mercoledì 25 marzo 2026

lavori in corso

Questa sera dovrebbe, dovrebbe, essere prevista l'audizione dell'AD Rai, Gianpaolo Rossim in Vigilanza Rai.

Il dovrebbe è obbligatorio perché ci crederemo quando lo vedremo seduto tra gli scranni di San Macuto. Non si escludono sorprese o colpi di scena.

E, semmai fosse, sarà un'audizione surreale: la Commissione non può funzionare per uno dei suoi aspetti più rilevanti, ovvero la convalida della nomina del Presidente, eppure si metterà ad ascoltare e chiedere lumi alla persona incaricata di eseguire, mettere a terra, le indicazioni del Cda formalmente anomalo e, come pure abbiamo scritto, ai limiti della legittimità che però nessuno, compresi i i partiti di opposizione, hanno voglia di sollevare e indagare.   

Semmai fosse, sarà uno spettacolo da non perdere.

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ps: cmq, rimenete sintonizzati, oggi potremmo dare un aggiornamento sul tema Rai Way

martedì 24 marzo 2026

Referendum e TV: c'è un grande prato verdeeee .. dove nascono speranzeeeeee

 

By Bloggorai ©

23 marzo 2026, ore 14,58: il terrore corre sul filo … il risultato del referendum è una sorpresa anche se già dal mattino giravano molti “sondaggi” riservati che davano il No già vincente con oltre il 52%. 

A quell’ora, in quel momento, la scelta è stata ardua: seguire lo spoglio dal Tg1 o dal Tg7? Poche esitazioni: Mentana parte a “mitraglia” con ritmo e ospiti interessanti. Uno sguardo rapido su RaiUno e si capisce subito che non c’è partita. Rimaniamo su La 7. Il pomeriggio corre sul filo di un entusiasmo trattenuto, quasi incredulo. Comincia a circolare ‘sta storia degli italiani all’estero … e quanti mai saranno e poi so’ tutti “destri”??? No, tranquilli, sereni, pacati, sobri … anche loro hanno un’anima che batte democraticamente… dai che ce l’abbiamo fatta… Meloni … Nordio … tiè !!! piglia, incassa e porta a casa…

Sicché il pomeriggio continuava a proseguire un po’ convulso quasi a voler cercare continua conferma del risultato che via via era sempre più chiaro. Si … ad un certo punto, quando, alle 16.59 in punto Rai Uno (che aveva iniziato alle 14.50) ha passato la linea a Rai Due ce ne siamo convinti: il NO ha vinto e non ci sarà Bruno Vespa a condurre lo speciale. Rai Tre ha iniziato lo Speciale alle 14.50 ed ha ottenuto il 5,5% di share con circa 0,6 mln di telespettatori.

La serata può proseguire, le bottiglie di prosecco possono essere tirate fuori e già si può brindare con un aperitivo. E il pomeriggio storico di questo referendum televisivamente parlando è passato così:

A voi l’arduo compito di commentare e riflettere.

Bloggorai@gmail.com

FLASH !!!

 E' in arrivo un nuovo post di aggiornamento molto interessante !!! rimanete sintonizzati e non vi perdete comunque il Post di stamattina e quello di ieri !!!

RAI: e ora riforma o referendum???

By Bloggorai ©

"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti” (Lv 19,12; Nm 30,3; Dt 23,22). Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno". (Matteo, 5,33-37).

Il Popolo Italiano è stato chiarissimo e ha detto NO!!! E, tra il popolo, i più convinti e forti sostenitori sono stati esattamente quei “giovani” tagliati fuori del futuro del Paese. Sono quegli stessi “giovani” che hanno riempito le piazze dei mesi scorsi contro il genocidio di Gaza. Sono quegli stessi giovani che non guardano la Rai e che sono, giustamente preoccupati per il loro lavoro, la loro scuola, la loro futura casa e famiglia.

