giovedì 5 marzo 2026

La RAI e i referendum: la destra e il suo Governo scende in campo

By Bloggorai ©

La Rai è sempre stata “in campo” ovvero da sempre ha partecipato al “campionato” della politica, da sempre ha prevalentemente sostenuto una “squadra” che solitamente è quella di governo. La Rai, da sempre, è stata in campo nel racconto e nella formazione sociale e culturale del Paese e pure in questo momento storico non può non assolvere il suo dovere di Servizio Pubblico. Seppure, come spesso avvenuto, per una parte di “pubblico”. Da non dimenticare il referendum sulla privatizzazione Rai (1995, vinsero i si con il 54,9%, sostenuto anche dal Partito Democratico della Sinistra PDS e il cui esito non è stato mai applicato).

Ci avviciniamo velocemente verso il referendum del prossimo 22 e 23 marzo sulla riforma costituzionale della giustizia voluto fortemente dall’attuale governo Meloni. Gioco forza, la Rai è chiamata a fare la sua parte nell’informare i cittadini e, nei limiti del possibile, “dare una mano” al Governo di cui è stretta e fedele emanazione coni suoi uomini al comando.

Quello sulla giustizia non è non sarà uno scontro tecnico giuridico sul suo funzionamento, non è uno scontro nel “merito” dei suoi problemi come piace sostenere anche a molti “sinistri”, ma sarà uno scontro frontale tra due visioni della democrazia, ovvero tra due pensieri costituzionali contrapposti. Se il governo, segnatamente questo governo, vota da una parte è banalmente e semplicemente obbligatorio che tutti coloro che vi si oppongono debbano votare dalla parte opposta, non c’è mediazione o spazio per sotterfugi interpretativi. Se il governo invita ad andare alle urne, chi si oppone dovrebbe fare il contrario.   

Come noto, questo referendum non richiede il quorum e quindi vince quale parte prende più voti anche se il numero dei votanti risultasse basso. 

Alla vigilia della consultazione, sono molti i sondaggi che evidenziano un dato comune e condiviso: l’esito delle urne sarà caratterizzato dell’affluenza e, grosso modo, si conviene che una forte affluenza potrebbe favorire il si mentre una scarsa partecipazione al contrario potrebbe favorire il no. Vedi https://www.ipsos.com/it-it/referendum-giustizia-22-23-marzo-2026-scenari-dati-intenzioni-di-voto oppure https://lespresso.it/c/politica/2026/2/27/referendum-giustizia-come-vince-no-secondo-sondaggi-cosa-succede-affluenza/60262 oppure ancora https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/02/20/referendum-si-al-51-con-affluenza-alta-no-al-515-se-bassa_2aa24457-e96d-4c0d-8ef0-922960d03fad.html e così via.

Le variabili sono molte e si prospettano diversi scenari con tre ipotesi: partecipazione bassa (intorno al 40%), media (intorno al 50%) e alta ovvero oltre il 60%. Quindi, in buona sostanza, “spingere al voto” per paradossale che possa apparire, agevola e sostiene le ragioni del si ovvero del Governo, ovvero della Meloni.

Ecco allora che la Rai “scende in campo” e a dispetto del suo organo di Vigilanza e controllo parlamentare incapace ad agire per opera della maggioranza, dispone le sue artiglierie con la messa in onda di uno spot che invita ad andare a votare in modo “singolare”: vedi  https://www.youtube.com/watch?v=gztOl5Gp5N8 . Si tratta di uno spot realizzato da un certo “Studio Polpo” che pone non poche domande. Il Cda Rai ne era informato? I consiglieri di Majo e Natale sapevano e, nel caso che dicono? Chi e perché ha commissionato questo spot che non sembra essere uno spot “istituzionale”? E’ stata fatta una gara? Quanto è costato? La Rai non era in grado con le sue formidabili risorse interne di realizzare una cosa del genere?

A proposito di referendum e di giustizia. Oggi avremmo voluto scrivere e tornare su un tema che già abbiamo affrontato: l’over dose di cronaca nera in Rai (e non solo). Ancora ieri sera la Sciarelli su Chi l’ha visto si è concentrata sul tema Garlasco. La prevalenza della cronaca nera nei teleschermi non è più un “tema” al pari degli altri “generi editoriali”. La cronaca nera, il suo perenne racconto e la sua diffusione pervicace e ostinata richiede uno sforzo di comprensione superiore al solito. Sconfina dalla narrazione sociale al consenso politico. Oggi Grasso sul Corriere riprende il tema con il titolo “Il Garlasco Show e i rischi dei processi mediatici”.

Bloggorai@gmail.com    

martedì 3 marzo 2026

Europa, Italia e RAI come un pugile suonato

By Bloggorai ©

Fatte le debite proporzioni e definito il giusto contesto, si può sostenere serenamente che l'Europa non conta nulla nel mondo ... l'Italia non conta nulla in Europa … la Rai non conta nulla in Italia e il Cda del Servizio Pubblico non conta nulla all’interno o all’esterno dell’Azienda se non a garantire una “gita” a Sanremo a favore di telecamera.

Sul ruolo e sul peso dell’Europa e dell’Italia nella scena internazionale non c’è molto da dire (magari c'è da ridere): è tutto abbastanza evidente. La “nuova era” globale segnata dalla militarizzazione delle relazioni internazionali vede un solo uomo al comando mentre nessuno ha la voglia e la forza di opporsi. Il nuovo marchese del Grillo agisce impunito e indisturbato ed anzi talvolta supportato. Accanto a lui solo servi sciocchi oppure solo servi addormentati che non vengono nemmeno disturbati nei momenti critici quando si tratta di premere il grilletto.  

Sicché, tutto scorre sotto il segno di una apparente afasia e relativa indifferenza. Si sente dire e si legge “rischio terza guerra mondiale” come se fosse un semplice incidente sul monopattino e tutto scorre in attesa di un qualcosa di indefinito che nessuno è in grado di intuire quale possa essere. La Pace? Boh!

Bene, veniamo alla Rai e al suo “peso” ovvero alla sua irrilevanza nella gerarchia dei temi di interesse nazionale. Come un pugile suonato è pari a zero e si riprende solo per il successo (!!!) di Sanremo! Oggi pomeriggio era atteso al Senato il previsto dibattito sulla proposta di riforma Rai che invece non ci sarà e nessuno sa dire se e quando ci potrà essere. Non ci sarà perché anzitutto non c’è un testo condiviso sia all’interno della maggioranza che ne ha predisposto uno suo indipendente dall’opposizione e sia perché la stessa opposizione ha rinunciato ad un testo proprio preferendo invece emendamenti al testo di maggioranza (peraltro elaborati e confinati tra una ristrettissima cerchia di “esperti europei” e professori pescati a caso) .

Lo stato dell’arte dal punto di vista tecnico è semplice: il testo è tutt’ora in discussione in VIII Commissione Senato che, teoricamente, dovrebbe validarlo prima di andare in Aula. Se non che, il testo non solo non è stato validato ma è ancora in attesa di una parallela validazione della Commissione V (Bilancio) che deve necessariamente esprimere un parere sulla sostenibilità economica del testo di riforma. E questo parere, per quanto noto, non c’è e non è prevedibile che ci potrà essere per un banale e semplice motivo: la Lega, ovvero il “proprietario” della Rai nelle vesti del ministro Giorgetti non ha nessuna intenzione di sostenere questa riforma. O per meglio dire, usa queta opposizione alla riforma Rai come grimaldello ovvero strumento di ricatto/trattativa con i suoi alleati. Il Ministro ha tanti buoni motivi. Formalmente, le obiezioni del MEF sono limitate a due punti: i criteri di nomina e durata del prossimo Cda (di fonte parlamentare e non governativa come avviene ora e la possibile riduzione del canone del 5% progressivo). Sostanzialmente, è in corso un braccio di ferro tra le componenti di governo non solo e non tanto sulla riforma quanto sulla redistribuzione di sfere di potere rilevanti dentro e fuori la Rai. Sono oltre 100 le nomine nelle società controllate o partecipate dallo Stato che si dovranno rinnovare nelle prossime settimane tra le quali 5 sono di assoluto rilievo: ENI, Enel, Leonardo, Poste e Terna. In particolare, per quest’ultima si è letto di una possibile candidatura della Agnes, attuale presidente Rai designata ma non ratificata dalla Vigilanza (che giace bloccata). Giù pe li rami, dentro la Rai è prossima ad essere libera l’ambitissima poltrona dell’AD di Rai Way dove ora siede Cecatto (Lega) con un “modico” compenso di oltre 500 mila ero l’anno (il doppio del suo controllore Rossi). Chi verrà prescelto, forse, dovrà guidare la possibile “vendita/fusione con EiTowers: una operazione di assoluto rilievo strategico per il futuro dell’Azienda Rai.

