mercoledì 25 marzo 2026

lavori in corso

Questa sera dovrebbe, dovrebbe, essere prevista l'audizione dell'AD Rai, Gianpaolo Rossim in Vigilanza Rai.

Il dovrebbe è obbligatorio perché ci crederemo quando lo vedremo seduto tra gli scranni di San Macuto. Non si escludono sorprese o colpi di scena.

E, semmai fosse, sarà un'audizione surreale: la Commissione non può funzionare per uno dei suoi aspetti più rilevanti, ovvero la convalida della nomina del Presidente, eppure si metterà ad ascoltare e chiedere lumi alla persona incaricata di eseguire, mettere a terra, le indicazioni del Cda formalmente anomalo e, come pure abbiamo scritto, ai limiti della legittimità che però nessuno, compresi i i partiti di opposizione, hanno voglia di sollevare e indagare.   

Semmai fosse, sarà uno spettacolo da non perdere.

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ps: cmq, rimenete sintonizzati, oggi potremmo dare un aggiornamento sul tema Rai Way

martedì 24 marzo 2026

Referendum e TV: c'è un grande prato verdeeee .. dove nascono speranzeeeeee

 

By Bloggorai ©

23 marzo 2026, ore 14,58: il terrore corre sul filo … il risultato del referendum è una sorpresa anche se già dal mattino giravano molti “sondaggi” riservati che davano il No già vincente con oltre il 52%. 

A quell’ora, in quel momento, la scelta è stata ardua: seguire lo spoglio dal Tg1 o dal Tg7? Poche esitazioni: Mentana parte a “mitraglia” con ritmo e ospiti interessanti. Uno sguardo rapido su RaiUno e si capisce subito che non c’è partita. Rimaniamo su La 7. Il pomeriggio corre sul filo di un entusiasmo trattenuto, quasi incredulo. Comincia a circolare ‘sta storia degli italiani all’estero … e quanti mai saranno e poi so’ tutti “destri”??? No, tranquilli, sereni, pacati, sobri … anche loro hanno un’anima che batte democraticamente… dai che ce l’abbiamo fatta… Meloni … Nordio … tiè !!! piglia, incassa e porta a casa…

Sicché il pomeriggio continuava a proseguire un po’ convulso quasi a voler cercare continua conferma del risultato che via via era sempre più chiaro. Si … ad un certo punto, quando, alle 16.59 in punto Rai Uno (che aveva iniziato alle 14.50) ha passato la linea a Rai Due ce ne siamo convinti: il NO ha vinto e non ci sarà Bruno Vespa a condurre lo speciale. Rai Tre ha iniziato lo Speciale alle 14.50 ed ha ottenuto il 5,5% di share con circa 0,6 mln di telespettatori.

La serata può proseguire, le bottiglie di prosecco possono essere tirate fuori e già si può brindare con un aperitivo. E il pomeriggio storico di questo referendum televisivamente parlando è passato così:

A voi l’arduo compito di commentare e riflettere.

Bloggorai@gmail.com

FLASH !!!

 E' in arrivo un nuovo post di aggiornamento molto interessante !!! rimanete sintonizzati e non vi perdete comunque il Post di stamattina e quello di ieri !!!

RAI: e ora riforma o referendum???

By Bloggorai ©

"In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti” (Lv 19,12; Nm 30,3; Dt 23,22). Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “Sì, sì”, “No, no”; il di più viene dal Maligno". (Matteo, 5,33-37).

Il Popolo Italiano è stato chiarissimo e ha detto NO!!! E, tra il popolo, i più convinti e forti sostenitori sono stati esattamente quei “giovani” tagliati fuori del futuro del Paese. Sono quegli stessi “giovani” che hanno riempito le piazze dei mesi scorsi contro il genocidio di Gaza. Sono quegli stessi giovani che non guardano la Rai e che sono, giustamente preoccupati per il loro lavoro, la loro scuola, la loro futura casa e famiglia.

Dobbiamo pur ammettere che i referendum hanno un pregio incommensurabile: pongono quesiti complessi ai quali bisogna rispondere con una sola risposta: o SI o No! Non esiste una terza via, una terra di mezzo dove non c’è il “forse”, il quasi, il circa, il probabile dibattito, il confronto pacato e sereno o la terzietà che dir si voglia. O stai a destra o stai a sinistra, o stai da una parte o dall’altra, o stai sotto o stai sopra. Invece la politica italiana ci ha ormai abituati e anchilosati alle correnti, ai rivoletti, ai cespugli, alle frivole aggregazioni molecolari che pur contando quanto il due di coppe quando regna denari, vengono spacciate per rilevanti. Vedi i “sinistri per il Si” o i vari “centristi” o “moderati” della cosiddetta “area Dem” dove forse si annida quel 10% degli elettori PD che hanno votato Si. Per intenderci parliamo di quel che resta del “campo largo” che ora si ritrovano senza patria e senza bandiera. Un velo pietoso per i vari altri partitini aggregati che hanno votato decisamente con la Meloni o erano “liberi di scegliere”… sic!

Bene, ora andiamo avanti e, segnatamente, “avanti con la riforma Rai”!!! parliamo di quella riforma che avrebbe dovuto precedere le nomine dell’attuale Cda, quella di cui si parlava alla vigilia del 26 settembre 2024 quando i principi ispiratori dell’EMFA erano già noti ed applicabili. Già che ci siamo, vedi vedi che dopo non aver portato a casa nulla di significativo, il Governo Meloni ora volesse provare a chiudere la partita sulla riforma Rai prima del 2027 con il goffo tentativo di evitare il procedimento di inadempienza Europeo per la mancata applicazione dell’EMFA?

Già. E ora cosa potrà succedere dentro e intorno alla Rai dopo la sberla del referendum subita dai Telemeloniani di turno? Per la cronaca, pure da non dimenticare l’intervista al gelato di Mentana tale da far impallidire pure il solito genuflesso Vespa. Nota a margine, ieri il Post di Bloggorai è stato profetico sui giovani che non guardano la Rai e poi votano NO!!!

Vediamo con ordine: La Riforma Rai è ferma al palo, anzitutto quello della V Commissione Senato da dove deve provenire il parere obbligatorio sulla congruità economica. Il ministro Giorgetti lo ha detto chiaro e tondo, forte e chiaro: NO, quel testo oggi in discussione in VIII Commissione Senato è inaccettabile. Punto. Ricominciamo da capo. L’empasse è evidente e non ci sono segnali di fumo che possano indicare che qualcosa si possa muovere in tempi rapidi. Siamo ad aprile e, per quanto sappiamo e abbiamo potuto verificare, non ci sono audizioni e tento meno calendarizzazioni di dibattito. Non c’è nulla. E non sembra che si ci sia nessuno che voglia bussare alle porte o battere i pugni sul tavolo. Nonparliamo poi della Vigilanza: perché la Floridia non si dimette dopo che pure il suo appello a Mattarella che pure lo ha ricevuto e condiviso è poi rimasto inascoltato?

Lo “stato dell’arte” sul testo di riforma è alquanto complesso. Per quanto riguarda il metodo e i tempi tra i partiti maggioranza alcuni vorrebbero spingere per chiudere in fretta (Gasparri a suo tempo aveva ipotizzato di andare in Aula lo scorso dicembre…) mentre altri invece non sembrano avere alcuna fretta, anzi (vedi Lega). Tutto sommato, con gli occhi puntati al 2027 e a maggior ragione dopo la sberla del referendum, conviene al Governo Meloni cambiare questo “cavallo” seppure disastrato in vista delle prossime e decisive consultazioni politiche ancora più, se mai fosse, anticipate? Semmai, qualora fosse, la riforma dovesse andare in porto in tempi rapidi, la prima ed immediata conseguenza sarebbe l’azzeramento di questo Cda. Gli conviene a Meloni &C di rischiare di perdere i vari Rossi, Corsini, Alibrandi, Mellone, Vespa, Giorgino per non dire di un presidente Marano f.f. o pro tempore che dir si voglia? E se mai fosse, chissà, se l’onda lunga del referendum si proiettasse pure sulle politiche? Questo è altro ragionamento, e in questa ipotesi al Governo Meloni potrebbe convenire di accelerare i tempi di riforma della governance perché uno dei suoi capisaldi sarebbe la durata del nuovo Cda in 5 anni invece dei 3 attuali. Mantenere una zampa di controllo sul Servizio Pubblico per altri 5 anni sarebbe un bel colpo, con tutti gli “affari” che si dovranno chiudere prossimamente (vedi RaiWay).

Ma anche tra i partiti della maggioranza “grande è la confusione sotto il cielo”: se avessero voluto creare difficoltà a questo Governo e a questo Cda avevano ad hanno ancora una strada possibile e praticabile: dimissioni di di Majo e Natale! Magari battendo i pugni sul tavolo per tutto ciò che si poteva e doveva fare e non è stato fatto, ovvero quasi nulla. Poi sulla riforma c’è tutto il capitolo di merito, ovvero cosa prevede e cosa esclude dove sarà necessario riassumere la sciagurata strada percorsa dall’opposizione con i suoi “professori pensionati senza concorso” ed “esperti europei in servizio permanente effettivo” riuniti in gran segreto per partorire obbrobri e sciatterie. Ma di questo ne parleremo ancora.

