lunedì 13 luglio 2026

Sulle barricate !!!

By Bloggorai ©

Fa caldo. La settimana che sta per iniziare sarà ancora impegnativa. La faccenda Lavitola/Ranucci occuperà giocoforza ancora molta attenzione. Da parte nostra, attrezziamo le barricate, scendiamo in trincea e prepariamo i sacchetti di sabbia.

Il campo di battaglia n. 1. Se si perde di vista il panorama, il contesto e le prospettive di quanto potrà succedere da oggi ai prossimi mesi, non si capisce nulla e il nemico si avvantaggia. La Meloni, questo governo, ha un obiettivo strategico inderogabile e assoluto: vincere le prossime elezioni e mettere un’ipoteca sulla prossima elezione del Presidente della Repubblica. Allo stesso tempo, l’opposizione ha l’obiettivo analogo e contrario: impedire che la destra possa vincere ancora e impedire ogni deriva autoritaria o presidenzialista. Tutte le battaglie tattiche si si svolgono oggi sono in funzione della grande battaglia del 2027.

Il campo di battaglia n. 2. Nel corso dei combattimenti verranno usate ogni tipo di armi, convenzionali e non convenzionali. Sarà una guerra politica ibrida dove le “armi” principali saranno i contenuti, i programmi elettorali, insieme però a nuovi strumenti subdoli, infidi e ingannevoli. Guai a sottovalutare questo aspetto. In questo campo di battaglia sarà anche importante decidere o influenzare il luogo e il tempo in cui si svolgeranno i combattimenti: questo Governo della Meloni tenterà in ogni modo di dettare l’agenda e quindi alzare polvere per distogliere lo sguardo e attirare le forze nemiche nel trabocchetto della distrazione.

Il campo di battaglia n. 3. Per quanto detto sopra nei primi campi di battaglia, è conseguente e subordinato che la Rai, il Servizio pubblico, Rai Tre e le trasmissioni di giornalismo di inchiesta sia tutto reso innocuo o almeno poco offensivo. Questa Rai, questo Servizio Pubblico e questa Rai Tre deve restare negli orticelli dell’intrattenimento leggero, delle repliche di Sissi o di Piedone lo sbirro, della cronaca nera diffusa di Garlasco, nelle varie confort zone di Sanremo e del gioco ludopatico dei pacchi. Rossi &C lo ha detto chiaro e tondo: Rai Tre deve cambiare i connotati e “pazienza” (ipse dixit) se si perdono telespettatori che emigrano verso La 7, ovvero la nuova Rai Tre. Ne consegue che dentro Rai Tre non ci devono essere “rotture narrative”. Report non è stato attaccato solo con la bomba a Ranucci, ma molto tempo prima con il taglio delle quattro puntate, con lo spostamento della messa in onda alla domenica e con i tagli di budget.

Su questo campo di battaglia, abbiamo perso: le “richieste di chiarimenti” del giorno dopo non hanno prodotto alcun risultato. La vicenda Lavitola/Ranucci è il colpo di grazia.

Arriviamo al punto: Bloggorai, insieme a tutti coloro che intendono queste vicende, ha intuito che qualcosa stava andando storto. Il mandante, il movente, il ristorante e i suoi commensali, il sondaggio e i retroscena più o meno velenosi (vedi il Corriere) alimentano il fumo negli occhi. Ora ci si chiede: è necessario e prioritario esprimere solidarietà a Ranucci. Si certo, lo facciamo proprio come lo abbiamo fatto in quel lontano pomeriggio in Piazza Santi Apostoli, quando però non sapevamo che Ranucci fosse grande amico di Lavitola. Il taglio delle quatto repliche estive di Report grida vendetta e opposizione, non foss’altro perché presuppone anche un danno economico aziendale.

Epperò, epperò, i conti non tornano ancora. Ci manca un elemento fondamentale e inderogabile per farceli tornare: spiegare compiutamente, dettagliatamente e francamente tutti i termini di questa amicizia con Lavitola. Vedi e rileggi bene quanto abbiamo scritto subito su Bloggorai lo scorso martedì 7 luglio, appena iniziata la vicenda   https://bloggorai.blogspot.com/2026/07/le-amicizie-pericolose-molto-pericolose.html?m=1 .

Se non si comprende, se non si “comunica” e si rende trasparente l’esatta natura, cultura e postura di questa “amicizia particolare” tra Lavitola e Ranucci, questa destra, questa Rai di Rossi&C avranno buon gioco a vincere questa ed altre battaglie. 

Il solo argomento sul quale si cerca di tenere il punto è fragile e facilmente controvertibile: la presunta “obbligatorietà” per un giornalista che fa inchieste di sporcarsi le mani con fonti equivoche, malfamate e impelagate fino al midollo in affari sporchi, sporchissimi. Vero ma solo in debita parte: poi ci si lava le mani e ci si tiene accuratemene a distanza: dall’utilizzare una fonte a diventarne grandi amici ce ne corre e non poco.

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ps. Bloggorai, c'è sempre stato, c'è e ci sarà ancora sulle barricate ma oggi ci chiediamo chi sono gli altri che partecipano alla battaglia? 

domenica 12 luglio 2026

Attendiamo fiduciosi

By Bloggorai ©

Oggi ci prendiamo una giornata di riflessione e di approfondimento. Rinfreschiamo la memoria per riavvolgere il nastro dall’inizio, riprendiamogli appunti, sentiamo e scriviamo e chattiamo con amici, parenti e conoscenti e andiamo al Circolo Trattoristi della Bassa Val Tiberina per “sentire” l’aria che tira.

Bloggorai lo ammette: ha le idee alquanto confuse e non tutto ci appare per quanto sembra. Molti conti non tornano.

A: non ci torna il conto della facilità con cui questa destra, questo Governo, questa dirigenza Rai sta vincendo facile sulla vicenda Lavitola/Ranucci.

B: non ci torna il conto di quanto sappiamo e quanto leggiamo.

C: non ci torna il conto delle facili scorciatoie che siamo indotti a prendere.

Nel mentre e nel quando “la magistratura farà il suo corso” e in attesa di sapere e capire che relazione c’è tra mandante e movente, mentre siamo “prudenti” e attenti, siamo pure consapevoli che tutta questa storia ci sta distogliendo da temi di grande interesse che si stanno ponendo in secondo piano: la riforma Rai, la Vigilanza Rai, Rai Way e la prossima stagione televisiva dopo la presentazione di tutti i palinsesti in chiaro e in streaming.

Vedremo … vedremo…

bloggorai@gmail.com 

 

sabato 11 luglio 2026

La Tempesta ... più o meno perfetta

By Bloggorai ©

Del tutto casualmente, in un tardo e caldo pomeriggio di metà luglio, cercando disperatamente di mettere in ordine la libreria, è balzato agli occhi il dorsetto di una vecchia edizione de La Tempesta di Shakespeare. 

E' sembrato subito un titolo quanto mai appropriato per riassumere in sintesi i giorni che stiamo vivendo e una frase mi torna alla memoria: “L'inferno è vuoto e tutti i diavoli sono qui”. Ovviamente, il testo del Bardo è più noto per la citazione “Noi siam fatti della stessa sostanza di cui son fatti i nostri sogni, e la nostra breve vita è coronata da un sonno. Io sono agitato, mio caro …” (atto IV, scena I). La Tempesta è un’opera fantastica: tanto drammatica quanto surreale e, a tratti, comica e complottista ovvero tutti temi di grande attualità.  

Ma oggi non parliamo di sogni quanto invece di diavoli ovvero di diavolerie inimmaginabili. Difficile, infatti, immaginare il complesso e, appunto, diabolico intreccio politico al quale stiamo assistendo su ogni piano di nostro interesse. Sul piano internazionale, difficile immaginare l’avvento e le devastazioni in corso dell’era Trump e di quanto è capace di fare. Sul piano nazionale, difficile immaginare quale potrà essere il quadro politico che ci attende il prossimo anno con le variabili imprevedibili dei Vannacci da una parte e dei vari centristi o “moderati” dall’altra. Sul piano del Servizio Pubblico e della Rai non ne parliamo proprio: si sta realizzando la tempesta perfetta dove potrebbe affondare ogni speranza di salvataggio di una barca che prende acqua da tutte le parti.

