mercoledì 22 aprile 2026

Informazione RAI: un cratere con dentro una voragine con dentro un buco nero

By Bloggorai ©

C’era una volta … agli albori delle trasmissioni audio video satellitari … succedeva che il “tempo di latenza” ovvero l’intervallo di secondi tra quando veniva inviata una domanda a quando arrivava la risposta passavano diversi secondi. A tal punto che spesso succedeva che “si andava sulla voce” tra i due interlocutori. Bloggorai ne sa qualcosa quando, per conto Rai molti anni addietro, ha usato il mitico Thuraya, ben prima che venissero introdotti gli attuali e noti “zainetti”. Oggi è tutto molto diverso e, ci dicono “Se non vengono usati zainetti con protocolli SST o SRT in mano a giornalisti non adeguatamente formati, il ritardo è certo”. L’altra sera, chi ha avuto la fortuna o l’ardire di vedere “Newsroom” su RaiTre ne ha avuto prova provata di come questo problema per alcuni non è stato superato ed usiamo un eufemismo perché, ci dicono i “nostri” esperti, la questione sarebbe “assai più complessa”.

Tutto questo per tornare al tema centrale, all’argomento di ieri: la Rai, Il Servizio Pubblico NON ha una sua Newsroom, ovvero un “luogo” ovvero una "direzione editoriale” dove si coordina, ottimizza e razionalizza tutta l’offerta informativa dell’Azienda Radiotelevisiva Nazionale ma ha invece una “personale” ed esclusiva “Newsroom” semi privata ad uso esclusivo di Monica Maggioni che la avrebbe ideata ed ora conduce (con il significativo risultato del 4% circa di ascolti).

Ci siamo spesso soffermati poi sul fatto che il Servizio Pubblico non avesse una prima serata su Rai Uno (e non su Rai Tre) dedicata all’approfondimento giornalistico sui grandi temi di attualità e invece mentre il mondo è con il fiato sospeso per le guerre in corso si prosegue con la replica delle repliche di Montalbano, come ieri sera.

Sul “buco nero”, sulla voragine della mancanza di un Piano editoriale Rai per l’informazione Rai abbiamo scritto spesso e volentieri. Abbiamo riportato tutti i recenti tentativi (Verdelli, Piano Industriale e Contratto di Servizio) boicottati e naufragati anzitutto per “resistenze” interne all’Azienda e per “connivenze” esterne. Esattamente su tutto questo che si è aperta la voragine, il cratere, dell’informazione Rai. Ce lo dice anzitutto l’AgCom: l’ultimo Osservatorio sulle Comunicazioni, pubblicato lo scorso gennaio, evidenzia come tre quattro testate giornalistiche Tg1, 2, 3 e Tgr, tra il 2021 e il 2025 nella fascia oraria 12- 14.30 hanno perso tra il 16,8% al 36,5% mentre nella fascia oraria 18.30- 21.30 hanno perso tra il 19,5% e il 47%. Non è un “buco nero” o una voragine: è un cratere lunare, uno di quelli nascosti nella faccia oscura del nostro satellite. Non parliamo poi, per l’ennesima volta, di RaiNews24: sempre AgCom ci informa che, sempre nell’intervallo 2021-25, ha perso nell’intero giorno circa il 47%. Il 6 febbraio scorso La Repubblica ha titolato “Ascolti tv, il calo dei telegiornali Rai. Mediaset guadagna nell’informazione”. Ma, ribadiamo, su tutto questo dentro e intorno alla Rai c’è un muro di silenzio e omertà che nessuno riesce a scalfire.

Torniamo al tema. Oggi Il Fatto pubblica un pezzo con il titolo “Nella Newsroom mancano le notizie” ovvero dietro il nulla il vuoto. L’ansia di una notizia di agenzia, un “ultima ora” che potesse dar vita ad un “suo” racconto già visto e sentito era evidente e ai limiti dell’imbarazzante. L’effetto surreale ricordava Albertone con “Prontooooo.., America me senti ???”

La trasmissione della Maggioni è stata realizzata negli studi di Cinecittà. Perché non sono stati utilizzati gli studi Dear o a Teulada? Sembra che nella Direzione Produzione molti se lo stanno chiedendo e non trovano facile risposta. Poi, leggendo i titoli di coda della trasmissione si elencano 9 autori, 17 redattori, 3 operatori multimediali, 1 regista esterno, 1 aiuto regista e 1 assistente alla regia e inoltre un Gruppo Elettrogeno in quanto si tratta di uno studio cinematografico e non televisivo) e infine un UpLink satellitare per i collegamenti esterni. Quanto costa tutto questo? Quanto è stato prodotto in casa e quanto in appalto? Quanto personale Rai è stato impiegato e quanti gli esterni? Poi ancora, ci dicono. “Vogliamo parlare della costosissima scenografia? Un muro di VideoWall “impallato” da un altro muro di cubi”. 