Per ora, in attesa di un futuro improbabile e con buona pace di chi ha menato vanto di “prima la riforma e poi le nomine”, tutto rimane fermo e non c’è nessun valido motivo per muovere qualcosa: del resto il partito di Governo, FdI, ha l’AD Rossi, l’altro partito, la Lega, ha il “presidente” si far dire F.F. e FI è al palo con una presidente designata che rimane tale. L’opposizione in cda Rai, nel frattempo, va in gita a Sanremo.

Già. La Rai può attendere, c’è ben altro a cui pensare.

Attenzione: il capitolo Sanremo non è affatto chiuso. C’è ancora molto da dire.

bloggorai@gmail.com   

lunedì 2 marzo 2026

Sanremo e il declino dell'Impero televisivo: la Rai e il suo grande futuro dietro le spalle

By Bloggorai ©

Anzitutto un caloroso ringraziamento alle lettrici e ai lettori che in questi giorni hanno inviato messaggi di auguri a Bloggorai. Ce la siamo vista brutta ma siamo sopravvissuti, forse miracolati. Eccoci tornati.

In questi pochi giorni di “pausa” abbiamo avuto modo di riflettere attentamente su quanto stava avvenendo. Ci siamo lasciati parlando di Civiltà delle Immagini 2026 e di Sanremo.

Per ora, riprendiamo il capitolo Sanremo, lo chiudiamo mentre riproponiamo l’immagine che abbiamo usato tante volte e aggiorniamo quanto abbiamo scritto nel 2024 (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2024/02/sanremo-lo-specchio-infedele-della.html ) e nel 2025 (vedi https://bloggorai.blogspot.com/2025/02/la-rai-normale-e-la-sua-morale.html ). I titoli dei due Post sono ancora attuali: “Sanremo: lo specchio infedele della normalità?” e “La Rai "normale" e la sua "morale"”.

Mettiamo qualche punto fermo. Sanremo è stato un “successo”? per la Rai e per chi lo ha visto certamente si. Leggiamo Francesco Siliato oggi sul Sole.it: “Una trasmissione televisiva che viene seguita da una media di 9,6 milioni di persone per 27 ore e mezzo, non è solo un successo, è uno straordinario evento media…Detto questo, va rilevato che questa edizione ha prodotto ascolti più bassi delle edizioni immediatamente precedenti. Rispetto allo scorso anno la media della fascia Sanremo, che va dalla fine del Tg1 alle due della notte, tra Prima Festival; Sanremo Start; Festival e Dopofestival, registra - secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel - un calo di 1,7 milioni che diventano -1,8, considerando la perdita di 98mila spettatori da small screen. «Ragionare su queste perdite - sottolinea Siliato - significa inoltrarsi sul lento declino della tv tradizionale…”. Inoltre, sembra che la raccolta pubblicitaria ha superato i 70 mln di euro, 5 in più rispetto allo scorso anno e ora si dovrà vedere se e come ci potranno essere compensazioni per il ridotto numero di telespettatori. Per la cronaca, rispetto agli scorsi anni ne sono “emigrati” milioni (nell’ultima serata oltre 2). Ma la domanda non è tanto nel sapere perché milioni di telespettatori sono emigrati da Sanremo ma perché altrettanti ci sono rimasti. Perché tanti milioni di telespettatori hanno assistito ad uno spettacolo mediocre, noioso, con canzonette che non sono canzonette, la scenografia dell’Ariston declassata ad una festa paesana, una “Morticia Addams” sul palco ad officiare liturgie necrologiche, un comico che non fa ridere, una modella russa che non parla italiano, un Sandokan vero e uno finto, un ultranovantenne che viaggia con l’elicottero dei Vigili del Fuoco? Già, quale è il fascino misterioso di tanto “successo”???

Oggi Grasso scrive sul Corriere “… normalizzare il Festival, anche a costo della noia. Secondo Ferrara, «la malinconica normalità del calo degli ascolti rende sfavillante la stagione dell’adesione mostruosa…”.

Bloggorai però, notoriamente, con i numeri non è molto capace e guarda altro. Anzitutto guarda la conferma di un fenomeno ormai inarrestabile: la platea televisiva generalista si restringe ed è sempre più adulta. Ovvero, in soldoni: il DTT, il digitale terrestre resiste agli assalti dello streaming e delle piattaforme ma cede progressivamente spazio e numeri, contenuti e “fruitori” con altri device mentre gli “over” guardano la Rai e i “giovani” no. Ha scritto il Corriere alcuni giorni addietro: “La fruizione musicale è ormai polarizzata su Tik Tok e Spotify. Il modello televisivo tradizionale appare meno centrale rispetto a soli tre o quattro anni fa”. Allora succede quel noto fenomeno secondo il quale se tutto avanza e tu rimani fermo e non segui il passo, di fatto, vai indietro. Se la Rai continua a rivolgersi agli “anta” (età media Sanremo: 51,7 e pure gli “over65” sono calati dal 57 al 50% rispetto allo scorso anno e rimangono comunque la fascia di ascolto più numerosa, da fonte Geca  su dati Auditel) e non riesce ad intercettare i “giovani” il suo destino è segnato.  Semplificando. Il “successo”, al solito, c’è stato ma è un successo drogato, illusorio e rivolto ad una sola parte di pubblico, ovvero un farmaco anestetico somministrato ad un paziente con poche speranze di riprendersi.

Ecco allora che torniamo allo “specchio del Paese” concavo e convesso al tempo stesso (rima casuale), deformato e appannato. Sanremo non riflette il Paese per intero (ma solo quella parte di esso che lo guarda) e quella stessa parte che una volta premia “cuoricini…cuoricini” e la volta successiva, ieri, il romanticissimo e matrimonialissimo “…Saremo io e te …Per sempre… Legati per la vita che Senza te Non vale niente…”. E quel  " ... sarà per sempre Si".. è una pura combinazione fantapolitica, una fatalità. 

Se è vero il luogo comune che sostiene che “la Rai è lo specchio del Paese” ed in buona parte è vero, oggi questo specchio riflette esattamente questo momento politico, sociale e culturale di questo Paese. Come ha scritto Lisa di Giuseppe su Domani “E’ Sanremo, sembra Atreju, l’egemonia culturale di FdI”. Se questo Sanremo ha rappresentato il massimo che questa destra di Governo, questa Rai di questo Cda è quanto gli è di meglio possibile esprimere, verrebbe da pensare che possiamo stare tranquilli. Ma, come si dice a Roma, “Er sor Tranquillo è morto de’ pizzichi”.

Infine, se è vero il luogo comune della fisica universale (il vuoto non esiste), allora è vero che il “festival” occupa uno spazio lasciato libero (per reciproco interesse) dal suo diretto concorrente Mediaset che si è ben guardata da mettere i bastoni tra le ruote di Sanremo. Eppure, bastava poco: dicono che “non gli conveniva abbassare la media della De Filippi”. Anche questo “è” il Paese: la terra di mezzo dove pure il telecomando fatica ad essere giovane. La Rai ha un radioso futuro dietro le sue spalle.

Bloggorai@gmail.com

giovedì 26 febbraio 2026

!!!

 Care lettrici e cari lettori...

Bloggorai è costretto a sospendere temporaneamente le pubblicazioni: incidente in moto... serio ma non grave.

Chi può...mandi notizie.

Grazie 

A presto 

la Noia del giorno prima e quella del giorno dopo

By Bloggorai ©

Nei giorni scorsi ci siamo cimentati nella raccolta delle figurine sulla Civiltà delle Immagini 2026 (per febbraio ne abbiamo poche). Ora ci viene l’idea di collezionare pure le “parole” che segnano questo nostro tempo. Oggi ne abbiamo due: “noia” e “tristezza”.

È un Paese del “vorrei ma non posso” oppure del “potrei ma non voglio”. È un Paese sempre in bilico nella terra di mezzo che ancora non ha sanato l’eterno dilemma: monarchia o repubblica (non Repubbica). È un Paese che è saldamente progressista e democratico e invece si ritrova con un governo conservatore e di destra. Un Paese che non ha ancora deciso se essere “moderno” oppure con un “occhio sempre attento al suo passato”. È un Paese spaccato in due dove la stragrande maggioranza dei telespettatori ovvero gli “adulti” over 55 guardano ancora la Tv generalista e universale e i “giovani” non la guardano proprio (esattamente l’età media di questo Sanremo è 51,7).  È un Paese che celebra e vuole ancora le “canzonette” di Fausto Leali (82 anni) a tarda notte e poi si ritrova in prima serata con Achille Lauro come co-conduttore insieme alla co-conduttrice Pausini e due aiutanti conduttori “comici” neutri come Lillo e la Fogliati che vorrebbero far il loro mestiere, far ridere, e invece non possono o non vogliono. La stessa Pausini che sembrava destinata a “spaccare” il ritmo soporifero di Conti si è comodamente adagiata sul morbido nulla vestita di niente e infarcita di poco.

