mercoledì 7 gennaio 2026

La Civiltà delle immagini 2026

By Bloggorai ©

"La stessa procedura dell'anno scorso, signorina Sophie?"

"La stessa procedura di ogni anno, James"

Ne abbiamo già parlato. Ogni anno, rigorosamente dal 1972, in Germania la sera di San Silvestro va in onda “Dinner for two” un breve scketc comico di circa 18 minuti in inglese (si, in inglese). Lo abbiamo visto e rivisto ma cosa ci sia di comico è difficile dirlo ma tant’è che il tema rimane: perché in Germania gode di tanto successo una trasmissione solo apparentemente insulsa e di scarso appeal televisivo proprio la sera di San Silvestro? Come pure, per analogia, perché in Italia viene ritrasmesso regolarmene ogni anno “La Principessa Sissi” che giusto lo scorso anno ha compiuto 70 anni dalla sua prima produzione?

Oggi il Fatto Quotidiano pubblica un articolo su un'altra “trasmissione” tv che gode di grande successo quasi globale: una telecamera fissa davanti ad un focolare acceso. Bloggorai ne ha già scritto a suo tempo. È un fenomeno talmente rilevante che pure Netflix ne ha fatto tesoro: tra le sue visualizzazioni top ten delle scorse festività il caminetto (due ore e mezzo) è stato tra i più seguiti e nel mondo “Fireplace 10 hours”, dal 1972, è stato visto oltre 157 milioni di volte. Difficile rispondere alla domanda che abbiamo posto. In Germania gli stessi analisti e critici televisivi non hanno fornito valutazioni esaustive sul “successo” di Dinner for Two. In Italia pochi si sono posti il problema sulle innumerevoli  repliche di Sissi. Verrebbe comodo sintetizzare l’analisi: sono trasmissioni rassicuranti, serene, pacate, sobrie, che non richiedono particolari sollecitazioni cerebrali. Ovvero proprio quello che occorre in periodi di forti tensioni e drammi politici e sociali: una pillola di camomilla televisiva tra un Tg e un altro, tra una minaccia e una guerra imminente. Ci torna in mente lo "scintillante successo" dello scorso Sanremo di "cuoricini cuoricini".  

Il tema che abbiamo affrontato tante volte è esattamente “la civiltà delle immagini” che rapidamente sta transitando dall’era Tv all’era cellulare.  In questi giorni le immagini prevalenti che segneranno questo inizio d’anno sono quelle del rogo della discoteca in Svizzera e quella di Maduro ammanettato e “incuffiato” mentre due incappucciati armati lo scortano verso le carceri USA. Sulle immagini della discoteca fa molto discutere un argomento noto: perché molti ragazzi appena viste le fiamme sul soffitto invece di allertare i soccorsi e far scattare l’allarme si sono messi a riprendere con il cellulare? È lo steso interrogativo che si è posto quando è successo (e succede) che ci sono persone che si fanno un selfie accanto ad una vittima di un incidente o, peggio ancora, ad una persona deceduta.

Attenzione: immagine scaccia immagine. Da tempo non vediamo più immagini di Sempio e di Garlasco come pure sono scomparse le immagini dei palestinesi affamati e umiliati a Gaza. Immagini dall’Ucraina non ce ne sono: solo quelle dei “volenterosi” che vogliono inviare le loro truppe sul campo di battaglia.

Come si usa dire: “ne vedremo delle belle”.

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Ps. Rai e Servizi o Pubblico? Fuori dai radar. L’unica notizia certa che abbiamo è che Auditel certifica ogni giorno che gli ascolti non vanno bene. Tanto per dare un’idea: nei giorni dal 28/12 al 3/1 gli ascolti di Sky Tg24 sono triplicati mentre quelli di RaiNews24 sono cresciuti di appena poche migliaia.   


 

martedì 6 gennaio 2026

La Geopolitica in TV fatta in casa, de "noantri"

By Bloggoraai ©

Da molto tempo siamo abituati a leggere e ascoltare dotte, argute e sofisticate analisi di fini intenditori di geopolitica internazionale. Le chat, in particolare, aprono grandi spazi a contributi, interventi e citazioni di ogni genere e ovviamente tutte, per una parte o per un’altra, sempre doverosamente schierate a sostenere una tesi piuttosto che quella opposta. È cosa buona e giusta che questo avvenga: il dibattito e il confronto tra diversi punti di vista sono il sale della ragione.  

