giovedì 14 maggio 2026

RAI: i tormenti del giovane PD

By Bloggorai ©

Bloggorai fa quello che può: pone domande, solleva interrogativi, cerca di capire e di sapere cosa succede dentro e fuori la Rai che rimane pur sempre, piaccia o meno, rassegnati o no, il centro focale della formazione e informazione politica, sociale e culturale del Paese. Per quanto tempo ancora non è dato sapere ma intanto, nonostante il calo degli ascolti e del consenso, è così.

La Rai, va male? Si! E perché va male? Per colpa di chi? Va male per tanti buoni motivi e la “colpa” è delle tante persone che se ne sono occupate nel passato e se ne occupano oggi. Nei giorni scorsi abbiamo riferito dello sciopero della fame del deputato Giachetti che chiede semplicemente il rispetto del monito di Mattarella per la Vigilanza Rai. Giachetti è solo e, per quanto ne sappiamo, lo sarà ancora. E allora ci siamo chiesti: perché almeno il PD, ad esempio, non ha solidarizzato con qualche suo parlamentare all’iniziativa di Giachetti?

E allora, come al solito, chiama e chiedi, scrivi e incontra, alla fine forse ne siamo venuti a capo con un ragionamento, un lungo racconto da pomeriggio con un buon caffè, molto suggestivo che ci fa fatto una nostra fonte molto autorevole e qualificata. “Caro Bloggorai, lo sai bene perché il PD è paralizzato sulla Rai, lo hai scritto tante volte. Però forse ti difetta la memoria quando dimentichi qualche passaggio fondamentale. Fissiamo due date: la prima è primi di agosto 2024 quando alla Camera si svolge una conferenza stampa del “campo largo” sulla Rai. Quel giorno viene ribadito e focalizzato il tema centrale: prima la riforma e poi le nomine. Bene. Per una fatale combinazione, proprio quel giorno, il 2 agosto, La Repubblica comn la firma di Giovanna Vitale titola e scrive “La riforma Rai targata Pd: “Serve il modello Bbc per fermare la lottizzazione. Stop alle nomine di partito e cda nominato da una Fondazione nella proposta di legge. Mai più lottizzazione. Men che meno vertici designati in base alla fedeltà, anziché alla competenza. Una prima bozza della proposta di legge è pronta. Si compone di quattro articoli e punta a fare ciò che le forze politiche, nessuna esclusa, predicano da anni: liberare la Rai dai partiti”. Bene. Quella è la linea della Segretaria Schlein, è un manifesto politico forte e chiaro anche se si riferisce ad un testo vecchio di almeno un paio d’anni.

Chi gli è molto vicino riferisce che quando si parla di Rai, come scrivi tu Bloggorai, gli viene l’orticaria e la sua armocromista sussulta. Comunque, la sua linea resiste e si consolida nelle settimane successive fin quando, appunto il famigerato 26 settembre, succede il patatrac. Si devono votare i nuovi consiglieri e la Schlein detta la linea al partito: no alla lottizzazione, non partecipiamo al tavolo della spartizione (M5S e AVS invece accettano). Ti cito quello che ha scritto Il Post a suo tempo: “Molti dirigenti del partito a lei vicini, come il capogruppo al Senato Francesco Boccia o l’ex ministro Dario Franceschini, hanno provato a lungo a farle cambiare idea in modo da poter eleggere un membro del consiglio d’amministrazione in quota PD, proponendole vari nomi da votare (tra gli altri, quelli del giornalista Goffredo De Marchis e dell’ex senatore Salvatore Margiotta): lei però è rimasta convinta della sua posizione, d’accordo con il suo portavoce e principale confidente politico Flavio Alivernini.” Ecco, appunto, la Segretaria ha fiutato la polpetta avvelenata e ha dato precisa indicazione: non partecipiamo al voto per eleggere i nuovi consiglieri.

Nota bene: non ha seguito i tanti “suggerimenti” che gli venivano dall’interno “storico” e dal “presente” parlamentare del partito ma il suo attuale “consigliere” per le faccende Rai. Tanto per essere chiari: il consigliere Roberto Natale non è “nostro” anche se appartiene alla nostra “area”. Non ti nascondo che nel partito girano molte perplessità sul suo operato e sulla sua permanenza in questo Cda.

