venerdì 5 giugno 2026

La Storia sono "loro"

By Bloggorai ©

Ieri si è configurata una molto singolare combinazione di vicende che ci riportano indietro negli anni.

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 1986 esplode un reattore della centrale atomica di Cernobyl. Una nube radioattiva si propaga sui cieli d’Europa. Si diffonde paura e timore. Si raccomanda di stare in casa e non mangiare l’insalata perché potrebbe essere inquinata da particelle radioattive. L’8 e il 9 novembre dell’anno successivo ci furono i referendum sulle centrali atomiche: la vittoria dei Si fu straripante con circa il 75% degli italiani contrari alla costruzione di nuovi impianti. Ieri la Camera ha approvato un testo di Legge delega proposto dal Governo che prevede la costruzione di piccoli nuovi reattori che, ad oggi di quel genere, non esistono in nessuna parte del mondo e comunque sempre con la fissione, seppure rivista ed aggiornata. Un grande passo verso il passato prossimo.

Tra il 27 maggio e il 28 luglio 1993 tra Firenze e Roma esplodono bombe. La matrice sembra chiara: mafia. Per questa storia furono indagati Silvio Berlusconi e Marcello dell’Utri. Agli atti oggi risulta che il primo è stato interessato in circa 30 procedimenti giudiziari dove è stato assolto per 11 volte, per 8 volte il reato è stato prescritto, per 10 procedimenti sono stati archiviati e in 2 casi è intervenuta l'amnistia e una sola volta, nel 2013 è stato condannato in via definitiva per frode fiscale. Per quanto riguarda invece Dell’Utri rimane confermata pure in Cassazione di maggio 2014 la sua condanna per concorso esterno in associazione mafiosa (vedi sentenza  https://archiviodpc.dirittopenaleuomo.org/d/3216-la-corte-di-cassazione-scrive-la-parola-fine-sul-processo-dell-utri ) dove poi sconterà buona parte della pena in stato di detenzione. Punto, a capo. Ieri l’ANSA ha titolato “Il Tribunale di Firenze archivia l'inchiesta sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del 1993, escludendo "contatti e rapporti diretti" tra Cosa Nostra, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, suo stretto collaboratore”. Marina Berlusconi e la Meloni hanno brindato.

Infine, caso Minetti chiuso? Obbligatorio un piccolo passo indietro: alle due di notte del 27 maggio 2010, Nicole Minetti si presentò alla Questura di Milano su indicazione di Silvio Berlusconi per farsi affidare la Karima El Mahroug (poi meglio nota come "Ruby Rubacuori") fermata il giorno prima per furto, sostenendo che fosse la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak. Il 3 febbraio 2011 la Camera ha votato una risoluzione dove si è voluta confermare l’ipotesi che Ruby sia la nipote di Mubarak. Punto, a capo.

Torniamo al presente. Nonostante il comunicato ufficiale del Quirinale di ieri laddove si legge che “… non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura” e le dichiarazioni del Ministro Nordio che ha sostenuto “I presupposti per la grazia a Nicole Minetti sono stati confermati” a nostro modestissimo parere si è solo chiusa una parentesi cioè si tratta della fine di un nuovo inizio 

Una parentesi chiusa, peraltro, con un insolito e inconsueto coro di soddisfazione e plauso da parte di buona parte della stampa per come la vicenda ha trovato soluzione ovvero per come è stato esorcizzato uno scampato pericolo. Comunque:

A: Rimangono sullo sfondo troppi interrogativi ai quali nessuno finora ha dato risposta.

B: ci sono conseguenze tutte ancora da sviluppare.

Sul punto A l’interrogativo principale risale al comunicato del Colle dello scorso 27 marzo dove si richiedeva al Ministro di Giustizia di “… voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”. La domanda semplice semplice è: possibile mai che il Quirinale si sia attivato in modo così rilevante solo per riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa? Se è vero, come è certamente vero, quanto affermato ieri dal comunicato ufficiale del Quirinale che i “…presunti fatti raffigurati in notizie di stampa, ha disposto accurate verifiche in ogni direzione necessaria, per il tramite degli organismi di polizia italiani e dell’Interpol, giungendo alla conclusione che essi non corrispondono al vero” allora delle due l’una: o il Presidente “… da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia” e quindi il parere degli organi giudiziari era certamente noto, verificato, confermato e consolidato e dunque nulla quaestio oppure il Colle, mesi dopo il 18 gennaio, ha avuto qualche dubbio che si suppone difficilmente può essere derivato “solo” da quanto riportato da “organi di stampa” per i quali poi Mattarella ne ha richiesto la successiva verifica. 

