lunedì 7 settembre 2026

L'arte del Dubbio

By Bloggorai ©

Il Dubbio è un’arte sopraffina. Il Dubbio è uno stile di vita, un metodo scientifico, un approccio metodologico, una filosofia esistenziale ovvero una “Weltanschauung” nell’epoca del Web, dei social e delle chat. Si avvicina molto all’approccio scettico e interrogativo.

Oggi ci soffermiamo rapidamente su un paio di passaggi di un’intervista comparsa sul Corriere di oggi a Claudia Di Pasquale, la co-conduttrice di Report insieme a Piervincenzi al posto di Ranucci.

Un paio di dubbi ci sono venuti.

Dubbio n. 1: “… Non vogliamo più essere la notizia ma fare le notizie”. Ha detto la Di Pasquale. Ci corre il dubbio di interpretazione sulla differenza (profonda) tra i due verbi usati. “Non vogliamo essere più…” sta a dire che, secondo la sua opinione, Report nel passato “è stata notizia” ovvero è stato il punto focale di un “metodo” (il famigerato e accusato “metodo Report” del quale anche lei è stata parte attiva). Essere o fare? Ora, si può anche sostenere che le “cose” cambiano e quindi anche il metodo si adegua però sarebbe utile sapere e conoscere come e perché avviene questa evoluzione. Cosa non funzionava con il “metodo” precedente dove le notizie “erano” e non si facevano?  Chi e perché ha ritenuto necessario questo passaggio? Poi, cosa si intende esattamente “essere” e cosa si intende esattamente con “fare” notizie? Questo secondo verbo ci appare più interessante da valutare. Le “notizie” si “fanno”? in che modo? Chi, dove e quando le “fa”? Come la Di Pasquale intende “fare” le notizie nel suo prossimo Report? In genere, le notizie si “fanno” da sole e il compito dei giornalisti è riportarle con relativa obiettività.  

Dubbio n. 2: ad un certo punto la Di Pasquale dice “… faremo inchieste su destra e sinistra, come sempre”. Ineccepibile, ma l’enunciato suona bene alle orecchie di chi è stato maggiormente oggetto di attenzione da parte del “vecchio” Report: è vero, buona parte delle sue inchieste sono state attenzionate verso la destra e dintorni. Ma semplicemente e banalmente perché a destra c’era molto più “materiale” ovvero “notizie” rispetto a quante ce ne potevano essere a sinistra. Ci corre il dubbio che questo enunciato occorre più a tranquillizzare i timorosi di destra che non ammonire a sinistra. In soldoni: le inchieste si fanno sui fatti, accertati o presunti, sui reati già commessi o in procinto di esserlo, sulle “notizie” che già “sono” indipendentemente dall’area politica alla quale potrebbero appartenere. O no?

Abbiamo vaga, vaghissima impressione, che ci sia stata una leggera esondazione grammaticale o lessicologica se non, temiamo con la speranza di essere smentiti, una diversa “postura” giornalistica intesa come nuova linea editoriale di Report.

Abbiamo il dubbio che, forse, l’obiettivo principale di questo Governo e di questo Cda Rai di destra era non solo e non tanto rimuovere Ranucci (finora in modo segreto ed arbitrario) ma proseguire l’intero disegno proposto da Rossi&C.: picconare RaiTre e il suo prodotto giornalistico di punta. Siamo alla vigilia di una prossima competizione elettorale. Non perdiamo di vista questo elemento.

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domenica 6 settembre 2026

RAI e Report: la festa è finita, trasmettete in pace

By Bloggorai ©

“Amici, Romani, compatrioti, prestatemi orecchio! Vengo per demolire Ranucci, non per lodarlo. Il male che gli uomini fanno vive dopo di loro;

Il nobile Triunviro della RAI vi ha detto che Ranucci era ambizioso (opaco e interferito, come ha scritto il Corriere): se così fosse, sarebbe una colpa grave, e Ranucci ne ha risposto gravemente.

