giovedì 19 ottobre 2023

RAI: il voto utile ?

Foto di Mohamed Hassan da Pixabay

La Verità Assoluta non appartiene nemmeno al Divino: bene che vada è tripartita. Di Verità ognuno ne possiede una, specifica, individuale, non condivisa e sempre relativa. Figuriamoci se la Verità Assoluta possa appartenere agli umani. A loro compete il dubbio, il tormento, l’interrogativo profondo e irrisolto.

Scendiamo sulla terra e veniamo subito al dunque per un tema che si concluderà, almeno in parte, tra poche ore: la presentazione delle candidature per l’elezione del nuovo rappresentante dei dipendenti RAI in Cda.

Ribadiamo: A- questa non è una partita di Serie B, ci sono in ballo scelte di assoluto valore strategico per la Rai e, seppure il nuovo consigliere potrà resistere solo per 6 mesi, sono sufficienti a incidere non poco per la definizione degli scenari futuri. B- la candidatura di Vittorio Di Trapani ha un suo fondamento, non è caduta dall’albero del pero, ma è frutto di un “ragionamento” compiuto (o di una trama o complotto che dir si voglia). C- al momento in cui scriviamo, 8.30 di venerdi' 20 ottobre, non ci risultano conferme o smentite che lo riguardano. D- dal versante “sinistro” non ci sono notizie mentre ci sono sul versante “destro”.

Morale della favola: se, last minute non cambia nulla, il prossimo consigliere potrà verosimilmente essere espressione di un accordo trasversale marcato centro destra. Sergio/Rossi si preparano ad accoglierlo degnamente. Punto, a capo.   

Forse, probabile un ulteriore Post in giornata.

bloggorai@gmail.com

RAI: le Super Trappole tra CdA e Canone


Bloggorai vive di luce propria: non ha bisogno di copiare e non ha bisogno di essere citato. Le sue lettrici e i suo lettori sono fortunati: spesso hanno le notizie in anteprima e gratis.

Bene, ieri abbiamo scritto che “gira voce” (come ha scritto un quotidiano questa mattina) che un candidato ad essere rappresentante dei dipendenti in Cda potrebbe essere Vittorio Di Trapani, già segretario Usigrai e attuale presidente FNSI. La notizia ha un suo fondamento. Perché la notizia è interessante più di quanto non lo sono state le altre candidature?? Per svariati e rilevanti motivi.

A. il consigliere rappresentante dei dipendenti che succede a Laganà ha un “peso” specifico superiore agli altri.

B. il Cda attuale dovrà fare scelte di assoluto rilievo strategico

C. questo Cda, in scadenza tra poco più di 6 mesi, spianerà la strada al prossimo con un destino politico già scritto (Rossi AD) e porterà a scadenza la Concessione, prevista per il 2027.

D. il possibile consenso di questo nuovo consigliere, giocoforza, è molto appetibile per la maggioranza di Governo.

E. questo nuovo consigliere, dopo e grazie all’esperienza precedente, dovrà essere più robusto ed esperto di quanto avvenuto prima

Torniamo alla “voce” che gira. Torniamo un momento a quanto scritto su il Fatto del 9 settembre scorso: “Ma qual è, o quale dev'essere, la sua identità e quale la sua estrazione professionale? Deve provenire ancora dalla base dei diecimila tecnici come Laganà, un fonico che lavorava negli studi dell'ex Dear di Roma, oppure dalla folta schiera dei duemila giornalisti Rai? E soprattutto, quale figura in questo frangente serve di più all'azienda, in vista del rinnovo del consiglio di amministrazione previsto a luglio?” Valentini pone la domanda e, implicitamente, pur senza fare il nome, propone la risposta. La “voce” che gira è un giornalista RAI e nemmeno poco conosciuto. E non sono pochi, tra quanti abbiamo sentito, che ci dicono pure non essere nemmeno tanto “simpatico” ma questo non è un pregio o un demerito. È noto pure ai muri che tra “giornalisti” e “amministrativi” (operai, impiegati, quadri e dirigenti) non corre tanto affetto e buon sangue.