Infine per singolare combinazione, proprio mentre si scatenava la bufera del referendum, si apriva una tempesta perfetta sul tema “telecomunicazioni” con l’OPA di Poste su Tim. Si apre uno scenario formidabile di prospettive che potrebbero anche interessare direttamente e indirettamente Rai e Rai Way, ci stiamo lavorando.

Per oggi chiudiamo con una bella notizia. Abbiamo trovato la figurina per l’album sulla Civiltà delle Immagini 2026 di marzo: Giorgia Meloni e il suo videomessaggio addolorato dopo la sua personale sconfitta al referendum. Quella faccetta nera, rabbuiata, triste e un po’ così, con il suo maglioncino girocollo colore crema Chantilly  rimarrà indelebile.

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lunedì 23 marzo 2026

RAI: Residenza Anziani Italiani

By Bloggorai ©

Buongiorno e buona settimana, care lettrici e cari lettori di Bloggorai. Mala tempora currunt. Cerchiamo di tenerci su, diamoci forza e coraggio. Per iniziare bene la prendiamo alla larga, ci giriamo intorno e riprendiamo dalla coda televisiva degli ultimi giorni.

Gli italiani … ahhh “les italiens”… brava gente. “Itagliani … mamma mia … spaghetti buoooni ... mandolino  … o sole mioooo … capppuccccinoooo”. Agli italiani si può dire di tutto: ex monarchici e berlusconiani, democristi e leghisti, leggermente progressisti quanto basta ma mai quanto necessario. Certamente gli si può dire che sono tra i popoli più longevi al mondo, con un’età compresa tra gli 83 e gli 84 anni, con una prevalenza delle donne (85,5) sui maschi (81,1) dove, al 1° gennaio 2025, gli over 65 rappresentano il 24,7% della popolazione. Gli si può dire di tutto, compreso di essere tra i popoli con l’età media più alta in Europa: circa 48 anni con un trend in crescita costante che vuol dire, in soldoni, diventiamo sempre più “adulti”. Da tenere conto che nel 2002 l'età media era di circa 42 anni.

Questi i parametri sulla struttura demografica essenziali (al 1° gennaio, dati post censimento, fonte ISTAT):

2002 pop. res. 57 mln, 0-14 anni 8,1 mln, 15-64 anni 38,2 mln, 65+ anni 10,5 mln

2025 pop. res. 59 mln, 0-14 anni 7 mln, 15-64 anni 37 mln, 65+ anni 14,5 mln

Questo il panorama sociale che si presenta ai nostri occhi in questi giorni. In altri termini, l’Italia “non è un Paese per giovani” nemmeno in televisione.

In questi giorni, come sempre ed oggi più che prima, la Rai, ovvero il Servizio Pubblico, deve fare i conti con questi numeri.

Anzitutto come è composto il “suo” pubblico? Auditel ci fornisce i dati essenziali: su una popolazione media di circa 3,3 mln di telespettatori (AMR Total Audience) il 13% circa è compreso tra i 15 e i 44 anni, l’11% tra i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e infine il 55% over 65. Per Mediaset invece i numeri sono: il 21% compreso trai 15 e i 44 anni, il 16% tra i 45 e i 54 anni, il 19% tra i 55 e i 64 anni e il 41% over 65.  

Sabato scorso è tornata in onda su Rai Uno Canzonissima. Vediamo qualche numero: ha raccolto il 22,5% di share con circa 2,6 mln di telespettatori contro i 3,3 della concorrenza Mediaset (ma la trasmissione Rai dura mezz’ora in più). La prima puntata della popolare trasmissione, tradizionalmente abbinata alla Lotteria Italia, è andata in onda nel lontano 1958 (nei due anni precedenti era solo alla radio) quando è probabile che molti lettori e lettrici di Bloggorai non erano ancora nati ed è durata fino al 1975. Nel corso di quegli anni la trasmissione ha cambiano nome e format diverse volte pur mantenendo la sua struttura. È rimasta nella storia della televisione l’edizione del 1970 condotta da Corrado e con Rafaela Carrà con la nota sigla del Tuca tuca ballato con Alberto Sordi. L’edizione 2026 riprende esattamente da quel punto, con il Tuca tuca. Presentata da Milly Carlucci (71 anni) la trasmissione inizia con Malika Aiane (42 anni) che propone la canzone Città vuota (del 1965) di Mina (oggi 85 anni). La giuria della gara ha una età media di 59 anni.  

Dalle prime battute, dalle prime immagini, si capiva subito l’antifona della “nuova” Canzonissima: povera di tutto dalla scenografia alla regia, dedicata interamente agli ospiti VIP di Villa Arzilla, quelli ancora svegli e in grado di resistere fino a tarda notte. Per la Rai l’obiettivo andava colto senza esitazioni o incertezze: attaccare lo zoccolo duro della nostalgia, del “bel canto” di una volta e serrare le fila dei suoi “arzilli” aficionados”, mentre Canale 5 gli opponeva l’evergreen “giovanile” di Amici con Maria De Filippi.

Della trasmissione oggi si legge sui quotidiani: “… si punta sulla nostalgia ... tra Carramba e Portobello” (Repubblica); “Varietà mortalmente prevedibile … una gita organizzata nella memoria collettiva…” (Corriere); “Passato Sanremo è andata in onda l’eterna sfida tra la vecchia cara tv tradizionale del primo canale e quella più scoppiettante di Canale 5…” (Il Giornale) e, infine, “La riesumazione di Canzonissima potrebbe anche essere derubricata a ennesimo caso di televisione nostalgia a uso del pubblico prevalentemente geriatrico di Rai Uno” (La Stampa).

Non c’è che dire: la Rai ha un grande futuro dietro le sue spalle.

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ps: grosso modo, anche le lettrici e i lettori di Bloggorai "hanno una certa ...". 

sabato 21 marzo 2026

la Rai contro iI Resto del Mondo

By Bloggorai ©

“Perché le nuvole piangono e fanno scendere l’acqua?” oppure “perché il fuoco brucia?” oppure ancora “perché l’erba cresce sempre?”. Domande innocenti, semplici, che potremmo aver posto noi stessi o che abbiamo sentito porre dai nostri bambini.

Per cercare di spiegare, per aiutare a comprendere siamo spesso indotti ad usare semplificazioni, sintesi estreme o metafore facilmente riconducibili agli interrogativi che si pongono.

Poniamo allora il caso, verosimile, che un tifoso o un semplice appassionato di giuochi collettivi (calcio, basket, pallavolo etc) voglia capire e analizzare dettagliatamente le cause, le radici profonde dei problemi che aggravano la sua squadra del cuore quando le cose vanno male ovvero non vince quasi mai nulla.

Le aree problematiche sono:

La “società” ovvero la proprietà (non vuole spendere, mira solo al profitto etc)

L’allenatore: è più o meno capace

I giocatori: alcuni bravi altri palesemente inadeguati

L’arbitro: sugli spalti viene volgarmente insultato come “cornuto”

Fattori imponderabili: il filo d’erba, il vento, il palo o la porta troppo stretta

Il Fattore C: ovvero Fortuna o, detto in altri temini, semplicemente “culo”.    

Ecco allora riproporsi un interrogativo periodico che riguarda la Rai, il Servizio Pubblico per come molti se lo pongono (Circolo Trattoristi Bassa Val Tiberina): perché le “cose” vanno male? Le “cose “che vanno male sono tante e cerchiamo si spiegarle con la metafora del gioco di cui sopra.

La prima “cosa” che va male è la “società” ovvero la “proprietà”. Oggi la Rai più mai è di “proprietà” del Governo che la esercita attraverso il ministro dell’economia, Giorgetti. La Rai poi è di proprietà del Governo che la esercita attraverso i suoi “uomini” (donne di destra in Rai sembra che ce ne siano poche e semmai ce ne sono, sono imboscate o sotto mentite spoglie ... ne conosciamo alcune ... ambiziose) che occupano i posti di “potere”: AD, presidente F.F. , direttore Tg1 e altri direttori vari. Un direttore viene dato “in quota” Pd ma, dicono che invece sia molto “vicino all’AD”…dicono.  In soldoni: questa “società”, questa “proprietà” della Rai è sbatacchiata da suo stesso interno: il primo nemico ce l’ha in casa ed è il suo ministro e il suo partito, la Lega, che non vede l’ora di tagliare il canone. Hanno tagliato 10 milioni e dopo tre mesi trascorsi in attesa “ … di conoscere l’esito degli approfondimenti avviati delle competenti strutture aziendali” come hanno scritto nei giorni scorsi i tre consiglieri siamo ancora in attesa: faranno sapere, c’è tempo.

