domenica 27 settembre 2026

il "gioco" della Torre: chi deve cadere ???

By Bloggorai ©

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e non ci sono dubbi sul fatto che il gioco dei prossimi giorni, delle prossime settimane, sarà durissimo e non si faranno prigionieri.

Facciamola corta e non perdiamo tempo. Vi proponiamo il più semplice, banale e brutale dei giochi: su una torre c’è posto solo per un soggetto. Non c’è posto per due e uno dei due, giocoforza, dovrà essere estromesso e buttato di sotto. Il primo è un soggetto collettivo: il Governo Meloni con molti dei suoi ministri e i loro amici, parenti e conoscenti e quindi vari La Russa, Gasparri, Donzelli, Mollicone, Santanchè e compagnia cantando insieme ai tanti corifei dei giornali che li sostengono e quindi l’AD Rai Rossi e il suo direttore Corsini (dello stesso partito della Meloni). Il secondo soggetto è Sigfrido Ranucci.

Un soggetto deve essere buttato giù dalla torre. Se mai si dovesse andare ad elezioni anticipate, da che parte vi schierate, chi buttate giù dalla torre, senza se e senza ma, senza “si però …” e senza “comunque il problema è un altro…”? Se volete, magari, si potrà dire, “turandoci il naso”.

Ribandiamo il concetto: provate ad immaginare che, semmai il Tribunale dovesse dare ragione al ricorso di Ranucci e lo riammettesse alla conduzione di Report e il conduttore si presentasse in video il prossimo 8 novembre con “Cari telespettatori, riprendiamo da dove ci eravamo lasciati e quindi, ad esempio, da “l’amico mafioso” del 16 aprile scorso… egli “amici di Diabolik”  e magari anche dentro la RAI”  (per intenderci, quello sulla vicenda del selfie dell’esponente milanese del clan mafioso con la Meloni) a Palazzo Chigi e dintorni nonché ai piani alti RAI farebbero salti di gioia? Il dubbio è lecito.   

Ecco allora come si comprende il clima avvelenato e tossico che è stato allestito e si allestirà ancora di più nei prossimi giorni. Oggi, tanto per cambiare, il Corriere dà il suo consueto contributo e titola “Se ritorna lui ce ne andiamo noi. Report, la redazione contro Ranucci”. Tre colonne di veleno allo stato puro, primordiale, prodotto in quantità industriale, dove quello usato per i topi a confronto è acqua fresca di fonte di montagna. Un articolo senza un riferimento, totalmente anonimo ovvero senza un nome o un volto che si assuma la responsabilità di dirlo apertamente, di qualcuno che ci metta la faccia e se ne assuma la responsabilità: lontani i tempi di quando si leggeva alla fine di agosto “La redazione di Report: se la RAI non torna sui suoi passi ci dimettiamo tutti”. E lontani pure i tempi di quando la RAI ha risposto “Se vi dimettete ci mettiamo 5 minuti a sostituirvi” e poco lontani invece i tempi in cui il direttore Corsini invocava la “serenità” raggiunta dopo l’accordo (ora i ricatti e le minacce si chiamano accordi).

Ora, secondo quanto riferisce il Corriere, semmai fosse vero quanto scritto,  nuovi leoni di Report ruggiscono davanti alla macchina del caffè: “… se lui sarà reintegrato dal giudice loro se ne andranno: questione di opportunità e incompatibilità annuncia al Corriere il gruppo”. Già, il "gruppo" !!! ricorda De Sica e Tina Pica con “la gente”. Però, sembra di capire e di leggere che alla redazione di Report, non si sa mai, abbiano valutato che sia meglio mantenere un basso profilo, meglio non farsi vedere e non far sapere in giro da che parte si è schierati. Anche nella savana talvolta i pozzi sono avvelenati.  

Abbiamo un vago quanto drammatico timore: l’era Ranucci è quasi certamente finita in RAI ma forse finirà pure l’era Report e non il generico Report e tantomeno il Report della Gabanelli, ma finirà esattamente quel Report che negli ultimi anni ha fatto quello che giornalisticamente parlando nessuno, nessuno, in Italia ha mai fatto: puntare le telecamere nelle stanze del Potere Politico, sul volto di chi lo rappresenta, nelle tasche di chi guadagna sul traffico di armi e di chi rimescola nell’eterno torbido dei grandi segreti italiani. Il Governo, questo Governo e questa RAI non si possono permettere il rischio che si possa riproporre qualcosa del genere.

