mercoledì 22 luglio 2026

La "corriera", l'Odissea e i Podcast

By Bloggorai ©

Domenica scorsa, intorno alle 17.30, Tiburtina, stazione degli Autobus. Una volta si chiamavano “corriere”. Bloggorai conosce bene il tema insieme a tanti milioni di italiani che ancora prendono la “corriera” per andare o tornare al proprio paese. Ha iniziato a prenderla da giovane, per andare al liceo: alle 7.15 al mattino e alle 13.45 per tornare. Sempre puntualissima, guai a tardare un minuto e te la vedevi passare sotto gli occhi e allora erano guai. A quel tempo, le principali compagnie erano la Stefer per Roma Nord e Zeppieri per Roma Sub mentre oggi invece si chiamano Flixbus o Itabus. La prendo spesso per andare o tornare dalla Bassa Val Tiberina, la stessa linea che porta a Perugia, sede dell’Università per stranieri.

Da allora la “corriera” è divenuta una sorta di metafora personale sul senso della vita. E' un piccolo mondo, molto differente dal treno e dall'aereo non foss'altro perché consente di "fare fermate". Osservando i passeggeri che salgono e scendono, da allora, è stato subito chiaro che succede esattamente la stessa cosa nel corso del nostro tempo: alcuni salgono all’inizio della corsa e rimangono fino al compimento, altri invece fanno solo un breve tratto del percorso. Sono comunque tutti “compagni di viaggio” ed ognuno di loro lascia una traccia.

Quel pomeriggio caldo di metà luglio, pochi giorni addietro, osservando il popolo delle corriere moderne, abbiamo osservato e "scoperto" due elementi particolari. La maggior parte dei viaggiatori erano giovani, intorno ai 20/25 anni e la maggior parte di loro, mentre erano in attesa, aveva il cellulare in mano e le cuffiette nelle orecchie mentre io avevo un quotidiano cartaceo che ancora non avevo finito di leggere. La mia corriera partiva alle18, ero di buon anticipo, come al solito, e ne ho approfittato per fare due battute con qualcuno. Il primo che mi è capitato a tiro era un ragazzone con un grosso zaino poggiato in terra. Ho approfittato di un frammento di tempo in cui si è mosso per bere dalla sua borraccia per porgli una domanda “Scusa il disturbo, ti posso chiedere cos stai ascoltando?”. Mi osserva con aria incuriosita e risponde “Si certo, un Podcast di Alessandro Barbero”. In verità me ne avevano già parlato pure i miei figli. Scambiamo ancora un paio di battute e mi sposto più avanti, verso altre banchine, accanto al bar. Vedo una coppia di ragazzi, tutti e due con cellulare e cuffie Bloetooth. Pongo la stessa domanda. Riposta “solitamente ascoltiamo Podcast, di vario genere”. Grazie! La mia “corriera” sta per partire. 

Il fenomeno Podcast era sotto i miei occhi, da anni, e non me ero accorto!

Il viaggio verso l’Umbria inizia e ne approfittiamo per sapere e capire. Allora, i Podcast sono una “invenzione” ormai quasi datata: nascono nel 2004 e da allora il fenomeno cresce costantemente. Nel 2025 in Italia sono stimati circa 15 milioni gli utenti che ne fanno uso quotidiano per circa 40 minuti al giorno. Mentre i Podcast, ovvero le piattaforme di distribuzione come Spotify, Amazon etc crescono i giornali quotidiani calano le vendite in modo inesorabile a circa 1,6 milioni di copie al giorno (dati Fieg a maggio 2026). I dati sull’età media sono impietosi: gli utenti Podcast ne hanno circa 25 mentre i lettori dei quotidiani over 50. Nota a margine: l’età media dei lettori dei quotidiani coincide, grosso modo, con quella di chi guarda la televisione: over 50 ... molto over.

