Ebbene, allora, va’ avanti. Oh, se un uomo potesse sapere
la fine delle vicende di quest’oggi prima che essa arrivi!
Ma è sufficiente che questo giorno finisca,
e allora si saprà la fine. Andiamo, voi tutti, via!
(Bruto a Cassio sulla Piana di Filippi)
E venne alfin il giorno del giudizio, forse non Universale, forse
non totale. Forse ancora una volta non risolutivo ma certamente di indubbio significato
strategico per il futuro del Servizio Pubblico. Oggi scade il termine per l’ennesimo
rinvio del MoU (Memorandum Of Understanding) per l’accordo tra Rai Way e Ei
Towers.
Correva l’anno 2014, mese di ottobre, e la Società delle
Torri di proprietà Rai si quota alla Borsa di Milano. Passano appena pochi mesi
e arriva l’OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) di Mediaset per il 100% di Rai
Way, subito respinta al mittente: le Torri Rai devono restare “prevalentemente”
in mano pubblica. Un “nuovo Patto del Nazareno” su questo tema “non s’ha da
fare”. Bersani a quel tempo sbertuccia l’operazione “Prima #Mondadori-#Rcs, poi
#Mediaset-#Raiway: ora aspetto che il #Milan compri l’#Inter». Fatto sta che “passa
il temo e l’uom non se ne avvede” e da allora, 12 anni dopo questo
matrimonio tra rai Way e Ei Towers sembra sempre sull’orlo di una crisi di nervi
e questa volta, forse, definitiva.
Bloggorai ha seguito questo tema innumerevoli volte da anni,
ed ha mantenuto costante una linea di analisi e valutazione. Anzitutto la valutazione
dei tre cosiddetti “razionali” ovvero quello politico in primo piano, poi
quello finanziario e infine quello industriale. Dei tre, l’unico che appare
solido e “fruttifero” è quello legato alle alchimie finanziarie rispetto all’andamento
del titolo in Borsa e agli interessi che ne traggono i “fondi” azionari che, nota
sempre molto bene, godono di un vantaggio ineguagliabile: i profitti generati da
Rai Way provengono per larghissima parte dal lauto contratto di affitto che Rai
paga a Rai Way (un vero Contratto di Servizio) stimato ben oltre 200 milioni/anno.
Nota ancora bene: i “fondi” sono sempre stati molto interessati alla fusione e,
spesso e volentieri, scrivono direttamente a Palazzo Chigi per sollecitare la
chiusura del “deal”. Vedi marzo 2022 quando Amp, Amber e Kairos, padroni del 7%
della società quotata e di un quinto del flottante, hanno chiesto direttamente
a Draghi di consolidare “…un processo che crei valore per tutti i soci:
tutelare il nostro interesse insieme a quello pubblico”. Il valore e il profitto
per loro è noto, quello pubblico un po’ meno.
Questo ci porta al “razionale politico” dell’operazione fusione o “polo delle torri” che dir si voglia. Il “razionale politico” semplicemente non c’è e, seppure ci fosse, è confuso e incerto. Non sembra esserci sul terreno del Governo che non sembra proprio avere le idee chiare, non solo su Rai Way ma su tutto il fronte delle TLC nel nostro Paese. Lo scorso 13 marzo si è svolto un interessane appuntamento con il titolo “Telecommunications of the Future” dove la parola chiave è stata “sfida” accompagnata da “infrastrutture strategiche” ma in cosa debba consistere questa sfida e in che termini si debba porre il problema delle “infrastrutture strategiche” in chiave di risorse e obiettivi non è emerso con chiarezza. Non parliamo poi del “razionale politico” dentro le forze di opposizione su questo tema, segnatamente su Rai Way. Magari a Bloggorai qualcosa potrà pure sfuggire, ma a nostra memoria non abbiamo tracce di un pensiero costruito, una missione o meglio ancora una visione (quella che solitamente si trova dall’ottico). Recentemente abbiamo letto sul Manifesto una frase sibillina “… le torri trasmissive della radiotelevisione possono tornare utilissime. Sempre che non si limitino ai vecchi confini, ma si cimentino nella costruzione di adeguati Data Center” salvo poi dimenticare che il tema “Data Center” rischi di diventare una rinnovata vicenda simile al 5: tutti lo vogliono ma nessuno se lo prende.
