venerdì 16 gennaio 2026

la Civiltà delle Immagini 8. Le "figurine" impietose

By Bloggorai ©

Nell’Album della Civiltà delle Immagini 2026, ogni mattina, intorno alle 10.15 arriva una “nuova” figurina da incollare. È il “bollettino Auditel” che certifica nero su bianco lo stato delle cose sugli ascolti Rai. È una “figurina” tanto impietosa quanto ormai ormai consueta: Mediaset sta ormai pressoché fissa sopra Rai nel Day time e, salvo particolarissime eccezioni, è veramente difficile supporre che la tendenza possa cambiare di segno.

Piccolo esempio (da Studio Frasi su dati Auditel): lo scorso 14 gennaio, tra le 21 e le 23.59, Canale 5 aveva quasi il doppio di Rai Uno (4,5 mln con il 26,6% contro i 2,6 mln e il 15%). Nota a margine: quella stessa sera andava in onda una partita importante della Coppa d’Africa, in diretta su Sportitalia, dove ha raccolto oltre 500 mila telespettatori mentre Rai Due nella stessa fascia oraria ne aveva circa 400 mila. 

La costante e inesorabile tendenza alla diminuzione dei telespettatori Rai, del Servizio Pubblico a cosa è dovuto? Ad un fattore “anagrafico” ovvero l’età sempre più “over” che giocoforza si dirige verso la “riduzione”? Ad un fattore di mercato ovvero i prodotti Made in Rai non reggono più la concorrenza? Ad un fattore “editoriale” ovvero incapacità o impossibilità a ideare e realizzare (magari in casa) contenuti in grado di attrarre “altro” pubblico, ad esempio i cosiddetti “giovani” che tutti vogliono e nessuno li piglia.  Ad un fattore “tecnologico” ovvero la difficoltà a reggere il passo con lo streaming che, comunque, costa ed ha ormai superato il punto di non ritorno rispetto al broadcast tradizionale e generalista. Ad un fattore “umano” ovvero dovuto ad una dirigenza dell’Azienda ormai collocata stabilmente tra il decotto politico ed un rassegnato quanto volgare “tirare a Campari”? Ad un fattore “politico” ovvero i partiti non la considerano più una priorità, un perno della vita sociale e culturale del Paese? 

Come vi avevamo accennato, a metà dicembre si era ventilata la possibilità di una “iniziativa parlamentare FORTE” da parte dei partiti di opposizione poi rinviata a gennaio. Siamo ad oltre la metà del mese e nessuno sa nulla e la sola risposta che abbiamo ottenuto è stata vaga e confusa: “Ci sono altri problemi…”. Amen!

Ci sono tanti fattori ed è verosimile supporre che possano essere tutti legati tra loro. Ed è pure verosimile supporre che il grumo di questi fattori sia difficilmente risolvibile in tempi ragionevolmente brevi. Mancano ormai pochi mesi, poco più di un anno, e si dovrà affrontate la grande battaglia del rinnovo della Concessione, forse la più importante tra tutte. Collegata ad essa c’è il rinnovo del Contratto di Servizio, altra spina nel fianco con le sue chimere dei KPI e il famigerato “allegato 1” e, infine, c’è il rinnovo del Cda che, a quanto sembra, pochi sembrano aver voglia di cambiare ovvero “stanno bene così”.

Nel frattempo però sappiamo che una funzione vitale, essenziale, del Servizio Pubblico è ormai ridotta ai minimi termini: l’approfondimento giornalistico che non sia la cronaca nera. Togliamo Vespa su Rai Uno a Porta a porta con Garlasco o con la tragedia di Crans, togliamo Ore 14 su Rai Due con Garlasco o con la tragedia di Crans, togliamo su Rai Tre con Giletti che intervista Corona (si…Corona) e, of course Garlasco e Crans, in questi giorni non resta che Report. E dello stesso Report non ci sono tracce del ripristino delle quattro puntate tagliate come pure del ritorno in onda al lunedì. Non ci sono più tracce di Presa Diretta di Iacona, non ci sono più tracce di Petrolio di Giammaria, non ci sono più tracce “Che ci faccio qui” di Iannaccone.

