mercoledì 28 gennaio 2026

RAI: il declino dell'Impero televisivo

By Bloggorai ©

Nei giorni scorsi ci ha scritto una nostra attenta lettrice che non appartiene al mondo dei “raiotici” e ci ha posto una semplice domanda: “Caro Bloggorai, come vedi il futuro della Rai?”

Premesse: Bloggorai da oltre 40 anni è dentro il “mondo Rai”. Ha iniziato con i primi contratti a TD nella sede di Napoli nei primi anni ‘80, per poi proseguire nei decenni successivi dentro i meandri palesi ed oscuri del VII piano di Viale Mazzini. Ha visto da vicino ed ha collaborato direttamente con diversi Direttori generali e AD, Presidenti, direttori di rete e testate, di strutture come il CFO, il CTO, l’Ufficio Legale e le Risorse umane, Rai Pubblicità e Rai Way. Con alcuni di loro è stato anche “amico”. Ha visto da vicino la gestione di Sanremo, dei vari festival di Venezia e di tanti “eventi speciali”. Ha seguito da vicino le direzioni Comunicazione e Relazioni istituzionali nonché i vari direttori dell’Ufficio Stampa e gli “addetti stampa” esterni collaboratori dei programmi. In buona sostanza: grosso modo conosciamo alquanto bene la “baracca” e questo ci consente di scrivere non tutto quello che sappiamo ma quanto basta per avere buoni argomenti utili a capire.

Seconda premessa: la situazione della Rai e il suo futuro non sono nel segno dei tempi: NON è solo colpa di “telemeloni”, non è solo responsabilità di questa “destradestra” e di questo Cda acefalo e ai confini della legittimità. Ci sono colpe e responsabilità che vengono da lontano, molto lontano, e sono bene distribuite in tante “parrocchie” interne ed esterne all’Azienda. Lo abbiamo scritto innumerevoli volte: il male profondo e oscuro che la colpisce è tutto nel grumo perverso e velenoso occupato dalla “politica” nel suo senso più nefasto, quello dell’occupazione di posti riservati agli amici degli amici, ai parenti e ai conoscenti. Una malattia, un virus che non ha risparmiato nessuno. Se non si trova un antibiotico in grado di ucciderlo, non c’è speranza di guarigione. L’ultimo tentativo è stato con l’EMFA (European Media Freedom Act) e pure quello sembra andato a vuoto: nessuno se lo è filato, compresi quelli che lo hanno acclamato con il famigerato “prima la riforma e poi le nomine”. Sappiamo come è andata a finire.

Allora, cerchiamo di dare una risposta alla lettrice e riassumiamo in poche righe quello che scriviamo da quasi 8 anni sul perché la Rai è fatalmente destinata al declino.

Il suo pubblico. Quella che finanche pochi giorni fa l’AD Rossi definiva la “sfida” dei giovani è una scommessa persa in partenza. Il pubblico della Rai nella sua prevalenza è cambiato profondamente, è “over”, anziano e lo sarà sempre più. Il retroterra culturale ovvero l’orizzonte della sua offerta editoriale nelle reti generaliste gravita intorno a prodotti e personaggi del passato remoto e lontano. Dalle repliche di Montalbano alle molteplici riedizioni di Don Matteo, allo scintillante mondo antico di Domenica In con la Zia Mara non se ne esce.

Le tecnologie. Come ci ha scritto un autorevole lettore “E’ un miracolose ancora Rai riesce a tenere il passo contro lo strapotere delle piattaforme”. Le tecnologie costano, l’innovazione richiede energie e risorse e mancano tutt’e due. Ci hanno raccontato recentemente una storiella: “ad un certo punto qualcuno ha ritenuto che fosse ora di “aggiornare” il parco microfoni negli studi TV. Si avvia una ricerca per trovare il modello idoneo. Si avvia una gara per l’acquisto. Passano quasi due anni e arrivano i microfoni. Qualcuno allora ritiene che non vanno più bene, sono obsoleti.” Rai Way poi meriterebbe un capitolo a parte: vuoto a perdere ovvero una macchina “mangiasoldi” a totale beneficio degli azionisti privati e dei lauti compensi ai suoi dirigenti strategici (l’AD Cecatto percepisce oltre 500 mila euro, il doppio del suo “proprietario” AD Rai).