Ieri abbiamo scritto che la faccenda Lavitola/Ranucci appare come un missile a testata multipla che “… colpisce tanti obiettivi, anche in modo differenziato nello spazio e nel tempo”. Ieri abbiamo pure scritto, tra i punti fermi di questa vicenda, che “G: Ranucci in Rai era in “sofferenza” da tempo: taglio di budget, riduzione di puntate e spostamento in altra giornata meno favorevole per dare posto ad altri personaggi (esterni alla Rai) prontissimi a prendere il suo posto qualora Ranucci non conducesse più Report” e il giorno prima abbiamo scritto che “Colpisci Report e colpisci una delle parti nobili della Rete e, seppure lo mantieni in onda, avvii un processo di delegittimazione strisciante …”.

Ebbene, una testata del missile è arrivata a destinazione (con le coordinate di puntamento fornite dai vari esponenti dei partiti di governo e dei giornali che li supportano): le repliche di Report previste per questa estate sono state sospese dalla Rai nonostante non ci sia alcun legame tra le due storie e che le indagini siano ancora in corso. È grave ma non ci sorprende più di tanto proprio per quanto abbiamo detto prima e ci riconduce a quanto abbiamo scritto in epoca non sospetta, quando abbiamo partecipato a Piazza Santi Apostoli a Roma per solidarizzare con Ranucci: la sua difesa andava fatta e irrobustita prima e non dopo. Le quatto puntate sottratte, i tagli di budget e lo spostamento di messa in onda andavano ottenute subito. Ora è tardi, forse troppo tardi: i soliti comunicati stampa del giorno dopo dove si chiedono “chiarimenti all’AD”.    

Un’altra testata di questo missile è indirizzata alla nostra sensibilità politica (non ci azzardiamo a definirla coscienza). Più passano le ore e più aumentano i dubbi, le incertezze e la confusione. Aumentano i commenti stupiti o sorpresi di chi “non sapevo …” o di chi “devo capire meglio…” o ancora di chi “non so cosa dire …”. Le dichiarazioni ufficiali, le interviste (ieri di Ranucci al Corriere e poi Lavitola al Tg1) non aiutano a fugare le incertezze. Stamattina il Corriere titola in prima pagina “Le riunioni in Rai con Lavitola in redazione”. Leggiamo attentamente: “Sono i giornalisti di Report a raccontare al Corriere di averlo visto bazzicare tre o quattro volte in redazione o sotto gli studi Rai”.

Vorremmo non crederci. Vorremmo credere che possa essere una “suggestione giornalistica”. Semmai invece fosse vero e verificato: che ci faceva Lavitola a Via Teulada? A che titolo era in redazione? Il Corriere riferisce di aver riscontrato il suo ingresso una sola volta, addirittura nel 2021.

Vorremmo chiudere in fretta, subito, questa brutta pagina e guardare oltre e, segnatamente ai mesi che aspettano prima delle elezioni. Vorremo essere prudenti e porci in “fiduciosa attesa dell’esito delle indagini” ma sappiamo bene, benissimo, che questa fiducia non è sempre ben riposta e che potrebbero essere tempi lunghi, lunghissimi, quanti ne bastano per far arrivare a destinazione tutti le altre testate esplosive del missile e produrre danni irreparabili.   

Abbiamo tanti altri argomenti di sui scrivere e, forse, un altro obiettivo del missile è proprio nel voler distogliere l’attenzione da altri temi che pure non sono meno rilevanti. Una sorta di “effetto Garlasco”.

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venerdì 10 luglio 2026

Trame oscure e torbidi complotti. Un possibile movente: il 2027 è dietro l'angolo

By Bloggorai ©

Il terreno sul quale siamo indotti a tornare sulla faccenda Lavitola/Ranucci è molto fangoso, paludoso e scivoloso.

C’è una sola semplice domanda che in questi giorni si pone con grande evidenza: Ranucci è vittima incolpevole di un grande complotto tipico e caratteristico italiano (calderone di marciume composto da servizi deviati, golpisti, fascisti, loggisti e criminalità organizzata etc ) oppure nel cadere nel trappolone ci ha messo qualcosa di suo, seppure “ingenuamente” o “volutamente” per dovere/volere utilizzare una “fonte” interessante? In altri termini, Ranucci è caduto nel trappolone “a sua insaputa”?

Riposizioniamo alcuni punti fermi.

A: Lavitola è un personaggio noto alle cronache politiche e giudiziarie da decenni.

B: Lavitola ha coltivato da sempre ambizioni e relazioni politiche importanti (da Craxi a Berlusconi).

C: Lavitola è considerato una “fonte” primaria: il suo ristorante è stato un crocevia di spioni, grembiulini, servizi deviati e giornalisti affamati di “notizie” più o meno riservate.

D: coltivare e seguire con attenzione “fonti” equivoche, pregiudicati, e implicate in sporche vicende può far parte del dovere giornalistico d’inchiesta. Non è obbligatorio "essere molto amici"

E: Lavitola e Ranucci sono "molto amici"

F: indebolire Ranucci o screditare lui e la sua trasmissione e il giornalismo d’inchiesta del Servizio Pubblico è un obiettivo della destra.  

G: Ranucci in Rai era in “sofferenza” da tempo: taglio di budget, riduzione di puntate e spostamento in altra giornata meno favorevole per dare posto ad altri personaggi (esterni alla Rai) prontissimi a prendere il suo posto qualora Ranucci non conducesse più Report.

H: le indagini finora hanno enfatizzato il mandante ma brancolano nel buio per il movente.

Punto.

Ora si apre un capitolo interessante. A quanto sembra, Lavitola (e forse non solo lui, oggi leggiamo dell’interesse di un “leader straniero”) era intenzionato a sostenere una “discesa in campo” di Ranucci per le prossime elezioni e stava commissionando sondaggi (Domani ora in edicola pubblica il testo) per sondare il gradimento di un “giornalista Rai”. Il Corriere oggi titola: "Il sondaggio di Lavitola su Ranucci. Cosi' ha tentato di creare un partito". 

Allora, passo indietro: correva l’anno 1983 e Jas Gawronski si candidò per il partito repubblicano in Europa dove venne eletto. Lo segui presto Alberto Michelini, direttore del Tg1, eletto nelle fila della DC. Dopo di loro seguirono tanti nomi illustri: Antonio Tajani, Augusto Minzolini, David Sassoli, Piero Badaloni, Lilli Gruber, Lucia Annunziata, Piero Marrazzo, Michele Santoro, Sandro Ruotolo tanti altri ancora e buon ultimo Gennaro Sangiuliano. Dunque, una nobile tradizione di volti televisivi Rai passati alla politica e non ci sarebbe nulla di strano o anomalo se pure Ranucci volesse seguire questo importante percorso. Anzi !!!

E seppure Ranucci ha detto e ribadito più volte e chiaramente che non era e non è interessato il tema rimane e delle intenzioni politiche di Lavitola e di quel sondaggio Ranucci ne era perfettamente a conoscenza. Alla specifica domanda che oggi il Corriere gli ha posto, la risposta non è stata molto persuasiva “Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato”. E aggiunge, rispondendo ad altra domanda se avesse subito un personaggio come Lavitola: “Non penso di averlo subito ma di averlo governato”. Se così fosse la faccenda del sondaggio non sarebbe partita e Ranucci avrebbe potuto “governare” Lavitola renderla una iniziativa impraticabile che invece è stata parzialmente praticata con autorevoli pareri di colleghi giornalisti.   

Ora la linea prevalente, l’atteggiamento diffuso è “prudenza”, “occorre fare chiarezza” oppure “vediamo le carte e attendiamo fiduciosi l’esito del lavoro degli inquirenti” oppure ancora “i fatti devono essere accertati dalla magistratura, non dai processi mediatici”. Tutto giusto, tutto vero, tutto condivisibile. 

Attenzione però: potrebbe non essere un semplice “processo mediatico” alla Garlasco (come l’ha definito ieri Mentana su La7) ma qualcosa di più che richiede uno sforzo di comprensione politica superiore ed immediato rispetto alla semplice “prudenza e attesa”.