Altrimenti, come pure abbiamo scritto, il “dubbio” del Quirinale sulla grazia alla Minetti non si doveva porre perché non doveva sussistere ex ante e non si doveva richiedere alcuna successiva verifica. 

Non entriamo nel merito di quanto disposto dalla Procura di Milano che conferma se stessa ed ha affidato le verifiche richieste allo stesso magistrato che ha firmato il provvedimento originario. Si può prendere in giro qualcuno qualche volta ma tutti sempre è complicato assai.

Ma è il punto B che ci interessa in modo particolare: ieri sul Corriere è appara un’intervista al Ministro Nordio che ad un certo punto dice sulla possibile querela: “sicuramente… nei confronti di Mediaset e di Bianca Berlinguer …”. In altri termini, il Ministro di Giustizia di Fratelli d’Italia procederà in via giudiziaria verso l’Azienda del suo principale alleato di Governo, Forza Italia, ovvero i Berlusconi. Nordio potrà essere in buona compagnia della Minetti &C che avrebbero chiesto 250 milioni di euro di “risarcimento danni”. Questa prospettiva, semmai avessero intenzione di percorrerla, potrà essere di assoluto rilievo sia in termini giudiziari quanto più politici. A suo tempo abbiamo scritto che questa vicenda è un missile a testata multipla ed uno degli obiettivi era, e forse è ancora, colpire svariate “velleità politiche” in grado di minacciare l’integrità della coalizione di centro destra in vista delle prossime elezioni politiche. Chi vuol capire capisce. Noi rimaniamo in fiduciosa attesa della presentazione delle querele.

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giovedì 4 giugno 2026

La RAI tra la "politica" e la matematica

By Bloggorai ©

Quando gli strumenti della “politica” non sono sufficienti a decifrare i sui reconditi meccanismi occorre fare uso di altro genere di strumentazione. Si può, ad esempio, adoperare la matematica, la logica e financo la psicologia degli individui e dei gruppi complessi.

Allora, ieri è successo che un noto e autorevole esponente dell’area progressista (AVS), Vincenzo Vita, sulle colone del Manifesto ha scritto chiaro e tondo che “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal Consiglio di amministrazione. Nella cinica routine di certa politica odierna, il gesto potrebbe non fare neanche un plissé”. Linguaggio forbito e sofisticato nonché gentile ma che tradisce un “sentiment” molto evidente. Come del tutto evidente che non si tratta di una banale e semplice “opinione” personale. Ieri vi abbiamo riportato le precedenti richieste in tal senso di Usigrai e M5S ma mancava un terzo soggetto: il PD. Abbiamo posto le domanda secca ad un molto autorevole esponente del partito che ci ha risposto in modo parimenti secco e alquanto irritato “Questo Cda non lo abbiamo votato noi!”. Chiarissimo e combacia con quanto da tempo avevamo intuito.

Ecco allora che ci viene in aiuto la matematica con il solito, semplice, teorema della proprietà transitiva: se A sta a B come B sta a C se ne deduce che A sta a C. In altri termini: difficile supporre che Vita si è svegliato una mattina ed ha pensato “quasi quasi chiedo le dimissioni, seppure simboliche, dei componenti l’opposizione” senza avere avuto il placet dei due suoi segretari, Bonelli e Fratoianni. A loro volta, difficile supporre che i due non abbiano fatto un colpo di telefono a Conte e alla Schlein: “Che facciamo con la Rai, come sblocchiamo la situazione?". A quel punto, supponiamo, tutti in coro hanno pensato: “proponiamo un gesto simbolico e poi vediamo cosa succede, certamente non farà un plissé”. Ovvero, forse, rimarrà un semplice e gentile pensiero in libertà.