Eppure, c’è ancora qualcosa di incompiuto e di non detto, qualcosa non ancora completamente svelato in questo Sanremo dell’epoca Meloni. Doveva e poteva essere un ennesimo volano alla propaganda di questo Governo dell’Italia ordinata e ben accolta (si fa per dire) nei grandi palcoscenici internazionali. Doveva e poteva essere una vetrina del “fior da fiore” del Made in Italy canoro. E invece no, stenta ad essere compreso e metabolizzato. Doveva e poteva essere la ciliegina sulla torta del "filosofo diColle Oppio" ovvero Rossi&C. E invece la Rai ne viene travolta, il suo AD ne viene travolto, la sua dirigenza ne viene travolta. Un nostro affezionato e qualificato lettore ci ha suggerito un battuta “La dirigenza Rai si è trasferita a Sanremo e il pubblico di Sanremo si è trasferito altrove”.  A tal punto che non viene nemmeno mai inquadrata tra il pubblico dell’Ariston come invece si era soliti fare negli anni passati, come se non volessero “metterci la faccia” (solo uno viene spesso ripreso, un certo Maurizio Imbriale, chissà perché?)

Come abbiamo scritto e come siamo sempre profondamente convinti, il buongiorno si vede dal mattino e le prime luci dell’alba sul festival di Sanremo erano grigie e nuvolose. Lo abbiamo visto subito dal Prima Festival, in onda alle 20.30 dopo il Tg1, che solo ieri sera abbiamo scoperto di cosa si tratta: uno sciatto, volgare, banale e fastidioso contenitore di brand pubblicitari senza capo ne coda, senza logia e senza senso che non sia solo raccogliere pubblicità. Pecunia non olet e tutti sanno quanto la Rai ne ha bisogno ma un pizzico di decenza e intelligenza si poteva pure applicare. No, l’intelligenza è un optional a pagamento. Se non che, inizia la serata e un altro segno della “serata” è il palco dell’Ariston: una povertà e una tristezza disarmante che neanche alla Sagra del carciofo di ColdisottoValMaggiore hanno mai saputo fare di peggio. Vedi sopra: non ci sono pecunie e pure il palco ne risente.

Gli ascolti della seconda serata confermano la tendenza: le solite tre milioni di persone sono "emigrate" da altre parti" e manca il 5% di share. Rimanete sintonizzati, ne riparleremo.

Bloggorai@gmail.com

mercoledì 25 febbraio 2026

La lunga e noiosa notte di Sanremo


By Bloggorai © 

Tutte le vicende umane hanno un prologo, uno svolgimento e un epilogo. Per tutte le cose c’è sempre un prima, un durante e un dopo. Le vicende umane e le “cose” poi hanno un loro naturale contesto, un ambito dove si collocano ed è questo stesso che permette la lettura, la decifrazione dei codici, dei segni e dei significati.

Il “contesto” sociale, politico e culturale del Festival è il “fatto” stesso, è la “cosa” in sé prima ancora del concorso canoro di Sanremo e delle stesse “canzonette” che si diluiscono e si confondono nel rumore di fondo del Paese.

Ieri sera è partito l’evento musicale dell’anno ed è partito subito con tanti piedi sbagliati. Dimentichiamo “l’unico comico di destra” e il presidente del Senato che se ne occupa e limitiamoci ad annotare i piedini sbagliati. Sono appena usciti i “numeri” Auditel che fanno tanto clamore: la prima serata del festival cala di oltre 3 milioni di telespettatori e quasi il 7% in meno rispetto allo scorso anno. Tre milioni di persone che hanno visto altro, che non hanno voluto partecipare a questo rito stanco e financo peggiore del precedente. Ci vuole molta fantasia a proporre come “personaggio” per la prima serata il Sandokan di antica memoria rimpannucciato sotto sembianze turche che avrebbe fatto perdere i freni inibitori alle signore in sala come ha scritto Repubblica. Attenzione: abbiamo scritto “Repubblica” e non “Repupplica” come invece è apparso sul palco del Festival. Una curiosità: tra gli autori di Sanremo compare nei titoli di testa, un certo Giancarlo Leone. Chissà se è lo stesso che conosciamo bene noi tutti e che tanta parte ha avuto nella storia recente della Rai. Magari è un omonimo.

Già, torniamo anzitutto al “prima” nel senso del Prima Festival alle 20.30 su RAi Uno: una parentesi di vuoto assoluto, il nulla strillacchiato nel niente, senza capo né coda, forse il senso intimo e profondo di questo Sanremo che si intravvede già dal suo incipit: non c’è nulla prima, non si vede nulla durante e non si vedrà nulla alla fine (tarda notte, quando a Villa Arzilla hanno spento le luci da un pezzo). 

L’anno scorso ci siamo consolati con i “cuoricini … cuoricini” che almeno hanno fatto gongolare gli esegeti del “brillante successo” (Natale dixit). Quest’anno non sembra di avere ascoltato nulla del genere, nulla che si possa fischiettare allegramente. Il termine che abbiamo letto questa mattina e che forse segnerà questo Festival è semplice quanto rilevante: noia. Ovvero quel senso disperato di abbandono, di mestizia, di pigrizia e di svogliatezza che ti prende quando non sai più a che Santo votarsi. Con in più un tantinello di qualcosa di “strano”: dal palco dell’Ariston si inizia subito con una celebrazione semi liturgica di chi, ahimè RIP, non c’è più: da Pippo Baudo al Maestro Pisicchio e ad officiare la cerimonia si presenta la co-conduttrice con un abitino nero che la fa tanto somigliare ad un noto personaggio del cinema (provate ad indovinare di chi si tratta). Da ricordare che proprio Baudo fu artefice dell’edizione del Festival con il tonfo negativo mai registrato prima e dopo: nel 2008 ha raggiunto una media del 35% con circa 7,2 mlm di telespettatori.

Ma, si sa, e Bloggorai ne è quanto mai convinto, i numeri dicono tanto ma non dicono tutto. Semmai, semmai fosse, questo Sanremo questo Festival figlio di questo Cda Rai non passerà nei libri di storia per il suo successo non sarà difficile comprendere il perché e il per come. E non sarà solo per colpa o responsabilità di chi ha messo in piedi la baracca, questa baracca. C’è, come abbiamo scritto prima, un suo contesto, un suo luogo sociale, politico e culturale di riferimento. C’è il Paese reale, c’è un’altra televisione, ci sono altri giovani e ci sono altri anziani e magari ci sono pure altre “canzonette” che questo Festival ci vuole negare oppure proporre diluire e annebbiare nella noia, banale e quotidiana.

Abbiate pazienza, è solo l’inizio o già un “durante”. Se, come si dice il “buongiorno viene dal mattino”, la giornata sarà lunga e faticosa. Vedremo.

Ps: per gli appassionati del genere, suggeriamo di leggere il post di ieri.

bloggorai@gmail.com

martedì 24 febbraio 2026

Sanremo anda e rianda dalla destra e ritorno

By Bloggorai ©

Torniamo sempre alla casella di partenza. Un gioco dell’Oca senza fine e senza inizio ovvero un divenire solo apparentemente senza capo ne coda. Se tutto intorno a te si muove e tu rimani fermo è come , di fatto, andare indietro, nel tempo e nello spazio. “Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita” per arrivare infine a “salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ’l ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Queste stelle però stentano a farsi vedere.

Oggi è il tempo di Sanremo, giunto alla sua 76a edizione, ovvero gli anni equivalenti di un/a nonno/a in buona salute che magari non è ancora ricoverato in una RSA. Il Festival gode ancora di un suo “successo” di numeri che fanno gongolare gli amministratori Rai: oggi il Sole ci dice che sono attesi circa 70 mln di raccolta pubblicitaria a fronte dei 65 della scorsa edizione. Buttali via! L’Azienda ci sopravvive per qualche mese e vagli a dire che “pecunia olet”. No, pecunia non olet, anzi … profumat! Poi ci saranno i numeri degli ascolti, quelli che faranno gongolare gli esegeti del “Servizio Pubblico” trasversale, universale e generale. Sono quei numeri che hanno fatto definire il Sanremo dello scorso anno “un successo scintillante”.

