpa dei due dementi e dei loro complici ed alleati, la Rai ha pensato bene di mandare in onda la 18° replica di un racconto di Montalbano su RaiUno, un esordio porno-soft su Rai Due e una consueta trasmissione che si occupava di stregoni e di Garlasco. In altre parole, la triade perfetta delle 3 S: Sangue, Soldi e Sesso sapientemente mescolati tra loro. Una formula magica che, in genere, riscuote un certo “successo” di pubblico (e di diritti di autore pagati al produttore di Montalbano che ogni volta che va in onda una replica stappa una bottiglia di Prosecco).

Comunque, delle due l’una: o la minaccia di Trump era una ennesima bufala e quindi immeritevole di attenzione oppure era da prendere in seria considerazione (come sembra aver fatto pure il Papa). Per noi era buona la seconda: i telespettatori hanno diritto o no di sapere se qualche demente in giro per il mondo mette a rischio la loro sicurezza? Cosa si doveva attendere? Che i primi missili arrivassero su Teheran alle 2 della notte uccidendo qualche centinaio di migliaia di persone?

Comunque, questi i risultati di una “serena” serata del Servizio Pubblico:

Rai Uno: 2,8 mln con il 15,9%

Rai Due: 1,3 mln con l’8,7%

Rai Tre: 0,4 mln con 2,8% (quasi un record negativo)

La 7: 1,7 mln con l’11,6%

TOT. Rai intera giornata: 2,9 mln con il 35,2%

TOT. Mediaset 3,2 mln con il 38,3%

Per quanto riguarda un caso a parte, RaiNews24, pubblichiamo l’intera strisciata:


Cosa si vuole commentare con questi numeri?

Ora, si dà il caso che in tarda mattinata, alle 12.11, leggiamo un Agenzia “Rai: Natale (CdA), ieri grave carenza informativa, ridare fisionomia riconoscibile a Rai3 Roma, 8 apr. (LaPresse) - "La straordinaria del Tg1 era pronta: per fortuna non ce n’è stato bisogno, perché per ora Trump ha deciso di non cancellare una civiltà. Ma è l’offerta 'ordinaria' della Rai che ieri sera è stata gravemente carente. Nel momento in cui il mondo stava letteralmente con il fiato sospeso, l’unico spazio informativo in prima serata sulle reti generaliste lo ha coperto 'Far West' su Rai3” e chiude con “Servono interventi urgenti e coerenti, anziché malriuscite imitazioni di Rete4". 

Incredibile ma vero: Natale ci informa che era pronta una straordinaria del Tg1 ma per fortuna non c’è stato bisogno. Già, per fortuna perché, semmai, alle 2 di notte ci avrebbero svegliati per informarci che stava per iniziare l'Apocalisse. Non prima, mi raccomando, perché semmai il pubblico si impressiona e si mette paura per la possibile "crisi" economica (come se in questi giorni, in queste ore si parlasse d'altro).

Ma il tema, appunto, non è la straordinaria del Tg1 che pure ci doveva essere lo stesso, prima ancora che i missili fossero lanciati e non durante o subito dopo, ovvero quando la “civiltà” stava per essere distrutta (e nessuno ci garantisce che con questi personaggi siamo al sicuro) e il tema non è nemmeno “l’offerta ordinaria di ieri sera” ai limiti dello scandaloso ma quella “ordinaria di tutte le reti Rai” messe insieme. Il tema fondamentale, ormai storico, è che non esiste una prima serata giornalistica di approfondimento o dibattito che dir si voglia che non sia su Garlasco e cronaca nera o “rosa” come NON esiste, da anni, un piano editoriale sull’informazione del Servizio Pubblico in grado di razionalizzare l’impiego di oltre 2.000 giornalisti e 8 testate (il caso di RaiNews24 parla per tutto). Quando c’era, e c’è stato, lo hanno prontamente boicottato e fatto annegare nella palude e alcuni tra i protagonisti del misfatto godono ancora di grande successo e visibilità.  Non ce la fanno, è più forte di loro. Natale auspica “interventi urgenti e coerenti” e se magari, se capita, ce ne suggerisce qualcuno gli saremo grati.  

