giovedì 22 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 11. Le "figurine" mancanti

By Bloggorai ©

Nel nostro immaginario Album della Civiltà delle immagini succede spesso che sono più le “figurine” mancanti che quelle già “acquisite”. Per certi aspetti succede quello che è successo nel lontano 1963-64 quando nella mitica collezione delle figurine dei calciatori Panini mancava l’introvabile Pizzaballa, mitico portiere prima dell’Atalanta e poi della Roma.

Allora succede che in questo nostro immaginifico Album si avverte con un certo fastidio e malumore il vuoto lasciato da figurine che pure dovrebbero esserci per forza, per loro collocazione ed esistenza in vita naturale. Ne elenchiamo qualcuna.

La notizia. Succede, spesso, che l’immagine ovvero la “notizia” del giorno svanisce ed evapora annegata tra un funerale di uno stilista, la cronaca nera e una manciata di sano gossip. Allora, ieri è uscita fuori la notizia secondo cui un giudice, Aldo Tirone di Alessandria, ha rivelato che nel suo Pc sarebbe installato un software, esattamente denominato ECM (Microsoft Endpoint Configuration Manager), ovvero un software in grado di “spiare” i magistrati a loro insaputa. Insomma, una vicenda che basterebbe la metà per fare intervenire il Presidente della Repubblica (che presiede il CSM) e richiedere l’intervento dei Carabinieri. Insomma, uno notizia che meriterebbe almeno qualche occhiello in prima pagina. E invece? Succede che solo Repubblica gli dedica uno spazio di poco inferiore a quello dedicato a Trump? Perché questa “immagine” scompare dalle prime pagine di tutti gli altri giornali?

I manifestanti. Che fine hanno fatto le immagini di milioni di persone che neimesi scorsi manifestavano contro il genocidio dei palestinesi a Gaza? In quel momento, sembrava che il Paese, l’Europa intera, fosse scossa da un fremito di “opposizione” e forte indignazione per le immagini di donne, anziani e bambini brutalmente trucidati dall’esercito di Israele. Dopo di che, è arrivata la “pace” di Trump e dei suoi sodali che ora per “ricostruire” le loro macerie da loro stesse create vogliono pure essere pagati. E tutto tace. La nuova “figurina” di questa opposizione è svanita nel nulla. Sembra essere tutto evaporato. Dall’Europa dei “volenterosi” ai “dialoganti” alla Von Den Lyden. Dai progressisti ai pacifisti sembrano essere tutti vittima del trumpismo dilagante.

Gli “oppositori”. Vedi sopra. A Roma, in Italia, in Europa e nel resto del mondo nessuno sembra più “scomporsi” di fronte all’arroganza e alla prepotenza del trumpismo dilagante. Ieri ha fatto colpo a Davos il discorso del leader canadese Mark Karney: “ … i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale dei vari Stati. Il potere di chi ha meno potere comincia dall’onestà. Sembra che ogni giorno ci venga ricordato che viviamo in un’epoca di rivalità tra grandi potenze, che l’ordine internazionale basato sulle regole sta svanendo, che i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono…E di fronte a questa logica, c’è una forte tendenza da parte dei Paesi ad adeguarsi per andare avanti, ad accomodarsi, a evitare problemi, a sperare che la conformità garantisca sicurezza. Ebbene, non sarà così ... se non siamo al tavolo, siamo nel menu” (qui il testo integrale

https://www.corriere.it/esteri/26_gennaio_21/mark-carney-discorso-davos-2d7f7050-c66c-4fdb-892a-a64346ce1xlk.shtml

Ha detto più lui in pochi minuti che tutti i leader progressisti europei in tanti giorni, settimane e mesi.

La Meloni e il suo governo continuano a rimanere stabili nei consensi. E, già che ci siamo, che fine ha fatto l’immagine degli “oppositori” dentro e fuori la Rai? Dentro l’ex Viale Mazzini, da tempo, avevamo perso le tracce. Il Cda, o quello che rimane, monco o acefalo pro tempore che dir si voglia, sopravvive a se stesso in attesa di una riforma dimenticata o di un EMFA ormai disatteso e abbandonato nei cassetti polverosi. Il taglio di 10 milioni della recente Legge di bilancio non si poteva fare. Qualcuno si è opposto o sollevato obiezioni? La famigerata “iniziativa parlamentare FORTE” di dicembre si è poi rivelata in un palloncino bucato: oggi i partiti di opposizione sono stati ricevuti al Senato da La Russa che, supponiamo, potrà esercitare una lieve “moral suasion” e non si capisce bene verso chi: verso i “suoi” partiti che ancora intendono sostenere la Agnes come presidente oppure verso i partiti di opposizione che non sanno come uscire dalla trappola in cui sono caduti?