Ma ciò che colpisce la riflessione si riferisce ad un tema trattato nei giorni scorsi: la “questione omerica” e il racconto, la narrazione orale. Viene da osservare che con la fenomenale diffusione dei podcast, sommariamente, stiamo attraversano (o forse tornando) alla diffusione del sapere con altri mezzi diversi dalla carta stampata. In questi giorni ne abbiamo scritto spesso e volentieri. L’Odissea, come tutti gli altri grandi poemi epici (non solo del mondo greco, ma anche del mondo sumero babilonese di Gilgames nel II sec. a.C., oppure della civiltà indiana con il Mahabharata del IV sec. a.C) nascono e si diffondono con la sola “voce narrante”, con i cantori che riportavano il testo orale che, via via, subiva variazioni o interpretazioni personali. Come pure abbiamo già scritto nei giorni scorsi, è stato necessario introdurre l’alfabeto fenicio per rendere l’Odissea (e l’Iliade) un testo scritto e universale, salvo poi dover interpretare le diverse traduzioni.

Mentre Bloggorai viaggiava, con la copia del giornale arraffazzonata e ormai già “vecchia” del giorno prima poggiato da un lato, ha preso le cuffie ed è entrato nel mondo dei podcast. Forse, anche Bloggorai potrebbe avere un futuro in questo viaggio. I lettori e le lettrici già ci sono e sono numerosi, chissà se si potranno trasformare in "ascoltatori"?

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martedì 21 luglio 2026

E' partito un treno carico di paura, incertezza e confusione

By Bloggorai ©

Oggi ci sono tanti argomenti da affrontare ma incombe una cappa di cemento e polvere che annebbia i ragionamenti e fa distogliere lo sguardo. Non è necessario consultare gli aruspici, non occorre guardare nei fondi delle tazze di caffè e tantomeno andare da un astrologo per intuire cosa sta succedendo: è sufficiente saper leggere e interpretare correttamente fatti e vicende sotto i nostri occhi.

A: è assolutamente evidente e scontato che da qui a breve (aprile o settembre) si andrà a votare.

B: è assolutamente evidente che, a differenza con le altre consultazioni politiche, questa volta ci giochiamo il futuro della nostra democrazia e degli assetti costituzionali.

C: è assolutamente evidente che questo Governo si giocherà il tutto per tutto per garantirsi la sua continuità e dunque portare a compimento il suo disegno di trasformazione sociale politica del Paese.

D: è assolutamente evidente che nell’arena della competizione politica non ci saranno solo i grandi temi della società e dell’economia ma anche la “sicurezza”, le migrazioni, le tecnologie, la politica internazionale etc. Come era facile prevedere il tema “sicurezza” ha assunto dimensioni di rilievo assoluto. Vedi quanto successo a Bologna con la morte di Fakir. 

E: è assolutamente evidente come in tale contesto la “narrazione” e quindi le tecniche di comunicazione, gli strumenti, i linguaggi e le piattaforme saranno centrali e strategiche.

F: è assolutamente evidente che la Rai “deve” partecipare a questo scontro epocale che si sta profilando. Questa Rai, questo Cda, per il Governo Meloni è e dovrà essere di più funzionale a questo quadro. Come sopra: vedi quanto successo con la morte di Fakir e la mancata messa in onda del servizio  sulla TgR.

G: è assolutamente evidente quindi che c’è connessione tra competizione politica e la  “narrazione” della Rai in ogni singolo aspetto, in ogni dettaglio.

H: è assolutamente evidente (a almeno a Bloggorai appare in tal modo) che l’opposizione di fronte a questo scenario complessivo appare in ritardo, carente di prospettiva, debole sul programma e alquanto confusa al suo interno (quanto deve essere “largo il campo”? Chi sarà il/la premier? Come verrà scelto?)

I : è assolutamente evidente che pure tra i partiti di maggioranza la situazione e gli equilibri sono pure alquanto complicati.

L: Infine, è assolutamente evidente che siamo solo all’inizio della campagna elettorale ed è lecito attendersi che potrebbe solo peggiorare.

Bene, ciò detto, che fare? Bloggorai non ha competenze, risorse ed energie per proporre proposte ma avverte intorno a sé, tra molti dei suoi lettori e delle sue lettrici, un forte senso di frustrazione e impotenza. 