Ma, non dimenticare un fatto successo poco tempo prima in Vigilanza Rai a proposito della lunga e tormentata vicenda del Contratto di Servizio oggi in vigore: anche in quella occasione il PD si è spaccato al suo interno e su strade diverse con il M5S: il primo ha votato contro e il secondo a favore insieme alla destra. Tu stesso Bloggorai, non molto tempo addietro hai tracciato una “mappa concettuale” delle “aree di interesse Rai” dentro e intorno al PD. L’elenco dei vari personaggi che, a vario titolo, mettono bocca sulle vicende del Servizio Pubblico è lungo e, a ben vedere, per piccoli aspetti, nemmeno molto cristallino e chi vuol capire capisce. Diciamo, grosso modo, ci sono i “senatori” ovvero ex qualche cosa (governo) che ancora ritengono di aver voce in capitolo e “parlano con la Schlein” e poi ci sono i “cespuglietti” che ambiscono a farlo per ri/mettersi in luce o in gioco. Un ulteriore prova: la vicenda riforma della Rai: è iniziata male e sta per finire peggio. Nota bene: dentro il partito ci sono, o meglio c'è, una figura molto esperta ma, guarda caso, è stata tenuta fuori e lontano da questo dibattito. Qualcuno ha ritenuto invece opportuno di affidarsi ad esperti e “professori” di area è il risultato è un papocchio che non si regge in piedi. A proposito poi di “esperti” non parliamo poi di quelli interni alla Rai, cioè i dirigenti di “area o in quota PD” che, appunto, alla Segretaria fanno venire i singulti. Uno tra tutti spicca per luminosità: Stefano Coletta cioè uno che da anni invece lo hanno spacciato come “uno di noi” salvo poi apprendere che, dicono, essere il braccio "destro" appunto di Rossi, l'AD in quota Fratelli d'Italia.

Infine, caro Bloggorai, una notazione di carattere polito culturale tecnologico. La Schlein appartiene ad una generazione che la Rai non la vede, non la conosce e non la capisce. La Segretaria è convinta, e forse giustamente, che l’arena del consenso politico non è più solo la Televisione. La competizione sui voti si gioca su tanti altri tavoli e quello della Rai non è più tra quelli rilevanti: ci sono i tavoli dell’economia, della finanza, della tecnologia etc. E, per finire, non ci sono più “gli esperti di una volta” a fornire indicazioni credibili e sostenibili. Vuoi un esempio contemporaneo? Vedi la vicenda Rai Way: hai mai sentito una voce autorevole espressione del partito, del PD, su questo tema? Hai mai sentito di un progetto, di una visione o un’idea su cosa e come, con quali risorse, si dovrebbe scrivere un futuro tecnologico del Servizio Pubblico che non sia una bolla di sapone come la Digital Media Company dove si intravvede ben definito un possibile ruolo di Rai Way. Che ne sappia io: no!”. Nemmeno Bloggorai ha mai letto nulla del genere e, semmai ci fosse sfuggito, please, scriveteci. 

Su questo tema si chiude la lunga conversazione. Giusto a proposito di Rai Way, oggi leggiamo sul Sole 24 ore a firma Andrea Biondi, dichiarazione di Diego Galli, DG Inwitt “Meglio pensare al futuro che duplicare il passato evitando l'inefficiente utilizzo di risorse finanziarie per la duplicazione di infrastrutture promuovendo senza ritardi l'indispensabile sviluppo del 5G che necessita di densificare di identificazione rispetto alla domanda crescente di connettività mobile”.

La chiaccherata con la nostra fonte è stata molto più lunga e interessante, ricca di spunti e aneddoti personali. Quello che vi abbiamo scritto è una sintesi, seppure grossolana, ma abbiamo cercato di essere fedele a quanto ci è stato riferito.

bloggorai@gmail.com

mercoledì 13 maggio 2026

RAI: un bastimento carico di ...

By Bloggorai ©

Un popolo di eroi, di navigatori e di … “direttori”. Il titolo di “direttore” è alquanto appiccicoso e funziona come il motto di Baden Powel “Semel Scout, semper Scout”. Una volta che te lo sei incollato addosso poi è difficile scrollarsene. Come pure “presidente” o “professore”. Una volta si usava molto “commendatore” e poi “cavaliere” ma, si sa, questo titolo nel recente passato è stato alquanto abusato.

Oggi ci riferiamo a quella categoria di “direttori” Rai in SPE (Servizio Permanente Effettivo”) con una fregola particolare per andare in video. Oggi ne abbiamo almeno tre in vetrina: il sempiterno Bruno Vespa che seppure non è più alle dipendenze di Viale Mazzini è come se lo fosse, anzi, di più. Il secondo, ovvero la seconda, ora anch’essa da poco un ex ma come se lo fosse ancora, anzi, di più ovvero la semi onnipotente Monica Maggioni. Il terzo, più sottotraccia ma non meno interessante è il direttore dell’Ufficio Studi Rai, Francesco Giorgino. Ci siamo già occupati di lui e della sua direzione in occasione della pubblicazione di un poderoso volume su “Trasformazione digitale e intelligenza artificiale. Una mappa delle sfide per i media di Servizio Pubblico” dove abbiamo osservato che nelle oltre 440 pagine del volume il “Servizio Pubblico” della Rai è a malapena toccato di sfuggita. Tant’è. Ma la cosa più bizzarra è la sua biografia dove il suo ruolo in Rai è liquidato nelle prime 4 righe mentre 15 sono dedicate ad una ricchissima attività accademica. Come ha fatto a conciliare tanto fervore nelle aule universitarie con il duro lavoro televisivo dentro l’azienda è un esempio per tutti noi: una cattedra non si nega a nessuno, specie se non è necessario un concorso (pure a Bloggorai, a suo tempo, ne hanno affidata una).