Le risorse. Non ci sono e quelle che ci sono o ci dovrebbero essere sono o malgestite o sono incerte. La Corte dei Conti sono anni che scrive nella sua relazione annuale che andrebbero contenuti e razionalizzati i costi, specie quelli esterni. Nulla. Il citato EMFA dispone che le risorse del Servizio Pubblico debbano essere certe e garantite. Nulla, come nulla fosse gli tagliano 10 milioni dal budget e gli minacciano la riduzione progressiva del 20% annuo e nessuno si oppone.

La “riforma”. Una Chimera. Ormai non ne parla più nessuno e forse è bene così. Un pasticciaccio brutto al quale hanno concorso tutti, compresi i tanti “amici” esperti europei e “professori” a vario titolo associati ai partiti. Morale della favola: presto, forse, riprenderà il dibattito in VIII Commissione Senato e nessuno è in grado di immaginare se e quando un testo potrà andare in Aula.

Nel frattempo, la Vigilanza è paralizzata e il Cda non ha un Presidente e nonostante gli appelli e l’intervento di Mattarella siamo alla “moral suasion” con il nome di Mario che rispinta dal cilindro, proposto peraltro dell’ex ministro Sangiuliano. Manca poco più di anno al rinnovo della Convenzione, al nuovo Contratto di Servizio e alla scadenza dell’attuale Cda e siamo a “Caro amico ti scrivo…”

I “piani”. Piano Industriale, piano editoriale e piano immobiliare ovvero la somma di tanti “vorrei ma non posso” oppure “potrei ma non voglio”. Un Piano si lega all’altro come quelli delle palazzine di periferia di cui si vedono solo gli scheletri in calcestruzzo in un vortice di perenne incompiuto. Ne abbiamo scritto innumerevoli volte: il piano sull’informazione che quando pure c’era è stato affossato (il famigerato Piano Verdelli) dall’interno (e i killer sono ancora in attiva circolazione) e quando non c’era nessuno ha fatto nulla per scriverne uno nuovo. Morale della favola: i Tg Rai perdono telespettatori e Rai News24 galleggia con numeri da prefisso telefonico mentre in tutta la “baracca” informazione Rai lavorano oltre 2.000 giornalisti e quando si tratta di avviare una nuova trasmissione di informazione si prendono esterni ben pagati. Stendiamo un velo pietoso sul Piano industriale e della Digital Media Company e un velo di cemento armato sul Piano Immobiliare: tra affitti a perdere (Milano) ristrutturazioni costose (Mazzini) e vendite improbabili (Venezia).     

Speriamo che la nostra lettrice possa aver trovato una possibile risposta alla sua domanda.

Bloggorai@gmail.com  

martedì 27 gennaio 2026

FLASH: la RAI tra l'ICE e gli spacciatori

By Bloggorai ©

Ci sono tanti buoni motivi ed argomenti per sostenere che la Rai, questo Servizio Pubblico, questo Cda a maggioranza destradestra, anomalo, acefalo e ai limiti delle legittimità, siano destinati alla progressiva estinzione.

Tra i tanti buoni motivi ed argomenti (e domani forse ne parleremo in modo più dettagliato e approfondito), uno spicca su tutti: la mancanza di credibilità.

Esempio di questi giorni e di queste ore: ieri tutti hanno saputo che a Minneapolis alcuni giornalisti Rai sono stati aggrediti e minacciati dai sicari dell’ICE (vedi ANSA https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/25/inviati-italiani-della-rai-minacciati-da-agenti-ice-a-minneapolis_1a17edc8-24ff-4200-b9dc-754171551391.html ). Oggi tutti sanno che a Milano alcuni giornalisti Rai sono stati aggrediti da un gruppo di spacciatori.

Oggi la Rai alle 14.26 ha diffuso un comunicato dove si legge “La violenta aggressione alla quale è stata sottoposta la troupe del programma di Milo Infante “Ore 14” che cercava di documentare la situazione di degrado nella difficile zona milanese di Rogoredo è un atto vile e gravissimo che Rai condanna con fermezza. Nell’esprimere la piena e convinta solidarietà ai due inviati coinvolti e a tutta la redazione del programma e nel ringraziare la Polizia per il pronto intervento che ha evitato il peggio…”

Oggi la Rai non ha diffuso nessun comunicato per “condannare con fermezza” la violenta aggressione dell’ICE e dei suoi scherani.

Tra gli spacciatori di Rogoredo e gli assassini dell’ICE che differenza c’è?

bloggorai@gmail.com

lunedì 26 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 13. Le "figurine" di fine mese

By Bloggorai ©

Ci avviciniamo alla fine del mese e presto dovremmo scegliere le immagini che meglio potranno rappresentare e sintetizzare questi primi 31 giorni dell’anno nel nostro album sulla Civiltà delle immagini. Oggi ve ne proponiamo alcune che certamente occuperanno un posto meritevole di attenzione.