Su questo argomento, sembra che ci si potrebbe scrivere un romanzo che, peraltro, molti in Rai già conoscono bene quando si parla della Maggioni e delle “sue” produzioni e dei “suoi” collaboratori. Uno tra questi non manca mai: un certo Roberto Fontolan. Dicono che sia "bravo". Punto. A capo.

Sempre a proposito di “buchi neri” abbiamo ancora qualche nota da scrivere ma lo spazio oggi a disposizione è terminato.

bloggorai@gmail.com

martedì 21 aprile 2026

Il Grande Buco Nero della RAI che nessuno vuole coprire. la Newsroom

By Bloggorai ©

A Roma c’è un grande Buco Nero che a confronto con quello di Napoli aperto dai rapinatori della banca svaligiata può sembrare una tana di criceto. Si tratta del Buco Nero dell’informazione Rai il cui scavo nelle viscere della terra è iniziato molti anni addietro e financo ieri sera è stata data l'ennesima picconata.

Come al solito, banalmente, non si può comprendere quanto avviene oggi e quanto potrà avvenire domani se non è chiaro quanto è successo ieri. Banalmente, ieri sera è andata in onda la trasmissione, la “sua” trasmissione, di Monica Maggioni chiamata pomposamente “Newsroom”. Ovvero, l’Azienda Rai, il Servizio Pubblico radiotelevisivo, NON ha una sua “newsroom” ma ha la Maggioni si è fatta la sua personale trasmissione “Newsroom” a sua immagine e somiglianza. Detto tra di noi: una noia abissale, una boiata pazzesca!!! Peraltro, è andata in onda laddove ci doveva essere Report, poi confinato alla domenica e comunque tagliato di quattro puntate (hanno tutti dimenticato gli impegni presi dopo l’attentato a Ranucci).

Nota a margine: ci sono appena arrivati i dati Auditel: Newsroom della Maggioni ieri sera ha fatto il 4,3% di share con circa 600 mila telespettatori. Se Bloggorai mette su un’antenna TV e chiama tutti i suoi lettori, amici, parenti e conoscenti rischia di fare di più. Nota a margine bis: Giletti nella stessa serata ha fatto spesso quasi il doppio e prima ancora, Ranucci, quasi il triplo.

Allora è necessario tornare a qualche anno addietro. Iniziamo dal 2017 quando in Rai si dibatte di un piano per l’informazione finalizzato ad ottimizzare, razionalizzare e rendere efficiente tutto il complesso dell’offerta informativa del Servizio Pubblico: il famigerato Piano Verdelli. Erano gli anni del Governo Renzi (PD), erano gli anni dell’abbassamento del canone, erano gli anni della “sua” legge di riforma tutt’ora in vigore che portarono all’Amministratore Unico. Erano gli anni della quotazione di Rai Way. Erano gli anni, appunto, della presidenza del Cda affidata a Monica Maggioni (tutto torna). Quel piano è stato bocciato dal Cda i primi di gennaio di quell’anno ma i “rapinatori”, i killer, tutti interni alla Rai, stavano scavando il “buco” già da tempo. Bloggorai, a suo tempo, ha scritto: “A novembre 2016 l’Espresso titola, a firma Riccardo Bocca: “Rai, Mai più telegiornali vicini alla politica, è tempo di pensare agli spettatori” e pubblica un ampio stralcio (poi derubricato a “bozza di lavoro). Apriti cielo. Insorge la Rai che avvia un’indagine interna per la fuga di notizie, insorgono i giornalisti (per primi quelli del Tg2) e insorgono quasi tutti i partiti… quasi”.