Come se ne esce? Lasciamo perdere tutto e ci occupiamo d’altro considerando la battaglia ormai perduta su tutti i fronti? 

Riportiamo una lettera (forse leggermente brutale ma significativa) arrivata a Bloggorai da un suo attento lettore: “Caro Bloggo, primo commento la Rai degli over 60ies. Questa Rai la guarda solo mia moglie per inerzia. A proposito dei conduttori/conduttrici di cui hai scritto, non hai citato la "giovane" Caterina Balivo (45 anni) con un programma per abituali frequentatori di RSA, con inquietanti presenze di “giovani” come i Vianella, Magalli, Mal dei Primitives, il sempiterno Fausto Leali, la mamma di Valeria Marini, il babbo di Giorgia e Rosanna Lambertucci (80 anni). Mia moglie non guarda le serie su Netflix solo perché le fanno paura e sono truculente però guarda quel … di Matano che fa a gara con Eleonora Daniele a parlare di truculenze sanguinolente e mortammazzati. È chiaro che il budget permette solo quello, gli dai du' spicci e riempi lo studio. Ma è la fine. Ti segnalo una ridicola rincorsa ai giovani: il tiggì 1 alla fine presenta sempre un servizio (così incassa i famosi du' spicci dalle case discografiche) su nuove hit di sconosciuti singer stranieri e qualche cariatide italiana. È patetico perché nessun giovane guarda il tiggì (qualunque esso sia) e i poveri over 65 si chiedono ma chi diamine sono questi tipo Kpop coreani d'accatto?”.

Caro attento lettore … la situazione politica è complicata … e non ci sentiamo nemmeno poi tanto bene.

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giovedì 15 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 7. Una "certa" età

By Bloggorai ©

Le immagini non sono figlie della realtà, ma sono figlie dell’uomo. Casomai sono nipoti della realtà. E sono parenti di Dio. (L.d.V)

Tempo addietro è stata proposta una importante mostra di fotografie di Sebastião Ribeiro Salgado al MAXXI di Roma con il titolo “Il sale della Terra” (successivamente diventerà un film realizzato da Wim Wenders e andato poi  in onda su Rai5. Forse, Salgado è stato il più grande “creatore di immagini” del secolo scorso. Ha iniziato, e poi lavorato molto, con una semplice macchina da 35 mm e solo in tarda età si è dovuto convertire al digitale, per causa di forza maggiore (peso e ingombro delle pellicole etc). Nella storia della “civiltà delle immagini” Salgado occupa un posto di assoluto rilievo.

Ci è tornato in mente lui e le sue foto dell’Amazonia quando abbiamo pensato a quali immagini possono descrivere o sintetizzare questo quarto di secolo. Tra tutte quelle che ci vengono in mente, non ne troviamo nessuna in grado di riassumere tutto e, forse, non è proprio possibile. Magari se ne possono trovare alcune che messe insieme possono raccontare i fatti salienti degli ultimi 25 anni. Ci torna sempre in mente il fenomenale “potere delle immagini” che, specificamente in questa era dell’audiovisivo, si vede rafforzare sempre più.

Ecco allora che ci si pone il problema di quale immagine possa rappresentare e sintetizzare visivamente la Rai e il Servizio Pubblico in questo quarto di secolo e quale potrà rappresentare quella dei prossimi anni, quello della Digital Media Company mai realizzata, della prossima Convenzione e dell’EMFA non applicato.  Fino a poco tempo fa il cavallo “morente” di Francesco Messina bastava ed avanzava. Seppure nella sua mai realizzata lettura di cavallo “insorgente” (perché non è mai avvenuta questa “insorgenza”, anzi) oggi il cavallo è l’icona perfetta di immagine “decaduta” e prossima ad essere pure occultata in vista dell’apertura del cantiere di restauro del Palazzo di Viale Mazzini. Se tutto andrà bene, forse, lo rivedremo nel 2029.