Come abbiamo scritto e come molti temono, i numeri del Sanremo di quest’anno potrebbero non essere di grande consolazione. Molti fattori remano contro. Le Olimpiadi potrebbero avere prosciugato un bacino di attenzione che non è sempre indeterminato. Poi l’edizione di cui si parla (poco) non sembra ricca di particolare “appeal”: tra cantanti, conduttori e ospiti non emerge nulla che possa far immaginare un’edizione scintillante, peraltro, dedicata alla memoria di Pippo Baudo che ha fatto registrare nel 2008 i numeri più bassi degli ultimi 20 e dove si annuncerà il ritorno della prossima di Canzonissima (andata in onda la prima volta alla radio nel 1956). Manca una rievocazione di Garibaldi e della breccia di Porta Pia e siamo a posto. Aggiungi le serate di calcio nella Champions League e aggiungi la minaccia di una controprogrammazione di Mediaset più robusta del solito (P.S. Berlusconi si vorrebbe “vendicare” delle ospitate Rai a F. Corona) e tanto può bastare per nutrire qualche legittimo timore. Dicono che alla conferenza stampa di ieri a Sanremo la noia correva come acqua fresca.  

Ma così come negli anni passati abbiamo dedicato poca attenzione ai “numeri” anche quest’anno Bloggorai cercherà di leggere tra le righe segni e significati dell’evento Sanremo. Tanto per iniziare, vi suggeriamo di rileggere quello che abbiamo scritto negli anni passati: il 19 febbraio 2025 abbiamo titolato “Sanremo: Apologia di un "successo" https://bloggorai.blogspot.com/2025/02/sanremo-apologia-di-un-successo.html dove abbiamo scritto “il presunto “successo” di questo Sanremo lo si vorrebbe ascrivere esattamente nella sua distanza dalla “politica” genericamente intesa e financo dalla pretesa “coesione sociale”, ma anche dalla cultura, dalla società etc … ovvero “sono solo canzonette” di “cuoricini cuoricini”

Su questo terreno lo scorso anno ha gongolato la Meloni e, verosimile, gongolerà quest’anno ancor di più per dire, ribadire e sottolineare che la nostra è proprio una “bella Italia” come pure le Olimpiadi hanno evidenziato. L’anno precedente, l’11 febbraio 2024 abbiamo titolato “Sanremo: lo specchio infedele della normalità?” dove abbiamo scritto che “Sanremo, parafrasando il Censis, è uno specchio infedele di un Paese sonnambulo. È uno specchio che racconta un Paese dove confonde il comico con il drammatico, fa ridacchiare e commuovere nel breve giro di pochi istanti, l’uno vale l’altro purché riesca a sollevare qualche punto di share. È uno specchio doppiamente infedele perché pronto a tradire se stesso alla prima occasione: oggi esalta “questi” giovani solo se cantano e domani se li scorda per il resto dell’anno. Vanno benissimo se fanno aumentare gli ascolti ma chissenefrega se sono e saranno disoccupati per gli anni a venire. Infine, è uno specchio multistrato e multicolore. Riflette solo ciò che gli è più comodo, senza scomodare tanti più di tanto. Infine: è ancora uno specchio infedele dove mescola RAI e Mediaset come fossero la stessa cosa: ha vinto Angelina Mango, uno splendido prodotto della scuderia De Filippi, il fior da fiore di Mediaset, come ampiamente annunciato, da tempo”. vedi https://bloggorai.blogspot.com/2024/02/sanremo-lo-specchio-infedele-della.html 

Sembrava che la Meloni potesse essere a Sanremo ed invece a smentito: peccato. Come pure peccato che “l’unico comico di destra” ha rinunciato. Abbiamo speranza che dopo l’intervento odierno del presidente del Senato La Russa il comico di questa destra possa ripensarci: abbiamo tanto bisogno di una sana dose di qualunquismo di destra, di questa destra. Non ce lo fate mancare.

bloggorai@gmail.com

lunedì 23 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 22. Vuoto a vincere ?

By Bloggorai ©

Questa settimana di fine febbraio si presenta carica di interesse. Sono appena terminate le Olimpiadi e domani inizia Sanremo: due eventi mediatici di assoluto rilievo. Sono grandi manifestazioni che ci hanno detto e ci diranno molto sulla politica, la società, la cultura, i linguaggi e i fenomeni mediatici.

Intanto però, scorrendo i giornali di oggi, ancora non siamo riusciti a trovare una “figurina” sulle Olimpiadi meritevole di essere collocata con il dovuto rispetto nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026: solo foto di archivio e di agenzia, solo ordinaria amministrazione di buoni reporter sul campo. Chi ha suggerimenti è gradita la segnalazione.

Rimanete sintonizzati: ci potrebbe essere un secondo Post in giornata.

bloggorai@gmail.com

domenica 22 febbraio 2026

Altra pagina, altro giro

By Bloggorai ©

Dio non gioca a dadi con l'Universo (A.E.)

Forza, coraggio, ancora poche ore e pure queste Olimpiadi invernali le mettiamo in soffitta. Complimenti agli atleti, belli/e e bravi/e tutti e chissenefrega se i costi sono triplicati rispetto alle previsioni passando da circa 1,7/2 mld a 5,6/6 (vedi bene https://www.wired.it/article/prezzo-fiaccola-olimpiadi-economia-tecnologia-sostenibilita/ ) e chissenefrega se poi ci rimarranno sul groppone impianti che verranno frequentati da un gruppetto di aficionados come ad esempio la pista di Bob. Chissenefrega se la noia è scorsa a fiumi con le immagini del Curling o delle Skeleton: gli ascolti sono stati eccellenti. Stasera con la cerimonia di chiusura ascolteremo se il sostituto di Petrecca saprà fare di meglio e, se mani fosse, l’interrogativo si porrà: perché non è stato scelto prima? Ma, come noto, nulla avviene mai per caso.

A proposito di ascolti e di conti da chiudere vale la pena leggere quanto ha scritto Andrea Biondi sul Sole: “Nell’era dello streaming e della distrazione permanente, i Giochi invernali si stanno rivelando una macchina capace di catalizzare attenzione collettiva. Stando ai dati Auditel elaborati dallo Studio Frasi – e riferibili solo ai canali Rai perché dall’altra parte l’universo streaming di Wbd non si fa misurare al momento da Auditel, come non sono misurabili i canali Eurosport ora che sono usciti da Sky – il dato più evidente arriva dalla Cerimonia d’apertura: 9,4 milioni di spettatori su Rai 1. Un risultato importante, ma che racconta anche un cambiamento del contesto: vent’anni fa, con Torino 2006, si arrivò a 10,7 milioni … Bisogna fare attenzione nel leggere questo dato – puntualizza però Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi – perché il totale del pubblico televisivo è calato. Durante la Cerimonia di Milano davanti a un televisore acceso c’erano oltre sei milioni di persone in meno rispetto a venti anni fa». È il segno di un ecosistema che si è disperso tra piattaforme digitali, social e intrattenimento diffuso”. A noi rimane il dubbio: quale “figurina” potrà essere scelta per sintetizzare queste Olimpiadi nel nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026?

Bene … torniamo in casa Rai dove non solo tutto torna e si ripropone come un gioco dell’Oca, giusto per ribadire che nulla, o quasi, avviene mai per caso. Lo spunto questa mattina ce lo propone Giovanna Vitale su Repubblica (di dice di lei che sia “solitamente bene informata” si dice … ) e titola il suo pezzo con “Slalom di FI e Lega a caccia di poltrone tra gaffe e imboscate”. L’articolo di racconta sullo “stato delle cose” in Cda Rai e, di riflesso o di pari passo, sui rapporti tra i partiti di maggioranza. Ribadiamo, a scanso equivoci e per prenderci la nostra parte, Bloggorai lo ha scritto in epoca non sospetta, quando Marano ha assunto la presidenza da “anziano”. L’autorevolissimo ed espertissimo esponente della Lega in Rai certa gente, i parvenus, se li mangia a colazione o ci fa merendina alle 5 del pomeriggio. Scrive la Vitale che durante l’ultimo Cda Rossi si è risentito assai quando Marano ha alzato il ditino accusatorio: “Quando il leghista Antonio Marano parte lancia in resta contro i responsabili dei piani di produzione — Coletta, Imbriale e Russo — accusati di non seguire le linee guida varate in consiglio e di non sperimentare nuovi prodotti, l’AD non ci vede più. «Non ti devi permettere di mettere in discussione persone che lavorano giorno e notte per l’azienda», sibila Rossi. «Loro discutono con me ogni scelta. Stiamo cercando di mettere le toppe ai casini fatti molti anni fa». Una quindicina almeno: allora Marano era vicedirettore generale e si occupava proprio di palinsesti”. Era tutto già scritto, era tutto già noto, era solo questione di quando sarebbero scoppiate le ostilità. Ma, attenzione, non è detto che debbano scoppiare: c’è posto per tutti. Dobbiamo ripeterci: il “malloppo” è grosso e ce ne sarebbe per tutti: Rai Cinema, Rai Fiction e Ray Way solo per citare i soldoni veri, ma poi ci sarebbero anche altre direzioni importanti in reti e testate. Pecunia non olet. 