Le elezioni 2027 sono dietro l’angolo e ribadiamo, forse, questa la vera matrice del movente ancora misterioso. Non c’è molto tempo da perdere.

bloggorai@gmail.com

giovedì 9 luglio 2026

Una bomba a testata multipla è in viaggio verso il 2027

By bloggorai ©

Dopo una amena passeggiata, dopo un inteso scambio di messaggi e telefonate, la lettura di giornali, e dopo un ottimo caffè ci stiamo facendo qualche idea sulla faccenda Lavitola/Ranucci che molti considerano ancora molto misteriosa quando invece qualcosa si inizia ad intravvedere.

Proponiamo tre possibili letture che, ovviamente, si possono anche incrociare tra loro. Proviamo ad immaginare queste tre letture come un missile a testata multipla: colpisce tanti obiettivi, anche in modo differenziato nello spazio e nel tempo. Il metodo che cerchiamo di usare in questi ragionamenti è molto semplice: a chi giova tutto questo? Chi avvantaggia e chi penalizza?

A: lettura politica. La “politica” anzitutto è sempre un’eccellente chiave di interpretazione di fenomeni complessi. Questi fenomeni, spesso, avvengono e si avvalgono di strumenti “delicati” dove si sconfina facilmente dagli ambiti privati e "personali" a quelli pubblici, appunto, politici. Non vi è ombra di dubbio che una parte politica, questi partiti di destra, questo Governo, possono trarre vantaggio dal vedere indebolito non tanto il personaggio Ranucci ma ciò che rappresenta: il giornalismo d’inchiesta che indaga, approfondisce e cerca di svelare verità occulte. Report e ciò che gli somiglia, ancor che proposto dalla Rai crea enormi fastidi per i sostanziosi interessi economici che va a intaccare. Guarda caso, questi interessi provengono prevalentemente da una parte sola. Indebolire la credibilità del giornalismo d’inchiesta pubblico può essere quell’ottimo “movente” che molti vanno cercando. Da non dimenticare che siamo alla vigilia di possibili elezioni anticipate.

Sub A: “"Buscar el levante por el poniente" ovvero il Governo Meloni ha assoluta necessità di distrarre l’attenzione verso altri problemi che non siano quelli reali che interessano il Paese. Questa vicenda gli si presenta su un piattino d’argento per distogliere lo sguardo pubblico proprio nel mentre e nel quando si dibatte di Legge elettorale ( e in subordine di Lege di riforma Rai).

Sub C: il quadro politico che si appresta a concorrere alle elezioni 2027 vede la presenza di “terzi incomodi” che gravitano in due aree: una estrema destra e una estrema centrista. In queste aree si aggirano personaggi “politici” che hanno avuto o che forse hanno ancora a che fare con Lavitola e altri suoi interlocutori assidui frequentatori del suo ristorane e non solo. Si intendeva colpire Ranucci con la bomba o Lavitola (e i suoi amici, ovvero le sue “fonti” ovvero gli avventori del suo ristorante) con la minaccia di una dura condanna al carcere?

B: lettura giudiziaria. La tentazione di addentrarci nei meandri delle indagini in corso è forte anche perché dai dettagli si può cogliere la coda velenosa. Ci limitiamo al minimo indispensabile. La bomba a Ranucci era un semplice “avvertimento” oppure una tentata strage come suppongono gli inquirenti? Troppi, tanti elementi non tornano anche agli occhi di semplici e inesperti “curiosi” di fatti di cronaca. Ne citiamo uno a caso: il detonatore e il tipo di esplosivo. Il primo, secondo gli inquirenti non era un Timer, un orologio programmato ad esplodere ad una certa ora ma invece si è trattato di un telecomando a distanza, del genere usato a Capaci. La differenza è notevole: nel primo caso gli effetti dell’esplosione potevano essere casuali, nel secondo caso chi ha azionato il pulsante sapeva esattamente quali conseguenze ci sarebbero state in quel preciso momento. Il tipo di esplosivo: se voleva essere un semplice “avvertimento” di tipo para mafioso che dir si voglia, era sufficiente un petardo da fuochi artificiali di quelli che si vendono illegalmente sotto Capodanno. E invece, dicono gli inquirenti, è stato utilizzato esplosivo da cava, ovvero qualcosa di più devastante e micidiale. Tant’è che il reato supposto è stato innalzato a tentata strage.

Sub B: mandante e movente. Per gli inquirenti il primo è noto e il secondo ancora oscuro. Appare difficile immaginare che i due termini non siano connessi tra loro. Sul primo sappiamo quasi tutto mentre sul secondo è calato un muro di cemento armato.

C: lettura televisiva. Tra le tre possibili letture è forse la meno rilevante però non meno interessante per un riflesso indiretto e subordinato della vicenda. Rai Tre in primo luogo è il luogo principale del conflitto in corso dentro e fuori la Rai. L’AD Rossi ha rivendicato la sua mutazione genetica e il conseguente impoverimento editoriale ed economico. Dopo quanto poi ha affermato ad Ancona (“pazienza…”) forse lo sporco lavoro di demolire RaiTre non è ancora terminato. Colpisci Report e colpisci una delle parti nobili della Rete e, seppure lo mantieni in onda, avvii un processo di delegittimazione strisciante che culmina con la riproposizione di avanzi di cantina. RaiTre è il luogo deputato del giornalismo d’inchiesta tipico e caratteristico del Servizio Pubblico. Come ha detto Corsini, direttore approfondimento, la trasmissione rimane e vedremo chi la condurrà. Già: chi la condurrà? Qualora non fosse ancora Ranucci chi potrebbe succedergli? Un nome in particolare, sempre tra gli “amici” di Ranucci sembra stia scaldando i motori.

Veleno e tossine

By Bloggorai ©

“Ma bomba o non bomba noi arriveremo a Roma, malgrado voi…” A.V.

Un nido di vespe, infestato da calabroni e circondato da vipere: vietato avvicinarsi e sperare che questi simpatici animaletti possano avere un atteggiamento amichevole verso gli umani. Eppure, eppure, fanno parte “dell’ambiente” e appartengono ad un ecosistema dove assumono un ruolo importante, seppure fastidioso e pericoloso. Basta saperlo e non confonderli con innocenti farfalle o simpatici orbettini-

Bloggorai lo ammette: fatica a scrivere su questo tema. Anche noi siamo attenti e “prudenti” e “fiduciosi che la Magistratura faccia il proprio lavoro” (oddio, mica poi tanto, visti gli storici precedenti). Abbiamo partecipato, sostenuto e difeso non tanto e non solo la persona Ranucci quanto più sosteniamo e difendiamo un inviolabile diritto a sapere e conoscere attraverso il Servizio Pubblico e l’inderogabile dovere di un giornalista a porre domande, sollevare dubbi, e cercare verità. Se Lavitola è stato o meno il mandante della bomba sotto casa di Ranucci e quale che sia il movente (posto che i due elementi sono in assoluto legame tra loro) saranno i magistrati a dirlo.

Noi ci limitiamo a ribadire, ad osservare e riportare quanto sappiamo su un solo elemento derimente: il personaggio Lavitola con tutta la sua storia fino a che punto si può considerare un “amico affettuoso incapace a farmi del male” come sostiene Ranucci. Fino a che punto il famigerato ristorante di Monteverde si può considerare solo un piacevole luogo dove mangiare pesce fresco e non un trafficatissimo crocevia di faccendieri, trafficoni, spioni, agenti più o meno segreti o deviati, grembiulini di varia foggia o noti prelati, giornalisti con il pelo sullo stomaco in caccia di notizie riservate o di succosi retroscena?

Su questo argomento, per ora, siamo costretti a fermarci qui: troppa carne al fuoco, troppa polvere negli occhi e soprattutto necessario chiarire bene il contesto politico perché è del tutto evidente che non si può derubricare la faccenda a “pericolose relazioni personali e professionali” o a cercare colpevoli solo tra quattro scalzacani. C’è tanto ancora da sapere e ci sono tanti di più da scoprire. Tanti personaggi che appaiono nell'ombra. Ribadiamo: nulla avviene mai per caso.