Dobbiamo pur ammettere che i referendum hanno un pregio incommensurabile: pongono quesiti complessi ai quali bisogna rispondere con una sola risposta: o SI o No! Non esiste una terza via, una terra di mezzo dove non c’è il “forse”, il quasi, il circa, il probabile dibattito, il confronto pacato e sereno o la terzietà che dir si voglia. O stai a destra o stai a sinistra, o stai da una parte o dall’altra, o stai sotto o stai sopra. Invece la politica italiana ci ha ormai abituati e anchilosati alle correnti, ai rivoletti, ai cespugli, alle frivole aggregazioni molecolari che pur contando quanto il due di coppe quando regna denari, vengono spacciate per rilevanti. Vedi i “sinistri per il Si” o i vari “centristi” o “moderati” della cosiddetta “area Dem” dove forse si annida quel 10% degli elettori PD che hanno votato Si. Per intenderci parliamo di quel che resta del “campo largo” che ora si ritrovano senza patria e senza bandiera. Un velo pietoso per i vari altri partitini aggregati che hanno votato decisamente con la Meloni o erano “liberi di scegliere”… sic!

Bene, ora andiamo avanti e, segnatamente, “avanti con la riforma Rai”!!! parliamo di quella riforma che avrebbe dovuto precedere le nomine dell’attuale Cda, quella di cui si parlava alla vigilia del 26 settembre 2024 quando i principi ispiratori dell’EMFA erano già noti ed applicabili. Già che ci siamo, vedi vedi che dopo non aver portato a casa nulla di significativo, il Governo Meloni ora volesse provare a chiudere la partita sulla riforma Rai prima del 2027 con il goffo tentativo di evitare il procedimento di inadempienza Europeo per la mancata applicazione dell’EMFA?

Già. E ora cosa potrà succedere dentro e intorno alla Rai dopo la sberla del referendum subita dai Telemeloniani di turno? Per la cronaca, pure da non dimenticare l’intervista al gelato di Mentana tale da far impallidire pure il solito genuflesso Vespa. Nota a margine, ieri il Post di Bloggorai è stato profetico sui giovani che non guardano la Rai e poi votano NO!!!

Vediamo con ordine: La Riforma Rai è ferma al palo, anzitutto quello della V Commissione Senato da dove deve provenire il parere obbligatorio sulla congruità economica. Il ministro Giorgetti lo ha detto chiaro e tondo, forte e chiaro: NO, quel testo oggi in discussione in VIII Commissione Senato è inaccettabile. Punto. Ricominciamo da capo. L’empasse è evidente e non ci sono segnali di fumo che possano indicare che qualcosa si possa muovere in tempi rapidi. Siamo ad aprile e, per quanto sappiamo e abbiamo potuto verificare, non ci sono audizioni e tento meno calendarizzazioni di dibattito. Non c’è nulla. E non sembra che si ci sia nessuno che voglia bussare alle porte o battere i pugni sul tavolo. Nonparliamo poi della Vigilanza: perché la Floridia non si dimette dopo che pure il suo appello a Mattarella che pure lo ha ricevuto e condiviso è poi rimasto inascoltato?

Lo “stato dell’arte” sul testo di riforma è alquanto complesso. Per quanto riguarda il metodo e i tempi tra i partiti maggioranza alcuni vorrebbero spingere per chiudere in fretta (Gasparri a suo tempo aveva ipotizzato di andare in Aula lo scorso dicembre…) mentre altri invece non sembrano avere alcuna fretta, anzi (vedi Lega). Tutto sommato, con gli occhi puntati al 2027 e a maggior ragione dopo la sberla del referendum, conviene al Governo Meloni cambiare questo “cavallo” seppure disastrato in vista delle prossime e decisive consultazioni politiche ancora più, se mai fosse, anticipate? Semmai, qualora fosse, la riforma dovesse andare in porto in tempi rapidi, la prima ed immediata conseguenza sarebbe l’azzeramento di questo Cda. Gli conviene a Meloni &C di rischiare di perdere i vari Rossi, Corsini, Alibrandi, Mellone, Vespa, Giorgino per non dire di un presidente Marano f.f. o pro tempore che dir si voglia? E se mai fosse, chissà, se l’onda lunga del referendum si proiettasse pure sulle politiche? Questo è altro ragionamento, e in questa ipotesi al Governo Meloni potrebbe convenire di accelerare i tempi di riforma della governance perché uno dei suoi capisaldi sarebbe la durata del nuovo Cda in 5 anni invece dei 3 attuali. Mantenere una zampa di controllo sul Servizio Pubblico per altri 5 anni sarebbe un bel colpo, con tutti gli “affari” che si dovranno chiudere prossimamente (vedi RaiWay).