Allora, anche Bloggorai, nel suo piccolo, vorrebbe dare un modesto contributo proponendo un “bollettino” dei temi e problemi con il loro specifico “andamento” mediatico e segnatamente televisivo che è, in fin dei conti, quello che più ci interessa. In particolare, ci interessa capire il “posizionamento” nei palinsesti e nelle impaginazioni dei giornali, ovvero la mutazione giornaliera della rilevanza delle notizie. Ci verrebbe voglia di iniziare dalla Rai: oggi per esempio abbiamo in prevalenza la notizia del vicedirettore di RaiSport, Riccardo Pescante, che si lascia andare sui “social” ad una “fiammante” rievocazione dell’MSI. Cosa vuoi dire? come commentare? Occorre una “bacchettatina sulle mani”, un “cartellino giallo”? chiedere il licenziamento in tronco per aver violato il codice etico Rai? Da Via Severo rispondono: “faranno sapere”.

Andiamo avanti ed occupiamoci del resto del mondo con i suoi “trending topics” in ordine di rilevanza.

Venezuela. Maduro è cattivo e Trump è buono e giusto e lo porterà di fronte ad un Giudice neutrale. Maduro spaccia coca e il Fentanyl invece si coltiva nelle grandi pianure del Mid West. Ancora per qualche giorno il tema terrà banco finché presto  si passerà ad altro: Messico, Canada, Cuba sono in lista di attesa.

Ucraina. Argomento in leggera discesa: ci sono pochi morti da raccontare, solo droni che viaggiano da una parte e dall’altra. Zelensky batte cassa e missili ma può attendere. Le immagini sono sempre le stesse: pompieri in azione. Il pubblico Tv è stanco e cambia canale. I “volenterosi” hanno altro a cui pensare.

Gaza. Non se ne parla più (alcuni dicono che ora c’è la “pace”). Finito il lavoro sporco (per ora) dell’esercito e dei cecchini di Israele, ora ci pensa la pioggia, il freddo e il fango a proseguire lo sterminio o il genocidio dei palestinesi. Per Nethayahu una “pace” americana benedetta, proprio in questo momento climatico: il suo esercito riprende fiato e si sposta verso la Cisgiordania. C’è da proteggere i coloni assassini e usurpatori e se avanza qualche carro armato lo mandano verso il Libano.

Iran. Il popolo iraniano non ne può più dei pasdaran integralisti e protesta. Israele fomenta e gli USA osservano, pronti ad intervenire … as usual. Argomento interessante ma alquanto marginale, per ora. Poi si vedrà.

Siria. Due “volenterosi” ovvero Inghilterra e Francia, da soli e autonomamente, hanno bombardato due bunker dell’ISIS. Si potrebbe anche dire che hanno fatto bene: i tagliagole ancora girano indisturbati. Perché e per come sia avvenuto non è chiaro ma la notizia non ha goduto di soverchia attenzione.

Yemen. Gli “houty” hanno preso sonore legnate missilistiche da una parte (Israele) e dall’altra (USA) e per ora se ne stanno sotto schiaffo e lasciano indisturbate le petroliere. Vedremo, comunque da tenere in osservazione.

Nigeria. “it’s a big problem” dicono. Gli Usa (sempre loro) sono intervenuti con un bombardamento contro l’ISIS (sempre loro). Dicono che sia un paese dalle grandi potenzialità e ricchezze. “Viaggiare sicuri” del ministero degli esteri sconsiglia i viaggi, non si sa mai. Un Paese molto ricco dove, come  si dice in genere,  “…mi ci ficco” … vedi Venezuela.

Europa. Quale Europa? chi l’ha vista o sentita? Von den Leyden o Kaja Kallas? L’Europa che “vorrei ma non voglio perché non posso”. L’Europa dei vari governi polacchi o ungheresi? Vogliamo rivolgere un affettuoso saluto al Belgio? Intanto l’Europa “osserva con attenzione”. Le notizia da Bruxelles fanno sussultare il telecomando tv: meglio Gerry Scotti. Qualcuno ipotizza un avanposto militare Europa in Groenlandia. Il Governo italiano potrebbe mettere a disposizione gli scarponi da neve.