Qui, con il permesso del Governo e degli altri - perché il Governo è un uomo d'onore; così sono tutti, tutti uomini d'onore - vengo a parlare alla demolizione di Ranucci. Era mio amico, fedele e giusto con me: ma il Governo dice che era ambizioso; e il Governo è un uomo d'onore. …

Ma eccomi qui per dire ciò che so. Voi tutti lo amavate una volta, non senza ragione: Quale ragione vi trattiene allora dal piangere per lui? O giudizio! Tu sei fuggito tra le bestie brutali, E gli uomini hanno perso la ragione. Abbi pazienza con me”.

 

Riassumiamo e sintetizziamo:

16 ottobre: bomba esplode sotto casa di Ranucci

Iniziano le indagini, tutt’ora in corso

Si riunisce il Comitato Etico: Ranucci viene “espulso” da Report

Si avvia la “trattativa” e si “apre un canale di comunicazione”

La redazione di Report esulta: la trasmissione è salva.

La concatenazione dei fatti, per quanto noti e per come li abbiamo seguiti attentamente in queste lunghe settimane, non lascia adito a dubbi o consente personali interpretazioni. La Rai, a suo insindacabile e segreto giudizio, ha “espulso” Ranucci senza alcuna motivazione: “Io lo posso fare, io non devo rendere conto a nessuno se non al Governo che mi ha insediato e il Governo vuole così ovvero Ranucci fuori dalle scatole e Report ricondotto a più miti consigli”. Punto. Per il resto, si vedrà presto in Tribunale dove Ranucci ha presentato un ricorso ex Art. 700 CPC. Non sia mai detto che un Giudice possa accoglierlo. Ne vedremo delle belle.

Se non che, si avvia una “trattativa” tra la Rai e la Redazione di Report che aveva minacciato fuoco e fiamme dopo la nomina di Presutti e Piervincenzi al posto di Ranucci. La battaglia, la trattativa era anzitutto sui nomi: tolta di mezzo la Presutti (brava!) arriva la Di Pasquale (più brava!) e la redazione brinda al successo: Report è salvo e lotterà insieme a noi! 

Dicono, pare, sembra che a Palazzo Chigi, nel giorno del compleanno di Governo della Meloni, abbiano tirato un sospiro di sollievo; dicono, pare, sembra che Rossi & C hanno festeggiato con il Prosecco e le noccioline; dicono, pare sembra che da oggi Corsini verrà chiamato “il mediatore” e, a sinistra, qualcuno ha scritto che “…  La Rai è stata costretta a fare un passo indietro … La fisionomia del programma, almeno per ora, ha maggiori possibilità di sopravvivere. La lotta ha prodotto un risultato concreto. Sta qui la lezione politica di questa vicenda… A volte, per restare liberi, bisogna restare. E lottare”. Ovvero “Avanti popolo … alla riscossa …” abbiamo vinto noi: la Rai con un occhio nero (uno solo) ma nero nero!!!

Bloggorai non è affatto convinto di tale entusiasmo e le immagini dei festeggiamenti della redazione lo hanno lasciato alquanto imbarazzato e perplesso. 

A se il Triumvirato Rai si ritiene soddisfatto banalmente è perché ha ottenuto almeno buona parte di quanto voleva: salvare capra e cavoli, ovvero fuori Ranucci ed evitare problemi con la messa in onda di Report il prossimo 8 novembre. B ha ottenuto una conduzione “collegiale” ovvero con Piervincenzi affiancato alla Di Pasquale C la Rai ha usato un’arma subdole micidiale: il ricatto ovvero “se volete continuare la protesta vi sostituiamo tutti in un attimo” D Report era sotto tiro di questa Rai da tempo, tagli al budget e alle puntate e non abbiamo memoria di “lotta dura senza paura”. E il fatto che la Rai ha agito dì imperio, ovvero sotto dettatura del Comitato Etico, ovvero sotto le indicazioni di membri del Governo, ovvero sotto la direzione dell’AD Rossi è passato del tutto in secondo piano.