Allora abbiamo cercato di capire con il solito “sondaggio” fatto in casa. Grosso modo, si sono evidenziati due schieramenti: il primo sostiene che è una candidatura destinata a bruciare altri candidati e bruciare se stesso, ai limiti del auto trappolone. Il secondo sostiene che, se venisse confermata entro domani la sua candidatura, sarebbe frutto di un “accordo” blindato in grado di reggere la prova elettorale. Siamo propensi a credere a questa seconda ipotesi e ragioniamo su questa. La “voce” ci dicono essere scaltra ed avveduta: se ha accettato la candidatura aveva lee sue buone ragioni. Allora il problema di chi lo proporrebbe e di chi lo sosterrebbe è importante.

Al momento, alcune candidature e prese di posizione sono note ed ufficiali: Indignerai (che ha supportato Laganà) ha un proprio candidato, l’UGL è impegnata in una candidatura sindacale unica ma si oppone a Indignerai. Usigrai e altri sindacati formalmente  ancora non si sono espressi. Dunque, andando per esclusione: se (per intenderci) la destra ha qualche suo candidato più o meno forte, la “sinistra” al momento non sembra, salvo che per “sinistra” si voglia intendere la “voce”. Allora cosa porterebbe a concludere? Che la “voce” potrebbe godere di un supporto trasversale composto da una parte di Indignerai (che renderebbe la “cortesia” fatta al tempo della elezione di Laganà), una parte dei sindacati (della CGIL finora non sono pervenute notizie) e una parte (non tutta, anzi) dello stesso Usigrai. Ci sarebbe dunque uno zoccolo duro forse in grado di reggere la prova elettorale. Posto che si possa superare il quorum, cosa non scontata.

Veniamo ora alla seconda ipotesi: si tratta di una “voce” subdola e insidiosa fatta uscire con lo scopo di bruciarne altre e/o far bruciare la stessa “voce”. Ipotesi plausibile. La natura e la storia della “voce” non appare molto sostenibile in termini elettorali e non pochi sostengono (e ci hanno detto) che “ … un giornalista e quel giornalista non lo voterebbero manco sotto tortura”. Qualora fosse credibile questa ipotesi: complimenti agli astuti strateghi. Per parte nostra, diciamo pure che sarebbe stato più credibile, forte e trasparente proporre per tempo una candidatura autorevole ed esperta in grado di sostenere adeguatamente gli impegni del nuovo consigliere. Ci sono ancora poche ore per sapere. Vedremo.

Torniamo a quanto abbiamo scritto ieri sul canone. Abbiamo approfondito il tema dei dubbi di costituzionalità  sul provvedimento del Governo relativo al taglio del canone che ribadiamo. Purtroppo, e sottolineiamo purtroppo, c’è un precedente non certo edificante. Quando Renzi decise di porre in vendita una parte di RAI Way, vennero richiesi dei pareri di costituzionalità a tre illustri e autorevoli esperti (Pace, Ainis e Cheli) sulla base dei quali venne proposto un ricorso in opposizione poi, ovviamente, finito nel dimenticatoio. Con una differenza sostanziale rispetto a prima: la questione di costituzionalità è stata posta a Legge approvata mentre in questo caso ci sarebbe tutta la possibilità di fare adeguata opposizione parlamentare. Per quanto abbiamo ancora potuto verificare, seppure sommariamente: confermiamo, i dubbi non solo sono leciti ma con una loro intrinseca robustezza.

Ma il dubbio più forte e consistente è quello del vaglio alle leggi comunitarie: non c’è alcuna speranza che Bruxelles possa approvare un aiuto di Stato seppure mascherato in qualche forma (peraltro tutta ancora da capire quale possa essere). Tradotto in soldoni: la Rai resterebbe a bagnomaria su una sostanziosa quota di finanziamento incerta e labile. Come si può pensare al suo futuro in queste condizioni?