NATO. Pussa via!!! Ora che Trump minaccia di annettersi la Groenlandia sono cavoletti amari. E se mai gli partisse un embolo, ovvero decidesse di mettere “boots on the ground” su quel suolo ghiacciato che facciamo? In base all’art. 5 della NATO sarà necessario dichiarare guerra agli USA: pop corn per tutti. Il Ministro Crosetto è vivamente preoccupato e spera tanto che i Tg Rai non ne parlino.

ONU. Non sembra essere molto ascoltata e quindi poco “attenzionata” dai media. Anche in Tv Gutierres non gode di molta fama e celebrità. Basta una inquadratura del Palazzo di vetro a New York e tiriamo avanti fino al prossimo inutile Consiglio di sicurezza e alle vane risoluzioni sempre inapplicata (Israele è ormai uno specialista del genere)

Russia. Boh … Putin sembra contento. In fin dei conti, Trump ha giustificato e legittimato la sua “operazione speciale” in Ucraina. Ognuno si occupa del proprio “giardinetto di casa”.

Cina. Doppio boh. Vedi sopra. Taiwan è lì a portata di mano: se lo ha fatto Trump lo potrebbe fare anche Xi Jinping.

Ci siamo dimenticati qualcuno e qualcosa? Forse si. Comunque Abbiamo tempo. L’ “agenda setting” è sempre aperta e pronta ad essere aggiornata.

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lunedì 5 gennaio 2026

Nuovo Ordine mondiale e RAI: rassegnati e rassegnatori

By Bloggorai ©

"La mia è un'infelice generazione, a cavallo tra due mondi e a disagio in tutti e due. E per di più, io sono completamente senza illusioni” da Il Gattopardo.

Si avverte un vago e generale senso di “rassegnazione”, di ineluttabilità, di indeterminatezza e di incertezza, di impunità e di arroganza, di arrendevolezza e pigrizia. Di stupidaggine diffusa e criminale complicità. Di stanchezza e mestizia. 

In fin dei conti, l’Ucraina, Gaza e il Venezuela sono lontani, per fortuna molto lontani. Cose loro. Qualcuno ci minaccia direttamente? Qualcuno può credere, ragionevolmente, che Putin ha seria intenzione di invadere l’Italia? Tanto vale occuparci di cronaca drammatica: vedi il Tg1 Rai che assegna più spazio alla tragedia di Crans che non a spiegare che l’operazione di Trump contro il narcotrafficante Maduro è una balla colossale (alla quale in molti sono indotti a credere) e che seppure era un dittatore questo non giustifica il pistolero cattivo Trump che si fa giustizia da solo.         

“Venezuela … accesso totale al petrolio e ad altre risorse del Paese … l’operazione Colombia mi sembra una buona idea ... Dobbiamo fare qualcosa con il Messico, il Messico deve darsi una regolata … Abbiamo bisogno della Groenlandia”: Donald Trump

“L'Unione europea invita tutti gli attori a mantenere la calma e la moderazione, per evitare un'escalation e garantire una soluzione pacifica alla crisi”: Kaja Kallas, Europa.

“ ...il Governo reputa che l’azione militare esterna non sia la strada da percorrere per mettere fine ai regimi totalitari, ma considera al contempo legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza…”: Governo Meloni

Cosa altro vuoi aggiungere? Forse non serve molto altro per capire e sapere cosa succede e cosa potrà succedere in Italia e nel mondo. Forse poi non serve molto altro per sapere e capire cosa succede cosa potrà succedere alla Rai e al Servizio Pubblico. La Rassegna Stampa? Non serve e non c’è più nulla da rassegnare. Ognuno è in grado di farsi una propria “rassegna stampa” e, forse, aveva ragione quel “complice” della sua “rapina” operata ai danni dei dipendenti Rai e non solo quando ha sostenuto che “… in fin dei conti la Rassegna Stampa Rai non la leggeva quasi più nessuno” anche perché sembra che non ci sia quasi più nulla da “rassegnare”. E semmai se ne avverte la necessità: basta interrogare Gemini e alla faccia degli editori e dei “rassegnatori”, si trova quasi tutto oppure, è sufficiente leggere il Corriere, Domani o il Sole e consultare spesso Dagospia.