La storia di quell’enorme e ciclopico complotto, giusto o sbagliato che fosse, non è stata mai scritta per intero. È lunga e molto complicata dove regna l’omertà più assoluta: molti di coloro che hanno partecipato al complotto, tutt’ora in orbita e dentro la Rai, sanno tutto ma tacciono. Merita rileggere questo articolo gustosissimo: https://www.lamescolanza.com/2017/05/23/rai-bocciato-piano-news-campo-dallorto-sfiduciato-dal-cda-la-fine-del-direttore-voluto-mollato-renzi/#:~:text=Secondo%20un%20retroscena%20pubblicato%20da%20Dagospia%2C%20inoltre%2C,nominare%20Milena%20Gabanelli%20alla%20guida%20del%20nuovo

Sappiamo solo una versione (il Piano originale NON è mai stato pubblicato), quella dello stesso Verdelli, scritta nel suo libro “Roma non perdona”. Consigliamo di rileggerlo: ci sono pagine epiche, specie sulla Vigilanza Rai di quei tempi e di suoi alcuni noti esponenti. Ma c’è soprattutto un ragionamento, un principio granitico e tuttora fondamentale quanto irrisolto: oltre 2000 giornalisti e 8 testate convivono tra loro senza un progetto, un piano o una visione organica, coordinata ed efficiente. Ecco la necessità di una “newsroom” tutt’oggi inesistente. Ma andiamo avanti, ovvero indietro nella storia.

Si volta pagina sul Piano Verdelli e molti gongolano (compreso a sinistra). Arriviamo al famigerato Piano Industriale Rai 2018. Un Piano importante, ambizioso e corposo. Cinque faldoni pieni di dati, prospezioni e tabelle sul presente e il futuro della Rai. Tra questi documenti, uno in particolare spicca per rilevanza: il Piano per l’informazione Rai 2019-21 di circa 130 pagine ricchissime. Il Piano non fa in tempo ad essere approvato e stampato (ne conserviamo una copia chiusa in cassaforte) che subito viene dimenticato, affossato e insabbiato sotto una spessa coltre di cemento armato.

Non basta: qualcuno ci riprova e nel Contratto di Servizio precedente a quello attuale, all’art.22 (obblighi specifici, poi cancellati in quello oggi in vigore) dove si legge che si debba predisporre “… un piano di riorganizzazione che può prevedere anche la ridefinizione del numero delle testate giornalistiche”. Non ci pensano proprio: tutti muti, silenzio tombale. Nessuno apre più bocca. Rileggi pure quanto abbiamo scritto ad agosto scorso su Bloggorai a proposito della Maggioni https://bloggorai.blogspot.com/2025/08/rai-si-e-rotta-la-stagione-e-per-natale.html .

Arriviamo ad oggi, ovvero a ieri sera. A giugno 2023 la Maggioni lascia il Tg1 e a settembre prende il posto dell’Annunziata su Rai Tre con la trasmissione “In mezz’ora”. Un anno dopo, mentre era ancora responsabile della Direzione Editoriale per l'Offerta Informativa Rai, si “crea” ovvero si intesta la maternità e la conduzione di “Newsroom” che poi arriverà, appunto a ieri sera. Con una piccola e sostanziale differenza: quando avvenne l’invenzione della trasmissione la Maggioni era dipendente Rai e oggi non lo è più in virtù di un contrato di collaborazione da esterna. Il programma, in altre parole, non è di proprietà Rai ma suo personale a tal punto da decidere lei dove si deve realizzare (Cinecittà). Ci sono illustri precedenti di storie simili o analoghe: da Fabio Fazio con il “suo” Che tempo che fa a Bianca Berlinguer, da Giovanni Floris a Corrado Augias.

Rimante sintonizzati, più tardi ci potrebbero essere aggiornamenti.

Bloggorai@gmail.com

lunedì 20 aprile 2026

La Tv monumentale

By Bloggorai ©

Educare … forse, divertire … lasciamo perdere … informare se capita … magari! Ieri sera è andata in onda una trasmissione ibrida tra Rai Tre e LA 7, una specie di “televisione di informazione perfetta”. Come noto, in questo momento, in ogni parte del mondo, ci si interroga sul futuro che si stanno apparecchiando i due dementi criminali con il grilletto facile le stragi di civili in canna. Come noto, molti si pongono una domanda tanto semplice e banale: perché la guerra in generale e perché questa guerra in Medio Oriente in particolare? Nel dettaglio, perché Trump ha scatenato questa guerra “a sua insaputa” ovvero a “sua saputa” su esplicita indicazione del suo complice israeliano (NB: entrambi molti “amici” del nostro Governo)?

