lunedì 25 maggio 2026

RAI: quando la filosofia diventa matematica

By Bloggorai ©

Care lettrici, cari lettori ... come va? A casa, tutti bene? La primavera è ormai in pieno sviluppo. Tutto bene, benino, insomma, vedremo. Le elezioni comunali tra poco ci diranno qualcosa sullo stato di salute del Governo Meloni e dei suoi amministratori locali. La situazione internazionale traballa ma ce la caveremo.

In attesa del nuovo giorno, della nuova alba che sta per arrivare leggiamo con “divertito stupore” (ipse dixit AD Rai) quanto avviene dentro e intorno al Servizio Pubblico Radiotelevisivo prossimo venturo. Che succede? Nulla, rigorosamente nulla che valga la pena trattare. Non ci sono notizie di rilievo.

Di cosa allora dovremmo parlare? Dello strabiliante comunicato stampa con il quale si magnifica che “Chiudiamo l’esercizio 2025 con un risultato netto consolidato positivo per 9,3 milioni di euro” …  e poi aggiunge “Stiamo lavorando per la Rai del futuro; continuiamo a farlo con l’umiltà necessaria a fronteggiare i grandi cambiamenti, quella che Chesterton definiva «la madre dei giganti», segreto di ogni successo”. Sempre per la famosa e comoda proprietà transitiva applicata nel caso del giornalismo d'inchiesta cancerogeno: se “l’umiltà” è la madre dei giganti, i figli dovrebbero essere parimenti “umili”. Che dire: Rossi è un vero filosofo, pragmatico e con un alto senso civico e un astutillo ingegnere politico. Il fatto che provenga dalla mitica sezione di “Colle Oppio” (noto per la Domus Aurea, la casa di Nerone ed è tutto dire a proposito di simboli) e per la contemporanea frequentazione con Giorgia Meloni ai tempi del Fronte della Gioventù è del tutto irrilevante, contano i fatti di oggi (leggi di lui quanto scritto da Antonella Baccaro nel lontano ottobre 2024: https://www.corriere.it/politica/24_ottobre_01/rai-giampaolo-rossi-il-manager-appassionato-di-boxe-conobbi-meloni-difendendo-colle-oppio-4eb91513-d692-4b11-9e3c-559a9a290xlk.shtml .

Ora, con questo fantasmagorico risultato economico, cosa ci si può attendere per il domani (si proprio domani) prossimo venturo? Allora il canone potrà diminuire come “alcuni” chiedono? Si potranno mandare ancora in onda programmi che durano “L'espace d'une petite nuit”? Si potranno rinnovare ancora i contratti di lavoro al ribasso? Si potrà evitare la noia di razionalizzare i “contratti artistici” di ex direttori? Proseguire con le repliche di Montalbano, la Principessa Sissi e Pretty Woman fino al logoramento delle pellicole? E così via trulallero trullalà.

Però, dobbiamo esprimere grande solidarietà a Rossi&C: i soliti malpensanti hanno pensato bene di attribuirgli una parola che lui non ha mai pronunciato lo scorso 19 maggio, Report, con il solo scopo di offuscare la notizia sui conti. I soliti “commmmunisti” e per di più complottisti!!!

Se ci volessimo attenere solo ai libri contabili ci sarebbe da scrivere un capitolo dell’Enciclopedia Treccani ma, si sa, Bloggorai con i numeri non se la cava gran che bene. Allora ci limitiamo a considerazioni oltre i numeri che, come noto, dicono tanto ma non dicono tutto. Un attento lettore, capace ed esperto del tema, ha detto “Tutti i bilanci sono geneticamente falsi, ovvero una funzione variabile dalle valutazioni degli amministratori. Il problema non è sapere come stanno i conti ma le prospettive, la visione del business dell’Azienda”. 

Quale che sia questa "visione" non è dato sapere. Giocoforza Rossi & C, in questo specifico momento della loro storia, devono suonare le trombe: ne vale la loro continuità, la loro sopravvivenza o la loro resistenza almeno fino a fine mandato, cioè a quel 2027 dietro l’angolo salvo che … salvo che qualcuno possa o voglia rimescolare le carte in tavola con la riforma (della quale saremo costretti a riparlarne presto, prestissimo). Rossi & C da tempo suonano e cantano la solita litania della Digital Media Company della quale però non si ravvedono tracce tangibili. Sono anni, forse oltre un decennio, che se ne sente parlare (abbiamo trovato le tracce di un progetto di Gubitosi senza mai far capire o sapere di cosa si tratta se non una vaga e generica dichiarazione di buona volontà. Peraltro, senza mai specificare correttamente che si dovrebbe trattare di una DMC di “servizio pubblico”. Cosa è o cosa dovrebbe essere? Da che parte inizia e verso dove si dirige? Con quali strumenti e con quali risorse cioè con quale Piano di attuazione e programmazione? Rossi &C continuano a parlare di Piano Industriale e Piano Immobiliare ma di Piano sull’informazione Rai non dicono una virgola, uno buffetto o un “pensiero laterale”.

Come dicono i grandi pensatori? “Primum vivere, deinde philosophari” e domani sarà un altro giorno ... preparate grande scorta di prosecco e pizza del fornaio: ce ne vorrà assai per i prossimi tre giorni.

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sabato 23 maggio 2026

Fresca aria di primavera

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Questa mattina, con calma, scendiamo a valle a prendere un caffè al Circolo Trattoristi Bassa Val Tiberina. Sappiamo già di cosa si parlerà: è presto o tardi per seminare il girasole? Per tutto il resto che succede in Italia e nel mondo sguardi attoniti e perplessi, sfiduciati e leggermente "scocciati" per il costo della "nafta"(eufemismo). 

Sulla Rai e sul Servizio Pubblico, sappiamo che sta per iniziare una settimana complicata, molto complicata. Sappiamo inoltre che qualcuno, evidentemente non appagato degli errori del recente passato, vuole prendere "iniziative" per tornare al punto di partenza. Vedremo. Intanto registriamo il bizzarro silenzio del consigliere Natale su quanto detto dall'AD Rai a proposito del giornalismo d'inchiesta. Dell'altro consigliere abbiamo da tempo perso le tracce.

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RAI: ATTENZIONE Giornalismo cancerogeno!!! Se lo conosci lo eviti

 


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Si sa, succede, può accadere che uno intenda dire fischi e invece dice fiaschi. Si sa, succede, può accadere che uno di notte vede le lucciole e invece sono lanterne. Si sa, succede, può accadere che uno sente i grilli e invece sono i tordi. E se poi a questo qualcuno gli si chiede conto di ciò che ha visto o sentito, solitamente dice: “sono stato frainteso” oppure “mi è sfuggito il pensiero e non l’ho più ripreso” oppure, infine, “Non pensavo a nulla di tutto questo ma avevo in mente ben atri pensieri, più alti e sofisticati … non a caso sono noto come Il Filosofo di Colle Oppio”. Succede pure che la colpa è di di chi ascolta: "Hai capito male". In questi casi, dicono gli esperti, sarebbe utile  applicare la "Patafisica" ovvero la scienza che studia l'assurdo o l'inutile, oppure la "Doxografia" ovvero la scienza che studia i pensieri minori o del passato remoto.  

Fatto sta che ieri l’AD Rai, Giampaolo Rossi, ha pronunciato la seguente frase (testuale): “Il giornalismo d'inchiesta si trasforma in giornalismo di teorema e il giornalismo di teorema diventa un rischio cancerogeno per la democrazia e la Rai non può perseguirlo”. Il suo ragionamento è lineare ai limiti del banale e non dovrebbe necessitare di interpretazione: A cioè il giornalismo d’inchiesta sta a B (il giornalismo di teorema) come B sta a C (il rischio cancerogeno). A+B+C dovrebbero essere in un contesto che "Rai" non può perseguire. Si conclude, per la nota proprietà transitiva che A equivale a C. Punto. 

Mannaggia la miseria: a Rossi &C (tutto il Cda) gli fosse mai venuto in mente che la Ludopatia è veramente cancerogena, un male sociale di proporzioni devastanti che va in onda tutte le sere su RaiUno. 

Dal momento in cui le sue dichiarazioni hanno iniziato a circolare sono scattati subito i suoi “colonnelli” di primo livello, i consiglieri del Cda in quota destra destra, e poi gli “attendenti” cioè i silenziosi o quelli che “forse voleva dire altro” oppure “non ce l’aveva con Report ... ma quando mai !!!”  Fatto sta che i consiglieri di maggioranza si sono affrettati a diffondere un Comunicato Stampa di “corretta interpretazione” e giustificazione mentre quelli di opposizione, forse, stanno ancora cercando di sapere e capire cosa ha detto veramente Rossi. Aspettiamo fiduciosi. Certo è che non ha nominato Report, almeno questo è vero. Certo è che delle famigerate quattro puntate scippate alla trasmissione non se ne parla più come pure del suo ritorno al lunedì e lo steso dicasi per il ritorno di Petrolio. Però le serate speciali dedicate a Garlasco vanno benissimo. Per Rossi &C evidentemente il “giornalismo d’inchiesta” è ben altro, a partire dalla “sua” Newsroom” ("sua" ben inteso della Maggioni).

