lunedì 23 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 22. Vuoto a vincere ?

By Bloggorai ©

Questa settimana di fine febbraio si presenta carica di interesse. Sono appena terminate le Olimpiadi e domani inizia Sanremo: due eventi mediatici di assoluto rilievo. Sono grandi manifestazioni che ci hanno detto e ci diranno molto sulla politica, la società, la cultura, i linguaggi e i fenomeni mediatici.

Intanto però, scorrendo i giornali di oggi, ancora non siamo riusciti a trovare una “figurina” sulle Olimpiadi meritevole di essere collocata con il dovuto rispetto nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026: solo foto di archivio e di agenzia, solo ordinaria amministrazione di buoni reporter sul campo. Chi ha suggerimenti è gradita la segnalazione.

Rimanete sintonizzati: ci potrebbe essere un secondo Post in giornata.

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domenica 22 febbraio 2026

Altra pagina, altro giro

By Bloggorai ©

Dio non gioca a dadi con l'Universo (A.E.)

Forza, coraggio, ancora poche ore e pure queste Olimpiadi invernali le mettiamo in soffitta. Complimenti agli atleti, belli/e e bravi/e tutti e chissenefrega se i costi sono triplicati rispetto alle previsioni passando da circa 1,7/2 mld a 5,6/6 (vedi bene https://www.wired.it/article/prezzo-fiaccola-olimpiadi-economia-tecnologia-sostenibilita/ ) e chissenefrega se poi ci rimarranno sul groppone impianti che verranno frequentati da un gruppetto di aficionados come ad esempio la pista di Bob. Chissenefrega se la noia è scorsa a fiumi con le immagini del Curling o delle Skeleton: gli ascolti sono stati eccellenti. Stasera con la cerimonia di chiusura ascolteremo se il sostituto di Petrecca saprà fare di meglio e, se mani fosse, l’interrogativo si porrà: perché non è stato scelto prima? Ma, come noto, nulla avviene mai per caso.

A proposito di ascolti e di conti da chiudere vale la pena leggere quanto ha scritto Andrea Biondi sul Sole: “Nell’era dello streaming e della distrazione permanente, i Giochi invernali si stanno rivelando una macchina capace di catalizzare attenzione collettiva. Stando ai dati Auditel elaborati dallo Studio Frasi – e riferibili solo ai canali Rai perché dall’altra parte l’universo streaming di Wbd non si fa misurare al momento da Auditel, come non sono misurabili i canali Eurosport ora che sono usciti da Sky – il dato più evidente arriva dalla Cerimonia d’apertura: 9,4 milioni di spettatori su Rai 1. Un risultato importante, ma che racconta anche un cambiamento del contesto: vent’anni fa, con Torino 2006, si arrivò a 10,7 milioni … Bisogna fare attenzione nel leggere questo dato – puntualizza però Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi – perché il totale del pubblico televisivo è calato. Durante la Cerimonia di Milano davanti a un televisore acceso c’erano oltre sei milioni di persone in meno rispetto a venti anni fa». È il segno di un ecosistema che si è disperso tra piattaforme digitali, social e intrattenimento diffuso”. A noi rimane il dubbio: quale “figurina” potrà essere scelta per sintetizzare queste Olimpiadi nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026?