Allora ieri sera è successo che prima Ranucci su Report ha iniziato con un servizio dove si evinceva quello che ormai sembra noto a tutti: Netanyahu tiene sotto ricatto Trump per il caso Epstein. Se mai ci fossero e uscissero fuori foto compromettenti il giocattolo MAGA si rompe. Se non che, ad un certo punto, Report si interrompe (??? il seguito alla prossima puntata ???) e passa a parlare di mucche (interessantissimo) e l’argomento si sposta su La7 dove il servizio pone una domanda fondamentale che potrebbe essere più rilevante dell’affare Epstein: perché Trump ha attaccato il Papa? Appunto, il titolo esatto è “Attacco al Papa” e in circa 50 minuti ci spiega un perché che finora pochi hanno affrontato: il retroterra religioso degli “evangelisti” che anima lo spirito guerriero e bellicista della Casa Bianca e dei suoi abitanti. È una chiave di lettura fondamentale, imprescindibile senza la quale il personaggio si riduce ai suoi minimi termini. Impossibile comprendere Trump e questa guerra in Medio Oriente, compresi i rapporti con Israele, se non si tiene in debito conto anche del ruolo granitico che la religiosità “made in USA” contribuisce a determinare per le sue scelte di politica interna e internazionale.

Raccomandiamo vivamente di vedere le due trasmissioni congiunte ma più ancora quella di La 7 (vedi https://www.la7.it/la7it-original/rivedila7/house-of-trump-attacco-al-papa-19-04-2026-641634 ) dove poi, a seguire, è stata proposta una magistrale lezione di geo/storia/diplomazia sulla Conferenza di Yalta in Crimea nel 1944. Impossibile comprendere il presente se non si conosce il passato e, come pure abbiamo scritto tante volte, “sono le persone che fanno le cose” e non viceversa. In quei giorni di febbraio ’44 Churchill, Roosevelt e Stalin hanno scritto il libro fondamentale della storia moderna e se non lo hai “studiato” avrai grosse difficoltà a declinare i fatti dei decenni successivi per arrivare ai giorni nostri. La trasmissione ci ha fornito una lettura di quei giorni a Yalta attraverso “le persone” che hanno fattole “cose” delle quali ancora oggi dibattiamo.  

Nota a margine, la trasmissione di La 7 inizia con l’attentato a Trump di luglio 2024 quando venne “ferito” leggermente ad un orecchio. Di quel giorno tutti ricordano le immagini che sono entrate di forza nel libro della storia americana e non solo: lui che si rialza protetto dai suoi agenti mentre incita con il pugno serrato “Fight … Fight … fight!!!”. Come poi lo stesso Trump ha dichiarato più volte: “Dio ha voluto così … per compiere la Sua opera” … Amen !!! Se non che, questa mattina Repubblica pubblica un articolo che dà voce a quanto molti sospettano: “Tra i MAGA si insinua la teoria del complotto – Falso l’attentato a Donald in Pennsylvania”. Per un Paese che si nutre di complotti (vedi Kennedy) è un tema interessante e nemmeno poi tanto campato in aria se è vero che a seguito di quell’attentato il gradimento verso Trump è salito a tal punto da fargli vincere le elezioni. 

Potere delle immagini!!!   

Chiudiamo con una nota politica. I giornalisti “televisivi” Mediaset scendono in campo. Questo ci racconta un interessante articolo di Repubblica oggi dove si legge di due personaggi “fuori dal coro” dei Berlusconi: Mario Giordano e Paolo Del Debbio. Lo abbiamo sempre sospettato, “andare spesso in video” è tossico e induce dipendenza e senso di alterità e in Rai ne sanno molti qualcosa a partire (e finire) con Bruno Vespa e la sua onnipotenza. Ieri abbiamo letto di Celli, ex DG Rai, a seguito della recente sceneggiata con Provenzano (PD) che ha dichiarato “Se ci fossi stato io lo avrei licenziato in tronco”. Celli però è stato in Rai molti anni e, se voleva, buoni motivi per stroncare la carriera di Vespa ne aveva a sufficienza. Ha raccontato che una volta si sono incontrati casualmente e Vespa lo avrebbe apostrofato: “Stronzo”.  Celli se n’è andato e Vespa è rimasto. Arduo dilemma: a voi la scelta da che parte stare. Da non dimenticare che Celli è stato il “padre fondatore” della nuova Rai con le sue “esternalizzazioni”.  

bloggorai@gmail.com

 

domenica 19 aprile 2026

La Civiltà delle immagini 2026 e il "quadrangolo" delle bermude RAI

By Bloggorai ©

Si fa per dire… così… due battute tra quattro (?) amici al bar… tanto per passare qualche minuto spensierato. Tranquilli, sereni, sobri e pacati: Bloggorai non ha l’ardire di diffondere un “comunicato stampa” come piace fare a molti e tantomeno proporre nuove Leggi. Non ne ha alcuna voglia, forza e coraggio. Per questo lavoro ci sono gli “specialisti” dei vari Uffici Studi, “esperti europei” e professori senza concorso. Già applicare le Leggi in vigore sarebbe sufficiente, a partire dall’EMFA che dall’8 agosto scorso aspetta qualcuno che si accorga che è entrato in vigore e ne tragga, subito, le dovute conseguenze. Aggiungiamo: a partire dalla Vigilanza Rai e dalla sua presidente.   