La Rai. Appunto. La “figurona” del Servizio Pubblico è ormai rara e preziosa. Non passa giorno che il bollettino dello sfascio (con o senza “s”) non riporta notizie devastanti. Ieri sera è andato inonda su Rai Uno lo speciale di Porta a Porta con grande dovizia di mezzi e risorse economiche. È successo che per oltre 180 minuti di messa in onda ha realizzato il 7,07% con un netto di 951 mila telespettatori. Nella storia della rete ammiraglia da tempo non si registrava una catastrofe del genere. Chissà se nel Cda di stamattina qualcuno ha posto il problemino o richiesto “chiarimenti” almeno sui costi (in genere dicono che “faranno sapere”).

Un’altra gustosa “figurona” che interessa la Rai e che verosimilmente sarà molto richiesta nei prossimi giorni è quella che la vede direttamente e indirettamente coinvolta e interessata alla nota vicenda Corona/Signorini. Si tratta di una brutale e volgare guerra per bande, tra ricattati e ricattatori, tra faccende intime di “virtù nascoste”. E cosa c’entra la Rai e il Servizio Pubblico nel dare sponda e offrire visibilità a tali “figurine”? C’entra … c’entra ... sostengono i bene informati: tra ricattati e ricattatori c’è guazza per molti.  

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Ps. nella posta dei lettori merita una citazione per quanto sostenuto da uno di loro (molto attento e qualificato) sul post di ieri : “ … il miracolo è mantenere 9 milioni di spettatori nel giorno medio sul broadcasting lineare a fronte di un'offerta complessiva molto ampia dove gli operatori streaming hanno un potere economico notevolmente superiore a tutto il mondo broadcasting che lo stanno usando per acquisire tutto il di scibile sul mercato. Perdere il 3% nell'ultimo anno ed il 15% in 5 anni è un successo non una sconfitta, anzi, visto che gli operatori streaming sono sul mercato da tempo, mi aspetto a breve un azzeramento delle perdite… Cosa diversa è il confronto Rai - Mediaset, tutto interno ai broadcasters nazionali. Si assiste ad un riposizionamento legato alle capacità innovative delle due aziende. Mediaset ha una visione mentre Rai no”. Già. Mediaset ha una visione. Mediaset è un’Azienda, Rai no.

mercoledì 21 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 10. TV: una figurina in via di estinzione

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Oggi abbiamo una “figurona” importante da incollare sull’Album della Civiltà delle immagini: la Televisione.

È stato appena pubblicato il Report trimestrale di Agcom dove si fotografa lo stato di salute delle televisioni italiane, pubblica e private, e non è per niente buono.

Anzitutto prosegue incessante e inarrestabile il declino del numero dei telespettatori DVB e SAT: negli ultimi 5 anni è calato del 16,3% nella prima serata e del 15% nell’intero giorno. Solo nell’ultimo anno il calo ha riguardato nelle stesse fasce orarie rispettivamente – 2,9% e – 3%. In questo periodo sono “emigrati” circa 3 milioni di persone che ora guardano la Tv su altri mezzi, in altro modo e interessati ad altri prodotti diversi dalla tv generalista. 

“E’ la cavalcata dello streaming … bellezza…”. Nei giorni scorsi il Corriere ha titolato “Così lo streaming ha cambiato il modo di vedere la televisione” dove si legge che “le vendite di televisori sono aumentate del 30% … i prezzi sono crollati … le dimensioni sono aumentate (70 pollici) … all’inizio del 2025 in Italia si contavano circa 20,7 milioni di televisori connessi … il tempo speso sulle piattaforme (Netflix, Youtube, Discovery, Disney etc) ha superato quello della tv broadcast e via cavo sommate”.

In secondo luogo, il Report di Agcom ci dice che il confronto tra Rai e Mediaset vede quest’ultima consolidare la sua posizione: sempre negli ultimi 5 anni Rai nel giorno medio in prima serata è calata del 24% (e del 6,8% solo nell’ultimo anno) mentre Mediaset è calata del 10,1% (mentre è cresciuta nell’ultimo anno dello 0,1%). I dati non sono migliori per l’intero giorno: Rai tra il 2021 e il 2025 diminuisce del 23,2% (e del 6,4% nell’ultimo anno) mentre Mediaset cala “solo” del 6,9% (e del 1,1% nell’ultimo anno).

Dati ancora più rilevanti sull’informazione. L’andamento del tempo speso dagli spettatori (gen. – set. Tempo in milioni di ore) sui Tg Nazionali mostra che nella fascia oraria 18.30- 21.00 siamo passati da circa 306 milioni di ore a 250 con un calo del 18%. Il confronto tra i tg Rai e quelli Mediaset vede tutti con il segno negativo e solo La7 crescere in modo costante. Comunque il Tg1 perde più del Tg5. Infine, prosegue senza sosta la corsa verso il baratro di RaiNews24 che negli ultimi 5 anni perde poco meno della metà dei suoi telespettatori che solo in parte vengono intercettati dagli altri Tg all news (TgCom e Sky Tg).