Ma fin qui, tutta salute. Fatto sta che tutti e tre sono uniti da un ineffabile destino: sono “direttori” e conducono trasmissioni di informazione del “Servizio Pubblico” come se fosse il loro personale “servizio privato”. Su Vespa ormai c’è più poco da dire oltre a quanto da decenni si dice di lui. Nessuno ha la voglia, la forza e il coraggio di dirgli che, forse è ora di smettere e godersi una meritata pensione nella sua masseria. Alla fin fine, a molti fa sempre gola poter sedere al “suo” salotto personale dove si può pure permettere di alzare il ditino rimproveroso contro un parlamentare della Repubblica e rimanere impunito. La seconda “direttora” non è da meno. Anzi, dopo le sue dimissioni (sulle quali ancora ci sarebbe molto da dire) sembra che il suo potere (e che potere … da non dimenticare mai la sua appartenenza alla Commissione Trilaterale) sia aumentato a tal punto che si può permettere di imporre il “suo” brand “Newsroom” a quella che doveva essere una scelta strategica aziendale e andare in onda in uno studio cinematografico esterno (Cinecittà) costosissimo quando forse si poteva usare uno Rai e con una “sua” redazione di oltre 15 collaboratori nonchè portare a casa un misero 3,4%  di ascolti su Rai Tre senza che nessuno abbia la voglia, la forza e il coraggio di osservare nulla. Nemmeno uno scarno comunicato stampa di un consigliere a caso che pure non si nega a nessuno. Tant’è. E infine arriviamo a Francesco Giorgino e alla sua pomposa trasmissione “XXI Secolo, quando il presente diventa futuro” che già il titolo fa impressione e incute timore come una minaccia. Gli ascolti nella sua fascia oraria lo incoraggiano e, talvolta, supera anche Vespa nonché straccia la Maggioni che ormai è un caso mediatico del terzo tipo. La nota interessante su “XXI Secolo” la scrive oggi Aldo Grasso sul Corriere(che pure merita una nota a proposito di un suo intervento recente con il titolo “Se l’opinione prende il posto dell’informazione” e dove se la prende con Ranucci): “Giorgino adotta quel tono accademico tipico di certi professori a contratto (non sono docenti di ruolo ma spesso vengono chiamati dalle università in virtù della loro visibilità): un abuso di termini ricercati e una postura professionale che finisce per anestetizzare lo spettatore. In sintesi ventunesimo secolo è un esercizio autocelebrativo che simulando l'esplorazione del domani si limita a celebrare il presente e il nome di questo presente è Francesco Giorgino”. Come ogni tanto ci capita di scrivere: la Rai è un grande Azienda con un futuro glorioso dietro le sue spalle. 

Da anni, quasi otto, Bloggorai si diverte a girovagare tra passato, presente e futuro della Rai senza mai venirne a capo. Ma, si sa, Bloggorai non è mai stato “direttore”.

A proposito di Bloggorai. Ogni tanto “qualcuno” lo legge e allora si accorge che il deputato Roberto Giachetti sta facendo lo sciopero della fame da ben oltre una settimana con scarne attenzioni. Incredibile ma vero: molti “oppositori” lo hanno lasciato solo e ancora non riusciamo a capire perché.  Oggi abbiamo letto che la Floridia gli ha fatto visita. Per il resto silenzio. Salvo, poco fa, leggere un pezzo di Dagospia che ha titolato “ ’Sta riforma non s’ha da fare”. Forse, è probabile, che anche Dagospia legge Bloggorai: noi lo scriviamo da almeno un anno. Questa riforma, così come è concepita, così come è stata elaborata e così come si prospetta non la vuole nessuno, ancor più alla vigilia dell’apertura di una feroce campagna elettorale dove si gioca il tutto per tutto, per la desta anzitutto. Ammesso e non concesso che si possa fare una riforma, in tempi ragionevolmente brevi (mission impossible: non è nemmeno calendarizzata in VIII Commissione), ciò potrebbe significare l’immediata decadenza dell’attuale Cda. Non ci pensano proprio, stanno tutti benissimo lì dove sono e il 2027 ormai è dietro l’angolo. Poi, beato chi avrà un occhio. I due richiami di Mattarella? Mattarella chi???

bloggorai@gmail.com

ps: ci hanno appena riferito che ci sarebbe molta, molta turbolenza sul Piano Immobiliare Rai.  

martedì 12 maggio 2026

La "solitudine" della Politica ... di opposizione

By Bloggorai ©

Esiste una autorità morale, politica e civile oltre quella del Presidente della Repubblica? Sono necessari i Caschi Blu dell’ONU? Bisogna chiedere l’intervento del Papa e, più oltre, il Divino??? Chi altri può intervenire per sanare il grave buco istituzionale determinato dall’impossibilità di far funzionare correttamente una fondamentale istituzione parlamentare come la Commissione di Vigilanza Rai?