Prima di proseguire con le cose (poco) serie, non ci dimentichiamo di attaccare due figurine nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 – aprile. La prima è una delle tante perfette metafore del momento geopolitico che stiamo attraversando: la Meloni che partecipa al vertice dei “volenterosi” che, nota bene, non è un vertice UE che invece sembra essere in tutt’altre faccende affaccendata. 

da La Repubblica
L’immagine è fenomenale: la nostra capa del Governo la si vede camminare quasi un passo indietro rispetto ai tre leader Macron, Starmer e Merz con una postura particolare, con le mani dietro la schiena. A veder bene, anche nelle altre foto, la Meloni sembra capitata lì per caso, quasi obbligata dopo mesi di “Nobel per la pace a Trump”. Detto tra di noi: tutta questa solidarietà espressa dalla Schlein in Parlamento ci è sembrata un tantinello esagerata: “In questa Aula siamo avversari …” e basta.

La seconda immagine è quella della rapina a Napoli dei giorni scorsi nel caveau di una banca. La “figurina” da incollare è quella del buco nel pavimento: una voragine metaforica in cui sprofonda non solo e non tanto l’abilità dei rapinatori ma i tanti “buchi” neri che segnano questo la vita Paese. 

dal Corriere della Sera
Ieri un titolo de La Repubblica era significativo “Il benessere non c’è più, famiglie schiacciate da casa, bollette e sanità”. Un paese che da qualsiasi parte lo vedi è un “buco nero”: giovani in difficoltà, salari tra i più bassi in Europa e lavoro che manca.

Bene, torniamo al di cui sopra. Abbiamo “scherzato” con le tre proposte di Legge ma non ci siamo allontanati tanto dalla necessità di pensare come uscire dal pantano in cui versa il presente e ancor più il futuro del Servizio Pubblico. Il principio, il perno, intorno al quale ci troviamo è molto semplice: la Rai, con le risorse di cui dispone e con la sua attuale organizzazione strutturale ed editoriale non regge l’equilibrio. O diminuisce il perimetro del suo impegno o aumentano le risorse. 

La prima proposta sulla quale abbiamo “scherzato” è il tema “canone”. Sia tra la maggioranza ma anche tra le fila dell’opposizione le idee non sono affatto chiare tra chi lo vorrebbe abolire o chi, semplicemente ridurre. Intanto, però, non se ne parla. Sulla seconda proposta lo “scherzo” ha un suo fondamento in particolare per Rai News24. A cosa serve ci siamo chiesti? La risposta la troviamo nei numeri: il numero di addetti, tra giornalisti e amministrativi di circa 300 persone, rispetto al risultato (gli ascolti in media da 0,qualche cosa) e ai costi di gestione sono tali per cui in qualsiasi Azienda “normale” avrebbero chiuso da un pezzo o, in alternativa, proposto un “piano editoriale per l’informazione del Servizio Pubblico” complessivo dove trovargli la giusta collocazione. Nulla di tutto questo avviene e nessun “comunicato stampa” viene diffuso. Anzi! Muti!!!

Infine sulla terza proposta relativa alla liberazione del “fardello” Rai Way. Sono quasi dieci anni, dieci, che se ne parla senza mai venirne a capo. Nel frattempo “i figli crescono e i genitori invecchiano” e le domande sono sempre le stesse. Conviene o no chiudere il “deal” con Ei Towers? (Mediaset non vede l’ora … a condizione che…) Il “business” delle torri è ancora tale e per quanto tempo ancora oppure è ora di cambiare aria e considerarle “ferro vecchio” per poi investire in altri modi che non siano i bluff di cui abbiamo letto finora? Rai Way è ancora un prezioso “gioiello di famiglia” del Servizio Pubblico oppure è solo una scatola vuota a perdere buona solo per l’allegra finanza (i famigerati “fondi” che spesso e volentieri scrivono al Governo) che gli gira intorno tutta a carico della Rai con il suo lussuoso contrato di Servizio?  

