Comunque, certo è che il Corriere sta brillando di luce propria su questa vicenda a tal punto da diventare un "caso mediatico" parallelo.
Oggi ci dedichiamo a sapere, capire, dibattere e riflettere.
bloggorai@gmail.com
Comunque, certo è che il Corriere sta brillando di luce propria su questa vicenda a tal punto da diventare un "caso mediatico" parallelo.
Oggi ci dedichiamo a sapere, capire, dibattere e riflettere.
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"Siamo in presenza di due tipi di contraddizioni
sociali: le contraddizioni tra noi e i nostri nemici e le contraddizioni nel
popolo. Si tratta di due tipi di contraddizione completamente diversi. Le prime
antagoniste e irrisolvibili, le seconde possono essere sanate”
“Finalmente, ci siamo tolti Ranucci e forse anche Report fuori dalla palle!!!” questa in larga sintesi il coro dei giubilanti per il verdetto emesso dal Triumvirato Rossi&C.
La Russa, Salvini, Donzelli e
tutto il fior da fiore del Governo hanno esultato e i loro giornali amici e sodali gongolano. Alla
Storia passerà questa pagina e ora hai voglia rimettere in piedi i cocci, se
mai fosse possibile. Se mai avesse inizio la battaglia legale di Ranucci, accettiamo
scommesse: il conduttore vince a piene mani e Rossi&C lo hanno messo nel conto,
tanto semmai fosse non saranno loro a pagare. Bloggorai invece pagherà il biglietto
per essere presente in Aula a Viale Giulio Cesare, sede del Tribunale Civile. Nei
giorni scorsi abbiamo letto che a Rossi potrebbe venire offerto un prestigioso paracadute
come deputato o addirittura senatore: il giusto premio per tanto impegno. Ci sembra
giusto, se lo merita.
Oggi c’è poco da dire o commentare: Rossi&C stanno da
una parte e Bloggorai sta dall’altra. Se il governo brinda a prosecco e
noccioline, Bloggorai no. Se i consiglieri di “opposizione” comunicano il giorno
dopo che “Resta inteso che ci dissociamo
da ogni conseguenza, legale ed economica, che potrà provocare questa scelta
dissennata, adottata senza il minimo coinvolgimento del CdA” noi riteniamo che il
solo e rilevante atto politico di dissenso e opposizione siano le dimissioni immediate di Natale e di Majo, sbattendola porta e presentando il conto di questa
gestione dissennata a partire proprio da RaiTre, ovvero la terza “vittima “ della
sentenza di Rossi&C dopo Ranucci e Report. Abbiamo richiesto sommariamente
un confronto sugli ascolti della terza rete negli ultimi tre anni (2023-25) e i
numeri non mentono: sono emigrati centinaia di migliaia di telespettatori, ovvero
quegli stessi che Rossi ha rivendicato come il “mio” successo. Sarebbe stato già
sufficiente questo elemento per fare causa a Rossi per danno erariale, per
dimettersi dal Cda da parte di di Majo e Natale.
Da tempo abbiamo perso fiducia nei loro confronti e se oggi
siamo arrivati a questo punto, se oggi Rossi & C si permettono di fare e
disfare a loro piacimento e insindacabile giudizio è anche perché non hanno mai
incontrato una opposizione forte e dura dentro e fuori la Rai. L’opposizione
tutta intera ha cincischiato in attesa della quanto mai fantomatica riforma che
semmai fosse avrebbe la targa tutta del Governo. Oggi, inoltre, invocare l’applicazione
tardiva e retroattiva dell’EMFA o sperare nella riforma Rai potrebbe apparire
come una beffa: il Governo e “questa” Rai i giochi li hanno fatti e le elezioni
si avvicinano. Per ora, Amen!
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“Volemo fa’ a guera? Bene, allora famo a ‘guera”
Come previsto, auspicato, annunciato, ampiamente sostenuto e desiderato da molti, da tanti, questa sera ci sarà un grande brindisi a Prosecco e noccioline.