Per chi ha la memoria corta: tutto nasce il pomeriggio del 26 ottobre 2024 quando si passa da “prima la riforma e poi le nomine” a “intanto le nomine e poi per la riforma … si vedrà” e abbiamo visto come sta andando a finire ovvero questo Cda si è insediato con un “presidente” ai limiti della legittimità e della riforma non ci sono più tracce mentre la Vigilanza, appunto, è bloccata. Un capolavoro di ingegneria politica di rara fattura.

Allora succede che il parlamentare Roberto Giachetti di Italia Viva inizia uno sciopero della fame per sollecitare un “qualcosa” su questo tema nel silenzio e nell’indifferenza pressoché totale. La sua immagine è iconica: da solo muto e con un cartello bianco appeso al collo. 

da Repubblica.it

Giachetti forse non sarà il “numero primo” ma è certo in totale solitudine È la rappresentazione perfetta non solo e non tanto dell’atteggiamento del Governo, di questa destra, sul tema Rai ma, a nostro giudizio, del totale stato di confusione politica e progettuale in cui versa l’opposizione.

La domanda è: perché lo hanno lasciato solo? c'è qualcosa che ancora non sappiamo e non riusciamo a comprendere?

Ricordiamo che il primo appello del Presidente Mattarella è dello scorso luglio e il secondo di poche settimane addietro. Tutti muti ma anzitutto immobili. Si potevano e si dovevano fare 100 cose come, ad esempio, un’occupazione simbolica dell’Aula della Vigilanza,  un “volantinaggio “ come si faceva una volta, appendere cartelloni sul Colosseo, far passare un aereo sopra Montecitorio con un enorme striscione oppure, come sta facendo Giachetti, fare uno sciopero della fame magari a turno, una settimana per uno per ogni componente della Commissione di Vigilanza oppure, infine, la cosa più semplice del mondo: DIMISSIONI accompagnate con una rispettosa lettera al Quirinale con “Caro Presidente, preso atto dei Suoi autorevoli quanto inascoltati appelli … etc etc etc …”. Dei componenti del Cda Rai di "opposizione" non ne parliamo più, lasciamo perdere.

Andiamo avanti. Ci sono tanti altri argomenti da trattare e tra i primi c’è, ancora una volta la famigerata “newsroom” pubblica e quella privata della Maggioni. Ieri sera, intorno alle 20.25 sul Tg La7 è andata inonda il “Dataroom” di Milena Gabbanelli dove spesso e volentieri conosci e capisci temi di grande attualità (ieri sera il confronto tra le economie di Spagna e Italia) e poi su Rai Tre è andata in onda la “sua” newsroom dove, ad un certo punto si è visto un servizio sul Museo di Mineralogia di Kiev. Ha fatto il 3,4% con circa 480 mila telespettatori e magari qualcuno può sostenere che è un buon risultato.

Questo tema rappresenta un segno tangibile, sostanziale e visuale, dello stato di abbandono in cui versa l’informazione pubblica: non c’è uno straccio di progetto, di idea, di proposta organica, di modello o di qualsivoglia tentativo di razionalizzare rendere più efficiente e credibile una macchina dove lavorano oltre 2000 giornalisti in 8 testate e non facciamo confronti per carità di Patria. Il tutto in un contesto dove, si legge nell’ultimo Osservatorio Telecomunicazioni AgCom (pagina 19), che dal 2021 al 2025, i Tg Rai hanno perso una media di oltre il 27% nelle due fasce orarie mentre la sola Rai news24 ha perso circa il 50%. Il solo ritornello al quale si aggrappano disperatamente è la Digital Media Company (mai be specificata “di Servizio Pubblico”) che nessuno ha ancora capito bene come, con quali soldi e quando mai potrà essere realizzata.

Andiamo avanti… si fa per dire

bloggorai@gmail.com

lunedì 11 maggio 2026

Passeggiando e camminando nel buio

 

By Bloggorai ©

A che punto è la notte a Roma in Italia e nel mondo? Buio fitto e, per di più, con i piedi nella palude, nel fango e senza speranza che presto possa sorgere un’alba qualsiasi. Anche Bloggorai è immerso nelle tante oscurità cercando di capire e decifrare “fenomeni misteriosi del quarto tipo”. Difficile.

