mercoledì 17 giugno 2026

Tra stracci e materassi: la Rai del giorno prima e il Servizio Pubblico smarrito

By Bloggorai ©

"Altrimenti, è guerra totale, andiamo ai materassi" 

(M.Puzo, Il Padrino) ovvero, volano gli stracci.

Nulla avviene mai per caso e ancora più nella sfera della politica. Le cose, ovvero le vicende umane, avvengono poi sempre in un loro specifico contesto: hanno un prologo, uno svolgimento ed un epilogo. Infine, sono le persone che “fanno le cose” e non avviene mai il contrario.

Fissati questi tre paletti, cerchiamo di capire cosa sta succedendo in queste ore, in questi giorni, dentro e fuori la Rai, quello che una volta era chiamato “Servizio Pubblico” (forse da oggi si potrebbe anche togliere la "r" e dire "sevizio"). 

Allora, è successo che ieri mattina su la Repubblica compare un articolo a firma della solita bene informata Giovanna Vitale, una penna che non scrive quasi mai a caso quando il tema è la Rai (ha fatto storia il suo pezzo del 3 agosto 2023 titolato “La riforma Rai targata Pd: “Serve il modello Bbc per fermare la lottizzazione”. Ricordiamo che il suo direttore è Mario Orfeo, ex tante cose importanti dentro la Rai. È successo pure che, grazie alla complicità dei vari consiglieri di “opposizione” che non hanno battuto ciglio quando ai dipendenti è stata sottratta la Rassegna Stampa, e la notizia è circolata tardi. È successo pure che il pezzo si apre con una metafora suggestiva: usato il napalm ai piani alti della Tv di Stato. Parole grosse, stracci per aria, con Marano presidente anziano f.f. all’attacco frontale del DG Sergio perché, a suo dire, il famigerato Piano Immobiliare non sta andando come dovrebbe: “Sei un cialtrone” per poi minacciare che da oggi in poi non avrebbe più partecipato alle riunioni del Cda. 

Inoltre, riporta l’articolo, ci sarebbe stato uno scontro sul rinnovo delle prossime nomine e Rai Cinema e Rai Com, due serbatoi di cassa molto importanti. A margine, una nomina pesante alla testata Rai Parlamento con la sostituzione di Carboni (in quota 5S) con la sua vice in quota FdI proprio alla vigilia dell’apertura della campagna elettorale 2027. 

E chi avrebbe deciso tutto questo? Nientepopodimenoche una sorta di triunvirato composto governativo da Alessandro Morelli (Lega), Francesco Fillini (FdI) e … udite udite Simona Agnes per Forza Italia, ovvero il partito di proprietà Mediaset. In altri termini, secondo chi ha scritto, la “consigliera” Agnes è candidata alla presidenza e, al tempo stesso, è plenipotenziaria del “suo” partito con l’incarico di gestire le nomine e, nel caso, a fare il DG al posto di Sergio. Fenomeni.  La Vitale quindi non ci priva di un’altra notizia fondamentale: “E’ stato rimandato il blitz per insediare Simona Agnes sulla poltrona di direttore generale ora occupato da Sergio, anche se FI non si da per vinta… deve essere “risarcita” entro l’estate”.  Stracci e materassi sono poca cosa. Però, osserviamo con divertito stupore, uno strano silenzio dell’AD, forse in finestra a guardare lo scannatoio in corso e vedere di nascosto l’effetto che fa.

Ora queste vicende si possono leggere in tanti modi (compresi tanti e gustosi gossip relazionali) e però Bloggorai ne pone da sempre solo uno come centrale e dirimente: la spartizione e il controllo del “malloppo” ovvero i luoghi fisici dove si gestiscono “cose grosse” e, segnatamente, la possibile fusione di Rai Way con Ei Towers e, appunto, il Piano Immobiliare con il lauto “contorno” delle due società Fiction e RaiCom. Tutto il resto è fuffa, seppure di un certo peso: ascolti in primo luogo (da quando sono iniziati i mondiali di calcio, quasi tutti i giorni Rai è sotto Mediaset) e Piano editoriale che fa acqua da tutte le parti. I primi due sono “territori” saldamente presidiati dalla Lega con però un occhio molto interessato da Forza Italia. Attenzione: i “lavori” di spartizione” sono in corso da tempo, da mesi si stanno studiando le varie dislocazioni dei personaggi e i “pesi” che potranno assumere. Nessuno può dire di non sapere e qualcuno però o non sa nulla (ed è verosimile: non gli fanno vedere nemmeno le fotocopie) o fa finta di non sapere (perché, in caso contrario sarebbe complice), come è avvenuto con il contratto Maggioni di fine agosto scorso con lo “scippo” della “newsroom” aziendale.

