A Roma c’è un grande Buco Nero che a confronto con quello di
Napoli aperto dai rapinatori della banca svaligiata può sembrare una tana di
criceto. Si tratta del Buco Nero dell’informazione Rai il cui scavo nelle
viscere della terra è iniziato molti anni addietro e financo ieri sera è stata
data l'ennesima picconata.
Come al solito, banalmente, non si può comprendere quanto avviene
oggi e quanto potrà avvenire domani se non è chiaro quanto è successo ieri. Banalmente,
ieri sera è andata in onda la trasmissione, la “sua” trasmissione, di Monica Maggioni
chiamata pomposamente “Newsroom”. Ovvero, l’Azienda Rai, il Servizio Pubblico
radiotelevisivo, NON ha una sua “newsroom” ma ha la Maggioni si è fatta la sua
personale trasmissione “Newsroom” a sua immagine e somiglianza. Detto tra di
noi: una noia abissale, una boiata pazzesca!!! Peraltro, è andata in onda
laddove ci doveva essere Report, poi confinato alla domenica e comunque tagliato
di quattro puntate (hanno tutti dimenticato gli impegni presi dopo l’attentato a
Ranucci).
Nota a margine: ci sono appena arrivati i dati Auditel: Newsroom
della Maggioni ieri sera ha fatto il 4,3% di share con circa 600 mila
telespettatori. Se Bloggorai mette su un’antenna TV e chiama tutti i suoi
lettori, amici, parenti e conoscenti rischia di fare di più. Nota a margine bis: Giletti nella stessa serata ha fatto spesso quasi il doppio e prima ancora, Ranucci, quasi il triplo.
Allora è necessario tornare a qualche anno addietro. Iniziamo
dal 2017 quando in Rai si dibatte di un piano per l’informazione finalizzato ad
ottimizzare, razionalizzare e rendere efficiente tutto il complesso dell’offerta
informativa del Servizio Pubblico: il famigerato Piano Verdelli. Erano gli anni
del Governo Renzi (PD), erano gli anni dell’abbassamento del canone, erano gli anni
della “sua” legge di riforma tutt’ora in vigore che portarono all’Amministratore
Unico. Erano gli anni della quotazione di Rai Way. Erano gli anni, appunto,
della presidenza del Cda affidata a Monica Maggioni (tutto torna). Quel piano
è stato bocciato dal Cda i primi di gennaio di quell’anno ma i “rapinatori”, i killer,
tutti interni alla Rai, stavano scavando il “buco” già da tempo. Bloggorai, a
suo tempo, ha scritto: “A novembre 2016 l’Espresso titola, a firma Riccardo
Bocca: “Rai, Mai più telegiornali vicini alla politica, è tempo di pensare
agli spettatori” e pubblica un ampio stralcio (poi derubricato a “bozza di
lavoro). Apriti cielo. Insorge la Rai che avvia un’indagine interna per la fuga
di notizie, insorgono i giornalisti (per primi quelli del Tg2) e insorgono
quasi tutti i partiti… quasi”.
La storia di quell’enorme e ciclopico complotto, giusto o sbagliato
che fosse, non è stata mai scritta per intero. È lunga e molto complicata dove
regna l’omertà più assoluta: molti di coloro che hanno partecipato al
complotto, tutt’ora in orbita e dentro la Rai, sanno tutto ma tacciono. Merita
rileggere questo articolo gustosissimo: https://www.lamescolanza.com/2017/05/23/rai-bocciato-piano-news-campo-dallorto-sfiduciato-dal-cda-la-fine-del-direttore-voluto-mollato-renzi/#:~:text=Secondo%20un%20retroscena%20pubblicato%20da%20Dagospia%2C%20inoltre%2C,nominare%20Milena%20Gabanelli%20alla%20guida%20del%20nuovo
Sappiamo solo una versione (il Piano originale NON è mai
stato pubblicato), quella dello stesso Verdelli, scritta nel suo libro “Roma
non perdona”. Consigliamo di rileggerlo: ci sono pagine epiche, specie sulla
Vigilanza Rai di quei tempi e di suoi alcuni noti esponenti. Ma c’è soprattutto
un ragionamento, un principio granitico e tuttora fondamentale quanto irrisolto:
oltre 2000 giornalisti e 8 testate convivono tra loro senza un progetto, un
piano o una visione organica, coordinata ed efficiente. Ecco la necessità di
una “newsroom” tutt’oggi inesistente. Ma andiamo avanti, ovvero indietro nella
storia.
Si volta pagina sul Piano Verdelli e molti gongolano
(compreso a sinistra). Arriviamo al famigerato Piano Industriale Rai 2018.
Un Piano importante, ambizioso e corposo. Cinque faldoni pieni di dati, prospezioni
e tabelle sul presente e il futuro della Rai. Tra questi documenti, uno in particolare
spicca per rilevanza: il Piano per l’informazione Rai 2019-21 di circa 130 pagine
ricchissime. Il Piano non fa in tempo ad essere approvato e stampato (ne
conserviamo una copia chiusa in cassaforte) che subito viene dimenticato,
affossato e insabbiato sotto una spessa coltre di cemento armato.
Non basta: qualcuno ci riprova e nel Contratto di Servizio precedente
a quello attuale, all’art.22 (obblighi specifici, poi cancellati in quello oggi
in vigore) dove si legge che si debba predisporre “… un piano di
riorganizzazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle
testate giornalistiche”. Non ci pensano proprio: tutti muti, silenzio
tombale. Nessuno apre più bocca. Rileggi pure quanto abbiamo scritto ad agosto
scorso su Bloggorai a proposito della Maggioni https://bloggorai.blogspot.com/2025/08/rai-si-e-rotta-la-stagione-e-per-natale.html
.
Arriviamo ad oggi, ovvero a ieri sera. A giugno 2023 la Maggioni
lascia il Tg1 e a settembre prende il posto dell’Annunziata su Rai Tre con la
trasmissione “In mezz’ora”. Un anno dopo, mentre era ancora responsabile della Direzione
Editoriale per l'Offerta Informativa Rai, si “crea” ovvero si intesta la
maternità e la conduzione di “Newsroom” che poi arriverà, appunto a ieri sera. Con
una piccola e sostanziale differenza: quando avvenne l’invenzione della
trasmissione la Maggioni era dipendente Rai e oggi non lo è più in virtù di un
contrato di collaborazione da esterna. Il programma, in altre parole, non è di proprietà
Rai ma suo personale a tal punto da decidere lei dove si deve realizzare
(Cinecittà). Ci sono illustri precedenti di storie simili o analoghe: da Fabio Fazio
con il “suo” Che tempo che fa a Bianca Berlinguer, da Giovanni Floris a Corrado
Augias.
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