Da questo punto di vista la presunta “lezione politica” di questa vicenda è stata ed è una catastrofe dagli esiti del tutto incerti.

Ora, si torna alla “normalità” ovvero alla prosecuzione del progetto politico dell’AD sullo smantellamento di RaiTre, agli ascolti che calano progressivamente, alla nomina del Presidente del Cda ancora in altissimo mare e alla riforma Rai che semmai potesse prendere forma non potrà essere che a colpi di maggioranza: la Meloni vorrebbe andare alle urne a maggio e non c’è tempo da perdere. Rossi deve essere premiato. O con la riconferma per i prossimi 4 anni o con un posto in Parlamento.

Cosa c’è da festeggiare?

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venerdì 4 settembre 2026

Governo, RAI, Report: e vissero tutti felici e contenti

By Bloggorai ©

Sono le “persone” che fanno le “cose” e giammai avviene il contrario. Parafrasando: sono le persone che fanno le trasmissioni e giammai avviene il contrario (con qualche rara e possibile eccezione). Poniamo un punto interrogativo, non si sa mai. A Bloggorai corrono tanti dubbi e perplessità. Avessimo sbagliato tutto?

Ricapitoliamo. Ieri si è conclusa con un “happy end” ovvero con un “vissero insieme felici e contenti” ovvero “volemose bene” ovvero ancora “tutti abbiamo famiglia” la tormentata vicenda della Rai contro Ranucci che, non dimentichiamolo mai, era in corso e nel “mirino” di questo Cda Rai e del suo Triumvirato Rossi& C ben prima della bomba. La “vicenda” non nasce il 16 ottobre scorso ma molti mesi addietro nell’insofferenza politica del Governo contro Ranucci (tagli di budget, spostamento della messa in onda, riduzione delle puntate etc). Su questi temi, tutto questo spirito battagliero dentro e fuori della redazione lo si è visto ben poco. Nello stesso Cda la questione è rimasta sempre sospesa a “faremo sapere” da parte di Rossi&C.

Riavvolgiamo il nastro degli ultimi giorni. Il famigerato Comitato Etico propone all’AD Rossi il suo resoconto di indagine (come, dove, su cosa?). Si riunisce il Triumvirato e, a suo insindacabile e segreto giudizio, emette il verdetto: fuori Ranucci dalle palle e dentro la Presutti e Piervincenzi. Apriti cielo: minacce di apocalisse prossima ventura: la redazione minaccia la diserzione di massa, sciopero e rischio di far salare la partenza di Report il prossimo 8 novembre. Rossi&C stanno con il piedino sulla buccia di banana: sanno che rischiano grosso e minacciano la redazione di Report: vi sostituiamo tutti, non abbiamo bisogno di voi! La trattativa è dura, sottile, perversa e violenta quanto efficace: si apre “un canale di comunicazione” tra Corsini (plenipotenziario di Rossi & C) e la redazione. Il nodo centrale sembra essere la “brava” Presutti. Togliamo di mezzo lei, mettiamo Claudia Di Pasquale, una altrettanto brava (storica, vincitrice di premi e dalle domande urticanti) e il gioco è fatto: la redazione di Report esulta come se avessero vinto al Gratta e Vinci. Ranucci non viene mai citato. Scene di giubilo a Via Teulada. Corsini corre a telefonare a Rossi: missione compiuta, pericolo scampato e Report è salvo. Sembra che pure Sigfrido abbia dato il suo consenso: “Felicissimo, l’avrei proposta io stesso”. Anche da Palazzo Chigi tirano un sospiro di sollievo proprio oggi che la Meloni festeggia il suo storico traguardo al Governo. Sentitamente ringrazia Rossi & C.: ‘sta storia di Ranucci, Report etc stava rompendo le scatole. Basta.  