Sicché, ciliegina sulla torta, ad un certo punto del pomeriggio, alle 18.06, con la consueta tempestività e spirito preveggente, il consigliere Natale non ci priva del suo “pastone” politico che segnala “pesanti ingerenze esterne … e colpi all’autonomia Rai … e che la logica politica conta assai più delle ragioni editoriali” e lo dice come se lui avesse vinto il Concorso con selezione Nazionale per Titoli e Meriti per Consigliere Rai e fosse del tutto ignaro della “logica della politica”. Conclude con una frase epigrafica “la subalternità sta soffocando il servizio pubblico”. Amen. Ormai Natale potrà essere annoverato tra i consiglieri Rai del “giorno dopo”. Infatti, i suoi comunicati stampa arrivano sempre quando la frittata è fatta. Vedi il caso clamoroso dell’intervista a Rossi su il Foglio dove ha premesso che “condivide” con l’AD la “rivendicazione del ruolo del servizio pubblico …” ovvero Rossi che ha rivendicato come “mio” successo l’affossamento di Rai Tre (ANSA 8 giugno). L’Usigrai, il PD con Graziano e il suo stesso partito AVS nei giorni scorsi dalle colonne del Manifesto a firma Vincenzo Vita hanno chiesto le dimissioni di questo vertice ma lui non se ne avvede. Natale resiste indomito: la fine del mandato è dietro l’angolo.  

Cosa altro si vuole aggiungere in queste calde giornate di giugno 2026. Cosa altro vuoi dire o scrivere che possa migliorare il diffuso sentimento di tristezza e abbandono che pervade tutto questo?

Teniamoci su: sappiamo che il direttore del Tg1 Chiocci (votato per errore dal consigliere 5S di Majo), fedelissimo della Meloni, ha ringraziato della sua amicizia e che tra Rai Due e Rai Tre ci sarà un cambio della guardia tra Salvo Sottile e Antonino Monteleone.

Non ci resta che … piangere o ridere?

bloggorai@gmail.com

RAI: due Italie, due TV tra broadcast e broadband

 

By Bloggorai ©

Senza tanti giri di parole: in Italia, secondo l’ultimo Report della Caritas 2026, sono aumentate dell’1.75 le persone che necessitano di assistenza, aumenta la povertà cronica, aumenta l’intensità del bisogno e la solitudine sociale e chi ne è colpito maggiormente sono gli over 65 negli ambiti più delicati: casa e salute. Il Paese è sempre più povero e si divarica tra chi accresce ricchezze e benessere e chi è privo anche dei servizi essenziali. Chi accresce le ricchezze è un evasore fiscale che nello scorso anno ha superato i 100 miliardi e i furbetti delle tasse non pagate sono prevalentemente quelli delle attività commerciali e professionali (IRPEF) per oltre il 40% seguiti a ruota dai professionisti delle fatture IVA inevase. Nel frattempo, trullallero trullallà, la spesa sanitaria in Italia è molto al di sotto della media europea nel rapporto con il PIL (6,3% contro l’8%, le famiglie spendono molto di più nel privato mentre diminuisce il personale addetto nel Servizio Sanitario Pubblico. Nel frattempo, trullallero trullallà, “L'Italia terzultima in Ue per spesa in istruzione sul Pil, resta in coda anche per laureati e diplomati”. Nel frattempo, trullallero trullallà, secondo “Il nuovo rapporto SIPRI colloca l'Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi)”.

Ecco allora che ieri sera, in tale contesto, è andato in onda su Rai Tre lo storico programma di Domenico Iannaccone “Che ci faccio io qui” e, ancora una volta, ci siamo dovuti chiedere se è sbagliato il programma o è sbagliata la rete. Ieri sera il tema proposto, gli “hospice” ovvero le case per le cure palliative ai malati terminali, è un colpo al cuore alla nostra coscienza, alla nostra serena, banale, ordinaria quotidianità di benessere e sopravvivenza. Un tema tanto duro, scomodo e rasposo quanto ordinario e comune a tante famiglie che in un modo o nell’altro, chi prima o chi dopo, saranno alle prese con i loro “anziani” ai quali garantire la dignità di vita dei loro ultimi anni. Iannaccone lo fa sempre con grande sensibilità e rispetto, non cerca lo “scoop”, non alza la voce e non invita “ospiti” speciali ma solo “persone” normali, solo coloro che svolgono con ordinaria professionalità il loro lavoro in un ambito molto complesso.

Allora, ci viene da dire che la trasmissione è “giusta” da Servizio Pubblico che, in questo caso e per questi temi non deve guardare gli ascolti ma i suoi contenuti ma, forse, è collocata dentro RaiTre, quella “sbagliata” perché ormai destinata all’estinzione come fieramente ha rivendicato l’AD Rossi con il “mio” successo per aver conseguito il risultato della trasmigrazione di telespettatori verso La 7.

E la rete Tre è oggi sbagliata perché, semplicemente si stanno applicando scienza e coscienza per farla essere tale. Dopo i fulgidi esempi delle repliche di Sissi e di Piedone lo sbirro di venerdì e sabato scorso che almeno portano a casa sempre due ‘spicci di ascolti introno al 5%, ecco ora l’esempio clamoroso di ingegneria editoriale: il citato programma di Monteleone di lunedì ha commesso un errore geniale, una sgrammaticatura giornalistica inconcepibile. Posto che il “crimine in Tv” da sempre tira più di un carretto di buoi, posto che Garlasco tira di più di due carretti di buoi e posto che hai un presunto “scoop” con un testimone che potrebbe far saltare il banco delle indagini ... cosa ti combina ‘sto ragazzo? Mette tutto il Circo Garlasco in coda e non in testa al programma: apre con un risibile dibattito tra il nulla e il niente e chiude con la sola “notizia” che gli avrebbe fruttato fama e notorietà come già avvenuto con il suo ex collega Infante, prima adulato dal suo direttore Corsini, e poi “premiato” con un lauto contratto a Mediaset. Il crimine paga, bene e subito. Già, che ci fà Iannaccone a Rai Tre? Cosa ci azzecca con Garlasco?

