Gli italiani potrebbero avere tante "cose" per la
testa: anzitutto l'economia ovvero inflazione, costo della vita, lavoro.
Supponiamo poi che abbiano per la testa, in ordine sparso: sanità, istruzione,
trasporti. Poi ancora: la destra al Governo e quella che ancora non c'è e
minaccia di esserci. E poi ancora: guerre varie, ambiente devastato e clima
impazzito. Non ultimo: riforma elettorale e prossime elezioni e, sullo sfondo, la
nomina del nuovo presidente della Repubblica.
In questo quadro, in tale contesto, l'editore Cairo ci
regala ogni giorno perle di saggezza mediatica/politica antica e profonda. Come
lo abbiamo già definito, il Corriere e La 7, hanno costruito una “narrazione”
della vicenda Lavitola/Ranucci in modo del tutto “originale” tanto da meritarsi
la definizione di “caso mediatico” di origine sconosciuta.
Ieri abbiamo assistito a due momenti epici di giornalismo televisivo.
Il primo lo abbiamo ascoltato all’edizione delle 13.30 del Tg La7 quando è
stato proposto il titolo di un servizio: “Il caso Ranucci” e la notizia invece
era tutta e solo relativa all’interrogatorio di Lavitola e di Ranucci quasi non
si faceva alcun cenno. Fa il paio con l’occhiello che nei giorni precedenti
abbiamo visto sul Corriere con le tante paginate alla vicenda: il “caso” non
era più la bomba, il suo mandante e il suo movente, ma Ranucci e la trasmissione
Report ovvero Ranucci e la sua amicizia con Lavitola, Ranucci e il suo
racconto erotico, Ranucci e le sue auto con o senza contrassegno assicurativo,
Ranucci e lo Zimbabwe, Ranucci e la redazione di Report. Mentre tutto il resto
(il famigerato Comitato Etico RAI e l’accusa di “opacità e interferenze” titolate
dal Corriere senza specificarne una cha sia una) va tutto in secondo piano. Il “main
stream” è servito, l’obiettivo è stato raggiunto, Meloni/Rossi & C sono
felici e contenti e cosa sarà il prossimo Report lo sapremo solo vivendo.
Se non che, ieri sera, all’edizione delle 20.00 del Tg di La7
è stato raggiuta una vetta sublime: è stato pubblicato un sondaggio esclusivo sulla
sola vicenda Ranucci. Il titolo era “Opinioni sul caso Ranucci”. Allora, con ordine:
Mentana si sarà avvalso della preziosa collaborazione del suo collega Paolo Mieli
che pure, a proposito di sondaggi su Ranucci, ne dovrebbe sapere qualcosa viste
le sue frequentazioni al ristorante di Lavitola tra un piatto di vongole senza
guscio ed un altro? Dettagli, quisquilie che tutti hanno presto dimenticato
(compreso il Cappellini di Repubblica). Fatto sta che si insiste sul “caso
Ranucci” mentre il “caso Lavitola” sfuma in secondo piano. Ma il sondaggio
qualche domanda la pone: perché, appunto, tra i tanti temi e problemi di ben altra
rilevanza, il Tg de La 7 si prende cura di fare un sondaggio proprio sul “caso Ranucci”?
perché è stato commissionato? perché tanta enfasi, attenzione e curiosità sulla
“ipotesi” di Ranucci in politica visto che ora non è un tema in alcun modo rilevante
e all’ordine del giorno?
Da tempo abbiamo posto la domanda e avanzato dubbi sul “caso
mediatico” del Corriere ma ancora non troviamo risposte convincenti. Prima o
poi lo scopriremo, strada facendo.
Se non che, stamattina,
sempre sul Corriere, appare un commento di Aldo Grasso che, al suo solito,
picchia duro sulle fragili scatole della Rai e del Servizio Pubblico e titola: “La
Ripartenza Rai, l’intrattenimento e il riciclaggio culturale”. Si legge “Ci
siamo lasciati alle spalle tre o quattro mesi di nulla televisivo soprattutto
sui canali Rai quelli del Servizio Pubblico. Alla ripresa, dunque, provo a
recensire l'ultimo parto dell'intrattenimento (il nulla) anche se chiamarlo “intrattenimento”
è già una concessione alla speranza”. Questa volta Grasso ci appare fin troppo
indulgente: omette di scrivere che gli ascolti tracollano sotto i colpi di una estate
da dimenticare. Dal nulla al niente, dal vuoto al vacuo: viaggio della Rai andata
e ritorno da una stagione all’altra, da un anno all’altro, da un “pacco”
all’altro verso un inesorabile e inevitabile declino, verso il solito “ritorno
alla normalità”. E già perché sta per ricominciare il gioco dei “pacchi” su Rai
Uno, il più clamoroso sostegno mediatico alla ludopatia senza che nessuno batta
ciglio con la sola “novità” del cagnolino Gennarino che non sarà più sulla
scena. Clamoroso!
Per la cronaca e a futura memoria: ci torna in mente la dichiarazione
di ieri di Claudia Di Pasquale, neo co conduttrice del “nuovo” Report: “…non
vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie.” Ancora non ci è chiaro il
concetto.
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