Dopo aver pubblicato il post di ieri, un attento e interessato lettore ci ha scritto allarmato. “Ma allora qui viene giù tutto?”. Naaaaaa, tranquilli, sereni, e sobri: i giochi sono tutti aperti e dagli esiti molto ma molto incerti. “E’ la “politica” beellezza!!!” che ha in mano il pallino delle prossime scelte e, segnatamente, l’evoluzione del contesto istituzionale con un solo tema centrale: le prossime elezioni politiche del 2027. Lo abbiamo scritto e lo ribadiamo: la Rai è “un” campo di battaglia, non è il solo e non è nemmeno il più rilevante ma non è nemmeno poi tanto subordinato. Se qualche fine stratega dell’opposizione, in modo palese o occulto, ha deciso di proporre un “gesto simbolico” con la richiesta di dimissioni dalla Floridia fino a Natale è solo perché ci potrebbe essere un buon conto. Il buon conto è semplicemente mettere le mani avanti per non cadere indietro in vista di un possibile colpo di mano della maggioranza con la riforma Rai che, secondo le loro buone intenzioni, potrebbe andare in Aula in autunno, sempre che non succeda qualcosa prima. Semmai fosse, i prossimi consiglieri potrebbero rimanere incarica per 5 lunghi anni. Tanti! Nei prossimi giorni ci saranno segnali significativi.

Dopo di che, come noto, dobbiamo tornare ad un vecchio principio: sono le persone che fanno le “cose” e non viceversa. Nel nostro caso, ci sono le persone con i loro ruoli in Vigilanza e nel Cda Rai. È nella natura delle persone assumere una “postura”, un tono o un carattere che viene poi comunicato e percepito al loro esterno. Fare o NON fare è il tratto, la riga finale, con la quale si misurano le “cose” fatte dalle persone. La domanda lecita allora è: cosa hanno fatto le “persone” da quel lontano pomeriggio del 26 ottobre 2024 che possa entrare nella storia della Rai e del Servizio Pubblico? Cosa è rimasto di quell’accordo, di quel patto che oggi suona pure stantio e polveroso “prima la riforma e poi le nomine”???

C’è molto ancora da dire oggi.

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mercoledì 3 giugno 2026

Due "speciali" due (2)

By Bloggorai ©

Speciale n. 1: le dimissioni dell’opposizione dalla Vigilanza Rai e dal Cda. Oggi sulle pagine del Manifesto, Vincenzo Vita, storico ed autorevole esponente dell’area progressista, oggi portavoce di AVS, ha scritto chiaro e tondo: “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal Consiglio di amministrazione”. In recente passato le avevano già chieste l’Usigrai con “L'unica strada per uscire dal pantano - concludono - sono le dimissioni di questo vertice e una nuova legge che sganci definitivamente da governo e maggioranza i vertici del servizio pubblico” del 5 marzo 2025 e poi il M5S con una dichiarazione dello scorso 7 gennaio a proposito di Report e Petrolio “…se questo non avverrà (impegno sul giornalismo d’inchiesta) per quanto ci riguarda sarebbe opportuno che i consiglieri facessero un passo indietro”.

Bloggoria le ha chieste da subito: non si doveva accettare il patto scellerato con la maggioranza del 26 ottobre con il quale è nato questo Cda Rai quand’anche i principi dell’EMFA sui criteri di nomina erano noti. Quel giorno è stato rotto il Patto con la “P” maiuscola: “prima le riforma e poi le nomine” e, nella riforma prevista, c’è l’autonomia dai partiti. Ora, oggi, il partito AVS ha nominato Roberto Natale in sua quota (vedi titolo del Manifesto del 27 settembre 2024 “Rai, 5s e AVS votano il nuovo cda con le destre. Pd furioso”) ed ora, oggi, il partito AVS ne chiede le dimissioni. Vincenzo Vita conosce certamente il numero di cellulare del consigliere Natale: basta un colpo di telefono. Cosa farà ora, oggi, il consigliere Natale?

 

Speciale n.2: l’ANSA sul caso Minetti ha da poco titolato “La procura generale di Milano conferma il parere positivo: 'Smentite le dichiarazioni sui festini' -Da ulteriori accertamenti è emerso che le notizie di stampa non sono vere”. Punto: la Minetti ha avuto pieno diritto a chiedere ed avere la grazia. Qualcosa però ancora non torna e non è poco.

A: perché il Quirinale con la nota del 27 aprile ha scritto “In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”? Da quando il Quirinale si attiva in modo così rilevante a seguito di generiche “notizie di stampa” per riscontrare la fondatezza di un atto presidenziale che, a priori cioè ex ante, avrebbe dovuto essere “fondato” oltre ogni ragionevole dubbio? In tal senso, il “caso Minetti” era chiuso prima ancora di essere aperto con una sola frase del genere “Il Presidente, come da prerogative costituzionali previste all’art. 84, ha ritenuto giusto concedere la grazia alla Signora Nicole Minetti”. Doppio punto e fine delle trasmissioni.

