mercoledì 26 agosto 2020

La BBC e la paura prossima ventura


Oggi ci sono diversi argomenti da affrontare. Il primo riguarda la BBC: su Italia Oggi con la firma di Andrea Sechi leggiamo che Tony Hall, DG di BBC, si propone un obiettivo:  “1 mld di spettatori alla fine del decennio. Oggi audience da 468 mln di persone nel mondo a settimana” e aggiunge “Il mio obiettivo, quando sono arrivato alla Bbc (nel novembre 2012, ndr), era raddoppiare il nostro pubblico globale per raggiungere 500 milioni di persone entro il 2022, il nostro centenario… Abbiamo in atto piani per raddoppiare questa ambizione: raggiungere un pubblico globale di 1 miliardo di persone entro la fine del decennio. Ma questo piano ha bisogno di investimenti extra da parte del governo». Bene. Esattamente come da noi, esattamente come potrebbe succedere per la Rai. Provate ad immaginare Salini che afferma qualcosa del genere!!! Magari, in cuor suo, gli potrebbe anche piacere ma chiedere “investimenti extra” al Governo gli verrebbe proprio difficile. Va bene, lasciamo perdere. Non tocchiamo poi il tema del canale in lingua inglese perché magari a qualcuno gli viene l’orticaria.

Veniamo ora ai giorni nostri. Anzitutto a questo clima di ripresa dell’emergenza Covid. I dati sulla pandemia sono, come al solito, complessi e difficili da interpretare e contestualizzare. Sono poi ancora più difficili da proiettare nel prossimo futuro sul quale la comunità scientifica, nazionale e internazionale, sembra essere più incerta e divisa che prima. Ecco allora che ritorna prepotente il problema del ruolo della comunicazione pubblica e istituzionale che deve svolgere la Rai e il Servizio Pubblico. Provate in questi giorni ad analizzare la titolazione dei servizi su Tg e Gr Rai e provate a decifrare il contenuto, la posizione della notizia, il “peso”, il tono, e l’enfasi utilizzate. Si avverte un costante messaggio emergenziale, una minaccia costante per quanto avviene oggi e ancora di più per quanto potrebbe avvenire nelle prossime settimane o mesi, nonostante che indubbiamente ci troviamo di fronte ad una situazione ben diversa da quella di qualche mese addietro. Ora si propone la paura prossima ventura. La mascherina forever.

A questo proposito, un nostro attento lettore ci propone una riflessione: come si sta attrezzando la Rai per la prossimo stagione nel caso il Covid volesse regnare sovrano tra autunno e inverno? Saranno necessari impegni gravosi in termini economici ed editoriali. In che termini si potrà rinforzare il ruolo informatico, il supporto alla didattica? Per non dire poi del potenziamento della rete, appunto. Un altro lettore ci scrive: “…accesso base gratuito (pagato dallo stato) per almeno 3 anni per tutti con limiti di banda ma non di consumo. Quindi fibra ed in attesa della fibra chiavette 4 e 5G. La neutralità della rete deve essere superata”.

Torniamo ora alla battaglia d’autunno sulla rete unica. Le notizie di oggi riferiscono di un clima di tregua tra Tim e Open Fiber con la possibilità di trovare un accordo e tutti i titoli riportano questo tema. La novità è che emergono due corollari geopolitici. Il primo è l’apparente mutamento (o forse semplice e tattico aggiustamento) di rotta del Governo sulla questione 5G/Huawey. Si lascia intendere che la “sicurezza nazionale” debba prevalere sugli accordi tecnologici e e commerciali e il partner cinese suscita qualche perplessità in proposito. Salvo poi dover apprendere che in CdP-Reti è presente State Grid International Development Limited (SGID), società interamente controllata da State Grid Corporation of China, il principale partner finanziario con il 35% del capitale sociale. Accordo, nota bene, siglato in pieno governo Renzi nel luglio 2014. La partita rete unica e 5G sono intimamente intrecciate ed è evidente come la soluzione dei problemi è tutta di natura politica prima ancora che tecnologica. Questo principio è chiarissimo anche a Vincent Bollorè (Vivendi, azionista di maggioranza di TIM) che, a quanto sembra, ha raffreddato i bollenti spiriti americani di Gubitosi, smanioso di chiudere l’accordo con il fondo USA KKR. Il francese ha capito bene che non si va in Paradiso se i santi non ti ci vogliono e ha capito bene che remare contro gli interessi del Governo potrebbe non convenire ed ecco allora giustificare i titoli sulla stampa di oggi: necessario trovare l’accordo, cioè esattamente il contrario di quando nei giorni scorsi si sosteneva che TIM avrebbe comunque voluto avere il controllo della società che potrebbe gestire la rete unica. Per chi ha avuto a che fare con lo sguardo gentile, morbido e affettuoso di Gubitosi, con i suoi occhi che grondano calore e umanità, con la sua stretta di mano tenera e coinvolgente, con la sua voce affabile e suadente, potrà bene immaginare quanto per lui sarà complicato gestire i problemi dei prossimi giorni. Ma, come al solito, saprà trovare la quadra come ha fatto quando era in Rai.

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