Invece abbiamo intenzione di chiudere un capitolo: non chiedere più le dimissioni dei due consiglieri di Majo e Natale. Ci siamo resi conto che si tratta di una proposta inutile, irrilevante e perditempo. Se rimangono in meno a puntellare o sorvegliare (il giorno dopo) questo Cda, questi Rossi&C non cambia assolutamente nulla: il Cda Rai può fare benissimo a meno di loro (ci sono esperienza con un Cda con tre soli componenti). Del resto, stiamo ancora cercando di capire per cosa, per quali iniziative o per quali risultati finora la loro presenza passerà alla storia della Rai. Tutto il resto è solo fumo, come quello che ha segnato la nota esperienza della “società civile” in Cda Rai.

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martedì 7 luglio 2026

Una inquietante e drammatica partita

By Bloggorai ©

Chi si è solo avvicinato o ha praticato i tavoli di poker dovrebbe conoscere una regola fondamentale: se dopo il terzo giro non hai ancora capito chi è il pollo da spennare allora il pollo sei tu! Come pure, sarò capitato anche a voi, se avete anche solo il sospetto che il/la vostro/a partner non la racconta giusta, allora sta a significare che il solo sospetto è già un messaggio forte e chiaro e sta a voi poi decidere se tenerne conto o meno.

La vicenda Lavitola/Ranucci o al contrario che dir si voglia ha sollevato un vespaio. Nel momento in cui scriviamo gli interrogativi e le perplessità sono:

A: delle due l’una: o Ranucci sapeva chi benissimo chi era Lavitola e allora c’è da chiedersi perché lo ritiene suo grande amico, incapace di fagli del male. Oppure non lo sapeva e allora c’è da chiedersi perché “il” campione del giornalismo televisivo d’inchiesta del Servizio Pubblico non ha avuto la minima percezione della caratura del personaggio Lavitola. Nel mezzo delle due ipotesi entriamo in terreni che non conosciamo.

B: la magistratura ritiene Lavitola mandante dell’attentato a Ranucci ma ancora non sappiamo il movente. Presunto mandante e relativo movente dovrebbero essere corpo unico. Perché Lavitola avrebbe ordito tutto questo contro Ranucci? Quale interesse ha o avrebbe avuto? Ha agito in proprio o per conto di chi? Sarebbe il mandante primario o solo un mandante subordinato? Perché Ranucci, già poco dopo l’attentato, ha sostenuto la tesi del “fatto di cronaca” locale (Ostia, gli albanesi etc) e non ha evidenziato una lettura “politica”?

Il bandolo della matassa riconduce al perché: solo sapendo il movente si potrà capire il resto.

Il bandolo della matassa riconduce alla necessità di comprendere la natura originaria della “bizzarra” amicizia tra i due. Vedi quanto abbiamo già scritto.

C: per tutta la giornata di ieri, nelle diverse chat, in tante telefonate e diversi messaggi personali, abbiamo avvertito un notevole silenzio imbarazzato. Qualcuno, pure nel tardo pomeriggio, si è spinto a dire “non sapevo”. Altri invece hanno invocato la “prudenza” o l’attesa delle indagini. Si avverte un forte senso di disagio.

Anche Bloggorai è sconcertato ma questo non esime dal ragionare su quanto è noto e quanto è noto è grave, molto grave.  

D: il contesto politico in cui si svolge questa vicenda è del tutto particolare: luglio 2026 e, qualora fosse, sta a dire che siamo a pochi mesi dalle possibili consultazioni elettorali. I due campi politici sono nel pieno di un conflitto interno paradossale: entrambi sanno che per vincere hanno bisogno di un “terzo incomodo”: Vannacci per la destra e Renzi per la sinistra e tutti sanno quanto possono essere indigesti. Perché esce fori la grana Lavitola/Ranucci o viceversa propri in questo specifico momento? Bloggorai è complottista per natura e cultura: nulla avviene mai per caso e, leggendo bene sui trascorsi e le amicizie di Lavitola, qualcosa emerge e sembra pure molto chiaro. Chi indovina vince un caffè.

Oggi siamo in viaggio e ne approfittiamo per sapere, per capire. Rimanete sintonizzati.

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Le "amicizie pericolose" ... molto pericolose

By Bloggorai ©

“Non scriviamo sempre tutto ciò che sappiamo ma conosciamo bene, benissimo, tutto ciò che scriviamo”.

Senza un attimo di tregua. Non si fa in tempo a cercare un momento di pace e serenità che ... zacchete, ti cade un’incudine da 120 kg sul mignolo del piede sinistro.

La notizia del giorno è dell’apertura di un fascicolo a carico di Valter Lavitola, un personaggio assai noto negli anni passati del berlusconismo per diverse “faccende” politiche e giudiziarie non di poco conto. Oggi si legge che questo personaggi sarebbe implicato come presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci ... ma si legge pure che, secondo quanto ha dichiarato lo stesso Ranucci, che “Valter” sarebbe suo grande amico e che pure si sentivano spesso e volentieri.

Per ora non ci impelaghiamo oltre gli ambiti giudiziari ma ci limitiamo ad una constatazione politica e professionale. Chi conosce questo lavoro sa bene come, talvolta, sia necessario “sporcarsi le mani” e sia financo opportuno "trattare" con interlocutori non sempre “amici” e talvolta implicati in faccende molto losche sulle quali, appunto, si svolge il lavoro giornalistico. Succede pure che questa “intelligenza” si debba, giocoforza rafforzare in una relazione fiduciaria per essere poi considerata “fonte confidenziale”. una semplice "intervista" o un "fuori onda" riservato non è sempre possibile o sufficiente. Bloggorai conosce bene il tema e proprio per questo solleviamo qualche dubbio e perplessità.

Il dubbio e la perplessità si colloca esattamente al confine della qualità della relazione. Si può, e talvolta si deve, avere a che fare con personaggi “delicati” ma da questo a rivendicarne l’amicizia diretta e l’affetto ce ne corre. A meno che … a meno che … siamo solo all’inizio di una faccenda che si dovrà ancora comprendere bene in tutti i suoi risvolti dove non tutto è come appare. 

I personaggi sulla scena (vedi le loro storie politiche e giudiziarie  e vedi coloro della cena di cui si legge stamattina nel ristorante di Lavitola e chi vi ha partecipato nel lontano 2023  https://www.ilriformista.it/la-cena-confessionale-tra-lavitola-ranucci-e-il-sacerdote-vicino-al-segretario-di-papa-francesco-358417/) raccontano molto di più di quanto sembra.

Per il momento, confermiamo quanto da tempo abbiamo scritto su tutta la storia dell’attentato a Ranucci, da quando si cercò da più parti di derubricarla a semplice “fatto di cronaca”, robetta da sottobosco di piccoli scippatori scalzacani di periferia. La faccenda “puzzava” dall’inizio e continua a puzzare oggi. Qualcosa, molto non torna e forse Ranucci potrà dire qualcosa di più su questa sua “amicizia” con Lavitola più e prima di quanto scopriranno i magistrati.  

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lunedì 6 luglio 2026

La Civiltà delIe Immagini 2026 n. 28: tra la Meloni, Trump e la RAI

By Bloggorai ©

“La fotografia è una mannaia che coglie nell'eternità l'istante che l'ha abbagliata.” H.C.B.

La prima immagine è di assoluta attualità e racconta bene l’aria che tira sul piano politico nazionale e internazionale: oggi Trump che per l’ennesima volta sbeffeggia la Meloni. Posto che, in simili circostanze, ci verrebbe da essere solidali con la nostra capo di Governo, il quadretto di oggi merita una nota. Già nelle precedenti occasioni le scene delle relazioni personali tra i due personaggi erano assolutamente chiare nel loro “racconto”: la postura, gli sguardi e gli ammiccamenti erano in grado di stabilire perfettamente i rapporti di forza tra Trump e Meloni. L’immagine di oggi coglie la Meloni in un frammento espressivo caratteristico della compiacenza: a Roma si direbbe della “piaciona”. Del resto, la Meloni ha un percorso di solidarietà e sudditanza con Trump di tutto rispetto: vedi quando lo propose per il Nobel per la Pace a gennaio scorso.  Tutto torna: le carte, ovvero le immagini, cantano.