B: perché due “organi di stampa” in bizzarra combinazione tra loro (Il Fatto Quotidiano e Rai Tre) si lanciano in un intemerato “scoop” di tale rilevanza senza avere verificato le fondamenta della notizia, ovvero le presunte irregolarità delle procedure di adozione formalizzate dalla Minetti?

Abbiamo vaga idea che la faccenda non sia finita qui. Seppure fosse, rimangono interrogativi ai quali non sarà facile trovare risposta.

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RAI: giovani pacifisti crescono tra noi

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“Tornando a casa, troverete i bambini; date una carezza ai vostri bambini e dite: Questa è la carezza del Papa”. Quel Papa, quella sera, parlava di Pace.

Amendolara, provincia di Cosenza, quatto migranti irregolari, lavoratori non pagati nei campi, bruciati vivi da loro connazionali con il grado di “caporali”. Milano, provincia di Milano, il nuovo consolato USA in corso di costruzione con migranti irregolari indiani organizzati da un “caporale” che li pagava 2 (due) euro l’ora. La sostanza è la stessa: negrieri e schiavisti, da Nord a Sud, che sfruttano esseri umani. Come al solito e come sempre, anzitutto ci sono gli autori responsabili, i “caporali” ma dietro di loro ci sono i mandanti, gli acquirenti dei prodotti agricoli e i committenti dei lavori edili che sanno o dovrebbero sapere chi lavora per loro torna/conto personale. Anzitutto i mandanti e poi gli esecutori: gli uni e gli altri sono indissolubili.

Torniamo al discorso alla Luna di Papa Giovanni XXIII. Quella notte, 11 ottobre 1962, Bloggorai era a Piazza San Pietro (abitava lì vicino). Ci è tornato in mente perché adesso, il prossimo 12 giugno, dipendenti e pensionati Rai dovranno fare attenzione a dove porteranno i loro figli e nipoti: nelle principali sedi Rai è prevista la manifestazione “Bimbo Day” dove, insieme ad un giro negli studi di ripresa, nelle regie e nelle redazioni sono previste “…suggestive dimostrazioni delle Forze Armate, della Polizia e della Croce Rossa”.

ATTENZIONE: tenete a casa i vostri figlioli e nipotini, non li fate avvicinare ad una Sede Rai, magari ve li ritrovate arruolati a vostra insaputa come avveniva una volta con i “Giovani Balilla” mentre gli fanno una bella foto con un moderno fucile d’assalto a puntamento laser guidato dall’AI. Nella mail che è stata diffusa ai dipendenti (come ha riportato Il Domani nei giorni scorsi) il programma dettagliato non è stato diffuso ma si suppone, è verosimile, che ad esempio ci possano essere prove di volo di un drone esplosivo, un mini corso da “cecchino”, la diffusione di un manuale su come intercettare un “migrante irregolare” e la Croce Rossa invece potrà allestire un mini ospedale da campo dove curare sindromi post traumatiche da combattimento.

Ci chiediamo, ancora una volta, ma chi sono quei “geni” che stanno vicino e intorno all’AD e al Cda in grado si suggerire iniziative del genere? Ma come gli viene in mente di proporre ai giovani virgulti in tenera età di proporgli la fascinazione della divisa e delle armi, ovvero della guerra, invece della cultura di pace: invitate Emergency, Medecin Sans Frontieres, i Boy Scout, i volontari laici o religiosi che stanno in giro per il mondo a seminare solidarietà. E ci chiediamo, ancora una volta, in che termini il Cda esercita il suo dovere?

E già che ci siamo vogliamo spendere due parole sulla parata di ieri per la Festa della Repubblica? Era proprio necessario dare prevalenza all’aspetto militare invece di ricordare l’art. 11 della Costituzione che recita semplicemente e graniticamente “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali…” ovvero l’Italia non dovrebbe costruire, esportare fornire armi per le guerre altrui. Ieri, durante la parata e durante la diretta dalla Piazza del Quirinale, questo principio suonava lontano.