Bloggorai si è occupato e si occupa ancora di Servizio Pubblico ed ha seguito attentamente la storia dettagliata e aggiornata, puntuale, della Rai e del Servizio Pubblico durante questi lunghi otto anni di pubblicazione. Mai però come in questo momento abbiamo assistito alla Caporetto devastante dell’opposizione: fallimento su tutti i fronti. È fallita la proposizione della riforma Rai con un inesistente dibattito pubblico  e il naufragio di emendamenti senza capo ne coda; è fallita l’inutile esperienza dei consiglieri con il “comunicato stampa del giorno dopo”; è fallita la strategia sulla Vigilanza Rai nonostante ben due richiami di Mattarella siamo al punto di partenza se non peggio. È fallita ogni velleità di essere presenti o partecipi ai grandi temi che interessano il Servizio Pubblico come l’IA, i Data Center per non dire del mutismo su Rai Way. Per non dire del fallimento ideativo, progettuale e propositivo sul piano editoriale e, ancor più grave, sul piano per l’informazione, ormai naufragata sotto i colpi delle appropriazioni indebite del genere “newsroom” o di RaiNews24 che prosegue a galleggiare dal basso di suoi ascolti da prefisso telefonico (domenica sera nell’intera giornata ha fatto lo 0,5% con poco meno di 60 mila telespettatori a fronte di circa 200 giornalisti impiegati. In qualsia altra Azienda di interesse pubblico con numeri del genere si sarebbe fatto altro.  Muti!  

C’è da essere alquanto preoccupati.

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sabato 18 luglio 2026

Il cavallo di Troia e il Cavallo di Viale Mazzini

By Bloggorai ©

Oggi non vi proporremo una recensione de L’Odissea di Nolan. Oggi non vi proporremo un giudizio “bello o brutto”. Oggi non ci preoccuperemo di valutare se e quanto il film di Nolan sia stato fedele o almeno vicino al racconto omerico. Oggi non ci preoccupiamo più di tanto se i protagonisti del racconto possono avere o meno i tratti o la postura degli eroi greci o se la sceneggiatura e i dialoghi possano essere riconducibili alle diverse “narrazioni” del testo omerico. Oggi vi proporremo solo alcune sommarie e brevissime notazioni a margine dopo aver passato una piacevole serata al fresco condizionato di una sala cinematografica romana.

A: avremmo pagato volentieri 50 cm in più al costo del biglietto per conoscere i motivi per cui un film del genere viene proposto nelle sale a metà luglio. All’uscita, alle 23, abbiamo chiesto al gestore quanti biglietti ha staccato: poche decine.

B: perché spendere una montagna di milioni di dollari per riprendere in pellicola 70 mm/15 fori quando poi in Italia bene che vada sopravvivono solo poche sale con il logo Imax e tecnologia digitale (a Roma solo UCI Cinemas a Porte) mentre nel classico in pellicola a 65 mm a Roma solo il Cinema Quattro Fontane? Il risultato è che eri sera abbiamo visto immagini pallide, nebbiose, senza profondità e vividezza di colori come era lecito attendersi per un film del genere.

C: il “racconto omerico” ad oltre 3000 anni di storia si ripropone sempre di grande attualità e il film di Nolan ne conferma alcuni passaggi essenziali. Il primo e a nostro avviso forse il più rilevante è la figura dello “straniero” e del dio che li protegge. Zeus è il re e il padre degli dei dell’Olimpo, è il dio che detta le leggi sacre dell’ospitalità ovvero la prima legge che gli dei dettano agli umani. A Roma Zeus diviene Giove ed è venerato sul colle più alto, il Campidoglio, come custode divino delle leggi dello stato. A Roma lo Stato si concentra nel Foro che nasce come mercato, come luogo di scambio di merci e persone, di idee e pensieri. La ricchezza di Roma nasce esattamente sul luogo dell’accoglienza e dello scambio. Accogliere e ospitare lo straniero è tutt’oggi il tema centrale del nostro dibattito politico. Lo “straniero” ovvero colui che “viene da fuori”, colui che parla altre lingue ed è portatore di altre visioni e di altre ragioni e religioni diventa la ricchezza, è la soluzione e non il problema.   