Allora: tutto a posto? Non ne siamo per nulla certi e, anzi, qualche problemino si pone. In primo luogo rimane un fatto indiscutibile: la “rimozione” forzata di Ranucci senza uno straccio di motivazione, di prova a suo carico o di argomentazione editoriale che dir si voglia. Sul tema zero assoluto, nessuno fiata. L’azienda può farlo? Certo che si ma non sempre e non comunque, specie se si tratta di una sostanziosa induzione proveniente dal Governo. Questo elemento oggi, con la “narrazione” proposta della “pace sociale” tra Rai e redazione di Report passa in secondo piano. Se la vedranno gli avvocati e i giudici. Il piano “politico” di tutta la vicenda viene presto dimenticato e i primi a mostrare la “memoria corta” sembrano proprio i soggetti che hanno condotto la trattativa. Ora il “main stream” sembra essere: abbiamo salvato Report, il giornalismo d’inchiesta e RaiTre. Missione compiuta. Sarà così?

Ovviamente non abbiamo la palla di vetro per immaginare cosa potrà avvenire nel prossimo futuro, dopo l’8 novembre, ma qualche interrogativo si può porre. È Ranucci che ha fatto Report o è Report che ha fatto Ranucci? Il “metodo Report” si applica a chiunque lo conduce oppure si modifica a seconda delle necessità, opportunità e convenienze politiche? La scelta e l’impaginazione dei suoi servizi, degli argomenti e delle indagini proposte, non è e non può essere materia neutra: si può indagare sull’origine misteriosa delle noccioline del Burundi oppure sulla Santanchè o sul figlio di La Russa. Se riavvolgiamo il nastro della trasmissione: come possiamo valutare le differenze tra le due conduzioni Gabanelli e Ranucci nel diverso e sostanziale contesto storico e politico in cui si sono svolte?

Proseguiamo con gli interrogativi. Come abbiamo scritto e ribadiamo, siamo alla viglia dell’apertura della campagna elettorale del 2027 e riteniamo che questo sia il solo punto focale per leggere correttamente le vicende attuali. Se è vero che Report è considerata la sola trasmissione di punta del giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico, ne consegue che appare impensabile o difficilmente tollerabile da questa destra che il “nuovo” Report possa prospettarsi come una meteora impazzita che vaga a suo piacimento nel firmamento della scena politica prossima ventura. Lo vedremo … strada facendo.

Piccola nota a margine sul “caso mediatico” del Corriere della Sera. A Bloggorai piace andare in edicola, dal fido Maurizio, e comprare i giornali cartacei. Ieri il Corriere si è presentato al modico prezzo di 2,70 euro solo perché conteneva in allegato una copia di una vecchia edizione del 2024, senza motivazione e senza un perché. Abbiamo cercato di saperlo ma non ci siamo riusciti. Però siamo andati a vedere qualcosa: il Corriere, secondo dati ADS (Accertamenti Diffusione Stampa) nell’anno 2024 le vendite medie giornaliere in edicola si attestavano a circa 122.000 – 125.000 copie. Oggi invece le vendite medie giornaliere in edicola si sono attestate attorno a 95.900 – 96.000 copie. Se continua di questo passo, nel giro di qualche anno il Corriere si dovrà comprare in gioielleria o da un antiquario. Torneremo sul “caso mediatico” e della sua “narrazione” sulla vicenda Lavitola- Ranucci.

bloggorai@gmai.com

 

giovedì 3 settembre 2026

La "faccenda RAI" vista dal buco della serratura

By Bloggorai ©

Tempi moderni. Prima di andare avanti dobbiamo doverosamente riprendere la notizia nascosta del giorno, ovvero la cifra tragicomica della “vicenda Rai” cioè un virgolettato di Dagospia di ieri alle 20.05: “Episodio pittoresco nel mezzo della riunione (tra Corsini Rai e la redazione di Report): un giornalista di una prestigiosa testata della Rai sarebbe stato beccato a origliare da un bagno vicino alla sala della riunione, e sarebbe stato cacciato via”. Proviamo ad immaginare la scena: da pagare il biglietto. 