Già. Siamo tutti, forse, alquanto rassegnati, vittime silenziose e rassegnate dei “rassegnatori”. Vincono loro. Limitiamoci a “mantenere la calma ed osservare” quello che succede nel mondo come sostiene l’Europa. In fin dei conti, quasi quasi, va bene così: si stanno spartendo l’ordine mondiale e noi osserviamo, leggermente distratti, impigriti e sonnacchiosi, spiluccando tra dotte analisi geopolitiche e argute citazioni nelle varie chat tra Mc Ewan, Tycho Brahe e il Papa.

Possiamo stare sereni, l’anno è appena cominciato ... ne vedremo delle belle e sentiremo ancora tante balle.

Auguri

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sabato 3 gennaio 2026

2026 appena iniziato: Mattarella, Rai e Netflix

By Bloggorai ©

Nel mentre e nel quando il Venezuela è ora sotto attacco da parte USA ... iniziamo il nuovo anno ...

Lo scorso 31 dicembre, alle 20.30, è andato in onda il consueto discorso del Presidente della Repubblica a reti unificate. Ad un certo punto, Mattarella ha detto “Fondamentale alla crescita della identità nazionale è stato – e rimane -il contributo della cultura, dell’arte, del cinema, della letteratura, della musica. Il ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo, presupposto essenziale di un largo coinvolgimento popolare attorno alle istituzioni della Repubblica”

Non è la prima volta che il Presidente si occupa di Rai. Lo scorso 30 luglio ha dichiarato “Il Regolamento europeo sulla libertà dei media entrerà in vigore l’8 agosto - tra pochi giorni - e, da quel momento, le sue norme saranno applicabili: riguarderanno - fra l’altro - le questioni della indipendenza editoriale, i contenuti delle grandi piattaforme digitali, il funzionamento indipendente dei media del servizio pubblico. Quest’ultimo, è tema ancora più delicato, e richiama la assoluta necessità che le garanzie predisposte dalla legislazione siano attuate e non eluse. Il quadro offerto nella Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi sul tema della designazione del Presidente della Rai è sconfortante. La libertà vive del funzionamento delle istituzioni, non della loro paralisi”.

30 luglio, 31 dicembre: 5 mesi uguali a circa 150 giorni e quel quadro “sconfortante” è ancora tale, e il monito del Presidente della Repubblica sulla mancata ratifica in Vigilanza del Presidente Rai è rimasto completamente disatteso e, anzi, si ulteriormente aggravato dall’ostinazione politica comune ad entrambe gli schieramenti, maggioranza e opposizione, a non voler risolvere il problema. 

La maggioranza ha la sua prevalente responsabilità nell’ostinazione a sostenere un nome che non gode della fiducia dell’opposizione, ma anche l’opposizione ha la sua parte di responsabilità per non trovare una possibile soluzione al problema, quale che essa sia, compresa una iniziativa politica “forte” come quella che si stava per decidere pochi giorni prima di Natale e poi, misteriosamente, rinviata. Lo stesso Cda dove siedono i consiglieri, quelli espressi dai partiti AVS e M5S, quelli del dal “prima la riforma e poi le nomine” del famigerato 26 settembre 2024 (già … da oltre un anno) non battono ciglio e attendono serenamente, tranquillamente la scadenza del mandato al 2026, pronti a trasferirsi al prossimo Sanremo “a rappresentare l’Azienda” e farsi riprendere in prima fila accanto all’AD.

Torniamo all’appello per il “ … ruolo del servizio pubblico affidato alla Rai, a garanzia del pluralismo...” espresso da Mattarella. Precisiamo bene: non è un monito e tantomeno una esortazione: sembra quasi una constatazione “la Rai svolge il suo ruolo fondamentale”. Punto, a capo. Come lo svolge è altro tema. Ci sono due importanti documenti di riferimento: il “Media Freedom Report 2025 (Liberties)” e il “Media Pluralism Monitor (MPM)”. Entrambi sottolineano che il “pluralismo” è minacciato fortemente e concretamente dalla ingerenza del Governo sulla scelta degli amministratori del Servizio Pubblico. Da ricordare che lo scorso 8 agosto è entrato pienamente in vigore l’EMFA che prevede espressamente l’adozione di criteri di scelta “trasparenti, aperti e non discriminatori”. E proprio in questo senso, centrale e fondamentale, che l’attuale assetto della Rai NON è pluralista e non rispetta le disposizioni comunitarie.