E allora, come si rappresenta con una immagine la Rai contemporanea, quella della “destra destra” che la governa con la sottintesa complicità di chi lo consente? Ieri due lettori, distinti e distanti tra loro, per una singolarissima coincidenza, ci hanno inviato appunto due “immagini” assai suggestive ritratte nei pressi della nuova sede Rai di Via Severo che, a nostro giudizio, raccolgono benissimo l’essenza, la postura, la missione e la cultura di questa Rai destinata e programmata ad una lenta dissoluzione verso la subalternità a tutto il resto del suo mondo e del suo mercato.


Il vero "potere" delle immagini che quasi mai sono semplici "accadimenti". È una Rai anziana, adulta, diversamente giovane. Auditel ci specifica si tratta di oltre il 75% over 55 (esattamente il 56% over 65). È anziana la Rai e quindi il suo prodotto, la sua offerta editoriale che giocoforza si deve adattare e conformare, pena la riduzione progressiva del suo bacino di ascolto. Riduzione, peraltro, in continua progressione: vedi articoli di oggi su Il Sole e Italia Oggi: “Mediaset batte la Rai nella gara del periodo natalizio”.

Beninteso, hanno una "certa" età pure le lettrici e i lettori di Bloggorai e, ne siamo certi quando pure, prima o poi, si occuperanno d'altro non ci sarà quasi più nessuno che seguirà questi temi. I vari "professori" (quasi nessuno tra loro ha vinto un concorso) o "esperti europei" non hanno nemmeno lasciato eredi.  

Torniamo alle “figurine” della Civiltà delle immagini. Queste le “immagini” ovvero qualcuno tra i “volti” che maggiormente la rappresentano la Rai: la “zia” Mara (75 anni), la Clerici (62 anni), Carlo Conti (64 anni) e così via trotterellando. Ed ecco che la sua prossima “immagine” del suo prodotto di maggior successo si adegua ed ecco che ad accompagnare il prossimo Sanremo ci sarà nientepopodimenoche l’immagine della pur bravissima Laura Pausini (51 anni) ovvero la perfetta via di mezzo tra il pubblico che non c’è (i “giovani”) e quello che ci deve essere per forza. Rai Pubblicità, ci dicono, ha dovuto alzare i listini pubblicitari per sostenere lo sforzo economico successivo alla nuova Convenzione con il Comune ma, soprattutto, perché si teme un forte calo di ascolti (vedi lo slittamento dovuto alle Olimpiadi Invernali, sulle quali poi si dovrà fare un ragionamento a parte).

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martedì 13 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 6. Le "beghe" Rai come quelle del Paese

By Bloggorai ©

ATTENZIONE: il blog di oggi è dedicato a “beghe Rai” e pertanto chi intende proseguire la lettura lo fa a suo rischio e pericolo. Sospendiamo, relativamente e per poco, la pubblicazione delle “figurine” dell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026. Beninteso: anche il Servizio Pubblico partecipa a definire l’immagine del Paese ed è difficile non tenerne conto.