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venerdì 25 settembre 2026

RAI: tira aria di sberle

By Bloggorai ©

Per cercare di capire, di sapere come vanno le “cose” bisogna andarci dentro. Per cercare di capire, di sapere come si svolge la “narrazione” di una vicenda bisogna seguire da vicino il “main stream”. E così, come vi avevamo detto, ieri mattina di buon’ora, siamo andati di fronte al Tribunale civile di Roma per seguire l’udienza sul ricorso di Ranucci ex art. 700 (procedura d’urgenza) avverso alla sua rimozione da Report.

Purtroppo ci siamo persi la parte migliore: nerboruti vigilantes ci hanno impedito l’ingresso (in modo illecito perchè sia il Tribunale quanto l’Aula sono luoghi pubblici per eccellenza ma nessuno tra i presenti ha fiatato…). Sicché, ci siamo dovuti accontentare di “vedere” i personaggi sulla scena e di scambiare interessanti punti di vista con alcuni colleghi più o meno esperti. 

Il primo ad emergere (anche perché è alto) è Paolo Corsini, direttore approfondimento Rai e firmatario del provvedimento, accompagnato dal direttore Risorse Umane, Felice Ventura (la sua immagine è nota per quella famosa fotografia dei “complottisti” sotto il cavallo di Viale Mazzini ai tempi di Orfeo), dell’avvocato Maurizio Santori dello Studio Pessi (noto studio legale che ha il quasi monopolio del contenzioso del lavoro Rai sul quale ci sarebbe da scrivere un capitolo a parte e dove il compianto Riccardo Laganà aveva sollevato il problema che nessuno poi, ovviamente, ha mai ripreso compresi, ovviamente, gli attuali consiglieri) e due persone sconosciute di RUO. Nota bene: grande assente il direttore degli Affari Legali Spadafora: lui no, Ventura si. Forse non è un caso. 

Poco dopo, dal lato opposto, arriva Ranucci con i suoi avvocati e la scorta. Nessuno apre bocca, salvo Corsini che scambia saluti affettuosi con qualche collega. 

E allora passano i minuti e passano le ore …

Ad un certo punto esce la delegazione RAI: facce scure e non hanno gran che voglia di parlare e quel poco che dicono non suona gran che bene. Poi, si vedono sfrecciare accano alla strada due macchine con Ranucci e la sua scorta. Nella scena manca un personaggio e poi vedremo chi è. Nel comunicato ANSA si legge che “… la giudice Donatella Casari, ritenendo il procedimento cautelare sufficientemente istruito, ha dato alle parti il termine del 30 settembre per il deposito delle note. Poi ci sarà la sentenza. Intanto è stato prorogato di 15 giorni il termine della scelta da parte del giornalista di una delle possibili destinazioni alternative offerte dall'azienda, un incarico a Rainews o al Tg3 oppure l'ufficio di corrispondenza de Il Cairo”. In soldoni, intanto la RAI ha scontato il rinvio di 15 giorni sulla accettazione delle sue proposte e per la sentenza sarà necessario attendere il prossimo mercoledì.

Cosa abbiamo “intuito”? lo avevamo anticipato ieri mattina: potrebbe, forse potrebbe, essere in corso una trattativa tra la RAI e Ranucci per cercare una “exit strategy” utile a tutti. La Rai potrebbe avere grande convenienza mettere la sordina a tutta questa vicenda sia per l’eccessivo rumore politico che gioca tutto a favore di Ranucci e sia per far “lavorare in serenità la redazione di Report” dopo il ricatto/minaccia di licenziamento che hanno subito (sic!). Ranucci potrebbe invece puntare a chiudere la sua avventura in RAI con lo scalpo della sua vittoria in Tribunale e trenta secondi dopo dimettersi magari scontando la montagna di giorni di ferie non godute e alla vigilia della sua prossima pensione per poi dedicarsi “ad altro”. La RAI, inoltre, rinuncerebbe alla minaccia di licenziamento che ancora potrebbe incombere sulla testa di Ranucci. Cosa abbiamo “intuito” ieri mattina per supportare questa ipotesi? Un dettaglio interessante: sembra, pare, dicono, che sulla macchina che è sfrecciata via ieri mattina ci fosse proprio Ventura che avrebbe avuto la delega da Rossi&C di gestire e chiudere la “faccenda” nel modo meno doloroso per la RAI, giacché, pare, sembra, dicono che da quelle parti tira aria di una sberla sonora che l’Azienda potrebbe prendere tra capo e collo.