L’ICE. Non è un caso che tra questo termine acronimo (Immigration and Customs Enforcement) e la sua traduzione dall’inglese (ghiaccio …magari quello della Groenlandia) ci sia di mezzo un denominatore comune: Donald Trump. Appartengono entrambi alla stessa follia.

Oggi solo il Resto del Carlino mette in prima pagina e con la dovuta evidenza la sola immagine che racchiude tutto: il killer dell’ICE mentre spara alla testa di Alex Jeffrey Pretti. 

L’immagine, il frame dell’intero video, è “pulita” e non lascia adito a dubbi. Si tratta di una esecuzione sommaria e rabbiosa, brutale e ingiustificabile e inaccettabile al pari di altre drammatiche immagini che conosciamo e ricordiamo bene: possiamo ricordare l’ufficiale sudvietnamita  che spara sangue freddo ad un prigioniero nelle strade di Saigon (vedi https://www.corriere.it/esteri/18_gennaio_30/cinquant-anni-fa-foto-saigon-che-cambio-guerra-vietnam-af81d686-0587-11e8-b2bd-b642cbae90d8.shtml ) considerata forse l’immagine che contribuì a cambiare la percezione della guerra in Vietnam come pure una delle tante immagini di nazisti che sparano alla testa di prigionieri civili (non dimenticare le Fosse Ardeatine…oppure vedi pure questa https://www.tv2000.it/ufficiostampa/2018/04/25/25-aprile-reportage-sulla-strage-nazista-alla-certosa-di-farneta/ ).

La Svizzera. La terra del cioccolato (che non producono) e delle banche, delle mucche al pascolo e delle località dove i negozi chiudono alle 5 del pomeriggio, del Guglielmo Tell e dove rischi l’arresto se getti un mozzicone sul suolo pubblico. Dicono degli svizzeri che mentre da noi “In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di democrazia e pace, e che cos'hanno prodotto? L'orologio a cucù” (Henry Lime ne Il terzo uomo di O. Welles). Nei giorni scorsi è comparso sul Corriere un articolo di Gian Antonio Stella con il titolo “L’aglio, i coltelli e la Caccia all’italiano: perché non ci fidiamo della giustizia svizzera” ed è poi riemerso il volume di Jean Ziegler “La Svizzera. L’oro e i morti. I banchieri di Hitler”. Forse, ne abbiamo buon motivo

Ebbene, oggi qual è l’immagine che oggi ci propone la Svizzera? La prima con la quale abbiamo iniziato il 2026: la strage di Crans Montana. Potrà essere tra le prime in posizione per la foto di gennaio.

Niscemi. La foto di oggi mostra un paese sull’orlo di un baratro. Il maltempo dei giorni scorso ha causato un fronte di frana che rischia di far crollare decine di abitazioni costruite sul ciglio di una collina fragile. Sembra una metafora drammatica perfetta per raccontare questo Paese sempre in bilico: ma nessuno sapeva che forse quelle abitazioni non potevano essere costruite in quella posizione? Oppure possibile che nessuno ha mai indagato sulla natura franosa di quel terreno? Allo stesso modo di tante altre località italiane dove la cura e l’attenzione per il territorio è stata sempre disattesa, salvo poi dover constatare che crolla tutto.

La Paura. Si tratta di una immagine indeterminata eppure ben vivida e presente. Ne abbiamo scritto spesso e volentieri su Bloggorai: il “paurismo” ovvero “Il tema della sicurezza come centrale nella formazione dell’opinione degli elettori” come ha scritto Nando Pagnoncelli sul Corriere di sabato in un articolo titolato “Gli italiani si sentono meno sicuri. Le paure su giovani e immigrati”. Leggiamo: “La situazione diffusa di insicurezza viene attribuita a tre fenomeni principali: in primo luogo al crescere dei comportamenti violenti nelle fasce giovanili (55%)… Al secondo posto troviamo il tema dell’immigrazione irregolare e non controllata che contribuisce al crescere degli episodi di criminalità (44%)… Al terzo posto, assai distanziata, c’è la percezione di una crescita delle sacche di marginalità e povertà che favoriscono fenomeni di devianza (27%)”. L’articolo conclude con “In sostanza il tema della sicurezza è oramai centrale nel dibattito politico e nella percezione degli elettori: nello scenario socioeconomico di fine anno, qualche settimana fa, evidenziavamo come oramai fosse al terzo posto tra le preoccupazioni degli italiani, con la crescita consistente di cui si è detto. Sembra una preoccupazione strutturale, non determinata solamente dai fatti di cronaca, ma anche dal clima di inquietudine diffusa che determina atteggiamenti di ripiegamento difensivo. C’è perciò un’attesa diffusa di interventi. Si tratterà di capire se, alla luce anche di una crescita di sensibilità sul tema tra le opposizioni, si riuscirà ad arrivare a scelte condivise, o se prevarrà, anche in questo caso, la polemica politica. Cosa probabile, con l’avvicinarsi delle elezioni”.