Già che siamo in argomento “guerra & C” torniamo per un attimo a quel fantasmagorico programma (in verità doppio perché la Signora, al pari di Vespa suo collega direttore “artistico” ha due programmi) della Maggioni con il “suo” Newsroom che, come al solito, è visto da pochi intimi (3,9%). Quali sono i temi affrontati nella sua ultima puntata? Nientepopodimenoche “gli scenari di guerra in Artico…” con tanto di ardito reportage sulla remota e ridente cittadina di Qaanaak, nella lontana e remota Groenlandia quando noi gli "scenari di guerra" li abbiamo sotto casa. Di grandissimo interesse, il pubblico di Rai Tre non aspettava altro. E poi c’è Enrico Mentana, direttore di La7 che, nei giorni scorsi, ha dichiarato che la sua rete “è la Nuova Rai Tre”. Come dargli torto? se avesse pure Ranucci o altra trasmissione come Petrolio sarebbe quasi perfetta come rete di "servizio pubblico.

A proposito di “geni” intorno all’AD, ci torneremo. È lui che decide in piena solitudine strategie e tattiche, missione e organizzazione o è in buona compagnia? Chi sono i “suoi” generali e come li ha scelti? Come sono entrati nel suo “stato maggiore” e come e dove si sono formati?

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lunedì 1 giugno 2026

Cucù...cucù ... la RAI non ci sta più

By Bloggorai ©

È molto probabile che nelle vostre case ci sia un vecchio orologio meccanico, con la carica a molla e che richiede, ogni tanto, di essere caricato e revisionato. Ecco, è una metafora quasi perfetta della Rai e del Servizio Pubblico. Si tratta di una “macchina” ormai vecchia, usata da un pubblico sempre più anziano, che perde progressivamente colpi e ogni tanto si ferma mentre gli altri orologi digitali corrono precisi al centesimo di secondo. Si aggiunga pure che gli “orologiai” in grado di metterci mano, quelli di una volta, sono quasi estinti.

Allora, oggi 1o giugno 2026, cerchiamo di “fare il punto”. Iniziamo con il rinnovare la solidarietà al parlamentare Roberto Giachetti di Italia Viva. Abbiamo saputo una importante indiscrezione: si vorrebbe incatenare ad un ombrellone sul litorale di Torvaianica, nei pressi di Roma, perché si sarebbe sentito alquanto “preso in giro” dopo la sua precedente protesta sulla Vigilanza Rai. Un buco nell’acqua, inutile. L’indiscrezione potrebbe essere arrivata fino al Colle e sembra che pure Mattarella vorrebbe prendere carta e penna e scrivere un terzo comunicato aggiungendo un atto di protesta formale: si accamperebbe nei giardini del Quirinale, debitamente accudito dai Corazzieri, fintanto che la Vigilanza non nomina il/la presidente Rai.

Allora. Punto primo: la recente riunione della Vigilanza non è servita a nulla ed ha fatto pure invasione di campo. Si è occupata di un tema, il teatro delle Vittorie, che seppure di grande importanza non è certo al primo posto e, inoltre, non è nemmeno di sua competenza (la Legge 103, art. 4, NON lo prevede). Per quanto noto sapere se, il prossimo 10 giugno se non addirittura il 17, si proseguirà su questa strada con l'audizione del Ministro Giuli (mentre Rossi&C sono stati auditi in altra commissione ....sic!!!) mentre il primo grande problema, la presidenza Rai, rimarrà insoluto come pure abbiamo scritto ed era facile prevedere.

Punto secondo. Succede poi che “fonti Rai” fanno circolare informazioni tossiche. Ad esempio, che la Agnes, consigliere nominata dal Mef con l’indicazione di presidente, si potrebbe dimettere per poi essere nominata come DG (sulle orme di tanto padre!). La fantasia non ha limiti: non sanno più come uscire dal pantano e, per di più, qualcuno si immagina che il satellite Rai possa essere una variabile indeterminata nella turbolenza della galassia politica e istituzionale in corso, ovvero con credibili minacce di elezioni anticipate. Sarà quello il baricentro intorno al quale ruoterà il reso del mondo Rai e dintorni. L’attuale presidente Marano (Lega) sta benissimo dov’è e il suo partito (Lega) se ne guarda bene da mollare l’osso: quando gli ricapita più di fare/essere presidente Rai? e, inoltre, per la sua “disponibilità” a tornare a fare il consigliere semplice, al pari degli altri, cosa gli darebbero in cambio?

Appare tutto inverosimile, tutto senza capo né coda, ovvero con un capo o (il cda oggi in carica) e una coda (la sua possibile conclusione a fine mandato) senza aver raggiungo e definito il suo vincolo fondamentale, cioè l’attuazione dell’EMFA e siamo sempre più convinti che a molti va benissimo così, in attesa del 2027. La confusione regna sovrana, sia tra i partiti di governo ma pure tra quelli di opposizione che, non paghi dei disastri del recente passato, non trovano di meglio che replicare e “ri-organizzare un tavolo di lavoro” sulla riforma (di cui ora parleremo).

