È molto probabile che nelle vostre case ci sia un vecchio
orologio meccanico, con la carica a molla e che richiede, ogni tanto, di essere
caricato e revisionato. Ecco, è una metafora quasi perfetta della Rai e del Servizio
Pubblico. Si tratta di una “macchina” ormai vecchia, usata da un pubblico
sempre più anziano, che perde progressivamente colpi e ogni tanto si ferma mentre
gli altri orologi digitali corrono precisi al centesimo di secondo. Si aggiunga
pure che gli “orologiai” in grado di metterci mano, quelli di una volta, sono
quasi estinti.
Allora, oggi 1o giugno 2026, cerchiamo di “fare il punto”. Iniziamo
con il rinnovare la solidarietà al parlamentare Roberto Giachetti di Italia Viva.
Abbiamo saputo una importante indiscrezione: si vorrebbe incatenare ad un ombrellone
sul litorale di Torvaianica, nei pressi di Roma, perché si sarebbe sentito
alquanto “preso in giro” dopo la sua precedente protesta sulla Vigilanza Rai. Un
buco nell’acqua, inutile. L’indiscrezione potrebbe essere arrivata fino al Colle
e sembra che pure Mattarella vorrebbe prendere carta e penna e scrivere un terzo
comunicato aggiungendo un atto di protesta formale: si accamperebbe nei giardini
del Quirinale, debitamente accudito dai Corazzieri, fintanto che la Vigilanza non
nomina il/la presidente Rai.
Allora. Punto primo: la recente riunione della Vigilanza non
è servita a nulla ed ha fatto pure invasione di campo. Si è occupata di un tema,
il teatro delle Vittorie, che seppure di grande importanza non è certo al primo
posto e, inoltre, non è nemmeno di sua competenza (la Legge 103, art. 4, NON lo prevede).
Per quanto noto sapere se, il prossimo 10 giugno se non addirittura il 17, si proseguirà
su questa strada con l'audizione del Ministro Giuli (mentre Rossi&C sono stati auditi in altra commissione ....sic!!!) mentre il primo grande problema, la presidenza Rai, rimarrà
insoluto come pure abbiamo scritto ed era facile prevedere.
Punto secondo. Succede poi che “fonti Rai” fanno circolare
informazioni tossiche. Ad esempio, che la Agnes, consigliere nominata dal Mef
con l’indicazione di presidente, si potrebbe dimettere per poi essere nominata
come DG (sulle orme di tanto padre!). La fantasia non ha limiti: non sanno più
come uscire dal pantano e, per di più, qualcuno si immagina che il satellite Rai
possa essere una variabile indeterminata nella turbolenza della galassia politica
e istituzionale in corso, ovvero con credibili minacce di elezioni anticipate. Sarà quello il baricentro intorno al quale ruoterà il reso del mondo Rai e dintorni. L’attuale
presidente Marano (Lega) sta benissimo dov’è e il suo partito (Lega) se ne guarda
bene da mollare l’osso: quando gli ricapita più di fare/essere presidente Rai? e,
inoltre, per la sua “disponibilità” a tornare a fare il consigliere semplice, al
pari degli altri, cosa gli darebbero in cambio?
Appare tutto inverosimile, tutto senza capo né coda, ovvero con
un capo o (il cda oggi in carica) e una coda (la sua possibile conclusione a
fine mandato) senza aver raggiungo e definito il suo vincolo fondamentale, cioè
l’attuazione dell’EMFA e siamo sempre più convinti che a molti va benissimo così, in attesa del 2027. La confusione regna sovrana, sia tra i partiti di
governo ma pure tra quelli di opposizione che, non paghi dei disastri del
recente passato, non trovano di meglio che replicare e “ri-organizzare un tavolo di lavoro”
sulla riforma (di cui ora parleremo).
Poniamo punti fermi: Sergio (attuale DG) e a fine corsa e
prossimo alla pensione. Il suo ruolo, la figura del DG, conta come il due di
coppe quando regna denari. Perché la Agnes poi dovrebbe accettare un “decalage” e
per di più per poco tempo, cioè una manciata di mesi prima della prossima
scadenza per un incarico ai limiti dell'irrilevante? Inoltre, qualora fosse, si dovrebbe dimettere da consigliere e il MEF
dovrebbe procedere ad una nuova nomina con l’indicazione di nomina a presidente.
Sembra facile, oggi? No, non lo è. Per non dire, infine, di come si potrebbero mutare gli equilibri politici interni al Cda, con possibili diverse maggioranze.
E poi non c’è la riforma all’ordine del giorno ed è molto verosimile
che non ci sarà. È pura fantasia suppore che possa andare in Aula nei prossimi
mesi: prima ci sarebbe la Legge elettorale che è di ben altro peso politico. Il documento
del Governo sulla Riforma Rai è fermo in Senato e nulla lascia intendere che Giorgetti, con questa
situazione, sbloccherà il suo parere (negativo) su quel testo di riforma: o si
modifica o lui non lo vota e la modifica richiesta riguarda un nervo scoperto
del testo di riforma cioè il canone, la risorsa certa richiesta appunto dall’EMFA. e semmai venisse accolta, si potrebbe riaprire tutta la discussione e ricominciare da capo.
Aggiungiamo: non c’è nulla sul Piano Industriale, dove il “de
cuius” piamo immobiliare è fermo alla sola operazione scellerata di Milano (in affitto
per 5,9 milioni l’anno per 29 anni). Non c’è nulla di piano editoriale (mentre
La7 si appresta divenire la “nuova Rai Tre) e laddove la Maggioni si permette
di stracciare gli ascolti al 3% e il consigliere Natale non se ne accorge). Non
c’è nulla, da decenni, sul Piano sull’informazione dove ora cominciamo a
dubitare che i primi oppositori siano i giornalisti Rai. E, prima di
concludere, ancora una volta, non c’è nulla della famigerata Digital Media
Company: nessuno sa cosa è o cosa dovrebbe essere e con quali risorse si dovrebbe
finanziare.
Finale: mancano pochi giorni alla scadenza del MoU con Ei Towers.
Siamo all’ultima spiaggia: o si chiude o salta il banco e se ne riparlerà alla
prossima legislatura e quei soldi non saranno in cassa Rai per lungo tempo ancora. Abbiamo
già scritto, riprendendo pure autorevoli fonti citate dalla Reutes, che la
data non verrà rispettata e, per quanto sappiamo, non solo per problemi sulla “parità
di mercato” tra Rai Way e E Towers ma più ancora perché difficilissimo trovare
la quadra sulla governance della futura società delle torri quando è ancora assente del tutto il contesto normativo istituzionale sul futuro assetto di Rai:
chi potrà decidere cosa, con quali poteri e anzitutto, con quale strategia? Su questo tema di Rai Way e del futuro tecnologico Rai,
ancora una volta, facciamo un appello: se qualcuno avesse mai letto o saputo
quali pensieri, proposte, idee o visioni ci sono tra i partiti di opposizione
gli saremo grati per farceli sapere, forse a noi sono sfuggiti. Mentre, al contrario,
abbiamo letto spesso e volentieri che i “fondi” scrivono direttamente a Palazzo
Chigi (vedi precedenti). Loro si che hanno le idee chiare.
bloggorai@gmailcom






