Care lettrici e cari lettori...
Bloggorai è costretto a sospendere temporaneamente le pubblicazioni: incidente in moto... serio ma non grave.
Chi può...mandi notizie.
Grazie
A presto
Care lettrici e cari lettori...
Bloggorai è costretto a sospendere temporaneamente le pubblicazioni: incidente in moto... serio ma non grave.
Chi può...mandi notizie.
Grazie
A presto
Nei giorni scorsi ci siamo cimentati nella raccolta delle figurine
sulla Civiltà delle Immagini 2026 (per febbraio ne abbiamo poche). Ora ci viene
l’idea di collezionare pure le “parole” che segnano questo nostro tempo. Oggi ne
abbiamo due: “noia” e “tristezza”.
È un Paese del “vorrei ma non posso” oppure del “potrei ma
non voglio”. È un Paese sempre in bilico nella terra di mezzo che ancora non ha
sanato l’eterno dilemma: monarchia o repubblica (non Repubbica). È un Paese che
è saldamente progressista e democratico e invece si ritrova con un governo conservatore
e di destra. Un Paese che non ha ancora deciso se essere “moderno” oppure con
un “occhio sempre attento al suo passato”. È un Paese spaccato in due dove la
stragrande maggioranza dei telespettatori ovvero gli “adulti” over 55 guardano
ancora la Tv generalista e universale e i “giovani” non la guardano proprio
(esattamente l’età media di questo Sanremo è 51,7). È un Paese che celebra e vuole ancora le “canzonette”
di Fausto Leali (82 anni) a tarda notte e poi si ritrova in prima serata con
Achille Lauro come co-conduttore insieme alla co-conduttrice Pausini e due
aiutanti conduttori “comici” neutri come Lillo e la Fogliati che vorrebbero far
il loro mestiere, far ridere, e invece non possono o non vogliono. La stessa Pausini
che sembrava destinata a “spaccare” il ritmo soporifero di Conti si è
comodamente adagiata sul morbido nulla vestita di niente e infarcita di poco.
Eppure, c’è ancora qualcosa di incompiuto e di non detto, qualcosa
non ancora completamente svelato in questo Sanremo dell’epoca Meloni. Doveva e
poteva essere un ennesimo volano alla propaganda di questo Governo dell’Italia
ordinata e ben accolta (si fa per dire) nei grandi palcoscenici internazionali.
Doveva e poteva essere una vetrina del “fior da fiore” del Made in Italy
canoro. E invece no, stenta ad essere compreso e metabolizzato. Doveva e poteva essere la ciliegina sulla torta del "filosofo diColle Oppio" ovvero Rossi&C. E invece la Rai ne
viene travolta, il suo AD ne viene travolto, la sua dirigenza ne viene travolta.
Un nostro affezionato e qualificato lettore ci ha suggerito un battuta “La
dirigenza Rai si è trasferita a Sanremo e il pubblico di Sanremo si è trasferito
altrove”. A tal punto che non viene
nemmeno mai inquadrata tra il pubblico dell’Ariston come invece si era soliti
fare negli anni passati, come se non volessero “metterci la faccia” (solo uno
viene spesso ripreso, un certo Maurizio Imbriale, chissà perché?)
Come abbiamo scritto e come siamo sempre profondamente
convinti, il buongiorno si vede dal mattino e le prime luci dell’alba sul festival
di Sanremo erano grigie e nuvolose. Lo abbiamo visto subito dal Prima Festival,
in onda alle 20.30 dopo il Tg1, che solo ieri sera abbiamo scoperto di cosa si
tratta: uno sciatto, volgare, banale e fastidioso contenitore di brand pubblicitari senza capo ne
coda, senza logia e senza senso che non sia solo raccogliere pubblicità. Pecunia
non olet e tutti sanno quanto la Rai ne ha bisogno ma un pizzico di decenza e
intelligenza si poteva pure applicare. No, l’intelligenza è un optional a
pagamento. Se non che, inizia la serata e un altro segno della “serata” è il palco
dell’Ariston: una povertà e una tristezza disarmante che neanche alla Sagra del
carciofo di ColdisottoValMaggiore hanno mai saputo fare di peggio. Vedi sopra:
non ci sono pecunie e pure il palco ne risente.