Quale immagine può rappresentare la “paura”?

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domenica 25 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 12. I "nuovi" Mostri dell'era moderna

By Bloggorai ©

Immagini sbiadite, immagini perdute e poi ritrovate, immagini di “poteri forti” e di “poteri farlocchi”, immagini di silenzio e di rumore, immagini di sensazioni e di emozioni. La Civiltà delle Immagini sembra “vivere” di ciò che si osserva, di ciò che si sintetizza in un uno scatto, in un frame o in una sequenza video.  

Sono poi poche le “immagini” che sopravvivono a se stesse e che sono destinate ad entrare nel libro dei ricordi indelebili (vedi https://www.wired.it/gallery/21-immagini-dal-2025-anno-trasformazione/ oppure vedi pure https://www.lastampa.it/esteri/2025/12/31/video/un_anno_nel_mondo_il_racconto_del_2025_in_immagini-15451392/ ).

Gennaio sta per finire e il nostro personale Album di “figurine” di immagini 2026 si arricchisce costantemente.

I nuovi mostri. Quale immagine contemporanea può rappresentare e sintetizzare al meglio una figura protoumanoide in grado di racchiudere il peggio di quella parte di cittadini americani fedeli al trumpismo? Abbiamo nella nostra memoria cinematografica prima il film “i Mostri” di Dino Risi del 1963 e poi “I nuovo Mostri” a firma tripla: Monicelli, Risi e Scola del 1977 (da rivedere e incorniciare per quanto ancora possono essere attuali). Erano “mostri” fatti in casa, alla buona, tanto simpatici quanto patetici eppure “mostruosi” moderni. Poi ci siamo abituati ai “mostri” della cronaca nera di vario genere, dagli stragisti ai femminicidi, dal “mostro” di famiglia, in casa, ai vari “mostri” seriali.

Se non che ora dobbiamo fare i conti con una nuova figura di mostro moderno, solo in parte umanoide. Parliamo di quei personaggi non bene identificabili bardati come marziani con indosso una pettorina carica di non si sa che cosa (bombe a mano, coltelli, gas urticanti etc) e una scritta chiara e tonda: ICE.

In questi giorni quei mercenari spopolano: dall’assassinio brutale di Renee Nicole Good a Alex Jeffrey Pretti avvenuto proprio ieri, dopo che nei giorni scorsi i pretoriani del Male trumpiano hanno arrestato pure un bambino di 5 anni. La loro immagine potrà concorrere a rappresentare la peggiore di questo mese.

La battaglia persa. Scegliete voi: quella forse più famosa è Waterloo ma anche Caporetto non è da meno. La storia è costellata di battaglie che, solitamente e banalmente, una parte vince e una perde. Qualche volta succede che si “va alla pari” e quindi si avvia una sospensione dei combattimenti e poi si vedrà.

In questi giorni (o meglio da mesi) è comparsa una nuova “figurina” nell’Album della Civiltà delle immagini che non sappiamo bene a chi intestare e dove collocare. Si tratta dell’opposizione al Governo Meloni e, segnatamente, al governo della destra destra dentro e intorno alla Rai. La “figurina” si andava componendo da tempo: da quando è stato sottoscritto il nuovo Contratto di Servizio con il famigerato Allegato 1 e i non meno famigerati KPI e per non dire della fantomatica Digital Media Company. Facciamola breve e dimentichiamo la riforma e l'EMFA. La Rai sembra crollare dentro se stessa e nessuno batte ciglio: gli ascolti ogni mattina segnano un colpo (ieri nell’intera giornata, come da tempo avviene, Rai sta al 35% con 3,3 mln e Mediaset sta al 39% con 3,5 mln). Dicono che non ci sono soldi per trasmissioni da Servizio Pubblico (vedi approfondimento giornalistico con risorse interne, vedi Petrolio) e poi invece li trovano per i vari collaboratori esterni alla Claudio Brachino. I consiglieri (non si sa bene dove collocarli) “chiedono” all’AD e pongono in discussione la “credibilità” ma non si capisce bene di chi. Dall’ex Viale Mazzini (ora Via Severo, di fronte al Centro Anziani) avranno, forse, detto che “faranno sapere”. Nel frattempo, il presidente del Senato La Russa eserciterebbe “moral suasion” e non si capisce bene verso chi. Si legge che qualcuno per sbloccare l’empasse in Vigilanza vedrebbe bene il ritorno di Mario Orfeo come Presidente Rai. Dicono.