Bene … torniamo in casa Rai dove non solo tutto torna e si ripropone come un gioco dell’Oca, giusto per ribadire che nulla, o quasi, avviene mai per caso. Lo spunto questa mattina ce lo propone Giovanna Vitale su Repubblica (di dice di lei che sia “solitamente bene informata” si dice … ) e titola il suo pezzo con “Slalom di FI e Lega a caccia di poltrone tra gaffe e imboscate”. L’articolo di racconta sullo “stato delle cose” in Cda Rai e, di riflesso o di pari passo, sui rapporti tra i partiti di maggioranza. Ribadiamo, a scanso equivoci e per prenderci la nostra parte, Bloggorai lo ha scritto in epoca non sospetta, quando Marano ha assunto la presidenza da “anziano”. L’autorevolissimo ed espertissimo esponente della Lega in Rai certa gente, i parvenus, se li mangia a colazione o ci fa merendina alle 5 del pomeriggio. Scrive la Vitale che durante l’ultimo Cda Rossi si è risentito assai quando Marano ha alzato il ditino accusatorio: “Quando il leghista Antonio Marano parte lancia in resta contro i responsabili dei piani di produzione — Coletta, Imbriale e Russo — accusati di non seguire le linee guida varate in consiglio e di non sperimentare nuovi prodotti, l’AD non ci vede più. «Non ti devi permettere di mettere in discussione persone che lavorano giorno e notte per l’azienda», sibila Rossi. «Loro discutono con me ogni scelta. Stiamo cercando di mettere le toppe ai casini fatti molti anni fa». Una quindicina almeno: allora Marano era vicedirettore generale e si occupava proprio di palinsesti”. Era tutto già scritto, era tutto già noto, era solo questione di quando sarebbero scoppiate le ostilità. Ma, attenzione, non è detto che debbano scoppiare: c’è posto per tutti. Dobbiamo ripeterci: il “malloppo” è grosso e ce ne sarebbe per tutti: Rai Cinema, Rai Fiction e Ray Way solo per citare i soldoni veri, ma poi ci sarebbero anche altre direzioni importanti in reti e testate. Pecunia non olet. 

La controprova le vedremo nei prossimi giorni con due appuntamenti: il primo è la convocazione di Rossi In Vigilanza e non è affatto detto che ci vada. Il secondo è al Senato dove potrebbe far capolino la proposta di riforma Rai.

bloggorai@gmail.com

venerdì 20 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 21. La crisi

By Bloggorai ©

Carissime lettrici, carissimi lettori di Bloggorai … siamo costretti ad ammettere che “c’è grossa crisi” dentro e intorno a noi (e non ci sentiamo nemmeno tanto bene). Anche questo Blog, come fa la Rai, ha un grande futuro dietro le spalle e per trovare parole di conforto si rivolge al lontano passato che non si allontana mai a sufficienza, è sempre incombente con il fiato sul collo. Per favore, rivedete questo indimenticabile, profetico e irripetibile Corrado Guzzanti https://www.youtube.com/watch?v=lpYSFPO7pqw .

Premessa per affezionate/i: questo post sarà per gran parte dedicato alla Rai. Per chi ha abbandonato l’interesse per questo argomento (e sono tanti) … portate pazienza… nel bene e nel male la Rai sarà ancora centrale nella storia di questo Paese per tanto tempo ancora.

Si tratta di una crisi che langue e si trascina stancamente e le “figurine” per l’Album della Civiltà delle Immagini 2026 di febbraio lo stanno a significare: non si trovano. Uno degli eventi più significativi previsti dell’anno, le Olimpiadi invernali, finora non hanno proposto immagini meritevoli da essere conservate: Mattarella con la giacca a vento bianca? Boh! Qualche atleta con la medaglia d’oro? Doppio boh! i generici cinque cerchi olimpici? Triplo boh. Abbiamo la sensazione che nonostante le decine di paginate sui giornali e i grandi ascolti in Tv, di immagini memorabili non ne resteranno gran che. In questi giorni tiene banco la vicenda dell’ex principe Andrea di Inghilterra e tutto il caravanserraglio Epstein. Anche oggi decine di pagine sui giornali (il solo Corriere ne ha occupate 9). Certo, non capita tutti i giorni di assistere ad uno spettacolo del genere ma però … ma però (no si dice però rende l’idea) forse un tantinello esagerato e però manca un’immagine “storica” che non sia una di quelle di repertorio o di agenzia. Veniamo poi al terzo grande avvenimento: il Board of Peace di Trump. Quale immagine conserveremo di questa grande truffa ai danni del diritto internazionale, delle ragioni dei palestinesi, della logica e del buonsenso geopolitico? La foto di gruppo degli aderenti, ovvero il fior da fiore delle “democrazie” che vi hanno aderito e del ministro Tajani che ha "assistito" può meritare il rango di “figurina” di febbraio nel nostro Album?  Forse. Infine, in questi giorni, ovviamente, il tema di grande rilievo è il prossimo referendum sulla Giustizia. Quale immagine può rappresentarlo degnamente? Mattarella al CSM o il ministro Nordio con le sue intemerate accuse contro i giudici politicizzati? Vedremo a fine mese.