Allora, hai voglia dire che …

“In questo momento nel Paese ci sono ben altri problemi più importanti di Lavitola…” Vero!

“A me Ranucci sta pure alquanto antipatico…” Per alcuni è vero e per altri no.

“Il “metodo Report” è insopportabile” Dipende dai punti di vista.

“L’importante è salvare Report e/o il giornalismo d’inchiesta …” Si, certo, poi vedremo quali inchieste.

“Sigfrido ha fatto e continua fare ‘n sacco di cazzate inaccettabili e insopportabili”. Vero!!!

“Tra il Governo, la Meloni, questa RAI di Rossi & e Ranucci … scelgo Ranucci”. Parliamone.

“Ranucci ad ogni suo incontro vede che partecipano tante persone …”. Vero!

“Se Ranucci si presenta alle prossime elezioni prende un sacco di X% voti … importanti !!!” Probabile.

In tutti questi e altri “hai voglia a dire che …” c’è il racconto politico di questi mesi che non sono passati, non passano e non passeranno inosservati. Lo abbiamo scritto subito, dalle prime ore: tutta questa vicenda si può leggere correttamente solo con una lente: le prossime elezioni politiche fors’anche ravvicinate. Provate ad immaginare se il prossimo 8 novembre Report avesse potuto ricominciare con il faccione di Ranucci che annuncia: “Riprendiamo alcune inchieste del passato come ad esempio “l’amico mafioso”, oppure il caso Santachè, oppure il caso del figlio di La Russa oppure sul traffico di armi con Israele etc etc!

A qualcuno sarebbe venuta certamente l’orticaria. Inimmaginabile e insopportabile: Ranucci e solo lui doveva essere fermato ad ogni costo. Poi si vedrà ed è esattamente quel “poi” che è il cuore del problema ed è la chiave di lettura, come vi abbiamo detto, che pone tutta la vicenda Lavitola non certo ai margini della cronaca politica.

Appunto, hai voglia a dire che … dentro o fuori Report, Ranucci potrà piacere o meno ma si porta in dote un piccolo patrimonio di consenso personale che si può facilmente trasformare in consenso politico come è già avvenuto con tanti suoi noti predecessori (Santoro, Annunziata, Gruber etc etc etc). Quanto potrà valere? Poniamo un X% variabile indeterminato (se Mieli del Corriere e Cappellini di Repubblica avessero proseguito nel progetto di sondaggio promosso da Lavitola oggi forse lo sapremo) quale che esso sia, con questa legge elettorale o anche con la prossima, chi si può permettere di rinunciarci?

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FLASH: Ranucci

 Si e' appena conclusa l'udienza al tribunale civile di Roma sul ricorso di Ranucci: il Giudice ha deciso di non decidere oggi ed ha rinviato per eventuali ulteriori accertamenti ed eventuali testimonianze con "prove orali".

Facce scure RAI  e Ranucci uscito da porta secondaria


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giovedì 24 settembre 2026

RAI: una giornata molto particolare ... molto !!!