Dove altro allora ci dovremmo concentrare? La Rai lo svolge garantendo i tempi “video” di pari livello tra tutti gli schieramenti politici, tra tutti i leader di partito? Minuto più, minuto meno, forse si. Infatti pochi se ne lagnano. Lo svolge garantendo il flusso di informazioni delle istituzioni? Minuto più, minuto meno forse anche si. Vedi pure i dati forniti dall’Osservatorio di Pavia (ultimo report disponibile giugno 2025). No, questo appare un falso bersaglio. Il bilancino dei minuti di “tempo/presenza video” dice qualcosa ma non dice tutto. Il “tutto” lo dice il complesso della programmazione editoriale, il “racconto” sociale, cultuale ed economica del Paese. Il “tutto” viene espresso dalle fiction, dalle trasmissioni di intrattenimento, dall’approfondimento giornalistico (che fine hanno fatto le quattro puntate tagliate a Report? Che fine farà Petrolio?). Il “tutto” viene espresso nei “contenuti” dei programmi, delle trasmissioni (ricordate i “cuoricini cuoricini” dello scorso Sanremo che hanno fatto tanto felice la Meloni e riscosso i complimenti “scintillanti dei consiglieri Rai?). Il “tutto” viene, infine espresso dalla perdurante  crescente attenzione al “genere” crimine in tv, al racconto del male, a Garlasco in tutte le salse e ad ogni ora.   

Torniamo per un momento al discorso di Mattarella di fine d’anno. Erano passati solo pochi minuti dalla sua conclusione e il Tg2, in chiusura dell’edizione delle 20.30, dedicava un lungo e compiacente servizio all’all’ultima puntata di Stranger Things inonda poco dopo su Netflix, sottolineando il suo interesse e quasi invitandolo alla visione. Chissà, forse per “pluralismo” in Rai qualcuno ha inteso questo termine come “pluralità” di mezzi diversi, di “altre televisioni”, o forse si riferiscono allo streaming crescente che ha superato il broadcast generalista. Domandina a margine: quanto ha pagato Netflix per quello "spottone" dentro il Tg2??? 

In effetti, forse hanno ragione quanti sostengono il “valore” delle piattaforme: il racconto del “mondo sottosopra” e il Wormhole di Stranger Things è imparagonabile ad ogni altro prodotto Rai. Lo stesso “racconto del male” o del crimine che dir si voglia non ha paragoni con quello proposto dalle fiction Rai: vedi la serie “Fargo” di Netflix. Se proprio si deve o si vuole assistere o prendere atto della “banalità e della quotidianità” dell’orrore e del dolore, che almeno avvenga con “qualità”, con creatività, con capacità.

Chiudiamo: con buona pace di chi non fa circolare notizie e informazioni dopo la “rapina” della Rassegna Stampa, segnaliamo un articolo comparso ieri su Domani con il titolo “Molti pacchi, zero notizie. L’eterna sfida Rai - Mediaset” a firma Lisa di Giuseppe. Per fortuna che c’è Dagospia che lo riporta per intero: vedi  https://www.dagospia.com/media-tv/giochi-premi-ed-effetto-nostalgia-guerra-rai-mediaset-e-tutta-459083 .

L’anno è appena iniziato … dai che, forse, ci "divertiremo" ancora!!!  Auguri!!!

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mercoledì 31 dicembre 2025

RAI e Servizio Pubblico 2025: pagine nere e pagina bianca

By Bloggorai ©

Pagina bianca. Chi conosce questo “mestiere” sa bene di cosa parliamo: la sindrome della pagina bianca, ovvero non sapere da che parte iniziare con il timore di scrivere cose già scritte o, peggio ancora, che possano interessare solo pochi intimi, i soliti quattro gatti al bar.  

Sapevamo bene invece da che parte iniziare per raccontare i mesi trascorsi. Avevamo pronte diverse pagine piene ovvero “nere” per raccontare questo 2025 della Rai e del Servizio Pubblico che si appresta a lasciarci. Eravamo pronti a proseguire i racconti ovvero la “narrazione” di un anno horribilis appena trascorso a partire dall’aspetto tecnologico: vedi il post dei giorni scorsi https://bloggorai.blogspot.com/2025/12/rai-2025-un-anno-tecnologico-da.html . Eravamo pronti a proporre una lettura diversa della “nota di Viale Mazzini” dei giorni scorsi sugli ascolti dell’anno (la “nota di Viale Mazzini”: forse a Via Severo non sanno che Viale Mazzini ora è solo un simulacro, una scatola vuota, un segno tangibile, un’icona visibile e concreta della china progressivamente marginale dell’Azienda Rai).