D: già da quando l’Odissea ci è stata proposta negli studi liceali siamo stati indotti a pensare che tutto avesse inizio dentro le mura di Troia dove viveva la bella Elena. Anche il film di Nolan non si discosta da questa lettura e, tant’è, che le prime immagini si riferiscono al cavallo spiaggiato sulle rive dei Dardanelli, di fronte alla collina di Hissarlik che fecero tanta gioia e gloria al suo scopritore, il tedesco Schleimann. E proprio in questo punto troviamo il secondo aspetto di grande attualità.  I greci, all’apice dello sviluppo della civiltà micenea, attaccarono i “turchi” di Troia non tanto e non solo per le belle chiome di Elena quanto perchè la città controllava lo stretto strategico dove passava gran parte del traffico navale diretto verso il Mar Nero. Più o meno il tema è lo stesso di oggi: governare il traffico di un punto fondamentale per i commerci, esattamente come avviene con lo stretto di Hormuz o di Panama. Il presunto “Omero” non ne fa cenno a questo aspetto ma possiamo bene immaginare che invece possa essere un valido motivo per aggredire Troia. Perché poi il “racconto” omerico ha preferito la versione romantica rispetto a quella economica è tutt’altra faccenda.    

 E: l’Odissea è un racconto nei tanti racconti dove nulla sembra come appare. “Ulisse è ancora vivo?” ripete spesso Penelope, la moglie regina che lo attende a Itaca. “Tanti viaggiatori raccontano storie e tanti di loro non conoscono la verità”. Già, tanti raccontano, tramandano storie e leggende dalle origini incerte e confuse: vai a sapere dove si cela la verità. E la stessa Itaca, rappresentata come grande potenza militare, in effetti è solo una piccola isola, magari collocata in un passaggio molto strategico.

F: l’incipit del film di Nolan è interessante: “Una flotta, una guerra, un uomo, un’idea, un inganno…”. Chi o cosa ci ritrovate nella sintesi moderna di questi termini? Non c’è bisogno di molta immaginazione: l’inganno e la guerra sono la chiave di lettura.

G: le prime immagini del film ci mostrano il cavallo di Troia semi sepolto sulla spiaggia di fronte a Troia. Per noi che lo abbiamo visto per anni, è stato facile tornare alla figura del cavallo morente o insorgente di Viale Mazzini.  Ancora ci chiediamo cosa ha voluto proporre lo scultore Messina: è il segno del declino o di una nuova vita per il quadrupede adagiato sul terreno. Certo, la Rai non è Troia e dentro il cavallo non ci sono gli astuti eroi greci ma solo qualche “consigliere” in attesa di far passare la nottata con la sua prossima scadenza.

Segue 2.

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venerdì 17 luglio 2026

Racconti erotici e racconti eroici

By Bloggorai ©

Bloggorai si è scocciato di essere distratto e vedere le immagini di questa “bizzarra” amicizia tra Lavitola e Ranucci. Bloggorai si è scocciato di sapere (poco) sul vero o presunto mandante e nulla sul movente dell’attentato. Bloggorai si è scocciato di sapere di “gesta erotiche” (sul Messaggero di oggi) seppure romanzate (semmai preferiamo quelle originali) e allora ci dedichiamo alle “gesta eroiche” seppure romanzate.

In attesa di vedere stasera l’Odissea di Nolan e di goderci 3 ore di fresco condizionato (necessari generi di conforto e un caffè) vi proponiamo qualche considerazione di contesto.

Premessa: da quasi trent’anni ci imbattiamo nella “questione omerica”. Da quasi trent’anni frequentiamo Itaca con tutti i suoi misteri e segreti a partire dal suo nome (per un lungo periodo, durante l’occupazione veneziana è stata indicata con il nome “Val Compare”). Ci siamo arrampicati sulle rocce (è stata durissima) sull’Acropolis di Alalkomenes, proprio sopra la baia di Aetos, a metà dell’isola; siamo scesi e poi risaliti (con grande fatica) dalla Fonte Aretusa e abbiamo passeggiato più volte nella cosiddetta “casa di Omero” per non dire del Monte Nerito e della baia di Polis e non dire ancora dei tanto attesi Panigiri di luglio e agosto.