Il Made in Italy. Eravamo tutti (o quasi) convinti che a rappresentare l’eccellenza italiana, la culla della dieta mediterranea e della “bella musica” ci fossero solo elementi granitici e insostituibili: la pizza e il mandolino. Se non che, nei giorni scorsi, abbiamo scoperto grazie al Tg1 (vedi https://www.rainews.it/video/2026/01/occhiali-di-macron-lazienda-italiana-che-li-produce-corre-in-borsa-0907518c-0a54-4f41-83c6-651c7ee5defa.htmlche nel panorama geopolitico internazionale in profondo subbuglio hanno fatto la loro comparsa irruenta gli occhiali a goccia di Macron. Attenzione, sono “made in France” ma il marchio di fabbrica originale è tutto “made in Italy”. Per la cronaca, il Tg1 ci informa che il titolo in Borsa è salito assai. Ma non è “pubblicità occulta” … è solo “informazione” pubblica.

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giovedì 22 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 11. Le "figurine" mancanti

By Bloggorai ©

Nel nostro immaginario Album della Civiltà delle immagini succede spesso che sono più le “figurine” mancanti che quelle già “acquisite”. Per certi aspetti succede quello che è successo nel lontano 1963-64 quando nella mitica collezione delle figurine dei calciatori Panini mancava l’introvabile Pizzaballa, mitico portiere prima dell’Atalanta e poi della Roma.

Allora succede che in questo nostro immaginifico Album si avverte con un certo fastidio e malumore il vuoto lasciato da figurine che pure dovrebbero esserci per forza, per loro collocazione ed esistenza in vita naturale. Ne elenchiamo qualcuna.

La notizia. Succede, spesso, che l’immagine ovvero la “notizia” del giorno svanisce ed evapora annegata tra un funerale di uno stilista, la cronaca nera e una manciata di sano gossip. Allora, ieri è uscita fuori la notizia secondo cui un giudice, Aldo Tirone di Alessandria, ha rivelato che nel suo Pc sarebbe installato un software, esattamente denominato ECM (Microsoft Endpoint Configuration Manager), ovvero un software in grado di “spiare” i magistrati a loro insaputa. Insomma, una vicenda che basterebbe la metà per fare intervenire il Presidente della Repubblica (che presiede il CSM) e richiedere l’intervento dei Carabinieri. Insomma, uno notizia che meriterebbe almeno qualche occhiello in prima pagina. E invece? Succede che solo Repubblica gli dedica uno spazio di poco inferiore a quello dedicato a Trump? Perché questa “immagine” scompare dalle prime pagine di tutti gli altri giornali?

I manifestanti. Che fine hanno fatto le immagini di milioni di persone che neimesi scorsi manifestavano contro il genocidio dei palestinesi a Gaza? In quel momento, sembrava che il Paese, l’Europa intera, fosse scossa da un fremito di “opposizione” e forte indignazione per le immagini di donne, anziani e bambini brutalmente trucidati dall’esercito di Israele. Dopo di che, è arrivata la “pace” di Trump e dei suoi sodali che ora per “ricostruire” le loro macerie da loro stesse create vogliono pure essere pagati. E tutto tace. La nuova “figurina” di questa opposizione è svanita nel nulla. Sembra essere tutto evaporato. Dall’Europa dei “volenterosi” ai “dialoganti” alla Von Den Lyden. Dai progressisti ai pacifisti sembrano essere tutti vittima del trumpismo dilagante.