La controprova le vedremo nei prossimi giorni con due appuntamenti: il primo è la convocazione di Rossi In Vigilanza e non è affatto detto che ci vada. Il secondo è al Senato dove potrebbe far capolino la proposta di riforma Rai.

bloggorai@gmail.com

venerdì 20 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 21. La crisi

By Bloggorai ©

Carissime lettrici, carissimi lettori di Bloggorai … siamo costretti ad ammettere che “c’è grossa crisi” dentro e intorno a noi (e non ci sentiamo nemmeno tanto bene). Anche questo Blog, come fa la Rai, ha un grande futuro dietro le spalle e per trovare parole di conforto si rivolge al lontano passato che non si allontana mai a sufficienza, è sempre incombente con il fiato sul collo. Per favore, rivedete questo indimenticabile, profetico e irripetibile Corrado Guzzanti https://www.youtube.com/watch?v=lpYSFPO7pqw .

Premessa per affezionate/i: questo post sarà per gran parte dedicato alla Rai. Per chi ha abbandonato l’interesse per questo argomento (e sono tanti) … portate pazienza… nel bene e nel male la Rai sarà ancora centrale nella storia di questo Paese per tanto tempo ancora.

Si tratta di una crisi che langue e si trascina stancamente e le “figurine” per l’Album della Civiltà delle Immagini 2026 di febbraio lo stanno a significare: non si trovano. Uno degli eventi più significativi previsti dell’anno, le Olimpiadi invernali, finora non hanno proposto immagini meritevoli da essere conservate: Mattarella con la giacca a vento bianca? Boh! Qualche atleta con la medaglia d’oro? Doppio boh! i generici cinque cerchi olimpici? Triplo boh. Abbiamo la sensazione che nonostante le decine di paginate sui giornali e i grandi ascolti in Tv, di immagini memorabili non ne resteranno gran che. In questi giorni tiene banco la vicenda dell’ex principe Andrea di Inghilterra e tutto il caravanserraglio Epstein. Anche oggi decine di pagine sui giornali (il solo Corriere ne ha occupate 9). Certo, non capita tutti i giorni di assistere ad uno spettacolo del genere ma però … ma però (no si dice però rende l’idea) forse un tantinello esagerato e però manca un’immagine “storica” che non sia una di quelle di repertorio o di agenzia. Veniamo poi al terzo grande avvenimento: il Board of Peace di Trump. Quale immagine conserveremo di questa grande truffa ai danni del diritto internazionale, delle ragioni dei palestinesi, della logica e del buonsenso geopolitico? La foto di gruppo degli aderenti, ovvero il fior da fiore delle “democrazie” che vi hanno aderito e del ministro Tajani che ha "assistito" può meritare il rango di “figurina” di febbraio nel nostro Album?  Forse. Infine, in questi giorni, ovviamente, il tema di grande rilievo è il prossimo referendum sulla Giustizia. Quale immagine può rappresentarlo degnamente? Mattarella al CSM o il ministro Nordio con le sue intemerate accuse contro i giudici politicizzati? Vedremo a fine mese.

Bene, veniamo alla Rai dove “c’è grossa crisi”. Una crisi che viene da lontano e lo abbiamo scritto innumerevoli volte: non è colpa solo di Telemeloni. È una crisi che va lontano, si diffonde come un virus influenzale e che già nei prossimi giorni con l’inizio di Sanremo potrebbe dare segni tangibili (dicono, si legge che nell’ex Viale Mazzini si avverte un certo senso di timore … vedi quanto scrive oggi Lisa di Giuseppe (solitamente bene informata) su Domani “Ansia per Sanremo .. Gerry Scotti agita il festival”. Ma la crisi andrà ancora più lontano subito dopo. Nei giorni scorsi si è letto di una calendarizzazione in aula Senato della proposta di riforma sulla Rai, presunta anticamera di grandi mutamenti politici. Abbiamo fatto le nostre verifiche e non lo riteniamo possibile per vari motivi (anche se il regolamento Senato lo prevede). Il primo tra tutti è che tra i partiti di governo non c’è accordo e non è irrilevante la corrente che spinge a lasciare tutto fermo in attesa delle prossime elezioni. Idem sulla questione di cui si legge: Chiocci, direttore Tg1, che molla e va a Palazzo Chigi. Lo abbiamo già scritto e per essere sicuri abbiamo rinnovato l’interrogativo ad un nostro “molto autorevole interlocutore”: non se ne parla proprio, almeno per ora.

E in questo quadretto di crisi, l’opposizione che ti combina? Nulla. In ordine: la Floridia ha convocato Rossi per l’11 marzo e non è detto che ci sia riuscita a portare l’AD a farsi impallinare dalla Vigilanza che giace in letargo da oltre un anno. Ieri sul Corriere Antonella Baccaro gli ha posto una domanda sibillina ma significativa: “Ha mai pensato a dimettersi?” risposta “ … non lo escludo …”.

Poi, una menzione particolare meritano i consiglieri di opposizione Alessandro di Majo e Roberto Natale che da un po’ a questa parte non ci fanno mancare qualche comunicato stampa (che nessuno riprende, nemmeno Bloggorai). È tutto un fiorire di “ … ci vorrebbe più coraggio” e non si capisce a chi è diretto l’invito, forse a loro stessi? Oppure “ … non è certo questa la via…” e non si capisce quale dovrebbe essere o chi dovrebbe dare indicazioni in merito. Oppure ancora (Natale Dixit) “…cambiare subito rotta … “ e non si capisce il “subito” da quando dovrebbe decorrere, in che modo e chi dovrebbe essere il nostromo che traccia la nuova rotta. 

Se occorre possiamo dare tre suggerimenti anche se non richiesti: A rivolgersi ad un affermato studio legale per verificare la legittimità dell’operato di questo Cda. Ci sono tanti e ragionevoli motivi per ritenere che il dubbio sia lecito e che la verifica debba essere fatta: ci dice un nostro autorevole “consulente” che “il presidente nominato c’è e non può darsi luogo a presidente anziano che sarebbe in contrasto anche con la regola del regolamento del Cda che prevede il presidente anziano solo allorquando manchi il presidente”. Comunque, nel dubbio si verifica. B nei giorni scorsi abbiamo letto che negli ultimi tre anni la Rai ha perso circa tre punti percentuali di share con indubbie perdite di risorse pubblicitarie. C’è stata colpa? Si può profilare il dubbio di “danno erariale”? Quando, come è avvenuto ieri, si è avuta certezza della prossima trasmissione affidata ad un giornalista esterno (e che esterno!!!) al modico compenso di oltre 800 mila euro, non viene il dubbio di rivolgersi alla Corte dei Conti per verificare se viene applicato quanto la Corte stessa dispone ogni anno nel suo report sulla Rai a proposito delle collaborazioni esterne?  

Il terzo suggerimento è noto ma vale la pena ribadirlo: la vostra presenza in questo Cda è il segno di una sconfitta politica ancora prima della vittoria di Telemeloni. Non gli concedete pure la soddisfazione di fargli dire che “hanno rispettato il pluralismo”. Arrendetevi e cambiate postura: non potete scardinare questo rapporto di forza che la vostra stessa nomina ha reso possibile. Non dimenticate mai il “prima la riforma e poi le nomine” che ha dato vita a questo Cda: un frutto avvelenato di un albero malato nelle radici profonde. La riforma non c’è e la Rai è in loro balia. Non siete e non potete essere i cani da guardia delle loro malefatte e non saranno i vostri comunicati stampa ad arginarli. A chi obietta che “è meglio avere un nostro testimone al loro interno” rispondiamo che è assolutamente inutile: il divenire delle “cose” si misura dai risultati e questi, salvo prova contraria, non si avvertono.

Ha ragione Guzzanti: la risposta alla crisi è dentro di te … ma è sbagliata.