Nel frattempo, mano al calendario: il prossimo martedì 26 alle ore 13.30, si svolgerà l’audizione del Ministro Giorgetti in VIII Commissione Senato per l’esame del testo di riforma Rai (NT n.162). Forse, speriamo, si potrà svelare il “mistero della lettera di Bruxelles” laddove ci sarebbe scritto che l’EMFA non è in conflitto con la Legge Renzi. I vari “esperti europei” come pure la nutrita pattuglia di parlamentari di opposizione a Bruxelles non ci hanno fatto sapere nulla prima. Forse, sarà la lettera UE è sfuggita anche a loro.

C’è molto altro da scrivere. Per ora va bene così … poi vedremo.

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venerdì 22 maggio 2026

giovedì 21 maggio 2026

RAI: chi siamo noi? cosa facciamo, dove andiamo?

By Bloggorai ©

"La risposta è dentro di te e però è sbagliata"

Che fare? Stato o rivoluzione? Occorre prima affrontare la “… giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo”? I lettori e le lettrici di Bloggorai con una “certa” sanno a cosa facciamo riferimento: reminiscenze di un lontano passato.

E però ci troviamo ad un presente politico che pone gli stessi interrogativi: che fare? Quale strategia si deve predisporre l’opposizione per mettersi in grado di fronteggiare (e battere) la destra alle prossime elezioni? Ovviamente, anzitutto i contenuti, il programma politico e poi la tattica del confronto. In questo ambito si pone la seconda domanda: di fronte all’ottusa intransigenza della maggioranza a risolvere il problema della presidenza Rai e all’ignoranza dei due appelli di Mattarella, può essere lecito prendere in considerazione l’ipotesi di un gesto “rivoluzionario”: le dimissioni di tutti i parlamentari di opposizione dalla Vigilanza Rai.

E qui veniamo al cuore del problema: l’opposizione ha una strategia organica complessiva di tutto il perimetro del Servizio Pubblico, ha una tattica parlamentare, ha una visione della Rai dopo il 2027? A nostro modesto avviso NO! Nel “campo largo” oggi non c’è tempo e spazio per dibattere di Rai, salvo fare qualche scarno comunicato stampa. Come pure abbiamo scritto citando una nostra fonte autorevole “La Schlein non vede, non conosce e non capisce la Rai e, inoltre, non si fida gran chè di alcuni suoi generali”. Il massimo del minimo sindacale che l’opposizione ha saputo esprimere sono stati gli strampalati emendamenti ad una proposta di riforma ormai in ostaggio alla maggioranza. Ieri abbiamo posto ad alcuni autorevoli esponenti politici la stessa domanda “Quale strategia occorre adottare e quale tattica?” e la risposta più significativa è stata: “fare l’opposizione”. È come chiedere all’Oste com’è il vino? Booonooo!!!

Ed arriviamo alla terza domanda: si, occorre prima affrontare prima le contraddizioni in seno all’opposizione in modo chiaro aperto e trasparente. Ci sono contraddizioni e diversi orientamenti, tattici e strategici e se non si risolvono ci si trascina nella palude dove la destra ha gioco facile. Occorre uscire allo scoperto sul tema presidenza Rai: cosa conviene fare? Per paradossale che possa apparire, potrebbe “convenire” lasciare tutto così com’è in attesa di una riforma che possa applicare l’EMFA (e vedremo se mai fosse possibile e quando) oppure cercare in tutti i modi istituzionali di far saltare il banco per arrivare ad una possibile soluzione prima della fine mandato di questo Cda? Ad esempio, potrebbe essere “vantaggioso” per l’opposizione proporre un proprio nome di “garanzia” al posto della Agnes che possa essere accettato anche dalla maggioranza? Oppure, può essere "tatticamente" vantaggioso votare la Agnes? Certo è che il prossimo 27 maggio la convocazione della Vigilanza non potrà essere una ordinaria convocazione qualsiasi e si dovranno svelare le carte, forse una volta per tutte: o c’è un accordo per chiudere la presidenza Rai o non c’è. Ulteriori rinvii suonerebbero come una beffa, una truffa, un imbroglio insopportabile e ingiustificabile: Mattarella potrebbe scendere giù dal Colle e prendere lui stesso una iniziativa politica.

Poi per l’opposizione occorre definire una propria strategia sui tempi e sui modi per la riforma Rai, autonoma e indipendente dai tempi e modi (contraddizioni) della maggioranza. Vale la pena riprendere il testo di un articolo comparso sul Foglio dello scorso 16 febbraio “Meno canone e nuovo cda: Forza Italia porta al Senato una riforma Rai che il Mef considera pericolosa. Il testo unico che unisce 11 proposte di legge ridisegnerebbe poteri e vertici della Rai, ma trova l’opposizione del ministero dell'Economia e delle Finanze. E apre uno scontro tutto interno alla maggioranza. Cercasi scalpo”. Al quale occorre unire l’articolo comparso ieri, sempre sul Foglio con il titolo “Il futuro della Rai: la UE a Giorgetti: il Media Freedom Act è compatibile con la Legge Renzi. Il nodo presidenza”. Si legge “L’Europa ritiene l’attuale legge Renzi conforme al Media Freedom Act”. Appare una bufala colossale, fumo negli occhi proprio alla vigilia delle date prossime venture. Ci aspettavamo oggi di leggere commenti e precisazioni dei “nostri” parlamentari europei. Muti.  Ieri la Floridia ha chiesto chiarimenti su questa presunta lettere UE. Le fonti citate nell’articolo parlano di tempi stretti sia per la riforma e sia per la presidenza che andrebbero di pari passo: questo Cda rimane in sella e si dimetterebbe non appena votata la nuova riforma. Fantasia pura. Vedi oggi le minacce di Salvini (il “capo” di Giorgetti) di andare alle elezioni anticipate. Per non dire poi nel merito del testo depositato in VIII Commissione: l’opposizione “dovrebbe” fare l’opposizione dura e pura a quel testo e invece, sappiamo bene dalla sua genesi, non è stato così prima e forse non sarà così dopo.

Che fare? Torniamo sempre al banale solito punto dipartenza. Se non schiarisce la nebbia e non si esce dalla palude dove sono avvolte sia la maggioranza che l’opposizione non c’è speranza.

Chiudiamo con la “speranza”: domani si chiude il termine per le manifestazioni di interesse sulla vendita dei 15 immobili Rai previsti dal Piano Immobiliare (votato all’unanimità in Cda Rai, compresi i consiglieri di Maio e Natale!!!). C’è da sperare che possa intervenire il Ministro Giuli (sic!!!) per salvare almeno il Delle Vittorie e Palazzo Labia a Venezia. Ieri ci è stata proposta una suggestione: se la Rai ha bisogno di soldi e deve vendere qualcosa, perché non prendere in considerazione la vendita del Centro Sportivo di Tor di Quinto, in fin dei conti è un “gioiello di famiglia” con pure i conti in attivo e che non è certo indispensabile per la sopravvivenza del Servizio Pubblico. Buona idea.

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mercoledì 20 maggio 2026

FantasticheRAI: il mistero del 27

By Bloggorai ©

Sarà mai che il “27” è un numero magico? Sarà mai che tutto, o forse tanto, per la politica e, di conseguenza, per la Rai si gioca proprio intorno a questo numero?

Spesso succede che ci sono momenti in cui il “padrone” vuole far sentire la sua voce e imporre il suo volere sulla sua proprietà in modo forte e chiaro. La Rai oggi è un bene comune, un interesse pubblico, asservito all’interesse privato del “padrone” di turno ovvero del governo del momento che, per pura combinazione, è di destra destra.

Fatto sta che questa sommaria considerazione si colloca in un contesto politico, in un quadro di riferimento che vede, appunto, il 2027, dietro l’angolo, come un crocevia della democrazia del nostro Paese. Le prossime elezioni politiche potranno confermare o invertire l’attuale maggioranza di governo che, proprio in questa prospettiva, sta predisponendo la sua ultima battaglia di fine legislatura: una nuova legge elettorale a sua immagine e somiglianza già anticostituzionale prima ancora di essere formulata. Sarà, forse, una battaglia campale dove non si faranno prigionieri e dove Meloni&C si giocheranno tutto per tutto. Tutte le armi, tutti gli strumenti, tutti i mercenari saranno arruolati e schierati in campo e, giocoforza, anche la Rai dovrà dare il suo contributo alla causa.