Ieri vi abbiamo anticipato qualche “chicca” su quanto avviene dentro e fuori Via Severo (Viale Mazzini è ormai un lontano ricordo). La prima "chicca" ha iniziato a circolare da tempo ma solo domenica scorsa ha preso una relativa consistenza. La “notizia” sarebbe che la Agnes, presidente indicata dal Governo ma non ratificata in Vigilanza, potrebbe “dirigersi” verso altre destinazioni ovvero, alcuni sostengono, verso la Presidenza di Terna. Semplice Gossip? Forse che si ma forse che no. Abbiamo cercato di sapere e di capire e abbiamo chiesto. Una nostra fonte molto autorevole e molto bene informata in ambito governativo per poco ci toglie il saluto. “Non se ne parla proprio! Balle!!!”. In altri “ambienti", invece la notizia viene ritenuta attendibile e fondata ma da considerarsi “ … molto riservata, lavoro sottotraccia” ci dicono. Come stanno le cose? I punti fermi sono A manca poco più di un anno alla fine del mandato di questo Cda B poche, compresa l’opposizione, sembrano avere grande entusiasmo all’idea di cambiare le carte in tavola. C la partita eventuale della “successione” della candidata Agnes non è per nulla facile: il nuovo nome che dovrebbe uscire fuori dal cilindro deve avere un placet anzitutto dalla Maggioranza che poi lo dovrebbe necessariamente concordare con l’opposizione. E non è per niente facile, specie in questo momento di forte fibrillazione esattamente tra la coalizione di Governo e, segnatamente, con la Lega di Salvini che vedrebbe il “suo” uomo Marano ricondotto al suo ruolo di “consigliere semplice”. 

Tutto molto complicato: ad esempio, qualora avvenisse una manovra del genere, lo stesso Marano, forse, si dovrebbe dimettere da Presidente di Confindustria RadioTv, carica che, forse, non avrebbe potuto ricoprire (ma nessuno ha sollevato il problema) come pure lo stesso la Agnes dall'EBU. E poi infine, questo un vero big problem, ci troviamo proprio di fronte a due scadenze rilevanti sul percorso Rai: le prossime Olimpiadi invernali e il Festival di Sanremo. Chi si mette a mescolare le carte proprio ora? Naaaaaa ... la notizia della Agnes che esce da Rai sembra una bufala utile … a chi?  

Già, Marano, dedichiamo un attimo di attenzione. Il personaggio, notoriamente, è considerato un “vecchio volpone” dei corridoi Rai e dintorni (vedi Rai Pubblicità, vedi Rai Way, vedi Piano Immobiliare). Gode di tante simpatie ma anche foriero di qualche malmostio. Abbiamo letto tante volte del presunto e smentito “fastidio” dell’AD Rossi. Tanto per dire: di Marano si legge che “Nomine e conflitto d’interessi, Marano mette nei guai la Rai - Per il consigliere vicino alla Lega incarico dirigenziale in Milano-Cortina: tratta spot con l’azienda di cui è presidente ad interim” a firma Giovanna Vitale dello scorso giugno 2025. Sono compatibili i due incarichi? Chi lo ha verificato? “Oste, com’è il vino?”… “E’ booonooo … è booonooo”. Le strutture, gli organi incaricati di controllare e verificare sono molti: lo stesso Cda, la Corte dei Conti, e financo l’Organismo Anticorruzione Rai. Piccola “chicca” a margine: lo scorso dicembre 2025 il Cda ha ridefinito il vertice di questo Organismo e chi ti hanno nominato alla presidenza? Un certo avvocato Ruben Esposito. Viene citato in questo articolo: leggete per credere: https://www.dirittiglobali.it/2013/01/massoneria-quegli-uomini-in-nero-nascosti-tra-politica-e-affari/

A chi riporta questa struttura? Al Presidente Rai e chi è l’attuale presidente Rai? A chi indovina offriamo un caffè dalla signora napoletana al solito posto.

Morale della favola: i consiglieri Rai, compresi quelli del “prima la riforma e poi le nomine” possono stare tranquilli, sereni. Il 2027 è dietro l’angolo.

A proposito di consiglieri e, in particolare, ai 2+1. Ieri è “esploso” il caso di Barbareschi su Rai Tre che se l’è presa con Ranucci di Report e del consulente Bellavia. Nota a margine: la trasmissione è un format in coproduzione con Ballandi: ma l’Azienda non è proprio in grado di realizzare in casa un prodotto così banale e semplice senza dover pagare un coproduttore? No. Banalmente, uso privato di mezzo pubblico: basterebbe la metà per cacciarlo in buona compagnia di un certo Cerno che, con i soldi Rai, fa lo stesso. E che ti scrivono i consiglieri Rai 2+1? Leggiamo: “Crediamo che stavolta sia necessario che il vertice ricordi ai collaboratori la fondamentale regola che 'non si sputa nel piatto in cui si mangia'". Così in una nota tre consiglieri di amministrazione della Rai, Alessandro di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale”. Che brivido di paura devono avere avuto a Via Severo. Un severo monito per “ricordare” la fondamentale regola del “non sputare nel piatto in cui si mangia”. Almeno un po' di buna educazione Santa Pace!!! Non c’è più la Rai di una volta!!! Quella di Viale Mazzini.