Torniamo su Rai Way e l’accordo con Ei Towers. Ci scrive uno dei soliti attenti ed esperti lettori per cercare di comprendere i motivi che renderanno difficili queste nozze. Oltre ai noti problemi sul razionale di carattere finanziario, industriale e non ultimo politico, ce n’è uno di carattere tecnologico di grande rilievo: le frequenze. Leggiamo quanto ci scrive: “Posto che l’accordo Rai – Rai Way 7+7+7 scade nel 2035 e posto che Mediaset ritiene che i profitti li ricava sul terrestre, mentre considera il broadband residuale. Posto ancora che sicuramente la fusione tra RaiWay e EiTowers richiede che il digitale terrestre rimanga attivo almeno fino al 2040 e, senza questa garanzia, niente fusione. Infatti il MIMIT difende lo status quo in Europa ad oltranza. Se il DTT muore deve morire di morte naturale, non per morte accelerata per favorire il nascituro che non sboccia ovvero il “take up” del broadband che non decolla in tutta Europa e lo si vuole spingere obbligando la gente a vedere la tv in quel modo chiudendo forzatamente il DTT. Quello che hanno provato a fare in Svizzera o la Svezia con FM e DAB facendo poi rapida retromarcia”. Vedi pure quanto scrive Affari Italiani “Secondo Reuters il nodo della questione starebbe nel fatto che la Rai sta chiedendo la proroga del contratto di Ei Towers al 2037 invece che al 2032 con il suo miglior cliente ossia Mediaset. Per Mfe la valutazione non sarebbe semplice dato che il rinnovo dello spettro e della titolarità dei Mux, ossia i pacchetti di canali tv, è previsto proprio nel 2032. Attualmente i Mux di Mfe sono 3 detenuti da Elettronica Industriale. Inoltre nel 2037 alcuni broadcaster commerciali avranno già avviato lo switch off del digitale terrestre verso le trasmissioni via Internet. Il digitale terrestre infatti è una tecnologia residuale che dovrebbe essere usata alla fine solo da Rai per assolvere il mandato di servizio pubblico. In quella data anche altri clienti di Ei Towers, come Cairo (1 Mux) e Persidera (3 Mux per Discovery, Sky e altre emittenti) potrebbero non usare più il digitale terrestre”.

‘Sto matrimonio sarà difficile da vederlo realizzato.  

bloggorai@gmail.com

RAI: due Italie, due Tv tra broadcast e broadband

By Bloggorai ©

Senza tanti giri di parole: in Italia, secondo l’ultimo Report della Caritas 2026, sono aumentate dell’1.75 le persone che necessitano di assistenza, aumenta la povertà cronica, aumenta l’intensità del bisogno e la solitudine sociale e chi ne è colpito maggiormente sono gli over 65 negli ambiti più delicati: casa e salute. Il Paese è sempre più povero e si divarica tra chi accresce ricchezze e benessere e chi è privo anche dei servizi essenziali. Chi accresce le ricchezze è un evasore fiscale che nello scorso anno ha superato i 100 miliardi e i furbetti delle tasse non pagate sono prevalentemente quelli delle attività commerciali e professionali (IRPEF) per oltre il 40% seguiti a ruota dai professionisti delle fatture IVA inevase. Nel frattempo, trullallero trullallà, la spesa sanitaria in Italia è molto al di sotto della media europea nel rapporto con il PIL (6,3% contro l’8%, le famiglie spendono molto di più nel privato mentre diminuisce il personale addetto nel Servizio Sanitario Pubblico. Nel frattempo, trullallero trullallà, “L'Italia terzultima in Ue per spesa in istruzione sul Pil, resta in coda anche per laureati e diplomati”. Nel frattempo, trullallero trullallà, secondo “Il nuovo rapporto SIPRI colloca l'Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi)”.

Ecco allora che ieri sera, in tale contesto, è andato in onda su Rai Tre lo storico programma di Domenico Iannaccone “Che ci faccio io qui” e, ancora una volta, ci siamo dovuti chiedere se è sbagliato il programma o è sbagliata la rete. Ieri sera il tema proposto, gli “hospice” ovvero le case per le cure palliative ai malati terminali, è un colpo al cuore alla nostra coscienza, alla nostra serena, banale, ordinaria quotidianità di benessere e sopravvivenza. Un tema tanto duro, scomodo e rasposo quanto ordinario e comune a tante famiglie che in un modo o nell’altro, chi prima o chi dopo, saranno alle prese con i loro “anziani” ai quali garantire la dignità di vita dei loro ultimi anni. Iannaccone lo fa sempre con grande sensibilità e rispetto, non cerca lo “scoop”, non alza la voce e non invita “ospiti” speciali ma solo “persone” normali, solo coloro che svolgono con ordinaria professionalità il loro lavoro in un ambito molto complesso.

Allora, ci viene da dire che la trasmissione è “giusta” da Servizio Pubblico che, in questo caso e per questi temi non deve guardare gli ascolti ma i suoi contenuti ma, forse, è collocata dentro RaiTre, quella “sbagliata” perché ormai destinata all’estinzione come fieramente ha rivendicato l’AD Rossi con il “mio” successo per aver conseguito il risultato della trasmigrazione di telespettatori verso La 7.