Il “quadrangolo” delle Bermude in cui si perde la Rai è sempre e solo lo stesso, da decenni: quadro normativo, missione, risorse e tecnologie. Il primo punto cardinale, la riforma, è svanita. Il secondo, le risorse, scarse e incerte. Il terzo, la missione, tutti la cercano ma nessuno la trova. Il quarto punto, le tecnologie, abbiamo da poco superato il tubo catodico, per lo streaming e la Digital Media Company c’è tempo (ma non ci sono i soldi).

bloggorai@gmail.com 

sabato 18 aprile 2026

FLASH: Comunicato Stampa Bloggorai

By Bloggorai ©

COMUNICATO STAMPA BLOGGORAI: 

Roma, sabato 18 aprile 2026, ore 10 circa … più o meno

“Dopo quasi otto anni di pubblicazioni ininterrotte (salvo Natale e feste comandate), Bloggorai si vuole fare interprete e partecipe del sentimento popolare diffuso in merito al disagio patito dal Servizio Pubblico, ormai vessato da tempo dalla politica infame e predatoria. Bloggorai prende atto della continua lamentela espressa financo recentemente dal suo AD, Giampaolo Rossi e dal “suo “Cda”, sul canone Rai pagato dai cittadini italiani tra i più bassi in Europa. È vero! Nella civile Europa ci sono paesi dove non lo pagano affatto ed altri che invece pagano ben di più del nostro miserabile a 90 euro e non sappiamo nemmeno se rimarrà lo stesso nei prossimi anni.  

Bloggorai ormai si è fatto persuaso che il rapporto tra risorse economiche e prestazioni fornite dal Servizio Pubblico comincia ad essere insostenibile: o aumentano le risorse o diminuiscono le prestazioni: non c’è scampo. Nel mezzo c’è l’offerta editoriale e informativa che necessita di una “ripassata”. Paghiamo di più ma dateci di meglio!!!

Bloggorai è mosso a tanta iniziativa dopo aver visto nei giorni scorsi l’intervista di Bruno Vespa nella “sua” trasmissione alle ore 20.30 laddove ha chiesto a Olindo Romano, condannato per la strage di Erba (dopo avergli prima detto “Prego si accomodi” come fosse a casa sua o nel suo studio di Porta a Porta): “Signor Olindo, posso chiederle chi è Lei davvero? Un pacifico netturbino innamorato di sua moglie o un assassino spietato…???”. Bloggorai esprime viva e vibrante solidarietà anzitutto ai telespettatori che pagano il canone (tra i quali il sottoscritto) e in parte anche al Signor Olindo. È verosimile supporre che ci siamo sentiti tutti presi per il culo (scusate il linguaggio forbito): ma cosa avrebbe potuto rispondere il Signor Olindo? Si, sono io, certo, è vero e sono quì appunto perché sono stato condannato e voglio rimanere a vita dietro le sbarre.

Bloggorai pertanto propone ben tre proposte di Legge di iniziativa popolare:

Proposta n.1: aumentare il canone almeno di 50 euro e forse più, tanto da potersi permettere almeno di trovare un giornalista in grado di gestire una trasmissione di approfondimento giornalistico da prima serata (prima cercare tra i 2000 dipendenti e semmai non si trova va bene anche uno straniero, purché  serio e autonomo dal Governo) e poi evitare le ennesime repliche di Montalbano, Don Matteo, la Principessa Sissi e Pretty Woman.

Proposta n. 2: eliminare Rai Due e Rai News 24, tanto non servono quasi a nulla. Ridurre le reti generaliste solo a due cambiando nome: Rai Over (ex RaiUno) e Rai Under (ex Rai Tre). Andrebbe ridefinito il fantomatico Piano editoriale e scritto un Piano per l’informazione (oggi insistente).

Proposta n.3: liberare del tutto la Rai dal fardello di Rai Way (che peraltro gli costa oltre 220 mln l’anno di canone di servizio) cedendo tutto: torri di alta e bassa quota, la sua CDN diversa da quella Rai (che per inciso paga diversi milioni ad Akamay), Edge Data Center omeopatici e svelare il bluff dell’Hyperscale di Pomezia (nessuno conosce i costi - forse, forse 400 ml; nessuno conosce i tempi – forse 3 anni e nessuno conosce i famigerati e potenziali Anchor Tenant, ovvero “clienti” danarosi e pazienti.

Presto verranno predisposti banchetti nelle piazze per raccogliere firme. Partecipate numerosi!!!

bloggorai@gmail.com

venerdì 17 aprile 2026

BBC e RAI: il futuro nei Data Center???

By Bloggorai ©

Una “tempesta” oltre Manica potrà mai essere un “venticello” dalle nostre parti? Oggi non ci sono giornali in edicola e quindi ci occupiamo di notizie di ieri e dei giorni scorsi.