Ma anche tra i partiti della maggioranza “grande è la confusione sotto il cielo”: se avessero voluto creare difficoltà a questo Governo e a questo Cda avevano ad hanno ancora una strada possibile e praticabile: dimissioni di di Majo e Natale! Magari battendo i pugni sul tavolo per tutto ciò che si poteva e doveva fare e non è stato fatto, ovvero quasi nulla. Poi sulla riforma c’è tutto il capitolo di merito, ovvero cosa prevede e cosa esclude dove sarà necessario riassumere la sciagurata strada percorsa dall’opposizione con i suoi “professori pensionati senza concorso” ed “esperti europei in servizio permanente effettivo” riuniti in gran segreto per partorire obbrobri e sciatterie. Ma di questo ne parleremo ancora.

Infine per singolare combinazione, proprio mentre si scatenava la bufera del referendum, si apriva una tempesta perfetta sul tema “telecomunicazioni” con l’OPA di Poste su Tim. Si apre uno scenario formidabile di prospettive che potrebbero anche interessare direttamente e indirettamente Rai e Rai Way, ci stiamo lavorando.

Per oggi chiudiamo con una bella notizia. Abbiamo trovato la figurina per l’album sulla Civiltà delle Immagini 2026 di marzo: Giorgia Meloni e il suo videomessaggio addolorato dopo la sua personale sconfitta al referendum. Quella faccetta nera, rabbuiata, triste e un po’ così, con il suo maglioncino girocollo colore crema Chantilly  rimarrà indelebile.

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lunedì 23 marzo 2026

RAI: Residenza Anziani Italiani

By Bloggorai ©

Buongiorno e buona settimana, care lettrici e cari lettori di Bloggorai. Mala tempora currunt. Cerchiamo di tenerci su, diamoci forza e coraggio. Per iniziare bene la prendiamo alla larga, ci giriamo intorno e riprendiamo dalla coda televisiva degli ultimi giorni.

Gli italiani … ahhh “les italiens”… brava gente. “Itagliani … mamma mia … spaghetti buoooni ... mandolino  … o sole mioooo … capppuccccinoooo”. Agli italiani si può dire di tutto: ex monarchici e berlusconiani, democristi e leghisti, leggermente progressisti quanto basta ma mai quanto necessario. Certamente gli si può dire che sono tra i popoli più longevi al mondo, con un’età compresa tra gli 83 e gli 84 anni, con una prevalenza delle donne (85,5) sui maschi (81,1) dove, al 1° gennaio 2025, gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione. Gli si può dire di tutto, compreso di essere tra i popoli con l’età media più alta in Europa: circa 48 anni con un trend in crescita costante che vuol dire, in soldoni, diventiamo sempre più “adulti”. Da tenere conto che nel 2002 l'età media era di circa 42 anni.

Questi i parametri sulla struttura demografica essenziali (al 1° gennaio, dati post censimento, fonte ISTAT):

2002 pop. res. 57 mln, 0-14 anni 8,1 mln, 15-64 anni 38,2 mln, 65+ anni 10,5 mln

2025 pop. res. 59 mln, 0-14 anni 7 mln, 15-64 anni 37 mln, 65+ anni 14,5 mln

Questo il panorama sociale che si presenta ai nostri occhi in questi giorni. In altri termini, l’Italia “non è un Paese per giovani” nemmeno in televisione.

In questi giorni, come sempre ed oggi più che prima, la Rai, ovvero il Servizio Pubblico, deve fare i conti con questi numeri.

Anzitutto come è composto il “suo” pubblico? Auditel ci fornisce i dati essenziali: su una popolazione media di circa 3,3 mln di telespettatori (AMR Total Audience) il 13% circa è compreso tra i 15 e i 44 anni, l’11% tra i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e infine il 55% over 65. Per Mediaset invece i numeri sono: il 21% compreso trai 15 e i 44 anni, il 16% tra i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e il 41% over 65.  