Gli “oppositori”. Vedi sopra. A Roma, in Italia, in Europa e nel resto del mondo nessuno sembra più “scomporsi” di fronte all’arroganza e alla prepotenza del trumpismo dilagante. Ieri ha fatto colpo a Davos il discorso del leader canadese Mark Karney: “ … i nostri valori, come il rispetto dei diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la solidarietà, la sovranità e l’integrità territoriale dei vari Stati. Il potere di chi ha meno potere comincia dall’onestà. Sembra che ogni giorno ci venga ricordato che viviamo in un’epoca di rivalità tra grandi potenze, che l’ordine internazionale basato sulle regole sta svanendo, che i forti fanno ciò che possono e i deboli subiscono ciò che devono…E di fronte a questa logica, c’è una forte tendenza da parte dei Paesi ad adeguarsi per andare avanti, ad accomodarsi, a evitare problemi, a sperare che la conformità garantisca sicurezza. Ebbene, non sarà così ... se non siamo al tavolo, siamo nel menu” (qui il testo integrale

https://www.corriere.it/esteri/26_gennaio_21/mark-carney-discorso-davos-2d7f7050-c66c-4fdb-892a-a64346ce1xlk.shtml

Ha detto più lui in pochi minuti che tutti i leader progressisti europei in tanti giorni, settimane e mesi.

La Meloni e il suo governo continuano a rimanere stabili nei consensi. E, già che ci siamo, che fine ha fatto l’immagine degli “oppositori” dentro e fuori la Rai? Dentro l’ex Viale Mazzini, da tempo, avevamo perso le tracce. Il Cda, o quello che rimane, monco o acefalo pro tempore che dir si voglia, sopravvive a se stesso in attesa di una riforma dimenticata o di un EMFA ormai disatteso e abbandonato nei cassetti polverosi. Il taglio di 10 milioni della recente Legge di bilancio non si poteva fare. Qualcuno si è opposto o sollevato obiezioni? La famigerata “iniziativa parlamentare FORTE” di dicembre si è poi rivelata in un palloncino bucato: oggi i partiti di opposizione sono stati ricevuti al Senato da La Russa che, supponiamo, potrà esercitare una lieve “moral suasion” e non si capisce bene verso chi: verso i “suoi” partiti che ancora intendono sostenere la Agnes come presidente oppure verso i partiti di opposizione che non sanno come uscire dalla trappola in cui sono caduti?

La Rai. Appunto. La “figurona” del Servizio Pubblico è ormai rara e preziosa. Non passa giorno che il bollettino dello sfascio (con o senza “s”) non riporta notizie devastanti. Ieri sera è andato inonda su Rai Uno lo speciale di Porta a Porta con grande dovizia di mezzi e risorse economiche. È successo che per oltre 180 minuti di messa in onda ha realizzato il 7,07% con un netto di 951 mila telespettatori. Nella storia della rete ammiraglia da tempo non si registrava una catastrofe del genere. Chissà se nel Cda di stamattina qualcuno ha posto il problemino o richiesto “chiarimenti” almeno sui costi (in genere dicono che “faranno sapere”).

Un’altra gustosa “figurona” che interessa la Rai e che verosimilmente sarà molto richiesta nei prossimi giorni è quella che la vede direttamente e indirettamente coinvolta e interessata alla nota vicenda Corona/Signorini. Si tratta di una brutale e volgare guerra per bande, tra ricattati e ricattatori, tra faccende intime di “virtù nascoste”. E cosa c’entra la Rai e il Servizio Pubblico nel dare sponda e offrire visibilità a tali “figurine”? C’entra … c’entra ... sostengono i bene informati: tra ricattati e ricattatori c’è guazza per molti.  

Bloggorai@gmail.com

Ps. nella posta dei lettori merita una citazione per quanto sostenuto da uno di loro (molto attento e qualificato) sul post di ieri : “ … il miracolo è mantenere 9 milioni di spettatori nel giorno medio sul broadcasting lineare a fronte di un'offerta complessiva molto ampia dove gli operatori streaming hanno un potere economico notevolmente superiore a tutto il mondo broadcasting che lo stanno usando per acquisire tutto il di scibile sul mercato. Perdere il 3% nell'ultimo anno ed il 15% in 5 anni è un successo non una sconfitta, anzi, visto che gli operatori streaming sono sul mercato da tempo, mi aspetto a breve un azzeramento delle perdite… Cosa diversa è il confronto Rai - Mediaset, tutto interno ai broadcasters nazionali. Si assiste ad un riposizionamento legato alle capacità innovative delle due aziende. Mediaset ha una visione mentre Rai no”. Già. Mediaset ha una visione. Mediaset è un’Azienda, Rai no.

mercoledì 21 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 10. TV: una figurina in via di estinzione

By Bloggorai ©

Oggi abbiamo una “figurona” importante da incollare sull’Album della Civiltà delle immagini: la Televisione.

È stato appena pubblicato il Report trimestrale di Agcom dove si fotografa lo stato di salute delle televisioni italiane, pubblica e private, e non è per niente buono.