Quello che registriamo in questi giorni è tanto fumo e nulla arrosto. Fischi per fiaschi. Lucciole per lanterne. Tordi per grilli e così via. Il segno più metafisico trascendentale di questo passaggio sociale, politico e culturale di questo nostro strano Paese è la spasmodica attenzione verso la cronaca nera spacciata però come una relativa “novità”. Non è vero! Da secoli, dal Colosseo e forse anche prima, il racconto del crimine, la rappresentazione del male e la visione dell’orrore (altrui) ha tenuto banco e sollevato attenzione e la Tv oggi non fa altro che riproporre, alimentare e nutrire questo orientamento del suo pubblico. Oggi Libero titola “La “nera” spopola da Belve ai film”. Aggiungiamo: la “nera” paga e bene e la Rai e il Servizio Pubblico è tra i primi e affezionati clienti, al tempo stesso spacciatore e consumatore di questa "merce" (vedi lo "speciale" di Rai Due di venerdì scorso). Se non ci fosse Garlasco dovrebbero rimandare in onda la Principessa Sissi pure fuori stagione.

A Roma, intorno e dentro la Rai, il buio è ancora più tenebroso. Anzitutto occhio al calendario: da qui a pochi giorni si potrebbe sapere se e quanti sono coloro interessati a “manifestare interesse” verso i 15 cespiti posti in vendita per realizzare il famigerato “piano Immobiliare” ovvero il prossimo 22 maggio. Dopo di che ci dovrebbe essere un importante appuntamento istituzionale del quale vi parleremo e, infine, il prossimo 15 giugno si dovrebbe chiudere questa volta - forse - in modo risolutivo il Mou con Ei Towers per il deal su Rai Way. Dentro o fuori, o si chiude l'accordo oppure salta tutto e addio ai soldi necessari per sostenere il Piano Industriale la e la famigerata Digital Media Company. noi lo abbiamo scritto chiaro e tondo: al momento non si intravvedono i presupposti per l'accordo.  

Nel frattempo, gli ascolti galoppano verso l’ignoto profondo, di presidente legittimato non ci sono notizie certe ovvero forse qualche “fuffa” come quella circolata ieri su un presunto accordo tra i partiti di maggioranza e Italia Viva che garantirebbe il numero legale per nominare la Agnes (abbiamo cercato di verificare ma senza esito) e poi non parliamo proprio di “riforma Rai” ormai scomparsa nell’oscurità. Vedi pure lo sciopero della fame del deputato Giachetti che “lo hanno lasciato solo”.

In Italia pure stiamo messi maluccio assai. Il nuovo virus ci minaccia, l’economia traballa e il costo della vita aumenta vertiginosamente mentre i salari rimangono stabili, il giallo di Garlasco incombe e fa più notizia di tutto il resto messo insieme ed io, politicamente, “… mi sento pure poco bene”. Da “sinistra” non si sentono squillare trombe, anzi, un brontolio soffuso e diffuso su chi e su come si potrà organizzare la prossima campagna elettorale ormai alle porte.

Nel resto del mondo, meglio non parlare: siamo nelle mani di furiosi guerrafondai che quando sono di buon umore minacciano il fungo atomico e nella “loro” normalità agiscono in totale disprezzo di ogni legge internazionale, del buon senso e della responsabilità: fanno i genocidi (con la complicità dei governi nostrani e con l’Europa imbelle) e poi la chiamano “pace”.

Rimaniamo sottotraccia, almeno per ora.

Bloggorai@gmail.com


venerdì 8 maggio 2026

La RAI al centro dello "scontro tribale"

By Bloggorai ©

Non siamo stati mai teneri o indulgenti verso il “il futuro dietro le nostre spalle” ovvero le “vecchie volpi” della televisione che pontificano, i lupi grigi dei vari imperi mediatici, i professori senza concorso e gli “esperti” di vario genere assortiti. 

Però, dobbiamo ammettere, che talvolta in alcuni di loro si intravvede “qualcosa” che certo oggi non si vede più. In Rai c’erano persone che sapevano creare prodotti ovvero “fare televisione” e magari produrli e realizzarli in casa. Quel “sapere” ovvero quella capacità di creare, o inventare oggi non si vede più: si comprano format già confezionati oppure, se mai ci fosse qualcosa di buono “fatto in casa” viene subito dato in gestione, ceduto o appaltato a società di produzione esterna. Il “caso” di Newsroom è clamoroso: dal che doveva essere una scelta strategica aziendale è diventato “un programma di Monica Maggioni” e nessuno ha battuto ciglio pure quando è sceso sotto la soglia del 4% di ascolti. Anzi.

“Non c’è più la Rai di una volta” ovvero “Non ci sono più le persone Rai di una volta” perché è cambiata la società, la cultura, la tecnologia e la politica che la contestualizzava. Non si avverte più la “visione” (gira ancora la battuta: per quella rivolgersi ad un ottico), un progetto o un’idea di Servizio Pubblico quale che sia fino a trovare sempre più persone che si chiedono: ma ha senso ancora parlare di Rai e di Servizio Pubblico? Lo stesso Bloggorai, quando ha perso qualche lettore era perché ormai esausto di Rai e delle sue beghe. 