Bloggorai@gmail.com

 

giovedì 19 febbraio 2026

Pausa disagiata


Bloggorai è preda di una brutta influenza...
Rimanete sintonizzati...
C'è molto da dibattere 

 

martedì 17 febbraio 2026

Il "pantano " di Villa Arzilla

By Bloggorai ©

A guardare nei ricordi sembra ancora ieri

Che salivo su una sedia per guardare i treni

Da dietro alla finestra su un cortile grande

Un bambino, un bambino

… e tutto mi sembrava andasse bene …

Giusto 60 anni addietro a Roma in questi giorni c’è stata la grande nevicata destinata ad entrare nella storia della città. Ce lo hanno ricordato prima De Gregori nel ’78 (da riascoltare https://www.youtube.com/watch?v=_70M9pyzh_4 ) e poi Mia Martini nel Sanremo del ’90. Già ... tutto sembrava andasse bene.

Anche Bloggorai e molti altri, dentro e fuori l’Azienda, tanto tempo fa, si erano fatti persuasi che le cose potessero andare meglio per il futuro del Servizio Pubblico. E invece, un tassello alla volta, lentamente e inesorabilmente, come scriviamo da tempo, siamo costretti ad ammettere ed assistere al suo declino.

Oggi, grazie a qualche “amico che consiglia” siamo riusciti a leggere tre articoli interessanti che meritano di essere citati.

Il primo lo ha pubblicato La Stampa con il titolo “Pantano Rai” e riporta i dati elaborati dallo Studio Frasi dove emerge quanto noto da tempo: la Rai negli ultimi tre anni ha perso tre punti share passando dal 38% al 35% che, tradotto in soldoni, significa “… la Tv pubblica con meno spot e meno risorse crolla e Mediaset si rinforza… Le reti pubbliche finiscono nel pantano mentre, più o meno, tutte le concorrenti crescono in fatturato e ascolti…azienda rimasta orfana di dirigenti e uomini prodotto, si lottizzati ma capaci”. Punto. A capo. In poche righe la sintesi perfetta della situazione attuale. Si legge pure che grazie alle Olimpiadi e Sanremo a febbraio/marzo qualcosa potrà migliorare ma la baracca può reggere solo con due grandi eventi e il reso dell’anno arrancare?

Il secondo articolo lo ha pubblicato La Notizia con il titolo “Immobiliare Rai, vende e affitta, un giochino da 159 milioni” dove si descrive dettagliatamente la nefasta storia dell’operazione immobiliare, parte integrante del famigerato Piano, senza capo ne coda: si legge “Vendere un bene per fare cassa riprenderlo in affitto e quindi andare in affitto presso terzi spendendo 159 milioni di euro”. Siamo nella fase “svendita gioielli di famiglia”: dallo storico Palazzo Labia a Venezia alla sede di Firenze, dallo Studio ex Delle Vittorie al Teatro Olimpico.  

Il terzo articolo compare su La Repubblica con il titolo “La nuova Rai? Vecchia, anzi antica” dove si legge “E così nel meraviglioso mondo di TeleMeloni si sfornano grandi idee e titoli che arrivano direttamente da un glorioso passato… La nuova Rai nel 2026 non è vecchia è vecchissima ferma da quel dì”

Con questo articolo arriviamo al dunque: per la gioia dei nostri cari vecchietti di Villa Arzilla, nientepopodimenoche, il Corriere di oggi titola a piena pagina “Torna Canzonissima. Dopo mezzo secolo, annuncio di Milly Carlucci, progetto top secret in primavera”. Che gli vuoi dire a questi geniacci dell’ex Viale Mazzini? Dopo aver ripescato Sandokan, mandato in onda oltre 26 volte il Commissario Montalbano in buona compagnia di Don Matteo hanno capito che hanno un grande futuro dietro le loro spalle.

Ogni tanto qualche amico lettore ci scrive sfiduciato e ci chiede: “Caro Bloggorai, ma perché ti ostini ancora a parlare di Rai?” Forse, perché siamo inguaribili ottimisti… perché quel “… tutto mi sembrava andasse bene …” è un ritornello difficile da togliere dalla mente.

bloggorai@gmail.com

La Rai sdraiata

By Bloggorai ©

Se avete preso per buone

Le “verità” della televisione

Anche se allora vi siete assolti

Siete lo stesso coinvolti

 

Questa Rai e questo Cda ce la stanno mettendo tutta per passare alla storia del Servizio Pubblico come gli anni peggiori di questo secolo. Non passa giorno ormai senza che si legga o si sappiano notizie che segnano e descrivono il declino inesorabile su cui la Rai è posta. 

Anche questa mattina ne abbiamo prova provata.

Ve ne parleremo in altro Post. Rimanete aggiornati.

bloggorai@gmail.com 


 

lunedì 16 febbraio 2026

Il Declino ... oltre le Olimpiadi

By Bloggorai ©

Mettetevi comodi, siamo solo all’inizio della settimana. Nota in premessa: questo Post oggi è dedicato per buona parte alla Rai e non parleremo di Pucci o  di Petrecca o di Garlasco.

L’Europa è in “declino”? L’Italia è in “declino”? Fatte le debite proporzioni, la Rai è in “declino”? Intendiamoci bene: “declino: dal latino declīnāre, composto da de- ("giù", "verso il basso") + clīnāre ("piegare", "inclinare"). Treccani: in senso fig., decadenza, perdita di potere: il rapido d. di una personalità politica, della potenza di una nazione (e uomo di governo, paese in declino); o anche, riduzione progressiva della produttività, dell’efficienza”.

Europa: secondo il Segretario di Stato USA Mark Rubio “In America non abbiamo alcun interesse a essere custodi educati e ordinati del declino gestito dall’Occidente…” e gli risponde la Rappresentante per la Politica estera UE Kallas (una vera pacifista!) “No, non è vero, l’Europa non è in declino”.

Italia: secondo la Meloni il Paese non è poi messo tanto maluccio, magari non è proprio “declino” e comunque “non è colpa mia”. Per il resto del mondo sociale italiano il “declino” è palese ed evidente: l’economia stenta, il lavoro manca, la sanità stenta, l’istruzione traballa, le famiglie arrancano. Ci vogliono giusto le Olimpiadi oggi a riempire 9 pagine del Corriere per magnificare le doti italiche (2 di politica nazionale con Nordio &C, 6 pagine di esteri e 4 di cronaca)

Rai: qui c’è poco da dibattere: il “declino” è palese ed evidente. La lista è lunga e dettagliata: non ci sono soldi (tagliato pure il canone), non ci sono Piani credibili e sostenibili (Piano Industriale, di quello editoriale /informazione non ne parliamo proprio per quanto la sua assenza è clamorosa e immobiliare), gli ascolti traballano e i co-conduttori/direttori alla Pucci/Petrecca si smarriscono tra una autodimissione da Sanremo e una figuraccia megagalattica globale. Ieri Aldo Grasso ha scritto sul Corriere: “In un baratro così profondo la Rai non era mai caduta: siamo al punto che persino le mura di Viale Mazzini espellono gli inquilini per l’amianto.  Dallo sport alla lobby gay, Viale Mazzini è in un baratro profondo. Politica e Rai hanno stretto un patto scellerato che permette loro di accedere a notorietà e responsabilità prescindendo da un percorso professionale in cui si sia consolidata una preparazione. Come si esce dal baratro quando l’incompetente non si accorge della propria incompetenza?”.

Già, la domanda, il tema centrale è come se ne esce? Abbiamo speranze di uscire dal tunnel dei vari “declini”? Difficile essere ottimisti fintanto che ci si limita ad elencare i problemi: quando si tratta di fare la lista delle magagne siamo tutti professori (ovviamente, senza concorso), tutti capaci ad elencare dettagliatamente buchi, inefficienze e contradizioni. In Europa (ma quale Europa?) stiamo messi maluccio assai nonostante la Kallas. In Italia stiamo messi maluccio assai nonostante la Meloni che, comunque, piaccia o meno, mantiene salda la sua soglia di consenso politico. Dentro e intorno la Rai stiamo messi peggio.

Limitiamoci al nostro ambito: come uscirne dalla palude dove sta sprofondando il Servizio Pubblico? È del tutto evidente che per il Governo e per i diretti concorrenti della Rai, le cose stanno benissimo così. Non hanno alcun bisogno di una riforma (impantanata al Senato) come non hanno alcun bisogno di un Presidente di Garanzia (Marano sta benissimo dov’è e Rossi assiste neutro), come pure Mediaset non ha alcun bisogno di vedere la Rai indebolita, anzi. 

Di cosa c’è bisogno allora? Semplice: di una opposizione che faccia l’opposizione e non si limita a scrivere lettere a cui nessuno risponde, a fare appelli a cui nessuno aderisce e diffondere Comunicati stampa di scarso rilievo. L’opposizione perde credibilità quando convoca una manifestazione a sostegno di Ranucci e chiede a gran voce di ripristinare le 4 puntate sottratte di Report e il ritorno in video al lunedì sera e poi non succede nulla. Hai voglia poi a lamentarti di Petrecca, di Pucci, dell’eccessivo spazio alla cronaca nera di Garlasco o del Tg1 che perde telespettatori.