Anzitutto prosegue incessante e inarrestabile il declino del numero dei telespettatori DVB e SAT: negli ultimi 5 anni è calato del 16,3% nella prima serata e del 15% nell’intero giorno. Solo nell’ultimo anno il calo ha riguardato nelle stesse fasce orarie rispettivamente – 2,9% e – 3%. In questo periodo sono “emigrati” circa 3 milioni di persone che ora guardano la Tv su altri mezzi, in altro modo e interessati ad altri prodotti diversi dalla tv generalista. 

“E’ la cavalcata dello streaming … bellezza…”. Nei giorni scorsi il Corriere ha titolato “Così lo streaming ha cambiato il modo di vedere la televisione” dove si legge che “le vendite di televisori sono aumentate del 30% … i prezzi sono crollati … le dimensioni sono aumentate (70 pollici) … all’inizio del 2025 in Italia si contavano circa 20,7 milioni di televisori connessi … il tempo speso sulle piattaforme (Netflix, Youtube, Discovery, Disney etc) ha superato quello della tv broadcast e via cavo sommate”.

In secondo luogo, il Report di Agcom ci dice che il confronto tra Rai e Mediaset vede quest’ultima consolidare la sua posizione: sempre negli ultimi 5 anni Rai nel giorno medio in prima serata è calata del 24% (e del 6,8% solo nell’ultimo anno) mentre Mediaset è calata del 10,1% (mentre è cresciuta nell’ultimo anno dello 0,1%). I dati non sono migliori per l’intero giorno: Rai tra il 2021 e il 2025 diminuisce del 23,2% (e del 6,4% nell’ultimo anno) mentre Mediaset cala “solo” del 6,9% (e del 1,1% nell’ultimo anno).

Dati ancora più rilevanti sull’informazione. L’andamento del tempo speso dagli spettatori (gen. – set. Tempo in milioni di ore) sui Tg Nazionali mostra che nella fascia oraria 18.30- 21.00 siamo passati da circa 306 milioni di ore a 250 con un calo del 18%. Il confronto tra i tg Rai e quelli Mediaset vede tutti con il segno negativo e solo La7 crescere in modo costante. Comunque il Tg1 perde più del Tg5. Infine, prosegue senza sosta la corsa verso il baratro di RaiNews24 che negli ultimi 5 anni perde poco meno della metà dei suoi telespettatori che solo in parte vengono intercettati dagli altri Tg all news (TgCom e Sky Tg).

Può essere utile collegare questi dati con il Report settimanale di Auditel sullo Standard Digitale (dall’11 al 17 gennaio 2026) dove si legge che gli LS (Legitimate Streams) per editore vedono Mediaset con 199.000 K e Rai con 5.000 K mentre il TTS (Tempo speso per editore) vede Mediaset sempre in testa con 21.000 K e Rai con 15.000 K.

C’è bisogno di commentare? Qualcuno si pone il problema? Il Cda … questo Cda ne sa qualcosa?

bloggorai@gmail.com    

ps. Come al solito, ci arrivano molte “lettere dai lettori e dalle lettrici”. Riceviamo e pubblichiamo: “… non solo album di figurine ma un nuovo mazzo di Mercante in Fiera” … “Il volto dell’assassino? Si riservano di intervistarlo dopo e magari ci fanno una serie Tv”… “La Coppa d’Africa? Tra woodoo e talismani è meglio che stia su SportItalia”… “la RAI si conforma, perché "educare" non rientra più da tempo nel suo DNA. Coppa d'Africa, grande calcio e grande spettacolo, regalata a Sportitalia” e infine “ La cronaca nera non mi interessa”.         

martedì 20 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 10. La Metafisica aristotelica e la RAI

By Bloggorai ©

L’immagine metafisica è una rappresentazione di un fatto o di una persona che trascende il reale. Aristotele ha dedicato alla Metafisica un lavoro specifico e così l’ha definita: “scienza dell'essere in quanto essere". Senza andare troppo lontano e rimanendo nel campo delle immagini, citiamo la Treccani che riprende un grande artista italiano: “Per Morandi è una fase importante di depurazione del soggetto da tutti gli episodî accidentali e di scoperta di significati insiti nelle cose”.  

Interessante osservare che le immagini, seppure metafisiche, si prestano bene ad un uso “politico”.

Nel nostro immaginario Album di figurine della Civiltà delle immagini 2026 oggi ne abbiamo raccolte 4.