Gli ascolti della seconda
serata confermano la tendenza: le solite tre milioni di persone sono "emigrate" da altre parti" e manca il 5% di share. Rimanete sintonizzati, ne riparleremo.
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Tutte le vicende umane hanno un prologo, uno svolgimento e
un epilogo. Per tutte le cose c’è sempre un prima, un durante e un dopo. Le vicende
umane e le “cose” poi hanno un loro naturale contesto, un ambito dove si
collocano ed è questo stesso che permette la lettura, la decifrazione dei
codici, dei segni e dei significati.
Il “contesto” sociale, politico e culturale del Festival è
il “fatto” stesso, è la “cosa” in sé prima ancora del concorso canoro di Sanremo e delle
stesse “canzonette” che si diluiscono e si confondono nel rumore di fondo del Paese.
Ieri sera è partito l’evento musicale dell’anno ed è partito
subito con tanti piedi sbagliati. Dimentichiamo “l’unico comico di destra” e il
presidente del Senato che se ne occupa e limitiamoci ad annotare i piedini
sbagliati. Sono appena usciti i “numeri” Auditel che fanno tanto clamore: la
prima serata del festival cala di oltre 3 milioni di telespettatori e quasi il
7% in meno rispetto allo scorso anno. Tre milioni di persone che hanno visto
altro, che non hanno voluto partecipare a questo rito stanco e financo peggiore
del precedente. Ci vuole molta fantasia a proporre come “personaggio” per
la prima serata il Sandokan di antica memoria rimpannucciato sotto sembianze
turche che avrebbe fatto perdere i freni inibitori alle signore in sala come ha
scritto Repubblica. Attenzione: abbiamo scritto “Repubblica” e non “Repupplica”
come invece è apparso sul palco del Festival. Una curiosità: tra gli autori di Sanremo
compare nei titoli di testa, un certo Giancarlo Leone. Chissà se è lo stesso che
conosciamo bene noi tutti e che tanta parte ha avuto nella storia recente della
Rai. Magari è un omonimo.
Già, torniamo anzitutto al “prima” nel senso del Prima Festival alle 20.30 su RAi Uno: una parentesi di vuoto assoluto, il nulla strillacchiato nel niente, senza capo né coda, forse il senso intimo e profondo di questo Sanremo che si intravvede già dal suo incipit: non c’è nulla prima, non si vede nulla durante e non si vedrà nulla alla fine (tarda notte, quando a Villa Arzilla hanno spento le luci da un pezzo).
L’anno scorso ci siamo consolati con i “cuoricini
… cuoricini” che almeno hanno fatto gongolare gli esegeti del “brillante successo”
(Natale dixit). Quest’anno non sembra di avere ascoltato nulla del genere, nulla
che si possa fischiettare allegramente. Il termine che abbiamo letto questa
mattina e che forse segnerà questo Festival è semplice quanto rilevante: noia. Ovvero
quel senso disperato di abbandono, di mestizia, di pigrizia e di svogliatezza
che ti prende quando non sai più a che Santo votarsi. Con in più un tantinello
di qualcosa di “strano”: dal palco dell’Ariston si inizia subito con una
celebrazione semi liturgica di chi, ahimè RIP, non c’è più: da Pippo Baudo al
Maestro Pisicchio e ad officiare la cerimonia si presenta la co-conduttrice con
un abitino nero che la fa tanto somigliare ad un noto personaggio del cinema
(provate ad indovinare di chi si tratta). Da ricordare che proprio Baudo fu
artefice dell’edizione del Festival con il tonfo negativo mai registrato prima
e dopo: nel 2008 ha raggiunto una media del 35% con circa 7,2 mlm di
telespettatori.