Conosciamo bene i sentimenti di gelosia, di invidia e di ostilità che si avverte tra i sostenitori di Itaca terra di Ulisse (o Odisseo) e i suoi detrattori (la vera Itaca sarebbe in tutt’altra parte). Proprio recentemente, il Corriere ne ha riportato un aggiornamento scrivendo che “Non era Itaca il regno di Ulisse nell'Odissea: ecco dove si trova davvero il luogo-metafora del ritorno a casa di Omero … La robustezza degli argomenti scientifici lascia pochi dubbi: non era Itaca e non era neppure un'isola il regno di Ulisse. I meno soddisfatti saranno gli abitanti di Itaca. Ma la serietà e la robustezza degli argomenti scientifici lasciano pochi dubbi. Non era Itaca e non era neppure un’isola il regno di Ulisse, punto focale dell’Odissea di Omero, mitico luogo dell’anima e metafora immortale del ritorno a casa. Ci sono voluti venticinque anni per stabilirlo, ma una ricerca che verrà pubblicata la prossima settimana proprio alla vigilia dell’uscita di Odyssey, il nuovo film di Christopher Nolan, afferma che il posto cantato dal poeta greco è in realtà la penisola di Paliki, nella parte occidentale di Cefalonia”. Una frase ambigua: “non era un isola” ma poi si legge che sarebbe a Cefalonia che è un’isola.

Insomma fatto sta che quando ci si imbatte nella “questione omerica” e in particolare con l’Odissea ci si imbatte non solo e non tanto nelle gesta eroiche di Ulisse e non solo e non tanto nel racconto leggendario del “ritorno” (nostos) quanto più nella storia stessa di come si forma e si diffonde il racconto che da orale (età micenea) comincia a prendere forma scritta con l’adozione da parte di greci dell’alfabeto fenicio (intorno al VII sec. a.C.). Ci dovette pensare il tiranno Pisistrato nel V secolo a.C. a mettere per iscritto il testo del “presunto” Omero proprio per evitare interpretazioni personalistiche dei vari narratori. Presunto, in quanto, effettivamente, gli storici ancora si dividono nel confermare la sua esistenza

In poche parole: è dubbia l’esistenza di Omero. È dubbia la ricostruzione degli eventi storici (Troia) narrati nell’Odissea ed è dubbia che sia proprio Itaca “L’isola dalla schiena di drago” la terra di Ulisse come la definisce un ottimo libro di Luca Baldoni. In buona sostanza, tutta la “questione omerica” appare disseminata di dubbi e incertezze che vengono fugati solo dalle diverse “narrazioni” ovvero traduzioni ovvero interpretazioni ovvero rappresentazioni prima letterarie, poi cinematografiche e poi infine televisive.  

Intendiamo sostenere che le “cose” ovvero le vicende naturali e umane sono diverse per come vengono “narrate” in un determinato contesto storico e la loro “percezione” può assumere forme diverse anche per la terminologia che viene usata nel “racconto”.   

Cominciamo con le traduzioni. Le più note in Italia sono tre: la prima è di Ippolito Pindemonte (1820), la seconda di Rosa Calzecchi Onesti (1963) e la più recente di Maria Grazia Ciani (1994). Interessante confrontare i primi versi dei tre autori: il primo con “Musa, mi canta dell’eroe che dopo ch’ebbe a terra gittato il sacro regno di Troia, andò vagando in mille parti …” la seconda con “L’uomo ricco d’astuzie raccontami, o Musa, che a lungo errò, dopo ch’ebbe distrutto la rocca sacra di Troia” e la terza con “Narrami, o Musa, dell’eroe multiforme, che a lungo vagò, dopo che distrusse la città sacra di Troia”. Nota bene l'aggettivo "multiforme". Aggiungiamo le parole di Athena, figlia di Zeus, nella versione di Franco Rossi per la Rai del 1968 per la prima puntata: “Se questa è la volontà degli Dei, che Ulisse ritorni, io andrò a Itaca ad infondere forza nell’anima di ciascuno …”