Sabato scorso è tornata in onda su Rai Uno Canzonissima. Vediamo qualche numero: ha raccolto il 22,5% di share con circa 2,6 mln di telespettatori contro i 3,3 della concorrenza Mediaset (ma la trasmissione Rai dura mezz’ora in più). La prima puntata della popolare trasmissione, tradizionalmente abbinata alla Lotteria Italia, è andata in onda nel lontano 1958 (nei due anni precedenti era solo alla radio) quando è probabile che molti lettori e lettrici di Bloggorai non erano ancora nati ed è durata fino al 1975. Nel corso di quegli anni la trasmissione ha cambiano nome e format diverse volte pur mantenendo la sua struttura. È rimasta nella storia della televisione l’edizione del 1970 condotta da Corrado e con Rafaela Carrà con la nota sigla del Tuca tuca ballato con Alberto Sordi. L’edizione 2026 riprende esattamente da quel punto, con il Tuca tuca. Presentata da Milly Carlucci (71 anni) la trasmissione inizia con Malika Aiane (42 anni) che propone la canzone Città vuota (del 1965) di Mina (oggi 85 anni). La giuria della gara ha una età media di 59 anni.  

Dalle prime battute, dalle prime immagini, si capiva subito l’antifona della “nuova” Canzonissima: povera di tutto dalla scenografia alla regia, dedicata interamente agli ospiti VIP di Villa Arzilla, quelli ancora svegli e in grado di resistere fino a tarda notte. Per la Rai l’obiettivo andava colto senza esitazioni o incertezze: attaccare lo zoccolo duro della nostalgia, del “bel canto” di una volta e serrare le fila dei suoi “arzilli” aficionados”, mentre Canale 5 gli opponeva l’evergreen “giovanile” di Amici con Maria De Filippi.

Della trasmissione oggi si legge sui quotidiani: “… si punta sulla nostalgia ... tra Carramba e Portobello” (Repubblica); “Varietà mortalmente prevedibile … una gita organizzata nella memoria collettiva…” (Corriere); “Passato Sanremo è andata in onda l’eterna sfida tra la vecchia cara tv tradizionale del primo canale e quella più scoppiettante di Canale 5…” (Il Giornale) e, infine, “La riesumazione di Canzonissima potrebbe anche essere derubricata a ennesimo caso di televisione nostalgia a uso del pubblico prevalentemente geriatrico di Rai Uno” (La Stampa).

Non c’è che dire: la Rai ha un grande futuro dietro le sue spalle.

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ps: grosso modo, anche le lettrici e i lettori di Bloggorai "hanno una certa ...". 

sabato 21 marzo 2026

la Rai contro iI Resto del Mondo

By Bloggorai ©

“Perché le nuvole piangono e fanno scendere l’acqua?” oppure “perché il fuoco brucia?” oppure ancora “perché l’erba cresce sempre?”. Domande innocenti, semplici, che potremmo aver posto noi stessi o che abbiamo sentito porre dai nostri bambini.

Per cercare di spiegare, per aiutare a comprendere siamo spesso indotti ad usare semplificazioni, sintesi estreme o metafore facilmente riconducibili agli interrogativi che si pongono.

Poniamo allora il caso, verosimile, che un tifoso o un semplice appassionato di giuochi collettivi (calcio, basket, pallavolo etc) voglia capire e analizzare dettagliatamente le cause, le radici profonde dei problemi che aggravano la sua squadra del cuore quando le cose vanno male ovvero non vince quasi mai nulla.

Le aree problematiche sono:

La “società” ovvero la proprietà (non vuole spendere, mira solo al profitto etc)

L’allenatore: è più o meno capace

I giocatori: alcuni bravi altri palesemente inadeguati

L’arbitro: sugli spalti viene volgarmente insultato come “cornuto”

Fattori imponderabili: il filo d’erba, il vento, il palo o la porta troppo stretta

Il Fattore C: ovvero Fortuna o, detto in altri temini, semplicemente “culo”.    

Ecco allora riproporsi un interrogativo periodico che riguarda la Rai, il Servizio Pubblico per come molti se lo pongono (Circolo Trattoristi Bassa Val Tiberina): perché le “cose” vanno male? Le “cose “che vanno male sono tante e cerchiamo si spiegarle con la metafora del gioco di cui sopra.