Nota a margine: la riforma Rai è in alto mare e in alto mare rimarrà per molto tempo ancora. La possibile procedura di infrazione per l’EMFA inapplicato nessuno la invoca e nessuno si dimette per protesta. Manca quasi un anno al termine del mandato di questo Cda e chi ha voglia seriamente di rimetterlo in discussione proprio in vista dell’anno elettorale del 2027?????????

La seconda “cosa” è l’allenatore, in questo caso l’AD. La legge Renzi gli ha affidato pieno poteri e tutto deve essere ricondotto alle sue scelte. L’uomo solo al comando, il cosiddetto “filosofo di Colle Oppio” ha un suo capo staff. E ci fermiamo qui. Si dice che Rossi ha fatto la staffetta con il suo DG, Roberto Sergio, vecchia volpe DC e che contende spazio e potere con il suo “presidente” F.F. Antonio Marano, uno che la sa lunghissima e la sa raccontare molto bene, forse meglio di Rossi che, si dice, da tempo ma sembra una bufala (sembra) che sia pronto a mollare. Tutto porta a dire: ma chi è il vero allenatore tra i tre indicati?

La terza “cosa” sono i giocatori: vale quanto scritto prima. Operai, impiegati, quadri, dirigenti e giornalisti (una categoria trasversale a parte): alcuni molto bravi, altri molto incapaci. Sono troppi o sono troppo pochi per fare cosa? Nessuno vuole affrontare il problema. Si dice (e lo sappiamo con certezza) che l’Azienda non premia e non punisce: semplicemente ti ignora se non appartiene ad una categoria “protetta” che notoriamente è la “quota” politica di appartenenza”. O sei dentro o sei fuori. Succede pure che quelli bravi stanno in panchina e l’allenatore non li vuol far giocare. Siamo tutti in attesa delle sorti delle quattro puntate tagliate di Report di Petrolio dimenticato.   

La quarta “cosa” ovvero l’arbitro non c’è. La Vigilanza è offesa, impedita e ritardata nelle sue funzioni. La colpa è della maggioranza ma non solo. Poi ci sarebbero le Autorità di garanzia: per prima l’AgCom: spesso non viene nemmeno presa in considerazione e quando poi interviene succede che sia tardi. Poi ci sarebbe la Corte dei Conti: ogni anno prova a sollevare obiezioni al bilancio (spese inutili e inefficienze) ma nessuno gli da retta.  La Rai, di fatto, gioca senza regole: vedi l’EMFA ovvero la legge europea c’è ma nessuno se la fila.

La quinta “cosa” ovvero il “filo d’erba” è per sua natura sfuggevole al ragionamento eppure incide e non poco. Con chi te la prendi se questo Sanremo è andato male anche perché c’erano le Olimpiadi invernali?

Infine, il fattore C. La Rai è fortunata? Il destino è cupo e non gli sorride, le piattaforme incombono, i giovani non la guardano più ed emigrano mentre gli anziani invecchiano, i soldi mancano e la politica la ignora ... ed io no mi sento nemmeno tanto bene. Pure la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, preferisce andare da altre parti piuttosto che mettersi nelle mani amiche del suo amico Bruno Vespa. 
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Lavoro in corso

 Post in arrivo....portate pazienza 

giovedì 19 marzo 2026

Oggi Rai Way: la madre e il padre di tutte le battaglie per il futuro del Servizio Pubblico

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto ciò che scriviamo.

Oggi è  previsto il Cda Rai con all’ordine del giorno un pasticciaccio brutto brutto: Rai Way. È credibile sostenere che il dossier fusione/cessione con Ei Towers (Mediaset) si possa ritenere la madre e il padre di tutte le battaglie il cui esito può segnare profondamente il futuro del Servizio Pubblico radiotelevisivo in uno dei sui pilastri fondamentali: le tecnologie di produzione e diffusione. Non è pensabile in alcun modo supporre o ipotizzare nulla che possa somigliare ad una Digital Media Company se almeno non si capisce se e quanto questa debba essere di “Servizio Pubblico” o meno. Sono più di dieci anni che l’affare del “polo delle torri” si trascina senza intravvedere una possibile soluzione. Oggi il consiglio dell’ex Viale Mazzini dovrà decidere se prolungare il MoU (Memorandum of Understantment) già sottoscritto e rinnovato con Ei Towers. Per quanto abbiamo potuto sapere è molto possibile che si andrà verso un suo ulteriore rinnovo (scadenza prevista 30 marzo). Non ci sono presupposti concreti per fare altrimenti.

I punti fermi sono:

Non ci potrà essere accordo se prima non viene messa a terra la riforma Rai (ed è molto lontana). Ma, se mai andasse in porto rapidamente, che ne sarebbe di questo Cda Rai?

Non ci potrà essere accorso se prima non verrà chiarito il futuro del rinnovo della Concessione del 2027 in relazione alla messa a terra dell’EMFA.

Non ci potrà essere accordo se non si definisce il futuro strategico della società quotata del Servizio Pubblico: la sua missione, il suo ruolo e il suo ambito di collocamento nella sfera pubblica o privata.

Non ci potrà essere accordo se prima non si chiarisce o risolve il problema dell’affitto che Rai paga a Rai Way per oltre 210 mln anno, ovvero il “core business” prevalente della quotata.

Non ci potrà essere accordo se non si definisce compiutamente la governance della futura società: chi comanderà?

Non ci potrà essere accordo se prima, all’interno di Rai, non si definiscono le candidature per il prossimo Cda di Rai Way che si dovrà rinnovare il prossimo 28 aprile. Gli “appetiti” di chi già c’è, di chi sta per uscire e non vorrebbe mollare, di chi vorrebbe tornare e di chi vorrebbe entrare sono molto forti (già solo per il compenso per oltre 530 mila euro). Gira voce che si potrà o si dovrà "guardare fuori". Ma sono ancora più forti le tensioni tra i partiti per le loro “quote” di potere sempre in contrattazione. La Lega non vorrebbe mollare l’osso (e Giorgetti ha forte voce in capitolo). E, forse, abbiamo vagamente intuito, in questa partita potrebbe o vorrebbero farne parte anche altri oltre ai partiti di Governo. Non ultimo: ci sono in gioco altre partite molto ricche: Rai Cinema e Rai Ficion: bocconcini molto appetitosi.  

Non ci potrà essere accordo, infine, se si prosegue a propalare “bufale” come l’apertura di un prossimo Hyperscale a Pomezia del quale lo stesso AD Rai, Giampaolo Rossi, sostiene che “I tempi e i costi del progetto sono in evoluzione, strettamente legati alla quantità di investimenti che stiamo proponendo di fare” (ANSA del 17/3) ovvero, tradotto in soldoni, al momento aria fritta, solo dichiarazione di intenti senza alcun fondamento concreto peraltro alla vigilia possibile seppure improbabile di una operazione di fusione/cessione: sarebbe più ragionevole attendere gli sviluppi e poi lasciare alla nuova società l’onere di imbarcarsi in questo nuovo investimento.

Bloggorai lo sa e lo ha riverificato: Ei Tower non vede l’ora di chiudere il deal: sono dieci anni che ci prova e, oggi più che nel passato, ne ha assoluta necessità. Per il “progetto” di Pomezia si parla di un investimento di 400 milioni: chi li tira fuori? Rai? Quando poi potrebbe essere operativo? Forse, tra due anni? Chi potrebbero essere gli altri soggetti/operatori interessati che poi dovranno sostenere i costosi oneri di gestione e manutenzione? La domanda centrale è: a chi potrebbero essere venduti “i servizi”? Poi si dice: “fondamentale in termini di sovranità tecnologica”??? ma come è possibile? Nel 2024 gli Hyperscale operativi in Italia sono 3 (Amazon Web Services (AWS), Microsoft Azure e Google Cloud Platform) e i Data Center censiti 168 (vedi questo Report molto dettagliato:  https://www.ingenio-web.it/articoli/data-center-in-italia-crescita-consumi-energetici-e-nuove-regole-tra-europa-stato-e-regioni/ ). Come è possibile sostenere che questo progetto possa, oggi, essere definito una pietra miliare della “sovranità nazionale” quando l’operazione è semplicemente 1+ degli altri già esistenti?

Vedremo … vedremo …

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mercoledì 18 marzo 2026

La Civiltà delle Immagini 2026 - n.23: la guerra per conto del loro "dio" (minuscolo)

By Bloggorai ©

Questa notte il tormento, il primo cruccio esistenziale è stato: quale “figurina” merita di essere incollata nell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 - marzo? I temi prevalenti sono due: la guerra falsa e bugiarda degli USA ispirata da Israele contro l’Iran e il prossimo referendum sulla giustizia ispirato e voluto dalla Meloni e dai suoi alleati. Sul primo cruccio la notizia è "Non posso in buona coscienza sostenere la guerra in Iran. L'Iran non rappresentava una minaccia imminente per il nostro Paese ed è chiaro che questa guerra è stata iniziata per la pressione di Israele e della sua potente lobby americana"... Joe Kent dixit.