La seconda immagine potente e ricca di significato è quella del Papa a Lampedusa lo scorso 4 luglio mentre guarda la “porta d’Europa” rivolta verso le sponde d’Africa. È una sberla visiva/sonora in faccia a tutti i vari nazionalisti, razzisti, primatisti e “remigrazionisti” dell’ultima ora. È uno schiaffo in faccia pure ai vari governi, europeisti e atlantisti della prima e della seconda ora, agli amici e ai sodali del di cui sopra: torniamo sempre alle radici politiche e culturali di questo squarcio di secolo dove i “cattivi” trovano spazio laddove i “buoni” lo lasciano libero. Il “cattivo “ Trump nasce e si sviluppa sulle praterie abbandonate dai democratici USA che, da non dimenticare mai, fini all’ultimo istante hanno mantenuto la candidatura dell’anziano Biden e last minute si sono inventate la Harris.

La terza immagine è dentro casa nostra e ci avvicina ai temi che interessa noi lettori di Bloggorai: la Rai e il Servizio Pubblico. La foto è dei leader del “campo largo” apparecchiati in trattoria, felci e gaudenti come ad una festa di matrimonio. A ben vedere e ben sapere, l’immagine è terrificante più per quanto non espone che per quanto si osserva. Leggiamo oggi su La Stampa: “Il campo largo dei rinvii, il programma comune slitta ad ottobre”. La distonia dell’immagine è tutta nella consapevolezza di ciò che manca: manca appunto il programma elettorale con le elezioni alle porte, manca il/la leader che nessuno sa ancora come verrà scelto e financo manca il “nome” che verrà dato alla coalizione che vorrebbe/dovrebbe battere la Meloni. Aggiungiamo noi: manca anche una “visione” (non quella che si trova dall’ottico) sulla Rai e sul Servizio Pubblico. Quello che è successo nei giorni scorsi con le dimissioni dei parlamentari della Vigilanza è un tassello ma non è un disegno. Il disegno sarebbe dovuto essere un testo di riforma che invece si è trasformato in emendamenti sgangherati al testo di governo (ne abbiamo scritto in abbondanza) che, comunque, giace sepolto nei cassetti del Senato. A quel tassello delle dimissioni in Vigilanza  ne doveva seguire uno complementare e conseguente con le dimissioni dei componenti il Cda, di Majo e Natale, che invece come gli ultimi giapponesi resistono a guardia del bidone ormai bucato. Come ha dichiarato Natale in una intervista a Domani, a firma di Lisa di Giuseppe, per “… marcare ripetutamente i molteplici punti di dissenso per mantenere con questa presenza un ruolo di controllo e denuncia”. La parola, il termine “opposizione” non gli esce fuori nemmeno con le tenaglie per non dire del “controllo” laddove è difficile sapere dove e come è stato esercitato, forse il giorno dopo con un comunicato stampa.

Chiudiamo con una immagine che non vi mostriamo perché gli siamo solidali (età) e che possediamo (solo a gentile richiesta): Marano, il presidente Rai f.f. o pro tempore che dir si voglia, placidamente appisolato come uno ospite di Villa Arzilla mentre guarda l’ennesima replica di Montalbano. Era in prima fila, accanto a tutto il Cda con facce tremebonde e accigliate, mentre venivano presentati i prossimi palinsesti d’autunno ad Ancona dove il massimo dell’invenzione e della novità sarebbero due speciali con un noto cantante e una serata con Benigni. Non ci poteva essere immagine di sintesi migliore per illustrare la Rai in questo momento storico. Grazie Marano!

Sempre La Stampa nei giorni scorsi ha titolato “Caos Rai. L’ira di Meloni “se rivinco caccio tutti”.  Ci verrebbe voglia di tifare per la Meloni ma non lo faremo.

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domenica 5 luglio 2026

RAI Tre e il danno erariale: ci sarà pure un Giudice a Roma???

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“Com’è triste Anconaaaaa …soltanto il giorno dooppoooo…”.

Se mai ci fossero stati dubbi sulla necessità di sollevare una verifica di fronte ad un Giudice o alla Corte dei Conti sul fondato e documentabile dubbio di legittimità relativo all’operato di questo Cda, dopo quanto avvenuto nei giorni scorsi ad Ancona per la presentazione dei palinsesti, questi dubbi si potrebbero fugare senza esitazione ora, subito. Uno dei meriti da affrontare e verificare è la coesistenza di "due" presidenti: uno indicato dal Governo, la Agnes, e uno indicato dal Cda, Marano.

Se mai ci fossero stati dubbi sulla necessità di porre, subito, un tema di dimissioni di tutto il Cda e, segnatamente dei consiglieri di opposizione di Majo e Natale, dopo quanto avvenuto nei giorni scorsi ad Ancona per la presentazione dei palinsesti, questi dubbi si potrebbero fugare senza esitazione.

Se mai ci fossero stati dubbi sulla necessità di porre, subito, il tema della verifica del possibile danno erariale a carico dei cittadini, ovvero di chi paga il canone, posto in essere dagli amministratori che potrebbero non avere adempiuto a quanto previsto dal Codice Civile sui doveri di “… agire con la specifica diligenza professionale richiesta dall'incarico. Questi doveri chiave includono l'agire in modo informato, valutare l'adeguatezza degli assetti organizzativi e vigilare attivamente sulla gestione aziendale” questo è il momento giusto.

Se mai ci fosse qualcuno e magari un partito intenzionato a rompere il “giocattolo” di TeleMeloni oppure uno Studio Legale volenteroso oppure un gruppo di cittadini (anche tre sono sufficienti) che intendessero sottoporre ad un giudice amministrativo di verificare i quesiti di cui abbiamo scritto sopra, questo è il momento giusto. 

La precedente esperienza di ricorso al TAR, seppure ampiamente motivata e inizialmente apertamente sostenuta da tutti (o quasi) non è un buon precedente ma ora il tema è radicalmente diverso e ci potrebbe essere una “pistola fumante” a carico di eventuali responsabili che il Giudice potrebbe valutare.

L’oggetto del quesito giuridico si fonda sulla consapevolezza da parte degli amministratori in carica, tutti, di essere responsabili del processo di degrado qualitativo e quantitativo di Rai Tre con il quale si è concretizzato un evidente danno di immagine e di valore economico della Terza Rete.

Per riassumere brevemente: il Giudice dovrebbe valutare quanto dichiarato lo scorso 8 giugno l’AD Rai, Giampaolo Rossi, laddove ha rilasciato un’intervista al Foglio dove ha sostenuto che “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su la7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio”. Il concetto è stato, appunto, ribadito e rafforzato ad Ancona e leggiamo Lisa di Giuseppe su Domani “La perdita di pubblico era stata messa in conto... E pazienza se la "chiusura" di Telekabul ha regalato volti alla concorrenza e spettatori alla pubblicità di altri canali".  “Pazienza…” l’AD Rai pone un problema di “pazienza” sulla perdita di valore di una parte dell’Azienda che amministra???

E gli amministratori di opposizione durante tutto il tempo del loro mandato non si erano accorti di quanto stava succedendo a Rai Tre? Non gli arrivavano tutte le mattine alle 10 i dati Auditel sugli ascolti? Non hanno letto i dati sulle diverse trasmissioni di RaiTre in “cessione gratuita” come ad esempio alla Maggioni con la “sua” Newsroom che invece doveva essere anzitutto una struttura di coordinamento giornalistico Rai e poi un prodotto ideato, realizzato e condotto da un interno Rai? Cosa hanno fatto Natale e di Majo per cercare di opporsi, ostacolare o limitare i danni che si stavano realizzando? Ovviamente prima che i danni si verificassero e non con i “comunicati stampa del giorno dopo”.

Per chiudere in bellezza: ad Ancona è stato presentato in pompa magna un nuovo canale Tv: “Italiana” ovvero il “… punto di riferimento sul racconto dell’Italia, capace di attivare emozioni identitarie e personali … Il canale si propone come racconto emotivo e crossgenerazionale dell’Italia”.

Per chi si preoccupa di avere un consigliere a guardia del bidone, dovrà tener conto che il bidone Rai è ormai bucato e questa TeleMeloni non la ferma più nessuno. O, forse, un Giudice a Roma e non a Berlino.

Vedremo. Bloggorai è quasi esperto.

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sabato 4 luglio 2026

RAI: la tutale del Bene Pubblico e il ruolo dei consiglieri "coraggiosi"

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Le azioni degli uomini e delle donne si misurano, si pesano, assumono valore, rilevanza e significato per quanto sono concreti e misurabili i risultati che ne derivano. La “politica” viene giudicata, valutata, percepita e quindi votata per quanto concretamente è in grado di “offrire” ai propri elettori.