La prima “cosa” che va male è la “società” ovvero la “proprietà”. Oggi la Rai più mai è di “proprietà” del Governo che la esercita attraverso il ministro dell’economia, Giorgetti. La Rai poi è di proprietà del Governo che la esercita attraverso i suoi “uomini” (donne di destra in Rai sembra che ce ne siano poche e semmai ce ne sono, sono imboscate o sotto mentite spoglie ... ne conosciamo alcune ... ambiziose) che occupano i posti di “potere”: AD, presidente F.F. , direttore Tg1 e altri direttori vari. Un direttore viene dato “in quota” Pd ma, dicono che invece sia molto “vicino all’AD”…dicono.  In soldoni: questa “società”, questa “proprietà” della Rai è sbatacchiata da suo stesso interno: il primo nemico ce l’ha in casa ed è il suo ministro e il suo partito, la Lega, che non vede l’ora di tagliare il canone. Hanno tagliato 10 milioni e dopo tre mesi trascorsi in attesa “ … di conoscere l’esito degli approfondimenti avviati delle competenti strutture aziendali” come hanno scritto nei giorni scorsi i tre consiglieri siamo ancora in attesa: faranno sapere, c’è tempo.

Nota a margine: la riforma Rai è in alto mare e in alto mare rimarrà per molto tempo ancora. La possibile procedura di infrazione per l’EMFA inapplicato nessuno la invoca e nessuno si dimette per protesta. Manca quasi un anno al termine del mandato di questo Cda e chi ha voglia seriamente di rimetterlo in discussione proprio in vista dell’anno elettorale del 2027?????????

La seconda “cosa” è l’allenatore, in questo caso l’AD. La legge Renzi gli ha affidato pieno poteri e tutto deve essere ricondotto alle sue scelte. L’uomo solo al comando, il cosiddetto “filosofo di Colle Oppio” ha un suo capo staff. E ci fermiamo qui. Si dice che Rossi ha fatto la staffetta con il suo DG, Roberto Sergio, vecchia volpe DC e che contende spazio e potere con il suo “presidente” F.F. Antonio Marano, uno che la sa lunghissima e la sa raccontare molto bene, forse meglio di Rossi che, si dice, da tempo ma sembra una bufala (sembra) che sia pronto a mollare. Tutto porta a dire: ma chi è il vero allenatore tra i tre indicati?

La terza “cosa” sono i giocatori: vale quanto scritto prima. Operai, impiegati, quadri, dirigenti e giornalisti (una categoria trasversale a parte): alcuni molto bravi, altri molto incapaci. Sono troppi o sono troppo pochi per fare cosa? Nessuno vuole affrontare il problema. Si dice (e lo sappiamo con certezza) che l’Azienda non premia e non punisce: semplicemente ti ignora se non appartiene ad una categoria “protetta” che notoriamente è la “quota” politica di appartenenza”. O sei dentro o sei fuori. Succede pure che quelli bravi stanno in panchina e l’allenatore non li vuol far giocare. Siamo tutti in attesa delle sorti delle quattro puntate tagliate di Report di Petrolio dimenticato.   

La quarta “cosa” ovvero l’arbitro non c’è. La Vigilanza è offesa, impedita e ritardata nelle sue funzioni. La colpa è della maggioranza ma non solo. Poi ci sarebbero le Autorità di garanzia: per prima l’AgCom: spesso non viene nemmeno presa in considerazione e quando poi interviene succede che sia tardi. Poi ci sarebbe la Corte dei Conti: ogni anno prova a sollevare obiezioni al bilancio (spese inutili e inefficienze) ma nessuno gli da retta.  La Rai, di fatto, gioca senza regole: vedi l’EMFA ovvero la legge europea c’è ma nessuno se la fila.

La quinta “cosa” ovvero il “filo d’erba” è per sua natura sfuggevole al ragionamento eppure incide e non poco. Con chi te la prendi se questo Sanremo è andato male anche perché c’erano le Olimpiadi invernali?

Infine, il fattore C. La Rai è fortunata? Il destino è cupo e non gli sorride, le piattaforme incombono, i giovani non la guardano più ed emigrano mentre gli anziani invecchiano, i soldi mancano e la politica la ignora ... ed io no mi sento nemmeno tanto bene. Pure la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, preferisce andare da altre parti piuttosto che mettersi nelle mani amiche del suo amico Bruno Vespa. 
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