Il secondo cruccio, forse più drammatico, è stato invece sapere che ne sarà dell’eredità di Raffaela Carrà ora che è stato “scoperto” il suo figlio adottivo?  Per i biografi di Bloggorai: anche il sottoscritto, in tenera età ha avuto un tentativo di adozione da parte di una ricchissima famiglia di armatori genovesi. Chissà perché non è andata in porto. Un giorno qualcuno lo scoprirà. Per la cronaca: la notizia della Carrà è sparita dalle prime pagine e gli italiani, il Paese intero è tenuto all’oscuro della vicenda. È grave: saremo costretti a leggere e sapere solo di Garlasco e di referendum ... che papere!!!

La guerra, come drammaticamente noto, propone le “solite” immagini di morte, devastazione e distruzione. Nei giorni scorsi ne abbiamo conservata una con la coda di un missile conficcato nel terreno contornato da pecore al pascolo, giusto per ricordare che dietro tanta IA, bombe laser e droni, ci sono sempre e solo persone, esseri umani, come le 175 bambine di Minab, colpite e uccise da una bomba americana “per errore di puntamento”. Allora ecco che ci si è posta una domanda: chi “ispira” queste azioni, quale disegno mentale, oltre che di interesse economico geopolitico, rende queste azioni possibili e concrete? Forse una “ispirazione divina”? Loro credono in un "dio" particolare? Vediamo:




Queste sono immagini di “pastori” che pregano e benedicono Trump e i suoi deliri, forse una fonte delle sue ispirazioni belliche e, a loro dire per come le citano, bibliche.

Questa invece la vignetta del noto Giannelli sul Corriere dello scorso 15 marzo. Il riferimento è agli “Yesmen of America”. Ma, a nostro giudizio, manca qualcosa/qualcuno o qualcosa è posto in modo errato ... cosa? Provate ad indovinare.

Per quanto riguarda invece una “figurina” sul referendum siamo in alto mare: le sole che ci appaiono significative sono quelle della Meloni che appare e scompare come Maga Magò una volta con un suo video autoprodotto da diffondere via social, un’altra volta sugli schermi di Radio RTL, un’altra volta ancora con un monologo su Rete 4 e infine nei giorni scorsi con Fedez su un certo “Pulp Broadcast” (ignoriamo beatamente di cosa si tratta). Osserviamo che se ne guarda bene da andare sugli schermi del Servizio Pubblico dove, almeno per decenza formale, dovrebbe avere una specie di contraddittorio. Ora non si capisce se non va sugli schermi Rai perché la considera anche lei “irrilevante” o ininfluente oppure perché ritiene che sia ancora in mano al “nemico” nonostante i suoi uomini e donne piazzati in bella posta.

Proviamo a supporre che sia buona la prima ipotesi che gli viene supportata dai numeri impietosi che ormai non fanno quasi più notizia: la Rai è sotto Mediaset in modo costante. Ieri lo Studio Frasi ha reso noti i dati (elaborati su Auditel) dello scorso anno e questo il quadretto che ne esce:


Dunque, oramai Rai è “sotto” da tempo, da alcuni anni a questa parte la tendenza è costante: diminuisce la platea complessiva ma per Rai diminuisce ancora di più mentre invecchiano progressivamente i suoi telespettatori ai quali si continua a dare in pasto (notturno) le rimasuglie della cantina dell’ex Teatro delle Vittorie (vedi il prossimo Canzonissima).   

Domani è previso un Cda Rai dove ci potrebbero essere nomine.  Ci sono due temi sottesi: anzitutto chi si dovrà nominare dove per fare cosa e poi un tema, ripetiamo, di assoluto e primario rilievo strategico: il prossimo futuro di Rai Way. Oggi alcuni giornali strombazzano la notizia di un nuovo Data Center che si aprirà (tra due anni) nei pressi di Roma. Per farne cosa e con quali clienti non è dato sapere. La notizia più importane però è tenuta accuratamente nascosta. Chi sarà il successore dell’attuale AD Cecatto quando il prossimo 28 aprile ci sarà il Cda di Rai Way che dovrà decidere la nuova governance? Saranno le “cose” (ovvero la politica) che faranno le persone o saranno le persone che poi “faranno le cose” ovvero la fusione/cessione con Ei Towers? Per quanto ne sappiamo ed abbiamo avuto conferma da Mediaset scalpitano, sono da tempi prontissimi a dare il via all’operazione. Non è lo stesso all’ex Viale Mazzini: brancolano nel buio tra nomi e candidature antagoniste e contrapposte, la guerra per bande infuria, da anni e non si vedono, per ora, segnali di pace.  Si, però … ma …  tra i nomi che girano ci sono due fanciulle, una delle quali era nota per la sua appartenenza all’area PD, mentre l’altra godrebbe di un forte “supporto” politico di area FdI che vorrebbe entrare nella partita dell’operazione RaiWay con una persona di sua fiducia. La ragazza è ambiziosa. La partita è complicata assai.

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martedì 17 marzo 2026

Segreti, crimini, sesso e bugie in famiglia e in TV: i nuovi mostri

By Bloggorai ©

Bloggorai soffre, da tanti anni, di disturbi del sonno. Succede, spesso, di svegliarsi nel cuore della notte, solitamente intorno alle 3. In quei momenti, dopo varie giravolte nel letto come un serpente, o mi alzo e vedo la Tv o mi metto la cuffia e ascolto la radio. Oppure, rimango immobile e mi arrovello il cervello con qualche dubbio esistenziale. La notte appena conclusa è stata micidiale: un incubo mi si parava dinnanzi. Quanti figli segreti, illegittimi, adottati o sconosciuti ci sono nel mondo o tra i miei amici o tra le lettrici e i lettori di Bloggorai? Quanti segreti inconfessabili si celano dietro e dentro le famiglie, siano pure composte da una sola persona? Fino a ieri sera si pensava che solo Maradona, Einstein, Mitterand, Franco Califano o Steven Spielberg avessero segreti di famiglia nell’armadio. E invece no!!!

E invece, con un sobbalzo, ieri sera, alle 19.56 abbiamo scoperto dai titoli del Tg1 che pure Raffaella Carrà aveva un figlio adottivo di cui non sapeva nulla nessuno. Ma porcaccia la miseria, con tutti i giornalisti investigativi che ci sono in giro, in Rai, con tutte le trasmissioni di approfondimento giornalistico, nessuno si è preso mai la briga di indagare e farci sapere qualcosa sulla vita privata di Raffa nazionale? Doppio porcaccia la miseria, ci stanno trapanando tutto il trapanabile con Garlasco e nessuno ha avuto mai il dubbio che invece c’era una notizia del genere sottotraccia? Triplo porcaccia la miseria : il Tg7 di Mentana, il mio preferito, ci scassa tutto lo scassabile con guerre, referendum e politica varia e non ha detto una parola sul segreto di Raffaella. Pazzesco, un buco giornalistico clamoroso, una svista imperdonabile. Nemmeno il Quarto Segreto Fatima ha avuto lo stesso trattamento. Scorriamo le prime pagine dei giornali di oggi: il Corriere (il mio preferito!!!) gli dedica una grandissima foto in prima pagina e, per di più, un fondo di Gramellini sullo stesso argomento! Fenomenale Corriere! Bravo!!! Il giornalismo è una cosa seria ed è anche giusto, ogni tanto, alleggerire il clima da tante notizie nefaste che girano … e che diamine!!! Degli altri quotidiani, Repubblica relega la notizia in fondo della prima e il Messaggero, Libero e Resto del Carlino sparano una grande foto della Raffa nazionale. Che goduria al pensiero che da oggi in poi sul figlio di Raffa ci camperanno di rendita tutte le trasmissioni di intrattenimento giornalistico del Servizio Pubblico. Basta con la dittatura del solo Garlasco!!!! Infine, quadruplo porcaccia la miseria: ci dicono che nella corposa rassegna stampa Rai di oggi non un solo articolo riporta la notiziona del figlio segreto di Raffaella: Azienda ingrata, servizio pubblico con le minuscole, ignobile!!! Vergogna!!!

Mumble ... mumble…nel cuore della notte vengono in mente tanti pensieri. Un ricordo personale: mio padre, un giorno lontano, mi disse: “Hai una sorella segreta che vive in Veneto, ma tua madre non vuole che si sappia”. I miei genitori si sono poi portati via questo segreto con la loro scomparsa. Un giorno si potrà scrivere: "Scoperta una sorella illegittima di Bloggorai!!!" Ed ecco allora che il tema “segreti in famiglia” diventa un argomento importante. E, riflettendo e mettendo insieme tanti pezzi, si compone un filone di riflessione che merita interesse mediatico: la famiglia e i suoi segreti.  

Lo spunto ci viene da una notizia di questi giorni: una coppia di genitori, arrestati, facevano traffico di materiale pedopornografico di immagini dei propri figli. Sorprendente? Scandaloso? Non più di tanto.  

Dio, Patria e Famiglia. Questa triade religiosa, etica e culturale della destra, nostrana e globale, ne ha fatto la sua bandiera identitaria e, in particolare, sulla “difesa della Famiglia” ha costruito maldestri tentativi di difesa da pericoli incombenti specie dal suo esterno (magistratura o migranti pericolosi e insidiosi, fa lo stesso): il Presidente del Senato, La Russa, incontra “la famiglia del bosco”.

