Fatte le debite proporzioni e definito il giusto contesto,
si può sostenere serenamente che l'Europa non conta nulla nel mondo ...
l'Italia non conta nulla in Europa … la Rai non conta nulla in Italia e il Cda
del Servizio Pubblico non conta nulla all’interno o all’esterno dell’Azienda se
non a garantire una “gita” a Sanremo a favore di telecamera.
Sul ruolo e sul peso dell’Europa e dell’Italia nella scena internazionale non c’è molto
da dire (magari c'è da ridere): è tutto abbastanza evidente. La “nuova era” globale segnata dalla
militarizzazione delle relazioni internazionali vede un solo uomo al comando
mentre nessuno ha la voglia e la forza di opporsi. Il nuovo marchese del Grillo
agisce impunito e indisturbato ed anzi talvolta supportato. Accanto a lui solo
servi sciocchi oppure solo servi addormentati che non vengono nemmeno disturbati
nei momenti critici quando si tratta di premere il grilletto.
Sicché, tutto scorre sotto il segno di una apparente afasia e
relativa indifferenza. Si sente dire e si legge “rischio terza guerra mondiale”
come se fosse un semplice incidente sul monopattino e tutto scorre in attesa di
un qualcosa di indefinito che nessuno è in grado di intuire quale possa essere.
La Pace? Boh!
Bene, veniamo alla Rai e al suo “peso” ovvero alla sua irrilevanza
nella gerarchia dei temi di interesse nazionale. Come un pugile suonato è pari a
zero e si riprende solo per il successo (!!!) di Sanremo! Oggi pomeriggio era
atteso al Senato il previsto dibattito sulla proposta di riforma Rai che invece
non ci sarà e nessuno sa dire se e quando ci potrà essere. Non ci sarà perché anzitutto
non c’è un testo condiviso sia all’interno della maggioranza che ne ha
predisposto uno suo indipendente dall’opposizione e sia perché la stessa opposizione
ha rinunciato ad un testo proprio preferendo invece emendamenti al testo di
maggioranza (peraltro elaborati e confinati tra una ristrettissima cerchia di “esperti
europei” e professori pescati a caso) .
Lo stato dell’arte dal punto di vista tecnico è semplice:
il testo è tutt’ora in discussione in VIII Commissione Senato che, teoricamente,
dovrebbe validarlo prima di andare in Aula. Se non che, il testo non solo non è
stato validato ma è ancora in attesa di una parallela validazione della
Commissione V (Bilancio) che deve necessariamente esprimere un parere sulla
sostenibilità economica del testo di riforma. E questo parere, per quanto noto,
non c’è e non è prevedibile che ci potrà essere per un banale e semplice
motivo: la Lega, ovvero il “proprietario” della Rai nelle vesti del ministro Giorgetti
non ha nessuna intenzione di sostenere questa riforma. O per meglio dire,
usa queta opposizione alla riforma Rai come grimaldello ovvero strumento di ricatto/trattativa con i suoi alleati. Il
Ministro ha tanti buoni motivi. Formalmente, le obiezioni del MEF sono limitate
a due punti: i criteri di nomina e durata del prossimo Cda (di fonte parlamentare
e non governativa come avviene ora e la possibile riduzione del canone del 5%
progressivo). Sostanzialmente, è in corso un braccio di ferro tra le componenti
di governo non solo e non tanto sulla riforma quanto sulla redistribuzione di
sfere di potere rilevanti dentro e fuori la Rai. Sono oltre 100 le nomine nelle
società controllate o partecipate dallo Stato che si dovranno rinnovare nelle
prossime settimane tra le quali 5 sono di assoluto rilievo: ENI, Enel, Leonardo,
Poste e Terna. In particolare, per quest’ultima si è letto di una possibile
candidatura della Agnes, attuale presidente Rai designata ma non ratificata dalla
Vigilanza (che giace bloccata). Giù pe li rami, dentro la Rai è prossima ad essere
libera l’ambitissima poltrona dell’AD di Rai Way dove ora siede Cecatto (Lega) con
un “modico” compenso di oltre 500 mila ero l’anno (il doppio del suo controllore
Rossi). Chi verrà prescelto, forse, dovrà guidare la possibile “vendita/fusione
con EiTowers: una operazione di assoluto rilievo strategico per il futuro dell’Azienda
Rai.
Per ora, in attesa di un futuro improbabile e con buona pace
di chi ha menato vanto di “prima la riforma e poi le nomine”, tutto rimane
fermo e non c’è nessun valido motivo per muovere qualcosa: del resto il partito
di Governo, FdI, ha l’AD Rossi, l’altro partito, la Lega, ha il “presidente” si
far dire F.F. e FI è al palo con una presidente designata che rimane tale. L’opposizione
in cda Rai, nel frattempo, va in gita a Sanremo.
Già. La Rai può attendere, c’è ben altro a cui pensare.
Attenzione: il capitolo Sanremo non è affatto chiuso. C’è
ancora molto da dire.
bloggorai@gmail.com






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