Poniamo punti fermi: Sergio (attuale DG) e a fine corsa e prossimo alla pensione. Il suo ruolo, la figura del DG, conta come il due di coppe quando regna denari. Perché la Agnes poi dovrebbe accettare un “decalage” e per di più per poco tempo, cioè una manciata di mesi prima della prossima scadenza per un incarico ai limiti dell'irrilevante? Inoltre, qualora fosse, si dovrebbe dimettere da consigliere e il MEF dovrebbe procedere ad una nuova nomina con l’indicazione di nomina a presidente. Sembra facile, oggi? No, non lo è.  Per non dire, infine, di come si potrebbero mutare gli equilibri politici interni al Cda, con possibili diverse maggioranze.

E poi non c’è la riforma all’ordine del giorno ed è molto verosimile che non ci sarà. È pura fantasia suppore che possa andare in Aula nei prossimi mesi: prima ci sarebbe la Legge elettorale che è di ben altro peso politico. Il documento del Governo sulla Riforma Rai è fermo in Senato e nulla lascia intendere che Giorgetti, con questa situazione, sbloccherà il suo parere (negativo) su quel testo di riforma: o si modifica o lui non lo vota e la modifica richiesta riguarda un nervo scoperto del testo di riforma cioè il canone, la risorsa certa richiesta appunto dall’EMFA. e semmai venisse accolta, si potrebbe riaprire tutta la discussione e ricominciare da capo.

Aggiungiamo: non c’è nulla sul Piano Industriale, dove il “de cuius” piamo immobiliare è fermo alla sola operazione scellerata di Milano (in affitto per 5,9 milioni l’anno per 29 anni). Non c’è nulla di piano editoriale (mentre La7 si appresta divenire la “nuova Rai Tre) e laddove la Maggioni si permette di stracciare gli ascolti al 3% e il consigliere Natale non se ne accorge). Non c’è nulla, da decenni, sul Piano sull’informazione dove ora cominciamo a dubitare che i primi oppositori siano i giornalisti Rai. E, prima di concludere, ancora una volta, non c’è nulla della famigerata Digital Media Company: nessuno sa cosa è o cosa dovrebbe essere e con quali risorse si dovrebbe finanziare.

Finale: mancano pochi giorni alla scadenza del MoU con Ei Towers. Siamo all’ultima spiaggia: o si chiude o salta il banco e se ne riparlerà alla prossima legislatura e quei soldi non saranno in cassa Rai per lungo tempo ancora. Abbiamo già scritto, riprendendo pure autorevoli fonti citate dalla Reutes, che la data non verrà rispettata e, per quanto sappiamo, non solo per problemi sulla “parità di mercato” tra Rai Way e E Towers ma più ancora perché difficilissimo trovare la quadra sulla governance della futura società delle torri quando è ancora assente del tutto il contesto normativo istituzionale sul futuro assetto di Rai: chi potrà decidere cosa, con quali poteri e anzitutto, con quale strategia? Su questo tema di Rai Way e del futuro tecnologico Rai, ancora una volta, facciamo un appello: se qualcuno avesse mai letto o saputo quali pensieri, proposte, idee o visioni ci sono tra i partiti di opposizione gli saremo grati per farceli sapere, forse a noi sono sfuggiti. Mentre, al contrario, abbiamo letto spesso e volentieri che i “fondi” scrivono direttamente a Palazzo Chigi (vedi precedenti). Loro si che hanno le idee chiare.

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sabato 30 maggio 2026

Il Grande Mistero in corso di svolgimento

By Bloggorai ©

Gli italiani non sono solo Eroi, Santi, navigatori, esploratori, mangiatori di pasta e suonatori di mandolino. Sono pure alquanto smemorati o, perlomeno, "indotti" alla distrazione. Ogni “sostanza” mediatica va bene in grado di sollevare polvere negli occhi: da Sinner che ieri ha occupato quasi tutta la prima pagina del Corriere (e 3 interne in apertura) a Garlasco che ormai è divenuto il racconto criminale del Paese.

Sicché, i formidabili strumenti di distrazione di massa sono consolidati e funzionano sempre benissimo e la Rai talvolta ne è maestra. Come quando l’Ad Rossi si lamenta perché il tema del giornalismo d’inchiesta cancerogeno” avrebbe offuscato i dati economici da lui vantati.

