"Il lampo" di Giovanni Pascoli.
Care lettrici, cari lettori … qui non c’è solo un rumore
profondo: ce ne sono tanti e sono minacciosi.
Il primo rumore, cupo e vicino, viene dalla politica, viene
da questo Governo e da quello che ci potrà essere dopo le elezioni del 2027. Sarà
un anno molto cupo. Resisterà la Meloni, o chi per lei, che potrà poi
candidarsi alla Presidenza della Repubblica? Ce la farà il “campo largo” a
rompere l’accerchiamento?
Il secondo rumore, vasto e rabbioso, viene dal mondo reale,
dalle persone a disagio, dallo stato disastroso dell’economia, della sanità,
dell’istruzione, dell’ambiente. È un rumore minaccioso e incombente, immediato
e tangibile seppure sottotraccia che, talvolta, emerge.
Un terzo rumore compare all’orizzonte internazionale e si diffonde
tra guerre in corso e guerre minacciate,
tra aumento delle spese militari e timori atomici.
Il quarto rumore, cupo e sinistro, arriva dall’inusitata
velocità e violenza con la quale l’IA ci sta circondando. Non c’è ambito del
fare o del sapere umano che non ne sia invaso, nel bene e nel male. C’è da
temere o da gioire per i vantaggi che ci può recare? La dobbiamo gestire o
subire?
Un “rumorino” subordinato ma non meno avvertito è quello dei
Data Center. Dovunque, nel mondo, cresce e si diffonde un vasto movimento “NO
Data Center”: troppo invasivi, troppa energia per alimentarli, troppa acqua
necessaria a raffreddarli e troppo suolo consumato.
Il quinto rumore, soffuso e diffuso, riguarda il destino prossimo
venturo della Rai e del Servizio Pubblico radiotelevisivo. Ieri si è diffusa la
notizia di una manifestazione a “ … Praga
per protestare contro l'abolizione del canone radiotelevisivo, accusando il
governo (di estrema destra) di soffocare la libertà di stampa”. Ci siamo subito
chiesti: e semmai questo Governo, in tutto o in parte, volesse abolire il canone
Rai chi e come sarebbe disposto a proporre una “grande manifestazione” di
protesta per difenderlo? Difendere cosa e perché? Lo stato dell’arte, con la
riforma Rai alle porte (in Aula alla fine di novembre), prevede che “… l'ammontare
del canone di abbonamento di cui al primo periodo non può subire una variazione
negativa se non in presenza di condizioni eccezionali debitamente motivate, che
comportino la riduzione delle esigenze di finanziamento. Ogni variazione in riduzione
deve essere accompagnata da una relazione tecnica trasparente e verificabile,
redatta secondo criteri oggettivi e coerenti con gli obblighi europei in
materia di pluralismo, indipendenza editoriale e stabilità economica delle
emittenti pubbliche. In ogni caso, qualunque variazione in negativo
dell'ammontare del canone non può superare il 5 per cento rispetto all'importo
dell'anno precedente». Ovvero: il canone Rai non può certo aumentare ma può diminuire
e chi lo decide se e quanto? Il Governo stesso. Tutto questo, in adempienza a quanto
disposto dal famigerato EMFA che impone (art. 5) “Gli Stati membri devono
assicurare risorse finanziarie sufficienti e stabili per consentire ai media
pubblici di svolgere la loro missione” insieme a alla nomina dei vertici con “…
procedure trasparenti, aperte, efficaci e non discriminatorie”. L’EMFA, in soldoni,
intende tutelare l’autonomia dei Servizi Pubblici dalle ingerenze della “politica”
e dei Governi di turno (e la nuova riforma proposta da questo Governo NON lo fa)
ma non dice nulla sul vincolo che pure si dovrebbe porre tra risorse e missione
del Servizio Pubblico. Quale potrebbe e dovrebbe essere il nuovo contratto secondo
il quale gli italiani devono pagare il canone obbligatorio per avere in cambio
cosa? Anche nel “campo largo” questo tema non sembra essere molto chiaro: negli
emendamenti presentati in VIII Commissione Senato a luglio abbiamo prima letto “Il
finanziamento del servizio pubblico generale radiotelevisivo è assicurato dallo
stanziamento di risorse statali determinate sulla scorta degli oneri sostenuti
nell'anno solare precedente …” e subito dopo (art. 6.3,b) “… Per l'assolvimento
della Missione la RAI - Radiotelevisione italiana S.p.a. riceve sulla base di
un contratto di Attività e Risorse a base quinquennale e scorrevole anno per
anno, il gettito dell'imposta di scopo denominata canone di abbonamento …”. Un "contratto" di Attività e Risorse??? Grande confusione sotto il cielo ma la situazione non è eccellente.
Il rumore si avvicina e sarà sempre più cupo quanto confuso e minaccioso.
bloggorai@gmail.com



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