By Bloggorai ©

La cialtroneria giornalistica è una malattia grave, contagiosa e pericolosa e lo è ancora di più se presente nel Servizio Pubblico. Si tratta di un virus invasivo, subdolo quanto rumoroso, aggressivo quanto apparentemente fluido. Questa mattina, ad esempio, Radio Uno Rai ha dato la sua prova provata: mezz’ora di dibattito, con ospiti qualificati, per parlare della presunta minaccia di attacco all’Italia (sono nel Centro/Sud isole comprese) da parte russa con i droni attraverso navi portacontainer in navigazione nel Mediterraneo. Per fortuna che ci sono i ministri Crosetto e Tajani (sic!!!) che hanno smentito però la cialtroneria ha colpito e qualche segno nella “narrazione collettiva” certamente lo lascerà. Per fortuna, inoltre, per la cialtroneria esiste un antidoto formidabile: la pernacchia! 

Questa mattina però aprirà una giornata molto, molto particolare: dopo mesi di paginate (il Corriere primo tra tutti) sul “caso Lavitola” poi divenuto il “caso Ranucci” oggi arriveremo, forse, ad un punto di svolta. È prevista infatti l’udienza al Tribunale del Lavoro per il ricorso che Ranucci ha presentato ex Art. 700 con il quale chiede il reintegro alla conduzione di Report.

Ci sono diverse possibilità.

A – il giudice ritiene fondati i motivi del ricorso e impone alla RAI il reintegro immediato del conduttore.

B – il giudice ritiene infondati i motivi del ricorso, lo respinge e Ranucci o accetta una delle tre proposte RAI oppure si mette in ferie in attesa o del suo licenziamento o della prossima pensione

C - e questa è la grande novità che sembra circolare: il giudice potrebbe decidere un breve rinvio che, trattandosi di un art. 700, può avvenire solo in particolari circostanze peraltro previste dall’art 420 del CpC. 1: motivi tecnici (esempio presenza delle parti in giudizio). 2: il giudice può richiedere di approfondire le motivazioni del ricorso su richiesta di una delle parti, necessaria per fornire ulteriore documentazione 3: si dispone il rinvio perché le parti, congiunte, informano il giudice che è in corso una “trattativa” per sanare i termini del ricorso. In ogni caso il giudice deve avere fondati motivi per rinviare e, nel caso, sarebbe solo di pochi giorni.

Nel caso A saranno dolori, per tutti e per la RAI in particolare. Se Ranucci venisse reintegrato a Report qualcuno, molti, ne uscirebbero con le ossa rotte e sarà interessante vedere se in redazione lo accoglieranno con altrettanto giubilo come già manifestato dopo “l’accordo/minaccia” con l’Azienda.

Nel caso B saranno dolori per Ranucci che poi se la dovrà vedere con una minaccia di licenziamento a seguito degli “accertamenti” del famigerato Comitato Etico.

Nel caso C si aprirebbe uno scenario inedito e inatteso. Porterebbe a dire che le parti, RAI e Ranucci, stanno trattando per una soluzione “pro bono” utile a salvare capra e cavoli. Ovvero RAI ottiene la sua “rimodulazione” di Ranucci da Report e Ranucci ottiene una nuova e più adeguata collocazione diversa e migliore delle tre già proposte. O altro. 

In mattinata sapremo qualcosa, rimanete sintonizzati.

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Giornalismo cialtrone e non solo: Ranucci, canone, crollo di RAI Tre e i "pacchi" di RAI Uno

By Bloggorai ©

Siamo messi male ... molto male e non da poco. Giornalisticamente parlando, e non solo, siamo alquanto messi male. La notizia del giorno che da ieri sera sta rimbalzando tra tutti i giornali, Tg e gr sarebbe che “Mosca vuole colpire l’Italia dal mare, allarme della CIA” (Repubblica) oppure il Corriere “Possibile attacco della Russia con Italia, Francia o Spagna con droni dal mare”. Accipicchia, porca miseria … allarme rosso!!!

Riepiloghiamo:

1 – la presunta “stazione” o forse solo un agente della CIA a Vilnius (Lituania) possiede notizie clamorose su un possibile attacco della Russia contro l’Italia, la Francia “o” la Spagna. Non è ben chiaro se l’attacco è previsto tutti insieme o uno alla volta e poi non si capisce l’alternanza con “o”. Non si capisce bene perché la CIA che, si suppone, possa avere “stazioni” fino al paesino sperduto dell’Alta Val Camonica  o del Gennargentu debba rivolgersi proprio alla Lituania che a mente fredda si fa fatica a sapere dove si colloca nella carta geografica. Ma non facevano prima a rivolgersi direttamene ai loro colleghi di Roma, Parigi “o” Madrid? Facevano prima e pure con gran bella figura!    