Ma, si sa, e Bloggorai ne è quanto mai convinto, i numeri
dicono tanto ma non dicono tutto. Semmai, semmai fosse, questo Sanremo questo Festival
figlio di questo Cda Rai non passerà nei libri di storia per il suo successo non
sarà difficile comprendere il perché e il per come. E non sarà solo per colpa o
responsabilità di chi ha messo in piedi la baracca, questa baracca. C’è, come abbiamo
scritto prima, un suo contesto, un suo luogo sociale, politico e culturale di riferimento.
C’è il Paese reale, c’è un’altra televisione, ci sono altri giovani e ci sono
altri anziani e magari ci sono pure altre “canzonette” che questo Festival ci vuole
negare oppure proporre diluire e annebbiare nella noia, banale e quotidiana.
Abbiate pazienza, è solo l’inizio o già un “durante”. Se, come
si dice il “buongiorno viene dal mattino”, la giornata sarà lunga e faticosa. Vedremo.
Ps: per gli appassionati del genere, suggeriamo di leggere il
post di ieri.
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Torniamo sempre alla casella di partenza. Un gioco dell’Oca
senza fine e senza inizio ovvero un divenire solo apparentemente senza capo ne coda. Se tutto intorno a te si muove e tu rimani fermo è come , di fatto, andare indietro, nel tempo e nello spazio. “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per
una selva oscura, ché la diritta via era smarrita” per arrivare infine a “salimmo
sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ’l ciel,
per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Queste stelle
però stentano a farsi vedere.
Oggi è il tempo di Sanremo, giunto alla sua 76a edizione,
ovvero gli anni equivalenti di un/a nonno/a in buona salute che magari non è ancora
ricoverato in una RSA. Il Festival gode ancora di un suo “successo” di numeri
che fanno gongolare gli amministratori Rai: oggi il Sole ci dice che sono
attesi circa 70 mln di raccolta pubblicitaria a fronte dei 65 della scorsa
edizione. Buttali via! L’Azienda ci sopravvive per qualche mese e vagli a dire
che “pecunia olet”. No, pecunia non olet, anzi … profumat! Poi ci saranno i numeri
degli ascolti, quelli che faranno gongolare gli esegeti del “Servizio Pubblico”
trasversale, universale e generale. Sono quei numeri che hanno fatto definire il
Sanremo dello scorso anno “un successo scintillante”.
Come abbiamo scritto e come molti temono, i numeri del
Sanremo di quest’anno potrebbero non essere di grande consolazione. Molti fattori
remano contro. Le Olimpiadi potrebbero avere prosciugato un bacino di
attenzione che non è sempre indeterminato. Poi l’edizione di cui si parla (poco)
non sembra ricca di particolare “appeal”: tra cantanti, conduttori e ospiti non
emerge nulla che possa far immaginare un’edizione scintillante, peraltro,
dedicata alla memoria di Pippo Baudo che ha fatto registrare nel 2008 i numeri
più bassi degli ultimi 20 e dove si annuncerà il ritorno della prossima di Canzonissima
(andata in onda la prima volta alla radio nel 1956). Manca una rievocazione di Garibaldi e
della breccia di Porta Pia e siamo a posto. Aggiungi le serate di calcio nella
Champions League e aggiungi la minaccia di una controprogrammazione di Mediaset
più robusta del solito (P.S. Berlusconi si vorrebbe “vendicare” delle ospitate
Rai a F. Corona) e tanto può bastare per nutrire qualche legittimo timore. Dicono
che alla conferenza stampa di ieri a Sanremo la noia correva come acqua fresca.