Nella storia della cronaca buia, nera o grigia che dir si voglia, antica o recente, si avvertono due tratti ricorrenti ed evidenti. Il primo è il suo ambito prevalente, dove gli episodi o le vicende si formano, maturano, si svolgono e si concludono con esito drammatico: la famiglia. Il secondo è la sfera di interesse ovvero il “clima” sociale, culturale e religioso in cui avvengono: il sesso.

Dentro la “famiglia” si forma il primo approccio alle relazioni umane dove anzitutto la “violenza” è un elemento importante: i genitori con la sculacciata o lo scapaccione del “… quando ci vuole ci vuole” oppure “se lo è meritato” oppure ancora “me lo ha tirato dalle mani”. E poi, in parallelo, il mondo complesso e spesso omertoso della sessualità spiegata o ignorata in famiglia: da “i bambini li porta la cicogna” per finire a “Sei ancora troppo piccolo/a per saper certe cose”. Non è un caso che questo Governo ha voluto impedire l’avvio dell'educazione sessuale nella scuola.

Senza scomodare oltremodo le antologie del crimine moderno è sufficiente elencare i casi più rilevanti e significativi degli ultimi decenni dove Famiglia, crimine e sesso si coniugano spesso: dalla scomparsa di Emanuela Orlandi con ancora sconosciuti i possibili torbidi retroscena che puntualmente emergono ai vari casi “Erika e Omar, orrore a Novi Ligure. Il delitto di Cogne. Pietro Maso a caccia dei soldi dei genitori. Benno Neumair, un figlio “difficile”. La confessione di Ferdinando Carretta. L’omicidio di Saman Abbas Il misterioso delitto di Avetrana. Il controverso caso di Alex Pompa” come elencati in un interessante saggio dal titolo, appunto, “Delitti di famiglia” di Bruno De Stefano con il sottotitolo “Gelosia ossessiva, invidia, denaro, tradimenti, abbandoni, depressione, follia: gli omicidi all’interno del nucleo familiare sono sempre più numerosi”. Da questo elenco ne mancano tanti altri che vedono i due elementi di cui sopra variamente intersecati tra loro (Famiglia e sesso) dove il più noto e contemporaneo di cui si dibatte molto in Tv è il caso Garlasco.

Per non dire dei femminicidi che nel 2025 ha raggiunto la cifra di 97 (dati Viminale) donne uccise prevalentemente in ambito familiare. Secondo l’ISTAT “… sono i partner con cui la donna ha una relazione al momento della morte (coniugi, conviventi, fidanzati) a compiere il maggior numero degli omicidi nella coppia (il 47,4%), mentre sono il 6,0% gli ex partner (ex coniugi, ex conviventi, ex fidanzati)”. Inoltre, sempre l’ISTAT, ci dice che “…Sono circa 6 milioni e 400mila (il 31,9%) le donne che hanno subito almeno una violenza fisica o sessuale a partire dai 16 anni di età: il 18,8% (circa 3 milioni e 764mila) ha subito violenze fisiche e il 23,4% violenze sessuali”. Non sappiamo nulla di quanto avviene al di sotto di quella età censita dall'ISTAT dove certamente ci sarebbe molto da indagare.

E la televisione, il Servizio Pubblico, come racconta queste vicende? In epoca recente, nel 2023 e per due stagioni ha avuto inizio la serie di documentari di Rai Due con il titolo, appunto, “Delitti in famiglia” a cura di Stefano Nazzi. Poi nulla più. L’argomento non sembra godere di particolare attenzione specie se rivolto ad indagare i segreti inconfessabili che si celano dietro le famiglie solo apparentemente “normali”, le stesse dove si celano i mostri nelle forme di parenti, genitori, nonni, zii e insospettabili amici di famiglia.

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lunedì 16 marzo 2026

RAI: la battaglia dopo l'altra (perduta) con il nemico dentro di noi

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“ … non ci sarà mai una battaglia finale. È sempre una battaglia dopo l'altra” (Angela Davis). Questo titolo non solo ha vinto ieri l’Oscar come miglior film del 2025. Non è solo un film capolavoro ma esprime compiutamente il cosiddetto “mainstream” geopolitico contemporaneo e, allo stesso tempo, descrive la perenne condizione umana. Oggi più che nel recente passato, si combatte “una battaglia dopo l’altra” e sono molti coloro che ci inducono a credere che sarà così per sempre, all’infinito, nella perenne rincorsa ad avere armi sempre più letali del possibile avversario. Si arriva al paradosso secondo cui in nome della “pace” si scatena una guerra, sia pure falsa e bugiarda come quella attuale e come le precedenti scatenate e sostenute dai Paesi Occidentali con gli USA a tirare le fila con i loro complici ed alleati.  

Anche ognuno di noi, nel suo piccolo e nelle specifiche circostanze, combatte una costante “battaglia dopo l’altra” di ogni genere, pubblica o privata che sia.  

Anche la Rai, il Servizio Pubblico, combatte la sua “battaglia dopo l’altra” dove però l’esito sembra scontato: è destinato alla sconfitta perenne oppure, nel migliore dei casi, uscirne con le ossa rotte, ridimensionata e subordinata. Non c’è scampo e lo abbiamo scritto da tempo. 

Vi possiamo dire che certamente Bloggorai legge costantemente Aldo Grasso sul Corriere, del quale spesso non condividiamo le sue osservazioni, mentre non sappiamo se Aldo Grasso legge Bloggorai. Vi possiamo dire certamente che condividiamo un teorema di fondo con due punti essenziali: “...La Rai ha smarrito completamente la sua missione di servizio pubblico, e non da oggi, né solo con questo governo. Già da tempo. … Il vero problema della televisione attuale è che ha una classe dirigente di rara modestia, dal punto di vista televisivo. In passato, anche quando c’era lottizzazione politica, ai vertici arrivavano persone con esperienza e capacità. Oggi vedo un livello di improvvisazione e dilettantismo che non avevo mai visto prima...”. Questo si legge in una sua intervista all’Huffington Post dei giorni scorsi con il titolo “È la peggiore Rai di sempre". 

Ci torna in mente il titolo di un articolo comparso su La Stampa alcuni giorni addietro “Se la Rai dei dilettanti allo sbaraglio prova a rilanciarsi con Canzonissima”. Già, “dilettanti allo sbaraglio” e ce ne sono molti in questa Azienda dove un manutentore di fotocopie può diventare “grande capo” solo perché ha avuto la fortuna di incontrare un mentore di “destra destra” che lo ha sostenuto e dove un DG ex AD ritiene che il piano editoriale Rai è superato (la famigerata e inattuata “riforma per generi”) e, ciononostante, vanno avanti lo stesso.

Tutto si lega, appunto, in una “battaglia dopo l’altra” che da decenni è iniziata e non fornisce segni di essere prossima a terminare. Anzi. L’inizio di questa perenne sconfitta è datato esattamente quando il virus della “democristianitudine” si è diffuso e radicato nel tessuto molle ma sano dell’Azienda, quello dove insieme ad “un democristiano e un socialista ce n’era uno bravo e quello da solo tirava la carretta”.  Di “bravi” in Rai ce ne sono e ce n’erano molti. Questo “virus” tuttavia è stato ed è tuttora democratico e trasversale: colpisce tutti indistintamente e spinge verso il baratro dell’inconsistenza ovvero della “peggiore Rai di sempre”. E gli autori di allora, gli artefici e i responsabili di questa Caporetto del Servizio Pubblico sono ancora tra noi insieme, intorno dentro e fuori, e in buona compagnia ai “dilettanti allo sbaraglio” che oggi dirigono la Rai e che non sanno più a che Santo votarsi se non ripescando le solite anticaglie ammuffite dalla cantina dell’ex teatro delle Vittorie.  

Tanto per rimanere “sul pezzo”: oggi lo Studio Frasi di Francesco Siliato rende noti i dati (fonte Auditel) degli ascolti dei canali all news sulla guerra in Iran: Rai News24 si conferma il fanalino di coda dell’informazione per seguito di pubblico e credibilità mentre si conferma la crescita di SkyTg24 Sky Italia.

Vedi

Lo scriviamo da anni e da anni il tema dell’offerta editoriale del Servizio Pubblico sull’informazione è beatamente ignorato e non solo da Telemeloni. Anzi. Sono anni che scriviamo che RaiNews24 registra ascolti da prefisso telefonico (ancora ieri nell’intera giornata ha fatto lo 0,51% di share) pur impiegando oltre 200 giornalisti. È un buco nero, una voragine di risorse che ostinatamente si vuole mantenere in vita senza che nessuno paghi pegno per le inefficienze del presente e per gli errori compiuti sin dalla sua nascita. Quando succede che si perde una “battaglia dopo l’altra” è necessario pure guardarsi alle spalle per capire e sapere se il nemico è anche dento o dietro di noi.

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sabato 14 marzo 2026

La "democristianitudine"

By Bloggorai ©

Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto ciò che scriviamo!