La Rai ha deciso, Rossi & C. hanno deciso, il Governo ha
deciso: fuori Ranucci da Report. Così hanno deciso a loro insindacabile
giudizio. Noi siamo noi e voi non siete un ... (omissis, da Il Marchese del Grillo). La Rai è di destra e voi no, of course! Noi abbiamo la Rai e voi no. Noi, o meglio “io”,
abbiamo deciso di picconare Rai Tre anche oltre Report e voi potete solo protestare,
magari nell’insistente Vigilanza Rai oppure con un bel Comunicato Stampa di qualche
Consigliere del giorno dopo.
Già, i capitani coraggiosi del Triumvirato per una singolarissima
coincidenza hanno deciso il verdetto contro Ranucci proprio il giorno dopo il
clamoroso “scoop” del Tg1. Chissà se tre le righe di Tavares, il factotum di Lavitola, c’era un messaggio
occulto e chi voleva capire ha capito? Chissà?
Comunque, le chiacchere stanno a zero: Missione Compiuta
e la “formidabile armada” dei partiti di destra fortemente sostenuta dalle
ammiraglie dei principali quotidiani di destra in buona compagnia di quelli di centro
e con qualche aiutino di “centro sinistra” hanno portato a casa lo scalpo di Ranucci.
Sono stati capaci di imporre il loro “main stream” ribaltando il racconto:
Ranucci da vittima dell’attentato a soggetto pericoloso e poco credibile. Per ora
è così. Per ora. Però, si sa, le storie sono lunghe e bisogna saperle
raccontare.
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Questo Cda Rai, tutto intero, questo Governo che lo sostiene
e lo alimenta, meriterebbero un Premio Speciale o almeno una citazione di merito
all’Accademia dei Lincei, una proposta di Legion d’Onore o una attestazione della
Croce Rossa, o qualcosa di simile.
Ci stanno mettendo tutta la migliore buona volontà per
picconare quel poco che restava della credibilità e fiducia che la Rai e il
Servizio Pubblico avevano conquistato nel corso di lunghi decenni. Non ne
azzeccano mezza di una e si azzardano in avventure spericolate dalle quali non sanno
come uscirne. Su Ranucci e Report annaspano nella confusione più totale senza uno straccio di prova a suo carico per giustificare un qualsivoglia provvedimento.
L’ultima di ieri sera è stata grossa assai assai. Intorno alle 19,45 si viene a sapere da Dagospia che il Tg1 manderà in onda un’intervista a Tavares, il presunto anello di congiungimento tra Lavitola e i presunti esecutori e dello stesso considerato “factotum”. Nota bene, in quel momento si stavano concludendo gli interrogatori degli stessi presunti esecutori. Secondo nota bene: a quell’ora le redazioni dei quotidiani cartacei sono già chiuse e lo “scoop” oggi non lo riprende quasi nessuno.
Allora, come noto, il Tavares è molto “atteso”
dai giudici romani che indagano sulla bomba a Ranucci e lui, nonostante sia “attivamente”
ricercato” se ne sta tranquillo e beato a frequentare palestre in Camerun. Bizzarria.
Fatto sta che il Tg1 lo rintraccia, come ma soprattutto quando, non è dato sapere
e sarebbe molto importante questo dettaglio. Il servizio da idea che il
redattore, mostrato mentre si imbarca sull’aereo per Mogadiscio, si dà tanto da
fare a cercarlo in città finché, misteriosamente, verrebbe rintracciato dallo stesso
Tavares. Va beh … dettagli (ma forse anche no).
E veniamo al dunque, al cuore dello “scoop”: Tavares non dice rigorosamente nulla su nulla e, in particolare su Lavitola, sulle indagini e ancor più in particolare sul “dottore” ovvero la chiave di volta di tutta la vicenda. Il “dottore” non può essere lo stesso Lavitola ma qualcuno sopra di lui, è il misterioso “mister X” ovvero l’innominabile che sembra tirare i fili della vicenda. Uno "scoop" senza una notizia !!!???