Siamo alle comiche iniziali secondo una nobile tradizione: si può sempre ricordare lo storico ex direttore del Tg1, ex parlamentare del Popolo della Libertà, oggi spesso in Tv come opinionista che ha fatto la cifra giornalistica dell’ascolto dal bagno delle signore nella sede dell’ex PSI (vedi articolo de La Stampa del 21 maggio 2019 con il titolo “Un cronista da marciapiede”  https://www.lastampa.it/politica/2009/05/21/news/il-cronista-da-marciapiede-1.37065865/ ).  

Sprovveduti allo sbaraglio. Come altro definire certi personaggi che si credono improvvisamente di essere il Marchese del Grillo salvo poi doversi rivedere nelle vesti più sobrie e modeste di un umile e servizievole scudiero? Non era difficile prevedere il possibile scenario che si sta ora disponendo sul “caso Lavitola”. Come abbiamo scritto ieri Rossi & C non possono vincere e non vogliono perdere. Tra le ipotesi possibili che abbiamo accennato ieri, la seconda è quella che sta prendendo forma: trattare per intanto con la redazione e poi con Ranucci e ora l’ordine è “tenere aperto un canale di comunicazione” ovvero ovvero cedere e trovare un modo per uscire dal loro stesso pantano senza rompersi l’osso del collo con una figura di tolla e possibilmente prima, semmai fosse, che un Giudice del Lavoro possa applicare il temuto Art. 700 CPC. e disporre il reintegro immediato di Ranucci alla conduzione Report.

Il “triumvirato” Rossi-Ventura-Spadafora non hanno alternative: sanno di non poter mettere a rischio la sopravvivenza di Report con i suoi ascolti ineguagliabili. Erano con le spalle al muro prima e lo sono ancora di più oggi, peraltro pure con i “soffietti” che gli arrivano da Palazzo Chigi dove, sembra, non vedono con gran piacere tutta ‘sta caciara intorno alla Rai.

Lo abbiamo scritto più volte: hanno commesso un errore strategico fondamentale: affidarsi al famigerato quanto farlocco Comitato Etico, sperando che gli fornisse un appiglio “tecnico” per togliersi Ranucci fuori dalle scatole. Nonostante che nelle settimane scorse, un giorno si e l’altro pure, comparissero “voci” e “fonti” interne che facevano sapere i capi di accusa contro Ranucci, alla fine si sono resi conto di non avere nulla in mano contro Ranucci e hanno provato il bluff sperando nella segretezza della relazione del Comitato: intanto facciamolo fuori e mettiamoci due nomi a nostro esclusivo gradimento e poi si vedrà.

Se non che, come sanno bene tutti coloro che almeno per amicizia, si sono avvicinati ad un tavolo di Poker, il bluff non si improvvisa e non si fa giammai quando sei sotto botta. Se lo fai per disperazione gli altri giocatori lo “sentono” e non ti concedono scampo: vedono il tuo bluff e tu che non hai niente in mano rimani come Don Falcuccio. E così, quando hanno calato le carte dei due nuovi conduttori hanno scoperto che erano carte bucate, che non era sufficiente sostenere che i due hanno vinto qualche concorso per giornalisti per condurre Report. Ed ora la Presutti si è ritirata. E ora si sono dati 12/24 ore di tempo per “valutare”.

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mercoledì 2 settembre 2026

La lunga, buia e tempestosa notte della RAI

By Bloggorai ©

A che punto è la notte della Rai e del Servizio Pubblico? Profondo nero, buio, nebbia, silenzio e l’autunno è alle porte. È una lunga notte iniziata da mesi, da anni ormai: dal quel fatidico 25 settembre 2024 quando, grazie ad una scelta scellerata di AVS e M5S, venne dato il via libera a questo Cda di Rossi&C in cambio di una “calendarizzazione” di una riforma che nessuno ha ancora mai visto e con seri dubbi che la si possa vedere in tempi ragionevolmente brevi. Attenzione, se mai ci sarà una riforma, sarà una riforma targata Meloni &C.  Da quel giorno, da quel pomeriggio, la luce si è spenta ed è scesa la notte “nera” sulla Rai.