E la rete Tre è oggi sbagliata perché, semplicemente si stanno applicando scienza e coscienza per farla essere tale. Dopo i fulgidi esempi delle repliche di Sissi e di Piedone lo sbirro di venerdì e sabato scorso che almeno portano a casa sempre due ‘spicci di ascolti introno al 5%, ecco ora l’esempio clamoroso di ingegneria editoriale: il citato programma di Monteleone di lunedì ha commesso un errore geniale, una sgrammaticatura giornalistica inconcepibile. Posto che il “crimine in Tv” da sempre tira più di un carretto di buoi, posto che Garlasco tira di più di due carretti di buoi e posto che hai un presunto “scoop” con un testimone che potrebbe far saltare il banco delle indagini ... cosa ti combina ‘sto ragazzo? Mette tutto il Circo Garlasco in coda e non in testa al programma: apre con un risibile dibattito tra il nulla e il niente e chiude con la sola “notizia” che gli avrebbe fruttato fama e notorietà come già avvenuto con il suo ex collega Infante, prima adulato dal suo direttore Corsini, e poi “premiato” con un lauto contratto a Mediaset. Il crimine paga, bene e subito. Già, che ci fà Iannaccone a Rai Tre? Cosa ci azzecca con Garlasco?

Torniamo su Rai Way e l’accordo con Ei Towers. Ci scrive uno dei soliti attenti ed esperti lettori per cercare di comprendere i motivi che renderanno difficili queste nozze. Oltre ai noti problemi sul razionale di carattere finanziario, industriale e non ultimo politico, ce n’è uno di carattere tecnologico di grande rilievo: le frequenze. Leggiamo quanto ci scrive: “Posto che l’accordo Rai – Rai Way 7+7+7 scade nel 2035 e posto che Mediaset ritiene che i profitti li ricava sul terrestre, mentre considera il broadband residuale. Posto ancora che sicuramente la fusione tra RaiWay e EiTowers richiede che il digitale terrestre rimanga attivo almeno fino al 2040 e, senza questa garanzia, niente fusione. Infatti il MIMIT difende lo status quo in Europa ad oltranza. Se il DTT muore deve morire di morte naturale, non per morte accelerata per favorire il nascituro che non sboccia ovvero il “take up” del broadband che non decolla in tutta Europa e lo si vuole spingere obbligando la gente a vedere la tv in quel modo chiudendo forzatamente il DTT. Quello che hanno provato a fare in Svizzera o la Svezia con FM e DAB facendo poi rapida retromarcia”. Vedi pure quanto scrive Affari Italiani “Secondo Reuters il nodo della questione starebbe nel fatto che la Rai sta chiedendo la proroga del contratto di Ei Towers al 2037 invece che al 2032 con il suo miglior cliente ossia Mediaset. Per Mfe la valutazione non sarebbe semplice dato che il rinnovo dello spettro e della titolarità dei Mux, ossia i pacchetti di canali tv, è previsto proprio nel 2032. Attualmente i Mux di Mfe sono 3 detenuti da Elettronica Industriale. Inoltre nel 2037 alcuni broadcaster commerciali avranno già avviato lo switch off del digitale terrestre verso le trasmissioni via Internet. Il digitale terrestre infatti è una tecnologia residuale che dovrebbe essere usata alla fine solo da Rai per assolvere il mandato di servizio pubblico. In quella data anche altri clienti di Ei Towers, come Cairo (1 Mux) e Persidera (3 Mux per Discovery, Sky e altre emittenti) potrebbero non usare più il digitale terrestre”.

‘Sto matrimonio sarà difficile da vederlo realizzato.  

bloggorai@gmail.com

martedì 16 giugno 2026

SOS: salviamo RAI Tre, occorre più Garlasco !!!

By Bloggorai ©

La storia dell’uomo è costellata di paradossi di ogni genere. Per paradossale che possa apparire, Cesare doveva temere più per i suoi “amici” che per i suoi avversari congiurati. La politica, ovviamente, non ne è esente.

Oggi ci troviamo di fronte ad un paradosso dagli esisti inimmaginabili. Ogni giorno, ogni ora, su tutti i media, non si parla altro che di Vannacci e del “vannaccismo” ovvero quel sottile fascismo vecchio o nuovo che dir si voglia sempre presente in tanta parte dell’elettorato italiano e che necessita solo di qualcuno che gli dia un volto, una immagine spendibile. Talvolta mascherato da “centrismo”, “moderatismo” o “perbenismo”. Non è un tema terminologico. È un retaggio antropologico, malcelata voglia di “ordine” e di “uomo forte al comando” che questa destra, questo Governo, sintetizza in modo perfetto.

In cosa consiste il “paradosso di Vannacci”? Consiste nel fatto che molti, tanti, sperano e sostengono la sua crescita come miccia corta in grado di far implodere il centro destra e impedirgli di vincere le prossime elezioni. Per paradossale che possa apparire, è verosimile supporre che per battere la destra è necessario sperare che vinca l’ultra destra.