Avevamo pronte pagine di dati sugli ascolti dove si legge che vanno male a prova di Auditel, di AgCom, del Sole 24 Ore e dello Studio Frasi e del roboante giovane Berlusconi (vedi il discorso di fine anno: “Per la terza volta nella storia della televisione italiana, gli ascolti Mediaset sono più alti del competitor che fa servizio pubblico” … con le iniziali minuscole) nonostante le innumerevoli repliche e la carenza totale di idee, di progetti e di proposte editoriali magari “fatte in casa” e non in acquisto. Avevamo pronte pagine sul crescente potere delle case di produzione esterne, sugli agenti artistici, sulle trasmissioni “flip e flop”, sui compensi delle varie Maggioni che un giorno sono dipendenti e il giorno dopo sono “consulenti” con lauti contratti. Avevamo pronto un aggiornamento, una specie di verifica del famigerato documento “Linee Guida Palinsesti 2025-2027 - Integrazioni editoriali” dello scorso febbraio dove si certificava, nero su bianco, la fine del modello per “generi” ovvero il primo vulnus strutturale da sanare mentre il secondo è quello della forte crisi identitaria dei canali. Sempre sull’offerta editoriale avevamo pronte pagine sullo streaming che cresce e i “giovani” che emigrano verso altre piattaforme, altri prodotti, altra Tv mentre la Rai annaspa con le repliche di Montalbano e di Don Matteo. Avevamo pronto un aggiornamento sui “delitti in Tv, l’orrore fa audience” come ha titolato il Corriere nei giorni scorsi.  

Avevamo pronte pagine sui diversi piani: industriale fantasmico, immobiliare sballato e informativo inesistente. Piani inesistenti o bene che vada fragili come piume al vento, visioni inesistenti, fantasie e deliri onirici sui KPI e la Digital Media Company.  Avevamo pronte pagine sulla inverosimile e scandalosa vicenda istituzionale con un presidente facentefunzioni/anziano/provvisorio/a sua insaputa  che però è stato nominato presidente di Confindustria RadioTv  senza che nessuno ponesse obiezioni di legittimità mentre la presidente designata dal Governo aspetta e spera in una Vigilanza che i partiti di maggioranza impediscono di riunirsi e però, nel frattempo, la Agnes viene nominata nel Board dell’EBU senza che nessuno ponesse obiezioni di legittimità (il posto è riservato ad un esponete con incarico istituzionale formalizzato).

Avevamo pronta una pagina di aggiornamento sulla riforma della governance Rai, quella che sarebbe dovuta avvenire prima delle nomine: campa cavallo (sic!) e se tutto va bene se ne parla nei prossimi mesi per il riavvio del dibattito in Commissione VIII del Senato. Con buona pace dei “teorici” liberi pensatori, professori senza concorso ed “esperti europei” in libera uscita ispiratori del nuovo ordine fondato prima sul Contratto Obiettivi e Mezzi (COM) poi sul Contratto Attività e Risorse (CAR): idee poche ma confuse. Tranquilli, sereni: non se ne farà nulla.

Avevamo pronta una pagina sui consiglieri Rai di “opposizione” (lasciamo perdere quelli di fonte governativa). Sono abilissimi a porre domande ma in grandi difficoltà a trovare risposte: ne hanno chiesto le dimissioni, prima l’Usigrai e poi il M5S dopo la vicenda Ranucci mentre dal PD trapela “un filo di irritazione”. Hic manebimus optime: chi li schioda più … il 2027 è dietro l’angolo.

Avevamo pronta una pagina sulle risorse economiche: scarse, incerte nonostante l’EMFA, usate male nonostante le raccomandazioni della Corte dei Conti, tagliate dal Governo con Legge di Bilancio e non incassate dalla ormai leggendaria vendita/fusione di Rai Way dopo dieci anni dalla sua quotazione in Borsa.

Avevamo pronta, infine, una pagina sulla “rapina” avvenuta anzitutto ai danni dei dipendenti Rai e poi a tutta la comunità di coloro che seguono le vicende Rai e Servizio pubblico: con la chiusura della Rassegna Stampa e il blocco alla circolarità delle notizie è stata messa la mordacchia, silenziato tutto. Non ci resta che Dagospia, qualche “social” e messaggini di WatsApp. Non ci resta che piangere!