Può essere utile collegare questi dati con il Report settimanale di Auditel sullo Standard Digitale (dall’11 al 17 gennaio 2026) dove si legge che gli LS (Legitimate Streams) per editore vedono Mediaset con 199.000 K e Rai con 5.000 K mentre il TTS (Tempo speso per editore) vede Mediaset sempre in testa con 21.000 K e Rai con 15.000 K.

C’è bisogno di commentare? Qualcuno si pone il problema? Il Cda … questo Cda ne sa qualcosa?

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ps. Come al solito, ci arrivano molte “lettere dai lettori e dalle lettrici”. Riceviamo e pubblichiamo: “… non solo album di figurine ma un nuovo mazzo di Mercante in Fiera” … “Il volto dell’assassino? Si riservano di intervistarlo dopo e magari ci fanno una serie Tv”… “La Coppa d’Africa? Tra woodoo e talismani è meglio che stia su SportItalia”… “la RAI si conforma, perché "educare" non rientra più da tempo nel suo DNA. Coppa d'Africa, grande calcio e grande spettacolo, regalata a Sportitalia” e infine “ La cronaca nera non mi interessa”.         

martedì 20 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 10. La Metafisica aristotelica e la RAI

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L’immagine metafisica è una rappresentazione di un fatto o di una persona che trascende il reale. Aristotele ha dedicato alla Metafisica un lavoro specifico e così l’ha definita: “scienza dell'essere in quanto essere". Senza andare troppo lontano e rimanendo nel campo delle immagini, citiamo la Treccani che riprende un grande artista italiano: “Per Morandi è una fase importante di depurazione del soggetto da tutti gli episodî accidentali e di scoperta di significati insiti nelle cose”.  

Interessante osservare che le immagini, seppure metafisiche, si prestano bene ad un uso “politico”.

Nel nostro immaginario Album di figurine della Civiltà delle immagini 2026 oggi ne abbiamo raccolte 4.

Il Maranza. s. m. e f. inv. Giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccar briga, riconoscibili anche dal modo di vestire appariscente. Il termine deriva da una incerta sintesi di “mar...." che alcuni ritengono risalire a "marocchino” e “zanza” (in Romagna). A seconda delle regioni può assumere anche un termine diverso, come coatto, tamarro, belenga, cuozzo etc.   Chi è e come si rappresenta un "maranza"? sapevate ad esempio che “i maranza flexano?” … per saperne di più vedi pure https://blog.dante.global/i-maranza-flexano#:~:text=In%20breve%2C%20maranza%20vuol%20dire,anche%20grazie%20ai%20social%20network

Ormai il tema è da tempo oggetto di letteratura scientifica e torna puntualmente all’attenzione quando un “maranza” si rende autore di un drammatico fatto di cronaca come è successo in questi giorni. Succede allora che il termine, il fenomeno sociale, diventa un fatto “politico” e assume le sembianze di iniziativa parlamentare finalizzata a sostenere un “progetto” ovvero alimentare il terreno della paura, del timore e della conseguente necessità di “avere più sicurezza” nelle strade, nelle scuole, negli ospedali. Ne abbiamo scritto diverse volte: il “paurismo” sembra essere il grimaldello del consenso politico ovvero paura del diverso, dell’immigrato, del “giovane disadattato.

L’assassino. In questi giorni l’ennesimo femminicidio (Federica Turzolo) ha riproposto un consueto tema di immagine. Come si rappresenta il volto di un assassino? Quale è la sua immagine? Come noto, spesso e malvolentieri, si tratta di un parente stretto, un marito, un genitore o un fratello /sorella, di un “caro amico” magari pure “di famiglia” o un personaggio che “ … non avrei mai pensato che potesse giungere a tanto”. Eppure tanto il volto, l’immagine delle vittime è pubblico tanto invece quello dell’assassino rimane spesso “privato” o posto in secondo piano. La presunzione di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio, pilastro della nostra giurisprudenza, garantisce la riservatezza dell’immagine di chi ha compiuto un omicidio, seppure colto in flagranza di reato o financo reo confesso, magari con il coltello ancora tra le mani. Succede spesso che l’Immagine della vittima viene più diffusa e rimane più impressa di quella dell’assassino e succede che quella dell’assassino viene trattata e mostrata con una certa titubanza. In tutti i grandi casi di cronaca nera (Orlandi, Cesaroni, Gambirasio etc) sono i loro volti ad essere entrati nella storia più di quanto non lo siano i loro carnefici (peraltro alcuni ancora ignoti).

Il gossipparo. Parliamo di un certo Fabrizio Corona e della sua immagine ci interessa un aspetto marginale. Anzitutto ci chiediamo spesso perché riscuote tanta attenzione mediatica e perché la sua “figurina” è tra le più pubblicate e diffuse nell’album della Civiltà delle immagini? È bravo lui a maneggiare il suo “brand”, ad occupare uno spazio sempre disponibile nel mercato dei media, oppure sono gli “altri” genericamente intesi (giornali, radio e tv) a mettergli a disposizione uno spazio ben sapendo che il “prodotto” gossip tira molto?