Veniamo ora ad un paradosso di casa Rai. Ieri sera è andato in onda su Rai Tre “Filorosso” condotto da Antonino Monteleone, reduce da un successo personale di una sua precedente trasmissione che ha sfiorato lo 0,9% di ascolti. È stato premiato ed ora, ieri sera, ha conseguito il 3,6% con circa 490 mila telespettatori. Nota bene, la settimana scorsa due “campioni” di ascolti cioè la ennesima replica di Sissi in versione estiva e e il fantasmagorico Piedone lo Sbirro, sempre su RaiTre, hanno fatto molto di più. Ha ragione l’AD Rossi a rivendicare il “suo “successo nell’aver consentito l’emigrazione del pubblico da Rai Tre verso la 7: sta facendo un ottimo lavoro e i risultati si vedono. Solo che noi, vecchi militanti e affezionati telespettatori della Rai Tre di una volta, non ci rassegniamo a questo triste e infame destino e allora dobbiamo dare una mano: forza Monteleone, puoi fare di meglio!!!! Accetta un modesto consiglio: porta il Circo Garlasco in avanti e non a tarda notte quando ormai, noi anziani, siamo già appisolati sul divano. Dai ... Filorosso, facci sognare! Ci sono tanti altri casi di cronaca nera di cui parlare.

E, rivolti al “filosofo di Colle Oppio”, per cortesia, non si faccia influenzare da coloro che remano sempre contro: gli ascolti bassi su Rai Tre sono un premio, una benedizione, una manna scesa dal Cielo come premio per il “suo” lavoro. Infine, rivolto a qualche consigliere che si lamenta per il “troppo Garlasco” sul Servizio Pubblico: se proprio lo ritiene nocivo per la salute dei telespettatori può fare come recita un noto slogan: “Garlasco nuoce alla salute e inquina anche te, digli di smettere” magari rivolgendosi al suo AD Rai, Giampaolo Rossi.

Comunque, alla fin fine, hanno ragione i teorici della “replica” quale che sia. Qualsiasi cosa “vecchia” che mandi in onda su RaiTre è sempre più gradita di una “nuova” e costa pure molto meno. Per le esauste casse Rai una benedizione che forse noi non abbiamo colto. Rossi invece, gran furbone, invece si.

Dajeeeee Rossi, dajeeeeee Monteleone, ce la farete: la cancellazione di RaiTre è dietro l’angolo, un ultimo sforzo!!!!  

bloggorai@gmail.com

lunedì 15 giugno 2026

RAI Way e Ei Towers: cronache di poveri amanti

By Bloggorai ©

“Eravamo io, Gabriel Garcia Marquez, Sergio Leone, Muhammad Ali e Robert De Niro a cena insieme a Roma nel 1982” poi aggiornato con “Eravamo Io, Fidel, Paco Pena, Teofilo Stevenson, Compay Segundo, Juantorena, Sotomayor, Maradona, Cassius Clay, Mario e Pippo Santonastaso, Simeoni, Mennea, Mats Wilander, Roscoe Tanner, Dino Meneghin”. La prima citazione è originale del compianto Gianni Minà, la seconda artefatta dall’intelligenza naturale che si usava molto a quei tempi. Forse oggi un po’ meno.

Ci torna in mente questa situazione quando leggiamo di qualcuno che si incontra, per fini più o meno nobili. Oggi c’è il G7 ad Evian ed il tema è sempre e solo uno: la guerra e i connessi traffici economici. Tutti gli altri mali del mondo possono attendere. Scatenano le guerre da soli, violano ogni diritto internazionale e poi, allegramente, come se nulla fosse, siedono intorno ad un tavolo, felici e sorridenti come se nulla fosse. Hanno fatto un buco, aperto una voragine, ed ora cercano di metterci una pezza e la chiameranno pace. Hanno spianato Gaza e massacrato decine di migliaia di palestinesi ma se ne sono dimenticati, come se nulla fosse avvenuto.

Bene, chiudiamo, almeno per pochi giorni, la triste vicenda di un fidanzamento che non vuole diventare matrimonio: quello tra Rai Way e Ei Towers. Abbiamo usato nel titolo di oggi una parafrasi di Vasco Pratolini: perfetta per sintetizzare la situazione. Ieri era prevista la chiusura del MoU che avrebbe dovuto definire il dossier una volta per tutte, dopo anni, tanti anni, di “vorrei e non vorrei”. 

Abbiamo scritto e ne siamo tutt’ora convinti che, nonostante le melliflue e amorose dichiarazioni di intenti “ ’ste nozze non s’hanno da fare” per tanti buoni motivi che abbiamo illustrato più volte. Formalmente tutti le vorrebbero ed i “razionali” finanziari ci sono tutti (ieri il titolo è calato del 3,5%) ma, sostanzialmente, nessuno fa un passo avanti per portarle a termine. I nodi appaiono insuperabili: non solo i differenti contratti di servizio che legano rispettivamente Rai Way a Rai e Ei Towers a F2i ma, per quanto sappiamo da tempo, rimane sotto traccia il problema della governance della futura società delle torri che, nel determinato conteso normativo, rimane una grande incognita. Attenzione non si tratta solo di “cornice” legislativa ma di persone, ovvero di chi (sostanzialmente a quale “quota” politica” appartiene) potrebbe essere nominato a fare cosa e in che rapporto proporzionale tra le parti. Ci dicono che, sotto sotto, non ci sia proprio un gran feeling su questo fronte: nessuno si fida di nessuno e nessuno è in grado di fornire garanzie. la recente riconferma di Cecatto a Rai Way, dicono... dicono, non sembra essere stata vista con buon occhio, da tate parti oltre la sua personale che si mantiene il pingue compenso di oltre 500 mila euro anno, il doppio del suo "proprietario". Nessuno poi dimentica che nel backstage della trattativa c’è la riforma Rai e della sua governance, nonché del ruolo e peso del MEF, attuale “garante” del possibile accordo. Il MEF "è" la Lega e F2i "è" Forza Italia. 