Ancora un piccolo passo indietro. Stamattina Giovanni Valentini, noto esperto di Rai sul Fatto, rilascia un’intervista dove dice chiaro e tondo: “I consiglieri di opposizione dovrebbero dimettersi”. Bloggorai lo scrive da tempo e forse per questo lo hanno cancellato dalla loro agenda telefonica.

Ancora qualche passo indietro. Nei giorni scorsi Il Fatto pubblica un articolo, a firma Gianluca Roselli, con il titolo “Il No travolge pure la Rai: Meloni delusa, vertici in bilico”. Il pezzo contiene notizie interessanti ma una merita di essere approfondita. Come pure vi abbiamo scritto, ci troviamo in una terra di mezzo con questo Cda di destra destra ai limiti dell’illegittimità sugli atti compiuti da un presidente designato a norma di legge ma non ratificato (che nessuno vuole verificare e che nessuno vuole sanare). Ora, come accenna l’articolo citato, il problema è molto semplice e riguarda sia la maggioranza che l’opposizione: conviene lasciare andare a compimento questo Cda oppure chiudere subito la partita, magari con una nuova legge in adempimento dell’EMFA (peraltro ancora inesistente e difficile da mandare al voto in Aula)? A Palazzo Chigi si pone l’arduo dilemma: mantenere la presa con ”questo” cda fino alle prossime elezioni che, tutto sommato, è alquanto sotto controllo oppure affidarsi alla sorte di un nuovo Cda dalle incognite impreviste che, nel caso, rimarrebbe in carica per cinque lunghi anni??? Bella domanda che ci riporta ai bei tempi di quando, con alcuni “amici “ a fianco, sostenevamo “prima la riforma e poi le nomine” salvo poi arrivare a quel 26 settembre 2024 quando avvenne esattamente il contrario. 

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La RAI del giorno dopo

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Una mattinata di primavera formidabile. Profumo, colore e calore. Dall’alto della mia collina si intravvede la Val Tiberina, il panorama si estende all’orizzonte dove tramonta il sole che, ogni sera, ci regala uno spettacolo ogni volta sorprendete. Ieri sera, quando lo abbiamo visto scendere sotto il filo lontano, ci siamo chiesti: come sarà domani?

Ci siamo svegliati non sapendo se stanotte o meno la coppia criminale e terrorista che si agita tra Tel Aviv e Washington hanno cercato di “cancellare una civiltà” ovvero l’Iran ovvero la Persia ovvero quell’immenso territorio dove è nata la civiltà, dove hanno inventato l’alfabeto, i numeri, l’astronomia la geometria e quant’altro ancora mentre Trump e suoi antenati erano ancora nelle caverne a cercare di accendere il fuoco con la pietra focaia.

Ci siamo svegliati e, ascoltata la radio, abbiamo appreso che, almeno per ora, l’apocalisse non ci sarà. Possiamo, per ora, tornare alle nostre faccende, alla Rai e al Servizio Pubblico e c’è molto, molto da dire. Rimanete sintonizzati, a più tardi

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martedì 7 aprile 2026

RAI: il buco della serratura prossimo venturo

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Care lettrici … cari lettori … Questa settimana la iniziamo leggeri, la tocchiamo piano piano, soavi, sobri, in punta di penna o di tastiera. Una volta si diceva che la missione del Servizio Pubblico doveva essere quella di “educare, informare e divertire”. Era un buon proposito, scopiazzato ma funzionava. La Rai lo ha fatto e lo fa ancora: educare forse, informare dipende e divertire poco.