Bene, veniamo alla Rai dove “c’è grossa crisi”. Una crisi che viene da lontano e lo abbiamo scritto innumerevoli volte: non è colpa solo di Telemeloni. È una crisi che va lontano, si diffonde come un virus influenzale e che già nei prossimi giorni con l’inizio di Sanremo potrebbe dare segni tangibili (dicono, si legge che nell’ex Viale Mazzini si avverte un certo senso di timore … vedi quanto scrive oggi Lisa di Giuseppe (solitamente bene informata) su Domani “Ansia per Sanremo .. Gerry Scotti agita il festival”. Ma la crisi andrà ancora più lontano subito dopo. Nei giorni scorsi si è letto di una calendarizzazione in aula Senato della proposta di riforma sulla Rai, presunta anticamera di grandi mutamenti politici. Abbiamo fatto le nostre verifiche e non lo riteniamo possibile per vari motivi (anche se il regolamento Senato lo prevede). Il primo tra tutti è che tra i partiti di governo non c’è accordo e non è irrilevante la corrente che spinge a lasciare tutto fermo in attesa delle prossime elezioni. Idem sulla questione di cui si legge: Chiocci, direttore Tg1, che molla e va a Palazzo Chigi. Lo abbiamo già scritto e per essere sicuri abbiamo rinnovato l’interrogativo ad un nostro “molto autorevole interlocutore”: non se ne parla proprio, almeno per ora.

E in questo quadretto di crisi, l’opposizione che ti combina? Nulla. In ordine: la Floridia ha convocato Rossi per l’11 marzo e non è detto che ci sia riuscita a portare l’AD a farsi impallinare dalla Vigilanza che giace in letargo da oltre un anno. Ieri sul Corriere Antonella Baccaro gli ha posto una domanda sibillina ma significativa: “Ha mai pensato a dimettersi?” risposta “ … non lo escludo …”.

Poi, una menzione particolare meritano i consiglieri di opposizione Alessandro di Majo e Roberto Natale che da un po’ a questa parte non ci fanno mancare qualche comunicato stampa (che nessuno riprende, nemmeno Bloggorai). È tutto un fiorire di “ … ci vorrebbe più coraggio” e non si capisce a chi è diretto l’invito, forse a loro stessi? Oppure “ … non è certo questa la via…” e non si capisce quale dovrebbe essere o chi dovrebbe dare indicazioni in merito. Oppure ancora (Natale Dixit) “…cambiare subito rotta … “ e non si capisce il “subito” da quando dovrebbe decorrere, in che modo e chi dovrebbe essere il nostromo che traccia la nuova rotta. 

Se occorre possiamo dare tre suggerimenti anche se non richiesti: A rivolgersi ad un affermato studio legale per verificare la legittimità dell’operato di questo Cda. Ci sono tanti e ragionevoli motivi per ritenere che il dubbio sia lecito e che la verifica debba essere fatta: ci dice un nostro autorevole “consulente” che “il presidente nominato c’è e non può darsi luogo a presidente anziano che sarebbe in contrasto anche con la regola del regolamento del Cda che prevede il presidente anziano solo allorquando manchi il presidente”. Comunque, nel dubbio si verifica. B nei giorni scorsi abbiamo letto che negli ultimi tre anni la Rai ha perso circa tre punti percentuali di share con indubbie perdite di risorse pubblicitarie. C’è stata colpa? Si può profilare il dubbio di “danno erariale”? Quando, come è avvenuto ieri, si è avuta certezza della prossima trasmissione affidata ad un giornalista esterno (e che esterno!!!) al modico compenso di oltre 800 mila euro, non viene il dubbio di rivolgersi alla Corte dei Conti per verificare se viene applicato quanto la Corte stessa dispone ogni anno nel suo report sulla Rai a proposito delle collaborazioni esterne?  