Chiudiamo questa premessa: non c’è più la “politica” interessata alla Rai. Non si vede a destra ma fatichiamo pure a vederla a sinistra e lasciamo perdere al centro. Nei giorni scorsi un autorevole ex parlamentare, attento lettore di Bloggorai, ci ha commentato e confermato questo pensiero esattamente con la frase forse banale ma essenziale: “Non c’è più la politica che si interessa di Rai, vedi il triste destino della riforma incompiuta”.

Un passo indietro, torniamo a due giorni addietro a quando Il Foglio, a firma Salvatore Merlo, pubblica un lungo articolo con il titolo “La Rai di nessuno” che riassume bene quanto abbiamo scritto in premessa. L’articolo/intervista contiene passaggi molto interessanti e il personaggio intervistato è noto: Giovanni Minoli, uno che l’ha sempre saputa lunga ma l’ha saputa pure raccontare, nel bene e nel male. Minoli dice tante cose interessanti ma una colpisce e affonda il coltello nella piaga: “trasformare subito Rai Due in canale di notizie 24 ore su 24, facendo una fusione tra la rete attuale e RaiNew24. Il modello è Sky, basta copiarlo. E avresti l’enorme vantaggio competitivo del tasto numero due sul telecomando, in un Paese che invecchia e resta abitudinario”. Molto, molto interessante per tanti buoni motivi. Prosegue Minoli “Oggi in Rai non c’è la centralità del prodotto e quando non c’è il prodotto la prima cosa che viene in mente ai manager è vendere. Vendere per fare cassa … invece di inventare rilanciare, dismetti... Quali sono i programmi che negli ultimi anni hanno dato identità alla Rai? Il programma più visto è Affari tuoi su Rai Uno, un format olandese comprato da Endemol che potrebbe andare benissimo su Canale5… chi costruisce il racconto televisivo ha il dovere di non alimentare il conflitto tribale per meri fini di audience…”.

Bloggorai condivide riga per riga e, come noto, da anni conduce in solitaria due temi: l’inutilità assoluta di avere un canale all news che realizza ascolti da prefisso telefonico e l’avversione totale al sostegno alla ludopatia fornito da RaiUno con il suo giochetto dei pacchi dove nessun consigliere di opposizione si è mai guardato da battere ciglio.

Veniamo ora e chiudiamo proprio sul “conflitto tribale” oggi in corso. Il caso Garlasco è forse il più rilevante fatto mediatico sociale, culturale e politico degli ultimi anni che la Rai ha “cavalcato” in lungo e largo, sostenuto e alimentato nel meno e forse più di quanto hanno fatto le altre emittenti commerciali tanto da farne un “genere a se stante”. Per gli appassionati: stasera non prendete impegni: su Rai Due è annunciato addirittura uno “speciale” sul tema. 

Forse non è un caso che Garlasco si intreccia, anche geograficamente su Milano, con il caso Minetti: entrambi gravitano intorno ad un epicentro della democrazia: il ruolo della Magistratura. In un modo o nell’altro, con l’una o con l’altra vicenda, qualcuno ha sbagliato e quale che sia l’esito delle due vicende, qualcuno ne esce con le ossa rotte. E se è solo la Magistratura ad uscirne con le ossa rotte non è un bene per questo Paese.    

bloggorai@gmail.com

giovedì 7 maggio 2026

Chi legge Bloggorai ... campa cent'anni !!!

by Bloggorai ©

Fine giugno 2018: sono passati molti anni da quando Bloggorai ha iniziato a pubblicare i suoi post. Gratis!!! 

Eravamo poco più di quattro amici al bar: pensionati Rai, ex colleghi ancora in servizio, sfaccendati, disoccupati e qualche amico e parente giusto per solidarietà. Da allora, ininterrottamente, abbiamo raccontato un pezzo di storia del Servizio Pubblico e, da allora, siamo cresciuti, tanto in termini di numeri e tanto in termini di credibilità. Ogni giorno siamo letti da molte lettrici e molti lettori che appartengono ad ambiti politici e culturali diversi (anche parlamentari di destra ci leggono). Nessuno cita mai Bloggorai ma, lo constatiamo facilmente, molti dei suoi “ragionamenti” vengono ripresi. Va bene così.

Sulla “faccenda Minetti” lo abbiamo scritto forte e chiaro sin dall’inizio: è un tema fortemente politico e l’obiettivo che si intende colpire è in primo luogo il “centro” della competizione politica. In questo “centro” gravitano due aree: la prima lambisce i partiti di governo e la seconda quelli di opposizione. Tra i primi, lo scontro, ora feroce, è tra Fratelli d’Italia e Forza Italia e la querela di Nordio contro Mediaset comunicata ieri ne è la prova provata. Alla Meloni &C “infastidisce” la possibilità di vedere indebolito il suo schieramento con la possibilità che qualche giovane "berluscones" possa fare qualcosa inviata delle prossime politiche del 2027. Nel campo largo, viceversa, si agitano i vari “centristi” moderati, sobri e dialoganti. Tutte le altre “letture” e interpretazioni più o meno “tecnico giuridiche” o morali/culturali ovviamente rimangono plausibili, a partire dal ruolo di Mattarella e sulla necessità ed urgenza di concedere la grazia alla Minetti.