E veniamo infine all’immagine del Paese per come ce la racconta la Rai. Ieri sera è andata in onda su RaiUno “la Preside” la “dramedy” ovvero la fiction di attualità drammatica basato su una storia vera del liceo di Caivano alla periferia di Napoli. Repubblica oggi la definisce “un atto dovuto inattaccabile”. Forse, invece, qualche osservazione si dovrà pur fare. Non sappiamo ancora quanto avrà riscosso successo dei telespettatori ma possiamo anticiparvi che, a nostro modesto giudizio, molti aspetti “narrativi” non reggono gran che. Didascalico, prevedibile, scopiazzato nello stile da “Un posto al sole” al “Maresciallo Rocca”, personaggi stereotipi e dialoghi inconsistenti. Moraleggiante e “governativo” al punto giusto condito nientepopodimenoche da “Nessun dorma”. “Deve tornare la legalità … e qui comando io” disse imperiosa la Preside di Caivano. Con i capelli biondi, of course, proprio come la vera Preside di Caivano. Fiction si, ma basata su una storia vera.

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lunedì 12 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 5. Le "figurine" mancanti

By Bloggorai ©

Nell’immaginario Album di figurine sulla Civiltà delle Immagini 2026 che vi stiamo proponendo le prime pagine sono già densamente occupate. Nel breve giro di pochi giorni, appena 12, è successo di tutto e molto altro è stato preannunciato. Il nostro “esperto” di carta stampata, Maurizio formidabile edicolante vicino casa, questa mattina però è apparso sconsolato: “Sono un paio di giorni che non si vedono nuove figurine”.

Già, questo Album si sta popolando più di “immagini” assenti che non di rappresentazioni presenti. E, c’è da dire, che tra immagini presenti ed assenti, reali o immaginarie, c’è un sottile filo rosso che le unisce. E, forse, non è nemmeno poi tanto sottile. Tutto sembra legarsi, connettersi, congiungersi in una trama comune dove, lentamente, emerge un disegno che non è affatto buono.

Vediamo le “figurine” mancanti.

L’immagine dell’opposizione. Non si trova una “figurina” forte, autorevole e determinata su qualcuno che possa rappresentare compiutamente tutta l’opposizione a tanta brutalità, selvaggeria e violenta violazione dei diritti fondamentali. Non sembra essere la “figurina” giusta l’immagine dei “democratici” USA che non riescono a fronteggiare l’arroganza e la protervia di Trump&C. Forse, sono ancora traumatizzati dalla sconfitta da loro stessi causata. Come dimenticare, infatti, l’enorme responsabilità che si sono assunti mantenendo la candidatura Biden ancor quando erano tutti perfettamente consapevoli che era del tutto inadeguato ad una nuova presidenza. Con l’aggravante della candidatura Harris, presentata last minute. Se la stanno cavando i sindaci, singole entità, come quello di New York o quello di Minneapolis. Per fortuna che le persone scendono in piazza contro gli sceriffi pistoleri dell’ICE ma poi però, il grande sceriffo della Casa Bianca, continua a minacciare il resto del mondo.