Ma non si tratta solo di battere i pugni sui vari tavoli o prendere iniziative “forti” come è stato vanamente minacciato a dicembre scorso, si tratta più semplicemente di avere, elaborare e proporre un progetto, una visione, una strategia forte, credibile e anzitutto “spendibile” pubblicamente e politicamente. Oggi, con buona pace di tanti volenterosi, non c'è nulla di tutto questo. Avete mai sentito battere un ciglio ad esempio sul tema Rai Way e futuro tecnologico del Servizio Pubblico? avete mai sentito battere ciglio sul tema "informazione" ovvero sul numero delle testate e dei giornalisti Rai? e così' via.

Già, ma chi la dovrebbe elaborare questa strategia, chi dovrebbe avere una “visione” se non quella che ti suggerisce l’ottico? Come ripetiamo spesso e volentieri: sono le persone che “fanno” le cose e non viceversa. E allora vediamo dentro l’opposizione chi dovrebbe essere il soggetto, dove si trova e chi dovrebbe far parte della “cabina di regia” sulla Rai, sull’informazione e sul Servizio Pubblico?

Cominciamo dal PD. Nei giorni scorsi l’huffingtonpost.it ha pubblicato un articolo interessante (vedi https://www.huffingtonpost.it/politica/2026/02/12/news/social_pd-21191065/ ) dove si legge che “A supervisionare la macchina social del partito sono Flavio Alivernini, portavoce di Schlein e riferimento per la comunicazione del partito …” vedi . Chi è Alivernini e in che relazione è con gli altri “storici” esperti di Rai e Servizio Pubblico? Parliamo di Boccia, vicesegretario del Partito (quello della riduzione del canone), parliamo di Nicita (già commissario Agcom e parlamentare in Vigilanza, lo stesso che si è dimesso da relatore di minoranze nel dibattuto sull’attuale Contratto di Servizio), parliamo di Verducci (già capo dipartimento comunicazione PD, parlamentare in Vigilanza e noto “esperto”) parliamo di Ruotolo, (parlamentare europeo e già responsabile all’informazione con l’attuale segretaria Schlein), parliamo di Braga, capogruppo PD alla Camera o, infine, parliamo di Graziano (capogruppo Pd in Vigilanza Rai) negli ultimi tempi particolarmente “visibile”. Ancora, chi è Alivernini e in che relazione è con i “professori” e gli “esperti” europei che hanno elaborato prima una bozza fantasma e poi emendamenti sconclusionati sulla riforma ora impantanata e in ostaggio della Maggioranza? Si legge di Alivernini che sarebbe “Lui è il marziano della comunicazione dem… un altro di sinistra, ma extra Pd…” già parte dello staff di Laura Boldrini, nel quale era presente attivamente l’attuale consigliere Rai Roberto Natale.

Tutto torna. Meno che sapere cosa si intende fare, quale progetto e quali proposte tattiche e strategiche sostenere.

M5S. Una volta c’era Casalino e tutto partiva e tornava a lui. Ora le geometrie interne del partito/movimento sono cambiate ed è difficile leggere i nuovi equilibri per capire quanto e come ilM5S è interessato alla Rai e in che termini. In prima battuta, come fiduciaria pressoché assoluta di Conte, c’è Barbara Floridia, presidente della Vigilanza. Molto attiva e presente ma “zero risultati”. Ai primi di ottobre 2024 aveva festeggiato la nomina dell’attuale Cda (con il loro uomo di Majo) sperando che fosse l’anticamera della riforma. Risultato: di Majo è ancora al suo posto e della riforma non c’è traccia mentre la Commissione è bloccata dalla maggioranza. Accanto alla Floridia spiccano due nomi che si occupano di Rai e Servizio Pubblico: Dolores Bevilacqua, già firmataria di una corposa proposta di riforma Rai, e Dario Carotenuto capogruppo in Vigilanza, già componente del “gruppo di lavoro” del “campo largo” sulla riforma fantasma (vedi sopra). Ci sarebbe pure l’ex ministro Stefano Patuanelli che è “interessato” al dossier ma compare poco ma, ci dicono, sia molto presente dietro le quinte.

AVS. Sappiamo poco, vicino al nulla. E non perché non siamo attenti o non chiediamo. Solo perché, per quanto noto, una certa “sinistra” sul fronte Rai e Servizio Pubblico ha discretamente annaspato nel buio. Notoriamente, questi temi sono considerati alquanto “marginali” rispetto a quelli delle grandi competizioni politiche. Fatto sta che se chiedete in giro “chi si occupa dei dossier Rai dentro AVS?” le risposte che abbiamo ricevuto sono alquanto confuse: formalmente è Nico Bavaro (leggi pure https://www.progressista.io/intervista-nico-bavaro-comunicazione-politica-sinistra-italiana-avs/ ) anche se molti ritengono che la “mente” sia ancora l’ex sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita (governi Prodi, D’Alema e Amato) nonché senatore PD e ora “emigrato “in AVS.  

Morale della favola: se la Rai è in declino è anche perché nessuno sembra in grado di proporre e sostenere una strategia nel breve e nel lungo periodo adeguata e proporzionata alla gravità della situazione. Come abbiamo scritto, a scrivere la lista dei problemi siamo tutti maestri, a trovare soluzioni e proposte credibili e sostenibili un po’ meno.

bloggorai@gmail.com

sabato 14 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 20. Leonardo da Vinci avvolto nelle nebbie RAI

By Bloggorai ©

Prosegue la ricerca di “figurine” interessanti per il nostro Album sulla Civiltà dele immagini 2026. Ne abbiamo trovata una che merita attenzione. Nei giorni scorsi il Corriere ha fatto un piccolo scoop: qualcuno si è accorto che nell’apertura della sigla televisiva delle Olimpiadi invernali la celeberrima immagine dell’Uomo Vitruviano è stata “manipolata” nel senso che gli sono stati tolti gli attributi genitali. Il breve video è stato realizzato da una società che ha curato tutte le parti grafiche della manifestazione e le emittenti sono obbligate a utilizzarle e quindi la Rai deve necessariamente mandare in onda. Fin qui … ma la domanda è come sia stato possibile che nessuno dentro la Rai, prima ancora della messa in onda, se ne sia accorto e non abbia sollevato il problema. Leonardo da Vinci si è rigirato nella tomba ed ha lanciato anatemi. La “figurina” la teniamo da parte.

da Corriere.it

Un’altra grande “figurona” di questi giorni è quella del nostro amatissimo presidente della Repubblica nella duplice veste: nella giacca a vento bianca a Cortina e nel doppiopetto istituzionale al Quirinale dove ha ricevuto la Rai di Sanremo &C. Ci sta: il Presidente rappresenta tutti gli italiani ed è giusto che pure nelle loro manifestazioni più simboliche e spettacolari sia presente. Qualcosa non torna ma tant’è.

Torniamo alle faccende Rai. In fase di esaurimento le beghe Pucci e Petrecca. Sullo sfondo rimane un’Azienda in gravi difficoltà e più la situazione peggiora e più si diffondono le responsabilità da affrontare per cercare di arginare la situazione. Come abbiamo scritto spesso, a nostro modesto avviso, non sono da attribuire solo a Telemeloni. I tre fronti aperti sono A mancanza del presidente B paralisi della Vigilanza C riforma. Per quanto i tre elementi possano essere legati tra loro ognuno però presenta dinamiche proprie.

A la maggioranza vuole la Agnes e l’opposizione no. Una delle due parti deve cedere altrimenti rimane tutto così com’è fino a fine mandato dell'attuale Cda. Tra mantenere questo Cda anomalo, con forti e legittimi sospetti di illegittimità (che nessuno vuole nemmeno prendere in considerazione) e provare a far saltare il banco, magari con le dimissioni dei consiglieri di “opposizione” quale è il male minore? Occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare.

B la Vigilanza Rai è bloccata per il problema di cui sopra. Non è stato sufficiente l’appello del Capo dello Stato, non è stata sufficiente la lettera ai presidenti di Camera e Senato. Non ci sono altre strade percorribili se non quella di un gesto forte e significativo, quello che l’opposizione aveva minacciato a meta dicembre scorso che poi si è trasformato in una lettera. Quanto può durare ancora questa paralisi che non si riflette solo sul tema “presidente Rai” ???  ribadiamo l’osservazione di cui sopra: occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare.