L’aspetto marginale che ci interessa della sua immagine è capire/sapere perché la Rai, il Servizio Pubblico, rivolge un’attenzione particolare sia al personaggio e, ancor più, ai “temi caldi” si cui si occupa (vedi il caso Signorini che è tutto dire): l’ultimo ad ospitarlo è stato Giletti ma prima ancora è stato dalla Venier, a Ciao Maschio, con Fiorello etc. ? A tal punto che, a quanto si legge, Mediaset si è “risentita” tanto di questa attenzione ingombrante e fastidiosa da lavorare ad una “vendetta” contro la Rai da compiere durante il prossimo Festival di Sanremo predisponendo una forte controprogrammazione. Rimane aperto il quesito: perché la Rai si presta a questi giochetti?

Il calciatore. Nel nostro paese giocano tanti calciatori che provengono dai paesi africani e sono pure molto bravi. Nel nostro Paese tra residenti, nati in Italia e in attesa di regolarizzazione, vivono circa 1,6 mln di persone. Allora, è successo che nelle scorse settimane si è svolta la Coppa d’Africa le cui immagini sono state diffuse in chiaro da SportItalia. Allora è successo che domenica scorsa la partita finale tra Marocco e Senegal è stata vista da oltre 800 mila persone, superando di gran lunga Rai Due. La domanda semplice che poniamo è “perché la Rai non ha comprato i diritti di ripresa”?  

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lunedì 19 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 9. Le "figurine" dell'onesto e dell'indignato

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“Ma dimmi un poco, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c’è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre soprattutto i partiti politici a fare grossa pulizia, non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati”. Paolo Borsellino

Aggiungiamo noi: non solo essere ed apparire ma anche essere percepiti come onesti. L’immagine, la “figurina” del politico “prestato” alla Pubblica Amministrazione senza alcun criterio di scelta non è più accettabile e sopportabile.

Ci sono “immagini” che difficilmente possono ritrarre sensazioni, emozioni, convincimenti o stati dell’anima. Come si può rappresentare, ad esempio, la vergogna, oppure il sospetto, oppure il dissenso, oppure l’irritazione, oppure la tristezza o la solitudine? Poi ci sono “immagini” che pure difficilmente possono rappresentare un neologismo, una figura umana archetipa, un “modo di dire”. Ci sono poi immagini che non si prestano a facile lettura. Vedi il cavallo dell’ex Viale Mazzini morente o insorgente? Vedi il pugile romano di Palazzo Massimo: ha il volto tumefatto di chi le ha “prese” o di chi le ha “date”?

Ieri sera abbiamo visto Report e ci sono venute in mente “figurine” metafisiche non facili da reperire e la stessa IA incontra qualche difficoltà a realizzarle.   

Vediamo qualche esempio. 

Il sospetto indagato. Come si può rappresentare con una immagine un “sospetto” sia esso una persona fisica o uno "stato di dubbio o diffidenza"? Erano diversi mesi che sul Garante della Privacy gravavano sospetti che solo la Magistratura potrà chiarire definitivamente: tutti innocenti fino a sentenza definitiva. Però, noi tutti sappiamo che il solo “sospetto” costituisce già un “problema” ed hai voglia a dire che “c’è fiducia nell’operato della Magistratura”. Si tratta di un pensiero sottile e occulto, un tarlo che scava nella coscienza di chi ne è vittima e di chi scava per conoscere e sapere la verità. Parliamo di sospetto e non gli indizi: vedi sentenza C.C “In tema di prova, gli “indizi”, suscettibili di valutazione ai sensi dell’art. 192 c.p.p., comma 2, sono elementi di fatto noti dai quali desumere, in via inferenziale, il fatto ignoto da provare sulla base di regole scientifiche ovvero di massime di esperienza, mentre il “sospetto” si identifica con la congettura, un fenomeno soggettivo di ipotesi con prove da ricercare, ovvero con l’indizio debole o equivoco, tale da assecondare distinte, alternative – ed anche contrapposte ipotesi nella spiegazione dei fatti oggetto di prova”. Il “sospetto” non è una colpa ma quando grava su un amministratore pubblico assume un valore esteso e più incisivo rispetto ad un comune cittadino.

Sul tema delle autorità di Garanzia (e di controllo) e dei criteri con i quali vengono “scelti” abbiamo scritto un lungo post: vedi “RAI e Autorità: chi garantisce cosa?” dello scorso 3 novembre https://bloggorai.blogspot.com/2025/11/rai-e-autorita-chi-garantisce-cosa.html . Il problema è sempre e solo lo stesso: come vengono scelti gli amministratori pubblici? Non ci può, non ci deve essere il “sospetto” che il solo criterio sia la “parentela” sia pure politica, oppure l’essere “amico di amici”, essere “parenti di …”. Non si può e non si deve più ascoltare che, ad esempio, il presidente della Privacy sia stato indicato “in quota PD” o come altri, vedi Cda Rai, “in quota” AVS o M5S. Non è sufficiente chiedere le dimissioni dell’intero collegio (dichiarazione di Ruotolo) ma è necessario affermare che “noi non indicheremo più nomi in nostra quota e, per quanto ci riguarda visto che Stanzione viene considerato indicato da noi, ne chiediamo esplicitamente le dimissioni e poi la Magistratura farà il suo corso.” Punto, a capo.

