By Bloggorai ©
Bloggorai fa quello che può: pone domande, solleva interrogativi, cerca di capire
e di sapere cosa succede dentro e fuori la Rai che rimane pur sempre, piaccia o
meno, rassegnati o no, il centro focale della formazione e informazione politica,
sociale e culturale del Paese. Per quanto tempo ancora non è dato sapere ma
intanto, nonostante il calo degli ascolti e del consenso, è così.
La Rai, va male? Si! E perché va male? Per colpa di chi? Va male
per tanti buoni motivi e la “colpa” è delle tante persone che se ne sono occupate
nel passato e se ne occupano oggi. Nei giorni scorsi abbiamo riferito dello sciopero
della fame del deputato Giachetti che chiede semplicemente il rispetto del monito
di Mattarella per la Vigilanza Rai. Giachetti è solo e, per quanto ne sappiamo,
lo sarà ancora. E allora ci siamo chiesti: perché almeno il PD, ad esempio, non
ha solidarizzato con qualche suo parlamentare all’iniziativa di Giachetti?
E allora, come al solito, chiama e chiedi, scrivi e
incontra, alla fine forse ne siamo venuti a capo con un ragionamento, un lungo
racconto da pomeriggio con un buon caffè, molto suggestivo che ci fa fatto una
nostra fonte molto autorevole e qualificata. “Caro Bloggorai, lo sai bene perché
il PD è paralizzato sulla Rai, lo hai scritto tante volte. Però forse ti
difetta la memoria quando dimentichi qualche passaggio fondamentale. Fissiamo due
date: la prima è primi di agosto 2024 quando alla Camera si svolge una
conferenza stampa del “campo largo” sulla Rai. Quel giorno viene ribadito e focalizzato
il tema centrale: prima la riforma e poi le nomine. Bene. Per una fatale
combinazione, proprio quel giorno, il 2 agosto, La Repubblica comn la firma di Giovanna
Vitale titola e scrive “La riforma Rai targata Pd: “Serve il modello Bbc per
fermare la lottizzazione. Stop alle nomine di partito e cda nominato da una
Fondazione nella proposta di legge. Mai più lottizzazione. Men che meno vertici
designati in base alla fedeltà, anziché alla competenza. Una prima bozza della
proposta di legge è pronta. Si compone di quattro articoli e punta a fare ciò
che le forze politiche, nessuna esclusa, predicano da anni: liberare la Rai dai
partiti”. Bene. Quella è la linea della Segretaria Schlein, è un manifesto politico
forte e chiaro anche se si riferisce ad un testo vecchio di almeno un paio d’anni.
Chi gli è molto vicino riferisce che quando si parla di Rai,
come scrivi tu Bloggorai, gli viene l’orticaria e la sua armocromista sussulta.
Comunque, la sua linea resiste e si consolida nelle settimane successive fin quando,
appunto il famigerato 26 settembre, succede il patatrac. Si devono votare i nuovi
consiglieri e la Schlein detta la linea al partito: no alla lottizzazione, non partecipiamo
al tavolo della spartizione (M5S e AVS invece accettano). Ti cito quello che ha
scritto Il Post a suo tempo: “Molti dirigenti del partito a lei vicini, come il
capogruppo al Senato Francesco Boccia o l’ex ministro Dario Franceschini, hanno
provato a lungo a farle cambiare idea in modo da poter eleggere un membro del
consiglio d’amministrazione in quota PD, proponendole vari nomi da votare (tra
gli altri, quelli del giornalista Goffredo De Marchis e dell’ex senatore
Salvatore Margiotta): lei però è rimasta convinta della sua posizione,
d’accordo con il suo portavoce e principale confidente politico Flavio
Alivernini.” Ecco, appunto, la Segretaria ha fiutato la polpetta avvelenata e ha
dato precisa indicazione: non partecipiamo al voto per eleggere i nuovi
consiglieri.