Da allora nulla è stato più prima: questi due anni, questo Cda tutto intero, passerà alla Storia per gli ascolti in progressivo disfacimento, piani industriali ammuffiti, piano immobiliare farlocco, piano editoriale sull’informazione inesistente, due presidenti in carica (Agnes e Marano), conti traballanti e i vincoli dell’EMFA ignorati. Gli mancano solo le cavallette e la peste bubbonica.

Come abbiamo scritto e ribadiamo: non sono stati nemmeno capaci di chiudere l’accordo per Rai Way e ora chiudono in bellezza con lo sporco affare di Report. Hanno preso a modello lo schema Trump: hanno iniziato una guerra e non sanno più come uscirne. Rossi & C potevano fare tante cose ma hanno fatto la peggiore, la più autolesionista. A meno che fosse una strategia ben ponderata poiché il risultato finale sarà comunque a loro vantaggio: picconata ulteriormente Rai Tre, pressoché demolito Report e Ranucci fuori dalle palle! 

Missione compiuta e ora Rossi può passare all’incasso con una sua ricandidatura al nuovo Cda per i prossimi 4 anni o con una candidatura parlamentare nel 2027. La Meloni è riconoscente con i suoi amici. Nota accessoria: il 30 settembre si dovrebbe togliere dimezzo un suo “fastidioso” vicino: l’attuale DG Roberto Sergio che dovrebbe andare in pensione dalla Rai ma non da Tele San Marino dove pure la Rai lo ha insediato.    

E ora che potrà succedere sul “caso” Report? Ci sono diverse possibilità.

A: la Rai tiene duro e va avanti sulla sua strada

B: La Rai cede e rivede le sue posizioni e accetta la trattativa.

C: La Rai congela tutto, attende gli sviluppi e poi si vedrà.

Ipotesi A: verosimile che non abbiano la voglia, la forza e il coraggio di ammettere la stratosferica minchiata fatta con l’estromissione di Ranucci senza uno straccio di motivazione o di accusa a suo carico (il Corriere ha riportato “opacità e interferenze” … sic!!!). Due mesi di farloccagini del cosiddetto Comitato Etico hanno prodotto due fiocchetti di neve. Verosimile che possano andare in pellegrinaggio a qualche noto santuario per pregare che non ci siano in giro nei Tribunali del lavoro romani “giudici compiacenti” o “zecche commmuniste” che possano dare ragione a Ranucci e farlo reintegrare con provvedimento d’urgenza ex Art. 700 CPC. Semmai fosse, intanto il conduttore ritorna al suo posto e poi la causa civile potrebbe svilupparsi in altra sede giudiziaria con altri tempi. Dicono, pare, sembra che il “triumvirato” Rossi-Ventura-Spadafora abbiano abbassato un po’ le penne.

Ipotesi B: da non escludere a priori, anche se molto improbabile che siano tanto astuti e acuti da capire l’aria che tira e intuire che saggezza e prudenza dovrebbero indurre a più miti consigli. La trattativa implica, giocoforza, che le due parti cedano qualcosa: cosa potrebbe cedere la Rai? La scelta dei due conduttori ha aggiunto la ciliegina sulla torta: una pezza peggio del buco. Però, dovranno valutare attentamente: perdere la redazione di Report o esporsi ancora a lungo al fuoco incrociato di tutta l’opposizione richiede spalle larghe e loro non sembrano averne gran che. Certo, non sarà facile dover ammettere “Scusate, ci siamo sbagliati. Rivediamoci e vogliamoci bene per la salute della Rai”.

Ipotesi C: in genere è la scelta più saggia ma solo in genere. Succede speso invece che le scelte avvengano sotto spinte emotive e irrazionali. Succede pure che poi ci si possa ravvedere. Rossi & C sanno di non aver vinto del tutto e sanno di non poter perdere. Anche da Palazzo Chigi arrivano timidi segnalini di “prudenza”.  