Il Maranza. s. m. e f. inv. Giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccar briga, riconoscibili anche dal modo di vestire appariscente. Il termine deriva da una incerta sintesi di “mar...." che alcuni ritengono risalire a "marocchino” e “zanza” (in Romagna). A seconda delle regioni può assumere anche un termine diverso, come coatto, tamarro, belenga, cuozzo etc.   Chi è e come si rappresenta un "maranza"? sapevate ad esempio che “i maranza flexano?” … per saperne di più vedi pure https://blog.dante.global/i-maranza-flexano#:~:text=In%20breve%2C%20maranza%20vuol%20dire,anche%20grazie%20ai%20social%20network

Ormai il tema è da tempo oggetto di letteratura scientifica e torna puntualmente all’attenzione quando un “maranza” si rende autore di un drammatico fatto di cronaca come è successo in questi giorni. Succede allora che il termine, il fenomeno sociale, diventa un fatto “politico” e assume le sembianze di iniziativa parlamentare finalizzata a sostenere un “progetto” ovvero alimentare il terreno della paura, del timore e della conseguente necessità di “avere più sicurezza” nelle strade, nelle scuole, negli ospedali. Ne abbiamo scritto diverse volte: il “paurismo” sembra essere il grimaldello del consenso politico ovvero paura del diverso, dell’immigrato, del “giovane disadattato.

L’assassino. In questi giorni l’ennesimo femminicidio (Federica Turzolo) ha riproposto un consueto tema di immagine. Come si rappresenta il volto di un assassino? Quale è la sua immagine? Come noto, spesso e malvolentieri, si tratta di un parente stretto, un marito, un genitore o un fratello /sorella, di un “caro amico” magari pure “di famiglia” o un personaggio che “ … non avrei mai pensato che potesse giungere a tanto”. Eppure tanto il volto, l’immagine delle vittime è pubblico tanto invece quello dell’assassino rimane spesso “privato” o posto in secondo piano. La presunzione di innocenza fino all’ultimo grado di giudizio, pilastro della nostra giurisprudenza, garantisce la riservatezza dell’immagine di chi ha compiuto un omicidio, seppure colto in flagranza di reato o financo reo confesso, magari con il coltello ancora tra le mani. Succede spesso che l’Immagine della vittima viene più diffusa e rimane più impressa di quella dell’assassino e succede che quella dell’assassino viene trattata e mostrata con una certa titubanza. In tutti i grandi casi di cronaca nera (Orlandi, Cesaroni, Gambirasio etc) sono i loro volti ad essere entrati nella storia più di quanto non lo siano i loro carnefici (peraltro alcuni ancora ignoti).

Il gossipparo. Parliamo di un certo Fabrizio Corona e della sua immagine ci interessa un aspetto marginale. Anzitutto ci chiediamo spesso perché riscuote tanta attenzione mediatica e perché la sua “figurina” è tra le più pubblicate e diffuse nell’album della Civiltà delle immagini? È bravo lui a maneggiare il suo “brand”, ad occupare uno spazio sempre disponibile nel mercato dei media, oppure sono gli “altri” genericamente intesi (giornali, radio e tv) a mettergli a disposizione uno spazio ben sapendo che il “prodotto” gossip tira molto?

L’aspetto marginale che ci interessa della sua immagine è capire/sapere perché la Rai, il Servizio Pubblico, rivolge un’attenzione particolare sia al personaggio e, ancor più, ai “temi caldi” si cui si occupa (vedi il caso Signorini che è tutto dire): l’ultimo ad ospitarlo è stato Giletti ma prima ancora è stato dalla Venier, a Ciao Maschio, con Fiorello etc. ? A tal punto che, a quanto si legge, Mediaset si è “risentita” tanto di questa attenzione ingombrante e fastidiosa da lavorare ad una “vendetta” contro la Rai da compiere durante il prossimo Festival di Sanremo predisponendo una forte controprogrammazione. Rimane aperto il quesito: perché la Rai si presta a questi giochetti?

Il calciatore. Nel nostro paese giocano tanti calciatori che provengono dai paesi africani e sono pure molto bravi. Nel nostro Paese tra residenti, nati in Italia e in attesa di regolarizzazione, vivono circa 1,6 mln di persone. Allora, è successo che nelle scorse settimane si è svolta la Coppa d’Africa le cui immagini sono state diffuse in chiaro da SportItalia. Allora è successo che domenica scorsa la partita finale tra Marocco e Senegal è stata vista da oltre 800 mila persone, superando di gran lunga Rai Due. La domanda semplice che poniamo è “perché la Rai non ha comprato i diritti di ripresa”?  

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