Ecco allora che si possono leggere le “notizie” di questi giorni e intravedere le trame più o meno occulte che si stanno tessendo, sia tra i partiti di maggioranza ma non da meno tra quelli di opposizione. Ecco allora che si legge l’esito dell’iniziativa di Giachetti che ha portato alla convocazione della Vigilanza il prossimo 27 maggio ed ecco allora che si legge la possibile contemporanea audizione del Ministro Giorgetti, il vero “padrone” della Rai, in Commissione Senato lo stesso giorno.

Si legge, si sente dire, si diffonde un messaggio: “Vogliamo chiudere la partita Rai, presidenza o riforma che sia, prima possibile. Non ci possiamo permettere ritardi”. I due termini però si confondono, si sovrappongono e si mescolano tra loro. La “convalida” della presidenza Rai da parte della Vigilanza è un atto dovuto da oltre un anno. La riforma pure è un atto dovuto da ben oltre un anno: le disposizioni dell’EMFA erano note da tempo prima della sua entrata in vigore ufficiale lo scorso 8 agosto.

Se prima del referendum l’agenda poteva essere considerata “tranquilla” e non si poneva nessuna fretta ora però le contingenze (i timori della Meloni) impongono di essere riscritta. Le tensioni interne alla maggioranza sono forti e minacciose e a Palazzo Chigi non dormono sonni tranquilli e il rischio di implosione è forte tra loro. Sicché taluni oggi vorrebbero spingere a chiudere la partita Cda Rai per l’autunno in modo di avere una nuova governance Rai sotto controllo per i successivi 5 anni (come vorrebbe appunto Giorgetti con una forte impronta del Governo come ha sostenuto nei giorni scorsi) ma, ancora di più, durante l’anno della competizione elettorale. Sicché altri però non la vedono allo stesso modo proprio perché molto incerti sulla redistribuzione del potere vista la tensione in corso. Il Governo, ovvero Giorgetti ovvero la Lega, avrebbe ancora il potere di nomina del vertice Rai? E Forza Italia, ovvero i giovani Berlusconi, rimarrebbero in finestra a guardare fatti e misfatti dei Fratelli d’Italia?  

Allora, cerchiamo di mettere in ordine i temi e i problemi. La convocazione della Vigilanza del prossimo 27 maggio non significa affatto che sia risolto il problema centrale che l’ha bloccata finora, cioè la ratifica del nome indicato dal Governo come presidente Rai, ovvero Simona Agnes. Anzi! Vedi le ipotesi che abbiamo formulato nei giorni scorsi e che vi riproponiamo:

A la Agnes rimane candidata, la situazione non si sblocca e si parlerà d’altro

B la Agnes fa un passo indietro e si trova un altro nome (chi?)

C la Agnes viene votata da alcuni “volenterosi” (chi?)

D si parlerà d’altro e il problema verrà rinviato (a quando?)

Ecco allora che si incrocerebbe, lo stesso giorno, la presenza di Giorgetti in Commissione Senato. Però non è ancora confermato nulla: i calendari sia della Va (bilancio) sia dell’VIIIa (trasporti) non sono stati ancora definiti e pertanto è ancora tutto in alto mare. E semmai fosse che, come si legge, che il “padrone” riuscisse a dettare le “sue” regole sulla proposta di riforma, non è detto da nessuna parte che poi possano andare de plano.

Si torna al punto di partenza: è la Vigilanza dove lì, verosimile, si giocherà una parte rilevante della partita. Riusciranno i “nostri eroi” del Governo a trovare una soluzione a loro favorevole per la presidenza Rai? E la soluzione a loro favorevole potrà essere condivisa dall’opposizione che comunque dovrà esprimere il suo voto per garantire un Presidente di garanzia? Per quanto abbiamo potuto sapere capire: no! E si ritorna ad un altro punto di partenza: è prevedibile che si possa addirittura “andare in Aula” con un testo di riforma già a settembre? Ribadiamo: per quanto abbiamo potuto sapere capire: no! Basta prendere un calendario e fare due conti: siamo a fine maggio e il testo di riforma proposto dal governo è in stand by in VIII Commissione dove non si sono tracce né di calendarizzazioni e tantomeno di audizioni. Se mai tutto dovesse andare di gran fretta e senza intoppi, bene che vada, occorrono settimane o mesi e quindi ben oltre la prossima estate. Inverosimile supporre che possa andare in Aula a fine settembre (già Gasparri disse che sarebbe andata in Aula alla fine dello scorso anno).

Auguri!!!

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ps. occhio al calendario e segnate queste date: 22 e 27 maggio, 12 e 15 giugno

martedì 19 maggio 2026

RAI: il Testo Sacro ... se lo conosci lo eviti

By Bloggorai ©

Non esiste fatto naturale o vicenda umana che possa essere interpretata, compresa, analizzata e valutata correttamente senza essere collocata nel suo contesto, nella sua genesi, nel suo prologo, nel suo svolgimento e nel suo possibile epilogo.

Bloggorai si può vantare di possedere documenti rari e preziosi, un discreto archivio cartaceo e digitale nonché una vasta documentazione importante sugli ultimi dieci anni di storia del Servizio Pubblico e della Rai. Il tutto costantemente e sapientemente condito di osservazioni, suggerimenti e contributi di tante lettrici e tanti lettori da quasi otto anni di pubblicazioni ininterrotte.

Allora, come in tante “materie” dello scibile umano, c’è sempre un Testo Fondamentale di riferimento, una pietra miliare insostituibile, una pietra di paragone indispensabile. Si tratta del Piano Industriale Rai 2019- 21 presentato ufficialmente il 4 Marzo 2019 e con il voto contrario del compianto Riccardo Laganà e di Rita Borioni (PD). Parliamo di un documento che si riferisce all’era (ormai lontana) in cui si sperava che il Palazzo di Viale Mazzini fosse “trasparente” e le cose si sapevano e si dibattevano pubblicamente. Chiunque si occupa di Rai o di Servizio Pubblico almeno una volta nella vita dovrebbe averne anche una vaga e sommaria conoscenza, altrimenti parliamo solo di cronaca spicciola. Anche da questo punto di vista, è una Rai che non esiste più: silenzio e omertà regnano diffuse e sovrane. Questo Piano Industriale è un documento corposo, composto dal primo volume (Executive Summary di circa 289 pagine) e di 5 allegati (P. editoriale per l’offerta televisiva, P. Canali offerta estero, P. informazione istituzionale, P. informazione e Progetto tutela minoranze linguistiche) pari ad oltre 400 pagine: monumentale e lo teniamo chiuso in cassaforte. Questo piano ha subito evidenziato due caratteristiche fondamentali inedite: per la prima volta l’Azienda si dota di uno strumento formidabile di analisi e studio del suo contesto economico e tecnologico di riferimento e delle sue prospettive e per la prima volta investe molte risorse economiche per la sua realizzazione (a suo tempo di parlò di qualche milione di euro). A suo tempo abbiamo sollevato obiezioni su questo punto: perché affidarlo ad una Società esterna e non realizzarlo con le risorse interne che pure c’erano?

In questo Piano Industriale c’è tutto il passato, il presente e il futuro della Rai. Nel documento c’è l’Enciclopedia Treccani della Rai e della natura del Servizio Pubblico insieme al suo naturale contesto editoriale, sociale, culturale, tecnologico e di mercato, nazionale e internazionale. Sono 289 pagine che andrebbero studiate a memoria e, seppure passati alcuni anni, nella loro impostazione generale sono ancora attendibili. Ad esempio, a pag. 169 dell’E.S., si parla della “newsroom” ovvero “Condividendo lo spazio fisico della Newsroom con la Testata Multipiattaforma, le testate generaliste, nella loro autonomia gestionale, possono –sfruttare sinergie nella produzione delle notizie etc etc etc”. E’ tutto già scritto, è tutto già noto ed è per questo che solleviamo tutte le obiezioni possibili contro l’espropriazione del termine “newsroom” da parte della Maggioni che ne fatto la “sua” trasmissione senza che nessuno gli obiettasse nulla, nessuno! Dove, peraltro, ieri sera ha raccolto circa 380 mila telespettatori pari al 2,7% ovvero poco più di un quartiere periferico di Roma. Se Bloggorai con alcuni volenterosi mette su un’antenna sul condominio potrebbe fare qualcosa di meglio.

In questo Piano Industriale, nel 2019, si comincia a parlare di Piano Immobiliare che solo dopo alcuni anni prenderà forma cioè nel 2022. Vedi quanto abbiamo scritto nei giorni scorsi e da rileggere attentamente: https://bloggorai.blogspot.com/2026/04/rai-miccia-corta-molto-corta.html. Quel piano immobiliare fu votato all’unanimità il 22 luglio 2023, ovviamente compresi i consiglieri in quota PD (Borioni) e M5S (di Majo) con il consigliere in quota Lega (De Biasio) che non ha partecipato al voto per possibile conflitto di interessi su Milano Cortina. Successivamente, a novembre 2023, “Il Consiglio di amministrazione Rai dà il consenso per la vendita di immobili nel 2026” vedi https://www.rainews.it/articoli/2023/11/il-consiglio-di-amministrazione-rai-da-il-consenso-per-la-vendita-di-immobili-nel-2026-8988c5a9-6694-4f11-94ed-9c9dd6b758c0.html .