Fatte le debite proporzioni e riportando il tema a casa nostra, “l’opposizione” Made in Italy sembra essere la parvenza di se stessa ovvero un “campo largo” a dimensioni alternate che un giorno si restringe e un giorno si allarga. Morale della favola: la Meloni, ogni settimana che Mentana al Tg de La7 ne parla, cresce nei sondaggi e gli altri ristagnano. Per una banale legge della fisica, o della politica che dir si voglia, il vuoto non esiste e se si apre uno spazio qualcun altro lo occupa. Vedi pure la Conferenza stampa del Governo dell’altro giorno: una somma di generiche domande alla “volemose bene” e, se qualcosa non ci è sfuggita, nemmeno una l’ha posta in seria difficoltà o messa con le spalle al muro almeno per manifesta incoerenza.  

Torna sempre in mente quel Moretti del 22 febbraio 2013: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Parole profetiche. Non parliamo di Rai e di Servizio Pubblico, per carità di Patria.  

Le immagini “future”. Non si trovano le “figurine” prossime venture che pure saranno importanti. Non si trovano immagini in grado di rendere pienamente quanto sta succedendo in Iran più di quanto possono le immagini dei “sacchi neri” con le migliaia di vittime della brutale repressione e ancor più non si trovano quelle che potranno descrivere quanto potrà succedere in tutto il Medio Oriente qualora la situazione precipitasse e Trump decidesse di intervenire con le bombe su Teheran.

Già che siamo nell’area: sono ormai rarissime le immagini di Gaza. Non si vedono più donne o anziani affamati e bambini dilaniati dai cecchini dell’esercito di Israele. Non si vedono più le immagini di devastazione totale e di rovine infinite. Purtroppo, non si vedono più le immagini di milioni di persone che hanno partecipato alle grandi manifestazioni “pro Pal” illuse dalla “pace” made Trump/Nethanyahu che ora si permette di fare ciò che vuole nei territori occupati.

Non si trovano le prossime figurine sulla Groenlandia: gli USA se la comprano un tanto al chilo (di ghiaccio) oppure, molto più semplicemente e senza tanto clamore, espandono le basi che già hanno sul posto?

Non si trova più una figurina immagine di Europa credibile, efficace e risolutiva. Ormai l’immagine europea più “efficiente” è quella dei “volenterosi” inglesi, francesi e tedeschi che pure sull’accordo Mercosur se la canta e se la suonano a piacimento.

Ora i tipografi, i fotografi e i telecineoperatori si dovranno attrezzare con le prossime crisi internazionali: risolta la “faccenda” Venezuela ci potrà essere qualche paese confinante nel mirino dei benpensanti della Casa Bianca. Il Messico, Cuba e forse anche il Canada in fin dei conti sono a portata di missile.

Allegri, coraggio, finché c’è guerra c’è speranza.

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PS: tutto ciò prima scritto potrebbe, forse, interessare i lettori di Bloogorai che non seguono la Rai e il Servizio Pubblico (e forse fanno bene). Se però ci fosse in giro qualche lettore ancora “raiotico” può sapere che abbiamo molte chicche da raccontare, tra farsa e tragedia.  

sabato 10 gennaio 2026

La Civiltà delle Immagini 4 - Una figura da incorniciare

By Bloggorai ©

Ci sono nuove immagini significative da incollare nell’album di questa “civiltà”.

Avvertenza: ogni somiglianza con persone realmente esistenti è puramente causale. Tutta "colpa" dell'IA. 

