Non esiste fatto naturale o vicenda umana che possa essere
interpretata, compresa, analizzata e valutata correttamente senza essere
collocata nel suo contesto, nella sua genesi, nel suo prologo, nel suo svolgimento
e nel suo possibile epilogo.
Bloggorai si può vantare di
possedere documenti rari e preziosi, un discreto archivio cartaceo e digitale nonché
una vasta documentazione importante sugli ultimi dieci anni di storia del
Servizio Pubblico e della Rai. Il tutto costantemente e sapientemente condito
di osservazioni, suggerimenti e contributi di tante lettrici e tanti lettori da
quasi otto anni di pubblicazioni ininterrotte.
Allora, come in tante “materie” dello scibile umano, c’è sempre
un Testo Fondamentale di riferimento, una pietra miliare insostituibile, una
pietra di paragone indispensabile. Si tratta del Piano Industriale Rai 2019-
21 presentato ufficialmente il 4 Marzo 2019 e con il voto contrario del compianto Riccardo Laganà e di Rita Borioni (PD). Parliamo di un documento che
si riferisce all’era (ormai lontana) in cui si sperava che il Palazzo di Viale
Mazzini fosse “trasparente” e le cose si sapevano e si dibattevano pubblicamente.
Chiunque si occupa di Rai o di Servizio Pubblico almeno una volta nella vita
dovrebbe averne anche una vaga e sommaria conoscenza, altrimenti parliamo solo
di cronaca spicciola. Anche da questo punto di vista, è una Rai che non esiste
più: silenzio e omertà regnano diffuse e sovrane. Questo Piano Industriale è un
documento corposo, composto dal primo volume (Executive Summary di circa 289
pagine) e di 5 allegati (P. editoriale per l’offerta televisiva, P. Canali
offerta estero, P. informazione istituzionale, P. informazione e Progetto tutela
minoranze linguistiche) pari ad oltre 400 pagine: monumentale e lo teniamo chiuso
in cassaforte. Questo piano ha subito evidenziato due caratteristiche
fondamentali inedite: per la prima volta l’Azienda si dota di uno strumento formidabile
di analisi e studio del suo contesto economico e tecnologico di riferimento e
delle sue prospettive e per la prima volta investe molte risorse economiche per
la sua realizzazione (a suo tempo di parlò di qualche milione di euro). A suo
tempo abbiamo sollevato obiezioni su questo punto: perché affidarlo ad una Società
esterna e non realizzarlo con le risorse interne che pure c’erano?
In questo Piano Industriale c’è tutto il passato, il presente
e il futuro della Rai. Nel documento c’è l’Enciclopedia Treccani della Rai e della natura del Servizio Pubblico insieme
al suo naturale contesto editoriale, sociale, culturale, tecnologico e di
mercato, nazionale e internazionale. Sono 289 pagine che andrebbero studiate a
memoria e, seppure passati alcuni anni, nella loro impostazione generale sono ancora
attendibili. Ad esempio, a pag. 169 dell’E.S., si parla della “newsroom” ovvero
“Condividendo lo spazio fisico della Newsroom con la Testata Multipiattaforma,
le testate generaliste, nella loro autonomia gestionale, possono –sfruttare
sinergie nella produzione delle notizie etc etc etc”. E’ tutto già scritto,
è tutto già noto ed è per questo che solleviamo tutte le obiezioni possibili
contro l’espropriazione del termine “newsroom” da parte della Maggioni che ne fatto
la “sua” trasmissione senza che nessuno gli obiettasse nulla, nessuno! Dove,
peraltro, ieri sera ha raccolto circa 380 mila telespettatori pari al 2,7%
ovvero poco più di un quartiere periferico di Roma. Se Bloggorai con alcuni volenterosi
mette su un’antenna sul condominio potrebbe fare qualcosa di meglio.
In questo Piano Industriale, nel 2019, si comincia a parlare di Piano Immobiliare che solo dopo alcuni anni prenderà forma cioè nel 2022. Vedi quanto abbiamo scritto nei giorni scorsi e da rileggere attentamente: https://bloggorai.blogspot.com/2026/04/rai-miccia-corta-molto-corta.html. Quel piano immobiliare fu votato all’unanimità il 22 luglio 2023, ovviamente compresi i consiglieri in quota PD (Borioni) e M5S (di Majo) con il consigliere in quota Lega (De Biasio) che non ha partecipato al voto per possibile conflitto di interessi su Milano Cortina. Successivamente, a novembre 2023, “Il Consiglio di amministrazione Rai dà il consenso per la vendita di immobili nel 2026” vedi https://www.rainews.it/articoli/2023/11/il-consiglio-di-amministrazione-rai-da-il-consenso-per-la-vendita-di-immobili-nel-2026-8988c5a9-6694-4f11-94ed-9c9dd6b758c0.html .
Tutto già scritto, tutto già noto, tutto già condiviso e da alcuni apprezzato. Non si capisce oggi allora tutta la legittima indignazione da parte di tanti amici, parenti e conoscenti per la minacciata vendita dei “gioielli di famiglia” come il delle Vittorie a Roma, Palazzo Labia a Venezia o Via Verdi a Torino. Dove stavano e come hanno votato i consiglieri di opposizione già da quel (poco) lontano ?
bloggorai@gmail.com




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