Ma così come negli anni passati abbiamo dedicato poca attenzione ai “numeri” anche quest’anno Bloggorai cercherà di leggere tra le righe segni e significati dell’evento Sanremo. Tanto per iniziare, vi suggeriamo di rileggere quello che abbiamo scritto negli anni passati: il 19 febbraio 2025 abbiamo titolato “Sanremo: Apologia di un "successo" https://bloggorai.blogspot.com/2025/02/sanremo-apologia-di-un-successo.html dove abbiamo scritto “il presunto “successo” di questo Sanremo lo si vorrebbe ascrivere esattamente nella sua distanza dalla “politica” genericamente intesa e financo dalla pretesa “coesione sociale”, ma anche dalla cultura, dalla società etc … ovvero “sono solo canzonette” di “cuoricini cuoricini”.
Su questo
terreno lo scorso anno ha gongolato la Meloni e, verosimile, gongolerà quest’anno
ancor di più per dire, ribadire e sottolineare che la nostra è proprio una “bella
Italia” come pure le Olimpiadi hanno evidenziato. L’anno precedente, l’11
febbraio 2024 abbiamo titolato “Sanremo: lo specchio infedele della normalità?”
dove abbiamo scritto che “Sanremo, parafrasando il Censis, è uno specchio
infedele di un Paese sonnambulo. È uno specchio che racconta un Paese dove
confonde il comico con il drammatico, fa ridacchiare e commuovere nel breve
giro di pochi istanti, l’uno vale l’altro purché riesca a sollevare qualche
punto di share. È uno specchio doppiamente infedele perché pronto a tradire se
stesso alla prima occasione: oggi esalta “questi” giovani solo se cantano e
domani se li scorda per il resto dell’anno. Vanno benissimo se fanno aumentare
gli ascolti ma chissenefrega se sono e saranno disoccupati per gli anni a
venire. Infine, è uno specchio multistrato e multicolore. Riflette solo ciò che
gli è più comodo, senza scomodare tanti più di tanto. Infine: è ancora uno
specchio infedele dove mescola RAI e Mediaset come fossero la stessa cosa:
ha vinto Angelina Mango, uno splendido prodotto della scuderia De Filippi, il
fior da fiore di Mediaset, come ampiamente annunciato, da tempo”. vedi
Sembrava che la Meloni potesse essere a Sanremo ed invece a
smentito: peccato. Come pure peccato che “l’unico comico di destra” ha rinunciato.
Abbiamo speranza che dopo l’intervento odierno del presidente del Senato La Russa il comico di questa destra possa ripensarci: abbiamo tanto bisogno di una sana dose di qualunquismo di destra, di questa destra. Non ce lo fate
mancare.
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Questa settimana di fine febbraio si presenta carica di
interesse. Sono appena terminate le Olimpiadi e domani inizia Sanremo: due
eventi mediatici di assoluto rilievo. Sono grandi manifestazioni che ci hanno
detto e ci diranno molto sulla politica, la società, la cultura, i linguaggi e
i fenomeni mediatici.
Intanto però, scorrendo i giornali di oggi, ancora non siamo
riusciti a trovare una “figurina” sulle Olimpiadi meritevole di essere
collocata con il dovuto rispetto nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini
2026: solo foto di archivio e di agenzia, solo ordinaria amministrazione di
buoni reporter sul campo. Chi ha suggerimenti è gradita la segnalazione.
Rimanete sintonizzati: ci potrebbe essere un secondo Post in
giornata.
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Dio non gioca a dadi con l'Universo (A.E.)
Forza, coraggio, ancora poche ore e pure queste Olimpiadi invernali
le mettiamo in soffitta. Complimenti agli atleti, belli/e e bravi/e tutti e
chissenefrega se i costi sono triplicati rispetto alle previsioni passando da
circa 1,7/2 mld a 5,6/6 (vedi bene https://www.wired.it/article/prezzo-fiaccola-olimpiadi-economia-tecnologia-sostenibilita/
) e chissenefrega se poi ci rimarranno sul groppone impianti che verranno frequentati
da un gruppetto di aficionados come ad esempio la pista di Bob. Chissenefrega
se la noia è scorsa a fiumi con le immagini del Curling o delle Skeleton:
gli ascolti sono stati eccellenti. Stasera con la cerimonia di chiusura ascolteremo
se il sostituto di Petrecca saprà fare di meglio e, se mani fosse, l’interrogativo
si porrà: perché non è stato scelto prima? Ma, come noto, nulla avviene mai per
caso.