Tutto già scritto, tutto già noto, tutto già condiviso e da alcuni apprezzato. Non si capisce oggi allora tutta la legittima indignazione da parte di tanti amici, parenti e conoscenti per la minacciata vendita dei “gioielli di famiglia” come il Teatro delle Vittorie a Roma, Palazzo Labia a Venezia o Via Verdi a Torino. Dove stavano e come hanno votato i consiglieri di opposizione già da quel (poco) tempo addietro? Tranquilli, sereni, sobri e pacati: ora ci pensa il Ministro della Cultura Giuli a salvare il salvabile. qualcuno poi dovrà avvisare l'AD Rossi che quella frase potrebbe essere rivista e aggiornata "Niente passi indietro sul Piano Immobiliare: la Rai non è un Museo".

E' proprio vero: la Rai ha un grande futuro dietro le sue spalle!

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lunedì 18 maggio 2026

RAI: il tavolo da gioco (truccato)

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“Grande è la confusione sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente!” M.T.T.

La situazione è molto confusa assai, assai. In tutti i sensi e in tutte le direzioni: Bloggorai si occupa di Servizio Pubblico anzitutto e, se capita, pure di Rai ovvero di ciò che è “dentro” la Tv e intorno ad essa.

Cominciamo con una frase di Fiorello che abbiamo letto stamattina: “Sono vent'anni che si propone lo stesso palinsesto a Ballando con le stelle, Amici, C'è posta per te … Tale e quale e tali e quali” e aggiungiamo noi: Un posto al Sole, Chi l’ha visto, Angela padre e figlio, l’eterno Sanremo condito da innumerevole repliche di repliche di Montalbano alcune giunte alla 30a edizione, di "speciali" su Garlasco pure molto apprezzati dalla Direzione Rai  e, per finire, il gioco che sostiene apertamente la ludopatia tutte le sere su Rai Uno. Con che coraggio si parla di Digital Media Company quando il retroterra culturale, l’offerta editoriale che c’è e ancora di più quella che non c’è, è composto da questi prodotti, da questa Rai?

Andiamo avanti, ovvero restiamo fermi ovvero andiamo indietro.

Torniamo al gioco delle tre carte: qualcuno sta barando o almeno sta predisponendo un tavolo truccato. Il tema è la Vigilanza Rai. Dopo l’interruzione dello sciopero del parlamentare di IV Roberto Giachetti, la maggioranza ha dato la sua disponibilità per far riunire la Vigilanza il prossimo 27 maggio. Però, attenzione, al momento si tra di una “disponibilità limitata” a temi sui quali, peraltro, c’è grande confusione come, ad esempio, la vendita del Delle Vittorie. Non è assolutamente chiaro se e come invece si vorrà affrontare il problema più rilevante: la ratifica della presidente designata dal Governo cioè Simona Agnes. Per quanto abbiamo potuto capire e sapere, la situazione prospetta queste possibili soluzioni:

A la Agnes rimane candidata, la situazione non si sblocca e si parlerà d’altro

B la Agnes fa un passo indietro e si trova un altro nome (chi?)

C la Agnes viene votata da alcuni “volenterosi” (chi?)

D la Vigilanza è convocata ma non è scontato che si possa riunire

Sulla ipotesi A grava il delicato “equilibrio” tutto interno a Forza Italia ed alla sua prossima collocazione politica in vista delle prossime elezioni. I “duri” (Letta suo grande sponsor) vorrebbero mantenere il punto e non essere sconfessati mentre invece la “giovane” Berlusconi potrebbe essere indotta ad ammorbidire la sua postura verso le opposizioni e quindi agevolare un dialogo a futura memoria.

In questo senso, l’ipotesi B prende forma e si trova un adeguato “compenso” alla Agnes, più fuori che dentro l’Azienza (già erano circolate ipotesi fascinose). Si apre però il capitolo su chi potrebbe sostituirla che, ricordiamo bene, dovrebbe avere il sostegno anche dell’opposizione: pericolo in agguato, qualche “volenteroso” e speranzoso già sta scaldando i motori. Non sarà facile e comunque la Lega con Marano sta benissimo dov’è: le carte in tavola le deve dare pure Giorgetti e sappiamo bene da che parte gioca.

L’ipotesi C è subordinata. Anzitutto la Lega deve accettare di ridurre il suo peso e poi vanno trovati i “volenterosi” che si pentono e votano. I malpensanti sanno già da che parte guardare ma, attenzione, le quinte colonne tramano nell’ombra. 

Infine, ipotesi D, cosiddetta ipotesi Gattopardo: tutto cambia affinché nulla cambi. Si tratta di una ipotesi non solo molto suggestiva per alcuni ma forse anche conveniente per altri. Questo Cda si appresta a chiudere bottega tra quasi un anno: il 2027 è dietro l’angolo e in pochi mesi si gioca tutto: probabile applicazione dell’EMFA, riforma Rai e, di conseguenza possibile rinnovo della Concessione o meno. Forse ... forse … tutto potrà cambiare.

Il quadro, il contesto è del tutto confuso e in continuo movimento, sia tra i partiti di maggioranza quanto tra quelli di opposizione. Come si usa dire: vedremo, vedremo.

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sabato 16 maggio 2026

RAI e non solo: il gioco delle tre carte

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Lo sport preferito degli italiani non è il calcio, la pallavolo, il ciclismo o le bocce. Lo sport preferito degli italiani è “buttarla in caciara”, ovvero il “benaltrismo”, ovvero rinviare, sopire, diluire nel tempo e nello spazio tutto ciò che si potrebbe e dovrebbe fare subito.

Al primo posto di questo vincolo c’è, ovviamente, la giustizia come centro regolatore delle vicende umane e delle tensioni sociali. E, notoriamente, la giustizia in Italia non funziona ovvero non c’è alcuna voglia di farla funzionare.

Ecco allora che su alcune vicende contemporanee i conti non tornano.

Non torna il conto “grazia” alla Minetti concessa da Mattarella. Perché il quirinale ha dovuto ricorrere ad un comunicato ufficiale per chiedere di “… acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”??? da quando il Quirinale si preoccupa di verificare quanto scrivono gli organi di stampa su un suo atto insindacabile? Delle due l’una: o Mattarella ha firmato informato e pienamente convinto della legittimità formale sostanziale della grazia oppure solo dopo si è allarmato ed ha voluto verificare. In entrambi i casi, la vicenda si apre e si chiude dentro le mura del Colle. Ora, come abbiamo pure già scritto, sono al lavoro alacri pompieri con un solo obiettivo: chiudere in fretta tutta la vicenda e salvare il salvabile, ovvero tutti ovvero il Quirinale, il Ministro Nordio, la procura di Milano e giù pe’ li rami fino alla stessa Minetti e il suo compagno che, anzi, potrebbero pure essere risarciti e premiati al merito.

Non torna il caso Vigilanza Rai. Bloggorai è stato tra i primi e tra i pochi a sollevare il problema dello sciopero della fame del deputato Giachetti. Solo dopo pochi giorni è arrivata la solidarietà di altri parlamentari. Se non che, ieri, dopo essersi incatenato agli scranni di Montecitorio Giachetti ha ottenuto dai partiti di Governo la disponibilità ad essere presenti alla prossima Vigilanza, subito convocata per il prossimo 27 maggio. Se non che, osserviamo noi, tira aria di trappolone. Il problema non tanto e non solo è “convocare” la Vigilanza ma metterla in condizioni di ratificare il nome del presidente indicato dal Governo, ovvero Simona Agnes. Nei giorni scorsi sono circolate “strane” suggestioni su questa possibilità. Fosse la volta buona che qualche “volenteroso” possa votare con il Governo? Non ci stupirebbe.

Non torna il tema “eccesso di Garlasco”. Ogni tanto, un consigliere Rai a caso, pone il problema su quanta attenzione il Servizio Pubblico dedica al delitto del secolo. Ma il consigliere pone il problema ben conoscendo la soluzione: la Rai (e non solo ovvero la televisione tutta) vive di rendita sul genere “crime” da decenni cioè la “cronaca nera” rende assai bene (vedi il recente “speciale” su RaiDue o lo spin off di Belve Crime) dal punto di vista editoriale e ancora più politico. E, infine, se volesse intervenire sul tema sa con chi prendersela: con il “suo” amministratore Delegato Giampalo Rossi.    

