Pagina bianca. Chi conosce questo “mestiere” sa bene di cosa
parliamo: la sindrome della pagina bianca, ovvero non sapere da che parte
iniziare con il timore di scrivere cose già scritte o, peggio ancora, che possano interessare solo pochi intimi, i soliti quattro gatti al bar.
Sapevamo bene invece da che parte iniziare per raccontare i mesi
trascorsi. Avevamo pronte diverse pagine piene ovvero “nere” per raccontare
questo 2025 della Rai e del Servizio Pubblico che si appresta a lasciarci. Eravamo
pronti a proseguire i racconti ovvero la “narrazione” di un anno horribilis
appena trascorso a partire dall’aspetto tecnologico: vedi il post dei giorni scorsi
https://bloggorai.blogspot.com/2025/12/rai-2025-un-anno-tecnologico-da.html
. Eravamo pronti a proporre una lettura diversa della “nota di Viale Mazzini”
dei giorni scorsi sugli ascolti dell’anno (la “nota di Viale Mazzini”:
forse a Via Severo non sanno che Viale Mazzini ora è solo un simulacro, una scatola
vuota, un segno tangibile, un’icona visibile e concreta della china progressivamente
marginale dell’Azienda Rai).
Avevamo pronte pagine di dati sugli ascolti dove si legge che
vanno male a prova di Auditel, di AgCom, del Sole 24 Ore e dello Studio Frasi e
del roboante giovane Berlusconi (vedi il discorso di fine anno: “Per la
terza volta nella storia della televisione italiana, gli ascolti Mediaset sono
più alti del competitor che fa servizio pubblico” … con le iniziali
minuscole) nonostante le innumerevoli repliche e la carenza totale di idee, di progetti
e di proposte editoriali magari “fatte in casa” e non in acquisto. Avevamo pronte
pagine sul crescente potere delle case di produzione esterne, sugli agenti
artistici, sulle trasmissioni “flip e flop”, sui compensi delle varie Maggioni
che un giorno sono dipendenti e il giorno dopo sono “consulenti” con lauti
contratti. Avevamo pronto un aggiornamento, una specie di verifica del
famigerato documento “Linee Guida Palinsesti 2025-2027 - Integrazioni
editoriali” dello scorso febbraio dove si certificava, nero su bianco, la
fine del modello per “generi” ovvero il primo vulnus strutturale da sanare
mentre il secondo è quello della forte crisi identitaria dei canali. Sempre sull’offerta
editoriale avevamo pronte pagine sullo streaming che cresce e i “giovani” che
emigrano verso altre piattaforme, altri prodotti, altra Tv mentre la Rai annaspa
con le repliche di Montalbano e di Don Matteo. Avevamo pronto un aggiornamento sui
“delitti in Tv, l’orrore fa audience” come ha titolato il Corriere nei giorni
scorsi.
Avevamo pronte pagine sui diversi
piani: industriale fantasmico, immobiliare sballato e informativo inesistente. Piani
inesistenti o bene che vada fragili come piume al vento, visioni inesistenti,
fantasie e deliri onirici sui KPI e la Digital Media Company. Avevamo pronte pagine sulla inverosimile e
scandalosa vicenda istituzionale con un presidente facentefunzioni/anziano/provvisorio/a
sua insaputa che però è stato nominato
presidente di Confindustria RadioTv senza
che nessuno ponesse obiezioni di legittimità mentre la presidente designata dal
Governo aspetta e spera in una Vigilanza che i partiti di maggioranza impediscono
di riunirsi e però, nel frattempo, la Agnes viene nominata nel Board dell’EBU
senza che nessuno ponesse obiezioni di legittimità (il posto è riservato ad un esponete
con incarico istituzionale formalizzato).
Avevamo pronta una pagina di aggiornamento
sulla riforma della governance Rai, quella che sarebbe dovuta avvenire prima
delle nomine: campa cavallo (sic!) e se tutto va bene se ne parla nei prossimi mesi
per il riavvio del dibattito in Commissione VIII del Senato. Con buona pace dei
“teorici” liberi pensatori, professori senza concorso ed “esperti europei” in libera
uscita ispiratori del nuovo ordine fondato prima sul Contratto Obiettivi e Mezzi
(COM) poi sul Contratto Attività e Risorse (CAR): idee poche ma confuse. Tranquilli,
sereni: non se ne farà nulla.
Avevamo pronta una pagina sui consiglieri
Rai di “opposizione” (lasciamo perdere quelli di fonte governativa). Sono
abilissimi a porre domande ma in grandi difficoltà a trovare risposte: ne hanno
chiesto le dimissioni, prima l’Usigrai e poi il M5S dopo la vicenda Ranucci
mentre dal PD trapela “un filo di irritazione”. Hic manebimus optime: chi li
schioda più … il 2027 è dietro l’angolo.
Avevamo pronta una pagina sulle risorse
economiche: scarse, incerte nonostante l’EMFA, usate male nonostante le raccomandazioni
della Corte dei Conti, tagliate dal Governo con Legge di Bilancio e non
incassate dalla ormai leggendaria vendita/fusione di Rai Way dopo dieci anni dalla
sua quotazione in Borsa.
Avevamo pronta, infine, una pagina
sulla “rapina” avvenuta anzitutto ai danni dei dipendenti Rai e poi a tutta la
comunità di coloro che seguono le vicende Rai e Servizio pubblico: con la
chiusura della Rassegna Stampa e il blocco alla circolarità delle notizie è
stata messa la mordacchia, silenziato tutto. Non ci resta che Dagospia, qualche
“social” e messaggini di WatsApp. Non ci resta che piangere!
Ci terremo in archivio queste pagine nere del 2025, non le pubblicheremo. Forse, non serviranno più a nulla.
Già, il 2027 è dietro l’angolo. Avevamo
pronte pagine su quanto sta per avvenire per quell’anno: scade la Convenzione,
scade il Contratto di Servizio e scade il Cda. Scade tutto e nessuno ha in mente
cosa mai potrà succedere dopo.
Ecco allora che ci troviamo ora
davanti alle pagine vuote del prossimo anno. Di cosa scriveremo? Su cosa altro
potremo riflettere oltre a quanto già fatto tante volte? Come diceva il mio
direttore quanto, ormai oltre 45 anni addietro: “Se non sai cosa scrivere
entro le prime dieci righe, vuol dire che non hai niente da dire. La notizia è
tutta in quel piccolo spazio”. Quante volte è successo che dopo le prime inutili
e vaghe battute sui tasti e capito che non sarebbe uscito niente di decente, il
foglio bianco è stato poi accartocciato e gettato con tiro da pallacanestro nel
cestino: non sempre facevo centro.
Come si dice a Roma: care lettrici
e cari lettori, Buona fine e Buon Principio.
Ps. Questa fine d'anno lo passeremo nel
seminterrato del Pronto Soccorso di un Ospedale al centro di Roma, la capitale
del Paese, dove purtroppo siamo “accampati” da tre giorni. Per capire e vedere
cosa significa concretamente “tagli alla sanità” operati da questo Governo occorre
essere fisicamente laddove si manifestano gli effetti concreti: al reparto Radiologia
sono sotto organico di 5 medici non rimpiazzati e quindi non si possono fare
radiografie se non quelle di per gravissime e urgenti circostanze. In queste
ore, in questi giorni, non ci sono medici, non ci sono infermieri, non ci sono posti
letto, non ci sono barelle, non ci sono sale operatorie sufficienti. Una signora
di oltre 80 anni con frattura al braccio è stata quasi 10 ore prima di essere
visitata da un medico. Auguri !!!!
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