Ci terremo in archivio queste pagine nere del 2025, non le pubblicheremo. Forse, non serviranno più a nulla.

Già, il 2027 è dietro l’angolo. Avevamo pronte pagine su quanto sta per avvenire per quell’anno: scade la Convenzione, scade il Contratto di Servizio e scade il Cda. Scade tutto e nessuno ha in mente cosa mai potrà succedere dopo.

Ecco allora che ci troviamo ora davanti alle pagine vuote del prossimo anno. Di cosa scriveremo? Su cosa altro potremo riflettere oltre a quanto già fatto tante volte? Come diceva il mio direttore quanto, ormai oltre 45 anni addietro: “Se non sai cosa scrivere entro le prime dieci righe, vuol dire che non hai niente da dire. La notizia è tutta in quel piccolo spazio”. Quante volte è successo che dopo le prime inutili e vaghe battute sui tasti e capito che non sarebbe uscito niente di decente, il foglio bianco è stato poi accartocciato e gettato con tiro da pallacanestro nel cestino: non sempre facevo centro.

Come si dice a Roma: care lettrici e cari lettori, Buona fine e Buon Principio.

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Ps. Questa fine d'anno lo passeremo nel seminterrato del Pronto Soccorso di un Ospedale al centro di Roma, la capitale del Paese, dove purtroppo siamo “accampati” da tre giorni. Per capire e vedere cosa significa concretamente “tagli alla sanità” operati da questo Governo occorre essere fisicamente laddove si manifestano gli effetti concreti: al reparto Radiologia sono sotto organico di 5 medici non rimpiazzati e quindi non si possono fare radiografie se non quelle di per gravissime e urgenti circostanze. In queste ore, in questi giorni, non ci sono medici, non ci sono infermieri, non ci sono posti letto, non ci sono barelle, non ci sono sale operatorie sufficienti. Una signora di oltre 80 anni con frattura al braccio è stata quasi 10 ore prima di essere visitata da un medico. Auguri !!!!


 

sabato 27 dicembre 2025

RAI: 2025, un anno tecnologico da dimenticare

By Bloggorai ©

Quando un’Azienda che usa l’IA incontra un’Azienda che NON usa l’IA, l’Azienda che NON usa l’IA è un’Azienda morta. 

Ovvero: se tutto il mondo dell’audiovisivo va avanti e tu rimani fermo, tu rimani indietro e gli altri vanno avanti … elementare Watson!

È passato Natale e cominciamo a tirare le somme di un anno che, verosimile, non passerà con l’alloro sotto l’arco di trionfo della storia Rai.

Sotto questo arco passerà invece senz’altro l’immagine, una figura iconica del Servizio Pubblico: il Cavallo in bronzo di Francesco Messina sotto il palazzo ormai abbandonato di Viale Mazzini. Da tempo si discute se la sua posa sta ad indicare “… il cavallo morente, simbolo delle antiche comunicazioni umane che soccombono di fronte alle nuove tecnologie …” oppure un cavallo rampante o “insorgente” (era destinato in origine ad un monumento all’eroe sudamericano Simòn Bolìvar). È stato scritto “lo scultore non ha mai pensato di creare un cavallo morente: il suo è un cavallo ferito, che cerca di rialzarsi e riprendere a lottare con vigore”.  

Intorno a questa figura è stata scritta molta letteratura e ricordiamo solo due volumi: “Il cavallo morente” di Franco Chiarenza del 2012 e “Chi vuole uccidere il cavallo” di autori vari del 2024. Il dilemma rimane invariato: il Servizio Pubblico radiotelevisivo è destinato ad una lenta e inesorabile marginalizzazione oppure ha ancora qualche possibilità di riprendere il suo ruolo centrale nel sistema audiovisivo nazionale?

Per cercare una possibile risposta, rivediamo sommariamente l’anno trascorso per brevi capitoli ed iniziamo proprio da quello, a nostro giudizio, più rilevante: l’innovazione tecnologica. Ci siamo posti ed abbiamo girato una domanda: cosa è o non è stato fatto nel 2025 su questo fronte?

