mercoledì 30 settembre 2026

La RAI "nera"

By Bloggorai ©

Iniziamo con una nota a margine: ieri l’AD Rai Rossi ha ribadito un suo concetto primigenio con “ … se il giornalismo d'inchiesta si trasforma in un giornalismo di Teorema non è più un valore della democrazia ma è un cancro della democrazia”. Allora sarà pure necessario capire bene cosa si intende per “cancro della democrazia” e chi lo crea e lo nutre e quale è la differenza tra “inchiesta” e “teorema”. Ci torneremo.

Questa nota ci consente di tornare su un argomento già affrontato da Bloggorai tante volte. La “cronaca nera” è dentro di noi. L’omicidio, il crimine, la strage o il genocidio è come un virus che da millenni si è insinuato nell’anima profonda e nessuno sembra in grado di debellarlo. Il racconto dell’orrore, la “narrazione” televisiva della paura è il pane quotidiano, è la razione di sostanza tossica della quale sembriamo assuefatti e il “pusher” ovvero il primo spacciatore è la Tv, pubblica e privata, universale e generalista oppure in streaming sulle piattaforme, senza distinzione.

La Rai, il Servizio Pubblico, nonostante che ogni tanto qualche anima bella si lamenta del “troppo Garlasco” fa scuola, apre la pista e segna il sentiero. Nel palinsesto settimanale la cronaca nera occupa sempre uno spazio centrale e laddove non si trova un pertugio libero lo si reinventa. E quale è il canale che meglio si presta al sostegno, allo spaccio di cronaca nera quotidiana? Senza dubbio: RaiTre. Inizia il lunedì con Giletti e il suo “Lo stato delle cose” e i suoi finti scoop, segue il martedì la fotocopia imbruttita dei finti scoop del giorno precedente con “Filorosso” di Monteleone, poi arriva il mercoledì con lo storico “Chi l’ha visto” della nuova conduttrice Raffaella Grigi. Il giovedì un momento di pausa (si fa per dire), con la “cronaca familiare” che magari non è proprio nera ma non è sempre limpida, con “Le cose che non sai” (e certe volte meglio non saperle). Il venerdì c’è il film e questa volta RaiTre è sul pezzo con Exodus, forse per dare un’alternativa al grande successo di Naza. Arriva poi il sabato che vede il ritorno in grande spolvero di Lucarelli con “Blu notte – i misteri dimenticati” dove si arriva a punte eccelse di “racconto criminale” e si pongono domande esistenziali del genere “Chi ha rapito Emanuela Orlandi?”. Ce lo stiamo chiedendo in tanti e ogni volta speriamo che sia la volta buona e magari Lucarelli ci propone una risposta. No, non è necessario: basta porre l’interrogativo e la serata televisiva si porta a casa. La domenica si chiude in bellezza, magari in tarda serata con “Un giorno in Pretura” con la sempiterna Petrelluzzi. Il giorno dopo si ricomincia.

Poi, per non perdere il filo del “racconto criminale” proposto dal Servizio Pubblico ci si può sempre rivolgere a Rai Play con la sua vasta collezione di “crime story” di ogni genere. E, se non bastasse il “true crime” della cronaca nera quotidiana c’è sempre la fiction di vecchia generazione con le repliche di Montalbano oppure di Don Matteo o con la recente generazione delle varie Tataranni, Schiavone, Coliandro etc.

Vale la pena ricordare da chi è composto il pubblico che segue prevalentemente il “genere” crime: “… la prevalenza di un pubblico femminile, che raggiunge il 14% in share. Molto bene tutti i target giovani-adulti, e adulti fino a 64 anni. Un'audience che presenta anche buoni o ottimi livelli di istruzione, coi laureati che per la versione «crime» balzano al 18% di share, mentre i diplomati crescono raggiungendo il 15% della platea. Il pubblico del crime in tv appare diffuso a livello nazionale, ma emerge una certa prevalenza nel Nord, col le regioni di quest'area del Paese (Lombardia, Piemonte, Veneto) che registrano tutte una share oltre il 14%.” (dal Corriere su dati Auditel rilevati da M. Scaglioni).  