Nel nostro caso, parliamo dei consiglieri di amministrazione di un bene pubblico, la Rai, si tratta di “pesare” ovvero valutare concretamente, sui risultati ottenuti e sul ruolo da essi svolto nell’esercizio delle loro funzioni cosa e come sono in grado di incidere nella gestione dell’Azienda di cui sono responsabili.

A scanso di equivoci evocati da qualche “difensore d’ufficio” dei consiglieri di opposizione che invocano “il coraggio di essere minoranza” senza poi dire alcunché in cosa e come si concretizza questo “coraggio” se non con i “comunicati stampa del giorno dopo” inutili, irrilevanti e fuorvianti, è opportuno fissare una volta per tutte il perimetro delle loro competenze e responsabilità per poi trarre una linea di demarcazione.

Queste responsabilità hanno due fonti specifiche: la prima è nella legge primaria, ovvero il Codice Civile che specificamente richiama il dovere per i consiglieri di “… agire con la specifica diligenza professionale richiesta dall'incarico. Questi doveri chiave includono l'agire in modo informato, valutare l'adeguatezza degli assetti organizzativi e vigilare attivamente sulla gestione aziendale” (art.2392 C.C,). Sono concetti molto chiari che non lasciano adito a dubbi, in particolare “sull’agire in modo informato” e non sembra esservi dubbio alcuno che la loro azione non corrisponde al dettato legislativo (vedi il tema della nomina del presidente che avrebbe richiesto almeno una verifica di fondatezza di legittimità giuridica).

In secondo luogo, la loro responsabilità risiede in ambito politico, ovvero alla fonte relativa alla loro nomina che, ricordiamo, è derivata dall’applicazione della Legge 220 del 2015 (Legge Renzi) che determina la normativa sulla formazione della governance (nomina AD e Presidente e esprime 4 consiglieri di nomina parlamentare, cioè dai partiti). Nella specificità di questi giorni, il legame fiduciario tra i loro due partiti fonte di nomina (il PD a suo tempo ha votato contro) e i due consiglieri si è interrotto per quanto oggi tutti dimissionari dall’organismo parlamentare di Vigilanza e controllo. In altri termini, oggi, Alessandro di Majo e Roberto Natale rappresentano solo se stessi. Vale la pena ricordare quanto scritto recentemente dal portavoce di AVS, Vincenzo Vita sul Manifesto laddove ha sostenuto che “Un gesto almeno simbolico da parte delle opposizioni sarebbe utile: annunciare le dimissioni contestuali dalla Commissione e dal Consiglio di amministrazione. Nella cinica routine di certa politica odierna, il gesto potrebbe non fare neanche un plissé”. Ineccepibile!!!

Sarebbe questo già sufficiente per porre il tema delle loro dimissioni immediate. Ma ne ravvisiamo, dopo quanto affermato e ribadito ieri dall’AD Rossi che le renderebbe ancora più inderogabili. Sempre dal Civile leggiamo: “In ogni caso gli amministratori, fermo quanto disposto dal comma terzo dell'articolo 2381, sono solidalmente responsabili se, essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose”. Occorre quindi ricordare quanto affermato dall’AD Rossi in sua intervista “Adesso RaiTre è diventato un'altra cosa quindi quel pubblico che ha una forte caratterizzazione potremmo dire ideologico-culturale si è trasferito su la7 da amministratore delegato della RAI lo rivendico come un grande successo mio” e che sostanzialmente ha pure ieri ha ribadito durante la presentazione dei palinsesti ad Ancona come ha riportato Lisa Di Giuseppe su Domani "Sapevamo che gli spettatori di Rai Tre sarebbero passati a La7".  

C'è quanto basta. Si tratta, a nostro avviso, di un deterioramento degli interessi aziendali meritevole di approfondimento e suscettibile di azione legale a tutela del possibile danno erariale. Gli amministratori, appunto secondo quanto disposto dalla normativa vigente avevano ed hanno tutti gli strumenti “essendo a conoscenza di fatti pregiudizievoli, non hanno fatto quanto potevano per impedirne il compimento o eliminarne o attenuarne le conseguenze dannose” ovvero la mutazione e deprivazione dell’identità e della quantità di telespettatori a favore di una emittente concorrente.

segue...

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venerdì 3 luglio 2026

RAI: cartolina dal futuro

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“Rai c’è” nel senso che mezza Rai è lì: “Quel treno per Ancona” (e non per Yuma) è arrivato carico carico di tutti quelli che dovevano arrivare, compresi i due consiglieri di Majo e Natale. La "Rai c'è" a raccontarci il futuro prossimo venturo che "loro" stanno costruendo, loro tutti. 

Loro, ovvero i consiglieri tutti,  “devono prendere atto” dei palinsesti, nulla di più e nulla di meno. A deciderli e comporli, ci pensano Rossi &C a loro immagine e gradimento. Per quanto ci dicono, i due consiglieri potrebbero essersi arrovellati con un drammatico quesito: “Mi si nota di più se non vado o se vado?”. La risposta la vediamo in diretta “siamo qui, siamo noi, ci siamo e ci rimarremo…”. Forse.

Le immagini che si vedono non lasciano presagire nulla di buono: facce scure e tese, ci riferiscono alcuni tra i presenti che non tira proprio aria di mare.

Ora, il problema è politico, come sempre.  La presenza ad Ancona dei consiglieri di quella opposizione che li ha nominati segna un passaggio cruciale dopo le dimissioni dei partiti in Vigilanza. 

Chi rappresentano oggi di Majo e Natale? In CdA ora dove prenderanno posto? Faranno come i parlamentari che “cambiano casacca” e faranno un “gruppo misto” magari insieme al consigliere Di Pietro? Vedremo.

Intanto qualcosa si comincia a chiarire. Le dimissioni di tutti i componenti della Vigilanza, teoricamente, non modificano nulla. Semmai fosse, come dovuto dalla Legge Renzi in vigore, che si formasse subito una nuova Commissione sarebbe comunque impossibilitata a compiere l’atto principale sul quale finora si è era fermata: la ratifica del presidente designato dal Governo poiché, comunque, vengono richiesi i due terzi dei componenti. Punto e capo.

La partita è aperta e per ora solo palleggi a centro campo.

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RAI: "Quel treno per Ancona" passando per Shibuya

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La “Shibuya de ‘Noantri. Provate ad immaginare il famoso centro di Tokio quando scatta il semaforo verde e si calcola che circa 2500 persone attraversano l’incrocio. Eppure, tutto scorre liscio e raramente avvengono incidenti.

Bene. Iniziamo la giornata e mettiamo a fuoco alcuni passaggi.

Premesse: la situazione Rai è pessima e le beghe sui palinsesti sono robetta seppure rilevanti: gli ascolti, nonostante i mondiali, nella giornata intera, languono e Rai è costantemente sotto Mediaset; i conti non tornano con il Piano Industriale affossato dal mancato accordo tra Rai Way e EiTowers e il piano immobiliare che fa acqua da tutte le parti. Non parliamo più del Piano editoriale sull’informazione che nessuno vuole nemmeno sentire parlare (e poi si vedono 5 microfoni Rai in recente caso di cronaca). Le tensioni in Cda tra Marano, presidente p.t., e il DG Sergio è alle stelle “Sei un cialtrone” è un recente complimento che si sono fatti in Cda.

A – al momento in cui scriviamo, 9,23, non sappiamo se “Quel treno per Ancona” sarà carico carico di consiglieri, direttori, giornalisti e pubblicitari per assistere alla presentazione dei palinsesti. Non sappiamo, in particolare, se saranno a bordo i due consiglieri espressi dal M5S e AVS, Alessandro di Majo e Roberto Natale. Non sappiamo se, ad occhio, essendo loro stati “nominati” dai rispettivi partiti seguiranno la loro stessa destinazione con le dimissioni oppure rimarranno incollati alle poltrone. Presto sapremo.

B le dimissioni di tuti i componenti la Vigilanza Rai aprono un capitolo inedito. Si tratta di un organo obbligatorio previsto dalla Legge 103 del ’75 (a seguito di una precedente sentenza dalla Corte Costituzionale nel ’74) e quindi si dovrà procedere rapidamente alla sua nuova composizione. Non sarà facile e nemmeno veloce. Il suo Presidente “dovrebbe” essere scelto tra i parlamentari di opposizione ma non è un obbligo di Legge. A destra potrebbe fare un pensierino per un colpo di mano.

