By Bloggorai ©
“Non scriviamo tutto quello che sappiamo ma sappiamo bene quello
che scriviamo”.
Ha suscitato un certo rumore la dichiarazione di Ranucci intercettato
dove sostiene che in Rai ci sarebbe “… un po' di mafia e massoneria”. Stupore, sorpresa,
grande scoop, novità inaudita. Hanno messo l’acqua fresca in prima pagina e la
chiamano “notizia”.
Andiamo con ordine e invertiamo l’ordine dell’affermazione: ci
sarebbe prima la massoneria e poi la mafia.
Molti, tanti, dimenticano facilmente che la Rai è stata al centro
del mirino della Loggia P2 del Venerabile Gelli che secondo quanto letto nel famigerato “Piano di Rinascita
Democratica” andava messa sotto controllo insieme agli altri media. Nell’elenco
degli affiliati alla P2 ritrovato a Castiglion Fibocchi figuravano diversi nomi
Rai: da Paolo Frajese a Gustavo Selva, da Giampaolo Cresci a Franco Colombo. Alcuni
smentirono: iscritti a loro insaputa.
Certo è che per la P2 la Rai era (forse è
ancora) un obiettivo prioritario: andava controllata o almeno ridimensionata. Negli
anni a venire non si è più parlato direttamente di “massoneria dentro la Rai”:
tutti o tanti in “sonno” o sotto mentite spoglie. “Sei massone?” …” Chi, io ???
ma quando mai, anzi…”. Certo è che il “Piano Gelli” ha trovato in seguito molti
lettori interessati (e non tutti della sua stessa parte politica).
Salvo ricordare un piccolo “incidente di percorso” che vide
interessato Carlo Freccero che nel 2002 partecipa alla fondazione di una
associazione massonica (gli “Illuminati”) che poi, nel 2006 precisò in una
intervista a Panorama che: “Ho firmato l’atto di fondazione perché me lo aveva
chiesto un amico. Sono una persona curiosa e mi interessava conoscere questi
ambienti, ma mi sono subito dimesso. Erano riunioni noiosissime, per nulla
divertenti”. Capitolo chiuso.
Che Ranucci possa aver dichiarato che in Rai c’è “un po’ di massoneria”
sembra quasi un innocente eufemismo. Il tema è quanto “po’ ” ovvero sapere quanti
sono, chi sono, quanto pesano e quanto sono in grado di influenzare l’Azienda. Ovvero pure, intenderci bene per cosa si intende con "massoneria".
Infatti, “massoneria” è un termine troppo vago e generico:
dice tutto e non dice nulla, pari e patta con l’altro termine “mafia” che può
significare un sistema, un metodo, un modello associativo criminale o financo
un modo di pensare e agire sottinteso, occulto del genere “ahummm …ahummm”
ovvero “tu sai che io so che noi sappiamo”.
Su questo tema (mafia e Rai) ci sarebbe da
scrivere un capitolo a parte: ricordiamo un “piccolo” fatto non lontano nel
tempo: il film Magma sulla storia del delitto di Piersanti Mattarella, seppure
proposto prima alla Rai, non è mai stato mandato in onda e invece lo ha fatto La7
e Netflix. Perché? “faranno sapere” e ancora siamo in attesa di sapere perché la
Rai non lo ha mandato in onda.
Il filo, il tondino di acciaio da carpenteria che annoda i due
termini "mafia e massoneria" invece è molto chiaro e facilmente percettibile ed ha un nome: poteri forti.
I cosiddetti “poteri forti” assumono varie forme, forza e influenza e sono da
decenni annidati e accampati felicemente nei meandri della Rai.
Li elenchiamo in
ordine sparso, e magari qualcuno ci sfugge. Il primo, assoluto e quasi totale,
è il potere forte della Politica con la P maiuscola: è in grado di proporre AD, presidenti
di fatto e pro tempore, consiglieri e direttori scelti con il cilindro di Mago
Magò, senza confronti e senza criteri trasparenti. A seguire, con vari pesi e ramificazioni: il “potere”
economico delle grandi Banche (una in particolare) in grado di piazzare amici
fidati, fidatissimi. In parallelo, il potere finanziario (vedi operazione Rai
Way). Poi si apre il vasto scenario di due sottopoteri non meno potenti: quello
delle grandi case di produzione e quello degli agenti artistici in grado di
influenzare prodotti e contenuti, palinsesti e personaggi dello spettacolo (e
del giornalismo). Poi ci sono le case discografiche.
Poi ci sono le “piccole lobby” che ovviamente nulla hanno a
che fare con i termini “massoneria o mafia” direttamente o indirettamente ovvero
una pletora di faccendieri di medio basso calibro. Si tratta di enti turistici
con i vari “festival” o “Premi” variamente assortiti e variamente affamati di
occupare un piccolo spazio di messa in onda del loro “brand” quale che esso sia
con il nome di un’acqua minerale o il cartello con il nome dell’ameno paesello alpino.
Infine, non ultime, le case editrici ovvero gli editori, cartacei anzitutto ma implicati
anche nel mondo della produzione tv. Ovviamente, tra le “piccole lobby” (si fa
per dire) non mancano quelle di carattere “privato” ovvero culturali, religiose
o sportive. Ad adiuvandum: vogliamo ricordare la "lobby" dei giornalisti?
Ce n’è per tutti, la Rai è una madre molto generosa, con i soldi
pubblici.
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