Notizia n. 1: leggiamo sul sito Post.it che “BBC, l’azienda pubblica britannica di informazione e intrattenimento, ha annunciato l’intenzione di ridurre tra i 1.800 e i 2mila posti di lavoro, poco meno del 10 per cento di tutti i suoi 21.500 dipendenti. L’obiettivo è una riduzione dei costi di 500 milioni di sterline nei prossimi due anni (575 milioni di euro circa)…”. Il tema, comune a tutti i servizi pubblici, sono le risorse e il modo e le prospettive con cui vengono impiegate. “… i motivi di questa decisione derivano da alcune difficoltà di bilancio: a fronte di spese sempre più elevate per la produzione dei contenuti, diminuiscono le entrate pubblicitarie e soprattutto quelle derivanti dal canone televisivo …L’azienda dice da anni che il numero di persone che lo pagano è in costante calo”.

La notizia correlata, sempre a proposito di BBC, è la nomina di un uomo Google, Matt Brittin alla guida dell’emittente britannica. Il nuovo Ad avrà il compito di trattare con il governo la nuova Royal Charter, il documento che regola il funzionamento della BBC (un documento simile alla nostra Concessione, in scadenza contemporanea nel 2027) e ha dichiarato: “Nel contesto di questo processo di revisione della Carta sembra necessaria una riforma radicale della BBC, sia per quanto riguarda il suo modello di finanziamento sai del contesto in cui opera”. Il contesto è normativo e poi tecnologico. Arriva “l’uomo dei dati” ovvero colui che guarda agli algoritmi di produzione e distribuzione, ad un nuovo “servizio Pubblico” prossimo venturo. Provate ad immaginare di riportare tutto questo, con le devote proporzioni, alla Rai, al Servizio Pubblico italiano e poi fateci sapere. Siamo ancora alla fantomatica Digital Media Company.

La seconda notizia viene, prevalentemente, da oltre Oceano dove si sta sviluppando un fenomeno interessante: il movimento di opinione pubblica “No Data Center”. Da leggere un editoriale del The Guardian dei giorni scorsi con il titolo “Politica dell'IA: le proteste contro i data center negli Stati Uniti sono un monito per le grandi aziende tecnologiche” vedi https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/apr/12/the-guardian-view-on-ai-politics-us-datacentre-protests-are-a-warning-to-big-tech

Inoltre, un recente articolo sul Corriere con il titolo “Data center, le rivolte negli Usa: a pochi il nuovo potere dell’AI, agli altri bollette più care (e l’invasione di Big Tech)” vedi  https://www.corriere.it/economia/finanza/25_ottobre_20/rivolte-usa-data-center-e7c5732a-854f-4b08-b3c1-ba9d32ffbxlk.shtml?refresh_ce .

Anche in Italia qualcosa si muove (vedi Brianza e il mega Data Center di Amazon, valore 1,2 mld e circa 200 persone impiegate). Ce ne stiamo occupando perché seguiamo il tema che interessa Rai Way e i suoi Data Center e, in particolare, quello Hyper prospettato a Pomezia, nei dintorni della Capitale del quale sappiamo solo ciò che non si sa: ovvero costi, tempi e clienti.  

Il problema è sempre lo stesso: la tecnologia o la dirigi e gestisci o la subisci e patisci.

bloggorai@gmail.com

 

giovedì 16 aprile 2026

Media/Rai: la "nuova discesa in campo" ???

By Bloggorai ©

Già dal giorno successivo all’esito referendario con la sberla presa da Meloni &C ci siamo presi la briga di capire cosa potrà succedere ora dentro e intorno alla Rai. Dal primo post di giovedì 26 marzo 2026 (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/rai-ieri-sera-oggi-e-domani-cose.html ) ci sono state tante cose tra cielo e terra che inducono a mantenere il focus sul tema Servizio Pubblico prossimo venturo e, in particolare, sul suo “concorrente” politico ovvero Mediaset. Le cose cambiano e le persone pure.