Ma è esattamente nella punteggiatura usata nel racconto della cronaca nera televisiva che risiede tutta la sua fascinazione. Nel momento in cui si mette un semplice “.” la storia finisce lì e non c’è più bisogno di porre il punto interrogativo come, ad esempio, succede con “Chi ha veramente ucciso Chiara Poggi?”. Il nome della vittima o dei carnefici può variare ma il risultato è lo stesso: “Olindo e Rosa sono i veri colpevoli della strage di Erba?”. Oppure “Chi è veramente il Mostro di Firenze”. Oppure ancora, per stare ai giorni nostri, a queste ore: “Chi e perché ha “suicidato” a Siena Davide Rossi?” oppure ancora “Chi ha ucciso con la ricina madre e figlia a Pietracatella?”. Già, a saperlo.

Lo abbiamo scritto tante volte: il “crimine in tv paga” bene e in contanti. Il pubblico segue e premia con gli ascolti. Si torna quindi all’eterno dilemma: cosa deve fare il Servizio Pubblico? Quale dovrebbe essere il suo ruolo, la sua funzione, il suo progetto editoriale? Se non si riesce a schiodare una risposta a questa banale e semplice domanda hai voglia a fare “riforme” sulla governance, hai voglia ad applicare l’EMFA. Oggi Vincenzo Vita scrive sul Manifesto di “Un Servizio Pubblico di nuova generazione…” già, interessante ma quale Servizio Pubblico si immagina e quale “nuova generazione”. La sensazione che il “campo largo” sui temi e problemi del sistema audiovisivo annaspa ancora nel vuoto di idee e proposte è forte, fortissima.

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ps. anche oggi il Corriere non ha scritto una riga, una parola sul "caso" Lavitola.

 



 

martedì 29 settembre 2026

LA Storia di ieri, di oggi e (forse) di domani

By Bloggorai ©

Se avete a cuore i vostri figli o nipoti, fategli una carezza e regalategli una copia del Corriere di questi due giorni: rimarranno nella storia e tra qualche decina di anni avranno un valore.

Tra ieri ed oggi abbiamo letto “storie” che meritano grande attenzione. La tragica morte di Giulio Regeni in Egitto si è risolta con la condanna dei responsabili per il suo sequestro ma non per il suo assassinio. Davide Rossi, non è “caduto” dalla finestra del suo Ufficio del Monte dei Paschi: i parlamentari della Commissione d’inchiesta hanno stabilito che non si è “suicidato” come ci hanno voluto far credere per molti anni ma è “stato suicidato” ovvero gettato di sotto. La Francia, dopo decenni di silenzio, ha deciso di rendere noto quando avvenne la notte del 27 giugno 1980 quando venne abbattuto l’areo Itavia sopra Ustica, ovvero dopo 46 anni. L’assassino di Chiara Poggi potrebbe non essere Alberto Stasi: la Procura di Pavia sostiene che alla prova decisiva a suo carico (i pedali) mancavano due perizie “scomparse”: “I RIS lo sapevano ma nascosero il dato”.

E fin qui siamo nell’ambito della cronaca politica e giudiziaria che già potrebbe giustificare la conservazione del giornale. Ma quello che lo renderà un pezzo unico da collezione sarà per quello che non c’è scritto: dopo il polpettone avvelenato pubblicato domenica sul “caso” Ranucci, con ricostruzioni fantomatiche peraltro poi smentite dal CdR, sul tema è calato uno spesso strato di cemento armato di silenzio: non una riga, non un titoletto, mai citati né Lavitola e tantomeno Ranucci e tantomeno riportata la smentita. Dopo aver tartassato i lettori del Corriere, sempre in buona compagnia di altri giornali governativi, da mesi con titoli a tutta pagina e in più pagine spesso e volentieri sul niente e sul nulla spacciati per notizie, improvvisamente la “vicenda” scompare e la sua “narrazione” si interrompe e passa il testimone alla Rai dove il Giletti di turno ieri sera su RAI Tre ha preso il testimone. Anche ieri sera tra il nulla e il niente, tra il vago e smentite di ogni genere (“Ranucci era implicato?” risposta “No!) la serata è passata spensierata con un finale degno della migliore televisione di Servizio Pubblico: lo scontro frontale tra il Generale Garofano dei RIS dei Carabinieri al tempo di Garlasco e gli avvocati difensori di Stasi entrerà nella storia del grande giornalismo RAI.

Domani sarà un altro giorno e si vedrà: è prevista la sentenza al Tribunale di Roma sul ricorso Ranucci. 

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lunedì 28 settembre 2026

RAI: quando il Diavolo ci mette le "voci"

 

By Bloggorai ©

"Virgo autem Catharina, ad Martirium ducta, facta est vox ad eam dicens: Veni electa mei ecce tibi beatitudinis janua aperitur. His vero qui passionem tuam celebraverit, opem de coelis promitto.