2 – se non che la “stazione” CIA di Vilnius o un suo agente chiaccherone si rivolge ad un “amico” giornalista del noto giornale quotidiano spagnolo El Mundo. Accipicchia!!!! Scoooopppp!!! Se non che El Mundo è un giornale (destra centro destra) che quando gli va bene vende circa 30 mila copie al giorno. Tanto per fare paragone: la Gazzetta di Vattelappesca di Sotto, mediamente vende di più. ne avesse parlato il NYT, Le Monde o The Times avremmo potuto dare un filo di credito. Mah: le manovre dela CIA non finiscono di stupirci (abbiamo ancora in memoria Colin Powell all'ONU  nel 2003 con il cartone animato delle armi di distruzione di massa irachene e poi non hanno trovato nemmeno una mazzafionda).  

3 – leggiamo il testo originale (dal Corriere): “Utilizzeranno droni lanciati dal mare, nascosti nel container di una nave; non è affatto difficile», spiega una fonte vicina al ministero della Difesa della Lituania, che ha chiesto di rimanere anonima”. Certo, non è affatto difficile, che ci vuole! Basta far navigare nel Mediterraneo una nave carica di container e l’attacco è fatto. Poi “Ora le autorità lituane conoscono persino il tipo di drone che i russi potrebbero utilizzare contro Spagna, Francia o Italia”. Tutto sommato è robetta: potevano essere peggiori e invece “Il suo piccolo carico non è sufficiente a distruggere una grande struttura, ma può provocare un incendio, danneggiare apparecchiature esposte oppure chiudere porti o aeroporti”. Non andiamo oltre nella lettura: offende il livello minimo di intelligenza. L’ANSA va oltre: “Si tratterebbe di un Gerbera. Stando alla cartina pubblicata da El Mundo, tutta l'Italia - eccezion fatta per il Nord-Est - sarebbe nel raggio d'azione” ovvero il Sud e il Centro, Est o Ovest comprese le isole, invece sono al centro del mirino. Fenomenale: emigriamo tutti in Lombardia, Veneto o Piemonte, non si sa mai !

4 – saputo tutto questo, il ministro della Difesa Crosetto avrebbe avuto voglia di fare una sonora pernacchia ma non lo può fare: sarebbe sconveniente e si limita dire “Non serve a nessuno e non trova alcuna conferma, l'allarme lanciato questa mattina da un quotidiano spagnolo che ipotizza possibili attacchi ad Italia, Spagna e Francia da parte di navi e droni russi. Già viviamo in tempi difficili e "nervosi" e non serve a nessuno ulteriore benzina sul fuoco". Menomale che c’è Crosetto !!! l’ANSA poi precisa meglio “Fonti qualificate contattate dall'ANSA avevano spiegato che al momento non sarebbe giunto ad alcun livello operativo, né intelligence, né diplomatico, né militare”.

Sintesi: una balla colossale e se si trattasse solo di balle sarebbe pure poco. C’è di più: complicità e cialtroneria allo stato puro ripresa con enfasi in lungo e largo. Tutto per alimentare il senso di insicurezza e di paura come se non ce ne fosse già abbastanza.

Abbiamo ancora tre cose su cui scrivere:

A – domattina udienza al Tribunale del Lavoro per ricorso promosso da Ranucci. Oggi, timidamente, con un pezzetto in basso a sinistra, il Corriere scrive “Report: mossa “anti Ranucci” Nuovo Contratto per di Pasquale” ovvero: per Rossi & C il terrore corre sul filo del giudizio.