A proposito di ascolti e di conti da chiudere vale la pena
leggere quanto ha scritto Andrea Biondi sul Sole: “Nell’era dello streaming e
della distrazione permanente, i Giochi invernali si stanno rivelando una
macchina capace di catalizzare attenzione collettiva. Stando ai dati Auditel
elaborati dallo Studio Frasi – e riferibili solo ai canali Rai perché dall’altra
parte l’universo streaming di Wbd non si fa misurare al momento da Auditel,
come non sono misurabili i canali Eurosport ora che sono usciti da Sky – il
dato più evidente arriva dalla Cerimonia d’apertura: 9,4 milioni di spettatori
su Rai 1. Un risultato importante, ma che racconta anche un cambiamento del
contesto: vent’anni fa, con Torino 2006, si arrivò a 10,7 milioni … Bisogna
fare attenzione nel leggere questo dato – puntualizza però Francesco Siliato,
media analyst dello Studio Frasi – perché il totale del pubblico televisivo
è calato. Durante la Cerimonia di Milano davanti a un televisore acceso c’erano
oltre sei milioni di persone in meno rispetto a venti anni fa». È il segno di
un ecosistema che si è disperso tra piattaforme digitali, social e
intrattenimento diffuso”. A noi rimane il dubbio: quale “figurina” potrà essere
scelta per sintetizzare queste Olimpiadi nel nostro Album sulla Civiltà delle
Immagini 2026?
Bene … torniamo in casa Rai dove non solo tutto torna e si
ripropone come un gioco dell’Oca, giusto per ribadire che nulla, o quasi, avviene
mai per caso. Lo spunto questa mattina ce lo propone Giovanna Vitale su
Repubblica (di dice di lei che sia “solitamente bene informata” si dice … ) e
titola il suo pezzo con “Slalom di FI e Lega a caccia di poltrone tra gaffe
e imboscate”. L’articolo di racconta sullo “stato delle cose” in Cda Rai e,
di riflesso o di pari passo, sui rapporti tra i partiti di maggioranza. Ribadiamo,
a scanso equivoci e per prenderci la nostra parte, Bloggorai lo ha scritto in epoca
non sospetta, quando Marano ha assunto la presidenza da “anziano”. L’autorevolissimo
ed espertissimo esponente della Lega in Rai certa gente, i parvenus, se li
mangia a colazione o ci fa merendina alle 5 del pomeriggio. Scrive la Vitale
che durante l’ultimo Cda Rossi si è risentito assai quando Marano ha alzato il ditino
accusatorio: “Quando il leghista Antonio Marano parte lancia in resta contro i
responsabili dei piani di produzione — Coletta, Imbriale e Russo — accusati di
non seguire le linee guida varate in consiglio e di non sperimentare nuovi
prodotti, l’AD non ci vede più. «Non ti devi permettere di mettere in
discussione persone che lavorano giorno e notte per l’azienda», sibila Rossi.
«Loro discutono con me ogni scelta. Stiamo cercando di mettere le toppe ai
casini fatti molti anni fa». Una quindicina almeno: allora Marano era
vicedirettore generale e si occupava proprio di palinsesti”. Era tutto già
scritto, era tutto già noto, era solo questione di quando sarebbero scoppiate
le ostilità. Ma, attenzione, non è detto che debbano scoppiare: c’è posto per
tutti. Dobbiamo ripeterci: il “malloppo” è grosso e ce ne sarebbe per tutti:
Rai Cinema, Rai Fiction e Ray Way solo per citare i soldoni veri, ma poi ci sarebbero
anche altre direzioni importanti in reti e testate. Pecunia non olet.