E' possibile pure che invece Tavares non dice rigorosamente nulla ma sostanzialmente dice tante
cose: non sono latitante e semmai lo fossi andrei in Russia dove ho tanti amici.
Ma la cosa più importante che lascia intendere Tavares, implicitamente, è che
lui potrebbe anche tornare in Italia e parlare, vuotare il sacco. Gli esperti della
materia conoscono bene questo linguaggio: io so che tu sai che noi sappiamo e
chi vuol capire capisce. Il secondo messaggio implicito alla “scoop”
riguarda i nostri servizi di intelligence. È possibile che al Tg1 sia concesso
fare quello che ai Servizi non è dato sapere? È possibile che questa “intervista”
senza data venga diffusa esattamente pochi minuti dopo la conclusione dell’interrogatorio
dei due presunti esecutori? Tutto è possibile
e conferma che il Tg1 inzuppa volentieri il biscotto nel calderone del grande
mistero di questa vicenda. Nulla avviene mai per caso.
Intanto riportiamo il titolo del Sole 24 Ore a firma Andra
Biondi: “Ascolti televisivi dell’estate. Mediaset davanti alla Rai” dove
si legge che “Numeri. Dietro i quali c’è una differenza di strategia. Mediaset
ha deciso di non mandare in vacanza il nocciolo della sua offerta … la Rai, al contrario,
ha contato in particolare sulla forza degli avvenimenti sportivi, lasciando molto
spazio alle repliche. E non è bastato.” In soldoni, Mediaset non è andata in vacanza
e la Rai si. Punto, a capo.
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Nel nostro bizzarro Paese avvengono spesso Fenomeni Politici
Mediatici di Tipo Sconosciuto, altrimenti conosciuti come “misteri”, catalogati
nella cartellina “complotti” e con soggetto “Mister X”.
Andiamo con ordine: Fenomeno n. 1. Nei giorni scorsi il
coro della stampa giurava in modo pressoché unanime che martedì 25 il triunvirato
Rai composto da Rossi-Ventura-Spadafora e saggiamente “ispirato” dal cosiddetto
Comitato Etico avrebbe emesso la sentenza contro Ranucci, definitiva,
inappellabile e segreta. Segreta manco per idea perché le “fonti” interne Rai
hanno fatto sapere per filo e per segno i presunti “capi di imputazione”
sollevati dal Comitato Etico, alcuni dei quali risalenti ad anni addietro. Fuffa
allo stato puro, il vuoto pneumatico che ha consentito a molti, il Corriere
in testa, di dedicare pagine intere alla vicenda. Non c’è uno straccio di prova
che Ranucci possa aver confezionato qualche servizio di Report su commissione di
Lavitola, non c’è alcun procedimento giudiziario in corso, non c’è nulla! Eppure,
quel pomeriggio di martedì molti, compreso Bloggorai, erano in attesa di un’Agenzia
che riportasse il verdetto del Triunvirato. Come potete bene immaginare, dopo
quasi 40 anni di frequentazioni dell’ambiente, anche Bloggorai ha qualche “fonte”
ancora attiva. Intorno alle 15 di martedì cominciano a girare messaggi e arriva
una telefonata: “Sono nel pallone … non sanno che fare, sono nel terrore di sbagliare
e da Palazzo Chigi non sono arrivati segnali”. Questo un punto chiave: i
partiti di governo, questo Cda Rai e i giornali che li sostengono non hanno una
exit strategy contro Ranucci proprio come Trump con l’Iran cioè hanno iniziato
una guerra che non sanno come terminare, consapevoli che potrebbero non vincere in pieno e si attaccano alla canna del gas pur di trovare argomenti per loro utili a sostenere la causa.