Non torna il tema Piano Immobiliare Rai con annessa vendita del Delle Vittorie o di Palazzo Labia a Venezia ovvero i gioielli di famiglia. Nei giorni scorsi l’Ufficio Stampa Rai si è premurato di far sapere che “ … quello che oggi stiamo attuando non è una svendita o un ridimensionamento del Servizio Pubblico, ma un piano immobiliare atteso da decenni …  Nessuno vuole cancellare la storia della Rai. Ma il modo migliore per tutelarla è proiettarla verso il futuro”. Ma quale futuro? Quale Rai immaginano? Il ritornello dietro il quale mascherano tutto è la Digital Media Company ovvero il nulla allo stato puro, la quintessenza del niente, l’invenzione del vuoto. La DMC non è un progetto, una visione di Servizio Pubblico prossimo venturo. Non contiene la prospezione del suo pubblico, della sua offerta editoriale compresa quella fantasmica sull’informazione e non contiene, infine la prospezione economica, la sua valorizzazione nel tempo e nei contenuti.

Non torna il problema, ormai annoso, dello strapotere di Bruno Vespa dentro il cui studio “personale” (al pari di quello della Maggioni) di Porta a Porta può succedere di tutto e rimanere impunito. È successo che una sua ospite ha sostenuto che “Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi c’è lo stupro” e ora si attendono le scuse di tutti. Ma, al solito, le scuse non coprono e non giustificano il malfatto. Il tema è il conduttore e di chi gli concede il potere di gestire la trasmissione a sua immagine e somiglianza. Da anni, da tanti anni e nessuno se ne vuole accorgere.

bloggorai@gmail.com   


 

RAI (e non solo): il gioco delle tre carte

By Bloggorai ©

Lo sport preferito degli italiani non è il calcio, la pallavolo, il ciclismo o le bocce. Lo sport preferito degli italiani è “buttarla in caciara”, ovvero il “benaltrismo”, ovvero rinviare, sopire, diluire nel tempo e nello spazio tutto ciò che si potrebbe e dovrebbe fare subito.

Al primo posto di questo vincolo c’è, ovviamente, la giustizia come centro regolatore delle vicende umane e delle tensioni sociali. E, notoriamente, la giustizia in Italia non funziona ovvero non c’è alcuna voglia di farla funzionare.

Ecco allora che su alcune vicende contemporanee i conti non tornano.

Non torna il conto “grazia” alla Minetti concessa da Mattarella. Perché il quirinale ha dovuto ricorrere ad un comunicato ufficiale per chiedere di “… acquisire con cortese urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto rappresentato da un organo di stampa”??? da quando il Quirinale si preoccupa di verificare quanto scrivono gli organi di stampa su un suo atto insindacabile? Delle due l’una: o Mattarella ha firmato informato e pienamente convinto della legittimità formale sostanziale della grazia oppure solo dopo si è allarmato ed ha voluto verificare. In entrambi i casi, la vicenda si apre e si chiude dentro le mura del Colle. Ora, come abbiamo pure già scritto, sono al lavoro alacri pompieri con un solo obiettivo: chiudere in fretta tutta la vicenda e salvare il salvabile, ovvero tutti ovvero il Quirinale, il Ministro Nordio, la procura di Milano e giù pe’ li rami fino alla stessa Minetti e il suo compagno che, anzi, potrebbero pure essere risarciti e premiati al merito.

Non torna il caso Vigilanza Rai. Bloggorai è stato tra i primi e tra i pochi a sollevare il problema dello sciopero della fame del deputato Giachetti. Solo dopo pochi giorni è arrivata la solidarietà di altri parlamentari. Se non che, ieri, dopo essersi incatenato agli scranni di Montecitorio Giachetti ha ottenuto dai partiti di Governo la disponibilità ad essere presenti alla prossima Vigilanza, subito convocata per il prossimo 27 maggio. Se non che, osserviamo noi, tira aria di trappolone. Il problema non tanto e non solo è “convocare” la Vigilanza ma metterla in condizioni di ratificare il nome del presidente indicato dal Governo, ovvero Simona Agnes. Nei giorni scorsi sono circolate “strane” suggestioni su questa possibilità. Fosse la volta buona che qualche “volenteroso” possa votare con il Governo? Non ci stupirebbe.

Non torna il tema “eccesso di Garlasco”. Ogni tanto, un consigliere Rai a caso, pone il problema su quanta attenzione il Servizio Pubblico dedica al delitto del secolo. Ma il consigliere pone il problema ben conoscendo la soluzione: la Rai (e non solo ovvero la televisione tutta) vive di rendita sul genere “crime” da decenni cioè la “cronaca nera” rende assai bene (vedi il recente “speciale” su RaiDue o lo spin off di Belve Crime) dal punto di vista editoriale e ancora più politico. E, infine, se volesse intervenire sul tema sa con chi prendersela: con il “suo” amministratore Delegato Giampalo Rossi.    

Non torna il tema Piano Immobiliare Rai con annessa vendita del Delle Vittorie o di Palazzo Labia a Venezia ovvero i gioielli di famiglia. Nei giorni scorsi l’Ufficio Stampa Rai si è premurato di far sapere che “ … quello che oggi stiamo attuando non è una svendita o un ridimensionamento del Servizio Pubblico, ma un piano immobiliare atteso da decenni …  Nessuno vuole cancellare la storia della Rai. Ma il modo migliore per tutelarla è proiettarla verso il futuro”. Ma quale futuro? Quale Rai immaginano? Il ritornello dietro il quale mascherano tutto è la Digital Media Company ovvero il nulla allo stato puro, la quintessenza del niente, l’invenzione del vuoto. La DMC non è un progetto, una visione di Servizio Pubblico prossimo venturo. Non contiene la prospezione del suo pubblico, della sua offerta editoriale compresa quella fantasmica sull’informazione e non contiene, infine la prospezione economica, la sua valorizzazione nel tempo e nei contenuti.

Non torna il problema, ormai annoso, dello strapotere di Bruno Vespa dentro il cui studio “personale” (al pari di quello della Maggioni) di Porta a Porta può succedere di tutto e rimanere impunito. È successo che una sua ospite ha sostenuto che “Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi c’è lo stupro” e ora si attendono le scuse di tutti. Ma, al solito, le scusa non coprono e non giustificano il malfatto. Il tema è il conduttore e dichi gli concede il potere di gestire la trasmissione a sua immagine e somiglianza. Da anni, da tanti anni e nessuno se ne vuole accorgere.

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venerdì 15 maggio 2026

Ascolti Tv: il bollettino di guerra (ormai forse già perduta)

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Il Bollettino della Caporetto della Tv e del Servizio Pubblico segnala un ulteriore e inarrestabile avanzamento del “nemico”. È stato pubblicato nei giorni scorsi (ma noi lo abbiamo intercettato solo ieri) l’ultimo Osservatorio trimestrale sulle comunicazioni elaborato da AgCom 1-2026.

Cifre impietose:

Il numero complessivo dei telespettatori dal 2021 al 2025 cala di circa 2 mln nel prime time (pari al 14,9%) e di 1,2 mln nell’intero giorno (pari al’13,7%).

Nello stesso arco di tempo nel prime time Rai in mln di telespettatori perde il 23% e Mediaset il 7,3% mentre nell’intero giorno Rai perde il 4% e Mediaset guadagna circa il 3%.

Il confronto tra le due principali reti (Rai Uno e Canale 5) vede entrambi perdere terreno sia sul prime time che nell’intero giorno: tutti numeri negativi salvo che Canale 5 che nel confronto 2024-25 guadagna quasi il 14% in prime time.

Per quanto riguarda i Tg Rai nella fascia oraria centrale perdono mediamente, nello stesso arco di anni, il 25% mentre quelli Mediaset perdono il 12%, il Tg5 e il 22% Italia 1 mentre guadagna il 13% circa il Tg4.

Infine, un caso da studio è Rai news24 per il quale preferiamo pubblicare la tabella per intero:

Vale sempre la pena ricordare che in questa testata sono impegnati circa 200 giornalisti e che, teoricamente, dovrebbe o potrebbe essere la "newsroom" del Servizio Pubblico mentre, al momento, c'è solo quella "privata" di Monica Maggioni che, peraltro, si sta avvicinando pericolosamente agli ascolti di RaiNews24 con il 3.5% in prima serata su Rai Tre.

Ci sono tanti altri argomenti da trattare: piano Immobiliare, caso Minetti, Garlasco, riforma e ANCRRAI (Associazione Nazionale Combattenti e Reduci Rai) e altro ancora.

Speriamo per un secondo post in giornata.

bloggorai@gmail.com

 

giovedì 14 maggio 2026

RAI: i tormenti del giovane PD

By Bloggorai ©

Bloggorai fa quello che può: pone domande, solleva interrogativi, cerca di capire e di sapere cosa succede dentro e fuori la Rai che rimane pur sempre, piaccia o meno, rassegnati o no, il centro focale della formazione e informazione politica, sociale e culturale del Paese. Per quanto tempo ancora non è dato sapere ma intanto, nonostante il calo degli ascolti e del consenso, è così.