Se mai dovessimo aprire un “ReportScommesse” punteremmo un baiocco sull’ipotesi 3. Ipotesi rischiosa ma vantaggiosa: può succedere di tutto e meglio attendere. Vedremo, siamo solo all’inizio.

Torniamo per ora al “caso mediatico” del Corriere della Sera e sulla sua “particolarissima” attenzione sul “caso Ranucci” e non tanto sul “caso Lavitola”. Ci chiediamo sempre perché a Via Solferino, quando sorge il sole, il suo direttore, le sue firme più importanti (tra le quali spicca di luce propria quella di Paolo Mieli che ora cercano in tutti modi di far dimenticare il suo “relativo e distaccato” coinvolgimento sulla “manovra Lavitola”) si vedono, si scambiano messaggi e decidono che il “caso Ranucci” debba meritare tanta attenzione più delle guerre in corso, dell'economia o financo della cronaca nera?  Ancora non riusciamo a trovare una risposta “non banale” ma qualche ipotesi la abbiamo in serbo. Chissà, forse al Corriere sanno cose che noi non sappiamo? Il Corriere non riporta solo “notizie” o riferisce “fonti”, non sono solo “cronisti”: la quantità e la qualità degli articoli, il loro posizionamento in pagina e la loro titolazione costituisco la “narrazione” ovvero il “main stream” al quale il Corriere fornisce linfa vitale che poi alimenta il circuito: vedi Dagospia ieri sera alle 20.15. Non paghi della “cronaca” si aggiungono autorevoli commentatori (Polito, Grasso etc) e questa “narrazione” è tutta in una sola direzione: Ranucci è colpevole, a prescindere, a priori in modo “opaco e con interferenze”.  I loro lettori hanno dato segnali di grande apprezzamento per come il Corriere segue la faccenda? hanno aumentato il numero di copie vendute in edicola? 

Abbiamo ripescato, a caso, la rassegna del 18 agosto scorso: il Corriere dedica due pagine con sei articoli, Repubblica e la Stampa un solo articolo e il Messaggero (!!!) quattro. Come pure da non dimenticare il famigerato articolo dei giorni scorsi sule Corriere, anonimo, tutto incentrato su una “… questione che interessa Libero”.  Non riusciamo a farcene ragione: perché il Corriere ha dedicato tanto spazio ad un tema pressoché irrilevante e che "interessa Libero" ???    

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martedì 1 settembre 2026

Governo, Rai e "fenomeni mediatici": il gioco truccato delle tre carte

By Bloggorai ©

“Lo scetticismo non è una filosofia è pratica di vita. Essere scettici significa essere costantemente allerta nei confronti di ogni opinione e teoria, sospendere il giudizio sulle cose non chiare e continuare ad indagare la complessità del mondo, tenendo presente il parere degli esperti senza però tradire le nostre impressioni e reazioni personali. Oggi essere scettici può davvero aiutarci” M.L. Chiesara, Sette brevi lezioni sullo scetticismo

Notoriamente, Bloggorai è sempre molto scettico su tutto, a prescindere, a priori. La “fiducia” viene considerata un bene raro e prezioso e non si concede facilmente a tutti. Forse, questo è il motivo del suo “successo”: dopo oltre 8 anni ininterrotti di pubblicazione, le lettrici e i lettori continuano a crescere come in questi giorni. Buon segno: lo scetticismo paga.  

Come vi abbiamo accennato, c’è anzitutto il “caso Lavitola”, poi c’è il “caso Ranucci” e infine il “caso Mediatico” sulla intera vicenda Lavitola Ranucci: rare volte nella storia del giornalismo italiano si è vista tanta produzione di carta stampa, siti web e trasmissioni radio -televisive sullo stesso argomento. E c’è pure il caso del “gioco delle tre carte” dove si cerca costantemente di invertire una carta/caso con un’altra. Talvolta il gioco riesce, talvolta no.