Sicché, alle 16.22 Dagospia lancia “LA RAI HA DECISO DI RIMUOVERE
SIGFRIDO RANUCCI DALLA CONDUZIONE DI “REPORT” – È LA POSIZIONE DELL'AD
GIAMPAOLO ROSSI, DOPO IL PARERE DEL COMITATO ETICO”. Apriti cielo! E qui inizia
il Fenomeno Politico Mediatico di Tipo Sconosciuto: la notizia di Dagospia avrebbe
fatto saltare il banco e il triunvirato avrebbe deciso di rinviare. Una “vulgata”
racconta di forte pressione di PD e M5S. Non ci sembra sostenibile. Ci sembra e
ci risulta invece un’altra vulgata: nelle fila avverse a Ranucci, qualcuno
comincia a temere un micidiale autogol: se non emergono prove concrete a carico
del conduttore ci potranno essere forti dolori di pancia, meglio attendere.
Morale del Fenomeno Politico Mediatico di Tipo Sconosciuto: è sufficiente un lancio
di Dagospia per far saltare il tavolo del Triunvirato. È sufficiente questo
per mostrare la loro fragilità: se avessero già deciso e se avessero argomenti
convincenti, come ampiamente strombazzato, lo avrebbero comunicato senza esitazione.
Punto.
Fenomeno n. 2. Come vi abbiamo scritto più volte nei giorni
scorsi, abbiamo osservato un Fenomeno Politico Mediatico di Tipo Sconosciuto
che negli ultimi giorni si sta accentuando il ruolo del Corriere della Sera. Mentre
gli altri principali quotidiani nazionali (La Repubblica e La Stampa e
tralasciamo gli altri che se ne occupano per conto del Governo), il Corriere brilla
per una sua luce propria e ieri ne ha dato una clamorosa prova provata. Dopo aver
dedicato ben due pagine (nemmeno una guerra in corso ha avuto tanto spazio), nella seconda
in basso a pag.15 è comparso un “articolo” con il titolo “Davanti casa senza assicurazione.
Il dettaglio su un’auto del giornalista” senza firma. Leggiamo attentamente
incuriositi da tanta attenzione sull’argomento e veniamo a scoprire che si
tratta di una “… questione che interessa Libero...” ovvero uno dei giornali
più attivi nella campagna anti Ranucci/Report. Ovvero, il Corriere si prende la
briga di riprendere e rilanciare con evidenza una “notizia” tratta da Libero. Fenomenale
e inspiegabile.
Fenomeno n. 3. Il tema soppressione del Canale 57
dove si trasmetteva Rai Scuola per far posto ad “Italiana” sovranista e governativa
è l’ennesima prova provata, la pistola fumante dello stato confusionale in cui versa
questo Cda tutto intero. Il Comunicato stampa diffuso dalla Rai nei giorni
scorsi cerca dimettere una pezza più piccola del buco che vorrebbe coprire: lo
spostamento di Rai Scuola su Rai Play è già in corso da tempo e non c’è nessuna
“evoluzione” come hanno scritto: vedi https://www.raiscuola.rai.it/
e dunque rimane solo l’intenzione
togliere Rai Scuola dalla diffusione lineare terrestre universale e
generalista del Canale 57. E non c’è, non c’è stata almeno finora per quanto a noi noto, nessuna
campagna di “comunicazione” sul tema. Ma
ciò che appare pure grave è che la vicenda fosse nota già da mesi, dai primi dello
scorso luglio (vedi post di ieri), e solo ora “qualcuno” se ne accorge e grida
allo scandalo. Una riflessione attenta e precisa sull’argomento la propone il Foglio,
a firma Enrico Bucci, dove si legge “Per alcuni utenti il nuovo servizio potrà
Certamente diventare migliore e più facile da usare; per gli spettatori che oggi
raggiungono Rai Scuola attraverso il televisore una possibilità di accesso
viene semplicemente eliminata … Il comunicato (Rai) prova poi ad usare gli
ascolti contro il canale ricordando lo 0,14% di share del 2024 lo 0.13 del 2025
e la flessione dei primi mesi del 2026 per concludere questi dati mostrerebbero
i limiti della televisione lineare come strumento per raggiungere in modo ampio
sistematico il pubblico scolastico. Qui il problema non è più soltanto la
presentazione è il ragionamento. Uno share calcolato sull'intera platea
televisiva dice quale frazione di quella platea sta guardando Rai Scuola non
misura la capacità di raggiungere il pubblico scolastico per affermare
quest'ultima cosa servirebbero dati sulla penetrazione fra studenti e
insegnanti e un confronto con quella ottenuta attraverso RaiPlay il comunicato
non li fornisce”.