B – canone RAI: ieri in commissione VIII Senato un passo avanti verso il “taglio”: come e di quanto non è dato sapere però fa tanta notizia. Lo sapremo solo vivendo

C - abbiamo scritto nei giorni scorsi “crollo di RAI Tre”: confermiamo! La prima sera della nuova edizione di Chi l’ha visto post Sciarelli ha visto “emigrare” circa mezzo milione di telespettatori rispetto alla serata analoga dei tre anni precedenti: a settembre 2023 1.541.000 con il 10,1%, a settembre 2024 erano 1.387.000 con il 9,6%, a settembre 1.232.000 con l’8,5% e ieri sera ha fatto poco più di 1 mln con il 7%. Non è “crollata” tutta Rai Tre ma è sulla direzione giusta.

D – oggi Aldo Grasso, di par suo, ha preso a bastonate il gioco dei pacchi su Rai Uno: come dargli torto. Si dovrebbe fare come sui pacchetti di sigarette e scrivere in sovrimpressione sullo schermo “Questo gioco è tossico! Tenete lontano i bambini e comunque avvelena anche te!”

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mercoledì 23 settembre 2026

AGGIORNAMENTO: Vespa e il crollo di RAI Tre

By Bloggorai ©

vedi post precedente !!!

Torniamo sulla superfice del bidone. In un momento così drammatico della vita del Paese, non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo dimenticare di esprimere tutta la nostra più calorosa e affettuosa solidarietà al collega Bruno Vespa, caduto vittima di un deplorevole incidente domestico che lo ha messo in condizioni di presentarsi comunque in condizioni pietose davanti alle telecamere pur di assolvere il suo dovere di giornalista, il suo impegno politico e financo la sua umanità. Onore al merito!!!



Immagini destinate ad entrare nei libri di storia sulla RAI

Vespa non poteva, non doveva e non voleva perdere una ennesima occasione per essere grato, vicino e solidale con la Meloni alla quale, ieri sera, ha garantito un fulgido e claro esempio di giornalismo televisivo di Servizio Pubblico garantendo alla medesima ben 2 apparizioni su RAI Uno: 5 minuti dopo il Tg alle 20.30 e 25 minuti a Porta a Porta: praticamente due comizi a scena aperta. Formidabile!!!

Vespa meriterebbe un premio, una menzione d‘onore, un titolo al merito: pochi cittadini comuni, poche persone comuni, accetterebbero di “lavorare” in quelle condizioni disagiate e sinistrate e invece lui no … stoico, granitico e inamovibile per nulla al mondo farebbe un passo indietro. Si tratta di un fulgido esempio da proporre nelle scuole di giornalismo moderno: gente così non ne fanno più … non ci sono più i giornalisti di una volta … un po’ lavativi, un po’ sfaccendati e leggermente imboscati che alla prima occasione si celano dietro le retrovie delle redazioni.  

Rivolgiamo un appello: Vespa resisti! Prendi un forte analgesico e non ci far mancare i tuoi 5 minuti e il tuo Porta a porta. Ma, in primo luogo, non far mancare alla Meloni il tuo forte e solidale impegno al suo fianco: finché dura fa verdura. Poi, si vedrà!!!

Veniamo al secondo aggiornamento sul fondo del bidone: alle 10 di stamattina, puntuali, sono arrivati i dati di ascolto di ieri sera: il prode Monteleone su RAI Tre con il suo “Filorosso” e la sua imperdibile e ripetuta intervista a Maria Rosaria Boccia ha raccolto il 2,7% di share e poco più di 300 anime perse con una media del 2,4%. Abbiamo sempre sostenuto che se Bloggorai, con il valido aiuto di tanti suoi lettori e lettrici, mettesse su un’antenna TV sul suo terrazzo condominiale potrebbe fare di meglio e di più con molte meno risorse di cui invece gode il valido conduttore, peraltro lautamente retribuito (328 mila euro l’anno per due anni ovvero3.600 persone pagano il canone per il suo compenso). Se qualcuno lo vuole ridurre, cominciamo a pensare che forse non ha tutti i torti: per chi e per cosa pagare il canone?

Nel frattempo, nell’intera giornata, Rai ha raccolto il 34,7% di share con circa 2,5 mln di telespettatori mentre Mediaset ha raccolto il 39,5 con circa 2,8 mln. La progressione è ormai stabilizzata: RAI è costantemente sotto Mediaset e Rai Tre, con quei numeri, è destinata all’estinzione. Non ci sarà bisogno di chiudere Report: è sufficiente far crollare gli ascolti della rete.