La Rai, va male? Si! E perché va male? Per colpa di chi? Va male per tanti buoni motivi e la “colpa” è delle tante persone che se ne sono occupate nel passato e se ne occupano oggi. Nei giorni scorsi abbiamo riferito dello sciopero della fame del deputato Giachetti che chiede semplicemente il rispetto del monito di Mattarella per la Vigilanza Rai. Giachetti è solo e, per quanto ne sappiamo, lo sarà ancora. E allora ci siamo chiesti: perché almeno il PD, ad esempio, non ha solidarizzato con qualche suo parlamentare all’iniziativa di Giachetti?

E allora, come al solito, chiama e chiedi, scrivi e incontra, alla fine forse ne siamo venuti a capo con un ragionamento, un lungo racconto da pomeriggio con un buon caffè, molto suggestivo che ci fa fatto una nostra fonte molto autorevole e qualificata. “Caro Bloggorai, lo sai bene perché il PD è paralizzato sulla Rai, lo hai scritto tante volte. Però forse ti difetta la memoria quando dimentichi qualche passaggio fondamentale. Fissiamo due date: la prima è primi di agosto 2024 quando alla Camera si svolge una conferenza stampa del “campo largo” sulla Rai. Quel giorno viene ribadito e focalizzato il tema centrale: prima la riforma e poi le nomine. Bene. Per una fatale combinazione, proprio quel giorno, il 2 agosto, La Repubblica comn la firma di Giovanna Vitale titola e scrive “La riforma Rai targata Pd: “Serve il modello Bbc per fermare la lottizzazione. Stop alle nomine di partito e cda nominato da una Fondazione nella proposta di legge. Mai più lottizzazione. Men che meno vertici designati in base alla fedeltà, anziché alla competenza. Una prima bozza della proposta di legge è pronta. Si compone di quattro articoli e punta a fare ciò che le forze politiche, nessuna esclusa, predicano da anni: liberare la Rai dai partiti”. Bene. Quella è la linea della Segretaria Schlein, è un manifesto politico forte e chiaro anche se si riferisce ad un testo vecchio di almeno un paio d’anni.

Chi gli è molto vicino riferisce che quando si parla di Rai, come scrivi tu Bloggorai, gli viene l’orticaria e la sua armocromista sussulta. Comunque, la sua linea resiste e si consolida nelle settimane successive fin quando, appunto il famigerato 26 settembre, succede il patatrac. Si devono votare i nuovi consiglieri e la Schlein detta la linea al partito: no alla lottizzazione, non partecipiamo al tavolo della spartizione (M5S e AVS invece accettano). Ti cito quello che ha scritto Il Post a suo tempo: “Molti dirigenti del partito a lei vicini, come il capogruppo al Senato Francesco Boccia o l’ex ministro Dario Franceschini, hanno provato a lungo a farle cambiare idea in modo da poter eleggere un membro del consiglio d’amministrazione in quota PD, proponendole vari nomi da votare (tra gli altri, quelli del giornalista Goffredo De Marchis e dell’ex senatore Salvatore Margiotta): lei però è rimasta convinta della sua posizione, d’accordo con il suo portavoce e principale confidente politico Flavio Alivernini.” Ecco, appunto, la Segretaria ha fiutato la polpetta avvelenata e ha dato precisa indicazione: non partecipiamo al voto per eleggere i nuovi consiglieri.

Nota bene: non ha seguito i tanti “suggerimenti” che gli venivano dall’interno “storico” e dal “presente” parlamentare del partito ma il suo attuale “consigliere” per le faccende Rai. Tanto per essere chiari: il consigliere Roberto Natale non è “nostro” anche se appartiene alla nostra “area”. Non ti nascondo che nel partito girano molte perplessità sul suo operato e sulla sua permanenza in questo Cda.

Ma, non dimenticare un fatto successo poco tempo prima in Vigilanza Rai a proposito della lunga e tormentata vicenda del Contratto di Servizio oggi in vigore: anche in quella occasione il PD si è spaccato al suo interno e su strade diverse con il M5S: il primo ha votato contro e il secondo a favore insieme alla destra. Tu stesso Bloggorai, non molto tempo addietro hai tracciato una “mappa concettuale” delle “aree di interesse Rai” dentro e intorno al PD. L’elenco dei vari personaggi che, a vario titolo, mettono bocca sulle vicende del Servizio Pubblico è lungo e, a ben vedere, per piccoli aspetti, nemmeno molto cristallino e chi vuol capire capisce. Diciamo, grosso modo, ci sono i “senatori” ovvero ex qualche cosa (governo) che ancora ritengono di aver voce in capitolo e “parlano con la Schlein” e poi ci sono i “cespuglietti” che ambiscono a farlo per ri/mettersi in luce o in gioco. Un ulteriore prova: la vicenda riforma della Rai: è iniziata male e sta per finire peggio. Nota bene: dentro il partito ci sono, o meglio c'è, una figura molto esperta ma, guarda caso, è stata tenuta fuori e lontano da questo dibattito. Qualcuno ha ritenuto invece opportuno di affidarsi ad esperti e “professori” di area è il risultato è un papocchio che non si regge in piedi. A proposito poi di “esperti” non parliamo poi di quelli interni alla Rai, cioè i dirigenti di “area o in quota PD” che, appunto, alla Segretaria fanno venire i singulti. Uno tra tutti spicca per luminosità: Stefano Coletta cioè uno che da anni invece lo hanno spacciato come “uno di noi” salvo poi apprendere che, dicono, essere il braccio "destro" appunto di Rossi, l'AD in quota Fratelli d'Italia.

Infine, caro Bloggorai, una notazione di carattere polito culturale tecnologico. La Schlein appartiene ad una generazione che la Rai non la vede, non la conosce e non la capisce. La Segretaria è convinta, e forse giustamente, che l’arena del consenso politico non è più solo la Televisione. La competizione sui voti si gioca su tanti altri tavoli e quello della Rai non è più tra quelli rilevanti: ci sono i tavoli dell’economia, della finanza, della tecnologia etc. E, per finire, non ci sono più “gli esperti di una volta” a fornire indicazioni credibili e sostenibili. Vuoi un esempio contemporaneo? Vedi la vicenda Rai Way: hai mai sentito una voce autorevole espressione del partito, del PD, su questo tema? Hai mai sentito di un progetto, di una visione o un’idea su cosa e come, con quali risorse, si dovrebbe scrivere un futuro tecnologico del Servizio Pubblico che non sia una bolla di sapone come la Digital Media Company dove si intravvede ben definito un possibile ruolo di Rai Way. Che ne sappia io: no!”. Nemmeno Bloggorai ha mai letto nulla del genere e, semmai ci fosse sfuggito, please, scriveteci. 

Su questo tema si chiude la lunga conversazione. Giusto a proposito di Rai Way, oggi leggiamo sul Sole 24 ore a firma Andrea Biondi, dichiarazione di Diego Galli, DG Inwitt “Meglio pensare al futuro che duplicare il passato evitando l'inefficiente utilizzo di risorse finanziarie per la duplicazione di infrastrutture promuovendo senza ritardi l'indispensabile sviluppo del 5G che necessita di densificare di identificazione rispetto alla domanda crescente di connettività mobile”.

La chiaccherata con la nostra fonte è stata molto più lunga e interessante, ricca di spunti e aneddoti personali. Quello che vi abbiamo scritto è una sintesi, seppure grossolana, ma abbiamo cercato di essere fedele a quanto ci è stato riferito.

bloggorai@gmail.com

mercoledì 13 maggio 2026

RAI: un bastimento carico di ...

By Bloggorai ©

Un popolo di eroi, di navigatori e di … “direttori”. Il titolo di “direttore” è alquanto appiccicoso e funziona come il motto di Baden Powel “Semel Scout, semper Scout”. Una volta che te lo sei incollato addosso poi è difficile scrollarsene. Come pure “presidente” o “professore”. Una volta si usava molto “commendatore” e poi “cavaliere” ma, si sa, questo titolo nel recente passato è stato alquanto abusato.

Oggi ci riferiamo a quella categoria di “direttori” Rai in SPE (Servizio Permanente Effettivo”) con una fregola particolare per andare in video. Oggi ne abbiamo almeno tre in vetrina: il sempiterno Bruno Vespa che seppure non è più alle dipendenze di Viale Mazzini è come se lo fosse, anzi, di più. Il secondo, ovvero la seconda, ora anch’essa da poco un ex ma come se lo fosse ancora, anzi, di più ovvero la semi onnipotente Monica Maggioni. Il terzo, più sottotraccia ma non meno interessante è il direttore dell’Ufficio Studi Rai, Francesco Giorgino. Ci siamo già occupati di lui e della sua direzione in occasione della pubblicazione di un poderoso volume su “Trasformazione digitale e intelligenza artificiale. Una mappa delle sfide per i media di Servizio Pubblico” dove abbiamo osservato che nelle oltre 440 pagine del volume il “Servizio Pubblico” della Rai è a malapena toccato di sfuggita. Tant’è. Ma la cosa più bizzarra è la sua biografia dove il suo ruolo in Rai è liquidato nelle prime 4 righe mentre 15 sono dedicate ad una ricchissima attività accademica. Come ha fatto a conciliare tanto fervore nelle aule universitarie con il duro lavoro televisivo dentro l’azienda è un esempio per tutti noi: una cattedra non si nega a nessuno, specie se non è necessario un concorso (pure a Bloggorai, a suo tempo, ne hanno affidata una).