Questa Rai, questo Cda non fornisce più nulla.
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Care lettrici, cari lettori …
Ogni tanto, per capirci bene e andare avanti, è necessario mettere
le cose in ordine e in chiaro.
Nei giorni scorsi abbiamo scritto perché ritemiamo “questa”
Rai ovvero “questo” Servizio Pubblico ovvero “questo” Cda tutto intero
(compresi i consiglieri del giorno dopo) ormai in via di estinzione e con ragionevoli
dubbi che qualcuno possa salvare qualcosa. Se qualcuno invece ha segnali contrari
faccia un fischio.
Bene, ieri ci si siamo soffermati sui “canali tematici Rai”
la somma dei quali (10) raccoglie una manciata di telespettatori e assorbe una montagna
di risorse, in particolare la sola testata RaiNews24 con oltre 200 giornalisti
per fare mediamente lo 0,6% di share. Un’Azienda normale o li razionalizza e li
valorizza adeguatamente come peraltro sarebbe d’obbligo o li chiude. La via di mezzo,
quella attuale della pura sopravvivenza, è solo uno sperpero di denaro pubblico
senza capo né coda.
Allora in queste ore si è levata la polemica sulla chiusura
di Rai Scuola (appunto, un obbligo di Contratto di servizio). Al solito: tardiva
e irrilevante. Rimettiamo in ordine le date: lo scorso 18 giugno il Cda Rai
affronta il tema. Emerge e si approva all’unanimità la proposta di dedicare il Canale
57 (dove si trova appunto Rai Scuola) a Rai Territori (con grande goduria dei sovranisti
di casa nostra). In quella sede, sembra, si riferisce in Cda che verrà fatta
adeguata campagna di comunicazione sull’impegno Rai per la scuola: mai vista.
Il 3 luglio esce un Comunicato stampa Rai dove si annuncia la nascita di “canale
Territorio” ora denominato “Italiana” ma non si dice una parola su Rai Scuola. Nei
giorni scorsi il quotidiano Domani lancia la pietra nello stagno con il titolo “Via
Rai Scuola. Al suo posto l’Italia che piace a destra” a firma Christian
Raimo e Bloggorai lo riprende e lo rilancia. Ieri, alle 14.14, l’ANSA titola “Natale
(Cda), colpevole silenzio azienda su Rai Scuola, informare su nuovo progetto”. Poco
dopo, alle 15 e 14, la Rai come si dice a Roma è presa con il “sorcio in bocca”
e diffonde un comunicato pomposo e arioso con il titolo “Rai Scuola evolve: più
digitale, più accessibile, più vicina agli studenti”. Acqua fresca in pan
bagnato, ovvero il nulla. Ovvero il nulla dove si sta lentamente e inesorabilmente
consumando la dissoluzione di questa Rai, di questo Servizio Pubblico e di questo
Cda complice e partecipe di questo processo.
Andiamo avanti e mettiamo le carte in tavola sulla vicenda
Lavitola Ranucci. Tra le nostre lettrici e i nostri lettori ci sono tanti
diversi punti di vista e ci sono coloro che “Ranucci non lo sopporto e Report
andrebbe chiuso” oppure “Difendiamo Report e il giornalismo d’inchiesta e poi
su Ranucci vedremo” come pure ci sono coloro che “Ranucci oggi è Report e
Report oggi è Ranucci” e “Il Governo Meloni vuole la testa di Ranucci” e la
dissoluzione di RaiTre (come rivendicato dal “mio” AD Rossi).
Il solo punto fermo granitico, indubitabile e colossale è
che a carico di Ranucci non c’è nulla!!! La sua “amicizia” con Lavitola è
discutibile ma non è, per ora, un reato. Non c’è uno straccio di prova o indizio
di presunta colpevolezza a suo carico per quanto finora avvenuto e accertato dalla
Magistratura. Ieri sera, su La 7, il conduttore ha detto chiaro e tondo “Se
hanno la coscienza pulita, mi spostano loro”.