Sicché, c’è un grande mistero ancora in corso che, verosimile, sarà destinato ad entrare nella caverna buia e profonda dei grandi complotti italiani: il “caso” Minetti. Nessuno ne parla più, non ci sono “giornalisti d’inchiesta” Rai e non solo che seguono il caso. E’ stato tirato un muro di cemento armato di silenzio con i tondini di acciaio da 18, granitico. Quel poco che nei giorni scorsi è trapelato era tutto frutto dei “pompieri” tesi a dire che è andato tutto bene, la grazia alla Minetti era legittima.

Ma i conti non tornano. Torniamo al 18 febbraio scorso quando il Presidente Mattarella firma la grazia. Però si viene a sapere solo dopo 2 mesi con uno “scoop” congiunto tra Rai Tre e il Fatto Quotidiano (??? Ancora ci chiediamo come è stato possibile, da dove è venuta l’ispirazione) e il Colle l’11 aprile diffonde un comunicato “La concessione dell’atto di clemenza – in favore del quale si è espresso il competente Procuratore generale della Corte d’appello in un ampio parere - si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore della Minetti che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati. La normativa a tutela dei dati sensibili dei minori non consente di rendere noti dettagli sulle condizioni di salute del minore”. Poteva finire lì e invece le notizia cominciano a diffondersi tanto che, il 27 aprile si legge “L’ufficio stampa del Quirinale comunica che la Presidenza della Repubblica ha inviato, in data odierna, la seguente lettera al Ministero della Giustizia:

«In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia, lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa". Attenzione: “ … con cortese urgenza…” ovvero rare volte il Colle ha usato questa formula.  

C’è puzza di bruciato e qualcuno comincia ad agitarsi: ci sono in ballo la credibilità e autorevolezza di ben tre istituzioni fondamentali della democrazia: lo stesso Quirinale, il ministro della Giustizia (il Governo) e la Magistratura. Si aggiungano pure i “delicati” rapporti politici interni alla maggioranza di governo. C’è materiale a sufficienza per cercare di mettere tutto nel dimenticatoio. Forse, qualcuno ha commesso un errore: chi manovra questo mistero e perché? Arriva il Reggimento Pompieri Motorizzati e si legge che “… fonti del Quirinale fanno sapere che il Presidente ha ritenuto necessario chiedere - d'intesa con il Ministero della Giustizia - che gli organi giudiziari ne accertassero il fondamento”.  

Cosa è successo da allora? La “cortese urgenza” poi divenuta “intesa con il Ministero” che fine ha fatto? A che punto sono le indagini? Perché tutto questo silenzio che pure illumina scenari importanti? Molti conti non tornano. Ad esempio, nei giorni scorsi è ripreso il processo “Ruby Ter” e si leggono titoli con “È un processo a Berlusconi”. La battaglia politica infuria, le elezioni sono sempre più vicine e da ora in poi tutte le armi sono ammesse, comprese quelle molto, molto misteriose. Ed è verosimile che qualcuna tra queste sia indirizzata verso il Colle come pure verso Arcore.

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venerdì 29 maggio 2026

RAI: la barca dei Grandi Misteri (Rai Way)

By Bloggorai ©

Gli italiani notoriamente non amano solo la pasta, il calcio, fare i navigatori e gli esploratori, fare gli inventori, gli artisti ed essere Santi o fare gli Eroi. Hanno, inoltre, una spiccata attitudine alle trame politiche e giudiziarie, ai complotti, ai misteri e ai sotterfugi.

Ne elenchiamo, solo sommariamente alcuni degli ultimi 50 anni: strage Italicus (ci doveva essere Moro), omicidio Pasolini, Moro e Via Fani, omicidio Mattarella, Ustica, scomparsa  Emanuela Orlandi, suicidio Gardini e Enimont, la Moby Prince, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e di mezzo ci sono i grandi casi di cronaca nera che vanno da Via Poma al mostro di Firenze per finire a Unabomber e certo a Garlasco.

Ci siamo abituati a convivere con il mistero, ce ne siamo fatti una ragione esistenziale fintanto da rendere necessaria la sua rappresentazione tele-visiva, rendere le immagini la sintesi accettabile e sostenibile del suo racconto che proprio perché rimane insoluto e misterioso rimane vivo e meritevole di interesse. Se tutto fosse risolto uscirebbe dal cono di luce e passerebbe subito all'ombra dei cassetti polverosi della memoria.