Il terzo suggerimento è noto ma vale la pena ribadirlo: la vostra presenza in questo Cda è il segno di una sconfitta politica ancora prima della vittoria di Telemeloni. Non gli concedete pure la soddisfazione di fargli dire che “hanno rispettato il pluralismo”. Arrendetevi e cambiate postura: non potete scardinare questo rapporto di forza che la vostra stessa nomina ha reso possibile. Non dimenticate mai il “prima la riforma e poi le nomine” che ha dato vita a questo Cda: un frutto avvelenato di un albero malato nelle radici profonde. La riforma non c’è e la Rai è in loro balia. Non siete e non potete essere i cani da guardia delle loro malefatte e non saranno i vostri comunicati stampa ad arginarli. A chi obietta che “è meglio avere un nostro testimone al loro interno” rispondiamo che è assolutamente inutile: il divenire delle “cose” si misura dai risultati e questi, salvo prova contraria, non si avvertono.

Ha ragione Guzzanti: la risposta alla crisi è dentro di te … ma è sbagliata.

Bloggorai@gmail.com

 

giovedì 19 febbraio 2026

Pausa disagiata


Bloggorai è preda di una brutta influenza...
Rimanete sintonizzati...
C'è molto da dibattere 

 

martedì 17 febbraio 2026

Il "pantano " di Villa Arzilla

By Bloggorai ©

A guardare nei ricordi sembra ancora ieri

Che salivo su una sedia per guardare i treni

Da dietro alla finestra su un cortile grande

Un bambino, un bambino

… e tutto mi sembrava andasse bene …

Giusto 60 anni addietro a Roma in questi giorni c’è stata la grande nevicata destinata ad entrare nella storia della città. Ce lo hanno ricordato prima De Gregori nel ’78 (da riascoltare https://www.youtube.com/watch?v=_70M9pyzh_4 ) e poi Mia Martini nel Sanremo del ’90. Già ... tutto sembrava andasse bene.

Anche Bloggorai e molti altri, dentro e fuori l’Azienda, tanto tempo fa, si erano fatti persuasi che le cose potessero andare meglio per il futuro del Servizio Pubblico. E invece, un tassello alla volta, lentamente e inesorabilmente, come scriviamo da tempo, siamo costretti ad ammettere ed assistere al suo declino.

Oggi, grazie a qualche “amico che consiglia” siamo riusciti a leggere tre articoli interessanti che meritano di essere citati.

Il primo lo ha pubblicato La Stampa con il titolo “Pantano Rai” e riporta i dati elaborati dallo Studio Frasi dove emerge quanto noto da tempo: la Rai negli ultimi tre anni ha perso tre punti share passando dal 38% al 35% che, tradotto in soldoni, significa “… la Tv pubblica con meno spot e meno risorse crolla e Mediaset si rinforza… Le reti pubbliche finiscono nel pantano mentre, più o meno, tutte le concorrenti crescono in fatturato e ascolti…azienda rimasta orfana di dirigenti e uomini prodotto, si lottizzati ma capaci”. Punto. A capo. In poche righe la sintesi perfetta della situazione attuale. Si legge pure che grazie alle Olimpiadi e Sanremo a febbraio/marzo qualcosa potrà migliorare ma la baracca può reggere solo con due grandi eventi e il reso dell’anno arrancare?

Il secondo articolo lo ha pubblicato La Notizia con il titolo “Immobiliare Rai, vende e affitta, un giochino da 159 milioni” dove si descrive dettagliatamente la nefasta storia dell’operazione immobiliare, parte integrante del famigerato Piano, senza capo ne coda: si legge “Vendere un bene per fare cassa riprenderlo in affitto e quindi andare in affitto presso terzi spendendo 159 milioni di euro”. Siamo nella fase “svendita gioielli di famiglia”: dallo storico Palazzo Labia a Venezia alla sede di Firenze, dallo Studio ex Delle Vittorie al Teatro Olimpico.  

