Un rumore, un brontolio cupo, antico, sordo e profondo si avverte nelle viscere, nelle fondamenta, nei retrobottega di quanti (ormai pochi e con una certa età) seguono, si occupano e si preoccupano di Rai e del futuro del Servizio Pubblico.
Si avverte un vago senso di distaccata attenzione, di
malumore e di diffuso malmostio nella consapevolezza di aver perso una
battaglia non perché erano più forti “loro” (la destra ovvero il Governo) ma perché
eravamo deboli e confusi “noi” (i progressisti, il “tavolo di lavoro” e il “campo
molto largo”) che ancora non riusciamo ad inserire questo tema come prioritario e strategico nell'agenda politica.
Hai voglia a dire e protestare: la partita la stanno vincendo
“loro”. “Noi” non abbiamo una squadra con un reparto di difesa e tantomeno uno di
attacco capace di buttare la palla dentro la rete almeno una volta. Ha scritto Vincenzo
Vita sul Manifesto ormai sei mesi addietro “La Rai da tempo non è una priorità,
ora è un fastidio”. Già, forse è un “fastidio” e forse non solo per la maggioranza.
Primo gol. La riforma RAI: nei giorni scorsi abbiamo avuto
la conferma di quanto da tempo Bloggorai ha scritto chiaro e tondo da mesi, in epoca
non sospetta: il Governo intende portare in Aula la “loro” proposta di Legge di
riforma della RAI prima della fine legislatura per scrivere una ipoteca
granitica sul “nuovo” Servizio Pubblico che verrà dal 2027. Ebbene, il prossimo
26 novembre la “riforma RAI” targata Meloni andrà in Aula del Senato e con i numeri
di cui dispongono se la canteranno e suoneranno da soli, come previsto e
prevedibile. Il prossimo anno ci giocheremo tutto: elezioni, rinnovo della
Concessione e nuovo Cda. Il rischio di avere Tele Meloni per i prossimi quattro
anni è più che concreto.
“Dati causa e pretesto, come siamo giunti a tutto questo?” È
successo che “noi” ovvero “i progressisti, il “tavolo di lavoro” e il “campo
molto largo” siamo partiti da lontano, talmente lontano con tante innumerevoli proposte
di riforma RAI che ci siamo persi per strada senza mai riuscire a trovarne una comune.
Bloggorai possiede tutto l’archivio di ogni proposta di Legge, documento di
lavoro, ipotesi di dibattito, che proviene da tempo, tanto, forse troppi anni di
incertezze e vaghezze. Tutto poi naufragato recentemente (aprile /luglio
scorso) in strampalati e bizzarri emendamenti immeritevoli di nota. Tanto per
capirci: il famigerato “COM” (Contratto Obiettivi e Mezzi) che pure laddove lo hanno
inventato poi lo hanno spernacchiato; oppure il “canone scorrevole” oppure
ancora una faraonica “Fondazione”. L’opposizione si è persa non solo sui sentieri
della tattica ma pure nell’autostrada a quattro corsie della strategia: ci si è
ancorati all’EMFA senza aggiungere una parola sul progetto, sulla visione e sulla
prospettiva del Servizio Pubblico con la speranza che la soluzione della
governance e del finanziamento risolvesse il problema della sua offerta
editoriale, del suo assetto organizzativo e del suo futuro tecnologico.
Secondo gol. Storia analoga per la Vigilanza RAI: bloccata
da quasi un anno. Per la protervia della maggioranza ma anche per la confusione
dell’opposizione: era giusto opporsi al nome della Agnes “imposto” dal Governo ma
forse si poteva e doveva trovare una soluzione alternativa proposta dalla
stessa opposizione con un altro nome. Perché non è avvenuto? Lo scorso luglio i
parlamentari dell’opposizione si sono dimessi e quale è stato il risultato, cosa
ne è venuto fuori? Nulla, come e forse peggio di prima: se mai fosse che si andrà alle elezioni anticipate la
Vigilanza non c’è (e dovrebbe occuparsi del regolamento par condicio).
Terzo gol. Questo Cda Rai, questo AD Rossi stanno portando
a termine il loro mandato tranquilli e beati, incuranti dello stato di
estinzione dove si trova la Rai e Il Servizio Pubblico. Lo abbiamo scritto e lo
ribadiamo forte e chiaro: si tratta di un Cda frutto malato di un albero avvelenato
che non doveva nascere: a settembre 2024 le indicazioni dell’EMFA su criteri di
nomina erano già noti (seppure ancora non vincolanti) e si potevano e dovevano
adottare tant’è che l’opposizione era tutta unita (fino al pomeriggio del 25
settembre” con l’indicazione “prima la riforma e poi le nomine”. Sappiamo come
è andata a finire. M5S e AVS da una parte e PD dall’altra con i due
consiglieri, di Majo e Natale, specializzati nei comunicati del giorno dopo e
che nonostante gli inviti a dimettersi venuti da più parti, rimangono incollati
alla poltrona.
Quarto gol. L’Azienda RAI, il Servizio Pubblico Radiotelevisivo,
è avviata sulla strada di un progressivo e ineluttabile declino sia per le
nuove dimensioni del mercato, sia per la sua incapacità/impossibilità ad essere
migliore di quello che oggi è. Questo processo non è frutto di una combinazione
casuale, di una fortuita coincidenza (oppure come qualcuno ha scritto "autolesionismo"): vedi le dichiarazioni dell’AD sull’emigrazione
dei telespettatori da RAI Tre. Si tratta di un processo di degrado in termini di
pubblico: sempre meno e sempre più anziano. Lo è in termini in termini di offerta
editoriale: palinsesti infarciti di repliche e di format d’acquisto e pure quando
c’è un “format” o un brand fatto in casa, di proprietà, viene ceduto in “comodato
d’uso” ad una persona esterna (vedi Maggioni con il “suo” Newsroom). Lo è in
termini di “piani” inesistenti (informazione), oppure industriale (non ci sono risorse
per sostenerlo, vedi conclusione del deal RAI Way: vedi ieri sul Sole un articolo a firma Andrea Biondi con titolo "Rai, sui conti l'incognita Rai Way" dove si legge "...senza la valorizzazione delle quote di RaiWay ... la Pnf andrebbe oltre i - 600 mln ". ) oppure immobiliare (scelleratezze
varie: dall’operazione Portello di Milano alla vendita di Torino, Venezia e
Roma).
Nota bene. Questo campionato non prevede un girone di ritorno.
bloggorai@gmail.com

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