C – se pure fosse che si potrà proporre una nuova Vigilanza entro breve, sarà certamente diversa dalla precedente almeno nella postura che la Maggioranza vorrà indicare per affrontare e risolvere rapidamente il tema “presidente Agnes”.  Gianni Letta e il suo partito, Forza Italia ovvero Mediaset, non intendono mollare l’osso ora che è pure naufragata la possibilità che la Agnes possa succedere a Sergio come DG.

D – siamo nel pieno di un ingorgo istituzionale dove la Legge elettorale e la possibilità di andare alle elezioni ad aprile rendono tutto molto complicato. Una possibile soluzione (prima o poi obbligatoria) sarà l’adozione dell’EMFA ma richiede tempo che ora non c’è. Sovrapporre una Legge di riforma Rai in questo contesto appare poco probabile.  

E -contrariamente a quando si legge stamattina da fonti “solitamente bene informate” non è credibile supporre che la Maggioranza sia in grado di chiudere alcunchè. Tantomeno riproporre lo schema “bicamerale Covid” con un atto di imperio dei presidenti di Camera e Senato. E tantomeno sono in grado di chiudere la partita riforma, specie dopo l’audizione di Giorgetti in VIII commissione Senato dello scorso 8 giugno dove ha infilzato una trave nell’occhio ai suoi colleghi di Governo.

F – siamo in attesa di sapere se, appunto, su “Quel treno per Ancona” sono saliti di Majo e Natale. Semmai decidessero di dimettersi (scorre un brivido ma gira voce che intendano fare i giapponesi di turno), come vivamente auspicato da più parti, si aprirebbe il capitolo Cda Rai. Rimane in funzione senza di loro o si dimettono tutti per avviare una nuova fase? A bocce ferme, ovvero con il Cda in carica, la Legge Renzi in vigore prevede che si debba procedere alla loro sostituzione e questa volta sarà difficile eludere i principi dell’EMFA come invece è avvenuto il famigerato 26 settembre 2024. Si prevedono forti dolori di pancia.

La tarantella è appena iniziata.

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giovedì 2 luglio 2026

SPECIALE RAI: l'inizio di una nuova stagione?

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Un petardo sparato nella sacrestia di una chiesetta di campagna fa molto rumore e si avverte pure al centro del Villaggio.

Oggi, tarda mattinata, si sono dimessi i parlamentari componenti l’opposizione in Vigilanza Rai!!! Tardi ma orami inderogabile. Questa mattina abbiamo anticipato nelle prime righe che “Qui salta tutto …”: lo sapevamo, era nell’aria da tempo, tutti o quasi sapevano che non c’erano altre strade e solo i consiglieri facevano finta di non sapere.    

Bloggorai non è facile profeta: semplicemente legge, dibatte, parla, ascolta e studia e alla fine cerca di tracciare i fili, talvolta invisibili, che legano fatti, eventi e notizie e ne trae possibili deduzioni. E non è un caso se Bloggorai resiste da oltre otto anni e continua a crescere, nonostante che non se lo fila nessuno e molti fanno finta di ignoralo.

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che questo Cda nato con la Legge Renzi tutt’ora in vigore è indebito e anomalo. 

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che la mancata ratifica del presidente e la doppia figura esistente tra quello indicato dal Governo (la Agnes) e quello nominato pro tempore dal Cda (Marano) costituisce una anomalia ai limiti della legittimità che perlomeno andava verificata. 

Da tempo, da mesi se non anni ormai, che scriviamo che i consiglieri Alesandro di Majo e Roberto Natale sono stati nominati in palese violazione dei principi espressi dall’EMFA, già noti e condivisi al tempo del loro insediamento. Come sono stati scelti? Hanno vinto la Lotteria di Capodanno o il Gratta e Vinci? Con quali criteri sono stati selezionati rispetto ai tanti altri candidati con eguali o simili caratteristiche? C’erano tanti altri avvocati e tanti altri giornalisti tra i candidati: perché proprio loro due?

Bene, andiamo avanti: ora che succede? La Vigilanza può proseguire la sua attività, peraltro già bloccata da oltre un anno? Dovrà intervenire per la terza volta il Presidente Mattarella? I presidenti di Camera e Senato dovranno battere un colpo e vedremo quale potrà essere. E i due consiglieri espressi da 5S e AVS ora che i loro partiti di riferimento hanno battuto il colpo (come peraltro richiesto recentemente da Vincenzo Vita sul Manifesto) loro cosa faranno? Si dimetteranno oppure domani andranno come se nulla fosse alla presentazione dei Palinsesti ad Ancona?

Almeno il buon senso indurrebbe a ritenere che sia bene non andare e sempre il buonsenso indurrebbe a ritenere che seguano a ruota i parlamentari e si dimettessero ... subito! La loro presenza in questo Cda è oggi ancora più indifendibile, anche se qualcuno prova a sostenere una fiacca difesa d’ufficio.

Dopo di che si potrebbe aprire una nuova partita e, forse, applicando almeno i principi ispiratori dell’art.5 dell’EMFA e poi ce la vediamo.

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RAI e RAI Way: crolla la baracca e tremano (o tramano) i burattini

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“Qui salta tutto. Non è un problema di se ma di quando e come”. Questa frase ci è stata riferita tempo addietro da un autorevole lettore e coglie esattamente lo stato dell’arte dentro e fuori il Servizio Pubblico in questo specifico momento. Un Profeta. In verità, per quanto a noi noto e per quanto ci riferiscono, la criticità è più dentro l’Azienda che non fuori, mentre la politica la politica annaspa inattesa di una riforma improbabile.

Rimettiamo ordine. La notizia di ieri è un punto di svolta derimente: il mancato accordo tra Rai Way e EiTowers è la miccia che potrebbe far saltare il tavolo sul futuro prossimo venturo della Rai. Partiamo dal titolo di Repubblica di questa mattina “Nel fallimento sulle torri TV perde di più la Rai”. Come stanno le cose? Chi ci ha rimesso e chi ne trae vantaggio? E, inoltre, che ruolo ha giocato Giorgetti (Lega) in questa partita strategica? Certamente per Rai questa battuta di arresto complica le prospettive immediate e le complica più sul piano politico che non su quello industriale e finanziario (i cosiddetti “razionali”). Il “razionale politico” si limita al perimetro della valutazione di quanto questa governance, questo Cda di destra destra, è stata in grado di “fare” o “non fare” per impadronirsi dell’Azienda più e meglio di quanto invece non gli riesce su altri piani (editoriale con gli ascolti in caduta libera, nonostante i mondiali). Qualcuno, segnatamente la Lega, tra i partiti di governo, ha più interesse degli altri a tenere fermo il gioco (e tenersi Marano presidente e Cecatto AD di Rai Way), specie se ad avvantaggiarsi di un’operazione del genere potrebbe essere un diretto concorrente politico, ovvero Mediaset, ovvero Forza Italia. Giorgetti, ci dice un esperto analista, ha tenuto banco a Rai ma, aggiungiamo noi, non a tutta la Rai ma solo a quella parte di essa che gli è vicina.

Il “giocattolo Rai Way” è una gallinella dalle uova d’oro e il più grosso tra questi avrebbe consentito la messa terra del famigerato Piano Industriale che necessita di soldi, tanti soldi: nella prima bozza vennero messi in preventivo circa 200 milioni. Sintesi: salta Rai Way e salta il Piano Industriale e “non ci resta che piangere” su come possa andare il Piano Immobiliare che fa acqua da tutte le parti prima ancora che vengano rese note le offerte (non vincolanti) tra un paio di settimane. Chiudere la “consiliatura” di Rossi&C con un bel “malloppo” del genere fa storcere il nasino a molti: “hic manebimus optime” pensano sottovoce a Via Asiago.