Ricordate sempre l’EMFA: erano anni che aveva enunciato chiaramente che gli amministratori del Servizio Pubblico radiotelevisivo dovevano essere scelti con “criteri aperti, trasparenti e non discriminatori”. Tutti lo sapevano anche da ben prima del 26 settembre. Non c’è stato verso: nessuna “figurina” potrà mai rappresentare il tradimento del “prima la riforma e poi le nomine”.

Il cittadino indignato. Come mai si potrà rappresentare con una immagine significativa quel vago e diffuso senso di irritazione che molti provano quando avvertono di essere impotenti e fors’anche “rassegnati” (giust’appunto) di fronte a protervia e arroganza dell’avversario? Tanto per intenderci: il 26 marzo 2025 la presidente della Vigilanza Rai, Barbara Floridia, ha dichiarato “I presidenti di Camera e Senato, pur sollecitati, non hanno assunto alcuna iniziativa concreta per sbloccare questa situazione. A loro ribadisco l’urgenza di un intervento. Se lo stallo non dovesse risolversi a breve, non mi resta altra possibilità se non quella di rivolgere un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, garante della nostra Costituzione”. Detto fatto: lo scorso 7 luglio il Presidente Mattarella ebbe a dire “Il quadro offerto nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sul tema della designazione del Presidente della Rai è sconfortante”. da allora nulla, silenzio assordante. Succede allora che la tanto famigerata “iniziativa parlamentare FORTE” che l’opposizione avrebbe voluto prendere prima di Natale e poi rinviata a gennaio si è trasformata in un “appello” rivolto a chi? Proprio ai due presidenti di Camera e Senato, ovvero indirettamente a quegli partiti di maggioranza che bloccano la Vigilanza: “La richiesta è di un incontro immediato con i Presidenti delle Camere”. C’è da essere “irritati” ovvero indignati o no?

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PS. c'è molto altro da aggiungere ... probabile un nuovo post in giornata.

venerdì 16 gennaio 2026

la Civiltà delle Immagini 8. Le "figurine" impietose

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Nell’Album della Civiltà delle Immagini 2026, ogni mattina, intorno alle 10.15 arriva una “nuova” figurina da incollare. È il “bollettino Auditel” che certifica nero su bianco lo stato delle cose sugli ascolti Rai. È una “figurina” tanto impietosa quanto ormai ormai consueta: Mediaset sta ormai pressoché fissa sopra Rai nel Day time e, salvo particolarissime eccezioni, è veramente difficile supporre che la tendenza possa cambiare di segno.

Piccolo esempio (da Studio Frasi su dati Auditel): lo scorso 14 gennaio, tra le 21 e le 23.59, Canale 5 aveva quasi il doppio di Rai Uno (4,5 mln con il 26,6% contro i 2,6 mln e il 15%). Nota a margine: quella stessa sera andava in onda una partita importante della Coppa d’Africa, in diretta su Sportitalia, dove ha raccolto oltre 500 mila telespettatori mentre Rai Due nella stessa fascia oraria ne aveva circa 400 mila. 

La costante e inesorabile tendenza alla diminuzione dei telespettatori Rai, del Servizio Pubblico a cosa è dovuto? Ad un fattore “anagrafico” ovvero l’età sempre più “over” che giocoforza si dirige verso la “riduzione”? Ad un fattore di mercato ovvero i prodotti Made in Rai non reggono più la concorrenza? Ad un fattore “editoriale” ovvero incapacità o impossibilità a ideare e realizzare (magari in casa) contenuti in grado di attrarre “altro” pubblico, ad esempio i cosiddetti “giovani” che tutti vogliono e nessuno li piglia.  Ad un fattore “tecnologico” ovvero la difficoltà a reggere il passo con lo streaming che, comunque, costa ed ha ormai superato il punto di non ritorno rispetto al broadcast tradizionale e generalista. Ad un fattore “umano” ovvero dovuto ad una dirigenza dell’Azienda ormai collocata stabilmente tra il decotto politico ed un rassegnato quanto volgare “tirare a Campari”? Ad un fattore “politico” ovvero i partiti non la considerano più una priorità, un perno della vita sociale e culturale del Paese? 

Come vi avevamo accennato, a metà dicembre si era ventilata la possibilità di una “iniziativa parlamentare FORTE” da parte dei partiti di opposizione poi rinviata a gennaio. Siamo ad oltre la metà del mese e nessuno sa nulla e la sola risposta che abbiamo ottenuto è stata vaga e confusa: “Ci sono altri problemi…”. Amen!