Solo alla Vergine Caterina da Alessandria è successo che le "voci" la aiutassero verso la Santità.

Chi nel corso della vita non ha mai sentito una “voce” che gli è giunta nel sonno o in un momento di estasi celestiale? Chi nel corso della vita non hai sentito una “voce da dentro”, un sentimento mistico e profondo che gli ha ispirato una scelta da compiere? Chi nel corso della vita non ha mai avuto un momento di interlocuzione con una “voce” di un parente scomparso, una presenza fraterna o una persona amica alla quale chiedere una intercezione? Le “voci” sono parte della nostra dimensione umana e tanto più sono flebili e rarefatte, tanto più sono rilevanti e da tenere in debito conto. Succede che, talvolta, le voci sono “divine” e talvolta invece dettate dal demonio.

Sicché, sembra che in parte del giornalismo italiano (il Corriere talvolta fa scuola) l’ascolto delle “voci” sia una componente essenziale, quasi determinante per scrivere articoli quando non ci sono sono notizie e sulla scorta di “voci da dentro” si costruiscono storie da quattro colonne che poi basta scendere un gradino nel mondo reale per vederle sfumare come piume al vento. Le “voci da dentro” la Rai poi sono un ramo del giornalismo molto particolare: tra un bacetto e un “caro o cara … io te lo dico …poi tu sai come scrivere” esce fuori di tutto e di più. Nella storia recente sul caso Lavitola, il famigerato e segretissimo “Comitato Etico” ha fatto scuola.   

Ieri il Corriere ha titolato “Se ritorna lui ce ne andiamo noi. Report, la redazione contro Ranucci”. Non è necessario essere lettori accaniti per averne avuto la dimensione corretta dell’articolo: una manciata di polpette avvelenate composta da nulla riempite di niente: “voci da dentro” che poi si sono rivelate solo sussurri fantasmici e onirici. Nel giro di poche ore arriva la smentita chiara e forte dal Comitato di Redazione “Cdr Approfondimento, nessuna presa posizione della redazione di Report contro Ranucci. Smentita la ricostruzione del Corriere della Sera” (ANSA). Insomma, una banale e velenosa bufala che non a caso oggi è stata ripresa abbondantemente solo dai giornali governativi. Nulla succede mai per caso.

Oggi siamo pigri e ci limitiamo a questa nota però abbiamo in canna un argomento già affrontato sul quale ci sono interessanti novità: Rai Way.

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domenica 27 settembre 2026

il "gioco" della Torre: chi deve cadere ???

By Bloggorai ©

Quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare e non ci sono dubbi sul fatto che il gioco dei prossimi giorni, delle prossime settimane, sarà durissimo e non si faranno prigionieri.

Facciamola corta e non perdiamo tempo. Vi proponiamo il più semplice, banale e brutale dei giochi: su una torre c’è posto solo per un soggetto. Non c’è posto per due e uno dei due, giocoforza, dovrà essere estromesso e buttato di sotto. Il primo è un soggetto collettivo: il Governo Meloni con molti dei suoi ministri e i loro amici, parenti e conoscenti e quindi vari La Russa, Gasparri, Donzelli, Mollicone, Santanchè e compagnia cantando insieme ai tanti corifei dei giornali che li sostengono e quindi l’AD Rai Rossi e il suo direttore Corsini (dello stesso partito della Meloni). Il secondo soggetto è Sigfrido Ranucci.

Un soggetto deve essere buttato giù dalla torre. Se mai si dovesse andare ad elezioni anticipate, da che parte vi schierate, chi buttate giù dalla torre, senza se e senza ma, senza “si però …” e senza “comunque il problema è un altro…”? Se volete, magari, si potrà dire, “turandoci il naso”.

Ribandiamo il concetto: provate ad immaginare che, semmai il Tribunale dovesse dare ragione al ricorso di Ranucci e lo riammettesse alla conduzione di Report e il conduttore si presentasse in video il prossimo 8 novembre con “Cari telespettatori, riprendiamo da dove ci eravamo lasciati e quindi, ad esempio, da “l’amico mafioso” del 16 aprile scorso… egli “amici di Diabolik”  e magari anche dentro la RAI”  (per intenderci, quello sulla vicenda del selfie dell’esponente milanese del clan mafioso con la Meloni) a Palazzo Chigi e dintorni nonché ai piani alti RAI farebbero salti di gioia? Il dubbio è lecito.   