Il terzo articolo compare su La Repubblica con il titolo “La nuova Rai? Vecchia, anzi antica” dove si legge “E così nel meraviglioso mondo di TeleMeloni si sfornano grandi idee e titoli che arrivano direttamente da un glorioso passato… La nuova Rai nel 2026 non è vecchia è vecchissima ferma da quel dì”

Con questo articolo arriviamo al dunque: per la gioia dei nostri cari vecchietti di Villa Arzilla, nientepopodimenoche, il Corriere di oggi titola a piena pagina “Torna Canzonissima. Dopo mezzo secolo, annuncio di Milly Carlucci, progetto top secret in primavera”. Che gli vuoi dire a questi geniacci dell’ex Viale Mazzini? Dopo aver ripescato Sandokan, mandato in onda oltre 26 volte il Commissario Montalbano in buona compagnia di Don Matteo hanno capito che hanno un grande futuro dietro le loro spalle.

Ogni tanto qualche amico lettore ci scrive sfiduciato e ci chiede: “Caro Bloggorai, ma perché ti ostini ancora a parlare di Rai?” Forse, perché siamo inguaribili ottimisti… perché quel “… tutto mi sembrava andasse bene …” è un ritornello difficile da togliere dalla mente.

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La Rai sdraiata

By Bloggorai ©

Se avete preso per buone

Le “verità” della televisione

Anche se allora vi siete assolti

Siete lo stesso coinvolti

 

Questa Rai e questo Cda ce la stanno mettendo tutta per passare alla storia del Servizio Pubblico come gli anni peggiori di questo secolo. Non passa giorno ormai senza che si legga o si sappiano notizie che segnano e descrivono il declino inesorabile su cui la Rai è posta. 

Anche questa mattina ne abbiamo prova provata.

Ve ne parleremo in altro Post. Rimanete aggiornati.

bloggorai@gmail.com 


 

lunedì 16 febbraio 2026

Il Declino ... oltre le Olimpiadi

By Bloggorai ©

Mettetevi comodi, siamo solo all’inizio della settimana. Nota in premessa: questo Post oggi è dedicato per buona parte alla Rai e non parleremo di Pucci o  di Petrecca o di Garlasco.

L’Europa è in “declino”? L’Italia è in “declino”? Fatte le debite proporzioni, la Rai è in “declino”? Intendiamoci bene: “declino: dal latino declīnāre, composto da de- ("giù", "verso il basso") + clīnāre ("piegare", "inclinare"). Treccani: in senso fig., decadenza, perdita di potere: il rapido d. di una personalità politica, della potenza di una nazione (e uomo di governo, paese in declino); o anche, riduzione progressiva della produttività, dell’efficienza”.

Europa: secondo il Segretario di Stato USA Mark Rubio “In America non abbiamo alcun interesse a essere custodi educati e ordinati del declino gestito dall’Occidente…” e gli risponde la Rappresentante per la Politica estera UE Kallas (una vera pacifista!) “No, non è vero, l’Europa non è in declino”.

Italia: secondo la Meloni il Paese non è poi messo tanto maluccio, magari non è proprio “declino” e comunque “non è colpa mia”. Per il resto del mondo sociale italiano il “declino” è palese ed evidente: l’economia stenta, il lavoro manca, la sanità stenta, l’istruzione traballa, le famiglie arrancano. Ci vogliono giusto le Olimpiadi oggi a riempire 9 pagine del Corriere per magnificare le doti italiche (2 di politica nazionale con Nordio &C, 6 pagine di esteri e 4 di cronaca)