Ci sono tanti fattori ed è verosimile supporre che possano essere tutti legati tra loro. Ed è pure verosimile supporre che il grumo di questi fattori sia difficilmente risolvibile in tempi ragionevolmente brevi. Mancano ormai pochi mesi, poco più di un anno, e si dovrà affrontate la grande battaglia del rinnovo della Concessione, forse la più importante tra tutte. Collegata ad essa c’è il rinnovo del Contratto di Servizio, altra spina nel fianco con le sue chimere dei KPI e il famigerato “allegato 1” e, infine, c’è il rinnovo del Cda che, a quanto sembra, pochi sembrano aver voglia di cambiare ovvero “stanno bene così”.

Nel frattempo però sappiamo che una funzione vitale, essenziale, del Servizio Pubblico è ormai ridotta ai minimi termini: l’approfondimento giornalistico che non sia la cronaca nera. Togliamo Vespa su Rai Uno a Porta a porta con Garlasco o con la tragedia di Crans, togliamo Ore 14 su Rai Due con Garlasco o con la tragedia di Crans, togliamo su Rai Tre con Giletti che intervista Corona (si…Corona) e, of course Garlasco e Crans, in questi giorni non resta che Report. E dello stesso Report non ci sono tracce del ripristino delle quattro puntate tagliate come pure del ritorno in onda al lunedì. Non ci sono più tracce di Presa Diretta di Iacona, non ci sono più tracce di Petrolio di Giammaria, non ci sono più tracce “Che ci faccio qui” di Iannaccone.

Come se ne esce? Lasciamo perdere tutto e ci occupiamo d’altro considerando la battaglia ormai perduta su tutti i fronti? 

Riportiamo una lettera (forse leggermente brutale ma significativa) arrivata a Bloggorai da un suo attento lettore: “Caro Bloggo, primo commento la Rai degli over 60ies. Questa Rai la guarda solo mia moglie per inerzia. A proposito dei conduttori/conduttrici di cui hai scritto, non hai citato la "giovane" Caterina Balivo (45 anni) con un programma per abituali frequentatori di RSA, con inquietanti presenze di “giovani” come i Vianella, Magalli, Mal dei Primitives, il sempiterno Fausto Leali, la mamma di Valeria Marini, il babbo di Giorgia e Rosanna Lambertucci (80 anni). Mia moglie non guarda le serie su Netflix solo perché le fanno paura e sono truculente però guarda quel … di Matano che fa a gara con Eleonora Daniele a parlare di truculenze sanguinolente e mortammazzati. È chiaro che il budget permette solo quello, gli dai du' spicci e riempi lo studio. Ma è la fine. Ti segnalo una ridicola rincorsa ai giovani: il tiggì 1 alla fine presenta sempre un servizio (così incassa i famosi du' spicci dalle case discografiche) su nuove hit di sconosciuti singer stranieri e qualche cariatide italiana. È patetico perché nessun giovane guarda il tiggì (qualunque esso sia) e i poveri over 65 si chiedono ma chi diamine sono questi tipo Kpop coreani d'accatto?”.

Caro attento lettore … la situazione politica è complicata … e non ci sentiamo nemmeno poi tanto bene.

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giovedì 15 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 7. Una "certa" età

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Le immagini non sono figlie della realtà, ma sono figlie dell’uomo. Casomai sono nipoti della realtà. E sono parenti di Dio. (L.d.V)

Tempo addietro è stata proposta una importante mostra di fotografie di Sebastião Ribeiro Salgado al MAXXI di Roma con il titolo “Il sale della Terra” (successivamente diventerà un film realizzato da Wim Wenders e andato poi  in onda su Rai5. Forse, Salgado è stato il più grande “creatore di immagini” del secolo scorso. Ha iniziato, e poi lavorato molto, con una semplice macchina da 35 mm e solo in tarda età si è dovuto convertire al digitale, per causa di forza maggiore (peso e ingombro delle pellicole etc). Nella storia della “civiltà delle immagini” Salgado occupa un posto di assoluto rilievo.

Ci è tornato in mente lui e le sue foto dell’Amazonia quando abbiamo pensato a quali immagini possono descrivere o sintetizzare questo quarto di secolo. Tra tutte quelle che ci vengono in mente, non ne troviamo nessuna in grado di riassumere tutto e, forse, non è proprio possibile. Magari se ne possono trovare alcune che messe insieme possono raccontare i fatti salienti degli ultimi 25 anni. Ci torna sempre in mente il fenomenale “potere delle immagini” che, specificamente in questa era dell’audiovisivo, si vede rafforzare sempre più.