Le stagioni, grosso modo, si rincorrono perennemente quasi uguali tra loro. Le stagioni, grosso modo, si lambiscono tra loro, si confondono e mescolano i giorni in cui parte (o termina) l’una o parte (o termina) l’altra.

Le stagioni quindi possono essere una metafora perfetta per descrivere la mutevolezza delle faccende umane. Le “cose” cambiano insieme alle persone e non è mai sempre ben chiaro se sono le cose a cambiare prima delle persone o viceversa. Sono le persone che si adattano alle “cose” o sono le “cose” che si configurano alle persone e, in qualche modo, le precedono?

Parliamo di “democristianitudine” come fenomeno, come sindrome perfida e sottile, che si diffonde nell’aria come il primo profumo della stagione che cambia. È un virus, uno stato dell’anima, un pensiero profondo che si insinua dentro, nelle viscere, e cambia le “cose”. Ovvero, induce a cambiare la postura che ognuno assume nei confronti delle “cose”. Come la primavera, propone un leggero stato di torpore, di intorpidimento mentale e rende tutto più leggero ed evanescente, sobrio, moderato, dialogante e interlocutorio. Smorza le fregole estremiste e di opposizione dura e pura per lasciare spazio alle “aperture”, alle domande flebili, al dibattito pacato e al confronto sereno. In questo marasma, in questa palude ci si perde e si muta il “pelo”, ci si adatta e ci si conforma alle circostanze.    

Parliamo di Rai. Nei giorni scorsi, come appunto spesso succede, sono comparsi i soliti articoli sul prossimo “totonomine” ovvero il prossimo “valzer delle nomine”. Vedi Lisa di Giuseppe su Domani (https://www.editorialedomani.it/politica/italia/rai-ciannamea-palinsesti-nomine-n8me7xag oppure https://lespresso.it/c/televisione/2026/3/11/rai-marzo-caputo-risorse-umane-felice-ventura-capiredattori-tg2/60589 come pure ieri Il Fatto, a firma Gianluca Roselli, con il titolo "Rai, FdI va caccia di tre poltone ...". Solo per oggi non facciamo nomi. Oggi però il Sole 24 a forma Andrea Biondi pubblica un articolo che ci aiuta nella riflessione.

Bloggorai stesso ne ha scritto più volte. La nuova stagione di nomine è alle porte come l’arrivo della primavera: ci sarà certamente ma nessuno è in grado di dire con certezza quando avverrà, di che tipo e quanto peso avrà. Come per il cambio di stagione, si tratta di un passaggio che lascia tracce e quest’anno le tracce saranno più profonde ed incisive: saranno quelle che prepareranno la grande stagione del prossimo anno, il 2027 dietro l’angolo. Per questo meritano attenzione particolare.

Il “quando” possibile lo sappiamo: nel prossimo Cda del 19, prima del referendum. Ci appare però improbabile, conoscendo i “polli”, che qualcuno voglia o possa anticipare gli sviluppi politici che ci potranno essere all’indomani dell’esito referendario. Tant’è.  Il “come” e il segno che avranno è più complesso da decifrare. Ci sono da tenere in conto tre livelli in qualche modo tra loro comunicanti: il primo è nazionale con il rinnovo al vertice delle grandi consociate e partecipate dallo Stato. Il malloppo è grosso assai. Il secondo livello è quello Rai istituzionale: c’è sempre in ballo la nomina del presidente e la stabilità di questo Cda fino alla sua naturale decadenza (appunto, tra poco più di un anno). Il terzo livello è quello della “cucina”, ovvero di direzioni più o meno pesanti ovvero più o meno dotate di un budget consistente o di poteri operativi consistenti (vedi nuovo AD di RaiWay, con il modico compenso di oltre 500 mila euro, poi Risorse umane, poi palinsesto etc).

E’ proprio di Rai Way che dobbiamo parlare perché forse è il livello più rilevante, quello intorno al quale si giocano partite politiche molto complesse tra Lega &C. ma non solo. Il titolo del pezzo del Sole è “Rai Way ed Ei Towers, trattative sulla fusione verso un’ulteriore proroga”. Si riferisce allo slittamento del MoU (Memorandum of Understanding, giunto ormai al terzo rinvio e la partita è in corso dal 2016). La parte più interessante dell’articolo è certamente “… in questo quadro il dossier va avanti ma con passo cauto. La proroga servirebbe, così, ad evitare uno strappo e a tenere aperto un negoziato che nessuno, almeno per ora, vuole far saltare…”. Ecco il punto sul quale Bloggorai è tornato tante volte: il negoziato è fermo alla governance della futura società delle Torri e nello specifico lo è ancora più proprio oggi alla vigilia dell’uscita di scena dell’AD Cecatto (nonostante sembra che voglia fare carte false per rimanere  e ci crediamo bene ... con quel modico compenso!). In sintesi: Ei Towers/Mediaset da tempo, da anni, sono pronti, Rai no! E non sono pronti per tanti buoni motivi molti dei quali che si riconducono, appunto, alla “democristianitudine”.

Ne parleremo ancora: c’è molto da dire.

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giovedì 12 marzo 2026

La Grande Bugia

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La bugia come strumento di lotta politica, militare e financo religiosa è da sempre parte intrinseca della storia umana. Non scomodiamo Tucidite, Sant'Agostino e Sun Tzu. Bugia, falsità, menzogna, inganno e sotterfugio sono le variabili che accompagnano solitamente ogni conflitto e, spesso, succede che ne costituiscono il presupposto, il punto di partenza e di arrivo, la trama organica della sua conduzione. I termini non sono però equivalenti: la bugia e la menzogna indicano due “stati mentali” diversi e si utilizza l’una o l’altra in circostanze e necessità differenti.  

Ecco allora che la “verità” raccontata dalla televisione assume uno spessore rilevante nella formazione del consenso politico e le componenti del racconto, la loro miscelazione e l’odine di evidenza definiscono il perimetro entro il quale si confondono, appunto, bugie e menzogne o, in una ulteriore eccezione, le omissioni.

Ai telespettatori, o lettori, spetta poi l’arduo compito di ricomporre i tasselli, mettere in ordine le sequenze e inserire nel giusto contesto. In questi giorni stiamo vivendo l’ennesima “guerra bugiarda” e il pubblico è costretto a districarsi nei meandri dell’informazione televisiva tra lo scorrimento continuo di immagini di droni, di missili e di voragini causate dalle esplosioni. Ennesima “guerra bugiarda” perché difficile dimenticare la guerra del Vietnam dove gli USA sono intervenuti a seguito della “menzogna del Tonchino”del 1964 quando venne inventata la storia di un presunto attacco vietnamita al cacciatorpediniere USS Maddox poi rivelatosi una balla. La Guerra in Medio Oriente ancora come ennesima bugia perché difficile dimenticare la guerra in Afghanistan durata oltre 20 anni scatenata perché gli Usa ritenevano i mujaeddin responsabili delle Torri gemelle quando era noto che gli autori erano di Al Quaeda. Dopo averli foraggiati in funzione anti Russia gli USA sono tornati al punto di partenza: il 21 agosto 2021 i talebani sono tornati a Kabul esattamente dove li avevano trovati. La Guerra in Medio Oriente ancora come ennesima bugia perché difficile dimenticare la guerra in Iraq dove Colin Powell è entrato nella storia delle Nazioni Unite per aver mostrato un cartone animato per sostenere che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa salvo poi non trovare nemmeno una mazzafionda. E ora e ancora la Guerra in Medio Oriente ancora come ennesima bugia perché difficile dimenticare che gli stessi USA avevano sostenuto di aver annientato il potenziale atomico iraniano con i bombardamenti mirati dei mesi precedenti salvo poi dover sostenere che erano in procinto di avere la Bomba mentre i loro stessi servizi segreti, la CIA, hanno sostenuto il contrario. Mentono sapendo di mentire ma lo svelamento della bugia e la menzogna non trovano sempre spazio adeguato nella comunicazione pubblica. Anzi, diventano esse stesse uno strumento di guerra.

Ieri sul Sole 24 Ore è comparso, a firma Andra Biondi, un articolo molto interessante con il titolo “Guerra in Medio Oriente: ascolti record per tg e siti” dove si legge “Una corsa alle notizie spingendo in alto ascolti di canali all news telegiornali e siti web: eccolo l'effetto dell'attacco di USA e Israele all'Iran che ha mandato in fiamme il Medio Oriente dal 28 febbraio scorso e i numeri riproducono, algebricamente, quello che in fondo è un riflesso condizionato che attraversa l'Italia, e non solo, ogni volta che la storia accelera bruscamente. È il riflesso di ricerca di una bussola in grado di mettere ordine nel caos. In questo quadro, i dati disegnano i contorni di una sorta di migrazione nei momenti critici verso i canali della mediazione giornalistica professionale percepiti come un “bene rifugio” in una fase di incertezza globale. Prova ne è anche il ringiovanimento dell'età di chi si è trovato davanti allo schermo TV”. 