La controprova le vedremo nei prossimi giorni con due
appuntamenti: il primo è la convocazione di Rossi In Vigilanza e non è affatto
detto che ci vada. Il secondo è al Senato dove potrebbe far capolino la
proposta di riforma Rai.
bloggorai@gmail.com
Carissime lettrici, carissimi lettori di Bloggorai … siamo costretti
ad ammettere che “c’è grossa crisi” dentro e intorno a noi (e non ci sentiamo nemmeno tanto bene). Anche questo Blog,
come fa la Rai, ha un grande futuro dietro le spalle e per trovare parole di conforto
si rivolge al lontano passato che non si allontana mai a sufficienza, è sempre
incombente con il fiato sul collo. Per favore, rivedete questo indimenticabile,
profetico e irripetibile Corrado Guzzanti https://www.youtube.com/watch?v=lpYSFPO7pqw
.
Premessa per affezionate/i: questo post sarà per gran parte dedicato
alla Rai. Per chi ha abbandonato l’interesse per questo argomento (e sono tanti)
… portate pazienza… nel bene e nel male la Rai sarà ancora centrale nella storia
di questo Paese per tanto tempo ancora.
Si tratta di una crisi che langue e si trascina stancamente
e le “figurine” per l’Album della Civiltà delle Immagini 2026 di febbraio lo
stanno a significare: non si trovano. Uno degli eventi più significativi previsti
dell’anno, le Olimpiadi invernali, finora non hanno proposto immagini
meritevoli da essere conservate: Mattarella con la giacca a vento bianca? Boh! Qualche
atleta con la medaglia d’oro? Doppio boh! i generici cinque cerchi olimpici? Triplo
boh. Abbiamo la sensazione che nonostante le decine di paginate sui giornali e
i grandi ascolti in Tv, di immagini memorabili non ne resteranno gran che. In questi
giorni tiene banco la vicenda dell’ex principe Andrea di Inghilterra e tutto il
caravanserraglio Epstein. Anche oggi decine di pagine sui giornali (il solo Corriere
ne ha occupate 9). Certo, non capita tutti i giorni di assistere ad uno
spettacolo del genere ma però … ma però (no si dice però rende l’idea) forse un
tantinello esagerato e però manca un’immagine “storica” che non sia una di quelle
di repertorio o di agenzia. Veniamo poi al terzo grande avvenimento: il Board
of Peace di Trump. Quale immagine conserveremo di questa grande truffa ai danni
del diritto internazionale, delle ragioni dei palestinesi, della logica e del
buonsenso geopolitico? La foto di gruppo degli aderenti, ovvero il fior da
fiore delle “democrazie” che vi hanno aderito e del ministro Tajani che ha "assistito" può meritare il rango di “figurina”
di febbraio nel nostro Album? Forse. Infine,
in questi giorni, ovviamente, il tema di grande rilievo è il prossimo referendum
sulla Giustizia. Quale immagine può rappresentarlo degnamente? Mattarella al
CSM o il ministro Nordio con le sue intemerate accuse contro i giudici politicizzati?
Vedremo a fine mese.
Bene, veniamo alla Rai dove “c’è grossa crisi”. Una crisi
che viene da lontano e lo abbiamo scritto innumerevoli volte: non è colpa solo di
Telemeloni. È una crisi che va lontano, si diffonde come un virus influenzale e
che già nei prossimi giorni con l’inizio di Sanremo potrebbe dare segni
tangibili (dicono, si legge che nell’ex Viale Mazzini si avverte un certo senso
di timore … vedi quanto scrive oggi Lisa di Giuseppe (solitamente bene informata)
su Domani “Ansia per Sanremo .. Gerry Scotti agita il festival”. Ma la crisi
andrà ancora più lontano subito dopo. Nei giorni scorsi si è letto di una
calendarizzazione in aula Senato della proposta di riforma sulla Rai, presunta
anticamera di grandi mutamenti politici. Abbiamo fatto le nostre verifiche e
non lo riteniamo possibile per vari motivi (anche se il regolamento Senato lo prevede).