Iniziamo a riprendere due capisaldi: il Contratto di Servizio 2023-28 e il conseguente Piano Industriale. Come abbiamo scritto tante volte questo Piano è stato nefasto e poggiato su fondamenta di argilla. Ciononostante, gli articoli 1-4 contengono numerose e notevoli indicazioni interessanti e impegnative. Riprendiamo i passaggi che ci interessano su questo tema: in premessa si legge che la Rai deve “… ridefinire la missione del servizio pubblico, in una prospettiva pluriennale … riguardo alle sfide della transizione digitale…” e poi si introduce il concetto dei famigerati KPI “assicurare una massima cogenza degli obblighi assunti nel Contratto di servizio, in particolare attraverso l'introduzione di obiettivi misurabili…”. Successivamente, all’art. 3, si entra nel vivo della sfida tecnologica: “Nell'espletamento del servizio pubblico, la Rai si impegna ad accelerare la trasformazione da broadcaster a digital media company 3.  La Rai deve dotarsi, pertanto, di   una   strategia   di digitalizzazione al fine di migliorare i modelli produttivi, le strategie distributive … 5.  Rai valorizza l'applicazione e l'utilizzo di tecnologie emergenti (esemplificativamente     intelligenza     artificiale), avvalendosi anche del supporto del Centro Ricerche innovazione tecnologica e sperimentazione di Torino …”. Giova ricordare che proprio quest’anno è stato presentato il volume dell’Ufficio Studi Rai “Trasformazione digitale e intelligenza artificiale” dove si parla di tutto ma poco o quasi nulla di Rai e di Servizio Pubblico e il Centro Ricerche Rai di Torino è pressoché ignorato.

Vediamo ora il Piano Industriale: nella Nota informativa del febbraio 2024, punto 1, si legge “…Trasformazione tecnologica e dei modelli operativi. L’urgenza delle sfide che Rai deve fronteggiare rende necessario l’avvio di un percorso di trasformazione in Digital Media Company. Tale trasformazione, che è il punto centrale del Piano industriale, richiederà investimenti per circa 113 milioni di euro in nuove tecnologie per il rinnovo dei modelli produttivi - anche grazie all’adozione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale - e per l‘adozione di un approccio data-driven a sostegno dei processi decisionali”.

Allora, fissati questi paletti, proponiamo noi una specie di KPI (Key performance Indicator) per misurare come e quanto la Rai si è impegnata su questo tema proponendo alcune domande.

È stato definito, promosso e sostenuto un Piano complementare di attuazione e adozione dell’IA nell’Azienda? È stato conferito uno specifico incarico? È mai stato scritto, approvato, divulgato un progetto di “messa a terra” di indicazioni progettuali, produttive e organizzative dell’Azienda dove l’IA può trovare puntuali applicazioni? Si tratta di individuare ed agire in aree specifiche come le redazioni giornalistiche, negli studi virtuali, nella metadazione delle Teche, nella produzione radio e tv, negli strumenti logistici, organizzativi e ammnistrativi etc.

Ancora, ne abbiamo scritto spesso e volentieri: il 2025 è stato l’anno del passaggio integrale al DVB-T2, dove Rai è stata “costretta” dal Governo a convertire un Multiplex senza il corrispondente vincolo per gli altri broadcasters, Mediaset e Cairo in testa. Il danno per la Rai è evidente: per tutti gli utenti che non sono dotati di un apparto Tv di nuova generazione la qualità è peggiorata. Come fronteggiare il problema che indubbiamente penalizza il Servizio Pubblico?

Infine il capitolo dolente di Rai Way: anche nel 2025 abbiamo letto titoli roboanti sulla fusione/cessione di quote con Ei Towers e la creazione del futuro “polo delle torri”. Invece, dopo quasi 10 anni dalla quotazione,   non è successo nulla ed invece è successo solo che è stato sottoscritto un “Memorandum of Understaning” scaduto a settembre e poi rinviato di 6 mesi e che è stata data mota enfasi sulla creazione di “data center” dagli esiti incerti e dalla copertura finanziaria indebita: senza il lauto Contratto di Servizio con Rai (valore oltre 210 mln) Rai Way non va da nessuna parte.

Da ricordare sempre che senza i soldi dell’operazione quote di Rai Way il Piano Industriale Rai non va da nessuna parte e la Digital Media Company rimane una chimera. Attenzione, nessuno ha mai scritto “Public” davanti alla Digital Media Company. Una banale dimenticanza?

Un anno tecnologico Rai da dimenticare. Parafrasando la Meloni: "Quest'anno è stato tosto, ma il prossimo sarà peggio".

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