Aggiungiamo inoltre la presentazione del poeta Ungaretti in apertura della prima puntata dell’Odissea andata in onda su RaiUno nel 1968: “Prima che cominci il film vorremmo pregarvi di guardare insieme a noi per un paio di minuti questi luoghi silenziosi, solitari, nel loro aspetto invernale …” mentre si riferisce alle rovine di Troia. Ecco che il racconto omerico per la prima volta prende le forme di immagini televisive che, da allora, non hanno avuto ulteriori aggiornamenti. Vedremo stasera come avrà inizio l’Odissea di Nolan.

Piccola nota a margine: il nostro Paese si fa sempre notare. Le riprese di Nolan sono state effettate con una particolare “cinepresa”, la nuova IMAX con pellicola a 65 millimetri ad altissima risoluzione, la più alta oggi disponibile. Se non che, in Italia, non esistono sale cinematografiche in grado di rendere appieno la meraviglia di tali immagini.

Segue.

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giovedì 16 luglio 2026

Il "brand" Rai del giorno dopo

By Bloggorai ©

Sempre più spesso giungono a Bloggorai messaggi del genere “Ma chi te lo fa fare?” oppure “Ma sei proprio sicuro che il tema Rai e Servizio Pubblico interessa ancora a qualcuno” oppure, infine “Io guardo solo il Tg de La7”.

Alla prima domanda è facile rispondere: ci sostiene una forse malsana passione per tutto ciò che è bene pubblico, un legame forte, sentimentale, per un’Azienda che ha un ruolo importante nella vita sociale e culturale del Paese e, infine, un legame forte con le lettrici e i lettori che da oltre otto anni ci seguono costantemente e sono tanti, e crescono continuamente.

Alle altre domande, francamente, non sappiamo bene cosa rispondere. Forse è vero, il tema Rai e Servizio Pubblico non è al primo posto dell’agenda politica nazionale come lo è sempre meno tra i telespettatori che, infatti, calano progressivamente e ineluttabilmente

Il suo pubblico è adulto e anziano e a nulla valgono i goffi tentativi di rincorrere i “giovani” che ormai sono emigrati verso altri mondi. Come possono interessare i temi, le beghe e le tristi vicende di questa Rai, di questo Cda tutto intero. L’AD Rossi ha proposto di sospendere le repliche di Report per “tutelare il Brand” aziendale ma non gli è mai venuto in mente di sospendere le innumerevoli repliche di Montalbano, Don Matteo, Sissi e Piedone lo sbirro. Ma quando mai ha tutelato prima il "brand" Rai? Lo ha fatto con “Newsroom” della Maggioni che non solo si è appropriata del “brand” ma è riuscita pure a scorporare il “brand” dalla necessità editoriale aziendale di dotarsi di una “newsroom” forte, autorevole ed efficiente? Lo ha fatto quando si è trattato di difendere il “brand” aziendale del Servizio Pubblico che non dovrebbe sostenere in alcun modo la ludopatia come invece è diffusa a piene mani ogni sera su RaiUno con il gioco dei Pacchi? Lo ha fatto quando ha condiviso la scelta editoriale di spacciare a piene mani la sostanza nociva della cronaca nera in tutte le salse, ad ogni ora del giorno con Garlasco &C?  Del resto, è lo stesso Rossi che ha dichiarato lillo lillo, che “pazienza” se molti telespettatori si spostano verso La 7. Altri consiglieri, altra opposizione, non avrebbero perso un attimo: con una dichiarazione del genere tutto occorre mettere tutto in mano agli avvocati per ricorrere al TAR, alla Corte dei Conti, a Bruxelles, alla Guardia di Finanza e financo alla Santa Inquisizione per valutare gli estremi del danno erariale.