Salvo poi, ignorare la recente fantasticheria di Rai Way che ha proposto un Hyperscale a Pomezia senza un cliente, senza la definizione di risorse economiche e senza un cronoprogramma, per non dire del cuore dei problemi dei Data Center: l’enorme quantità di acqua per il raffreddamento e di energia elettrica necessari a farli funzionare. Morale della favola: i “Data Center” non li vuole nessuno all’uscio di casa: negli USA “il 70% degli americani è contrario alla costruzione di un data center nella propria area; il 50% cita l'impatto sulle risorse ambientali come motivazione, il 18% l'uso eccessivo dell'acqua in modo specifico”. Amazon nei giorni ha comunicato che nel 2025 ha utilizzato circa 10 miliardi di acqua per raffreddare i suoi impianti che, nota bene, al termine del ciclo non sarà proprio come fresco di sorgente alpina. Da osservare che mentre noi "dibattiamo" sui Data Center terrestri c'è già chi ragiona sui "Data Center satellitari" vedi interessante riflessione https://www.lincei.it/it/spacex-orbital-data-center-system-considerazioni-dei-lincei .
Infine, il “razionale politico” è merce assai rara in ambienti
Rai. Nessuno conosce il proprio destino ovvero se e quanto resterà ancora a galleggiare
questo Cda, con quale Legge semmai verrà una riforma. Ma ancora più è sovrastante
il “razionale politico personale” cioè chi mai potrà essere indicato a dirigere
in quota parte la possibile futura “società delle torri”: un uomo in “quota” Lega
come vorrebbero gli attuali diretti interessati oppure spostare l’equilibrio verso
una figura più gradita alla controparte Forza Italia ovvero Mediaset?
Chiudiamo con il “razionale industriale” e riproponiamo l’eterno e irrisolto dilemma: che ne facciamo con il “ferrovecchio” delle torri di alta quota? Sono
realmente un “gioiello di famiglia” meritevole di essere valorizzate oppure è
preferibile abbandonarle al loro triste destino e pensare ad altro? Altro ma cosa?
Veniamo ad oggi: per quanto è dato sapere, a mercato chiuso,
forse nel tardo pomeriggio, verrà comunicato l’esito dell’incontro tra Rai Way
e Ei Towers. I titoli e i contenuti degli analisti sono chiari: le nozze sono destinate,
bene che vada, ad essere ulteriormente rinviate e, con i tempi politici che
corrono, difficile supporre che possano essere tempi ravvicinati. Tra l’altro, c’è
una piccola ma significativa novità: “Ei Towers perde la Serie A? A rischio gli
appalti del calcio e la fusione con Rai Way” come ha titolato Calcio e Finanza.
Sullo sfondo emerge una “nuova generazione” di problemi: la nascita di nuovi
operatori Tv, in chiaro e su piattaforma: vedi la Lega Calcio e il magnate greco
Theodore Kyriakou (nuovo proprietario del gruppo Gedi – Repubblica etc) che
vorrebbe fare la “CNN italiana” ovvero una rete “all news”.
Comunque, per chi fosse interessato ad approfondire il tema Rai Way e data Center, può rileggere un contributo di un nostro molto autorevole lettore che abbiamo riportato lo scorso 25 ottobre: “I Data Center, ormai sono una componente strategica essenziale per tutto il sistema di diffusione e Rai, semplicemente, non ne ha abbastanza in termini di qualità e quantità. Senza Data Center non si va da nessuna parte.
Grosso modo, in sintesi, ne occorrono
di due tipi: un primo “tipo” si rivolge all’interno dell’Azienda, cioè un
“luogo” dove girano, si lavorano e si conservano i dati e i contenuti digitali,
ovvero la “cassaforte coni beni di famiglia” Rai. Il secondo “tipo” di Data
Center è rivolto all’esterno, al mercato, ai telespettatori ovvero la
cosiddetta CDN (Content Delivery Network). A suo tempo Bloggorai ha dedicato
uno speciale a questo tema. Allora, lo stato dell’arte fotografa che quelli del
primo tipo in parte già ci sono, di modeste dimensioni e già “datati”. Il
secondo tipo invece è affidato in “noleggio” esterno (Akamay ad un costo
stimato di oltre 6 mln l’anno). I Data Center sono voraci di tecnologia e di
energia. Quindi il tema del make or buy è ancora irrisolto. Un Big Data Center,
come pure per la CDN, per un solo cliente non ha senso. Per intenderci: la BBC
ha una CDN propria e poi si appoggia per l'overflow a CDN di terzi. La CDN come
commodity ha il vantaggio dell'aggiornamento tecnologico e dei costi a bit
decrescenti (la CDN ha 3 elementi di costo: traffico, elaborazione, canone)
dove un elemento cala sempre e gli altri due crescono. 10 anni fa Mediaset
aveva proposto una CDN comune per i broadcasters nazionali tramite un loro
consorzio, ma Rai ha mancato l'occasione” vedi https://bloggorai.blogspot.com/2025/10/rai-le-pagine-nere.html
e prima ancora https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html
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bloggorai@gmail.com
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