Ecco allora che ci si pone il problema di quale immagine possa rappresentare e sintetizzare visivamente la Rai e il Servizio Pubblico in questo quarto di secolo e quale potrà rappresentare quella dei prossimi anni, quello della Digital Media Company mai realizzata, della prossima Convenzione e dell’EMFA non applicato.  Fino a poco tempo fa il cavallo “morente” di Francesco Messina bastava ed avanzava. Seppure nella sua mai realizzata lettura di cavallo “insorgente” (perché non è mai avvenuta questa “insorgenza”, anzi) oggi il cavallo è l’icona perfetta di immagine “decaduta” e prossima ad essere pure occultata in vista dell’apertura del cantiere di restauro del Palazzo di Viale Mazzini. Se tutto andrà bene, forse, lo rivedremo nel 2029.

E allora, come si rappresenta con una immagine la Rai contemporanea, quella della “destra destra” che la governa con la sottintesa complicità di chi lo consente? Ieri due lettori, distinti e distanti tra loro, per una singolarissima coincidenza, ci hanno inviato appunto due “immagini” assai suggestive ritratte nei pressi della nuova sede Rai di Via Severo che, a nostro giudizio, raccolgono benissimo l’essenza, la postura, la missione e la cultura di questa Rai destinata e programmata ad una lenta dissoluzione verso la subalternità a tutto il resto del suo mondo e del suo mercato.


Il vero "potere" delle immagini che quasi mai sono semplici "accadimenti". È una Rai anziana, adulta, diversamente giovane. Auditel ci specifica si tratta di oltre il 75% over 55 (esattamente il 56% over 65). È anziana la Rai e quindi il suo prodotto, la sua offerta editoriale che giocoforza si deve adattare e conformare, pena la riduzione progressiva del suo bacino di ascolto. Riduzione, peraltro, in continua progressione: vedi articoli di oggi su Il Sole e Italia Oggi: “Mediaset batte la Rai nella gara del periodo natalizio”.

Beninteso, hanno una "certa" età pure le lettrici e i lettori di Bloggorai e, ne siamo certi quando pure, prima o poi, si occuperanno d'altro non ci sarà quasi più nessuno che seguirà questi temi. I vari "professori" (quasi nessuno tra loro ha vinto un concorso) o "esperti europei" non hanno nemmeno lasciato eredi.  

Torniamo alle “figurine” della Civiltà delle immagini. Queste le “immagini” ovvero qualcuno tra i “volti” che maggiormente la rappresentano la Rai: la “zia” Mara (75 anni), la Clerici (62 anni), Carlo Conti (64 anni) e così via trotterellando. Ed ecco che la sua prossima “immagine” del suo prodotto di maggior successo si adegua ed ecco che ad accompagnare il prossimo Sanremo ci sarà nientepopodimenoche l’immagine della pur bravissima Laura Pausini (51 anni) ovvero la perfetta via di mezzo tra il pubblico che non c’è (i “giovani”) e quello che ci deve essere per forza. Rai Pubblicità, ci dicono, ha dovuto alzare i listini pubblicitari per sostenere lo sforzo economico successivo alla nuova Convenzione con il Comune ma, soprattutto, perché si teme un forte calo di ascolti (vedi lo slittamento dovuto alle Olimpiadi Invernali, sulle quali poi si dovrà fare un ragionamento a parte).

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martedì 13 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 6. Le "beghe" Rai come quelle del Paese

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ATTENZIONE: il blog di oggi è dedicato a “beghe Rai” e pertanto chi intende proseguire la lettura lo fa a suo rischio e pericolo. Sospendiamo, relativamente e per poco, la pubblicazione delle “figurine” dell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026. Beninteso: anche il Servizio Pubblico partecipa a definire l’immagine del Paese ed è difficile non tenerne conto.

Ieri vi abbiamo anticipato qualche “chicca” su quanto avviene dentro e fuori Via Severo (Viale Mazzini è ormai un lontano ricordo). La prima "chicca" ha iniziato a circolare da tempo ma solo domenica scorsa ha preso una relativa consistenza. La “notizia” sarebbe che la Agnes, presidente indicata dal Governo ma non ratificata in Vigilanza, potrebbe “dirigersi” verso altre destinazioni ovvero, alcuni sostengono, verso la Presidenza di Terna. Semplice Gossip? Forse che si ma forse che no. Abbiamo cercato di sapere e di capire e abbiamo chiesto. Una nostra fonte molto autorevole e molto bene informata in ambito governativo per poco ci toglie il saluto. “Non se ne parla proprio! Balle!!!”. In altri “ambienti", invece la notizia viene ritenuta attendibile e fondata ma da considerarsi “ … molto riservata, lavoro sottotraccia” ci dicono. Come stanno le cose? I punti fermi sono A manca poco più di un anno alla fine del mandato di questo Cda B poche, compresa l’opposizione, sembrano avere grande entusiasmo all’idea di cambiare le carte in tavola. C la partita eventuale della “successione” della candidata Agnes non è per nulla facile: il nuovo nome che dovrebbe uscire fuori dal cilindro deve avere un placet anzitutto dalla Maggioranza che poi lo dovrebbe necessariamente concordare con l’opposizione. E non è per niente facile, specie in questo momento di forte fibrillazione esattamente tra la coalizione di Governo e, segnatamente, con la Lega di Salvini che vedrebbe il “suo” uomo Marano ricondotto al suo ruolo di “consigliere semplice”. 