Ma fin qui, tutta salute. Fatto sta che tutti e tre sono uniti da un ineffabile destino: sono “direttori” e conducono trasmissioni di informazione del “Servizio Pubblico” come se fosse il loro personale “servizio privato”. Su Vespa ormai c’è più poco da dire oltre a quanto da decenni si dice di lui. Nessuno ha la voglia, la forza e il coraggio di dirgli che, forse è ora di smettere e godersi una meritata pensione nella sua masseria. Alla fin fine, a molti fa sempre gola poter sedere al “suo” salotto personale dove si può pure permettere di alzare il ditino rimproveroso contro un parlamentare della Repubblica e rimanere impunito. La seconda “direttora” non è da meno. Anzi, dopo le sue dimissioni (sulle quali ancora ci sarebbe molto da dire) sembra che il suo potere (e che potere … da non dimenticare mai la sua appartenenza alla Commissione Trilaterale) sia aumentato a tal punto che si può permettere di imporre il “suo” brand “Newsroom” a quella che doveva essere una scelta strategica aziendale e andare in onda in uno studio cinematografico esterno (Cinecittà) costosissimo quando forse si poteva usare uno Rai e con una “sua” redazione di oltre 15 collaboratori nonchè portare a casa un misero 3,4%  di ascolti su Rai Tre senza che nessuno abbia la voglia, la forza e il coraggio di osservare nulla. Nemmeno uno scarno comunicato stampa di un consigliere a caso che pure non si nega a nessuno. Tant’è. E infine arriviamo a Francesco Giorgino e alla sua pomposa trasmissione “XXI Secolo, quando il presente diventa futuro” che già il titolo fa impressione e incute timore come una minaccia. Gli ascolti nella sua fascia oraria lo incoraggiano e, talvolta, supera anche Vespa nonché straccia la Maggioni che ormai è un caso mediatico del terzo tipo. La nota interessante su “XXI Secolo” la scrive oggi Aldo Grasso sul Corriere(che pure merita una nota a proposito di un suo intervento recente con il titolo “Se l’opinione prende il posto dell’informazione” e dove se la prende con Ranucci): “Giorgino adotta quel tono accademico tipico di certi professori a contratto (non sono docenti di ruolo ma spesso vengono chiamati dalle università in virtù della loro visibilità): un abuso di termini ricercati e una postura professionale che finisce per anestetizzare lo spettatore. In sintesi ventunesimo secolo è un esercizio autocelebrativo che simulando l'esplorazione del domani si limita a celebrare il presente e il nome di questo presente è Francesco Giorgino”. Come ogni tanto ci capita di scrivere: la Rai è un grande Azienda con un futuro glorioso dietro le sue spalle. 

Da anni, quasi otto, Bloggorai si diverte a girovagare tra passato, presente e futuro della Rai senza mai venirne a capo. Ma, si sa, Bloggorai non è mai stato “direttore”.

A proposito di Bloggorai. Ogni tanto “qualcuno” lo legge e allora si accorge che il deputato Roberto Giachetti sta facendo lo sciopero della fame da ben oltre una settimana con scarne attenzioni. Incredibile ma vero: molti “oppositori” lo hanno lasciato solo e ancora non riusciamo a capire perché.  Oggi abbiamo letto che la Floridia gli ha fatto visita. Per il resto silenzio. Salvo, poco fa, leggere un pezzo di Dagospia che ha titolato “ ’Sta riforma non s’ha da fare”. Forse, è probabile, che anche Dagospia legge Bloggorai: noi lo scriviamo da almeno un anno. Questa riforma, così come è concepita, così come è stata elaborata e così come si prospetta non la vuole nessuno, ancor più alla vigilia dell’apertura di una feroce campagna elettorale dove si gioca il tutto per tutto, per la desta anzitutto. Ammesso e non concesso che si possa fare una riforma, in tempi ragionevolmente brevi (mission impossible: non è nemmeno calendarizzata in VIII Commissione), ciò potrebbe significare l’immediata decadenza dell’attuale Cda. Non ci pensano proprio, stanno tutti benissimo lì dove sono e il 2027 ormai è dietro l’angolo. Poi, beato chi avrà un occhio. I due richiami di Mattarella? Mattarella chi???

bloggorai@gmail.com

ps: ci hanno appena riferito che ci sarebbe molta, molta turbolenza sul Piano Immobiliare Rai.  

martedì 12 maggio 2026

La "solitudine" della Politica ... di opposizione

By Bloggorai ©

Esiste una autorità morale, politica e civile oltre quella del Presidente della Repubblica? Sono necessari i Caschi Blu dell’ONU? Bisogna chiedere l’intervento del Papa e, più oltre, il Divino??? Chi altri può intervenire per sanare il grave buco istituzionale determinato dall’impossibilità di far funzionare correttamente una fondamentale istituzione parlamentare come la Commissione di Vigilanza Rai?

Per chi ha la memoria corta: tutto nasce il pomeriggio del 26 ottobre 2024 quando si passa da “prima la riforma e poi le nomine” a “intanto le nomine e poi per la riforma … si vedrà” e abbiamo visto come sta andando a finire ovvero questo Cda si è insediato con un “presidente” ai limiti della legittimità e della riforma non ci sono più tracce mentre la Vigilanza, appunto, è bloccata. Un capolavoro di ingegneria politica di rara fattura.

Allora succede che il parlamentare Roberto Giachetti di Italia Viva inizia uno sciopero della fame per sollecitare un “qualcosa” su questo tema nel silenzio e nell’indifferenza pressoché totale. La sua immagine è iconica: da solo muto e con un cartello bianco appeso al collo. 

da Repubblica.it

Giachetti forse non sarà il “numero primo” ma è certo in totale solitudine È la rappresentazione perfetta non solo e non tanto dell’atteggiamento del Governo, di questa destra, sul tema Rai ma, a nostro giudizio, del totale stato di confusione politica e progettuale in cui versa l’opposizione.

La domanda è: perché lo hanno lasciato solo? c'è qualcosa che ancora non sappiamo e non riusciamo a comprendere?

Ricordiamo che il primo appello del Presidente Mattarella è dello scorso luglio e il secondo di poche settimane addietro. Tutti muti ma anzitutto immobili. Si potevano e si dovevano fare 100 cose come, ad esempio, un’occupazione simbolica dell’Aula della Vigilanza,  un “volantinaggio “ come si faceva una volta, appendere cartelloni sul Colosseo, far passare un aereo sopra Montecitorio con un enorme striscione oppure, come sta facendo Giachetti, fare uno sciopero della fame magari a turno, una settimana per uno per ogni componente della Commissione di Vigilanza oppure, infine, la cosa più semplice del mondo: DIMISSIONI accompagnate con una rispettosa lettera al Quirinale con “Caro Presidente, preso atto dei Suoi autorevoli quanto inascoltati appelli … etc etc etc …”. Dei componenti del Cda Rai di "opposizione" non ne parliamo più, lasciamo perdere.

Andiamo avanti. Ci sono tanti altri argomenti da trattare e tra i primi c’è, ancora una volta la famigerata “newsroom” pubblica e quella privata della Maggioni. Ieri sera, intorno alle 20.25 sul Tg La7 è andata inonda il “Dataroom” di Milena Gabbanelli dove spesso e volentieri conosci e capisci temi di grande attualità (ieri sera il confronto tra le economie di Spagna e Italia) e poi su Rai Tre è andata in onda la “sua” newsroom dove, ad un certo punto si è visto un servizio sul Museo di Mineralogia di Kiev. Ha fatto il 3,4% con circa 480 mila telespettatori e magari qualcuno può sostenere che è un buon risultato.

Questo tema rappresenta un segno tangibile, sostanziale e visuale, dello stato di abbandono in cui versa l’informazione pubblica: non c’è uno straccio di progetto, di idea, di proposta organica, di modello o di qualsivoglia tentativo di razionalizzare rendere più efficiente e credibile una macchina dove lavorano oltre 2000 giornalisti in 8 testate e non facciamo confronti per carità di Patria. Il tutto in un contesto dove, si legge nell’ultimo Osservatorio Telecomunicazioni AgCom (pagina 19), che dal 2021 al 2025, i Tg Rai hanno perso una media di oltre il 27% nelle due fasce orarie mentre la sola Rai news24 ha perso circa il 50%. Il solo ritornello al quale si aggrappano disperatamente è la Digital Media Company (mai be specificata “di Servizio Pubblico”) che nessuno ha ancora capito bene come, con quali soldi e quando mai potrà essere realizzata.