C la riforma è in alto mare, è scomparsa dai radar. Nei giorni scorsi è comparsa invece la notizia secondo cui il testo di riforma in discussione in VIII Commissione Senato potrebbe andare in Aula ai primi di marzo. Attenzione: la Commissione non ha completato i lavori (audizioni) e non ha votato un testo. Gli emendamenti presentati dall’opposizione al testo di maggioranza sono partiti dal nulla e sono annegati nel nulla. Ribadiamo l’osservazione di cui sopra: occorre una strategia che, finora, l’opposizione non ha saputo elaborare. Lontani, forse dimenticati, i tempi di "prima la riforma e poi le nomine".

Morale della favola: la destra governa e imperversa e l’opposizione vaga nel buio, nella nebbia e nella mancanza di visione, di strategia e di progetto. Quando va bene, diffonde comunicati. Oppure, come è successo nei giorni scorsi in casa PD, prova ad incontrarsi e cercare di dibattere. La “politica” ha preso atto dei problemi, se ne fa carico e farà sapere. Cordiali saluti.

bloggorai@gmail.com

giovedì 12 febbraio 2026

La Civiltà delle Immagini 19. RAI e il Gioco delle Tre carte

By Bloggorai ©

Il mezzo vuoto che diventa più grande del mezzo pieno. I tordi scambiati per grilli. I fischi confusi con i fiaschi. Le lucciole intraviste per lanterne e infine il passaggio cruciale dal “mondo del pressappoco all’Universo della precisione”. 

Ci stavamo preoccupando perché in questi primi giorni di febbraio il nostro Album sulla Civiltà delle Immagini 2026 si presentava scarno. Non ci sono (o magari a Bloggorai sono sfuggite) “figurine” di rilievo, significative o tali da meritare un posticino nello spazio del mese.

Per dovere di cronaca, siamo andati a rivedere titoli, pagine di giornali, chat e qualche “social” e quello che ne è venuto fuori è un po’ pochino. Tanto per capirci: ieri il Presidente della Repubblica si è recato a Cortina per felicitarsi con gli atleti che hanno vinto medaglie. Oggi i principali quotidiani nazionali parlano di “vittoria epica” o di “impresa storica” e le immagini che corredano gli articoli sono quelle di uno “sport” chiamato “bob” nelle diverse accezioni. Ieri, sempre per dovere di cronaca, abbiamo visto le immagini televisive della gara: una noia mortale, una boiata pazzesca dove pure uno scontro tra campioni di pari e dispari avrebbe più spettatori. Poi, sempre per dovere di cronaca, siamo andati a cercare i “numeri” rilevanti di questo “sport”. Gli atleti che complessivamente in queste Olimpiadi scivoleranno lungo la nuova pista (ultramilionaria) di Cortina sono circa 170 e gli italiani in gara sono 10 (8 + due riserve) mentre i praticanti dovrebbero essere poco più di 50. Nel 2022 vennero stimati in “Tra uomini e donne, sono 17 i praticanti di bob in tutta Italia, 13 di skeleton e 23 di slittino. In tutto poco più di 50 persone”. Vogliamo supporre che magari in questi ultimi tre anni siano raddoppiati? Parliamo di un centinaio di persone. Da rivedere un Crozza monumentale  https://www.facebook.com/watch/?v=1276740364318714 .

Le italiche virtù sportive sono salve e pure Mattarella applaude ma l'Album langue.

PS 1: non diciamo nulla sulle immagini del "curling" e di come vengono utilizzate (e da chi)  ... per carità di Patria: stanno dando più spunti ai video meme loro che non i "gattini".

PS 2: quanto sono costate alle casse pubbliche queste Olimpiadi? a chi porteranno beneficio? vedi "Nel 2019, quando le olimpiadi furono assegnate all’Italia, la stima dei costi era di € 1,4 miliardi e non dovevano costare un euro allo Stato perché Veneto, Lombardia e gli sponsor dovevano pagare tutto. L’ultima stima dei costi invece è € 5,7 miliardi. Naturalmente sarà lo Stato che dovrà coprire la differenza. Le Olimpiadi di Torino 2006 hanno ancora dei debiti dello Stato/Comune ripianati negli anni successivi, chissà quanti anni serviranno per saldare i costi delle olimpiadi invernali 2026". 

Proseguiamo nella ricerca di “figurine” degli scorsi 10 giorni. Una tra le possibili potrebbe essere interessante: la Meloni accanto al leader tedesco Merz, ovvero una sorta di “nuovo asse Roma Berlino” che, detta così qualche pensierino preoccupante lo fa venire per forza. Bah, forse è meglio osservare con attenzione e non dargli molta visibilità. Passiamo a “figurine” di più bassa lega (in tutti i sensi): nei giorni scorsi hanno tenuto “banco” tre temi: la figura di tolla nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi, la “scissione” dei “vannacciani” e l’unico comico di destra (stanno messi male!) prima candidato e poi autoritiratosi dalla co-conduzione di Sanremo. La somma delle tre vicende non riesce a comporre una “figurina” buona e meritevole di essere incollata nell’Album. Fuffa allo stato puro, acqua fresca in pan bagnato, palloncini di sapone al vento di tramontana.

Parliamo di Rai. Lo andiamo scrivendo da anni: il Servizio Pubblico, questo Servizio Pubblico, è destinato ad un lento, progressivo e inesorabile declino e questo Cda in odore di illegittimità gli sta dando una mano. Nei giorni scorsi lo abbiamo ribadito e abbiamo scritto chiaro e tondo che dietro “la notizia … niente” ovvero dietro il fumo di Pucci e Petrecca si cela il vuoto, ovvero il pieno di problemi insoluti e forse irrisolvibili: abbiamo scritto nei giorni scorsi che le grandi battaglie che si conducono oggi dentro e fuori questa Rai sono intorno al “malloppo” e, segnatamente, su chi mette le mani sul  futuro di Rai Cinema, Rai Fiction e Rai Way (ieri qualcuno forse ci ha letto ed ha ripreso il tema). Tutto il resto è fuffa. È fuffa pure la “storiella” della Lega che vorrebbe la direzione del Tg1: “La Meloni non mollerà mai, proprio ora che ci avviciniamo a scadenze politiche tanto rilevanti. Poi, per dare il Tg1 proprio alla Lega? Naaaaaaaaa”.

Ci ha pensato ieri Andrea Biondi sul Sole a mettere qualche punto in ordine sui nodi cruciali della Rai: il piano industriale e il Piano immobiliare con un focus sulle dismissioni del patrimonio storico dell’Azienda a partire dal trasferimento della sede di Milano (con il faraonico affitto) da Palazzo Labia a Venezia al Teatro delle Vittorie (ora Frizzi), la sede di Firenze e il teatro Olimpico. Intorno a questi piani si gioca il futuro dell’Azienda, come è stato ricordato in un recente incontro tra l’AD e i sindacati: il famigerato Piano Industriale poggia inesorabilmente sulle risorse che possono derivare dalla vendita dei “gioielli di famiglia” e non ci potrà essere nessuna Digital Media Company (che si ostinano a non declinare di “servizio pubblico) se non si trovano i fondi per sostenerla. In soldoni, si tappano i buchi e si aprono voragini. A proposito di voragini: il terrore corre sul filo di Sanremo.

Invece, ieri ci è giunta una “voce da dentro” la Rai con la proposta di una “figurina” forse di poco conto per i grandi titoli ma certo molto significativa per raccontare una pagina oscura di questa Rai: ci scrive un lettore “ … non si legge mai della fasce più basse, in particolare dei lavoratori assunti con contratto di somministrazione e nella fattispecie di una consociata Rai, in cui le regole già difficili da rispettare in rai sembrano valere ancora di meno, perché si intende l'utilizzazione di questa tipologia di lavoro, in cui il lavoratore spolpato e ridotto all' osso viene sostituito dal successivo senza tanti complimenti perché la macchina rai necessita di personale, sì ma solo a tempo e possibilmente anche grato dell' occasione offerta, ancora oggi dopo anni da quel Jobs act che tanta precarietà ha prodotto e in un'azienda come la rai dove contratti di collaborazione milionari a persone e appaltatrici si sprecano. Esigenze permanenti di organico che vengono coperte da lavoratori in somministrazione a rotazione in un ingranaggio infinito, mandati a casa e sostituiti da altri lavoratori in somministrazione per fare lo stesso tipo di lavoro ...molto spesso il datore di lavoro approfitta del fatto che una persona singola non possa denunciare, non possa ricorrere e sostenere i costi di un avvocato e di una causa che la rai porta in cassazione pur di non riconoscere i legittimi diritti dei lavoratori”. Quanto è rilevante questo fenomeno del ricorso a contratti di “somministrazione” in un’Azienda con oltre 12 mila dipendenti? Di quale “consociata Rai” si parla?

           Bloggorai@gmail.com