A che punto è la notte della Rai e del Servizio Pubblico? Profondo
nero, buio, nebbia, silenzio e l’autunno è alle porte. È una lunga notte iniziata da mesi, da anni ormai: dal quel fatidico 25 settembre 2024 quando, grazie
ad una scelta scellerata di AVS e M5S, venne dato il via libera a questo Cda di
Rossi&C in cambio di una “calendarizzazione” di una riforma che nessuno ha
ancora mai visto e con seri dubbi che la si possa vedere in tempi ragionevolmente
brevi. Attenzione, se mai ci sarà una riforma, sarà una riforma targata Meloni
&C. Da quel giorno, da quel pomeriggio,
la luce si è spenta ed è scesa la notte “nera” sulla Rai.
Da allora nulla è stato più prima: questi due anni, questo Cda
tutto intero, passerà alla Storia per gli ascolti in progressivo disfacimento,
piani industriali ammuffiti, piano immobiliare farlocco, piano editoriale sull’informazione
inesistente, due presidenti in carica (Agnes e Marano), conti traballanti e i
vincoli dell’EMFA ignorati. Gli mancano solo le cavallette e la peste
bubbonica.
Come abbiamo scritto e ribadiamo: non sono stati nemmeno capaci di chiudere l’accordo per Rai Way e ora chiudono in bellezza con lo sporco affare di Report. Hanno preso a modello lo schema Trump: hanno iniziato una guerra e non sanno più come uscirne. Rossi & C potevano fare tante cose ma hanno fatto la peggiore, la più autolesionista. A meno che fosse una strategia ben ponderata poiché il risultato finale sarà comunque a loro vantaggio: picconata ulteriormente Rai Tre, pressoché demolito Report e Ranucci fuori dalle palle!
Missione compiuta
e ora Rossi può passare all’incasso con una sua ricandidatura al nuovo Cda per
i prossimi 4 anni o con una candidatura parlamentare nel 2027. La Meloni è
riconoscente con i suoi amici. Nota accessoria: il 30 settembre si dovrebbe togliere
dimezzo un suo “fastidioso” vicino: l’attuale DG Roberto Sergio che dovrebbe andare
in pensione dalla Rai ma non da Tele San Marino dove pure la Rai lo ha insediato.
E ora che potrà succedere sul “caso” Report? Ci sono diverse
possibilità.
A: la Rai tiene duro e va avanti sulla sua strada
B: La Rai cede e rivede le sue posizioni e accetta la
trattativa.
C: La Rai congela tutto, attende gli sviluppi e poi si vedrà.
Ipotesi A: verosimile che non abbiano la voglia, la forza e
il coraggio di ammettere la stratosferica minchiata fatta con l’estromissione di
Ranucci senza uno straccio di motivazione o di accusa a suo carico (il Corriere
ha riportato “opacità e interferenze” … sic!!!). Due mesi di farloccagini del cosiddetto
Comitato Etico hanno prodotto due fiocchetti di neve. Verosimile che possano andare
in pellegrinaggio a qualche noto santuario per pregare che non ci siano in giro
nei Tribunali del lavoro romani “giudici compiacenti” o “zecche commmuniste”
che possano dare ragione a Ranucci e farlo reintegrare con provvedimento d’urgenza
ex Art. 700 CPC. Semmai fosse, intanto il conduttore ritorna al suo posto e poi
la causa civile potrebbe svilupparsi in altra sede giudiziaria con altri tempi.
Dicono, pare, sembra che il “triumvirato” Rossi-Ventura-Spadafora abbiano abbassato
un po’ le penne.
Ipotesi B: da non escludere a priori, anche se molto improbabile
che siano tanto astuti e acuti da capire l’aria che tira e intuire che saggezza
e prudenza dovrebbero indurre a più miti consigli. La trattativa implica, giocoforza,
che le due parti cedano qualcosa: cosa potrebbe cedere la Rai? La scelta dei due
conduttori ha aggiunto la ciliegina sulla torta: una pezza peggio del buco. Però,
dovranno valutare attentamente: perdere la redazione di Report o esporsi ancora
a lungo al fuoco incrociato di tutta l’opposizione richiede spalle larghe e
loro non sembrano averne gran che. Certo, non sarà facile dover ammettere “Scusate,
ci siamo sbagliati. Rivediamoci e vogliamoci bene per la salute della Rai”.
Ipotesi C: in genere è la scelta più saggia ma solo in genere.
Succede speso invece che le scelte avvengano sotto spinte emotive e irrazionali.
Succede pure che poi ci si possa ravvedere. Rossi & C sanno di non aver
vinto del tutto e sanno di non poter perdere. Anche da Palazzo Chigi arrivano timidi
segnalini di “prudenza”.
Se mai dovessimo aprire un “ReportScommesse” punteremmo un
baiocco sull’ipotesi 3. Ipotesi rischiosa ma vantaggiosa: può succedere di tutto
e meglio attendere. Vedremo, siamo solo all’inizio.
Torniamo per ora al “caso mediatico” del Corriere della Sera e sulla sua “particolarissima” attenzione sul “caso Ranucci” e non tanto sul “caso Lavitola”. Ci chiediamo sempre perché a Via Solferino, quando sorge il sole, il suo direttore, le sue firme più importanti (tra le quali spicca di luce propria quella di Paolo Mieli che ora cercano in tutti modi di far dimenticare il suo “relativo e distaccato” coinvolgimento sulla “manovra Lavitola”) si vedono, si scambiano messaggi e decidono che il “caso Ranucci” debba meritare tanta attenzione più delle guerre in corso, dell'economia o financo della cronaca nera? Ancora non riusciamo a trovare una risposta “non banale” ma qualche ipotesi la abbiamo in serbo. Chissà, forse al Corriere sanno cose che noi non sappiamo? Il Corriere non riporta solo “notizie” o riferisce “fonti”, non sono solo “cronisti”: la quantità e la qualità degli articoli, il loro posizionamento in pagina e la loro titolazione costituisco la “narrazione” ovvero il “main stream” al quale il Corriere fornisce linfa vitale che poi alimenta il circuito: vedi Dagospia ieri sera alle 20.15. Non paghi della “cronaca” si aggiungono autorevoli commentatori (Polito, Grasso etc) e questa “narrazione” è tutta in una sola direzione: Ranucci è colpevole, a prescindere, a priori in modo “opaco e con interferenze”. I loro lettori hanno dato segnali di grande apprezzamento per come il Corriere segue la faccenda? hanno aumentato il numero di copie vendute in edicola?
Abbiamo ripescato, a caso, la rassegna del 18 agosto scorso: il Corriere dedica
due pagine con sei articoli, Repubblica e la Stampa un solo articolo e il Messaggero
(!!!) quattro. Come pure da non dimenticare il famigerato articolo dei giorni scorsi
sule Corriere, anonimo, tutto incentrato su una “… questione che interessa Libero”. Non riusciamo a farcene ragione: perché il Corriere ha dedicato tanto spazio ad un tema pressoché irrilevante e che "interessa Libero" ???
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