Staremo a vedere.

Nel frattempo registriamo una posizione importante: Fiorello ha detto chiaro e tondo che “Se vogliamo diventare media company dovreste cacciare in primis me, che sono vecchio! Io, la Carlucci, via! Ballando con le Stelle, Sanremo, L'eredità: basta!” ed ha poi aggiunto Amadeus “Dico sempre che se ce l'avessero gli americani un posto così, quello sarebbe un museo, pieno di fotografie bellissime, con un biglietto di ingresso, simulando alcune trasmissioni del passato e del presente. Così, il ricavato dei biglietti aiuterebbe anche ad ammortizzare i costi”. Bloggorai ha proposto "La Casa della Televisione italiana"

Ieri il deputato Roberto Giachetti ha iniziato, da solo, uno sciopero della fame sul tema della Vigilanza che non si può convocare. Riponiamo la domanda: perché l’opposizione lo hanno lasciato solo? E, riponiamo la domanda: cosa aspettano i parlamentari di opposizione a prendere atto del secondo messaggio importante di Mattarella e dimettersi subito?

Fiorello Presidente della Nuova Rai, subito!!!  

Digital Media Company con quali risorse? Algoritmi di Servizio Pubblico? Ascolti costantemente in calo? Offerta editoriale indecente con repliche di repliche? Sostegno alla ludopatia con il gioco dei Pacchi su RaiUno come se nulla fosse? Un Piano editoriale sull’informazione inesistente? Un Piano immobiliare che ostinatamente rivendicano come fosse l’ultima spiaggia? Uno sproposito di attenzione sulla cronaca nera come se fosse il baricentro del mondo? L’affare Rai Way che è verosimilmente destinato all’ennesimo buco nell’acqua con il suo Hyperscale a Pomezia che nessuno sa se e quando verrà realizzato con quali clienti e con i soldi di chi? In soldoni, a cosa serve questo Cda, peraltro ai limiti di una necessaria verifica di legittimità sulla questione presidente che nessuno vuole sollevare?

Infine, ieri pomeriggio, per un “obbligo” personale, eravamo costretti a stare davanti alla Tv e “passeggiare” tra Rai Uno e Canale 5: entrambi sugli stessi argomenti di cronaca nera con, ovviamente, Garlasco in testa. Per chiudere in bellezza, Rai Tre con Chi l’ha Visto ne fatto quasi uno “speciale”. Da vero “servizio pubblico”.

bloggorai@gmail.com

mercoledì 6 maggio 2026

Mammmaaaa ... quanto ti voglio beneeeee ...queste parole d'amoreeee...

By Bloggorai ©

Cominciamo da oggi: il deputato di IV, Roberto Giachetti, ha iniziato uno sciopero della fame per protestare contro l’immobilismo della Vigilanza Rai. Il sito di Repubblica titola: “Destra ignora i richiami di Mattarella”. Condividiamo le ragioni dell’iniziativa ma aggiungiamo: non solo la destra ma pure a sinistra ignora i richiami di Mattarella perché altrimenti si poteva dire “Preso atto dell’impossibilità a svolgere il nostro fondamentale ruolo istituzionale e accogliendo il secondo forte richiamo del Presidente della Repubblica, noi parlamentari dell’opposizione, a partire dalla Presidente Barbara Floridia, rassegniamo le nostre dimissioni” e, contestualmente, anche i “consiglieri” Rai seguono a ruota. Invece, pare, sembra, dicono che il deputato Giachetti lo hanno rimasto solo. Una ulteriore buona occasione sprecata, come quella di una iniziativa per il Delle Vittorie come patrimonio pubblico da salvare. Ci penserà ora Telemeloni. 

Andiamo avanti. Evviva, felicità e complimenti a tutti !!! ll potenziale incendio è domato, la miccia è spenta grazie ad un solerte ed efficace lavoro di molti pompieri e ora tutti amici come prima. Da ieri sera, con l’inizio della puntata di Far West su Rai Tre tutta incentrata sulla “notizia” delle dichiarazioni di Ranucci e non sulla “notizia” vera, abbiamo capito bene l’antifona: il “caso” Minetti per ora è chiuso o almeno riposto in un angolo … in attesa di verifiche. Poco prima, alle 20, Dagospia titolava “Rassegnatevi: il “grazia-gate” andrà per le lunghe. L'indagine in Uruguay sulla regolarità dell’adozione a favore di Nicole Minetti e di Giuseppe Cipriani è appena iniziata e si concluderà tra alcune settimane”.