PUNTO. E le stesse notazioni (fintamente “segrete” perché
largamente riportate) emerse del cosiddetto Comitato Etico non valgono un soldo
bucato: se ci sono fatti, circostanze ed evidenze su un possibile
coinvolgimento di Lavitola nei servizi mandati in onda da Report, ne siamo certi,
già sarebbero emersi e la Rai già avrebbe provveduto con un provvedimento
disciplinare. Con tutte le “fonti” interne Rai che parlano come canarini
bastava un fiato per far emergere una qualsiasi “prova provata” ovvero la
pistola fumante con la quale inchiodare Ranucci e invece hanno dovuto riesumare
vicende lontano negli anni peraltro senza alcun riscontro fattuale.
Doppio PUNTO. E l’incertezza, la titubanza, il timore e la confusione in cui si muove il “triunvirato Rossi-Ventura-Spadafora” ne è prova provata: se avessero avuto una soluzione, lo scalpo di Ranucci da offrire sul piatto dei giornali di Governo che sostengono la sua decapitazione, non avrebbero avuto esitazione e già da ieri, come annunciato, avrebbero emesso il verdetto.
Il
balbettio confuso sulle tre possibili soluzioni da offrire a Ranucci in cambio
della sua “rinuncia” alla conduzione di Report (la Scuola di Giornalismo di Perugia,
il Tg3 o RaiNews24) è solo fumo negli occhi. La banale ed evidente verità è che
non sanno che pesci prendere, consapevoli che qualsia scelta faranno la faranno
male. Le elezioni sono alle porte. Oggi leggiamo di una possibile candidatura
di Rossi nelle fila di Fratelli d’Italia. Semmai fosse vero, una ventata di “filosofia”
da quelle parti forse gli recherà beneficio.
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Vedi post precedente! Con integrazione sul tema canali tematici.
Vedi articolo su Domani con il titolo “Via Rai Scuola. Al suo posto l’Italia
che piace a destra” a firma Christian Raimo.
L’alba è passata da un pezzo e i giornali sono arrivati ma
il buio rimane fitto. C’è poco da guardare in ogni direzione.
Proseguiamo lo spunto di riflessioni su la Rai, il Servizio
Pubblico e il suo futuro. Anzitutto “questa” Rai e “questo” Cda tutto intero da
tenere ben distinti da quella che potrebbe essere un’altra Rai e un altro Servizio
Pubblico giacché è giocoforza che così dovrà essere necessariamente. Grosso modo,
il solco del possibile mutamento, almeno per una parte, è tracciato su due
binari paralleli e convergenti: l’EMFA e la conseguente “riforma” in discussione
al Senato. Si punta ad una nuova “governance” e ad un modello di finanziamento stabile
e certo ma pressoché nulla si dice sulla sua missione, sui suoi compiti, sui suoi ambiti
tecnologici. Cosa potrà o dovrà essere la “nuova” Rai e il Servizio Pubblico prossimo
venturo non è dato sapere e sembra poco interessare al dibattito politico,
anche nel cosiddetto “campo largo”.
“Quella” o meglio “questa” Rai è finita o è invia di
estinzione e questo Cda ne è l’esecutore testamentario. A suo tempo lo abbiamo definito come frutto avvelenato di un albero malato. Lo confermiamo. Cda, nota bene, da quasi
due anni senza presidente ovvero con “due presidenti”: uno designato dal Governo
(Agnes) e uno nominato dallo stesso Cda (Marano) senza che nessuno si fosse
preso la briga di verificare la legittimità giuridica di tale situazione.