E non parliamo, infine, della vicenda Lavitola /Ranucci. Da quanto tempo era che il “brand” Report era sotto tiro di questo Governo e di questo Cda? All’indomani dell’attentato a Ranucci è stato chiesto a gran voce il ripristino delle 4 puntate tagliate ben prima della bomba, come pure la revisione del budget e come pure lo spostamento alla domenica per fare posto prima alla Maggioni (con la metà del risultato) e poi a Monteleone (con la stessa metà del risultato di ascolti). I “consiglieri del giorno dopo” hanno chiesto chiarimenti all’AD e sono rimasti in attesa: “faranno sapere”.

No, Rossi e questo Cda, tutto intero, non hanno in mente la “difesa del brand” ma solo sopravvivere a se stessi, tutti insieme, fino alla naturale scadenza del loro mandato. Del resto, hanno buon gioco, la politica sembra aver abdicato: dopo le formali dimissioni della Vigilanza siamo al punto di partenza ovvero fermi eravamo e fermi restiamo. Non parliamo della riforma: ferma era e ferma rimane e, semmai potesse fare un passo avanti, questo avverrà solo perché la maggioranza potrebbe avere grande interesse a modellare subito il prossimo Cda che rimarrebbe in carica 5 anni. Scusate se è poco.

Chiudiamo: anche Bloggorai è “emigrato” dalla Rai e guarda solo il Tg de La 7 e cominceremo ad occuparci sempre più di altri temi, altre storie, altre vicende.

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mercoledì 15 luglio 2026

Drammi antichi e potenti e piccole storie moderne

By Bloggorai ©

Bloggorai crede di non essere il solo ad averne le scatole piene della vicenda Lavitola/Ranucci prima ancora di sapere se e come potrà andare a finire, chi è il vero mandante, chi l’esecutore e quale il movente. Ne abbiamo le scatole piene di leggere e sentire storie di servizi segreti, di massoni, di fonti più o meno occulte, di amicizie più o meno compromettenti, di cenette e di faccendieri, di ministri che indagano e amministratori che tutelano il “brand” e di storie “piccanti” variamente intese. Ci appare persino lezioso porre interrogativi sulla bomba: chi l'ha messa e soprattutto perché è stata fatta esplodere.

Avvertiamo un senso di disagio profondo e diffuso che non lascia presagire nulla di buono.

Per ora, lasciamo perdere. Non abbiamo voglia di inzuppare anche noi il biscotto in questo calderone ne abbiamo strumenti o “fonti” qualificate da interpellare. Poi, vedremo.

Ci viene in mente un tema marginale ma non meno interessante: nei prossimi giorni uscirà nelle sale cinematografiche (quelle poche rimaste e, inoltre, in pieno periodo di bassa affluenza) una nuova versione de L’Odissea di Christopher Nolan. Senza dubbio, uno dei drammi universali di maggior rilievo che ancora oggi, dopo millenni, conserva ancora immutato tutto il suo fascino. Ci interessa una notazione a margine: il racconto omerico e la televisione e sarà interessante fare il confronto tra le due letture.

La prima edizione de L’Odissea in Rai risale al 24 marzo 1968 e venne realizzata, per la prima volta, a colori nonostante che la messa in onda era ancora in bianco e nero: si pensava al mercato internazionale. 8 puntate che ebbero un successo clamoroso con punte di ascolto intorno ai 15 milioni di telespettatori a puntata. Un cast importante, da Irene Papas a Bekim Fehmiu, con la scrittura di Rosa Calzecchi Onesti, la regia di Franco Rosi ed effetti speciali di Carlo Rampaldi. Ogni puntata era introdotta da una lettura del poeta Giuseppe Ungaretti.