Infine, ribadiamo quanto sappiamo e di cui abbiamo scritto: al VII piano non tutti sono felici allo stesso modo. A qualcuno, in particolare, che si presume debba assumere la guida dell’Azienda nei prossimo anni, questa storia non sembra essere andata giù gran che bene. Era stato informato prima di quanto il Governo (la Lega) stava per varare? Forse che si ma più forse che no. Qualora fosse e perché no? Qualcuno sostiene che sia stata,  anche in questa circostanza, un SuperTrappolone, altro che SuperCazzola.

bloggorai@gmail.com

 

 


 

mercoledì 18 ottobre 2023

FLASH !!!


Per quanto abbiamo saputo da pochi minuti, sembra si stia formalizzando la candidatura di Vittorio di Trapani, attuale presidente della FNSI ed ex segretario Usigrai, come candidato per l'elezione del rappresentante dei dipendenti al posto del compianto Riccardo Laganà.

Come nasce questa candidatura? Chi la sostiene e a quale parte dell'elettorato dei dipendenti RAI si rivolge?

bloggorai@gmail.com

!!! senza titolo, senza immagini

Il secondo post di oggi era in predicato sulla serata televisiva di ieri. Poteva essere interessante riflettere su come i telespettatori rivolgevano la loro attenzione rispetto a quanto successo poche ore prima con il bombardamento dell'ospedale di Gaza.

A ben vedere gli ascolti, non è successo pressoché nulla di significativo (a parte lo striminzito 0,7% di ascolti guadagno da RAI Tre con la partecipazione di Corona ad Avanti Popolo). Il pubblico adulto e maschio è rimasto saldamente a rinfrescarsi la mente con la partita (si fa per dire, con tre pallini presi dall'Inghilterra) a scapito di un leggero calo delle altre trasmissioni di intrattenimento giornalistico (CartaBianca e Di Martedì). 

E' sufficiente. Rileggete il Post di questa mattina.

bloggorai@gmail.com

Canone RAI: truffatori e truffati. La grande SC

Foto di Pintera Studio da Pixabay

ATTENZIONE! 

Oggi sono previsti due post … 

rimanete sintonizzati !!!

 

Quel è la vera natura della SuperCazzola? Semplice: quella di essere Super perché se fosse solo una Cazzola semplice non sarebbe Super e quindi irrilevante. Per rendere una Cazzola Super occorre definirla e proporla come tale, altrimenti rimane una cazzola semplice, con la C minuscola e non se la filerebbe nessuno.

Poi, una SC (da ora in poi per abbreviare) deve essere sparata forte, altisonante, tracimante in ogni dove. Deve fare effetto e scolpirsi nella mente prima e nella memoria dopo. Pensate se la SC originaria non avesse avuto l’eco mediatica, la fama e la gloria che ha ricevuto con il successo del film Amici Miei. Bene che vada, sarebbe rimasta tra i quattro amici al bar in vena di SC locali, minori, paesane.

Il Governo in questo caso sul tema canone (ma non solo) sembra avere fatto prova di grande abilità supecazzolatoria verso la RAI. Il bello è che sembra riuscirci. RAI Way e Contratto di servizio sono due fulgidi esempi complementari.

La sparata del ministro Giorgetti sulla riduzione del canone appare come una clamorosa SC. Cerchiamo di capire chi ne è vittima, come e perché.

Le prime vittime sono i cittadini, i contribuenti, i telespettatori. Si spaccia loro una riduzione di spesa che invece altro non è che uno spostamento di partita di giro: dalla bolletta individuale alla fiscalità generale. Si può fare? Forse anche no per due buonissimi motivi: il primo di carattere costituzionale e il secondo di carattere normativo comunitario. Al netto delle nostre modeste conoscenze e competenze specifiche, riportiamo domande o osservazioni che appaiono convincenti.