Ecco allora che si pone il problema della credibilità, dell’attendibilità, dell’informazione pubblica, della RAI e del Servizio Pubblico che deve svolgere. La prossima settimana si voterà per il referendum sulla giustizia voluto dal Governo Meloni dove non ci sarà alcuno spazio per i “distinguo”, per il dibattito “nel merito” o per altre amene e sottili disquisizioni. Sarà battaglia sul SI o sul NO e non sul “forse”. Sarà battaglia a favore o contro il Governo Meloni, questa destra maldestra e arruffona spesso bugiarda. Ed ecco allora che la Rai prende posizione con la sua artiglieria pesante esattamente sul fronte dell’informazione con i vari Cerno su Rai Due, con il sempiterno e inamovibile Vespa su RaiUno o con un Salvo Sottile su Rai Tre. Un consigliere, uno solo, a caso perché gli altri li abbiamo persi per strada, ieri ha scritto che “ … la Rai sta sbandando vistosamente negli spazi giornalistici…”. Per evitare lo sbandamento ci sarebbe uno strumento forse efficace se usato per tempo: il ricorso all’AgCom. Magari ci potrà essere un esito dopo il24, a urne aperte e quindi inutile, però intanto si solleva e si pone il problema di “violazione” e non di “sbandamento”. Sono due termini differenti e implicano una “postura” differente”.

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mercoledì 11 marzo 2026

La Primavera RAI

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Non scriviamo tutto ciò che sappiamo, ma sappiamo bene tutto ciò che scriviamo!

Ascolti day Time 2025? Bocciati!

Ascolti Sanremo 2026? Bocciati (risultato peggiore degli ultimi anni)! vedi https://www.eurofestivalnews.com/storico-ascolti-festival-di-sanremo/

Ascolti dopo Sanremo ed Olimpiadi invernali? Bocciati! Ritorno alla “normalità ovvero sotto Mediaset!

Dibattito in Senato Riforma Rai prevista lo scorso 3 marzo? Rinviata a d.d.d.! 

Audizione in Vigilanza AD Rossi prevista ieri 11 marzo? Rinviata a d.d.d come Bloggorai aveva previsto e scritto in epoca non sospetta (dicono, forse, il prossimo 25 marzo ma non ci crede nessuno)!

Nuova trasmissione “giornalistica” targata destra destra con Tommaso Cerno? Ennesimo fallimento oltre che offesa al buon senso politico!

Rai Digiltal Media Company (of course NON di Servizio Pubblico, ci mancherebbe)? Svanita nel nulla progettuale e finanziario!

Piano editoriale per l’informazione? Inesistente e sono molti ad esserne felici!

Piano immobiliare? Infarcito di errori ed orrori: vedi nuova sede ex Mazzini, vedi vendita sede di Venezia, vedi la storiaccia brutta brutta di Milano Corso Sempione tra conflitti di interesse e pessimo investimento etcetcetc.

Rai Way e la possibile vendita/fusione con Ei Towers? Una bufala infinita che dura da oltre 10 anni. Con il ricavato dell’operazione si doveva sostenere il Piano Industriale Rai (previsti inizialmente 190 mln, poi ridotti a 120). Ora è in scadenza l’AD Cecatto prossimo alla pensione, quota Lega, compenso oltre 500 mila euro anno, ed è caccia all’uomo o donna (ce ne sono be due) per la successione. Si tratta di un "bocconcino" politico molto appetito, molto assai. chi se lo pappa? Con chi si dovrà spartire? Chi parteciperà al banchetto? E' solo una partita interna ai partiti di Governo oppure qualche altro ne vuole far parte? Lui Cecatto, dicono, vorrebbe tanto essere confermato (ci crediamo bene). Girano i nomi ma la partita, as usual, è solo ed eminentemente politica: Giorgetti ha le antenne dritte e le trappole innestate.

A proposito di Digital Media Company: qualcuno sa cosa sta progettando il nuovo CTO? Qualcuno sa qualcosa della CDN? È o dovrebbe essere un pilastro tecnologico di assoluto rilievo strategico per un’Azienda che vuole o deve competere con il nuovo mercato. Ad oggi, Rai continua a pagare un costo molto elevato al fornitore Akamay. Ma qualcuno si pone il problema se conviene o meno averne una proprietaria (come vorrebbe fare Rai Way)? Ci dice un nostro autorevole esperto “La CDN costa, richiede un settore specifico con aggiornamenti tecnologici continui, alti investimenti. Non solo, deve fare tratte remunerative e tratte non remunerative. Ha un senso industriale se hai un parco clienti vasto che ripaga i costi! Cosa diversa è fare lo switch off del DTT e satellite verso la rete. Allora si, serve anche la CDN proprietaria anche se devi ridurre a 1/4 o forse meno gli introiti e la forza lavoro, con ascolti abbondantemente sotto il milione di utenti nel minuto medio giornaliero (l’amr-D)”.  

In soldoni e a farla breve. Il Servizio Pubblico “tira a Campari”: prospetta il suo sviluppo con i soli ascolti di Sanremo, di trasmissioni traballanti infarcite di cronaca nera (Garlasco) o di repliche di fiction. Tutto il resto è noia, non gioia, aspettando le margheritine fresche di primavera. E le "stelle" (i consiglieri di opposizione) stanno a guardare aspettando Godot.

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martedì 10 marzo 2026

Il Servizio Pubblico Radiotelevisivo ... della frutta e della verdura

By Bloggorai ©
Non scriviamo tutto ciò che sappiamo ma sappiamo tutto ciò che scriviamo

Forse, siamo alla frutta, ovvero alla canna del gas ovvero di fronte al binario dal quale è partito l’ultimo treno per Marienbad dove è trascorso l’ultimo anno. Passata la “sbornia” delle Olimpiadi invernali e del “successo” di Sanremo (non adeguatamente festeggiato con comunicati stampa di un consigliere a caso esaltante) si torna ora alla sua banale quotidianità tra un Garlasco e una fiction riciclata. La Rai, il Servizio Pubblico si sta perdendo nella nebbia della sua irrilevanza editoriale, politica e culturale. Se poi fai notare questi pensierini a qualcuno esegeta del ruolo della Rai e del Servizio Pubblico ti guardano male e ti tolgono il saluto, specie se poi aggiungi che tutto questo non è colpa o responsabilità solo di Telemeloni ma di tanti altri, amici, compagni e conoscenti, che hanno avuto grandi responsabilità ma non lo vogliono ammettere nemmeno sotto tortura. Ha dichiarato ieri Antonio Nicita (PD): “Quando si pensa che si sia raggiunto il punto più basso Telemeloni supera se stessa”. Abbiamo speranza. C’è ancora molto da vedere.

Però, tanto per intenderci: te la prendi con Telemeloni se durante la trasmissione di punta di Rai Uno in prima serata (quella che sostiene e diffonde il virus malefico della ludopatia) per reggere la concorrenza di Mediaset si sono inventati la presenza di una avvenente ballerina che ad un certo punto si presenta con un costumino striminzito ai limiti del vedo/non vedo e poi, proprio l’8 marzo, sul profilo X RaiOfficial si diffonde una sua foto accompagnata da una didascalia dove si legge “Attenzione ️ Queste immagini potrebbero urtare la vostra sensibilità e anche il vostro apparato cardiorespiratorio”. Poco dopo il testo è stato rimosso ma il danno è fatto e la certezza del dovere di servizio pubblico è stato violato ed offeso. Tanto per intenderci: la “ballerina” è sempre lì e il gioco dei pacchi va in onda da anni, tanti anni e nessun consigliere si è mai scandalizzato.

Te la prendi solo con Telemeloni se oggi leggiamo che “Auditel 2025. Mediaset è prima”. Italia Oggi pubblica il report annuale Auditel dove si legge che “Mediaset archivia il 2025 con il 37,5% di share nelle 24 ore e Rai il 35,7%, meno dell'anno precedente con gli Europei di calcio e Olimpiadi”. Gli ascolti non sono tutto nella vita della Rai ma sono tanto per non tenerne conto. Specie se gli ascolti sono parametrati ai suoi obblighi istituzionali: educare, informare e divertire. Rai, da tempo, non è in grado di produrre autonomamente quasi nulla e pure quando ci prova (concorsi interni per idee ovvero la vecchia Serra Creativa) non ne porta a casa una buona. E pure quando si inventa un “nuovo spazio giornalistico” non trova una risorsa interna in grado di andare in onda (vedi il Cerno della situazione su Rai Due al modico costo di 11 Mila euro a puntata).  

Te la prendi solo con Telemeloni se la Rai da decenni non ha un progetto editoriale per l’informazione? Oltre 2000 giornalisti e 8 testate (di cui una da sola, RaiNews 24, ne occupa circa 200 con ascolti intorno allo 0,6%)?

Te la prendi solo con Telemeloni se la Rai non riesce a tappare i buchi, le voragini, aperte da decenni di inefficienze e gestioni dissennate nonostante i costanti richiami della Corte dei Conti. Esempio fresco fresco (questo certo Made in Telemeloni): la Rai ha indetto una gara (valore poco meno di un milione di euro) per valutare “ … un servizio di analisi e congruità delle produzioni audiovisive…” ovvero determinare se chi vince le gare su acquisti, produzioni o co produzioni siano “ragionevolmente a costi di mercato”. Surreale.