Rai: qui c’è poco da dibattere: il “declino” è palese ed evidente. La lista è lunga e dettagliata: non ci sono soldi (tagliato pure il canone), non ci sono Piani credibili e sostenibili (Piano Industriale, di quello editoriale /informazione non ne parliamo proprio per quanto la sua assenza è clamorosa e immobiliare), gli ascolti traballano e i co-conduttori/direttori alla Pucci/Petrecca si smarriscono tra una autodimissione da Sanremo e una figuraccia megagalattica globale. Ieri Aldo Grasso ha scritto sul Corriere: “In un baratro così profondo la Rai non era mai caduta: siamo al punto che persino le mura di Viale Mazzini espellono gli inquilini per l’amianto.  Dallo sport alla lobby gay, Viale Mazzini è in un baratro profondo. Politica e Rai hanno stretto un patto scellerato che permette loro di accedere a notorietà e responsabilità prescindendo da un percorso professionale in cui si sia consolidata una preparazione. Come si esce dal baratro quando l’incompetente non si accorge della propria incompetenza?”.

Già, la domanda, il tema centrale è come se ne esce? Abbiamo speranze di uscire dal tunnel dei vari “declini”? Difficile essere ottimisti fintanto che ci si limita ad elencare i problemi: quando si tratta di fare la lista delle magagne siamo tutti professori (ovviamente, senza concorso), tutti capaci ad elencare dettagliatamente buchi, inefficienze e contradizioni. In Europa (ma quale Europa?) stiamo messi maluccio assai nonostante la Kallas. In Italia stiamo messi maluccio assai nonostante la Meloni che, comunque, piaccia o meno, mantiene salda la sua soglia di consenso politico. Dentro e intorno la Rai stiamo messi peggio.

Limitiamoci al nostro ambito: come uscirne dalla palude dove sta sprofondando il Servizio Pubblico? È del tutto evidente che per il Governo e per i diretti concorrenti della Rai, le cose stanno benissimo così. Non hanno alcun bisogno di una riforma (impantanata al Senato) come non hanno alcun bisogno di un Presidente di Garanzia (Marano sta benissimo dov’è e Rossi assiste neutro), come pure Mediaset non ha alcun bisogno di vedere la Rai indebolita, anzi. 

Di cosa c’è bisogno allora? Semplice: di una opposizione che faccia l’opposizione e non si limita a scrivere lettere a cui nessuno risponde, a fare appelli a cui nessuno aderisce e diffondere Comunicati stampa di scarso rilievo. L’opposizione perde credibilità quando convoca una manifestazione a sostegno di Ranucci e chiede a gran voce di ripristinare le 4 puntate sottratte di Report e il ritorno in video al lunedì sera e poi non succede nulla. Hai voglia poi a lamentarti di Petrecca, di Pucci, dell’eccessivo spazio alla cronaca nera di Garlasco o del Tg1 che perde telespettatori.

Ma non si tratta solo di battere i pugni sui vari tavoli o prendere iniziative “forti” come è stato vanamente minacciato a dicembre scorso, si tratta più semplicemente di avere, elaborare e proporre un progetto, una visione, una strategia forte, credibile e anzitutto “spendibile” pubblicamente e politicamente. Oggi, con buona pace di tanti volenterosi, non c'è nulla di tutto questo. Avete mai sentito battere un ciglio ad esempio sul tema Rai Way e futuro tecnologico del Servizio Pubblico? avete mai sentito battere ciglio sul tema "informazione" ovvero sul numero delle testate e dei giornalisti Rai? e così' via.

Già, ma chi la dovrebbe elaborare questa strategia, chi dovrebbe avere una “visione” se non quella che ti suggerisce l’ottico? Come ripetiamo spesso e volentieri: sono le persone che “fanno” le cose e non viceversa. E allora vediamo dentro l’opposizione chi dovrebbe essere il soggetto, dove si trova e chi dovrebbe far parte della “cabina di regia” sulla Rai, sull’informazione e sul Servizio Pubblico?