Anzitutto c’è stata l’audizione dell’AD Rossi, con tutta la fuffa del mondo “abbiamo fatto, i “piani”, vedremo, incontriamo gente, il polo del cinema …” ma non quello delle “torri” tra Rai Way e Ei Towers che invece, pochi giorni dopo, verrà rinviato di altri 90 giorni. Nel frattempo, sulla stampa si leggono titoli e articoli che parlano di lui come prossimo all’uscita da Via Asiago (Domani, Il Fatto e Il Messaggero). Sarà vero o no, fatto sta che se ne parla e le fonti che lo riferiscono sono “solitamente bene informate”. Poi, sempre a seguito della sberla referendaria subita da Meloni&C, succede che nel Governo si avvia un bradisismo nodale dove il fatto più significativo e rilevante è “l’estromissione” di Maurizio Gasparri dall’orbita centrale di Forza Italia, ovvero Mediaset. Avranno addebitato a lui responsabilità della disfatta? Fatto sta che, a quanto sembra, ci dicono, non sarà più lui ad “occuparsi “ di Rai e non è cosa da poco perché (a parte Letta) pochi altri conoscono bene le faccende Rai quanto lui. Ieri abbiamo riferito di una nostra fonte autorevole che ci ha suggerito “Ma non sarà che Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza Rai proprio perché non ha portato a casa il risultato Agnes presidente come il suo mentore Letta tanto desiderava?". Stamattina un altro autorevole lettore ci propone una lettura diversa “Ma non sarà che invece Gasparri è stato fatto fuori dalla Vigilanza proprio perché si era incaponito sulla Agnes e non ha cercato una mediazione onorevole?”.  Osservazione interessante ma che va ancora contestualizzata.

Nei giorni scorsi è avvenuto un fatto a dir poco “irrituale”: Marina Berlusconi “convoca” a casa sua, ad Arcore, AntonioTajani, nientepopodimenoche Vice Presidente del Consiglio, Ministro degli Esteri e Segretario Nazionale di Forza Italia. All’incontro, sembra, ha partecipato il sempiterno Gianni Letta. Questo fatto, a nostro modesto avviso, è molto grave non foss’altro perché rimette al centro del Villaggio il tema la famiglia Berlusconi e la loro Azienda Mediaset tra i tanti problemi del Paese . Abbiamo pure letto di un certo “malumore” dei due fratelli di Arcore nei confronti del “loro” partito a tal punto da lasciar trapelare possibili e sostanziali mutamenti e si legge di “nuova discesa in campo” o di un nuovo partito centrista, più moderato e dialogante con l’opposizione, magari quella parimenti “centrista” inseno al PD. Ecco il “quid” che può interessare la Rai prossima ventura. Con l’uscita di scena di Gasparri, come possono cambiare le carte in tavola sulla Rai e i dossier collegati che interessano molto assai Mediaset: nomina del presidente, riforma e Rai Way?

Nei giorni scorsi è avvenuto un fatto NON nuovo ma significativo: Mattarella è tornato sul problema della Vigilanza Rai impossibilitata a riunirsi (Ndr: nel momento in cui scriviamo, non è previsto nulla!!!). Il Presidente ha fatto riferimento all’EMFA ma sa bene che lo scoglio è, appunto, la presidenza Rai oggi ferma al palo del suo “facente funzioni/consigliere anziano” Marano, ovvero un leghista puro e duro e, in subordine ma collegato, il tema della riforma richiesta, appunto, dall’EMFA. Semplificando e riassumendo: se mai si sciogliesse il nodo presidente, potrebbe anche essere che il resto viene di conseguenza. Ma come si può sciogliere? Sgombriamo il campo da una ipotesi: la Agnes è bruciata se non per sempre almeno per ora. È infatti inverosimile supporre che dopo oltre un anno di “opposizione“ sul suo nome ora invece si possa “sbragare” e votarlo. Allora il grande tema: se non lei, chi altri è in grado di raccogliere il consenso della maggioranza della Vigilanza? Pussa via il “totonomi” ma un timore lo abbiamo e ce lo teniamo chiuso in cassaforte.

Domanda finale. Ma non sarà che con l’aria che tira a Palazzo Chigi (non certo delle migliori) c’è da attendersi prossimi ed imminenti colpi di scena, anche sulla Rai? Anche noi, come si usa dire “faremo sapere”.

Questa mattina, un nostro caro amico e lettore, ha pubblicato su una delle nostre chat riservate uno stralcio di articolo dove si legge “… L’OfCom l’Autorità di regolamentazione dei media britannica, ha avvertito che la Tv pubblica “è in via di estinzione nell’era dello streaming” ed ha aggiunto che alla BBC è in arrivo un nuovo Ceo da Google dove la sfida sarà, appunto, gestire dati e profilazione degli utenti per diversificare nuovi e più competitivi modelli di offerta editoriale. Se non si capisce e non si ragiona su questo fronte, su questi temi, “tutto il resto è noia, non è gioia ma noia”.

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