Carattere costituzionale: la sentenza della Corte Costituzionale 284 del 2002 parla chiaro: il canone è definito come “imposta di scopo” ovvero “… destinato come esso é, quasi per intero (a parte la modesta quota ancora assegnata all’Accademia nazionale di Santa Cecilia), alla concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo”. La domanda che si pone è: una Legge di Bilancio è di rango sufficiente ed adeguato a modificare questa natura originale e determinata del canone che poi interviene, peraltro, non solo sulla sua normativa specifica ma anche sulle modalità di riscossione? 

La questione è molto sofisticata ma non per questo non meritevole di attenzione. In buona sostanza, la Legge di bilancio che prevede la riduzione da 90 a 70 euro, di fatto, interviene in un campo dove non potrebbe, cioè si vanno a modificare dispositivi regolamentari di ambito e competenza costituzionale laddove si trasferisce un’imposta specifica ad un provvedimento governativo di carattere discrezionale. In sintesi: da una legge dello Stato che impone il canone a chiunque possieda un apparato radiotelevisivo ad una sorta di imposta indiretta i cui fondi sono prelevati dalle casse generali a cui contribuiscono tutti i cittadini. Si modifica, di fatto, almeno per una parte, la natura organica di una legge di rango primario che definisce l' imposta di scopo?  

L’altro buonissimo motivo per cui non si potrebbe fare è semplicemente perché, nonostante lo si voglia spacciare in altro modo, di fatto, il provvedimento che individua nel 420 milioni/anno a sostegno della RAI si configura come “aiuto di Stato” cioè una materia che, notoriamente, fa venire l’orticaria Bruxelles. È inevitabile che l’UE accenda i riflettori e voglia vederci chiaro e quindi aprire un’istruttoria, con tutti i conseguenti problemi di tempo che si connettono. E qui si torna alla SC: non è importante la sua fondatezza, è importante che produca effetti.

Già: quali effetti? Truffa …truffa… ambiguità. La seconda vittima, oggettivamente, è la RAI. Su questo provvedimento ci scriveranno le tesi di laurea per quanto appare confuso e disordinato. Già le cifre di cui si parla traballano da tutte le parti: Giorgetti in Vigilanza a fine luglio aveva parlato di 300 milioni che ora diventano 440 ma poi, in effetti passano a 420 a partire dal prossimo anno.  E come verranno erogati questi soldi? Con un provvedimento legislativo anno per anno in ogni legge finanziaria? Verrà richiesta una rendicontazione a fronte di cosa? E quella differenza di 20milioni in meno per le casse RAI come viene giustificata o compensata? Si tratta pur sempre di 20 mln in meno, che andranno a pesare ulteriormente sul deficit dell’Azienda? In soldoni: altro che piano industriale (nei giorni scorsi si è tenuta una riunione che ci dicono “surreale”), con questa incertezza e confusione la RAI non potrà fare nemmeno la spesa per il fine settimana.

Due note a margine. A: nel gruppo di lavoro sul canone istituito presso il MEF, come abbiamo scritto ieri, ha fatto parte i rappresentante della RAI, un noto e autorevole dirigente. Ha riferito per tempo utile quello che sapeva a chi di competenza? Ha riferito tutto a tutti o solo ad alcuni? Sergio e Rossi erano informati, avveduti, allarmati allo stesso modo? Perché nei giorni scorsi Rossi ha fatto solo riferimento al recupero dei 110 mln dell’extragettito? Non sapeva nulla di quanto il Governo stava per decretare? B: ieri su Repubblica si leggeva che “Le modalità pratiche di assegnazione dei 1260 milioni non sono ancora decise. Le chiarirà il Contratto di Servizio, l'atto che regola gli impegni reciproci tra Rai e Stato”. Che c’entra il Contratto di Servizio che, peraltro, è stato già “approvato” seppure in versione consultiva? Che fanno, propongono una variazione sulla quale la Vigilanza non si è espressa? E dove mai il Contratto può intervenire in un atto che è a discrezione del Governo?  