Ecco allora come si comprende il clima avvelenato e tossico che è stato allestito e si allestirà ancora di più nei prossimi giorni. Oggi, tanto per cambiare, il Corriere dà il suo consueto contributo e titola “Se ritorna lui ce ne andiamo noi. Report, la redazione contro Ranucci”. Tre colonne di veleno allo stato puro, primordiale, prodotto in quantità industriale, dove quello usato per i topi a confronto è acqua fresca di fonte di montagna. Un articolo senza un riferimento, totalmente anonimo ovvero senza un nome o un volto che si assuma la responsabilità di dirlo apertamente, di qualcuno che ci metta la faccia e se ne assuma la responsabilità: lontani i tempi di quando si leggeva alla fine di agosto “La redazione di Report: se la RAI non torna sui suoi passi ci dimettiamo tutti”. E lontani pure i tempi di quando la RAI ha risposto “Se vi dimettete ci mettiamo 5 minuti a sostituirvi” e poco lontani invece i tempi in cui il direttore Corsini invocava la “serenità” raggiunta dopo l’accordo (ora i ricatti e le minacce si chiamano accordi).

Ora, secondo quanto riferisce il Corriere, semmai fosse vero quanto scritto,  nuovi leoni di Report ruggiscono davanti alla macchina del caffè: “… se lui sarà reintegrato dal giudice loro se ne andranno: questione di opportunità e incompatibilità annuncia al Corriere il gruppo”. Già, il "gruppo" !!! ricorda De Sica e Tina Pica con “la gente”. Però, sembra di capire e di leggere che alla redazione di Report, non si sa mai, abbiano valutato che sia meglio mantenere un basso profilo, meglio non farsi vedere e non far sapere in giro da che parte si è schierati. Anche nella savana talvolta i pozzi sono avvelenati.  

Abbiamo un vago quanto drammatico timore: l’era Ranucci è quasi certamente finita in RAI ma forse finirà pure l’era Report e non il generico Report e tantomeno il Report della Gabanelli, ma finirà esattamente quel Report che negli ultimi anni ha fatto quello che giornalisticamente parlando nessuno, nessuno, in Italia ha mai fatto: puntare le telecamere nelle stanze del Potere Politico, sul volto di chi lo rappresenta, nelle tasche di chi guadagna sul traffico di armi e di chi rimescola nell’eterno torbido dei grandi segreti italiani. Il Governo, questo Governo e questa RAI non si possono permettere il rischio che si possa riproporre qualcosa del genere.

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venerdì 25 settembre 2026

RAI: tira aria di sberle

By Bloggorai ©

Per cercare di capire, di sapere come vanno le “cose” bisogna andarci dentro. Per cercare di capire, di sapere come si svolge la “narrazione” di una vicenda bisogna seguire da vicino il “main stream”. E così, come vi avevamo detto, ieri mattina di buon’ora, siamo andati di fronte al Tribunale civile di Roma per seguire l’udienza sul ricorso di Ranucci ex art. 700 (procedura d’urgenza) avverso alla sua rimozione da Report.

Purtroppo ci siamo persi la parte migliore: nerboruti vigilantes ci hanno impedito l’ingresso (in modo illecito perchè sia il Tribunale quanto l’Aula sono luoghi pubblici per eccellenza ma nessuno tra i presenti ha fiatato…). Sicché, ci siamo dovuti accontentare di “vedere” i personaggi sulla scena e di scambiare interessanti punti di vista con alcuni colleghi più o meno esperti. 

Il primo ad emergere (anche perché è alto) è Paolo Corsini, direttore approfondimento Rai e firmatario del provvedimento, accompagnato dal direttore Risorse Umane, Felice Ventura (la sua immagine è nota per quella famosa fotografia dei “complottisti” sotto il cavallo di Viale Mazzini ai tempi di Orfeo), dell’avvocato Maurizio Santori dello Studio Pessi (noto studio legale che ha il quasi monopolio del contenzioso del lavoro Rai sul quale ci sarebbe da scrivere un capitolo a parte e dove il compianto Riccardo Laganà aveva sollevato il problema che nessuno poi, ovviamente, ha mai ripreso compresi, ovviamente, gli attuali consiglieri) e due persone sconosciute di RUO. Nota bene: grande assente il direttore degli Affari Legali Spadafora: lui no, Ventura si. Forse non è un caso. 