Sicché, come da quasi otto anni lo scriviamo, anche dentro e intorno alla Rai si alimentano, si diffondono e si infittiscono misteri irrisolti.

Mistero n. 1 – le risorse economiche: la Rai i soldi li ha e li spende male o non li ha? Oggi, ne ha disperato bisogno e non sa dove andarli a cercare? Le risposte sono buone entrambe. La notizia del giorno che abbiamo appreso è che il famigerato Mou (Memorandum of Understanding) tra Rai Way ed Ei Towers in scadenza il prossimo 15 giugno verrà quasi certamente rinviato ancora se non naufragato del tutto. Secondo “indiscrezioni” molto accreditate” riportate dalla Reuters, la Rai avrebbe chiesto alla controparte di “mettersi alla pari” sulla scadenza dei propri contratti con i rispettivi fornitori (tra il 2032 e il 2037). A farla breve, ciò significherebbe una cosa sola: “Trattandosi di un'operazione con una forte valenza politica oltre che industriale, il rischio maggiore che vediamo è che le trattative possano estendersi fino al 2027 — anno elettorale — con il concreto pericolo che il dossier si areni nuovamente” come ha scritto un sito di analisi finanziarie. A suo tempo e per tante volte Bloggorai ha scritto chiaro e tondo che questo “dossier” (ormai vecchio di quasi 10 anni) non s’ha da fare per tanti buoni motivi, primo tra tutti è la mancanza totale di un progetto industriale e tecnologico oltre che politico e finanziario da parte di Rai. Non c’è un “piano” non c’è una “visione” salvo quella che si trova dall’ottico.

Da rileggere con attenzione: https://bloggorai.blogspot.com/2022/08/il-pollaio-nei-giardini-di-viale-mazzini.html ... 

https://bloggorai.blogspot.com/2025/06/rai-way-e-sanremo-il-piano-b-di-un.html e ancora https://bloggorai.blogspot.com/2025/10/rai-le-pagine-nere.html

e infine e soprattutto questo post dello scorso 19 marzo: https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html

Mistero n. 2 – E’ conseguente al precedente. La s-vendita dei 15 immobili indispensabili per fare cassa e sostenere la baracca è il segno tangibile dei misteri di gestione economica dell’Azienda che ora si vorrebbe pure far passare per virtuosa. Da ricordare sempre che questo Piano Immobiliare è stato votato convintamente da tutti i consiglieri, compresi quelli del 26 settembre, Alessandro di Majo e Roberto Natale. Appare misterioso comprendere, ad esempio, quale possa essere la virtù economica dell’operazione Corso Sempione di Milano: vendere per poi andare in affitto (5,9 mln anno) per 27 anni. In questi giorni si solleva polvere, giustificata peraltro sul Teatro delle Vittorie ma si tace su questa di Milano che appare ben più rilevante.

Mistero n. 3 – è collegato al precedente. Lo scorso 22 maggio è scaduto il termine per le manifestazioni di interesse sui 15 immobili destinati alla s-vendita. Chi si è presentato? Per quanto è dato sapere, solo il Ministro Giuli si è fatto avanti e circa 80 soggetti hanno richiesto informazioni. Dopo di che è calato un muro di cemento armato, alquanto sospetto.

Mistero n. 4 – La riforma Rai ormai è diventata leggenda. Da anni, decenni, dal 1973 non si parla d’altro e questa oggi in discussione è più misteriosa di tutte le altre messe insieme. Si “dovrebbe” fare per forza perché l’Europa ce lo impone con l’EMFA eppure, tutti ne parlano ma nessuno se ne occupa. “Sta passando la vulgata che, vista l’aria che tira sul piano politico, per ora è meglio lasciare tutto com’è. Se ne palerà dopo il 2027” ci dice il solito autorevole parlamentare.

Mistero. n.5 – Report e il giornalismo di inchiesta “cancerogeno”. Ovvio che Rossi &C non si sono riferiti alla trasmissione direttamente, ci mancherebbe altro. Fatto sta che rimane il mistero delle 4 puntate tagliate e che non si sa più se e quando potranno essere rispristinate il lunedì dove erano prima. Come pure rimane il mistero della trasmissione Petrolio come pure rimane il mistero della “sua” trasmissione della Maggioni che si è appropriata di una necessità aziendale, la ”Newsroom” per farne un “suo” programma che raccimola poco più del 3% di ascolti.

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