Andiamo avanti… si fa per dire

bloggorai@gmail.com

lunedì 11 maggio 2026

Passeggiando e camminando nel buio

 

By Bloggorai ©

A che punto è la notte a Roma in Italia e nel mondo? Buio fitto e, per di più, con i piedi nella palude, nel fango e senza speranza che presto possa sorgere un’alba qualsiasi. Anche Bloggorai è immerso nelle tante oscurità cercando di capire e decifrare “fenomeni misteriosi del quarto tipo”. Difficile.

Quello che registriamo in questi giorni è tanto fumo e nulla arrosto. Fischi per fiaschi. Lucciole per lanterne. Tordi per grilli e così via. Il segno più metafisico trascendentale di questo passaggio sociale, politico e culturale di questo nostro strano Paese è la spasmodica attenzione verso la cronaca nera spacciata però come una relativa “novità”. Non è vero! Da secoli, dal Colosseo e forse anche prima, il racconto del crimine, la rappresentazione del male e la visione dell’orrore (altrui) ha tenuto banco e sollevato attenzione e la Tv oggi non fa altro che riproporre, alimentare e nutrire questo orientamento del suo pubblico. Oggi Libero titola “La “nera” spopola da Belve ai film”. Aggiungiamo: la “nera” paga e bene e la Rai e il Servizio Pubblico è tra i primi e affezionati clienti, al tempo stesso spacciatore e consumatore di questa "merce" (vedi lo "speciale" di Rai Due di venerdì scorso). Se non ci fosse Garlasco dovrebbero rimandare in onda la Principessa Sissi pure fuori stagione.

A Roma, intorno e dentro la Rai, il buio è ancora più tenebroso. Anzitutto occhio al calendario: da qui a pochi giorni si potrebbe sapere se e quanti sono coloro interessati a “manifestare interesse” verso i 15 cespiti posti in vendita per realizzare il famigerato “piano Immobiliare” ovvero il prossimo 22 maggio. Dopo di che ci dovrebbe essere un importante appuntamento istituzionale del quale vi parleremo e, infine, il prossimo 15 giugno si dovrebbe chiudere questa volta - forse - in modo risolutivo il Mou con Ei Towers per il deal su Rai Way. Dentro o fuori, o si chiude l'accordo oppure salta tutto e addio ai soldi necessari per sostenere il Piano Industriale la e la famigerata Digital Media Company. noi lo abbiamo scritto chiaro e tondo: al momento non si intravvedono i presupposti per l'accordo.  

Nel frattempo, gli ascolti galoppano verso l’ignoto profondo, di presidente legittimato non ci sono notizie certe ovvero forse qualche “fuffa” come quella circolata ieri su un presunto accordo tra i partiti di maggioranza e Italia Viva che garantirebbe il numero legale per nominare la Agnes (abbiamo cercato di verificare ma senza esito) e poi non parliamo proprio di “riforma Rai” ormai scomparsa nell’oscurità. Vedi pure lo sciopero della fame del deputato Giachetti che “lo hanno lasciato solo”.

In Italia pure stiamo messi maluccio assai. Il nuovo virus ci minaccia, l’economia traballa e il costo della vita aumenta vertiginosamente mentre i salari rimangono stabili, il giallo di Garlasco incombe e fa più notizia di tutto il resto messo insieme ed io, politicamente, “… mi sento pure poco bene”. Da “sinistra” non si sentono squillare trombe, anzi, un brontolio soffuso e diffuso su chi e su come si potrà organizzare la prossima campagna elettorale ormai alle porte.

Nel resto del mondo, meglio non parlare: siamo nelle mani di furiosi guerrafondai che quando sono di buon umore minacciano il fungo atomico e nella “loro” normalità agiscono in totale disprezzo di ogni legge internazionale, del buon senso e della responsabilità: fanno i genocidi (con la complicità dei governi nostrani e con l’Europa imbelle) e poi la chiamano “pace”.

Rimaniamo sottotraccia, almeno per ora.

Bloggorai@gmail.com


venerdì 8 maggio 2026

La RAI al centro dello "scontro tribale"

By Bloggorai ©

Non siamo stati mai teneri o indulgenti verso il “il futuro dietro le nostre spalle” ovvero le “vecchie volpi” della televisione che pontificano, i lupi grigi dei vari imperi mediatici, i professori senza concorso e gli “esperti” di vario genere assortiti. 

Però, dobbiamo ammettere, che talvolta in alcuni di loro si intravvede “qualcosa” che certo oggi non si vede più. In Rai c’erano persone che sapevano creare prodotti ovvero “fare televisione” e magari produrli e realizzarli in casa. Quel “sapere” ovvero quella capacità di creare, o inventare oggi non si vede più: si comprano format già confezionati oppure, se mai ci fosse qualcosa di buono “fatto in casa” viene subito dato in gestione, ceduto o appaltato a società di produzione esterna. Il “caso” di Newsroom è clamoroso: dal che doveva essere una scelta strategica aziendale è diventato “un programma di Monica Maggioni” e nessuno ha battuto ciglio pure quando è sceso sotto la soglia del 4% di ascolti. Anzi.

“Non c’è più la Rai di una volta” ovvero “Non ci sono più le persone Rai di una volta” perché è cambiata la società, la cultura, la tecnologia e la politica che la contestualizzava. Non si avverte più la “visione” (gira ancora la battuta: per quella rivolgersi ad un ottico), un progetto o un’idea di Servizio Pubblico quale che sia fino a trovare sempre più persone che si chiedono: ma ha senso ancora parlare di Rai e di Servizio Pubblico? Lo stesso Bloggorai, quando ha perso qualche lettore era perché ormai esausto di Rai e delle sue beghe. 

Chiudiamo questa premessa: non c’è più la “politica” interessata alla Rai. Non si vede a destra ma fatichiamo pure a vederla a sinistra e lasciamo perdere al centro. Nei giorni scorsi un autorevole ex parlamentare, attento lettore di Bloggorai, ci ha commentato e confermato questo pensiero esattamente con la frase forse banale ma essenziale: “Non c’è più la politica che si interessa di Rai, vedi il triste destino della riforma incompiuta”.

Un passo indietro, torniamo a due giorni addietro a quando Il Foglio, a firma Salvatore Merlo, pubblica un lungo articolo con il titolo “La Rai di nessuno” che riassume bene quanto abbiamo scritto in premessa. L’articolo/intervista contiene passaggi molto interessanti e il personaggio intervistato è noto: Giovanni Minoli, uno che l’ha sempre saputa lunga ma l’ha saputa pure raccontare, nel bene e nel male. Minoli dice tante cose interessanti ma una colpisce e affonda il coltello nella piaga: “trasformare subito Rai Due in canale di notizie 24 ore su 24, facendo una fusione tra la rete attuale e RaiNew24. Il modello è Sky, basta copiarlo. E avresti l’enorme vantaggio competitivo del tasto numero due sul telecomando, in un Paese che invecchia e resta abitudinario”. Molto, molto interessante per tanti buoni motivi. Prosegue Minoli “Oggi in Rai non c’è la centralità del prodotto e quando non c’è il prodotto la prima cosa che viene in mente ai manager è vendere. Vendere per fare cassa … invece di inventare rilanciare, dismetti... Quali sono i programmi che negli ultimi anni hanno dato identità alla Rai? Il programma più visto è Affari tuoi su Rai Uno, un format olandese comprato da Endemol che potrebbe andare benissimo su Canale5… chi costruisce il racconto televisivo ha il dovere di non alimentare il conflitto tribale per meri fini di audience…”.

Bloggorai condivide riga per riga e, come noto, da anni conduce in solitaria due temi: l’inutilità assoluta di avere un canale all news che realizza ascolti da prefisso telefonico e l’avversione totale al sostegno alla ludopatia fornito da RaiUno con il suo giochetto dei pacchi dove nessun consigliere di opposizione si è mai guardato da battere ciglio.

Veniamo ora e chiudiamo proprio sul “conflitto tribale” oggi in corso. Il caso Garlasco è forse il più rilevante fatto mediatico sociale, culturale e politico degli ultimi anni che la Rai ha “cavalcato” in lungo e largo, sostenuto e alimentato nel meno e forse più di quanto hanno fatto le altre emittenti commerciali tanto da farne un “genere a se stante”. Per gli appassionati: stasera non prendete impegni: su Rai Due è annunciato addirittura uno “speciale” sul tema. 

Forse non è un caso che Garlasco si intreccia, anche geograficamente su Milano, con il caso Minetti: entrambi gravitano intorno ad un epicentro della democrazia: il ruolo della Magistratura. In un modo o nell’altro, con l’una o con l’altra vicenda, qualcuno ha sbagliato e quale che sia l’esito delle due vicende, qualcuno ne esce con le ossa rotte. E se è solo la Magistratura ad uscirne con le ossa rotte non è un bene per questo Paese.    

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