Meloni: l’immagine permanente. Tranquilli, sereni, sobri ma anzitutto “rassegnati”: l’immagine della Meloni ci accompagnerà per i prossimi mesi ed anni, forse tanti anni. Ieri in Conferenza stampa ha mostrato il meglio di se: niente faccette e niente barzellette ma solo acute riflessioni e dotte esposizioni. Ovviamente non poteva esimersi da qualche “sguardo laterale” ostile verso qui maramaldi di giudici e giornalisti, vil razza dannata. Che però, detto tra noi, quelli ieri presenti in Conferenza Stampa non sembrano aver brillato di luce propria.  Dal suo punto di vista, è stato un successone: tra un “s” e una “c” alla “garbatellese” e qualche “disciamo” di troppo ha mostrato un volto pacato e rassicurante, financo interlocutorio con un “Cosa dobbiamo fare? Assaltare i Mc Donalds???” Noooo, ci mancherebbe e poi chi lo ha chiesto? Del resto, con quella batteria di domande assillanti, provocatorie e assillanti, ai limiti della mala educazione (“buongiorno Signor/a presidente … come va? A casa, tutti bene? Tanti cari Auguri di Buon Anno) non era difficile fare bella figura. Le domande erano parte della risposta: il modello sempre lo stesso ovvero “abbiamo fatto e faremo, vedremo e ci confronteremo” e tutto il resto è noia, non gioia perché qualche maldestro collega gli ha ricordato che le cose in economia non vanno gran che bene, anzi. Tutto sommato, proprio quello che sembrano volere quella parte di italiani che ancora le garantiscono il consenso e la maggioranza parlamentare: si, è vero, è dura ma ce la faremo. L’immagine che ha fornito è di stabilità e continuità e ci sono buone possibilità che la Meloni possa passare alla storia della Repubblica come il Governo più longevo. Se poi mai, chissà, dovesse candidarsi al Quirinale … beh ... si vedrà, per ora sta bene dov’è, benissimo. Quindi, non è improbabile supporre l’immagine della Meloni ce la potremo trovare dietro i banchi dei professori nelle scuole pubbliche o alle spalle della foto ufficiale dei sindaci. Amen.

A proposito di “rassegnazione”: ci aspettavamo di leggere oggi sui giornali almeno qualche domanda che nessuno ha fatto come, ad esempio “gentile Presidente Meloni, come le è noto, il suo Governo è inadempiente con l’Europa nella mancata applicazione dell’EMFA e i partiti della sua coalizione bloccano la nomina del presidente RAI nonostante l’appello di Mattarella. Come intende risolvere il problema? Grazie e cordiali saluti”. Prendete nota: il tema informazione, Servizio Pubblico e Rai (come pure quello della sanità) ovvero … non meritevole di nota… irrilevante.  

Minneapolis, l’immagine forte. È violenta e drammatica quella del pistolero trumpiano dell’ICE che assassina a sangue freddo Nicole Good (modo di dire che rappresenta una orribile immagine) ma appare più rilevante e significativa quella del sindaco di Minneapolis che subito dopo in conferenza stampa, più o meno, manda affan… gli sceriffi i con la pistola facile. L’immagine del sindaco democratico che non ci gira intorno e va dritto al cuore del problema è forte e chiara “ICE, get the fuck out of Minneapolis”.  Vedi pure ANSA: https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/01/08/donna-uccisa-a-minneapolis-lira-del-sindaco-dem-contro-gli-agenti_a334900f-577f-4e79-bf35-1509f2000d14.html .

L’immagine in discussione però è proprio quella dei democratici USA (nota a margine: l’ICE è stata creata nel 2002 dal repubblicano G.W. Bush e mantenuta poi dagli altri presidenti democratici Obama e Biden) e l’enorme responsabilità politica che hanno avuto nel lasciare la prateria spianata alla rielezione di  Trump.

Sandokan. Il pirata di Rai Uno. Can Yaman, ovvero la moderna Tigre di Mompracen è stato il protagonista del recente sequel di Sandokan che ha avuto un discreto “successo” sulla prima rete Rai, è stata prima arrestato e poi rilasciato in Turchia per faccende legate al traffico e consumo di stupefacenti. Non ci interessano le sue beghe giudiziarie. Ci interessa osservare l’immagine del “bellone turco”: si dice di lui che ne ha due ovvero quella con il turbante e quella senza turbante.    

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La Civiltà della immagini 4 -

 A breve il post sull'immagine della Meloni ieri in Conferenza Stampa 

venerdì 9 gennaio 2026

La Civiltà delle immagini 3. Il Nuovo Mondo dello Yin e dello Yang

By Bloggorai ©

L’osservatorio sulla “civiltà delle immagini” che vi stiamo proponendo in questi giorni si incrocia, giocoforza, con la geopolitica, seppure “fatta in casa”, sommaria e approssimativa.