Nel “caso Mediatico” poi si producono due derive: la prima interessa, ovviamente la Rai, mentre la seconda deriva ci sembra riguardare prevalentemente l’editore Cairo e, in subordine, i quotidiani di altri gruppi editoriali notoriamente filogovernativi. 

Ormai sembra fuori dubbio e palesemente evidente che all’interno del Gruppo Cairo ci sia una scissione “narrativa” evidente: quello che monta il Corriere la mattina, lo smonta La7 la sera con la trasmissione In Onda con Marianna Aprile e Luca Telese. Se il Corriere la mattina riporta fedelmente le “voci” da dentro l’ex Viale Mazzini, queste stesse “voci” vengono poi annullate alla sera dopo il Tg di Mentana. Se il Corriere, come ieri mattina, titola su presunte “opacità e interferenze” di Lavitola su Ranucci, fornendo la “giustificazione” alla sua rimozione da Report, la sera si chiarisce bene che queste motivazioni la Rai non le ha fornite perché anzitutto non ne ha e poi perché “secretate” dal famigerato Comitato Etico a corrente alternata (funziona solo a piacimento dell’AD). E pure questa mattina il Corriere ha svolto il suo “compitino”: trovare la pistola fumante che accusa e affossa definitivamente Ranucci, ovvero le prove della “collaborazione” di Lavitola con Report ovvero con Ranucci e titola: “Lavitola interferì su Report? I Pm avviano nuove inchieste”. Si legge che nelle informative dei carabinieri si leggono note di Lavitola su Report. Interessante !!! Come pure il titolo di ieri “Opacità e interferenze” senza specificarne e dettagliarne una che sia una. L'"opacimetro" giornalistico non è ancora stato inventato.

La congiunzione astrale, la formidabile armada tra Corriere, il Triumvirato Rai e altri giornali di corredo (compreso Dagospia) sembra funzionare: il main stream ovvero la “narrazione” la conducono loro ma … ma… qualcosa non sembra funzionare e un filo sottile di scetticismo sembra calare pure da quelle parti quando devono prendere atto che il Triumvirato Rai non ne azzecca mezza di una e il rischio di una Caporetto politico narrativa si profila all’orizzonte. Non sia mai detto che Ranucci trovi un "giudice a Berlino" o magari più vicino, a Viale Giulio Cesare, che gli possa dare ragione ... Bloggorai è scettico ma, non si sa mai. Semmai fosse, il diverimento è assicurato.

Un capitolo a parte merita il “caso Mieli”, prima firma del Corriere, anch’esso felicemente apparecchiato sulla tavola di Lavitola con le “vongole sgusciate” e serenamente coinvolto, più o meno a sua insaputa, al piano mefistofelico del faccendiere per il sondaggio su Ranucci candidato alle prossime elezioni. Ciononostante, Mieli compare una sera si e l’altra pure a pontificare sul caso Lavitola come se lui fosse stato da un’altra parte, come se niente fosse avvenuto.  

Se non che a Rossi-Ventura-Spadafora parte la trebisonda e senza un briciolo di buon senso e senza fornire alcuna spiegazione emettono il verdetto, il Governo sembra contento e poi si vedrà. Fanno gran pipì fuori dal vasino. Hanno grande fretta di chiudere la partita: le elezioni incombono. Se non che, si inventano due “giovani conduttori” il cui grande merito sarebbe quello di aver vinto la Scuola di giornalismo Rai di Perugia: acciperbacco !!! Se non che si viene a leggere che la “brava” Giulia Presutti sarebbe una frequentatrice più o meno assidua del ristorante di Lavitola e il “bravo” Piervincenzi avrebbe ottenuto un finanziamento di47 mila euro dal nientepopodimenoche Renato Brunetta attraverso il CNEL. Of course, il condizionale è d’obbligo e lo scetticismo è la nostra chiave di lettura. A priori, a prescindere, sono "bravi" come scrive qualche solito professore di giornalismo senza concorso.

Settembre è appena cominciato.

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