Grandissimo il disordine sotto il cielo ... dunque la situazione è eccellente.

bloggorai@gmail.com



 

martedì 17 ottobre 2023

L'Armata Brancaleone con il vessillo del Canone RAI

Foto di Gordon Johnson da Pixabay

Le lettrici e i lettori di Bloggorai sono felici: conoscono (quasi tutte) le notizie in anticipo, non fanno figuracce come quelli che cascano dall’albero del pero e, in più, risparmiano qualche soldino con cui ci comprano il gelato. I lettori di Bloggorai, da oltre 5 anni, seguono il divenire degli eventi e quando accadono fatti, come quello di ieri quando il ministro Giorgetti ha annunciato il taglio del canone, non appaiono sorpresi.

Riassunto delle puntate precedenti scritte da Bloggorai. Da anni la Lega sostiene e diffonde il verbo “tagliate il canone RAI” e, talvolta, è pure bene ascoltata in altri partiti (vedi il vicesegretario del PD Boccia quando tempo addietro ha dichiarato “Non penso sia più tollerabile un canone, al tempo della società digitale, interamente assorbito dalla Rai”). Per limitarci a questo anno: a marzo scorso Salvini propone un DDL , il n.611, con il quale si propone una riforma della Governance di Viale Mazzini e, contestualmente, si legge all’art. 4 che “Il pagamento del canone RAI risulta oggi anacronistico e ingiusto, in quanto è dovuto per la semplice detenzione di apparecchi atti o adattabili a ricevere un segnale. Per questi motivi, anche in previsione dell’avanza­mento della tecnologia e dell’inevitabile pas­saggio di canali sulla piattaforma web, è prevista una progressiva riduzione del ca­none con un taglio a cadenza annuale del 20 per cento rispetto all’importo oggi previsto, fino al suo totale azzeramento in cinque anni”. 

Succede poi che lo scorso 27 luglio, il Ministro Giorgetti si reca in Vigilanza RAI dove espone e rimarca il pensiero del Governo e quello del partito al quale appartiene. Cosa ha detto Giorgetti quel giorno? Leggiamo sul sito del Sole 24 Ore che ha “ … ribadito che esiste una «pluralità di ipotesi di riforma del canone RAI allo studio» per il quale è stato «convocato uno specifico tavolo presso il Mef». E quindi: «in un’ottica di breve periodo l’ipotesi potrebbe essere scorporare dal pagamento del canone una quota relativa agli investimenti sostenuti dalla Rai, a sostegno per esempio della capacità trasmissiva». Attualmente si tratta di «circa 300 milioni annui che verrebbero posti a carico della fiscalità generale, riducendo il canone di abbonamento». Chiaro? Chiarissimo. Tutto già noto a tutti, da tempo.

Particolare sul quale fare attenzione. Sempre come ha scritto Bloggorai: in campana, fate attenzione al “gruppo di lavoro” istituito presso il MEF, sono in arrivo sorprese. Ci aspettavamo che il rappresentante RAI nel gruppo di lavoro, noto e qualificato dirigente, suonasse la sveglia a Sergio/Rossi e poi, tutti insieme al Cda, si recassero sotto le finestre di Palazzo Chigi minacciando lo sciopero della sete fintanto che l’infame procedimento fosse ritirato. Invece, silenzio cupo e misterioso sul malloppo grosso mentre una flebile vocina si è levata sulla restituzione dell’extragettito di 110 mln (tutti consapevoli che con grande difficoltà potrà tornare nelle casse di Viale Mazzini).