Groenlandia, l’isola di neve. Ovviamente, intendiamo “neve” quella buona, quella che scende da cielo. Da distinguere bene altrimenti Trump ha una ragione in più per poterla invadere. La bandiera groenlandese si chiama “Erfalasorput” ovvero "la nostra bandiera" e sta a significare il legame con la Danimarca e il suo territorio ricoperto dai ghiacci. Bloggorai ammette: non l’aveva mai vista prima e ci ha colpito. La sua divisione in due colori con il cento rotondo richiama molto il segno dello Yin e dello Yang: equilibrio, contrasto e dialettica degli opposti. Intorno a questa bandiera si giocheranno le sorti dell’Europa o di ciò che rimane di essa. Semmai fosse necessario, l’Italia potrà inviare a presidiare e contrastare gli invasori Yankee l’isola qualche pattuglia di Bersaglieri, di Lagunari e della Brigata Sassari? A questo proposito, esattamente lo scorso anno, la Meloni è stata lungimirante e profetica: “Mi sento di escludere che gli Stati Uniti nei prossimi anni si metteranno a tentare di annettere con la forza territori”. No, la Meloni può stare tranquilla. Noi no.

Gli USA, la più grande Democrazia moderna. Insomma, si fa per dire e pure coloro che lo sostengono cominciano ad avere qualche dubbio. Le immagini di ieri con i pistoleri trumpiani dell’ICE che uccidono a bruciapelo una donna colpevole solo di avere innestato bruscamente una marcia della propria vettura lasciano il segno. Il ritorno al Far West è dietro l’angolo e forse si tornerà a parlare del ritorno al neolitico. Come ha riaffermato ieri il Super Pistolero Trump “dei diritti me ne frego” fascisticamente parlando.

Acque internazionali, spazio comune. Una immagine inesistente dove un frame vale l’altro. Ormai è divenuto uno spazio virtuale dove ognuno fa quello che vuole: gli israeliani attaccano la Flottilla che naviga in soccorso di Gaza e gli USA si prendono petroliere a scelta, se poi sono russe o meno non importa: “occorre dare un segnale”. Pensavamo che i pirati erano estinti come i dinosauri ed invece eccoli comparire a bodo di elicotteri da combattimento sotto forma di Marines che scendono dalle funi e dalle nubi.

Gaza, l’immagine cancellata. Non si vede più nulla: nessuna immagine di carri armati israeliani che colpiscono scuole e ospedali. Scomparse le file di aiuti che non entrano nella striscia e nemmeno più donne e bambini affamati in giro tra le macerie. Nulla. Puffete, scomparsa: Gaza è svanita proprio dalla carta geografica, forse già annessa al territorio di Israele dove contano di costruire fantastiche villette a schiera su un nuovo lungomare. Dobbiamo pure ammettere che sembra svanita pure dai nostri cuori. Dopo le grandi manifestazioni dei mesi scorsi, molti hanno creduto che sia “arrivata la pace” … made in USA.

Checco Zalone, il nuovo italiano medio. L’immagine di Zalone può essere paragonata a quella di Alberto Sordi? Forse che si, ma forse che no. Nulla a che vedere con “Cetto LaQualunque” cioè molto meno. È sempre l’eterna rappresentazione di vizi e virtù, povertà e ricchezza italica. Provate a cercare e chiedere pure all’IA: perché Zalone ha tanto successo? Le risposte comuni sono tutte nella sua costante “modernità” ovvero nel rappresentare compiutamente il nostro Paese in questo tempo: abbastanza di destra ma non del tutto, non sufficientemente “democratico” e nemmeno di “sinistra”, alquanto qualunquista, volgare al punto giusto, spensierato e natalizio e dunque financo emozionante.  

Rimanete sintonizzati…

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ps. oggi non abbiamo mai menzionato un “termine” ovvero un’immagine ormai svanita e sfuocata. Provate ad indovinare quale?