In questi ultimi anni si è certificata la progressiva erosione
del suo pubblico, della sua capacità progettuale, del suo impoverimento tecnologico
e della ormai cronica fragilità finanziaria. Gli ascolti tentennanno e si
affievoliscono tra i successi di Sanremo e le innumerevoli repliche di Montalbano
nel mentre e nel quando l’AD Rossi rivendica il “mio” successo nell’aver ceduto
buona parte del pubblico di Rai Tre verso La 7. Le “nuove idee” editoriali
arrancano tra flip e flop affidati ad “amici” sicuri e le “fiction” ormai
appaltate alla “narrazione” governativa. Tecnologie? Vedi oggi articolo sul Sole
con il titolo “Le Piattaforme online erodono il mercato delle Tv e puntano
al sorpasso” a firma Andrea Biondi.
La famigerata “Digital Media Company” non sanno nemmeno cosa
mai potrà essere e non c’è un soldo in cassa per poterla sostenere: era
necessario chiudere il deal di Rai Way e non sono stati capaci nemmeno di fare
quello. Hanno lanciato una strampalata idea di Hyperscale a Pomezia senza
sapere chi potranno essere i clienti e chi potrà sostenere i costi (420
milioni). Passeranno alla storia per il “piano immobiliare” ovvero per aver
ceduto i gioielli di famiglia (Delle Vittorie e Palazzo Labia a Venezia) per
non dire della scelerata operazione di Milano. E coì via trotterellando e
arrivando a questi giorni, a queste ore.
Oggi il “triunvirato” composto dall’AD Rossi, dal capo delle
Risorse Umane Felice Ventura e dal capo degli affari Legali Spatafora si riuniranno
per emettere il “verdetto” contro Ranucci. Sarà secretato come segrete saranno
le prove a suo carico. Sarà emessa una sentenza e sarà insindacabile, a loro
unico giudizio ovvero a giudizio dei voleri del governo. Nemmeno in un paese lontano
e selvaggio avvengono cose del genere. Fuori le prove, fuori i fatti contestati
e confermati e poi ne parliamo.
La vicenda Lavitola è una vicenda umana, è una vicenda criminale, è una vicenda politica e infine è una vicenda editoriale. Diciamo pure che potrebbe essere una vicenda che si intreccia su tutti i piani ed ognuno legge quella che più gli interessa.
A noi, oggi, come pure abbiamo già scritto,
interessa e incuriosisce un piano particolare: quello mediatico. Non vi è quasi
dubbio che la vicenda ha assunto uno spessore, un rilievo quasi inedito nella
storia nazionale moderna. Raramente abbiamo assistito ad una quantità abnorme
di attenzione mediatica concentrata in così poco tempo. L’anomalia
significativa di questo piano di lettura è costituita dal Corriere della Sera.
Ovviamente, tralasciamola lettura dei quotidiani di “lotta e di governo” ai quali
non par vero di avere un bocconcino così delizioso con il quale nutrire i loro
lettori. Non possediamo un metro utile a misurare quante colonne, quante battute
e quanto spazio con quante firme più o meno autorevoli il Corriere ha dedicato
e dedica ogni giorno alla vicenda Lavitola Ranucci. Non abbiamo ovviamente un
“articolometro” scientifico che possa mettere a confronto i tre grandi quotidiani
nazionali (Repubblica e La Stampa) ma, grosso modo e a spanne, il Corriere
vince 3 a 0 sia nello spazio dedicato sia nel posizionamento del “racconto”
della vicenda. Ieri, ad esempio, il Corriere ha pubblicato una pagina
intera con sei colonne, Repubblica una colonna di fianco e La Stampa mezza
colonnina per non dire poi pressoché nulla di nuovo rispetto a quanto già risaputo.
Ribadiamola domanda: perché il Corriere si è gettato “anima
e core” su questa vicenda? I quotidiani, a differenza della Tv e dei siti/blog, si "misurano" solo con le copie vendute. Ancora non abbiamo una risposta adeguata ma ci stiamo
avvicinando. La partecipazione della sua firma migliore, Paolo Mieli, al tavolo
delle vongole “sgusciate” gentilmente offerte da Lavitola per ora lo consideriamo
solo folclore ma siamo intimamente convinti che c’è di più.
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