Tutto molto complicato: ad esempio, qualora avvenisse una manovra del genere, lo stesso Marano, forse, si dovrebbe dimettere da Presidente di Confindustria RadioTv, carica che, forse, non avrebbe potuto ricoprire (ma nessuno ha sollevato il problema) come pure lo stesso la Agnes dall'EBU. E poi infine, questo un vero big problem, ci troviamo proprio di fronte a due scadenze rilevanti sul percorso Rai: le prossime Olimpiadi invernali e il Festival di Sanremo. Chi si mette a mescolare le carte proprio ora? Naaaaaa ... la notizia della Agnes che esce da Rai sembra una bufala utile … a chi?  

Già, Marano, dedichiamo un attimo di attenzione. Il personaggio, notoriamente, è considerato un “vecchio volpone” dei corridoi Rai e dintorni (vedi Rai Pubblicità, vedi Rai Way, vedi Piano Immobiliare). Gode di tante simpatie ma anche foriero di qualche malmostio. Abbiamo letto tante volte del presunto e smentito “fastidio” dell’AD Rossi. Tanto per dire: di Marano si legge che “Nomine e conflitto d’interessi, Marano mette nei guai la Rai - Per il consigliere vicino alla Lega incarico dirigenziale in Milano-Cortina: tratta spot con l’azienda di cui è presidente ad interim” a firma Giovanna Vitale dello scorso giugno 2025. Sono compatibili i due incarichi? Chi lo ha verificato? “Oste, com’è il vino?”… “E’ booonooo … è booonooo”. Le strutture, gli organi incaricati di controllare e verificare sono molti: lo stesso Cda, la Corte dei Conti, e financo l’Organismo Anticorruzione Rai. Piccola “chicca” a margine: lo scorso dicembre 2025 il Cda ha ridefinito il vertice di questo Organismo e chi ti hanno nominato alla presidenza? Un certo avvocato Ruben Esposito. Viene citato in questo articolo: leggete per credere: https://www.dirittiglobali.it/2013/01/massoneria-quegli-uomini-in-nero-nascosti-tra-politica-e-affari/

A chi riporta questa struttura? Al Presidente Rai e chi è l’attuale presidente Rai? A chi indovina offriamo un caffè dalla signora napoletana al solito posto.

Morale della favola: i consiglieri Rai, compresi quelli del “prima la riforma e poi le nomine” possono stare tranquilli, sereni. Il 2027 è dietro l’angolo.

A proposito di consiglieri e, in particolare, ai 2+1. Ieri è “esploso” il caso di Barbareschi su Rai Tre che se l’è presa con Ranucci di Report e del consulente Bellavia. Nota a margine: la trasmissione è un format in coproduzione con Ballandi: ma l’Azienda non è proprio in grado di realizzare in casa un prodotto così banale e semplice senza dover pagare un coproduttore? No. Banalmente, uso privato di mezzo pubblico: basterebbe la metà per cacciarlo in buona compagnia di un certo Cerno che, con i soldi Rai, fa lo stesso. E che ti scrivono i consiglieri Rai 2+1? Leggiamo: “Crediamo che stavolta sia necessario che il vertice ricordi ai collaboratori la fondamentale regola che 'non si sputa nel piatto in cui si mangia'". Così in una nota tre consiglieri di amministrazione della Rai, Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale”. Che brivido di paura devono avere avuto a Via Severo. Un severo monito per “ricordare” la fondamentale regola del “non sputare nel piatto in cui si mangia”. Almeno un po' di buna educazione Santa Pace!!! Non c’è più la Rai di una volta!!! Quella di Viale Mazzini.

E veniamo infine all’immagine del Paese per come ce la racconta la Rai. Ieri sera è andata in onda su RaiUno “la Preside” la “dramedy” ovvero la fiction di attualità drammatica basato su una storia vera del liceo di Caivano alla periferia di Napoli. Repubblica oggi la definisce “un atto dovuto inattaccabile”. Forse, invece, qualche osservazione si dovrà pur fare. Non sappiamo ancora quanto avrà riscosso successo dei telespettatori ma possiamo anticiparvi che, a nostro modesto giudizio, molti aspetti “narrativi” non reggono gran che. Didascalico, prevedibile, scopiazzato nello stile da “Un posto al sole” al “Maresciallo Rocca”, personaggi stereotipi e dialoghi inconsistenti. Moraleggiante e “governativo” al punto giusto condito nientepopodimenoche da “Nessun dorma”. “Deve tornare la legalità … e qui comando io” disse imperiosa la Preside di Caivano. Con i capelli biondi, of course, proprio come la vera Preside di Caivano. Fiction si, ma basata su una storia vera.

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