Oggi non vi proporremo una recensione de L’Odissea di Nolan.
Oggi non vi proporremo un giudizio “bello o brutto”. Oggi non ci preoccuperemo di
valutare se e quanto il film di Nolan sia stato fedele o almeno vicino al
racconto omerico. Oggi non ci preoccupiamo più di tanto se i protagonisti del racconto
possono avere o meno i tratti o la postura degli eroi greci o se la
sceneggiatura e i dialoghi possano essere riconducibili alle diverse “narrazioni”
del testo omerico. Oggi vi proporremo solo alcune sommarie e brevissime notazioni
a margine dopo aver passato una piacevole serata al fresco condizionato di una
sala cinematografica romana.
A: avremmo pagato volentieri 50 cm in più al costo del biglietto
per conoscere i motivi per cui un film del genere viene proposto nelle sale a
metà luglio. All’uscita, alle 23, abbiamo chiesto al gestore quanti biglietti ha
staccato: poche decine.
B: perché spendere una montagna di milioni di dollari per
riprendere in pellicola 70 mm/15 fori quando poi in Italia bene che vada
sopravvivono solo poche sale con il logo Imax e tecnologia digitale (a Roma
solo UCI Cinemas a Porte) mentre nel classico in pellicola a 65 mm a Roma solo il
Cinema Quattro Fontane? Il risultato è che eri sera abbiamo visto immagini
pallide, nebbiose, senza profondità e vividezza di colori come era lecito
attendersi per un film del genere.
C: il “racconto omerico” ad oltre 3000 anni di storia si
ripropone sempre di grande attualità e il film di Nolan ne conferma alcuni passaggi
essenziali. Il primo e a nostro avviso forse il più rilevante è la figura dello
“straniero” e del dio che li protegge. Zeus è il re e il padre degli dei dell’Olimpo,
è il dio che detta le leggi sacre dell’ospitalità ovvero la prima legge che gli dei
dettano agli umani. A Roma Zeus diviene Giove ed è venerato sul colle più alto,
il Campidoglio, come custode divino delle leggi dello stato. A Roma lo Stato
si concentra nel Foro che nasce come mercato, come luogo di scambio di merci e
persone, di idee e pensieri. La ricchezza di Roma nasce esattamente sul luogo
dell’accoglienza e dello scambio. Accogliere e ospitare lo straniero è tutt’oggi
il tema centrale del nostro dibattito politico. Lo “straniero” ovvero colui che
“viene da fuori”, colui che parla altre lingue ed è portatore di altre visioni
e di altre ragioni e religioni diventa la ricchezza, è la soluzione e non il problema.
D: già da quando l’Odissea ci è stata proposta negli studi liceali
siamo stati indotti a pensare che tutto avesse inizio dentro le mura di Troia
dove viveva la bella Elena. Anche il film di Nolan non si discosta da questa lettura
e, tant’è, che le prime immagini si riferiscono al cavallo spiaggiato sulle rive
dei Dardanelli, di fronte alla collina di Hissarlik che fecero tanta gioia e gloria al suo
scopritore, il tedesco Schleimann. E proprio in questo punto troviamo il secondo
aspetto di grande attualità. I greci,
all’apice dello sviluppo della civiltà micenea, attaccarono i “turchi” di Troia
non tanto e non solo per le belle chiome di Elena quanto perchè la città
controllava lo stretto strategico dove passava gran parte del traffico navale diretto
verso il Mar Nero. Più o meno il tema è lo stesso di oggi: governare il
traffico di un punto fondamentale per i commerci, esattamente come avviene con lo
stretto di Hormuz o di Panama. Il presunto “Omero” non ne fa cenno a questo aspetto
ma possiamo bene immaginare che invece possa essere un valido motivo per
aggredire Troia. Perché poi il “racconto” omerico ha preferito la versione
romantica rispetto a quella economica è tutt’altra faccenda.
E: l’Odissea è un racconto
nei tanti racconti dove nulla sembra come appare. “Ulisse è ancora vivo?”
ripete spesso Penelope, la moglie regina che lo attende a Itaca. “Tanti viaggiatori
raccontano storie e tanti di loro non conoscono la verità”. Già, tanti
raccontano, tramandano storie e leggende dalle origini incerte e confuse: vai a
sapere dove si cela la verità. E la stessa Itaca, rappresentata come grande
potenza militare, in effetti è solo una piccola isola, magari collocata in un passaggio
molto strategico.
F: l’incipit del film di Nolan è interessante: “Una flotta,
una guerra, un uomo, un’idea, un inganno…”. Chi o cosa ci ritrovate nella
sintesi moderna di questi termini? Non c’è bisogno di molta immaginazione: l’inganno
e la guerra sono la chiave di lettura.
G: le prime immagini del film ci mostrano il cavallo di
Troia semi sepolto sulla spiaggia di fronte a Troia. Per noi che lo abbiamo
visto per anni, è stato facile tornare alla figura del cavallo morente o
insorgente di Viale Mazzini. Ancora ci chiediamo
cosa ha voluto proporre lo scultore Messina: è il segno del declino o di una nuova
vita per il quadrupede adagiato sul terreno. Certo, la Rai non è Troia e dentro
il cavallo non ci sono gli astuti eroi greci ma solo qualche “consigliere” in attesa
di far passare la nottata con la sua prossima scadenza.
Segue 2.
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