Comunque, abbiamo speranza: il bidone non ha fondo e possiamo ancora sperare di vederne tante di belle e di nuove.

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martedì 22 settembre 2026

RAI: Il bidone senza fondo e il canone ridotto

By Bloggorai ©

Si usa dire “raschiare il fondo del bidone” quando ormai non c’è più nulla da prendere in superficie. Ma questo presuppone un “bidone” sano, integro, con un suo fondo stabile. Invece, parlando di RAI e dintorni la netta sensazione è che il bidone non ha fondo e più ti spingi dentro per raschiare e più ti rendi conto che il fondo non ha fine e quel poco che riesci a raschiare è robetta di scarsa qualità (eufemismo) per non dire tecnicamente “feccia”.

Cominciamo da ieri sera. Due giorni prima ci eravamo convinti che la trasmissione di Giletti su RAI Tre con la sua ospite Maria Rosaria Boccia sul "caso Lavitola" avesse toccato il fondo del giornalismo televisivo melmoso e malmostoso del Servizio Pubblico, culminato con la domanda apocalittica “Vi siete baciati con Sigfrido?”. Dopo una domanda del genere meglio passare ad altro: aggiornamenti su Garlasco.

Se non che, repetita iuvant, ieri sera il prode Monteleone sempre su RAI Tre ha pensato bene di invitare anche lui la Boccia e ripetere più o meno esattamente lo stesso copione della sera prima da Giletti ovvero il nulla ripassato in padella ma solo i rimasugli del bidone già raschiato in precedenza. Ci aspettiamo che la ricerca di ulteriore fondo possa proseguire, se ci si mettono d’impegno riusciranno a ravanare ancora, consapevoli che non esiste un fondo.

Ma il fondo del barile la RAI lo sta raschiando su tutto il perimetro che la interessa. In queste ore si legge della proposta di Forza Italia sulla riduzione del canone e viene spacciata come una grande novità. Non è vero e Bloggorai lo scritto subito in epoca non sospetta: la proposta era già contenuta nel NT 162 Senato, art. 6.b, ovvero il Testo congiunto che ha raccolto tutti gli emendamenti precedenti, compresi quelli dell’opposizione, laddove si prevede che “…  l’ammontare del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile, redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei … In ogni caso, qualunque variazione in negativo dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo dell'anno precedente”. Tradotto in italiano: chi determina le “condizioni” che comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento? Quali sono i criteri che le determinano? Chi scrive “la relazione” ed entro quanto tempo poi scaturisce l’eventuale conseguenza del taglio del 5% annuo? È inevitabile che con questo meccanismo il canone permane una variabile dipendente di voleri e poteri dell’Esecutivo: chi altri se non il MEF potrebbe intervenire nella redazione della “relazione”?

Come abbiamo più volte scritto: era già questo il cuore della battaglia che invece è stata sopita e accantonata salvo poi oggi vederla riemergere dall’iniziativa dei parlamentari di FI. Attenzione: viene introdotta una molto relativa novità: semmai dovesse avvenire una riduzione si potrebbe compensare l’importo negativo attingendo alla fiscalità generale. Anche in questo caso, nulla di nuovo perché è una musica già sentita da più parti. L’abbiamo letta, ad esempio, nella proposta di riforma dell’opposizione intera laddove all’art. 6 dell’A.S. 162 NT dello scorso ottobre si legge che “1. Il finanziamento del servizio pubblico generale è assicurato dallo stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti nell’anno solare precedente…”. Questa mattina poi leggiamo che il concetto viene ripreso dalla ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia che ha sostenuto “Aboliamo il canone ma leghiamo le risorse alla Concessione che dura 10 anni” (da Libero). Cosa vuol dire “aboliamo il canone” se non si specifica con cosa e con quanto  viene sostituito, ovvero con la fiscalità generale? Per non dire poi che, semmai si dovesse applicare l’EMFA il Contratto di Concessione potrebbe venire soppresso. Grande confusione sotto il cielo e quindi per il Governo Meloni e per il suo futuro dentro la RAI la situazione è eccellente.

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