Ieri, al termine di una lunga giornata di serrate trattative, sul filo di lana, poco prima di mezzanotte, hanno deciso di rinviare tutto ulteriormente, ovvero hanno deciso di non decidere, una formula classica usata nei momenti critici quando non si sa come cavarsela. Leggiamo stamattina dal Sole24 a firma Andrea Biondi che “Tempi supplementari per tentare il matrimonio fra Rai Way ed Ei Towers. Altri quindici giorni di trattative fra Rai da una parte e F2i e Mfe dall’altra per tentare l’accordo”. Sono ormai quasi 12 anni che si “tenta” di trovare un accordo. Tanti.

Rimanete sintonizzati, in giornata ci sarà un secondo post.

bloggorai@gmail.com

RAI e RAI Way: il giorno infinito delle decisioni incerte e confuse

By Bloggorai ©

Ebbene, allora, va’ avanti. Oh, se un uomo potesse sapere

la fine delle vicende di quest’oggi prima che essa arrivi!

Ma è sufficiente che questo giorno finisca,

e allora si saprà la fine. Andiamo, voi tutti, via!

(Bruto a Cassio sulla Piana di Filippi)

La settimana scorsa non è stata proprio una delle più felici nella storia recente della Rai e del Servizio Pubblico, se ne parlerà ancora a lungo. Vediamo ora questa che sta per cominciare

E venne alfin il giorno del giudizio, forse non Universale, forse non totale. Forse ancora una volta non risolutivo ma certamente di indubbio significato strategico per il futuro del Servizio Pubblico. Oggi scade il termine per l’ennesimo rinvio del MoU (Memorandum Of Understanding) per l’accordo tra Rai Way e Ei Towers.

Correva l’anno 2014, mese di ottobre, e la Società delle Torri di proprietà Rai si quota alla Borsa di Milano. Passano appena pochi mesi e arriva l’OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) di Mediaset per il 100% di Rai Way, subito respinta al mittente: le Torri Rai devono restare “prevalentemente” in mano pubblica. Un “nuovo Patto del Nazareno” su questo tema “non s’ha da fare”. Bersani a quel tempo sbertuccia l’operazione “Prima #Mondadori-#Rcs, poi #Mediaset-#Raiway: ora aspetto che il #Milan compri l’#Inter». Fatto sta che “passa il temo e l’uom non se ne avvede” e da allora, 12 anni dopo questo matrimonio tra rai Way e Ei Towers sembra sempre sull’orlo di una crisi di nervi e questa volta, forse, definitiva.

Bloggorai ha seguito questo tema innumerevoli volte da anni, ed ha mantenuto costante una linea di analisi e valutazione. Anzitutto la valutazione dei tre cosiddetti “razionali” ovvero quello politico in primo piano, poi quello finanziario e infine quello industriale. Dei tre, l’unico che appare solido e “fruttifero” è quello legato alle alchimie finanziarie rispetto all’andamento del titolo in Borsa e agli interessi che ne traggono i “fondi” azionari che, nota sempre molto bene, godono di un vantaggio ineguagliabile: i profitti generati da Rai Way provengono per larghissima parte dal lauto contratto di affitto che Rai paga a Rai Way (un vero Contratto di Servizio) stimato ben oltre 200 milioni/anno. Nota ancora bene: i “fondi” sono sempre stati molto interessati alla fusione e, spesso e volentieri, scrivono direttamente a Palazzo Chigi per sollecitare la chiusura del “deal”. Vedi marzo 2022 quando Amp, Amber e Kairos, padroni del 7% della società quotata e di un quinto del flottante, hanno chiesto direttamente a Draghi di consolidare “…un processo che crei valore per tutti i soci: tutelare il nostro interesse insieme a quello pubblico”. Il valore e il profitto per loro è noto, quello pubblico un po’ meno.

Questo ci porta al “razionale politico” dell’operazione fusione o “polo delle torri” che dir si voglia. Il “razionale politico” semplicemente non c’è e, seppure ci fosse, è confuso e incerto. Non sembra esserci sul terreno del Governo che non sembra proprio avere le idee chiare, non solo su Rai Way ma su tutto il fronte delle TLC nel nostro Paese. Lo scorso 13 marzo si è svolto un interessane appuntamento con il titolo “Telecommunications of the Future” dove la parola chiave è stata “sfida” accompagnata da “infrastrutture strategiche” ma in cosa debba consistere questa sfida e in che termini si debba porre il problema delle “infrastrutture strategiche” in chiave di risorse e obiettivi non è emerso con chiarezza. Non parliamo poi del “razionale politico” dentro le forze di opposizione su questo tema, segnatamente su Rai Way. Magari a Bloggorai qualcosa potrà pure sfuggire, ma a nostra memoria non abbiamo tracce di un pensiero costruito, una missione o meglio ancora una visione (quella che solitamente si trova dall’ottico). Recentemente abbiamo letto sul Manifesto una frase sibillina “… le torri trasmissive della radiotelevisione possono tornare utilissime. Sempre che non si limitino ai vecchi confini, ma si cimentino nella costruzione di adeguati Data Center” salvo poi dimenticare che il tema “Data Center” rischi di diventare una rinnovata vicenda simile al 5: tutti lo vogliono ma nessuno se lo prende. 