Poco dopo, dal lato opposto, arriva Ranucci con i suoi avvocati e la scorta. Nessuno apre bocca, salvo Corsini che scambia saluti affettuosi con qualche collega. 

E allora passano i minuti e passano le ore …

Ad un certo punto esce la delegazione RAI: facce scure e non hanno gran che voglia di parlare e quel poco che dicono non suona gran che bene. Poi, si vedono sfrecciare accano alla strada due macchine con Ranucci e la sua scorta. Nella scena manca un personaggio e poi vedremo chi è. Nel comunicato ANSA si legge che “… la giudice Donatella Casari, ritenendo il procedimento cautelare sufficientemente istruito, ha dato alle parti il termine del 30 settembre per il deposito delle note. Poi ci sarà la sentenza. Intanto è stato prorogato di 15 giorni il termine della scelta da parte del giornalista di una delle possibili destinazioni alternative offerte dall'azienda, un incarico a Rainews o al Tg3 oppure l'ufficio di corrispondenza de Il Cairo”. In soldoni, intanto la RAI ha scontato il rinvio di 15 giorni sulla accettazione delle sue proposte e per la sentenza sarà necessario attendere il prossimo mercoledì.

Cosa abbiamo “intuito”? lo avevamo anticipato ieri mattina: potrebbe, forse potrebbe, essere in corso una trattativa tra la RAI e Ranucci per cercare una “exit strategy” utile a tutti. La Rai potrebbe avere grande convenienza mettere la sordina a tutta questa vicenda sia per l’eccessivo rumore politico che gioca tutto a favore di Ranucci e sia per far “lavorare in serenità la redazione di Report” dopo il ricatto/minaccia di licenziamento che hanno subito (sic!). Ranucci potrebbe invece puntare a chiudere la sua avventura in RAI con lo scalpo della sua vittoria in Tribunale e trenta secondi dopo dimettersi magari scontando la montagna di giorni di ferie non godute e alla vigilia della sua prossima pensione per poi dedicarsi “ad altro”. La RAI, inoltre, rinuncerebbe alla minaccia di licenziamento che ancora potrebbe incombere sulla testa di Ranucci. Cosa abbiamo “intuito” ieri mattina per supportare questa ipotesi? Un dettaglio interessante: sembra, pare, dicono, che sulla macchina che è sfrecciata via ieri mattina ci fosse proprio Ventura che avrebbe avuto la delega da Rossi&C di gestire e chiudere la “faccenda” nel modo meno doloroso per la RAI, giacché, pare, sembra, dicono che da quelle parti tira aria di una sberla sonora che l’Azienda potrebbe prendere tra capo e collo.

Allora, hai voglia dire che …

“In questo momento nel Paese ci sono ben altri problemi più importanti di Lavitola…” Vero!

“A me Ranucci sta pure alquanto antipatico…” Per alcuni è vero e per altri no.

“Il “metodo Report” è insopportabile” Dipende dai punti di vista.

“L’importante è salvare Report e/o il giornalismo d’inchiesta …” Si, certo, poi vedremo quali inchieste.

“Sigfrido ha fatto e continua fare ‘n sacco di cazzate inaccettabili e insopportabili”. Vero!!!

“Tra il Governo, la Meloni, questa RAI di Rossi & e Ranucci … scelgo Ranucci”. Parliamone.

“Ranucci ad ogni suo incontro vede che partecipano tante persone …”. Vero!

“Se Ranucci si presenta alle prossime elezioni prende un sacco di X% voti … importanti !!!” Probabile.

In tutti questi e altri “hai voglia a dire che …” c’è il racconto politico di questi mesi che non sono passati, non passano e non passeranno inosservati. Lo abbiamo scritto subito, dalle prime ore: tutta questa vicenda si può leggere correttamente solo con una lente: le prossime elezioni politiche fors’anche ravvicinate. Provate ad immaginare se il prossimo 8 novembre Report avesse potuto ricominciare con il faccione di Ranucci che annuncia: “Riprendiamo alcune inchieste del passato come ad esempio “l’amico mafioso”, oppure il caso Santachè, oppure il caso del figlio di La Russa oppure sul traffico di armi con Israele etc etc!

A qualcuno sarebbe venuta certamente l’orticaria. Inimmaginabile e insopportabile: Ranucci e solo lui doveva essere fermato ad ogni costo. Poi si vedrà ed è esattamente quel “poi” che è il cuore del problema ed è la chiave di lettura, come vi abbiamo detto, che pone tutta la vicenda Lavitola non certo ai margini della cronaca politica.