Cominciamo dal PD. Nei giorni scorsi l’huffingtonpost.it ha pubblicato un articolo interessante (vedi https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/02/12/news/social_pd-21191065/ ) dove si legge che “A supervisionare la macchina social del partito sono Flavio Alivernini, portavoce di Schlein e riferimento per la comunicazione del partito …” vedi . Chi è Alivernini e in che relazione è con gli altri “storici” esperti di Rai e Servizio Pubblico? Parliamo di Boccia, vicesegretario del Partito (quello della riduzione del canone), parliamo di Nicita (già commissario Agcom e parlamentare in Vigilanza, lo stesso che si è dimesso da relatore di minoranze nel dibattuto sull’attuale Contratto di Servizio), parliamo di Verducci (già capo dipartimento comunicazione PD, parlamentare in Vigilanza e noto “esperto”) parliamo di Ruotolo, (parlamentare europeo e già responsabile all’informazione con l’attuale segretaria Schlein), parliamo di Braga, capogruppo PD alla Camera o, infine, parliamo di Graziano (capogruppo Pd in Vigilanza Rai) negli ultimi tempi particolarmente “visibile”. Ancora, chi è Alivernini e in che relazione è con i “professori” e gli “esperti” europei che hanno elaborato prima una bozza fantasma e poi emendamenti sconclusionati sulla riforma ora impantanata e in ostaggio della Maggioranza? Si legge di Alivernini che sarebbe “Lui è il marziano della comunicazione dem… un altro di sinistra, ma extra Pd…” già parte dello staff di Laura Boldrini, nel quale era presente attivamente l’attuale consigliere Rai Roberto Natale.

Tutto torna. Meno che sapere cosa si intende fare, quale progetto e quali proposte tattiche e strategiche sostenere.

M5S. Una volta c’era Casalino e tutto partiva e tornava a lui. Ora le geometrie interne del partito/movimento sono cambiate ed è difficile leggere i nuovi equilibri per capire quanto e come ilM5S è interessato alla Rai e in che termini. In prima battuta, come fiduciaria pressoché assoluta di Conte, c’è Barbara Floridia, presidente della Vigilanza. Molto attiva e presente ma “zero risultati”. Ai primi di ottobre 2024 aveva festeggiato la nomina dell’attuale Cda (con il loro uomo di Majo) sperando che fosse l’anticamera della riforma. Risultato: di Majo è ancora al suo posto e della riforma non c’è traccia mentre la Commissione è bloccata dalla maggioranza. Accanto alla Floridia spiccano due nomi che si occupano di Rai e Servizio Pubblico: Dolores Bevilacqua, già firmataria di una corposa proposta di riforma Rai, e Dario Carotenuto capogruppo in Vigilanza, già componente del “gruppo di lavoro” del “campo largo” sulla riforma fantasma (vedi sopra). Ci sarebbe pure l’ex ministro Stefano Patuanelli che è “interessato” al dossier ma compare poco ma, ci dicono, sia molto presente dietro le quinte.

AVS. Sappiamo poco, vicino al nulla. E non perché non siamo attenti o non chiediamo. Solo perché, per quanto noto, una certa “sinistra” sul fronte Rai e Servizio Pubblico ha discretamente annaspato nel buio. Notoriamente, questi temi sono considerati alquanto “marginali” rispetto a quelli delle grandi competizioni politiche. Fatto sta che se chiedete in giro “chi si occupa dei dossier Rai dentro AVS?” le risposte che abbiamo ricevuto sono alquanto confuse: formalmente è Nico Bavaro (leggi pure https://www.progressista.io/intervista-nico-bavaro-comunicazione-politica-sinistra-italiana-avs/ ) anche se molti ritengono che la “mente” sia ancora l’ex sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita (governi Prodi, D’Alema e Amato) nonché senatore PD e ora “emigrato “in AVS.  

Morale della favola: se la Rai è in declino è anche perché nessuno sembra in grado di proporre e sostenere una strategia nel breve e nel lungo periodo adeguata e proporzionata alla gravità della situazione. Come abbiamo scritto, a scrivere la lista dei problemi siamo tutti maestri, a trovare soluzioni e proposte credibili e sostenibili un po’ meno.

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