(Purg. C.V)
Non ci poteva essere “figurina” peggiore e significativa per
chiudere in bruttezza il capitolo di Marzo del nostro immaginario Album sulla Civiltà
delle Immagini 2026: il ministro israeliano dell’estrema destra e fiancheggiatore
degli ultraortodossi Ben Gvir mentre festeggia con frizzi e lazzi l’introduzione
della pena di morte valida però solo per i palestinesi: se invece è un colono che
uccide a bruciapelo donne e bambini magari vince in premio in villino vista
mare a Gaza o un uliveto rubato in Cisgiordania. La spilletta con il nodo
scorsoio usato per impiccare portata al bavero della giacca di Gvir e dei suoi
scherani è la sintesi della barbarie a cui sono giunti, al pari degli altri e
forse più.
In verità meriterebbe un posticino anche la sbiadita
immagine dell’aereo di Sigonella nel 1985 circondato da Carabinieri e Marines
USA, oggi tornato alla cronaca “a nostra insaputa” perché solo casualmente un giornalista
del Corriere ha saputo che Crosetto ha negato l’atterraggio ad aerei americani
destinati a bombardare l’Iran.
Giriamo pagina e andiamo due passi indietro per andare uno avanti e anche in questo caso era tutto già scritto (da Bloggorai): da rileggere attentamente quanto abbiamo pubblicato lo scorso giovedì 19 marzo 2026 con il titolo “Oggi Rai Way: la madre e il padre di tutte le battaglie per il futuro del Servizio Pubblico” vedi bene https://bloggorai.blogspot.com/2026/03/oggi-rai-way-la-madre-e-il-padre-di.html . Abbiamo scritto “Per quanto abbiamo potuto sapere è molto possibile che si andrà verso un suo ulteriore rinnovo (scadenza prevista 30 marzo). Non ci sono presupposti concreti per fare altrimenti” e così è stato: ieri sera è stato comunicato ufficialmente che “Rai S.p.A., F2i Sgr S.p.A. e Mfe – MediaForEurope N.V. comunicano di aver sottoscritto in data odierna un accordo modificativo del Memorandum of Understanding del 19 dicembre 2024, come già prorogato il 26 settembre 2025. L’accordo prevede la proroga fino al 15 giugno 2026 dei termini previsti dal Memorandum, al fine di consentire il completamento delle attività previste e di proseguire il confronto tra le Parti”.
Altri tre mesi di sofferta
attesa verso il nulla, verso un vuoto che durante questi mesi precedenti non è
stato colmato su due punti derimenti: la governance ovvero chi comanda e per
fare cosa e in quale contesto normativo e tecnologico. Sul chi comanda, per quanto ne sappiamo, siamo in alto mare. Per quanto
abbiamo scritto e ribadiamo, la possibile conferma di Cecatto, attuale AD Rai
Way, viene interpretata come “un brodino allungato” e la data di scadenza a
fine giugno non è casuale. Quest’ultimo punto forse oggi è il più rilevante.
Oggi Il Sole, a firma Andrea Biondi, titola e scrive “Rai Way e Ei Tower, proroga
fino al 15 giungo. Le parti consapevoli che oltre il nuovo termine non si potrà
andare”.
Per molto tempo, quasi dieci anni, si è scritto e parlato di “polo delle torri” tra i principali operatori broadcasters. Oggi non è più così, almeno, non lo è del tutto. Oggi il tema è l’integrazione di sistemi diversi e complementari, robusti e affidabili: per l’operatore pubblico la sfida consiste nel poter utilizzare una infrastruttura strategica, ovvero un unico fornitore per broadcast e broadband, in grado di utilizzare sinergie tra torri di alta e bassa quota, stabilmente collegare in fibra e con una posizione rilevante sul mercato.
Ma, torniamo ad interrogativo già posto: la Rai ha una strategia tecnologica? Usciti di scena molti dei suoi protagonisti degli anni passati, oggi non si avvertono segni di vita. Per essere più precisi, la Rai ha una sua strategia verso la sua “quotata” Rai Way oppure viene considerata solo una “partita di giro” finanziaria dove a fronte di un ricco canone (oltre 235 mln) restituisce lauti dividendi agli azionisti? Esemplare la vicenda della storia della CDN tra quella utilizzata da Rai (Akamay) e quella di RaiWay che è tutta da scrivere e raccontare, come pure quella complementare dei Data Center. Ci scrive un autorevole lettore: “Data Center è un di cui della CDN che fornisce i servizi edge, ovvero ospita i server su cui sono distribuiti i programmi richiesti dagli utenti. Più gli edge sono distribuiti sul territorio meno sono gli utenti serviti da ciascuno di essi e più alta è la velocità per utente. La CDN proprietaria aveva senso 10 anni fa. Ora i data center ed i servizi associati crescono come i funghi in autunno e quindi tanta concorrenza e prezzi in calo continuo e costi in continua crescita per essere sempre al top tecnologico. La CDN è una commodity”. Su questa falsariga si pone il tema dell’Hyperscale di Pomezia tutto da inventare, nei tempi e nei costi, come ha dichiarato l’AD Rossi quando lo ha presentato nei giorni scorsi dove pure non ha fatto cenno a quali potrebbero essere i potenziali “clienti” e dove si intuisce che la vera sfida è tutta lì.
Un altro lettore ci ha ricordato ambiti analoghi:
gli Hyperscale in Lombardia dove solo quello di Amazon AWS a Rho Pero che andrà
in funzione entro il 2029 avrà un costo già definito di oltre 1,2 miliardi di
euro e dove verranno occupate circa 5000 persone. Per intenderci, per quanto abbiamo letto quello di Rai Way ha un costo previsto di circa 400 mln. Per la cronaca, Rai Way occupa
circa 600 persone di cui quasi la metà sono amministrativi. Vedi “Gli
hyperscaler trascinano il mercato. Le stime poggiano sugli annunci degli
hyperscaler del cloud, come Amazon Web Services, che a maggio 2025 ha
annunciato l’espansione dell’infrastruttura cloud in Italia con un investimento
da 1,2 mld di euro. Microsoft ha annunciato il raddoppio dell’investimento sui
data center, fino a 10 mld di euro, mentre tra i player italiani Eni ha firmato
una lettera di intenti con gli emiratini di Mgx e G42 (gli stessi che hanno
puntato sull’italiana Domyn, all’epoca iGenius) per costruire data center con
potenza fino a 1 Gw, con il primo esemplare previsto a Ferrera Erbognone, in
provincia di Pavia. Tra 2024 e 2025 sono arrivate aperture anche a Roma (come
Aruba e Medterra) ma i progetti più grandi sono sempre a Milano. Tra gli altri
vanno ricordati quelli di Data4 (progetto da un miliardo di euro) a Vittuone e
quello di Apto a Lacchiarella (investimento da 3,4 mld di euro)” (da https://www.fortuneita.com/2025/10/07/data-center-boom-tra-2025-e-2026-i-nodi-da-superare-e-la-sfida-di-andare-oltre-milano).
Però, ribadiamo una volta per
tutte, il problema non è Rai Way che arriva tardi (semmai l’Hyperscale di Pomezia
vedrà la luce) ma il suo azionista di maggioranza, ovvero Rai che non ha
visione strategica e, a sua volta, il problema è del suo azionista di
maggioranza ovvero il Governo di turno. Come al solito, “Il problema è
anzitutto politico” e, in questo momento, il “problema politico” sul front delle
TLC e l’Opa di Poste su Tim. Di questo si parlerà nei prossimi mesi e in questo
contesto si potrà leggere il futuro del “polo delle torri” e di Rai Way.
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