Nota bene: non ha seguito i tanti “suggerimenti” che gli venivano
dall’interno “storico” e dal “presente” parlamentare del partito ma il suo
attuale “consigliere” per le faccende Rai. Tanto per essere chiari: il
consigliere Roberto Natale non è “nostro” anche se appartiene alla nostra “area”. Non ti nascondo che nel partito girano molte perplessità sul suo operato e sulla sua permanenza in questo Cda.
Ma, non dimenticare un fatto successo poco tempo prima in Vigilanza
Rai a proposito della lunga e tormentata vicenda del Contratto di Servizio oggi
in vigore: anche in quella occasione il PD si è spaccato al suo interno e su
strade diverse con il M5S: il primo ha votato contro e il secondo a favore
insieme alla destra. Tu stesso Bloggorai, non molto tempo addietro hai
tracciato una “mappa concettuale” delle “aree di interesse Rai” dentro e
intorno al PD. L’elenco dei vari personaggi che, a vario titolo, mettono bocca
sulle vicende del Servizio Pubblico è lungo e, a ben vedere, per piccoli aspetti,
nemmeno molto cristallino e chi vuol capire capisce. Diciamo, grosso modo, ci sono
i “senatori” ovvero ex qualche cosa (governo) che ancora ritengono di aver voce
in capitolo e “parlano con la Schlein” e poi ci sono i “cespuglietti” che
ambiscono a farlo per ri/mettersi in luce o in gioco. Un ulteriore prova: la
vicenda riforma della Rai: è iniziata male e sta per finire peggio. Nota bene: dentro il partito ci sono, o meglio c'è, una figura molto esperta ma, guarda caso, è stata tenuta fuori e lontano da questo dibattito. Qualcuno ha
ritenuto invece opportuno di affidarsi ad esperti e “professori” di area è il risultato è un papocchio
che non si regge in piedi. A proposito poi di “esperti” non parliamo poi di
quelli interni alla Rai, cioè i dirigenti di “area o in quota PD” che, appunto,
alla Segretaria fanno venire i singulti. Uno tra tutti spicca per luminosità:
Stefano Coletta cioè uno che da anni invece lo hanno spacciato come “uno di noi” salvo poi apprendere che, dicono, essere il braccio "destro" appunto di Rossi, l'AD in quota Fratelli d'Italia.
Infine, caro Bloggorai, una notazione di carattere polito
culturale tecnologico. La Schlein appartiene ad una generazione che la Rai non
la vede, non la conosce e non la capisce. La Segretaria è convinta, e forse giustamente,
che l’arena del consenso politico non è più solo la Televisione. La competizione
sui voti si gioca su tanti altri tavoli e quello della Rai non è più tra quelli
rilevanti: ci sono i tavoli dell’economia, della finanza, della tecnologia etc.
E, per finire, non ci sono più “gli esperti di una volta” a fornire indicazioni
credibili e sostenibili. Vuoi un esempio contemporaneo? Vedi la vicenda Rai Way:
hai mai sentito una voce autorevole espressione del partito, del PD, su questo
tema? Hai mai sentito di un progetto, di una visione o un’idea su cosa e
come, con quali risorse, si dovrebbe scrivere un futuro tecnologico del Servizio
Pubblico che non sia una bolla di sapone come la Digital Media Company dove si intravvede ben
definito un possibile ruolo di Rai Way. Che ne sappia io: no!”. Nemmeno Bloggorai ha mai letto nulla del genere e, semmai ci fosse sfuggito, please, scriveteci.
Su questo tema si chiude la lunga conversazione. Giusto a proposito di Rai Way, oggi leggiamo sul Sole 24 ore a firma
Andrea Biondi, dichiarazione di Diego Galli, DG Inwitt “Meglio pensare al
futuro che duplicare il passato evitando l'inefficiente utilizzo di risorse
finanziarie per la duplicazione di infrastrutture promuovendo senza ritardi
l'indispensabile sviluppo del 5G che necessita di densificare di
identificazione rispetto alla domanda crescente di connettività mobile”.
La chiaccherata con la nostra fonte è stata molto più lunga e
interessante, ricca di spunti e aneddoti personali. Quello che vi abbiamo scritto
è una sintesi, seppure grossolana, ma abbiamo cercato di essere fedele a quanto
ci è stato riferito.
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