Salvo poi, ignorare la recente fantasticheria di Rai Way che ha proposto un Hyperscale a Pomezia senza un cliente, senza la definizione di risorse economiche e senza un cronoprogramma, per non dire del cuore dei problemi dei Data Center: l’enorme quantità di acqua per il raffreddamento e di energia elettrica necessari a farli funzionare. Morale della favola: i “Data Center” non li vuole nessuno all’uscio di casa: negli USA “il 70% degli americani è contrario alla costruzione di un data center nella propria area; il 50% cita l'impatto sulle risorse ambientali come motivazione, il 18% l'uso eccessivo dell'acqua in modo specifico”. Amazon nei giorni ha comunicato che nel 2025 ha utilizzato circa 10 miliardi di acqua per raffreddare i suoi impianti che, nota bene, al termine del ciclo non sarà proprio come fresco di sorgente alpina. Da osservare che mentre noi "dibattiamo" sui Data Center terrestri c'è già chi ragiona sui "Data Center satellitari" vedi interessante riflessione https://www.lincei.it/it/spacex-orbital-data-center-system-considerazioni-dei-lincei

Infine, il “razionale politico” è merce assai rara in ambienti Rai. Nessuno conosce il proprio destino ovvero se e quanto resterà ancora a galleggiare questo Cda, con quale Legge semmai verrà una riforma. Ma ancora più è sovrastante il “razionale politico personale” cioè chi mai potrà essere indicato a dirigere in quota parte la possibile futura “società delle torri”: un uomo in “quota” Lega come vorrebbero gli attuali diretti interessati oppure spostare l’equilibrio verso una figura più gradita alla controparte Forza Italia ovvero Mediaset?  

Chiudiamo con il “razionale industriale” e riproponiamo l’eterno  e irrisolto dilemma: che ne facciamo con il “ferrovecchio” delle torri di alta quota? Sono realmente un “gioiello di famiglia” meritevole di essere valorizzate oppure è preferibile abbandonarle al loro triste destino e pensare ad altro? Altro ma cosa?

Veniamo ad oggi: per quanto è dato sapere, a mercato chiuso, forse nel tardo pomeriggio, verrà comunicato l’esito dell’incontro tra Rai Way e Ei Towers. I titoli e i contenuti degli analisti sono chiari: le nozze sono destinate, bene che vada, ad essere ulteriormente rinviate e, con i tempi politici che corrono, difficile supporre che possano essere tempi ravvicinati. Tra l’altro, c’è una piccola ma significativa novità: “Ei Towers perde la Serie A? A rischio gli appalti del calcio e la fusione con Rai Way” come ha titolato Calcio e Finanza. Sullo sfondo emerge una “nuova generazione” di problemi: la nascita di nuovi operatori Tv, in chiaro e su piattaforma: vedi la Lega Calcio e il magnate greco Theodore Kyriakou (nuovo proprietario del gruppo Gedi – Repubblica etc) che vorrebbe fare la “CNN italiana” ovvero una rete “all news”.

Comunque, per chi fosse interessato ad approfondire il tema Rai Way e data Center, può rileggere un contributo di un nostro molto autorevole lettore che abbiamo riportato lo scorso 25 ottobre: “I Data Center, ormai sono una componente strategica essenziale per tutto il sistema di diffusione e Rai, semplicemente, non ne ha abbastanza in termini di qualità e quantità. Senza Data Center non si va da nessuna parte. 

Grosso modo, in sintesi, ne occorrono di due tipi: un primo “tipo” si rivolge all’interno dell’Azienda, cioè un “luogo” dove girano, si lavorano e si conservano i dati e i contenuti digitali, ovvero la “cassaforte coni beni di famiglia” Rai. Il secondo “tipo” di Data Center è rivolto all’esterno, al mercato, ai telespettatori ovvero la cosiddetta CDN (Content Delivery Network). A suo tempo Bloggorai ha dedicato uno speciale a questo tema. Allora, lo stato dell’arte fotografa che quelli del primo tipo in parte già ci sono, di modeste dimensioni e già “datati”. Il secondo tipo invece è affidato in “noleggio” esterno (Akamay ad un costo stimato di oltre 6 mln l’anno). I Data Center sono voraci di tecnologia e di energia. Quindi il tema del make or buy è ancora irrisolto. Un Big Data Center, come pure per la CDN, per un solo cliente non ha senso. Per intenderci: la BBC ha una CDN propria e poi si appoggia per l'overflow a CDN di terzi. La CDN come commodity ha il vantaggio dell'aggiornamento tecnologico e dei costi a bit decrescenti (la CDN ha 3 elementi di costo: traffico, elaborazione, canone) dove un elemento cala sempre e gli altri due crescono. 10 anni fa Mediaset aveva proposto una CDN comune per i broadcasters nazionali tramite un loro consorzio, ma Rai ha mancato l'occasione” vedi https://bloggorai.blogspot.com/2025/10/rai-le-pagine-nere.html e prima ancora https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html  .

bloggorai@gmail.com


 

sabato 13 giugno 2026

RAI (e forse non solo): con questa opposizione non vinceremo mai

By Bloggorai ©

Con questa “opposizione” non solo ci terremo TeleMeloni per i prossimi anni ma ci imbarcheremo pure il generalissimo Vannacci e il tutto il “vannaccismo” nel Paese e nella Rai. Abbiamo l'opposizione del giorno dopo, a scoppio ritardato, scaduta come lo yoghurt. Amen.