Torniamo a bomba: la Rai ci ha rimesso? Forse che si, forse che no, dipende. Ci ha rimesso dal punto di vista della razionalizzazione dei costi: ricordiamo sempre che RW genera utili in conseguenza dei 249 milioni l’anno che la Rai gli versa nelle casse e che, a sua volta, genera utili sostanziosi agli azionisti: soldi pubblici e interessi privati, laddove in questo caso sono rappresentati  da due soggetti famelici: i “fondi azionari” che spesso e volentieri hanno scritto al Governo per sollecitare l’operazione (ci crediamo bene: per loro tutta farina nel sacco) e il diretto concorrente Mediaset che da tempo sostiene il buon esito dell’operazione di fusione. Per la cronaca: Mediaset paga il corrispondente servizio a EiTowers la metà di quanto paga Rai: circa 120 milioni l’anno.

“Dove non c’è il guadagno, la remissione è certa” dicevano saggiamente i nonni. In questo caso il guadagno, in questi anni, lo hanno conseguito solo i privati che, senza spendere un soldo in investimenti, si sono sempre portati a casa la pagnotta insieme agli amministratori di Rai Way con i loro lautissimi compensi. Questo il nodo centrale di tutta la vicenda: il contratto di Servizio Tra Rai e Rai Way tramite il quale si regge tutta la baracca.

E ora, che succede? Rai potrebbe vendere il residuo 13% per mantenere la maggioranza oppure, ipotesi che di cui si avvertono segnali, attendere l’arrivo di un “salvatore della Patria” ovvero un intervento di CdP.  

Torniamo al punto di partenza: la vicenda Rai Way è parte di un disegno che prende forma giorno dopo giorno e la figura che emerge è disastrosa. Forse aveva ragione quel lettore che ci ha proposto la metafora del Titanic.

Ecco, infine, un altro tassello che emerge: Repubblica oggi titola “Rai, i consiglieri di opposizione pronti a lasciare la Vigilanza”. Era ora!!! Aggiungiamo e precisiamo noi: anzitutto le dimissioni della presidente Barbara Floridia e non da oggi avrebbe potuto e dovuto dare il buon esempio, specie dopo i due richiami di Mattarella. Insieme ai parlamentari o anche prima, tanto per aprire la strada, da tempo si dovevano dimettere i due consiglieri in quota M5S e AVS (non PD!). Chissà, forse anche a loro conviene “far passare ‘a nuttata”: il 2027 è dietro l’angolo.   

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martedì 30 giugno 2026

RAI Way fine dei giochi

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Al termine di un fidanzamento lungo e impossibile, Rien ne va plus! I giochi sono fatti! Alea jacta est! Iatevenne ‘a casa!!! Ieri, nel cuore della notte è arrivato il segnale forte e chiaro: l’accordo tra RaWay e EiTowers è saltato e questa volta, forse, per sempre ... anche se mai dire mai.

I dettagli del mancato accordo sono descritti e sintetizzati bene dal Sole 24 ore a firma Andrea Biondi e leggiamo il titolo: “Media, salta la fusione delle torri: nessun accordo EiTowers RaiWay”.

Come abbiamo scritto innumerevoli volte: questa operazione poggiava (ora declinata al passato, forse) su tre pilastri, ovvero i cosiddetti razionali”: finanziario, industriale e politico. Nel corso della trattativa sono stati, formalmente, i primi due ad essere al centro del confronto tra le parti ma sostanzialemente, ribadiamo quanto a noi noto, è stato lo scoglio del “razionale” politico a prevalere. Lo abbiamo scritto: il tema era la governance, le deleghe tra AD e Presidente e, sostanzialmente “chi” sarebbero i nomi ovvero in quale quota politica andrebbero ascritti. In buona sostanza, nessuno si fida più di nessuno (specie se ci riferisce ad alcuni nomi che girano di fonte Rai). Il “malloppo” è grosso e non si molla facilmente. Inoltre, sempre sul “razionale” politico” pesa e grava molto l’incertezza normativa: nessuno oggi, 1 luglio 2026, è in grado di scommettere un soldo bucato su quando, in che termini e se vedrà la luce in questa legislatura la riforma della Rai a seguito dell’EMFA. Come abbiamo pure scritto ieri, il 2027 è dietro l’angolo e le incognite sono tante e di assoluto rilievo.

Per ora registriamo la fine di una storia misteriosa durata oltre 10 anni, che entrerà tra le vicende oscure del Servizio Pubblico e delle persone che non hanno voluto o hanno ostacolato l’operazione. Per ora registriamo che Rai dovrà rivedere rapidamente i suoi conti e il suo Piano Industriale che contava molto su questa operazione (corca 200 mln). Tra poco ci sarà una informativa in Cda.

Rimanete sintonizzati, ci potrà essere un secondo lancio in giornata.

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Assalto al Colle: il 2027 dietro l'angolo e la Rai si prepara

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Salvini al Viminale e la Meloni al Quirinale mentre Draghi si interroga su “Competere o sparire”. Non abbiamo letto il suo volume ma già il titolo ci induce sospetto (conoscendo i suoi trascorsi) se si riferisce a se stesso e al suo futuro (sappiamo cosa è successo nella precedente occasione) oppure se “parla a nuora perché suocera intenda”. L’eccesso di calore, è noto, fa brutti scherzi. Tra visioni e fantasie talvolta si celano sintesi e possibilità, mentre il “tempo” scorre e corre velocemente già verso il prossimo anno.

Il 2027 sarà certamente un crocevia politico istituzionale di assoluto rilievo. C’è in ballo l’assetto democratico e costituzionale del Paese con una possibile nuova legge elettorale, ci sono le elezioni (forse pure anticipate ad aprile) e, non ultimo, si getteranno le fondamenta del nuovo assetto della Rai e del Servizio Pubblico. Ricordiamo, per inciso, che ad aprile del prossimo anno scade la Concessione e il suo rinnovo già si preannuncia come un campo di battaglia laddove potrebbero essere molti i soggetti interessati a concorrere. Ricordiamo, sempre per inciso, che la Concessione prevede la stipula di una Convenzione tra il Ministero competente (MiMit, ministro Urso) e la Rai. Ricordiamo, sempre per inciso, che a seguito della Concessione e della Convenzione, andrà ridefinito il Contratto di Servizio e che, salvo improbabile (a nostro avviso) riforma conseguente all’EMFA, si dovrà rinnovare l’attuale Cda Rai.

Nelle precedenti occasioni il dibattito intorno al rinnovo di tali impegni era iniziato almeno un anno prima e oggi invece siamo nel silenzio più totale interrotto solo da qualche balbettio sulla mancata riforma e l’EMFA disatteso. Su questo argomento torneremo presto.

Paliamo d’altro e torniamo ad un tema di grande interesse, specie in periodo “caldo”: il racconto del crimine in tv e i grandi misteri di cronaca, specialmente nera. Come ogni anno, si ripete la stessa liturgia ovvero “il giallo dell’estate” che ha due varianti: una è quella del “giallo in corso d’opera” dove Garlasco domina la scena e l’altra è del genere “misteri irrisolti” degli anni passati dove se pure c’è un colpevole ogni ragionevole dubbio confermato in Cassazione, rimane sempre qualche dubbio o mistero sulla colpevolezza o innocenza. In questi giorni il Corriere dedica due pagine ad un caso storico e ieri si è occupato di Cogne. Un caso che ha fatto scuola nello studio mediatico del “racconto” del crimine in tv e tant’è che il sottotitolo è suggestivo “Da vespa al Costanzo Show: in Tv il caso Franzoni fece il record di share e diventò un fenomeno collettivo” e leggiamo che Porta a Porta di Bruno Vespa gli dedicò 21 puntate con quella, clamorosa, quando venne liberata, che raggiunse il 45% di share.

Tutto questo per ribadire quanto da tempo scriviamo: il “racconto criminale” televisivamente paga, bene e subito. L’overdose di Garlasco non deve affatto stupire ed è nel DNA del Servizio Pubblico quanto lo è il varietà del sabato sera o nelle infinite repliche di Don Matteo, del Maresciallo Rocca, di Imma Tataranni o del sempiterno Montalbano. 

La domanda che poniamo è: quale deve essere il ruolo e la funzione del Servizio Pubblico nel sostenere, promuovere e diffondere questa “cultura” del racconto criminale? Se è vero, come verosimile supporre, che i temi “sicurezza” ed “efficienza della giustizia” saranno centrali nella prossima campagna elettorale, come e in che termini e con quale postura il Servizio Pubblico si presenterà a questo appuntamento?

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