L’aspetto inquietante e, per certi aspetti divertente, è che questa manovra si cerca di venderla quasi come un affare per la RAI: quasi quasi gli conviene. Perché? Anzitutto un tema politico: la riduzione del canone è uno strumento di propaganda molto appetibile in vista della prossima campagna elettorale. Poi c’è un tema di immagine e percezione dell’Azienda: gli ascolti vanno maluccio, la pubblicità è in calo  e non c’è nessun segnale che potranno andare meglio. Quindi, presentarsi agli occhi dei cittadino con l’aria di quelli che “costano meno” può tornare utile a sgranocchiare mezzo punto di share, magari promuovendo (e pagando) Corona su tutti gli schemi RAI. Poi, da leggere con attenzione, l’artifizio contabile. Leggiamo su Repubblica “In ogni caso - spiega il ministero dell'Economia - il taglio non avrà un impatto visibile sui conti della televisione di Stato. La stessa legge di Bilancio - mentre riduce il canone da 90 a 70 curo - riconosce alla Rai uno stanziamento straordinario di 420 milioni per ognuno dei prossimi tre anni. L'assegno, pari dunque a 1260 milioni nel triennio, servirà a migliorare «la qualità del servizio radiofonico, televisivo e multimediale… Il ministero dell'Economia stima che l'intera operazione del canone - con il taglio a 70 euro e lo stanziamento compensativo da 1260 milioni in tre anni - costringerà Viale Mazzini a fare delle economie, ma ragionevoli. Nel triennio, la televisione di Stato perderebbe 60 milioni, in tutto. La Rai è più ottimista. Confida di ottenere 1410 milioni l'anno dal canone a 70 curo (grazie a un'ulteriore stretta sugli ultimi irriducibili evasori) cui si aggiungerebbero i 420 milioni di compensazione statale ogni anno. Se davvero questo scenario si realizzasse, la tv pubblica strapperebbe 30 milioni in più (già nel 2024 rispetto al 2023). E in tre anni potrebbe ridurre i costi interni fino all'8% e l'indebitamento finanziario netto fino al 20%”. Nota perfida e malvagia: si legge ancora “Le modalità pratiche di assegnazione dei 1260 milioni non sono ancora decise. Le chiarirà il Contratto di Servizio, l'atto che regola gli impegni reciproci tra Rai e Stato”. Con buona pace di coloro che hanno ritenuto questo Contrato “irrilevante” o, al contrario, lo hanno votato perché ritenuto il migliore possibile.

Per la RAI un vero affare! Un sospiro di sollievo quando la notizia è stata approfondita. Perché nessuno ci ha pensato prima? Ci voleva un Governo di Destra per fare questo passo in avanti? Già, perché? Risposta semplice: perché questo taglio del canone è una colossale fregatura tattica e strategica a danno del Servizio Pubblico, a meno che si voglia immaginare che il sostegno economico della RAI debba passare, prima o poi, completamente alla fiscalità generale (con grande gioia del mercato). Argomento spinoso del quale quasi nessuno ha parlato. La destra lo ha annunciato il 27 luglio (c’è poco da chiarire, la presidente del vigilanza Floridia dovrebbe aver bene ascoltato Giorgetti) e ora mette in  opera questo intendimento. Chi li fermerà? L’Armata Brancaleone non si è nemmeno formata.

bloggorai@gmail.com

 

lunedì 16 ottobre 2023

CLAMOROSO COLPO DI SCENA


Altro che che “affari” RAI !!! Nel mentre e nel quando eravamo concentrati sulle tragedie delle guerre in corso e mentre eravamo disturbati con quisquilie di personaggetti in cerca di visibilità sugli schermi RAI … come vi avevamo da tempo anticipato, il famigerato “gruppo di lavoro sul canone” costituito presso il MEF  ha partorito il topolone: 

“Costo più basso per il canone Rai a partire dal 2024. Il prezzo passerà da 90 a 70 euro l'anno. ''Un quarto del canone non viene più pagato in bolletta'', ha annunciato il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, nel corso della conferenza stampa a palazzo Chigi, al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di bilancio 2024” come si legge in un lancio ADN di poco fa!

Tombola!!! Ora ci divertiamo!!! Quanti milioni vale la riduzione e come potrà essere compensata? Con i 110 mln di recupero dell’extragettito? Come verrà coperta la voragine dei conti già disastrati?

Rimante sintonizzati!!!

bloggorai@gmail.com