Te la prendi solo con Telemeloni se dopo decenni di allarme sull’amianto a Viale Mazzini è stata necessaria una determinazione delle Autorità sanitarie per far sgombrare il palazzo e andare di gran carriera in quella specie di Centro Commerciale di Via Severo? Dopo la pubblicazione del nostro Post sull’argomento ci sono giunte altre notarelle degne di nota. La più interessante è quella che ci riferisce l’intenzione di “chiudere” il palazzo il venerdì al fine di risparmiare costi di gestione. Fenomenale. Poi, dettagli insignificanti: per prendere un ascensore devi fare la fila, come pure gli spazi “sociali” sono quasi “estratti a sorte”. Ci è stata proposta una domanda: chi e perché ha tanto spinto per quella sede? Chi e perché ha spinto tanto per l’operazione di Milano? Chi e perché spinge tanto per la vendita dei “gioielli di famiglia” di Venezia e Fiorenze? Per quanto riguarda la nuova sede Rai di Via Severo “Sono state sottoposte ai vertici diverse soluzioni, poi hanno deciso loro. Con quali criteri non è dato sapere. Comunque, meglio non parlarne, qualcuno si offende e se la prende a male” ci ha detto una nostra fonte. Bloggorai la storia, forse, almeno in parte la conosce e la racconterà, a partire del nome della persona che ha, che ha avuto e che forse avrà ancora tanto successo nel futuro della Rai, di questa Rai (non inspiegabile, anzi, spiegabilissimo e tutto nel solco di “non è solo Telemeloni”).

bloggorai@gmail.com

 

domenica 8 marzo 2026

La RAI con un Grande Futuro dietro le spalle: c'era una volta ...

By Bloggorai ©

Pubblichiamo per quanto ci è stata raccontata la trascrizione stenografica sommaria, surreale, metafisica e trascendentale di un’avventura in Città avvenuta un sabato pomeriggio tra un Dipendente Rai (matricola P 123456) e la sua “nuova Azienda” da poco trasferita in Via A. Severo, nei pressi dell’Eur, prossima alla Colombo, di fronte al Centro Anziani Garbatella. Per lui è la prima volta che torna in ufficio dopo tanto tempo in Smart Working.

                                                        




Tutto inizia con lo smanettamento del nostro P 123456 con una presunta (dicono) App UfficioRai appositamente realizzata (dicono in outsorcing) per gestire la collocazione del personale nella “nuova Azienda”. Una volta c'era un sito che si chiamava Rai Place, chissà se c'è ancora? 

“Digitare P matricola e password”

Fatto!

“Riprovare: i due campi non corrispondono”

Fatto

“I due campi non corrispondono. Smarrita Password?”

Oddio, forse, non credo … però facciamone una nuova.

“Il link per accedere al servizio “crea nuova password” è stato inviato alla sua mail. Verificare la sua casella postale”

Fatto

Creata nuova password.

Nuovo tentativo di accesso.

“Digitare P matricola e password”

Nulla

“Riprovare: i due campi non corrispondono”

“Secondo tentativo fallito. Contattare direttamente il presunto Call Center “Smistamento”.

“Pronto … buongiorno … sono Mario Rossi, matricola P 123456…”

“Prooontoooo, buongiorno, risponde “Smistamento Rai" … sono Rossi Mario, operatore 789… dicaaaaa”

“Ecco, vorrei prenotare una postazione di lavoro per i prossimi giorni ... che disponibilità ci sono?”

“Allora, vediamo … per quanto tempo le occorre?”

“Mah, non so … dipende dal mio capo, da quanto tempo ritiene opportuna la mia presenza “in sede” (risatina sottovoce beffarda) … forse un paio di giorni … direi non di più … sa ... io sono prevalentemente in smart working”.

“Capisco, però … eh bhe …così è un po’ difficile fare una proposta… dovrebbe essere più preciso … non abbiamo molti slot disponibili …”

“Ahhhh , va bene … allora vediamo: ci sarebbe un posticino per martedì e mercoledì prossimo … direi orario standard, tipo full time come una volta? (ancora risatina beffarda)”.

“Non so … allora vediamo: ci sarebbe la postazione M38 al secondo piano … mi si libera proprio lunedì sera”.

“Oddio, proprio la M38 del secondo piano?? Mi hanno detto che la zona B del secondo piano è quella molto rumorosa ed io non ce la faccio a concentrarmi quando intorno c’è confusione”.






"stanza" dirigente

“Uhmmmm , vediamo un po’ … ci sarebbe la F23 al quarto piano, un posticino carino … solo quattro scrivanie dietro il pilone, sembra una zona abbastanza riservata”

“Oddio, non so nulla di quel piano … ma almeno c’è una finestra? Si vede l’esterno?”

“Ahhh nooooo…non se ne parla proprio, le stanze pregiate, quelle con vista Colombo sono tutte prenotate da mesi, però, mi faccia vedere bene: ci sarebbe una postazione molto carina, la G46 è luminosa e pure vicina ad una "stanza" da dirigente, interessa? Prenotiamo?”

P 123456 è in preda allo sconforto: “Va bene, accetto la G46”.

“Scusi, con l’occasione, mi aiuti a capire … mi hanno detto che oltre la mensa “di presenza” si può prenotare il pasto? Che succede? Te lo portano alla scrivania?”

“Noooooooo… ci mancherebbe ... lo deve andare a ritirare e dopo, se vuole, può usufruire degli “open space” comuni. Comunque, per questo servizio deve andare sulla apposita App “MangeRai”. (ndr: dicono che si chiama proprio così ... dicono) 

                                      

“Bene, grazie arrivederci”

Che tristezza, una volta, a Mazzini, ci davamo appuntamento all’VIII piano alle 12.45 per mangiare con i soliti 4 amici, tutti insieme. La Mensa era bella, luminosa e si mangiava discretamente bene. Ci conoscevamo tutti, era una grande famiglia. Affettuosa…(si fa per dire).

Il racconto stenografico surreale, metafisico e trascendentale della prenotazione del pasto con l’App MangeRai (ndr: dicono che si chiama proprio così ... dicono) meriterebbe un post a parte.      

Bene. È verosimile, è assai probabile che molte lettrici e molti lettori abbiano lavorato e vissuto per molto tempo o siano passati almeno una volta nella vita nei corridoi Rai di Viale Mazzini, ora tristemente abbandonato ovvero “evacuato” d’urgenza a seguito della necessaria bonifica dell’amianto.

Lunghi corridoi, grigi e ingombri di armadi e archivi, dove da un lato e dall’altro si aprivano innumerevoli stanze. La singolarità dell’organizzazione degli ambienti, le stanze, erano i “moduli” ovvero pannelli standard di circa 1,20 di lunghezza e altezza variabile. La “stanza” con quante meno persone possibile era un desiderio fondamentale, un punto di arrivo, una meta ambita. La “stanza da solo” era destinata a funzionari (oltre gli F1 … possibilmente F Super) ma … dipende. Gli impiegati/e semplici erano in stanza minimo da 4 postazioni, però con armadio personale, magari in corridoio. Poi c’erano le stanze dei dirigenti da 4 moduli in su: dirigente senza incarico, dirigente e basta, dirigente con incarico marginale, dirigente operativo, dirigente “capo” di qualchecosa e dirigente direttore. I vice erano una categoria a parte. A seconda del livello oltre ai moduli si aggiungeva minimo minimo il frigobar, poi almeno una pianta, e via via crescendo con un tavolo riunioni da 4 posti, la poltrona adeguata alla scrivania, un quadro di proprietà aziendale. I direttori, quali che fossero, avevano anzitutto il bagno personale (rarissimo) e poi la segreteria con la sua stanza. Solitamente era solo una ma succedeva pure che taluni avessero due segretarie.

Bene, fatto sta che tutto questo mondo ora è estinto, a Via Severo non c’è più traccia di quella era. Girano storie di disperazione per quanti sono stati “gentrificati” ovvero sradicati dalle loro origini territoriali di sona Prati, Mazzini e dintorni. Girano storie di persone che stanno chiedendo il demansionamento: dopo tanti anni di sacrifici, meglio tornare in categoria B piuttosto che emigrare sulla Colombo. Altri hanno minacciato le dimissioni pur di non dover emigrare "in periferia". Per circa 800 persone è in corso una mutazione genetica, una trasformazione epocale che nessuno è in grado di capire verso quale direzione si dirige.

bloggorai@gmail.com

Ps: una nostra affezionata e attenta lettrice ci suggerisce per le figurine dell’Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 – febbraio il “cartello” comparso durante il Festival di Sanremo laddove si leggeva “Repupplica” e il giornale affianco era stato depurato/sbianchettato della sua testata ovvero L’Unità, allora organo del Partico Comunista Italiano. Ora non più. Magari a Sanremo non lo sapevano.