C’era una volta … agli albori delle trasmissioni audio video
satellitari … succedeva che il “tempo di latenza” ovvero l’intervallo di
secondi tra quando veniva inviata una domanda a quando arrivava la risposta
passavano diversi secondi. A tal punto che spesso succedeva che “si andava sulla
voce” tra i due interlocutori. Bloggorai ne sa qualcosa quando, per conto Rai
molti anni addietro, ha usato il mitico Thuraya, ben prima che venissero
introdotti gli attuali e noti “zainetti”. Oggi è tutto molto diverso e, ci dicono
“Se non vengono usati zainetti con protocolli SST o SRT in mano a giornalisti non
adeguatamente formati, il ritardo è certo”. L’altra sera, chi ha avuto la fortuna o l’ardire
di vedere “Newsroom” su RaiTre ne ha avuto prova provata di come questo
problema per alcuni non è stato superato ed usiamo un eufemismo perché, ci dicono
i “nostri” esperti, la questione sarebbe “assai più complessa”.
Tutto questo per tornare al tema centrale, all’argomento di
ieri: la Rai, Il Servizio Pubblico NON ha una sua Newsroom, ovvero un “luogo”
ovvero una "direzione editoriale” dove si coordina, ottimizza e razionalizza
tutta l’offerta informativa dell’Azienda Radiotelevisiva Nazionale ma ha invece
una “personale” ed esclusiva “Newsroom” semi privata ad uso esclusivo di Monica
Maggioni che la avrebbe ideata ed ora conduce (con il significativo risultato
del 4% circa di ascolti).
Ci siamo spesso soffermati poi sul fatto che il Servizio
Pubblico non avesse una prima serata su Rai Uno (e non su Rai Tre) dedicata all’approfondimento
giornalistico sui grandi temi di attualità e invece mentre il mondo è con il fiato
sospeso per le guerre in corso si prosegue con la replica delle repliche di Montalbano,
come ieri sera.
Sul “buco nero”, sulla voragine della mancanza di un Piano
editoriale Rai per l’informazione Rai abbiamo scritto spesso e volentieri. Abbiamo
riportato tutti i recenti tentativi (Verdelli, Piano Industriale e Contratto di
Servizio) boicottati e naufragati anzitutto per “resistenze” interne all’Azienda
e per “connivenze” esterne. Esattamente su tutto questo che si è aperta la
voragine, il cratere, dell’informazione Rai. Ce lo dice anzitutto l’AgCom: l’ultimo
Osservatorio sulle Comunicazioni, pubblicato lo scorso gennaio, evidenzia come
tre quattro testate giornalistiche Tg1, 2, 3 e Tgr, tra il 2021 e il 2025 nella
fascia oraria 12- 14.30 hanno perso tra il 16,8% al 36,5% mentre nella fascia
oraria 18.30- 21.30 hanno perso tra il 19,5% e il 47%. Non è un “buco nero” o
una voragine: è un cratere lunare, uno di quelli nascosti nella faccia oscura
del nostro satellite. Non parliamo poi, per l’ennesima volta, di RaiNews24:
sempre AgCom ci informa che, sempre nell’intervallo 2021-25, ha perso nell’intero
giorno circa il 47%. Il 6 febbraio scorso La Repubblica ha titolato “Ascolti
tv, il calo dei telegiornali Rai. Mediaset guadagna nell’informazione”. Ma,
ribadiamo, su tutto questo dentro e intorno alla Rai c’è un muro di silenzio e
omertà che nessuno riesce a scalfire.
Torniamo al tema. Oggi Il Fatto pubblica un pezzo con il titolo
“Nella Newsroom mancano le notizie” ovvero dietro il nulla il vuoto. L’ansia
di una notizia di agenzia, un “ultima ora” che potesse dar vita ad un “suo” racconto
già visto e sentito era evidente e ai limiti dell’imbarazzante. L’effetto
surreale ricordava Albertone con “Prontooooo.., America me senti ???”
La trasmissione della Maggioni è stata realizzata negli studi di Cinecittà. Perché non sono stati utilizzati gli studi Dear o a Teulada? Sembra che nella Direzione Produzione molti se lo stanno chiedendo e non trovano facile risposta. Poi, leggendo i titoli di coda della trasmissione si elencano 9 autori, 17 redattori, 3 operatori multimediali, 1 regista esterno, 1 aiuto regista e 1 assistente alla regia e inoltre un Gruppo Elettrogeno in quanto si tratta di uno studio cinematografico e non televisivo) e infine un UpLink satellitare per i collegamenti esterni. Quanto costa tutto questo? Quanto è stato prodotto in casa e quanto in appalto? Quanto personale Rai è stato impiegato e quanti gli esterni? Poi ancora, ci dicono. “Vogliamo parlare della costosissima scenografia? Un muro di VideoWall “impallato” da un altro muro di cubi”.
Su questo
argomento, sembra che ci si potrebbe scrivere un romanzo che, peraltro, molti
in Rai già conoscono bene quando si parla della Maggioni e delle “sue”
produzioni e dei “suoi” collaboratori. Uno tra questi non manca mai: un certo Roberto
Fontolan. Dicono che sia "bravo". Punto. A capo.
Sempre a proposito di “buchi neri” abbiamo ancora qualche
nota da scrivere ma lo spazio oggi a disposizione è terminato.
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