Ieri, per chiudere degnamente una settimana alquanto infelice per la Rai e il Servizio Pubblico, è andata in onda su RaiTre l’ennesima Principessa Sissi, solitamente destinata alle fredde serate d’inverno. Sulle reti Mediaset, contemporaneamente e su tutti i canali, andava in onda una rievocazione storica a tre anni dalla scomparsa di Berlusconi.

Poco prima, nelle sedi Rai e in particolare a Saxa Rubra, si è svolto il “Bimbo Day” per consentire ai figli e nipoti dei dipendenti dell’Azienda di conoscere il luogo di lavoro dei loro genitori/nonni. Se non che, la manifestazione si è trasformata in una sorta di giornata “Esercito Day” con tanto di gonfiabile, soldati in mimetica, cani robot e forze dell’ordine che illustravano come prendere le impronte digitali e ricostruivano “scene del crimine” come non fossero sufficienti quelle sbattute in prima serata ogni giorno da Garlasco in poi con le mille fiction del genere “crime”. Fenomenale.

Se non che, intorno alle 19.02, circolano due video dove si vedono prima il Segretario Usigrai Macheda e poi il consigliere Natale davanti a Saxa Rubra che esprimono “sorpresa” per quanto appena avvenuto (e concluso, vista l’ora) a Saxa Rubra. Allora, nota bene: la notizia dell’evento è nota dal 1° giugno quando Dagospia riprende un pezzo di Lisa di Giuseppe su Domani che, a sua volta riprende il testo di una comunicazione ai dipendenti su Rai Place inviata nei giorni precedenti. Tre giorni dopo, il 3 giugno, a scoppio ritardato, alle 15.27 l’ADN Kronos pubblica un comunicato congiunto a firma dei consiglieri Rai di Majo, Di Pietro e Natale, dove “…non vedono ragioni perché questa giornata venga trasformata in altre attività …”. Hanno proprio scrittoche "non vedono ragioni". Sorprendente: non solo a scoppio ritardato ma anche una comunicazione leggera come piuma al vento, inutile e irrilevante. una volta si diceva: "se le cose non le sai ..salle!" e loro sono li per saperle, possibilmente prima.

Morale della favola: l’iniziativa era nota da tempo e solo il Cda non ne sapeva nulla. Delle due l’una: o il Cda sui dossier “sensibili” non tocca palla e citiamo ad esempio il famigerato contratto alla Maggioni gestito in gran segreto oppure è utile o complice solo a votare all’unanimità, ad esempio il Piano Immobiliare dove era pure prevista la cessione del Delle Vittorie. 

Ma, l’aspetto più grave avvenuto in settimana e dove si svela tutta l’irrilevanza di questi consiglieri di opposizione si è svelata quando è stata pubblicata l’intervista all’AD Rossi dove ha rivendicato il “mio“ successo per aver consentito l’emigrazione dei telespettatori da RaiTre verso La 7. Rossi non ha fatto altro che certificare quello che era sotto gli occhi di tutti da tempo, da mesi, da anni: la progressiva degradazione di RaiTre. 

Appena nota l’intervista, tutti a stracciarsi le vesti, ovviamente dopo e non prima. La stessa dinamica si è ripetuta tre giorni dopo con l’audizione di Giorgetti in Senato dove siamo arrivati al punto che l’Usigrai pone la domanda “ … vorremmo capire …”. Cosa c’è da capire? Era ed è tutto noto, scritto e diffuso da tempo, da settimane e mesi se non anni. Era noto Rossi, era noto Giorgetti era nota la posizione del Governo sulla riforma Rai. Cosa c’è altro da capire? Non dico Bloggorai che, ci rendiamo conto, a molti ogni mattina fa venire l’orticaria e lo hanno cancellato da ogni elenco telefonico, ma è sufficiente leggere i quotidiani o frequentare i siti più o meno specializzati. Tutto già noto e seppure non fosse sempre chiaro, sarebbe sufficiente “connettere i punti” ovvero legare i ragionamenti, fare una “quadra”.

Occorre un ultimo pensiero positivo per dare speranza all’opposizione sulla Rai: tra poche ore, lunedì, scade il Mou tra Rai Way e Ei Towers. Ieri Repubblica, con la solita bene informata Sara Bennewitz ha titolato “Naufragano le nozze tra Rai Way e Ei Towers, lunedì scadono i termini. Naufragano le nozze tra Rai Way e Ei Towers, lunedì scadono i termini. Salta l’accordo per dare vita al gigante italiano delle torri tv che avrebbe messo insieme le antenne della Rai con quelle di Mediaset e della La7” e oggi il Sole, a firma Andrea Biondi, titola "Fusione nelle torri a forte rischio, distanze fra RAi Way e Ei Towers"Bloggorai lo ha scritto sei mesi prima ed ha debitamente informato prima i suoi lettori e poi chi avrebbe dovuto sapere e fare qualcosa. Prima e non dopo.

Oggi chiedere le sole semplici dimissioni dei consiglieri (come già fatto dai partiti di opposizione) sembra pure poco. Si può fare di meglio e di più.

bloggorai@gmail.com