Bloggorai ha posto tante domande e fatto molte ipotesi sulla natura di questa vicenda ma una ci era sfuggita e si riferisce ad un ambito molto sociale e culturale che, in parte, lambisce il processo di riabilitazione di Berlusconi avviato da tempo. La riflessione interessante la propone oggi il Fatto con il titolo “L’italica ipocrisia su Mamma Minetti”. Fino allo “scoop” della grazia concessa da Mattarella, il cognome Minetti era legato ai fatti di quei tempi: Bunga Bunga, le “olgettine” e la “nipote di Barak”. Oggi invece si vede la foto di una mamma sorridente, con il suo bambino adottivo ed un cucciolo accanto. Ora, gli italiani saranno pure perfidi, invidiosi e complottisti ma alla “mamma” si può perdonare (quasi) tutto. Con questa possibile lettura della vicenda, si può attendere tranquillamente la chiusura delle indagini in Uruguay.

Nel mentre e nel quando infuria la bufera di guerra e di costanti violazioni del diritto internazionale degli USA e dei loro complici e alleati nonché di tensioni economiche e sociali nazionali rilevanti ecco che, come al solito, giunge a proposito la possibilità di mescolare le acque e confondere le priorità delle notizie.     

In questi giorni e in queste ore, da tempo ormai, la vicenda Garlasco sta raggiungendo vette di attenzione mediatica forse mai viste prima nella storia della cronaca nera nazionale. Le prime pagine dei giornali oggi ignorano del tutto la vicenda Minetti mentre danno grande risalto alla convocazione di Sempio in Procura. C’è molto da riflettere sulle dimensioni, la rilevanza e il posizionamento in pagina delle “notizie” di cronaca nera specie quando queste occupano uno spazio che altrimenti dovrebbe essere occupato da altri generi, forse più rilevanti.

Per trovare qualcosa di simile bisogna tornare alla tragedia di Alfredino Rampi a Vermicino (10 giugno 1981) oppure al Mostro di Firenze, passando per i tanti “misteri” della cronaca nera nazionale più o meno irrisolti.

È utile ricordare i grandi casi di cronaca nera contemporanea che hanno avuto significativi riflessi sul dibattito politico, sociale e culturale:

Nel 1983 avvenne il rapimento di Emanuela Orlandi, tutt’ora avvolto nel mistero più assoluto.

Nel 1990 in Via Poma si consumò l’omicidio di Simonetta Cesaroni: l’assassino è tutt’ora sconosciuto.

Nel 2001 avviene il delitto di Novi Ligure dove i primi indiziati furono “generici albanesi” ed ebbe inizio la “campagna contro gli “stranieri” pericolosi, salvo poi scoprire che furono Erika ed Omar.

Nel 2002 avvenne il delitto di Cogne con l’entrata sulla scena dell’Avvocato Taormina

Nel 2004 scompare Denise Pipitone: nessuno ne ha saputo più nulla.

Nel 2007 venne uccisa a Perugia Meredith Kercher ad anche in questo caso ci furono forti tensioni sui colpevoli perché non fu lo straniero, nero, “solo” Rudy Guede ma l’omicidio avvenne in concorso con “altri” rimasti ancora ignoti.

Nel 2013 Davide Rossi a Siena si “sarebbe suicidato”.

Nel mezzo e intorno molti altri “misteri” di grande rilevanza mediatica e, proprio ieri sera ne è tornato a galla tramite gli schermi della Rai un altro ancora: la Uno Bianca e oggi leggiamo dei protagonisti con presunti contatti con i “servizi”. In altre parole, la cronaca più o meno nera e meglio ancora quando si mescola con la politica è utile, paga bene.   

L’Eterogenesi dei fini si è compiuta, o si sta per compiere, anche per il “caso Minetti”: “…le azioni umane possono riuscire a fini diversi da quelli che sono perseguiti dal soggetto che compie l’azione; in partic., ciò avverrebbe per il sommarsi delle conseguenze e degli effetti secondari dell’agire, che modificherebbe gli scopi originari, o farebbe nascere nuove motivazioni, di carattere non intenzionale” (Treccani).

Intanto però, chiedi e domanda, chiama e scrivi, qualcosa esce in grado di farci avvicinare alla domanda sulla “bizzarra” coincidenza di “scoop” tra Il Fatto e la Rai (giacché sembra difficile supporre che il vertice non ne sia stato informato prima): abbiamo scoperto quella che sembra essere la vera autrice della notizia: vedi https://www.facebook.com/paride.leporace/posts/pfbid0xtMVBgDYMhd3LKRfUumw7QU81gRxSAWmV5SxPZFhqZSp2JMjosRSyjdZDerfynuil ovvero Floriana Bulfon (vedi il suo profilo https://it.wikipedia.org/wiki/Floriana_Bulfon). 

Chissà perché nessuno l’ha citata?

bloggorai@gmail.com