Il primo tra tutti è che tra i partiti di governo non c’è accordo e non è irrilevante
la corrente che spinge a lasciare tutto fermo in attesa delle prossime
elezioni. Idem sulla questione di cui si legge: Chiocci, direttore Tg1, che molla e
va a Palazzo Chigi. Lo abbiamo già scritto e per essere sicuri abbiamo
rinnovato l’interrogativo ad un nostro “molto autorevole interlocutore”: non se
ne parla proprio, almeno per ora.
E in questo quadretto di crisi, l’opposizione che ti
combina? Nulla. In ordine: la Floridia ha convocato Rossi per l’11 marzo e non
è detto che ci sia riuscita a portare l’AD a farsi impallinare dalla Vigilanza
che giace in letargo da oltre un anno. Ieri sul Corriere Antonella Baccaro gli ha
posto una domanda sibillina ma significativa: “Ha mai pensato a dimettersi?”
risposta “ … non lo escludo …”.
Poi, una menzione particolare meritano i consiglieri di opposizione Alessandro di Majo e Roberto Natale che da un po’ a questa parte non ci fanno mancare qualche comunicato stampa (che nessuno riprende, nemmeno Bloggorai). È tutto un fiorire di “ … ci vorrebbe più coraggio” e non si capisce a chi è diretto l’invito, forse a loro stessi? Oppure “ … non è certo questa la via…” e non si capisce quale dovrebbe essere o chi dovrebbe dare indicazioni in merito. Oppure ancora (Natale Dixit) “…cambiare subito rotta … “ e non si capisce il “subito” da quando dovrebbe decorrere, in che modo e chi dovrebbe essere il nostromo che traccia la nuova rotta.
Se occorre possiamo dare tre suggerimenti anche se
non richiesti: A rivolgersi ad un affermato studio legale per verificare la legittimità
dell’operato di questo Cda. Ci sono tanti e ragionevoli motivi per ritenere che
il dubbio sia lecito e che la verifica debba essere fatta: ci dice un nostro autorevole
“consulente” che “il presidente nominato c’è e non può darsi luogo a
presidente anziano che sarebbe in contrasto anche con la regola del regolamento
del Cda che prevede il presidente anziano solo allorquando manchi il presidente”.
Comunque, nel dubbio si verifica. B nei giorni scorsi abbiamo letto che negli
ultimi tre anni la Rai ha perso circa tre punti percentuali di share con
indubbie perdite di risorse pubblicitarie. C’è stata colpa? Si può profilare il
dubbio di “danno erariale”? Quando, come è avvenuto ieri, si è avuta certezza
della prossima trasmissione affidata ad un giornalista esterno (e che
esterno!!!) al modico compenso di oltre 800 mila euro, non viene il dubbio di rivolgersi
alla Corte dei Conti per verificare se viene applicato quanto la Corte stessa
dispone ogni anno nel suo report sulla Rai a proposito delle collaborazioni
esterne?
Il terzo suggerimento è noto ma vale la pena ribadirlo: la
vostra presenza in questo Cda è il segno di una sconfitta politica ancora prima
della vittoria di Telemeloni. Non gli concedete pure la soddisfazione di fargli
dire che “hanno rispettato il pluralismo”. Arrendetevi e cambiate postura: non potete
scardinare questo rapporto di forza che la vostra stessa nomina ha reso possibile.
Non dimenticate mai il “prima la riforma e poi le nomine” che ha dato vita a questo
Cda: un frutto avvelenato di un albero malato nelle radici profonde. La riforma
non c’è e la Rai è in loro balia. Non siete e non potete essere i cani da guardia
delle loro malefatte e non saranno i vostri comunicati stampa ad arginarli. A chi
obietta che “è meglio avere un nostro testimone al loro interno” rispondiamo che
è assolutamente inutile: il divenire delle “cose” si misura dai risultati e
questi, salvo prova contraria, non si avvertono.
Ha ragione Guzzanti: la risposta alla crisi è dentro di te …
ma è sbagliata.