Appunto, hai voglia a dire che … dentro o fuori Report, Ranucci potrà piacere o meno ma si porta in dote un piccolo patrimonio di consenso personale che si può facilmente trasformare in consenso politico come è già avvenuto con tanti suoi noti predecessori (Santoro, Annunziata, Gruber etc etc etc). Quanto potrà valere? Poniamo un X% variabile indeterminato (se Mieli del Corriere e Cappellini di Repubblica avessero proseguito nel progetto di sondaggio promosso da Lavitola oggi forse lo sapremo) quale che esso sia, con questa legge elettorale o anche con la prossima, chi si può permettere di rinunciarci?

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FLASH: Ranucci

 Si e' appena conclusa l'udienza al tribunale civile di Roma sul ricorso di Ranucci: il Giudice ha deciso di non decidere oggi ed ha rinviato per eventuali ulteriori accertamenti ed eventuali testimonianze con "prove orali".

Facce scure RAI  e Ranucci uscito da porta secondaria


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giovedì 24 settembre 2026

RAI: una giornata molto particolare ... molto !!!

By Bloggorai ©

La cialtroneria giornalistica è una malattia grave, contagiosa e pericolosa e lo è ancora di più se presente nel Servizio Pubblico. Si tratta di un virus invasivo, subdolo quanto rumoroso, aggressivo quanto apparentemente fluido. Questa mattina, ad esempio, Radio Uno Rai ha dato la sua prova provata: mezz’ora di dibattito, con ospiti qualificati, per parlare della presunta minaccia di attacco all’Italia (sono nel Centro/Sud isole comprese) da parte russa con i droni attraverso navi portacontainer in navigazione nel Mediterraneo. Per fortuna che ci sono i ministri Crosetto e Tajani (sic!!!) che hanno smentito però la cialtroneria ha colpito e qualche segno nella “narrazione collettiva” certamente lo lascerà. Per fortuna, inoltre, per la cialtroneria esiste un antidoto formidabile: la pernacchia! 

Questa mattina però aprirà una giornata molto, molto particolare: dopo mesi di paginate (il Corriere primo tra tutti) sul “caso Lavitola” poi divenuto il “caso Ranucci” oggi arriveremo, forse, ad un punto di svolta. È prevista infatti l’udienza al Tribunale del Lavoro per il ricorso che Ranucci ha presentato ex Art. 700 con il quale chiede il reintegro alla conduzione di Report.

Ci sono diverse possibilità.

A – il giudice ritiene fondati i motivi del ricorso e impone alla RAI il reintegro immediato del conduttore.

B – il giudice ritiene infondati i motivi del ricorso, lo respinge e Ranucci o accetta una delle tre proposte RAI oppure si mette in ferie in attesa o del suo licenziamento o della prossima pensione

C - e questa è la grande novità che sembra circolare: il giudice potrebbe decidere un breve rinvio che, trattandosi di un art. 700, può avvenire solo in particolari circostanze peraltro previste dall’art 420 del CpC. 1: motivi tecnici (esempio presenza delle parti in giudizio). 2: il giudice può richiedere di approfondire le motivazioni del ricorso su richiesta di una delle parti, necessaria per fornire ulteriore documentazione 3: si dispone il rinvio perché le parti, congiunte, informano il giudice che è in corso una “trattativa” per sanare i termini del ricorso. In ogni caso il giudice deve avere fondati motivi per rinviare e, nel caso, sarebbe solo di pochi giorni.

Nel caso A saranno dolori, per tutti e per la RAI in particolare. Se Ranucci venisse reintegrato a Report qualcuno, molti, ne uscirebbero con le ossa rotte e sarà interessante vedere se in redazione lo accoglieranno con altrettanto giubilo come già manifestato dopo “l’accordo/minaccia” con l’Azienda.

Nel caso B saranno dolori per Ranucci che poi se la dovrà vedere con una minaccia di licenziamento a seguito degli “accertamenti” del famigerato Comitato Etico.

Nel caso C si aprirebbe uno scenario inedito e inatteso. Porterebbe a dire che le parti, RAI e Ranucci, stanno trattando per una soluzione “pro bono” utile a salvare capra e cavoli. Ovvero RAI ottiene la sua “rimodulazione” di Ranucci da Report e Ranucci ottiene una nuova e più adeguata collocazione diversa e migliore delle tre già proposte. O altro. 

In mattinata sapremo qualcosa, rimanete sintonizzati.

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