Era il decennio delle grandi produzioni della Rai che sono entrate a viva forza nella storia della televisione. Era il decennio della Rai che stava completando il processo di alfabetizzazione del Paese. Era la Rai dell’educare, informare e divertire. Era la Rai che in quel decennio proponeva titoli del genere:

La cittadella (1964) con la regia di Anton Giulio Majano e Alberto Lupo

Il giornalino di Gian Burrasca (1964). Regia: Lina Wertmüller con la giovane Rita Pavone

Le inchieste del commissario Maigret (dal 1964) di Mario Landi con Gino Cervi

I promessi sposi (1967) Regia d Sandro Bolchi con Nino Castelnuovo (Renzo) e Paola Pitagora (Lucia)

La freccia nera (1968) di Anton Giulio Majano con Aldo Reggiani, Loretta Goggi, Arnoldo Foà

I fratelli Karamazov (1969) di Sandro Bolchi con Corrado Pani, Umberto Orsini, Salvo Randone

Il conte di Montecristo (1966) Regia: Edmo Fenoglio con Andrea Giordana

Belfagor o Il fantasma del Louvre (1965) di Claude Barma (co produzione francese)

Nero Wolfe (dal 1969) con la regia: Giuliana Berlinguer e Tino Buazzelli

David Copperfield (1965) di Anton Giulio Majano con Giancarlo Giannini.

Troppo facile e financo banale fare confronti con la Rai di oggi e la sua offerta editoriale. Troppo facile fare confronti persino con le repliche: Rai Tre manda in onda le repliche di Piedone lo sbirro. Amen.

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martedì 14 luglio 2026

E' giunto il tempo dei "veleni forti"

By Bloggorai ©

Riassunto e sintesi delle puntate precedenti:

A: Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci si conoscono da almeno 6 anni

B: una fotografia del 2023 li immortala attovagliati insieme ad un prelato

B: la bomba sotto casa di Ranucci esplode il 16 ottobre 2025: per i magistrati sarebbe noto il mandante e gli esecutori ma oscuro (ancora) il movente.

Prima, nel mezzo, durante e dopo queste date succede, si sente dire e si legge di tutto, il contrario di tutto e di più: indagini più o meno riservate, confidenze intime, illazioni, ricostruzioni più o meno dettagliate, supposizioni suggestive quanto assai velenose, pareri più o meno autorevoli che esprimono opinioni più o meno opinabili e, per non farci mancare nulla, si aggiungono le querele. In altre parole, un calderone fumante di tanta roba maleodorante dove tanti inzuppano volentieri un biscottino e dove però nessuno ne cava un pensiero strutturato e sensato.  

Morale della favola: Meloni & C gongolano. Rossi & C non fanno festa, sono apparentemente “prudenti” ma intanto portano a casa “un” o forse “il” risultato principale: Rai Tre è sull’orlo del tracollo geneticamente modificato e “pazienza” se i telespettatori emigrano verso La7 ipse dixit Rossi. 

L’obiettivo del missile a testata multipla, il giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico, sembra essere stato raggiunto in pieno.

Osserviamo inoltre che molta parte della stampa italiana, non solo di destra, sembra aver assunto un atteggiamento che non lascia intravvedere molta “simpatia” o solidarietà per Ranucci o, come sostengono alcuni, per il “metodo Report”. Il Corriere e Repubblica grondano stille di veleno sufficienti ad uccidere un crotalo del Texas. Aggiungiamo inoltre che non ci sembra di cogliere soverchia energia solidale da parte del “campo più o meno largo”: fiducia della magistratura, prudenza e “staremo a vedere”.

Nel frattempo:

a: come abbiamo scritto e ribadiamo: la riforma Rai è in alto mare e ci rimarrà per chissà quanto tempo ancora. Abbiamo seri dubbi che possa andare in Aula entro la fine di questa legislatura.

b: questo Cda con questo presidente anomalo proseguono allegramente a fare e disfare a loro piacimento fino al probabile fine mandato (il compenso scorre tranquillo)

c: la Vigilanza Rai è svanita mentre tutti ne parlano, molti la invocano ma nessuno riesce a fare un passo avanti.

d: il resto del mondo (tecnologie, piattaforme, palinsesti, programmi e contenuti) va avanti velocemente e Rai langue mentre si appresta ad una nuova e triste stagione di “pacchi”, di repliche dei vari Montalbano o di “serate speciali” con un noto cantante neomelodico.  

Le vacanze sono vicine, occorre resistere, resistere, resistere. Finché ce la facciamo.

bloggorai@gmail.cm