Che fare? Stato o rivoluzione? Occorre prima affrontare la “…
giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo”? I lettori e le
lettrici di Bloggorai con una “certa” sanno a cosa facciamo riferimento: reminiscenze
di un lontano passato.
E però ci troviamo ad un presente politico che pone gli
stessi interrogativi: che fare? Quale strategia si deve predisporre l’opposizione
per mettersi in grado di fronteggiare (e battere) la destra alle prossime elezioni?
Ovviamente, anzitutto i contenuti, il programma politico e poi la tattica del
confronto. In questo ambito si pone la seconda domanda: di fronte all’ottusa intransigenza
della maggioranza a risolvere il problema della presidenza Rai e all’ignoranza
dei due appelli di Mattarella, può essere lecito prendere in considerazione l’ipotesi
di un gesto “rivoluzionario”: le dimissioni di tutti i parlamentari di opposizione
dalla Vigilanza Rai.
E qui veniamo al cuore del problema: l’opposizione ha
una strategia organica complessiva di tutto il perimetro del Servizio Pubblico,
non ha una tattica parlamentare, non ha una visione della Rai dopo il 2027? A nostro
modesto avviso NO! Nel “campo largo” oggi non c’è tempo e spazio per dibattere
di Rai, salvo fare qualche scarno comunicato stampa. Come pure abbiamo scritto citando
una nostra fonte autorevole “La Schlein non vede, non conosce e non capisce la
Rai e, inoltre, non si fida gran chè di alcuni suoi generali”. Il massimo del minimo
sindacale che l’opposizione ha saputo esprimere sono stati gli strampalati emendamenti
ad una proposta di riforma ormai in ostaggio alla maggioranza. Ieri abbiamo
posto ad alcuni autorevoli esponenti politici la stessa domanda “Quale
strategia occorre adottare e quale tattica?” e la risposta più significativa è
stata “fare l’opposizione”. È come chiedere all’Oste com’è il vino? Booonooo!!!
Ed arriviamo alla terza domanda: si, occorre prima
affrontare prima le contraddizioni in seno all’opposizione in modo chiaro aperto
e trasparente. Ci sono contraddizioni e diversi orientamenti, tattici e
strategici e se non si risolvono ci si trascina nella palude dove la destra ha
gioco facile. Occorre uscire allo scoperto sul tema presidenza Rai: cosa
conviene fare? Per paradossale che possa apparire, potrebbe “convenire”
lasciare tutto così com’è in attesa di una riforma che possa applicare l’EMFA (e
vedremo se mai fosse possibile e quando) oppure cercare in tutti i modi
istituzionali di far saltare il banco per arrivare ad una possibile soluzione
prima della fine mandato di questo Cda? Ad esempio, potrebbe essere “vantaggioso”
per l’opposizione proporre un proprio nome di “garanzia” al posto della Agnes
che possa essere accettato anche dalla maggioranza? Oppure, può essere "tatticamente" vantaggioso votare la Agnes? Certo è che il prossimo 27
maggio la convocazione della Vigilanza non potrà essere una ordinaria convocazione
qualsiasi e si dovranno svelare le carte, forse una volta per tutte: o c’è un
accordo per chiudere la presidenza Rai o non c’è. Ulteriori rinvii suonerebbero
come una beffa, una truffa, un imbroglio insopportabile e ingiustificabile:
Mattarella potrebbe scendere giù dal Colle e prendere lui stesso una iniziativa
politica.
Poi per l’opposizione occorre definire una propria strategia
sui tempi e sui modi per la riforma Rai, autonoma e indipendente dai tempi e
modi (contraddizioni) della maggioranza. Vale la pena riprendere il testo di un
articolo comparso sul Foglio dello scorso 16 febbraio “Meno canone e nuovo
cda: Forza Italia porta al Senato una riforma Rai che il Mef considera
pericolosa. Il testo unico che unisce 11 proposte di legge ridisegnerebbe
poteri e vertici della Rai, ma trova l’opposizione del ministero dell'Economia
e delle Finanze. E apre uno scontro tutto interno alla maggioranza. Cercasi
scalpo”. Al quale occorre unire l’articolo comparso ieri, sempre sul Foglio
con il titolo “Il futuro della Rai: la UE a Giorgetti: il Media Freedom Act
è compatibile con la Legge Renzi. Il nodo presidenza”. Si legge “L’Europa
ritiene l’attuale legge Renzi conforme al Media Freedom Act”. Appare una bufala
colossale, fumo negli occhi proprio alla vigilia delle date prossime venture. Ci
aspettavamo oggi di leggere commenti e precisazioni dei “nostri” parlamentari
europei. Muti. Ieri la Floridia ha chiesto
chiarimenti su questa presunta lettere UE. Le fonti citate nell’articolo
parlano di tempi stretti sia per la riforma e sia per la presidenza che andrebbero
di pari passo: questo Cda rimane in sella e si dimetterebbe non appena votata
la nuova riforma. Fantasia pura. Vedi oggi le minacce di Salvini (il “capo” di
Giorgetti) di andare alle elezioni anticipate. Per non dire poi nel merito del
testo depositato in VIII Commissione: l’opposizione “dovrebbe” fare l’opposizione
dura e pura a quel testo e invece, sappiamo bene dalla sua genesi, non è stato
così prima e forse non sarà così dopo.
Che fare? Torniamo sempre al banale solito punto dipartenza.
Se non schiarisce la nebbia e non si esce dalla palude dove sono avvolte sia la
maggioranza che l’opposizione non c’è speranza.
Chiudiamo con la “speranza”: domani si chiude il termine per
le manifestazioni di interesse sulla vendita dei 15 immobili Rai previsti dal
Piano Immobiliare (votato all’unanimità in Cda Rai, compresi i consiglieri di Maio
e Natale!!!). C’è da sperare che possa intervenire il Ministro Giuli (sic!!!)
per salvare almeno il Delle Vittorie e Palazzo Labia a Venezia. Ieri ci è stata
proposta una suggestione: se la Rai ha bisogno di soldi e deve vendere
qualcosa, perché non prendere in considerazione la vendita del Centro Sportivo
di Tor di Quinto, in fin dei conti è un “gioiello di famiglia” con pure i conti
in attivo e che non è certo indispensabile per la sopravvivenza del Servizio
Pubblico. Buona idea.
bloggorai@gmail.com






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