Ebbene ci vogliamo soffermare proprio sul divertire. Facciamo mente locale sul palinsesto delle tre reti, ma di divertente, di comico, troviamo poco o quasi nulla. È probabile che il “genere” non tira, almeno in Rai, perché invece le altre emittenti qualcosa propongono e non sono nemmeno poi tanto scarsi. Sicchè la Rai si rifugia nella ”confort zone” dell’intrattenimento leggero dove, magari in mezzo ci mette dentro qualche comico che ogni tanto infila una battuta. Poca roba. In sostanza: “divertire” in Rai è un verbo desueto. Non tocchiamo il tasto di “Canzonissima” che ormai si avvia verso un lento e triste destino con ascolti declinati al 17% con poco più di 2 mln mentre la concorrenza ne macinava 1 milione di telespettatori in più con il 23,3% di share. In questo genere di intrattenimento regna il gioco dei pacchi ovvero l’elogio puro alla ludopatia come pure le tante ore che ormai da anni la rai dedica a Garlasco.

Ecco allora che, da qualche anno, è sorto un nuovo genere che ammicca il divertimento sotto forma di sarcasmo, di giornalismo sotto mentite spoglie, di sfrugugliamento pruriginoso, una sorta di “Only Fans” fatto in casa, all’amatriciana, un buco della serratura puntato sulla camera da letto. Si tratta di quella nota trasmissione, tanto promozionata da Dagospia, e condotta dalla Fagnani e in onda su Rai due in prima serata.  Questa sera sarà ospite di eccezione Amanda Lear (86 anni in ottima forma, giusto per rimanere sul target Villa Arzilla) che ci intratterrà sulle sue relazioni sessuali con Salvador Dali, un menage a trois e con altri uomini che lui gli proponeva, con David Bowie che però gli faceva un pò schifo e con i sui tanti amori “trasgressivi … con tanti ragazzi eterosessuali bellissimi ma noiosi. Con un gay è diverso. Anche mio marito era bisessuale”. Da ricordare nelle precedenti stagioni le puntate con Rocco Siffredi (un personaggetto assai noto nell’ambiente, quasi un eroe nazionale) e con l’ex pornostar Malena. Grande successo.

Non c’è dubbio, per gli appassionati, per i curiosi, per i frequentatori delle diverse piattaforme di intrattenimento di questo genere, per gli studiosi del sesso leggero, soave, frizzantello, è la trasmissione giusta al momento giusto e, per dovuto riconoscimento, in grado di riscuotere il successo gli si merita. Senza tanta puzzetta sotto il naso: forse, è una parte di quella missione di Servizio Pubblico che la Rai deve pur fare, magari poco poco, appena appena, ma non può essere fuori(si fa per dire ... of course!!! non si sa mai che qualcuno ci prende sul serio). Non dimentichiamo mai, tanti anni addietro, quando Bloggorai era a RaiUno, un noto dirigente durante una riunione, disse più o meno: “Adottando la famosa teoria delle tre S (Sesso, Sangue e Soldi) Se la Rai mandasse in onda, magari dopo le 24, una trasmissione porno/sentimentale potrebbe avere un sicuro successo”. Chissà se qualcuno gli avesse dato retta. Comunque, dai che si siano vicini!!!

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domenica 5 aprile 2026

Buona Pasqua ???

By Bloggorai ©

Care lettrici e cari lettori, ci verrebbe spontaneo augurarvi Buona Pasqua ma abbiamo qualche esitazione. 

Con l’inferno davanti promesso dal pistolero americano e dal suo amico e complice israeliano e il medioevo e la barbarie alle spalle con un genocidio ancora in corso e nel mentre, oggi, non sappiamo se avremo risorse per i prossimi giorni “Se la situazione peggiora si può arrivare a non avere tutta l'energia necessaria anche in Italia” come ha detto ieri la Meloni, quali Auguri di Pasqua di Pace, serena e gioiosa ci possiamo fare?  

Comunque, proviamoci, vogliamoci bene, almeno noi.  

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